Covid-19: i casi in Italia alle ore 18 del 28 febbraio

Sono 888 le persone contagiate dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2 in Italia, di cui 46 guariti e 21 deceduti. Si tratta di persone anziane con altre patologie.
Al riguardo sarà l’Istituto superiore di sanità a confermare da oggi se le persone sono morte a causa del Coronavirus o per malattie pregresse.

I pazienti ricoverati con sintomi sono 345 e 64 sono in terapia intensiva, mentre 412 asintomatici sono in isolamento domiciliare fiduciario.

Il numero di contagiati nelle singole Regioni è il seguente: in Lombardia sono 531, 151 in Veneto, 145 in Emilia-Romagna, 19 in Liguria, 11 in Piemonte, 8 in Toscana, 6 nelle Marche, 4 in Sicilia, 4 in Campania, 3 nel Lazio, 3 in Puglia, 1 in Abruzzo, 1 in Calabria e 1 nella Provincia autonoma di Bolzano. Questi i dati ufficiali comunicati oggi nella conferenza delle ore 18 dal Commissario per l’emergenza della Protezione civile, Angelo Borrelli, insieme al presidente dell’ISS Silvio Brusaferro.

Borrelli ha anche annunciato due nuove Ordinanze: la prima per l’affidamento all’ISS della sorveglianza epidemiologica e virologica in modo da avere dati standardizzati e omogenei per tutto il territorio; l’altra per il potenziamento dei dispostivi di ventilazione per gli ospedali.

Borrelli ha inoltre precisato che l’ISS ad oggi ha confermato 383 casi su 383 esaminati e inviati dalle Regioni, segno dell’efficacia dei test effettuati dai laboratori sul territorio.




#CORONAVIRUS, POSITIVO PAZIENTE SARDO ATTUALMENTE IN LOMBARDIA

Cagliari, 28 febbraio 2020 – Un paziente sardo assistito in Lombardia è risultato positivo al Coronavirus.
L’uomo, attualmente in Lombardia, è in quarantena con i suoi familiari.
La task force sarda ha attivato i protocolli nazionali e regionali per individuare e porre a sorveglianza attiva tutte le persone che sono state in stretto contatto col paziente.
La situazione è sotto controllo e le strutture sanitarie della Regione sono operative per fare fronte ad ogni evenienza.
Si sottolinea che ad oggi nessuna delle persone sottoposte a vigilanza è in una condizione tale da destare allarme.




URI. TRENTENNALE SAGRA DEL CARCIOFO. CARTELLA STAMPA

CARCIOFO SPINOSO DOP

Il carciofo spinoso sardo appartiene alla famiglia delle Asteracee o Composite ed è probabilmente originaria dell’Etiopia. E’ una pianta poliennale di taglia media con altezza inserzione capolino dai 45 ai 70 cm, tipicamente spinosa. Il capolino è conico più o meno allungato, con foglie esterne di colore verde con ampie sfumature violetto-brunastre, grandi, allungate ad apice appuntito terminante con una spina gialla. Il capolino si caratterizza per la croccantezza e il sapore equilibrato tra il dolce e l’amaro dovuto all’elevato contenuto in carboidrati, polifenoli, ferro e sodio.

Cenni storici

Il Carciofo spinoso di Sardegna costituisce una varietà dalle origini storiche molto antiche e radicate nel contestoregionaleelasuaintroduzioneediffusionenell’Isolaè attribuibileaiFenici.Giànelcorsodel19° secolo, questa coltura grazie al gradevole gusto ed alle sue doti terapeutiche, era discretamente diffusa, anche se la coltivazione era limitata agli orti.

Secondo i dati del catasto agrario, già nel 1929 la coltura del carciofo in Sardegna aveva carattere estensivo e si sviluppava su 1231 ettari, dieci anni più tardi gli ettari dedicati alla coltura erano più del doppio. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la coltura proseguì l’espansione nelle piane irrigue della Sardegna: Medio e Basso Campidano, Sulcis, Anglona, Nurra e Coros. Attualmente in Sardegna sono presenti circa 9.000 ha (Istat 2015).

Il carciofo del Coros

Il carciofo del Coros, coltivato prevalentemente nella valle del Rio Mannu compresa tra i comuni di Ittiri, Usini, Uri, Ossi, Florinas e Banari attualmente ricopre una superficie oscillante annualmente tra i 550 e i 650 ettari con circa 200 produttori specializzati. Si tratta di un territorio particolarmente vocato per via del microclima ideale e dei terreni freschi, profondi, di medio impasto e bel drenati. Spesso si tratta di piccoli appezzamenti in aree collinari con difficoltà di viabilità, lavorazione e approvvigionamento idrico.

