Servizi di sportello dei Distretti di Sassari e Alghero, attive due linee telefoniche per ricevere informazioni e assistenza

SASSARI, 11 FEBBRAIO 2020 – Servizi di sportello dei Distretti di Sassari e Alghero, attive due linee telefoniche per ricevere informazioni e assistenza

Gli utenti del Distretto di Sassari e del Distretto di Alghero possono contattare telefonicamente i servizi distrettuali di sportello di via Tempio e di via degli Orti. In vista di una rimodulazione nell’erogazione dei servizi verso il pubblico, la Direzione Aziendale ha ampliato il servizio telefonico per consentire ai cittadini di ottenere informazioni e assistenza sulle attività erogate.

Il numero di telefono per contattare il servizio di sportello del Distretto di Sassari in via Tempio n. 5 è 079/2062469 ed è attivo:

  • il lunedì e il martedì dalle 12:30 alle 13:30;
  • il mercoledì, nella giornata di chiusura degli uffici al pubblico, dalle 8:30 alle 13:30;
  • il giovedì e il venerdì dalle 12:30 alle 13:30.

Per parlare con il servizio di sportello del Distretto di Alghero in via degli Orti, invece, si possono contattare i numeri di telefono 079/9951618 e 079/9951605 nei seguenti orari:

  • dal lunedì al giovedì dalle 12:30 alle 13:30;
  • il venerdì, nella giornata di chiusura degli uffici al pubblico, dalle 8:30 alle 13:30.

In questi giorni, inoltre, la ASSL Sassari ha provveduto a riparare il totem elimina code di via Tempio a Sassari che, nelle scorse settimane, era stata vandalizzato da un utente. Grazie alla distribuzione automatica dei numeri, gli operatori del servizio di sportello sono ora in grado di erogare una media di cento prestazioni al giorno.

Infine, per razionalizzare le attese e ridurre le file, la Direzione Aziendale ricorda agli utenti che è possibile effettuare la scelta e revoca del medico sia dal proprio computer, in seguito all’attivazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (maggiori informazioni sul sito www.sardegnasalute.it), sia rivolgendosi alle farmacie che aderiscono all’iniziativa.




SPRAR Sassari_Comunicato stampa Gruppo Umana Solidarietà

NESSUNO SPRAR NELLA CITTA’ DI SASSARI: UNA SCELTA POLITICA!

In data 06 Febbraio 2020 si è svolta la 5^ Commissione consiliare permanente presso il Palazzo Ducale di Sassari, per trattare il seguente argomento all’ordine del giorno: Audizione dell’assessore ai servizi sociali Sassu relativamente allo stato dei fondi e la gestione dello Sprar.

La commissione si è svolta alla presenza dei consiglieri di maggioranza e di minoranza e del pubblico.
Va purtroppo constatato come l’Assessore Sassu procede nel dare una restituzione della gestione dello Sprar partendo dal follow up di monitoraggio che, periodicamente, un funzionario del servizio centrale del ministero degli interni provvede a redigere a fine ispezione e invia come feedback all’ente gestore ed all’ente appaltatore.

Lo stesso Assessore, pur richiamandosi al buon senso e reclamando una sua imparzialità, nel suo intervento sottolinea esclusivamente i blandi aspetti negativi provvedendo a criticare l’ente gestore accusandolo di essere stato inadempiente nella manutenzione ordinaria delle strutture (che per dover di cronaca l’ente gestore ha comunque provveduto a ripristinare con celerità) e procede estremizzando le criticità creando un parallelismo tra umidità delle case o mobili non in perfetto stato con la qualità di accoglienza e presa in carico effettiva quasi ad inficiarne la natura stessa dell’operato dell’Associazione Gus. L’ Assessore ha continuato nel suo “imparziale” intervento a chiamare in causa l’Associazione per non aver ottemperato, nonostante un formale richiamo, alla mancanza dell’operatore all’integrazione all’interno dell’equipe di progetto (figura alla quale si è successivamente ottemperato dopo opportuna selezione della figura più adatta fra i tanti curricula ricevuti) senza contestualizzare la situazione dei beneficiari, tutti avviati al lavoro o tramite contratti o tirocini o corsi formativi, e non

tenendo comunque presente che un follow up è uno stato aggiornato dell’andamento del progetto che ad ogni modo certifica e ne giustifica allo stesso tempo la natura del progetto stesso salvo la successiva risoluzione delle complessità evidenziate.