Il ciclo colturale

La lavorazione di questo ortaggio risulta suddivisa nelle seguenti fasi :
– Preparazione dei terreni, attraverso l’aratura, alla profondità di almeno 35 cm a seconda della natura del terreno; la fresatura per la preparazione del letto di trapianto.
– L’impianto mediante bulbi (gemme radicali) detti ovoli che devono appartenere a piante sane, vigorose e produttive con le caratteristiche della varietà. Gli impianti partono dalla prima settimana di luglio e vengono piantare mediamente 9.000 piante/ha, con materiale proveniente dal sud della Sardegna.
– Concimazione dei terreni in base alle esigenze della coltura nelle diverse fasi del ciclo colturale e delle caratteristiche fisico-chimiche del suolo.
– Gli interventi irrigui, praticati dalla messa a dimora degli ovol i devono essere realizzati per aspersione con gli impianti micro-jet e/o a goccia per ridurre i consumi idrici.
– La difesa fitosanitaria è applicata seguendo i principi che regolano la lotta integrata e la lotta guidata, questo per limitare al massimo l’impiego dei fitofarmaci.
– La raccolta dei carciofi inizia in ottobre, termina in marzo e si esegue rigorosamente a mano; deve avvenire prima dell’apertura delle brattee, quando il capolino ha raggiunto una dimensione commercializzabile. La produzione varia a seconda delle annate tra i 40.000 e i 60.000 capolini ad ettaro.

Le criticità del comparto

I cambiamenti climatici stanno portando il Mediterraneo ad avere dei mesi autunnali molto caldi e siccitosi. Questo andamento climatico, orma i da diversi anni, influenza negativamente la fisiologia delle piante e la conseguenza immediata è l’aumento del fenomeno dell’atrofia del capolino con perdita della produzione precoce. In seguito le piante tendono ad accelerare la crescita e maturazione dei carciofi, con conseguente eccesso di offerta di prodotto sul mercato e l’abbattimento del prezzo del carciofo reso al produttore. Infatti, nel periodo di massima produzione il prezzo pagato al produttore per singolo carciofo scende sotto i 10 centesimi per capolino.

Quindi negli ultimi anni sono aumentati i costi e diminuiti i profitti per ettaro coltivato. Nello specifico, i costi per coltivare un ettaro di carciofaia si aggirano mediamente tra i 5000 e i 6000 euro per ettaro; la produzione lorda vendibile in annate “normali” è pari a 10.000/11.000 euro per ettaro. In annate negative la maggior parte delle aziende non riescono a coprire i costi di produzione. Il territorio soffre poi di una storica scarsa propensione all’aggregazione in cooperative, con l ’offerta quindi frazionata e non adatta ai mercati attuali. Inoltre lo spinoso sardo è un carciofo che non si presta alla trasformazione industriale. Infine l’areale ha ancora notevoli ritardi dal punto di vista infrastrutturale, specie per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico.

Le soluzioni

Parliamo di una coltura con problematiche complesse e “ataviche”, si può provare ad incidere su alcuni punti critici:
1. proseguire con la coltivazione dello “spinoso Sardo” con produzioni qualificate (DOP) e di alta qualità; 2. ripartire con la selezione massale sull’ecotipo locale, che ha una risposta ambientale superiore al materiale diffuso nell’area e originario del Campidano;

3. ricerca di nuovi mercati, attualmente ci si concentra sul triangolo Genova – Torino – Milano;
4. studiare e valutare la possibilità di avviare all’industria di trasformazione il prodotto in eccesso “respinto” dal mercato del fresco;

Ricerca a cura di Francesco Murru e Gianni Terrosu

ricette a base di carciofo

i menù della sagra




Vertenza Air Italy, ieri all’aeroporto di Olbia la solidarietà del mondo musicale sardo ai lavoratori

 

La musica sarda in pista per i lavoratori di Air Italy

 

All’aeroporto di Olbia evento promosso dalla Fondazione Maria Carta con la partecipazione dei grandi nomi della scena isolana

 

Sono state quasi sei ore di musica a sostegno dei lavoratori di Air Italy  all’aeroporto Costa Smeralda di Olbia per l’evento organizzato dalla Fondazione Maria Carta di Siligo, che ieri (mercoledì 26 febbraio) ha chiamato a raccolta alcuni degli esponenti più rappresentativi della scena musicale isolana: Alessandro Azara, BBrothers, Bertas, Maria Giovanna Cherchi, Cordas et Cannas, Cuncordu e tenore di Orosei, Beppe Dettori, Dohlmen, Fantafolk (Vanni Masala e Andrea Pisu) e Valeria Carboni, Gravity Sixty, Mariano Melis, Nova Euphonia e Corale Studentesca Città di Sassari, Francesco Piu, insieme al gruppo folk Olbia e ai piccoli mamuthones e issohadores della Pro Loco di Mamoiada. Hanno inviato il loro saluto in video Paolo Fresu, Piero Marras, i Tazenda, Tore Fazzi dei Collage e Red Ronnie. Hanno presentato Giacomo Serreli e Tommy Rossi.

Positiva la risposta del pubblico, che ha portato il sostegno ai lavoratori. La mobilitazione del mondo della musica dell’isola ha infatti voluto rappresentare la forte vicinanza di tutti i sardi in questo momento delicatissimo della vertenza. La musica è infatti capace di infrangere steccati ideologici, rafforzare idee e convincimenti anche per dare linfa a una lotta che non si presenta facile. Non porta ovviamente soluzioni ma può indicare la straordinaria volontà di difendere un patrimonio umano e professionale, per opporsi alla cancellazione di una risorsa imprescindibile per il futuro della Sardegna.

«Con questa iniziativa abbiamo voluto testimoniare il nostro affetto verso i lavoratori di Air Italy e lo abbiamo fatto con la musica, che appartiene a tutti. Ecco perché vorrei che questo messaggio arrivasse a orecchie attente e cuori sensibili. Non siamo i vostri risolutori di problemi, ma, come ripeto sempre, siamo “spacciatori” di speranza. Speriamo allora di tornare qui, ancora più numerosi, per un altro concerto, quando tutto sarà risolto», ha commentato il presidente della Fondazione Maria Carta, Leonardo Marras. «Ce la faremo perché ce lo meritiamo. Siamo certi che si arriverà a qualcosa, che non sarà come è stato in questi trenta anni, ma ripartiremo», ha detto Antonello Sanna, intervenuto sul palco per un ringraziamento a nome dei dipendenti di Air Italy.

L’evento ha rappresentato idealmente anche una tappa del tutto speciale di “Freemmos”, il progetto portato avanti da tre anni dalla Fondazione Maria Carta sul tema dello spopolamento dell’isola, con una sensibilizzazione che passa anche attraverso la diffusione e la promozione della musica nel territorio. Iniziative che servono per ribadire il diritto a restare nell’isola e da questa poter scegliere di muoversi e tornare. Un tema strettamente legato a quello della mobilità dei sardi. Ecco allora il sostegno doveroso ai lavoratori di Air Italy. Perché la loro vertenza è quella di un’intera regione, come ha ricordato uno dei messaggi lanciati ieri: “Isolani sempre, isolati mai”.




Sabato la grande festa in maschera – tutto pronto per Lo Carraixali de L’Alguer “Ragazzinscena 2020”

inizio ore 15,00 Giardini Manno

Alghero si prepara alla classica sfilata dei bambini delle scuole d’infanzia ed elementari che colorerà le vie cittadine e del centro con il tema FIABE ANTICHE E MODERNE

Saranno presenti oltre duemila figuranti più Majorettes, animatori, banda musicale, 3 scuole di danza, gruppi con mezzo allegorico, cantanti e dj nelle piazze d’arrivo.

Il punto di incontro e partenza è la passeggiata dei giardini G. Manno alle ore 15.00.

Il percorso della sfilata è il seguente: via Vittorio Emanuele, direzione Sassari, indi a destra in via Vittorio Veneto, via S. Agostino a scendere con svolta a sinistra in via Nuoro, a metà percorso, in Piazza della Mercede una postazione musicale con Giuseppe Tiberi; qui la presentazione dei gruppi con descrizione dei temi trattati, ogni gruppo potrà proporre la propria performance coreografica, si prosegue sulla via Giovanni XXIII, sulla via XX Settembre e arrivati all’inizio della Piazza Sulis si svolta verso Largo S. Francesco; ad accogliere i partecipanti il Team Sardegna Majorettes – Asd Latin Majorettes Tempio e Asd Majorettes Berchidda, Laboratorio percussioni S. Maria la Palma, gruppo Peter Pan (Scuola inf. Mont’Agnese), La bella e la bestia (San Giovanni Lido), La carica dei 101 (Fondazione lavagna), scuola di ballo Shall we Dance di Serena Cadoni – Walt disney,

Si prosegue in via Gilbert Ferret, via Carlo Alberto per arrivare in Piazza Civica dove verrà dato inizio alle musiche, all’esibizione della scuola di ballo ed alle coreografie finali dei gruppi in maschera.

Nel bar Costantino sono intanto pronte le frittelle da distribuire ai partecipanti!