Lo stesso Assessore nel dare le cifre degli inserimenti dei beneficiari nel progetto Sprar legge dati numerici degli inserimenti non analizzandoli in maniera seria e legando la presenza di un numero minore di beneficiari rispetto alla capienza massima a colpe dell’associazione e non già alla diminuzione (in tutta Italia). L’assessore dimentica o fa finta di dimenticare che inizialmente il progetto ha avuto una capienza ridotta (sui n. 31 posti finanziati) perché il 21 settembre 2017 una struttura dal Gus presa in locazione per l’accoglienza è stata oggetto di un attentato incendiario che l’ha resa inagibile (si trattava di una villa asseverata per l’accoglienza di n.10 persone). Si è quindi reso necessario reperire nuove strutture (con la mole di lavoro che ciò implica) per tornare ad una capienza di n.31 beneficiari. Gli ultimi nulla-osta del Ministero sono arrivati a gennaio 2018. E’ risulta altresi priva di veridicità l’affermazione che il progetto non è mai stato “pieno”: da agosto 2018 a ottobre 2018 il progetto ha ospitato n.31 beneficiari (ad ottobre infatti entra in vigore il c.d. “decreto sicurezza” che togliendo garanzie ai richiedenti asilo limita il numero degli aventi diritto ad una seconda accoglienza riducendo quindi il numero su base nazionale dei potenziali ospiti degli Sprar). Poi se a tutto ciò finora detto si aggiungono le affermazioni di considerare automatica la presenza di n. 62 beneficiari all’anno (considerando i 6 mesi di accoglienza e la capienza “a regime” di n.31 beneficiari) è palese da parte della nuova Amministrazione una totale non conoscenza delle regole e del funzionamento dei progetti ex-sprar: è operativamente utile, nel raggiungimento dei risultati che il progetto si propone, infatti che le prese in carico vengano prorogate laddove sono in corso percorsi che non possono essere interrotti (formazione, formazione-lavoro, cure sanitarie ecc.) per cui nella quasi totalità dei casi i sei mesi diventano 12 mesi. Come è del tutto ovvio, a chi conosce la materia, che gli inserimenti dipendono

dalle assegnazioni operate da Servizio centrale dietro segnalazione delle Prefetture, e non già dai progetti in essere. Vige il principio (stupisce che un assessore alle politiche sociali lo ignori) del servizio “vuoto per pieno”.

Una comunicazione, quella dell’Assessore, utile solo a trasferire dati di comodo e poco rispettosi della realtà del progetto ai consiglieri ed alla comunità presente in aula. Nel suo intervento/comizio critica il percorso di accoglienza evidenziando come alcuni beneficiari abbiano seguito alcuni corsi (a suo dire superflui) rispetto ad altri non valorizzando invece la differenziazione della proposta di un progetto che prova appunto a rispondere alla persona ed alle sue esigenze e desiderata.

Il GUS vuole evidenziare come non sono state prese in considerazione nella sua argomentazione temi molto importanti quali, ad esempio, i facilitati percorsi di autonomia individuale che portano i beneficiari a decidere di uscire anticipatamente dal progetto per seguire un proprio percorso di vita. All’Assessore, ovviamente, non è venuto in mente nel suo intervento di soffermarsi su quello che ha comportato IL DECRETO SALVNI SU IMMIGRAZIONE E SICUREZZA in termini di reale accesso all’accoglienza Sprar. Non sono stati menzionati i differenti tempi di maturazione delle persone accolte e l’aspetto giuridico che li riguarda che fa si che alcuni dei beneficiari possano avere differenti gradi di accesso ai servizi ed alla scuola.

Constatiamo, purtroppo, come non siano state sottolineate le reali condizioni dell’accoglienza (buone), lo stesso grado avanzato della natura dei progetti, come la parola stessa sottolinea, evidenziandone lo sviluppo temporale, graduale e progressivo delle dinamiche che riguardano lo stesso. Dispiace constatare come in aula un altro consigliere abbia evidenziato maliziosamente la natura finanziaria del progetto forse alludendo velatamente a qualche strano movimento monetario, affermazione per fortuna ripresa da una degli altri consiglieri presenti la quale ha ribadito come i progetti Sprar siano rendicontati al centesimo.

Come Associazione ONG e quindi ente senza scopo di lucro(e non come azienda sottolineato da qualcuno dei presenti ina aula) dispiace come il fenomeno accoglienza sia stato trattato senza evidenziarne i processi di realtà e la complessità che la stessa comporta, come non ci si sia soffermati sugli aspetti positivi dello stesso andamento del progetto, aspetto ripreso solo da una consigliera di minoranza in maniera oggettiva la quale è andata a sottolineare alcuni dati favorevoli allo Sprar ed alla gestione e conseguente reale opera di inclusione dello stesso: come i 20 tirocini attivati ed i 60 corsi effettuati, o le soluzioni lavorative ed abitative trovate nel territorio, fattori positivi che sono evidenziati per circa l’ottanta per cento dallo stesso report di monitoraggio dell’ispettrice del Servizio Centrale del Ministero degli Interni (l’inclusione degli stessi beneficiari e la gestione del servizio sono evidenziate positivamente).

Probabilmente un progetto così importante meritava un’analisi più ampia, scendendo in profondità nel fenomeno stesso e analizzando la composizione e la natura storica dell’accoglienza nella città di Sassari, rileggendo il fenomeno Cas (centro di accoglienza straordinaria) e la mappatura del territorio.

Nessuno del pubblico è potuto intervenire nonostante una esplicita richiesta del gruppo consiliare di minoranza rigettato immediatamente dalla maggioranza che ha negato ai cittadini presenti di poter intervenire e di poter esplicitare con argomentazioni valide e oggettive la complessità del sistema accoglienza contribuendo magari ad aiutare a capire il fenomeno a chi per scelta di tifoseria si gira dall’altra parte . Come Associazione ci sentiamo di dire che la soluzione alla non continuazione dello Sprar non può essere la partecipazione al Fondo Fami per il progetto LGNet Emercency Assistance con il contributo dell’Ersu o di altri enti senza capire che non sono questi i progetti di intervento a 360 gradi sulla persona (infatti lo Sprar interviene con modalità pedagogiche sul beneficiario affiancandolo ed agganciandolo a più servizi proiettando la persona verso la sua autonomia emancipativa). La mancanza dello Sprar avrà una ricaduta economica sul welfare cittadino,

infatti rinunciando allo Sprar si farà a meno di un finanziamento di euro 1.357.800, che appunto rendicontati al centesimo andrebbero ridistribuiti per i servizi nel territorio e potevano fungere da trampolino di lancio per beneficiari che partono da una posizione sociale di forte svantaggio.

Purtroppo per l’ennesima volte si è assistito ad interventi di pura propaganda che nulla possono apportare di positivo al territorio di Sassari. L’associazione Gus si augura nell’interesse della comunità sassarese, in particolare, che il fenomeno venga sempre più emancipato da proclami politici ed osservato con la giusta lente di ingrandimento e trattato in profondità con l’ausilio di tecnici del settore, lontano dalle negative strumentalizzazioni politiche da qualsiasi parte esse provengano. La questione sociale non ha colore politico ma solo linee di intervento, una di queste appunto lo Sprar modello complesso ma virtuoso dell’accoglienza.

La Direzione del GUS Giuseppe Suriano




A CHIUNQUE ABBIA A CUORE I BAMBINI E I LORO DIRITTI

#ibambininonsonovirus #2pesi2misure

In questi giorni non si contano le prese di posizione a tutela dei bambini di nazionalità cinese (in particolar modo coloro rientrati da poco dal Paese d’origine) che sarebbero a rischio discriminazione nelle scuole italiane a causa delle richieste di quarantena precauzionale giunte da alcuni.

Abbiamo visto politici e personaggi delle più varie levature (medici, politici, epidemiologi su tutti) ricoprenti vari incarichi nelle istituzioni nazionali e locali esporsi in difesa del diritto all’inclusione, del diritto inalienabile alla scolarizzazione, del diritto ad una vita sociale serena e tutelata di quei bambini che, per via delle psicosi da Coronavirus, sono oggetto di sospetto e rischiano di subire episodi di emarginazione da parte della cittadinanza.

Bellissimo, poetico, meraviglioso.