Il secondo Gruppo formato da Super Eroi, Lachiloghi, Mago di OZ, San Jordi el Drag, Frozen (scuola inf via Matteotti), Favole in musical (Centro studi Ichnu), I Koala di Campagna (Sa Segada), Cenerentola (Scuola dell’infanzia Mercede S. Agostino), Sirenetta (Carmine), Sherk della Parrera (scuola inf. Pedrera), svolterà nella Piazza lo Quarter dove la festa è con Daniele dj, esibizioni di ballo e frittelle per tutti!

Infine il terzo gruppo con  Pinocchio, Biancaneve e i 70 nani, Aladin ( scuola primaria Fertilia), Noi Puffi…amo così (Associazione Pensiero felice) Rio (scuola di ballo Espacio Salsero), la Banda Dalerci si dirigerà verso Piazza Sulis dove, seguito da tutti i partecipanti, terminerà la sfilata in largo S. Francesco dove ci saranno sul palco i dj William e Matteo che faranno ballare grandi e i piccoli

Contemporaneamente sarà dato inizio alle performance nelle tre piazze per terminare con musica e animazione danzante.

Coordinata dalla Rm Management, Patrocinata dalla Presidenza del Consiglio Regionale, dall’Amministrazione Comunale, la sfilata è organizzata dalla Fondazione Alghero con il contributo del programma Salude & Trigu annualità 2020 della Camera di Commercio Industria Artigianato di Sassari

si allega locandina e  il percorso della sfilata




Covid-19: i casi in Italia alle ore 12 del 27 febbraio

Sono 528 le persone contagiate dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2 in Italia. Di queste, 14 persone sono decedute e 42 persone guarite.

Rispetto al bollettino delle ore 18 del 26 febbraio si è registrato un incremento del numero di persone contagiate di 128 unità.

I pazienti ricoverati con sintomi sono 159, 37 sono in terapia intensiva, mentre 278 si trovano in isolamento domiciliare.

Questi i dati ufficiali comunicati oggi nella conferenza delle ore 12 dal Commissario per l’emergenza della Protezione civile, Angelo Borrelli.

 

Nelle singole Regioni il numero di contagiati è il seguente:

  • Lombardia: 305. (Incremento di +47 casi rispetto al bollettino del 26 febbraio – ore 18)
  • Veneto: 98. (Incremento di +27 casi rispetto al bollettino del 26 febbraio- ore 18)
  • Emilia Romagna: 97. (Incremento di + 50 casi rispetto al bollettino del 26 febbraio – ore 18)
  • Liguria: 11
  • Lazio: 3 (i 2 turisti cinesi e il ricercatore dimesso)
  • Piemonte: 3
  • Sicilia: 3
  • Campania: 2
  • Toscana: 2
  • Abruzzo:1
  • Marche: 1
  • Provincia Autonoma di Bolzano: 1



Inaugurazione del 458° Anno Accademico dell’Università degli Studi di Sassari

Inaugurazione del 458° Anno Accademico dell’Università degli Studi di Sassari

Lunedì, 24 Febbraio, è stata celebrata nell’Aula Magna dell’Università di Sassari, l’importante inaugurazione del 458° Anno Accademico, purtroppo senza la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a causa di un affaticamento fisico. L’inaugurazione, avvenuta alle 11, è iniziata con un grande tributo della banda della Brigata Sassari che ha suonato l’inno di Mameli, intonato dall’Associazione Coro dell’Università di Sassari.

Viene data la parola al Ministro dell’Università e Ricerca Gaetano Manfredi, portando i saluti calorosi del governo, lieto di partecipare a una cerimonia così importante e sentita. Ha rivolto il primo pensiero alle comunità del Nord Italia, afflitte dall’epidemia del Coronavirus, affrontandola con grande senso di responsabilità e determinazione, affermando che la situazione è perfettamente sotto controllo e che si stanno seguendo tutte le procedure indispensabili per fare in modo che questa emergenza possa essere governata, contenuta e seguita con la massima attenzione. Il sistema universitario, a fronte di questa epidemia, è presente, vigile e fortemente responsabile, con una continua interazione da parte del Ministero dell’Università con il Ministero della Salute, la presidenza del Consiglio e con le regioni interessate. Ciò fa riflettere sull’importanza, il senso e la funzione del sistema universitario, un sistema nazionale che nel rispetto del principio costituzionale deve garantire una formazione di qualità in tutto il paese, indipendentemente dalle aree geografiche. Un principio importante, perché significa essere in grado di dare regole, provvedimenti risorse che consentono all’Università di svolgere il proprio ruolo. Con grande piacere ricorda che l’Università di Sassari è ricca di una grande storia e agisce in un territorio di grandi tradizioni, ma che, come tante aree del Paese soffre di una condizione a contorno che non consente all’Università di poter sviluppare tutta la sua potenzialità. Il periodo presente, è una grande fase di trasformazioni, da un lato della società e dall’altro economica; esse portano con se da un lato timori, in quanto è il cambiamento stesso a portare timore, ma anche speranza che queste nuove prospettive possano dare opportunità e consentire a tutti di superare dei divari accumulati negli ultimi decenni. L’Università in quest’opera gioca un ruolo molto importante, perché oltre che a svolgere la propria funzione di formazione e ricerca (proprio della sua missione fondante), è anche agente di queste due grandi trasformazioni. Trasformazione sociale perché nei territori specialmente più deboli, può far crescere le comunità, creare opportunità, consentire ai giovani di poter raggiungere quelli che sono i loro obiettivi e le loro aspirazioni, ma, in particolar modo, di ricucire lacerazioni laddove si sono create. Trasformazione economica dal momento che, far crescere le comunità significa creare occasioni di sviluppo, opportunità di insediamento industriale, crescita dei servizi e dunque creazione di una nuova economia. Essa è una funzione determinante in una società in profondo mutamento, seguendo principi molto chiari: mantenendo un livello di alta qualità, di competitività, garantendo una formazione eccellente che sia equivalente a quella erogata negli altri Atenei del Paese. Per ciò ha elogiato l’Università asserendo che in questi ultimi anni ha svolto in maniera encomiabile questo ruolo, grazie alla dimostrazione di tutti i dati e indicatori sulla qualità della ricerca sviluppata, della formazione erogata (dandone merito alla Governance dell’Ateneo). Ha rimarcato l’importanza fondamentale tra l’Università e il territorio, in quanto essa trova nel territorio lo sviluppo delle sue funzioni, ricordando però che la dimensione dell’Università è globale, con confronti internazionali, con qualità e di scambi continui. Principio molto importante, giacché, da quando l’Università è nata ha sempre avuto la funzione di ponte di ogni realtà verso la dimensione globale. Ha indirizzato il discorso, assicurando il massimo impegno del governo di non trascurare nessun Ateneo, citando il decreto “mille proroghe” che dovrà essere convertito in legge, ove vi sarà un intervento concreto sui ricercatori, quelli di tipo B che verranno banditi entro l’anno, definendolo il più grande investimento fatto sui ricercatori negli ultimi anni. Opportunità di avanzamento di carriera con 1000 posizioni per passaggio da ricercatore a tempo indeterminato a professore associato. Stanziato inoltre un bando di 400 milioni sull’edilizia universitaria che uscirà nei prossimi giorni. In seguito ha focalizzato l’attenzione, ricordando che solo partendo dal talento dell’organico, dei giovani, dal valore dei ricercatori, il sistema universitario e della ricerca riuscirà a far crescere il paese attraverso l’economia che è basata sulla conoscenza. In conclusione il Ministro ha garantito il massimo impegno del Ministero e del Governo nell’interlocuzione con le Università e le istituzioni locali e regionali che sarà di massimo livello, in modo da garantire la coesione nazionale e lo spirito unitario, un punto di forza per l’Italia e quindi ha lasciato la parola augurando a tutti un buon Anno Accademico.