Peccato che in questi ultimi 3 anni abbiamo assistito, ininterrottamente, a media unificati e senza alcuna remora, alla discriminazione, ghettizzazione ed emarginazione di migliaia di bambini sani che non sono portatori di alcuna malattia né untori da escludere ma hanno solo una terribile colpa, quella di non aver effettuato le 10 vaccinazioni previste da una delle leggi più discriminatorie e vessatorie degli ultimi decenni: la legge Lorenzin 119/2017 che ha esteso e inasprito le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo vaccinale per 10 vaccini nella fascia d’età 0/16 anni, lasciando fuori dagli asili decine di migliaia di bambini.

I bambini, quegli stessi bambini che oggi qualcuno vorrebbe mostrare di avere a cuore, sono stati bellamente esclusi dal tessuto sociale-educativo-scolastico, grazie alla convinzione (e alla propaganda) che i non vaccinati dovessero rappresentare un rischio per qualcuno.
E per chi? Inizialmente si era provato a farli passare per un rischio per i vaccinati. Poi qualche lampadina si accese nelle menti dei promulgatori e così fu trovata una perfetta sponda nella popolazione: gli immunodepressi.

Gli immunodepressi, quella categoria di persone “a rischio” per via di un sistema immunitario deficitario o azzerato da patologie acute o croniche di cui, purtroppo, sono affetti.
Ma “a rischio” di cosa, esattamente? A rischio di qualsiasi patologia o infezione, derivante da qualsiasi virus o batterio che dovessero incontrare nella loro vita quotidiana (incluso quindi il Coronavirus). Non certo solo di quei batteri o virus che i vaccini vorrebbero prevenire, ma di centinaia di altri!

Eppure all’improvviso, nel 2017, la politica e il mainstream iniziarono a preoccuparsi della tutela di questa categoria di individui fino a quel momento inesistente per i politici.

E allora, senza alcuna valida spiegazione scientifica, di punto in bianco, solo i non vaccinati divennero una terribile piaga da debellare. Poco importa se le vaccinazioni non riguardano che una quindicina di malattie sulle decine e decine esistenti e normalmente diffuse nella popolazione (tutte potenzialmente egualmente pericolose per gli immunodepressi) e se in molti casi non costituiscono una tutela della salute collettiva ma solo una protezione individuale. Poco importa: i non vaccinati dovevano diventare la piaga della nostra società, e i bambini “non in regola” dovevano essere obbligatoriamente esclusi dalle scuole materne e dagli asili nido, allontanati da un giorno all’altro dagli ambienti a loro familiari, ghettizzati e bullizzati a livello istituzionale, perché così era stato deciso e per giustificare quella decisione ogni argomentazione è stata usata in questi 3 anni. La classica strategia del “divide et impera”, creare fazioni di buoni contro cattivi per giustificare, agli occhi dei meno attenti, provvedimenti di compressione della libertà individuale.

 

Poi è arrivato il Coronavirus che ha avuto il pregio di far improvvisamente rispolverare concetti oramai desueti come diritto all’inclusione, diritto alla socialità, difesa dei diritti dei bambini, lotta dura senza paura ad ogni forma di discriminazione.
Così in questi giorni abbiamo letto le più disparate dichiarazioni dalle pagine dei giornali: “I bambini sarebbero ingiustamente danneggiati per un rischio teorico” e “le Asl sono in grado di prevenire sul nascere situazioni di pericolo” (Villani, SIP); “Nessun bambino è un virus” (Unicef Italia); “Solo con sintomi conclamati (!!!) quei bambini non andranno a scuola, senza possono restare a casa volontariamente (!!!) e “ Nessuna emergenza, a scuola si va” (Azzolina, Ministra Istruzione); e tante altre bellissime parole. In tanti si sono sentiti in dovere quindi di prendere le difese dei bambini che si sarebbero visti ingiustamente privare del diritto alla scuola, per non parlare del rischio di “caccia all’untore cinese”, di cui si è sentito parlare persino in tv, che metterebbe a repentaglio la vita sociale di questi bambini.

Esistono forse bambini di serie A e di serie B?

Forse sì e, a quanto pare, è così in Italia: nel nostro Paese decine di migliaia di bambini – perfettamente sani – non in regola coi 10 vaccini obbligatori, devono rimanersene a casa loro, perché loro, sani, loro sì che sono untori, indicati e additati come tali da tante e varie figure, istituzionali e non.