A seguire del significativo e importante intervento del Ministro, ha preso la parola il Magnifico Rettore Massimo Carpinelli, che prima di pronunciale la tradizionale relazione di inizio anno, ha letto davanti ai presenti il telegramma inviato dal Presidente della Repubblica:  “Sono profondamente rammaricato che un’indisposizione conseguente ad un colpo di freddo mi costringa a rinviare l’appuntamento con l’Università di Sassari e a non condividere, come desideravo, l’importante momento dell’Inaugurazione dell’A.A. Tenevo molto a partecipare a questa importante cerimonia e a poter rivolgere un saluto al corpo docente, agli studenti e a tutti coloro che operano nel suo ateneo oltre che ad essere presente in città. Il mio impegno a rendere visita ad Unisassari è ovviamente soltanto rinviato e mi propongo di fissare al più preso, d’intesa con lei, una nuova data. La prego di esprimere a tutti coloro che interverranno il mio rammarico e le mie scuse e a rivolgere da parte mia un augurio di buon anno accademico e un saluto di grande cordialità a tutte le componenti dell’ateneo.”. Dopo di che il rettore ha iniziato la sua relazione salutando calorosamente tutti i presenti e attesta quanto per il presidente Mattarella sia importante la cultura e la formazione dei giovani, e come tale per loro di sprone e incoraggiamento e quanto la lettera inviata sia la dimostrazione della sua vicinanza all’Università e alla città. Quindi ha presentato la dottoressa Carlotta Sami, portavoce dell’Alto Commissariamento delle Nazioni Unite, presentando l’intervento che sta a cuore all’Università di Sassari, prima come cittadini e in secondo luogo come comunità universitaria in una lezione dal titolo “Rifugiati, la sfida dell’accesso all’istruzione superiore, una grande opportunità per le università italiane.”. E’ intervenuto, nei confronti del Ministro riguardo le criticità di risorse a livello universitario: “Investire nella ricerca e nella formazione dei giovani è, se non l’unica, la migliore risposta alla sfiducia e all’avvezza che hanno stretto in una morsa il nostro Paese negli ultimi anni. Occorre ripartire dalla nostra Carta Costituzionale e impegnarsi collettivamente perché il diritto allo studio sia garantito di fatto, e non solo in teoria a tutti i nostri giovani, soprattutto nei territori più deboli economicamente. Questo è il primo baluardo all’impoverimento culturale e demografico che assediano l’Italia, ma per essere veramente equo ed efficace, deve essere il Paese a farsi carico del diritto allo studio senza gravare sui bilanci dell’Università, come accaduto in questi anni dove gli atenei delle zone più svantaggiate hanno ricevuto un danno doppio.”. Un passaggio importante da sottolineare, tuttavia, nonostante queste difficoltà, a Sassari si è riusciti a arrestare l’emorragia degli iscritti e di fatto ad aumentarne il numero, con il 30 % in più di immatricolati dal inizio del suo mandato, grazie anche a un attento ascolto delle necessità dei ragazzi, delle famiglie e del territorio. Importante sottolineare che l’Università di Sassari consta di 58 corsi di laurea, con laboratori, sale studio e servizi di orientamento. Ha ricordato inoltre, che chi lavora nell’Università gli viene concesso, sia un privilegio, che un preciso dovere: la formazione di giovani, preservando la memoria, trasmettendo il sapere e offrendo un esempio da seguire, combattendo giornalmente contro l’intolleranza e vedendone gli sforzi premiati: ha ricordato infatti l’appuntamento “Friday for Future”, un evento importante che attirerà un numero molto nutrito di ragazzi che si riverserà in città e nell’Ateneo per discutere dei cambiamenti climatici già in atto. Di conseguenza ha stilato il bilancio di fine mandato dei sei anni di rettorato: Istituzione Scuola Superiore di Sardegna, premi di studio ai migliori laureati consegnati durante l’evento “Lauree in Piazza”, scuole di dottorato con 10 corsi e un quarto di dottorandi dall’estero, istituzione di “Ricerca e Reclutamento”, investimento di 3 milioni di fondi per la ricerca (solo lo scorso anno), 1 milione e 100 mila annui messi a disposizione dalla Fondazione di Sardegna, banditi concorsi per 100ricercatori, 140 professori associati; assunti 70 tecnici amministrativi e bibliotecari, 12 milioni di euro dal Banco di Sardegna che hanno contribuito ad accrescere la facoltà di medicina. A conclusione di ciò, ha invitato tutti a riflettere sul ruolo dell’Università in un momento come quello presente, assediato da spinte oscurantiste e retrograde, facendosi forti delle insicurezze e debolezze di molti con la frantumazione di tante piccole isole identitarie del pianeta che si sperava avviato a gran passo sulla strada dell’integrazione al quale si deve rispondere con l’istruzione, l’educazione e l’apertura agli altri, insistendo quanto nel suo mandato si sia impegnato a rendere possibile l’integrazione, non solo come parola, ma attraverso progetti concreti dedicati ai detenuti, rifugiati e studenti con disabilità. “Chiunque abbia il senso della storia, sa che la nostra civiltà è frutto dello scambio e dell’incontro con gli altri.”, una frase importante, dato che in Italia l’apertura e il confronto sono stati alla base di un livello di cultura che non ha mai avuto eguali nel mondo, invitando a coltivare le coscienze e le menti al fine di non sprofondare nella grande desolazione dell’oblio. Conclude con la speranza che il rettore che prenderà il suo posto, sia in grado di affrontare le sfide che lo attenderanno e con l’augurio ai suoi studenti di coltivare sempre il sogno e la voglia di realizzare grandi costruzioni che durino nei secoli come l’antica e gloriosa Università.

Al magistrale intervento del Rettore, ha dato seguito Carlotta Sami, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), augurando prima di ogni altra cosa gli auguri di pronta guarigione al presidente della Repubblica e ringraziandolo per essere al loro fianco nella promozione di una società più aperta, inclusiva e fondata nel rispetto dei diritti umani. Ha continuato ringraziando il Rettore e tutto l’organico dell’Università per attuare concretamente l’integrazione sottoscrivendo il manifesto “Università più inclusiva”, proposto  e lanciato dall’UNHCR il 31 Ottobre 2019. Ha iniziato l’intervento “Rifugiati, la sfida dell’accesso all’istruzione superiore, una grande opportunità per le università italiane.” partendo dalla nascita dell’UNHCR, il motivo della sua nascita, in quanto nel 1921 la Comunità Internazionale riconobbe che gli spostamenti forzati (conflitti, violenza e violazione dei diritti umani), dovevano essere affrontati nel contesto della cooperazione internazionale e con equa ripartizione delle responsabilità e i principi che la compongono. Dopo questo excursus molto interessante, concentra il discorso sul livello odierno dei rifugiati nel mondo, il più alto mai registrato, concentrando la loro presenza nei paesi con reddito medio basso, dunque l’86 % si stabilisce nei paesi in via di sviluppo. Un altro bilancio pesante è il fatto che nel 2018 le persone costrette a fuggire nel mondo a causa di conflitti, violenze e violazioni dei diritti umani ha raggiunto un nuovo record: quasi 71 milioni di cui la metà sono bambini. In Italia, ad oggi sono presenti 153 mila rifugiati, e gli investimenti per l’integrazione producono una significativa crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL); al contrario una mancata integrazione produce costi sociali che richiedono investimenti per il Welfare molto più elevati. Un passaggio importante è che la via per l’integrazione deve passare necessariamente attraverso l’istruzione. Difatti solo il 3% dei rifugiati a livello mondiale (Rapporto UNHCR Right Education 2023 stilato nel Settembre 2019) è iscritto all’istruzione, contro il 37% della popolazione. Uno degli obiettivi dell’UNHCR è quello di raggiungere il 15% entro il 2030, in quanto l’istruzione è una parte fondamentale del mandato di protezione dell’UNHCR, impegnandosi a promuovere l’inclusione dei rifugiati nelle università, considerandolo prioritario. E’ importante soffermarsi sul progetto, lanciato a Roma il 31 Ottobre del 2019 “Manifesto dell’Università Inclusiva” sottoscritta da circa 40 Università, tra cui quella di Sassari, che si impegnano a sostenere misure di sostegno agli studenti rifugiati e in alcuni casi a garantire uno specifico canale di ingresso in Italia alternativo e sicuro denominato “corridoio universitario”, Esso pone al centro i titolari della protezione internazionale che intendono proseguire il loro percorso di studi e nasce dalla consapevolezza che le esperienze culturali, tecniche e intellettuali maturate dai rifugiati in ogni parte del mondo possono costituire una grande risorsa per l’Italia. Attraverso l’adesione al Manifesto le università concorrono anche alla realizzazione della Terza Missione favorendo la valorizzazione e l’impegno della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale e economico della società. Nel contesto italiano, viene disciplinato dall’articolo del decreto legislativo n° 151 del 2007 che stabilisce le modalità di studio, per i minori uguali a quelle dei cittadini italiani, per i maggiorenni nei limiti e modi stabiliti per gli stranieri regolarmente soggiornanti. Previsto inoltre, l’accreditamento dei titoli di studio conseguiti all’estero, anche in assenza di certificazione da parte del paese dove è stato conseguito il titolo. I soggetti firmatari del Manifesto vanno a intraprendere una serie di azioni, per quanto riguarda l’informazione, il riconoscimento dei titoli e qualifiche, in termini di borse di studio e dei così detti corridoi umanitari. Queste disposizioni valgono sia per i rifugiati docenti, che per gli studenti e ricercatori. Il Progetto UNICORE (Corridoi Umanitari) mira a facilitare un accesso sicuro di studenti rifugiati per permettere loro di proseguire gli studi in Italia, e quest’anno, grazie a questo progetto, due studenti rifugiati saranno ospiti dell’Università di Sassari. Avviandosi alla conclusione, augura a tutti un buon Anno Accademico a tutti, portando una breve testimonianza video del primo corridoio.

A seguito della significativa e toccante testimonianza del primo corridoio, il rettore ha consegnato alla dottoressa il sigillo storico dell’Università degli studi di Sassari, onorificenza istituita dal rettore per rendere omaggio a personalità di spicco della cultura e della scienza, dandone la lettura: “Io, professore Massimo Carpinelli, rettore dell’Università degli Studi di Sassari, conferisco l’onorificenza alla portavoce dell’UNHCR per il Sud Europa, Dottoressa Carlotta Sami, personalità con uno straordinario valore che con impegno e passione si fa carico di tutelare i diritti degli esuli, esiliati e perseguitati aiutandoli a superare il trauma della guerra e della fuga” seguito dal dono di un mazzo di fiori con il sottofondo di un applauso sentito.