I bambini che non si sono sottoposti ad un trattamento preventivo sanitario (non esente da rischi) sono degli untori, dei pericoli per la società, degli appestati da emarginare e lasciare fuori dalle scuole. I loro diritti non sono contemplati. Di loro e del loro diritto alla socialità, dell’evidente ondata di odio ed emarginazione (creata e spinta dai media e dai politici, nonché da una parte della comunità scientifica) che ha fatto seguito alle polemiche relative alla legge Lorenzin del 2017, a nessuno interessa. Anzi, si è accolto a braccia aperte questo clima da tifoseria calcistica, questa “caccia all’untore”.

L’esclusione permanente dalle strutture educative di decine di migliaia di bambini sani ha lasciato non solo indifferenti ma addirittura in molti casi ha suscitato entusiasmo e ilarità. Si è gioito di queste misure restrittive. A nessuno è fregato nulla della socialità e dell’inclusione. A nessuno frega nulla tuttora, di loro.

La politica ha poi usato il tema “vaccini” per farlo diventare materia da campagna elettorale nel 2018. Partiti che avevano dichiaratamente etichettato il Decreto Lorenzin come incostituzionale, sbagliato, pericoloso per la nostra società si sono poi dileguati una volta giunti al Governo. E così “la libertà non si può togliere con 4 righe” della deputata Giulia Grillo si è trasformato in “non ho mai visto morire nessuno di vaccini”, il “tutti a scuola” del leader della Lega Matteo Salvini si è trasformato in un silenzio assordante una volta ottenuto lo scopo di andare al Governo del Paese.

Dove sta la coerenza? Tutti questi paladini dell’inclusione dov’erano ieri e dove sono mentre decine di migliaia di famiglie chiedono gli stessi diritti per i loro figli?
Bambini che, da un giorno all’altro, a decine di migliaia, hanno dovuto lasciare ambienti a loro familiari, amici, compagni, maestre, come degli appestati in assenza di epidemia con un danno che nessuno ha calcolato.

La psicosi Coronavirus va (giustamente) rifuggita, la psicosi-novax invece, creata e strumentalizzata ad arte, va bene? La caccia-al-cinese è un rischio sociale, la caccia-al-novax sta bene a tutti? Nell’interesse di chi?

È giunto il momento di provare ricucire il rapporto di fiducia medico-paziente, è giunto il momento di cancellare, una volta per tutte, le leggi discriminatorie e votate solo per adempiere a patti e accordi che niente hanno a che vedere con il buon senso né con la tutela della salute pubblica.

comitato libertà di scelta




ROMANA:​I CARABINIERI SEQUESTRANO ALTRI 11 CHILI DI MARIJUANA. SI AGGRAVA LA POSIZIONE DEI DUE ARRESTATI.

Nella tarda mattinata del 9 febbraio, i militari della Stazione Carabinieri di Romana, unitamente ai colleghi dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sardegna, proseguendo i controlli nell’estesa macchia mediterranea in località “Sa Menta”, nell’agro del comune di Monteleone Roccadoria, hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro un secondo contenitore in materiale plastico con all’interno 11 kg. di infiorescenze di Marijuana.

Lo stupefacente è stato rinvenuto proprio all’interno dell’appezzamento di terreno in uso ai due agricoltori pregiudicati, arrestati nel pomeriggio dello scorso 5 febbraio dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Bonorva, delle Stazioni Carabinieri di Pozzomaggiore e Romana, unitamente a militari dello Squadrone Eliportato.

La vicenda, che risale alla scorsa settimana, aveva riguardato l’arresto di due pregiudicati residenti a Pozzomaggiore, il 36enne C. D. R. della provincia di Sassari ed il 37 C. M. della provincia di Oristano, entrambi agricoltori.

Nella mattinata di ieri i militari operanti, approfondendo i controlli nell’estesa macchia mediterranea dei terreni dei due agricoltori, hanno rinvenuto un secondo bidone in plastica, di quelli utilizzati per attività agricole, con all’interno sostanza stupefacente del tipo marijuana per un peso complessivo di 11 Kg. In ragione del luogo del ritrovamento, tra l’altro nei pressi di quello stesso escavatore tipo BobCatrisultato provento di furto, la Stazione Carabinieri di Romana ha proceduto alla denuncia dei due agricoltori, attualmente ristretti in carcere.

Il quantitativo sequestrato, aggiungendosi ai precedenti 17,5 Kg di sostanza, e per i quali erano scattate le manette nei confronti dei due, ha determinato un importante aggravamento delle accuse nei loro confronti.