In seguito importanti interventi da parte di Francesco Lugli, 22 anni di Rimini, primo tra gli ammessi alla Scuola Superiore di Sardegna e della dottoressa Michela Patta (classe 1985), la più giovane neoassunta tra i dipendenti dell’ateneo, che con moto di orgoglio raccontano la loro esperienza. In seguito c’è stata la divertente, spiritosa e goliardica allocuzione del Pontefice Massimo dell’associazione Turritana, Lorenzo Granieri, regalando, a fine discorso, delle frittelle essendo nel periodo di Carnevale sotto lo scrosciare degli applausi del pubblico.

A conclusione dell’Inaugurazione, il magnifico rettore ha dichiarato aperto l’Anno Accademico 2019/2020, 458° dalla Fondazione dell’Università degli Studi di Sassari, seguito da un lungo e caloroso applauso.

Tra i presenti all’inaugurazione il Presidente della Regione Christian Solinas, il Presidente del Consiglio Regionale Michele Pais, il Sottosegretario nazionale alla Difesa Giulio Calvisi, il Sottosegretario nazionale allo Sviluppo Economico Alessandra Todde, il Presidente del Consiglio Comunale di Sassari Maurilio Murru, il Sindaco di Alghero Mario Conoci, il Sindaco di Nuoro Andrea Soddu, il presidente della Fondazione di Sardegna Angela Mameli e il Garante degli Studenti Massimo Pintus.

Paola Sperani. 27.02.2020




Coronavirus, i casi in Italia alle ore 12 del 26 febbraio

Sono 374 le persone contagiate dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2 in Italia. Di queste 12 persone sono decedute e 1 persona è guarita.

Rispetto al bollettino delle ore 18 del 25 febbraio si è registrato un incremento del numero di persone contagiate di 52 unità.

La stragrande maggioranza delle persone contagiate è in isolamento domiciliare.

Questi i dati ufficiali comunicati oggi nella conferenza delle ore 12 dal Commissario per l’emergenza della Protezione civile, Angelo Borrelli.

 

 

Nelle singole Regioni il numero di contagiati è il seguente:

  • Regione Lombardia: 258. (Incremento di +18 casi rispetto al bollettino del 25 febbraio – ore 18)
  • Regione Veneto:71. (Incremento di +28 casi rispetto al bollettino del 25 febbraio- ore 18)
  • Regione Emilia Romagna: 30. (Incremento di + 4 casi rispetto al bollettino del 25 febbraio – ore 18)
  • Regione Piemonte: 3
  • Lazio: 3 (i 2 turisti cinesi e il ricercatore dimesso)
  • Sicilia: 3
  • Liguria: 2
  • Toscana: 2
  • Marche: 1
  • Provincia Autopnoma di Bolzano: 1

In totale i tamponi che sono stati effettuati ammontano a 9.462




I pediatri di famiglia: “Seguire le indicazioni telefoniche e rispettare 5 regole in sala d’attesa”

La Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp) raccomanda ai genitori di non portare i bambini nello studio del proprio pediatria di famiglia o al pronto soccorso per comuni sintomi respiratori come tosse, raffreddore e febbre, e di telefonare prima al medico per ricevere consigli e indicazioni.

“Per annullare il contagio dobbiamo limitare il contatto tra malati e sani” avverte la Fimp in una nota. “Chiediamo alle famiglie di rispettare le indicazioni fornite nel corso del triage telefonico con il proprio pediatra di famiglia e, una volta giunti in ambulatorio, di collaborare attenendosi ad alcune semplici regole da adottare per evitare il contagio”: è l’appello del suo presidente, Paolo Biasci.

Se dopo il triage telefonico si rendesse necessario un accertamento queste sono le regole della Fimp da seguire:

  1. Non accedere all’ambulatorio senza aver prima concordato telefonicamente la visita
  2. Entrare in sala d’aspetto solo quando esce il paziente precedente
  3. Tenere in braccio il bambino se non è in grado di star seduto
  4. Controllare che il bambino tocchi meno possibile le attrezzature dello studio
  5. In attesa della visita, far usare al piccolo un gioco o libro portato da casa e non permettergli di condividerlo con altri pazienti

Sui canali social della Fimp è possibile condividere il decalogo per le famiglie e le indicazioni per chi porta i bambini negli ambulatori pediatrici.




Vigli del fuoco aggrediti a Palermo: erano senza maschera

” aggrediti per non avere usato la maschera in situazioni che non lo richiedevano affatto”. Lo hanno riferito i pompieri durante il vertice alla prefettura di Palermo, dopo il caso positivo di coronavirus nel capoluogo siciliano.