L’intero quantitativo sequestrato, oltre 28 kg, se venduto al dettaglio avrebbe infatti fruttato oltre 190.000 euro.




Mercoledì a Olbia il congresso generale della Cisl pensionati

Piero Ragazzini, nuovo segretario nazionale generale della Fnp (Federazione nazionale pensionati) della Cisl, parteciperà al Consiglio generale che si svolgerà ad Olbia il prossimo mercoledì 12 febbraio. Ragazzini, sindacalista di lungo corso e per anni commissario straordinario dell’Unione sindacale territoriale della Cisl nel Sulcis Iglesiente, ha accolto l’invito di Alberto Farina, segretario regionale della Fnp e organizzatore dell’incontro, durante il quale verranno affrontati i problemi che bloccano lo sviluppo dell’isola e le opportunità all’orizzonte che la Sardegna può e deve saper cogliere. Ragazzini affronterà anche le questioni d’attualità relative alla situazione politica generale, gli scenari futuri, le vertenze ancora aperte e la situazione dei pensionati in Italia e in Sardegna. Riflessioni e suggerimenti che godranno del prezioso contributo del numero uno della Cisl in Sardegna, Gavino Carta. I lavori, che prenderanno il via alle 9,30 nella sala conferenze del Blu Marine di Olbia, saranno aperti dalla relazione di Alberto Farina che, forte anche del bagaglio di esperienza maturato nella sua lunga militanza nella Cisl sarda, iniziata negli anni ‘70 a Porto Torres, indicherà le criticità esistenti nel sistema economico, assistenziale e previdenziale. Compresi i paradossi di un sistema economico mondiale che privilegia i pochi detentori di grandi ricchezze a danno della moltitudine di persone che vivono sotto la soglia di povertà. A preoccupare è proprio la sempre più alta incidenza della povertà assoluta, che in Italia interessa soprattutto il Mezzogiorno e le isole. Alla categoria dei pensionati, tra le più importanti nel sistema economico del territorio, è dedicato lo slogan del Consiglio di mercoledì prossimo: “No ti dispiagat de imbetzare ca est unu privilegiu negadu a zente meda”. Una frase scelta da Farina per salutare il nuovo segretario nazionale e per rappresentare il sentimento con il quale la Federazione dei pensionati è pronta a scendere in campo per garantire alle future generazioni condizioni lavorative migliori e un sistema sanitario efficiente e qualificato. Durante l’appuntamento di Olbia non potrà poi mancare una riflessione sul lavoro svolto dal governo regionale e nazionale, con un’analisi compiuta dell’operato della giunta Solinas. Anche il voto in Emilia–Romagna e la discesa in campo del movimento delle “Sardine” saranno oggetto della discussione che toccherà un aspetto ormai chiave della politica: quello della comunicazione. La necessità di arrivare agli iscritti, attraverso metodi innovativi oltre quelli tradizionali, ha portato il sindacato ad essere sempre più attivo sui canali social e sul sito di riferimento utilizzato per divulgare le iniziative e rilevare i disagi degli anziani. Infine, mercoledì prossimo, come ormai accade sempre dal 2018, la Fnpsarda lancerà un messaggio contro il femminicidio: in uno dei posti riservati ai relatori verrà poggiata una scarpa rossa come invito a non dimenticare la gravità di questo specifico atto di violenza contro le donne.




La Costituzione Italiana e l’autonomia regionale, 2° appuntamento ad Alghero .

“La Costituzione Italiana e l’autonomia regionale”, è il tema della seconda lezione della Scuola di formazione all’impegno sociale e politico che si terrà domani martedì 11 febbraio al Quarter, sala conferenze secondo piano, con inizio alle ore 19. Relatore sarà il professor Gianmario Demuro, docente di diritto costituzionale all’Universita’ di Cagliari, già assessore regionale alle riforme, introdotto dall’avvocato Antonello Pais, socio di “Maestrale” , tra gli organizzatori della scuola. Dopo la prima lezione, alla quale hanno partecipato oltre 250 persone, affidata alla testimonianza molto emozionante e diretta di Pietro Bartolo, e alla esperienza di Mario Giro, più volte vice ministro degli Esteri e creatore dei corridoi umanitari per i migranti in accordo tra Governo e Sant’Egidio, si entra nel vivo della scuola organizzata dall’associazione “Maestrale”. Prima della lezione di domani alle 19, si terrà , con inizio alle 18, sempre al Quarter, un momento organizzativo di dialogo e confronto fra l’associazione e i 70 iscritti alla scuola, di cui un terzo giovani sotto i trent’anni. La scuola ha come partner la Fondazione di Sardegna, Anci, Ali Lega delle autonomie locali e Focus Europe.




Comunicato stampa, Renato Branca nominato nuovo AD SOGAER

Oggi il Consiglio di Amministrazione di SOGAER ha ufficializzato la nomina di Renato Branca ad amministratore delegato della società di gestione dell’Aeroporto di Cagliari.

Il presidente della CCIAA Maurizio De Pascale aveva spiegato che la scelta di affidare l’importante incarico a Branca è stata fatta in virtù delle sue capacità professionali e dell’ampia esperienza maturata nel settore aeroportuale.

“Siamo molto soddisfatti di affidare la guida del primo aeroporto dell’Isola al nostro attuale Accountable Manager e Chief Operating Officer Renato Branca”, ha invece dichiarato il presidente di SOGAER Gabor Pinna. “La comprovata esperienza nell’industria del trasporto aereo, in particolare in ruoli operativi complessi e di primaria importanza, sia in compagnia aerea, sia in società di handling e di gestione aeroportuale, gli garantiranno tutti gli strumenti e la conoscenza necessari a ricoprire al meglio il suo nuovo incarico di amministratore delegato e affrontare con determinazione l’importante fase di crescita e sviluppo dell’aeroporto in cui è impegnata l’intera SOGAER. A lui va tutto il nostro supporto e i nostri migliori auspici”.

Renato Branca ha maturato un’esperienza quarantennale nell’industria del trasporto aereo, iniziando in Alisarda nel 1979, per poi proseguire in Meridiana e Meridiana Fly. Durante la sua carriera ha ricoperto diversi ruoli manageriali tra cui quello di Post Holder Ground Operations, prima di Meridiana e poi di Meridiana Fly. In ambito aeroportuale, negli ultimi otto anni Branca si è distinto come Direttore Operazioni contribuendo alla gestione e al rilancio della società di handling Sogaerdyn, gruppo SOGAER, fino al passaggio alla stessa SOGAER in qualità di Accountable Manager e Chief Operating Officer.

Il CdA SOGAER ha formulato i migliori auguri di buon lavoro al nuovo amministratore delegato che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio consuntivo 2019, come gli altri membri dell’organo collegiale nominato dall’Assemblea dei Soci lo scorso luglio.




Giovanni Impastato a Putifigari.

Venerdì sera, a Putifigari si è tenuto un incontro a tratti molto emozionante con Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe “Peppino” Impastato, vittima di mafia, assassinato il 9 maggio 1978, stesso giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, per cui la notizia passò in secondo piano.

Un incontro organizzato dal Comune di Putifigari e dal sistema bibliotecario “Coros Figulinas”.

Per vent’anni lo Stato considerò Peppino come un terrorista, solo nel 1999 le acque iniziarono a smuoversi e venne condannato il mandante, ovvero il boss Gaetano Badalamenti.

Questo uno degli argomenti toccati durante la serata e facente parte del suo libro “Oltre i cento passi”, che ha presentato nell’incontro, un colloquio durato due ore, e che sarebbe potuto non terminare, tanti erano gli argomenti da toccare, e tante le sfaccettature.

Un dialogo che ha tenuto tutto il pubblico concentrato, attento, soprattutto grazie all’uso del linguaggio di Giovanni; un linguaggio semplice ma allo stesso tempo penetrante, un linguaggio pacato ma allo stesso tempo incisivo, e a volte aggressivo nei riguardi di se stesso.

Gli argomenti sono stati vari, ha raccontato del primo attentato, dell’incidente avuto e dei 45 giorni di convalescenza dove capì quanto la vita è preziosa, ha raccontato di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, ovvero il luogo dove abitò Peppino, e ora diventato esattamente il luogo della Memoria, del ricordo di quel ragazzo semplice, figlio della mafia che ha combattuto la mafia stessa, a costo della sua vita, un luogo aperto a ognuno di noi. Ha raccontato al pubblico il rapporto che la famiglia ha avuto con lo Stato, un rapporto che nei primi vent’anni era inesistente, poi recuperato grazie alla riapertura delle indagini dai primi anni del 1990. Un doveroso accenno, non breve anche al rapporto tra la famiglia di Peppino e la chiesa, un rapporto conflittuale, nei primi anni dell’omicidio di Peppino, ma andato poi a dissolversi e a diventare un rapporto positivo, anche se, vi sono alcune resistenze da parte di alcuni parroci, ma non così forti. Parlò del ruolo determinante della madre, Felicia, una donna di grande speranza e di grande determinazione e tenacia che non ha mai smesso, insieme alla sua famiglia di cercare giustizia; giustizia, non vendetta, questo è bene sottolinearlo e di quanto cuore ci avesse messo nella speranza di trovare la verità, alla fine trovata dopo tanta pazienza, dopo tanta attesa.

Ha spaziato tra tanti argomenti, e ha lasciato un monito ai ragazzi, il monito di studiare, di guardarsi intorno, di non fermarsi solo in una direzione, di capire il mondo e di fare ognuno di noi la propria parte proprio come ha sempre fatto Peppino.

 

 

 

 

Paola Sperani 08.02.2020




Pre Gara Sassari Torres – Pistoiese CF

Dopo due settimane di riposo, l’ F.C Sassari Torres Femminile torna in campo per la seconda giornata di ritorno di Serie C Nazionale. Domenica alle 18:30 sfideranno la Pistoiese Calcio Femminile allo stadio “Peppino Sau” di Usini.
Le toscane occupano la quinta posizione in classifica con 19 punti e 6 vittorie su 12 giornate disputate. Arrivano a Sassari dopo aver conquistato 6 punti nelle ultime due giornate di campionato e cercheranno di continuare la loro striscia positiva nel tostissimo campo di Usini, ancora imbattuto.
Per le ragazze di mister Mario Desole, prime in classifica a pari punti con il Pontedera, c’è solo un risultato utile: la vittoria, per continuare la lotta colpo su colpo e rimanere al vertice per arrivare pronte allo scontro diretto di fine Marzo.

Gli altri impegni della 2° giornata di Serie C

Imolese F&M – San Miniato
Jesina CF – Grifone Gialloverde
Pontedera – Arezzo CF
Riccione – Bologna
Spezia CF – Res Women

L’intervista a Veronica Sotgiu, centrocampista rossoblù.

“Questa partita arriva dopo due settimane di sosta. La sosta è sempre un’incognita, può essere positiva ma a volte anche deleteria. Sappiamo benissimo che per tante ragioni la Pistoiese arriverà a Sassari agguerrita per strappare in casa nostra qualche punto. Abbiamo però preparato la partita nel migliore dei modi, loro sono molto aggressivi e con alcune giocatrici molto veloci, nostro unico obiettivo ovviamente è la vittoria, obiettivo che ci poniamo in tutte le sfide da qui fino alla fine del campionato”




Acqua “alla spina” anche ad Alghero

Prelevare l’acqua alla spina è un’abitudine che si sta diffondendo sempre di più tra i cittadini. Naturale o gassata, l’acqua pubblica sarà disponibile in tre zone della città: in Piazza Maria Carta, in Zona dei Mercati civici, a Sant’Agostino. Molti i benefici ambientali legati all’utilizzo delle case dell’acqua, tra cui la riduzione della produzione di rifiuti in plastica, le agevolazioni per i consumatori, i benefici per l’ambiente. L’iniziativa della giunta del 4 febbraio scorso promuove l’installazione di tre fontane automatiche in grado di purificare l’acqua della rete, erogarla a temperatura ambiente e refrigerata e, appunto, liscia o gassata. L’iniziativa è dell’Assessorato all’Ecologia, che ha già attuato con successo una prima sperimentazione in diversi plessi scolastici comunali e presso due sedi  istituzionali, dove sono stati installati i distributori d’acqua purificata proveniente dalla rete. “La procedura deliberata dalla Giunta prevede la concessione ai privati di spazi necessari all’installazione della “case dell’acqua” mediante procedure di evidenza pubblica e conseguente stipula di apposito accordo di durata triennale, nel caso si valutasse positivamente il servizio erogato”, spiega Andrea Montis, Assessore all’Ecologia. L’acqua alla spina dovrà provenire dalla rete cittadina; il costo di acquisto per i cittadini è fissato a 5 centesimi per litro prelevato, destinato interamente a sostenere il servizio erogato.