COMUNE DI STINTINO – Buoni spesa per cittadini e famiglie in difficoltà.
Il Comune di Stintino per i buoni spesa potrà disporre di 10.515,59 euro. Si tratta di una prima misura in questa direzione a cui ne seguiranno altre a breve.
in stato di bisogno, per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali.
Nel primo avviso, rivolto appunto agli operatori commerciali, si legge che i buoni spesa danno diritto all’acquisto di prodotti alimentari a esclusione di alcolici, super alcolici e alimenti per animali. Il buono, inoltre, deve essere speso esclusivamente presso gli operatori economici convenzionati. Non è cedibile e non può essere usato come denaro contante e non dà diritto a resto in contanti. L’utilizzatore, poi, avrà l’obbligo di regolare in contanti eventuali differenze in eccesso. Il beneficiario, poi, potrà scegliere dove spendere i buoni tra gli esercizi commerciali convenzionati.
“Confidiamo nella sensibilità e solidarietà sociale di tutti gli esercizi che operano sul territorio – afferma il sindaco Antonio Diana – in questo momento di grave difficoltà che la popolazione sta vivendo a causa dell’emergenza sanitaria in atto. Ringraziamo, inoltre, quegli operatori che vorranno applicare ulteriori sconti ai nuclei familiari in difficoltà”.
Con deliberazione di ieri, inoltre, la giunta ha approvato anche i criteri per l’assegnazione dei buoni e l’avviso.
In questo caso l’avviso pubblicato si rivolge ai cittadini che, se vorranno presentare domanda, dovranno utilizzare il modello scaricabile dal sito web del Comune. L’istanza andrà inviata preferibilmente via mail all’indirizzo [email protected], accompagnata dalla scansione di un documento di identità di chi la presenta e degli ulteriori documenti utili alla gestione della domanda. Chi non può inviarla via e-mail potrà consegnarla al protocollo comunale, previo appuntamento al n. 079-522000.
Contro il covid-19 – bisogna sfruttare le “nostre competenze”.
Il PM di Sassari ha perfettamente ragione quando dice che per combattere il virus è necessario “trattare tutti i pazienti come fossero positivi”. Come non essere d’accordo, tuttavia però la triste realtà è ben lontana da quella prospettata dalla procura, poiché a tutt’oggi siamo a contare le mascherine e quando mancano ci sono colleghi costretti a sanificarle per poterle riutilizzare. Per cui e al netto delle polemiche sull’approvvigionamento dei DPI, è necessario pensare all’ospedale e a tutte le sue articolazioni territoriali (pubbliche e private), come una fortezza, all’interno della quale chi è chiamato a combattere questo nemico invisibile, lo deve fare nella consapevolezza e soprattutto nella piena conoscenza delle procedure e strategie di protezione e sicurezza, ancorché nell’uniformità di comportamenti che rallentino ed impediscano il diffondersi dell’epidemia.
Di tutto questo purtroppo poco si parla, poiché quotidianamente, anche attraverso precise segnalazioni, quello che raccogliamo, oltre a rappresentare le difficoltà di un sistema che continua a fronteggiare l’epidemia con la penuria di dispositivi e di screening, mette in evidenza tutta una serie di difformità di comportamento degli operatori in ordine alle procedure, nonché sull’utilizzo corretto dei DPI. Su questi aspetti rileviamo modi di agire diversi tra il personale, unità operative e/o strutture. L’impressione che avvertiamo è che si continua ad affrontare la diffusione del virus in modalità “difensiva”, manca un vero coordinamento intraospedaliero, mancano regole certe, insomma si naviga a vista. Non basta nominare Commissari esperti dell’emergenza, serve coinvolgere ed utilizzare le esperienze, le “nostre competenze”, ossia di chi ogni giorno mette piede in ospedale. A queste professionalità dobbiamo rivolgerci. Per queste ragioni auspichiamo ed approfittiamo del momento per lanciare un appello al neo Commissario Straordinario della Aou, ma anche a tutte le Direzioni aziendali pubbliche e private che si prendono cura delle persone a vari livelli.
Ecco di questo e di tanto altro si deve parlare e ci si deve confrontare, ovvero come intendiamo governare un ospedale e/o qualsiasi struttura territoriale “ai tempi del coronavirus”.
A nostro modestissimo parere, fin dall’esordio del pesante attacco del virus di metà marzo, che ha colpito pesantemente Cardiologia e Dialisi del SS.Annunziata, per poi propagarsi nelle Case di Cura ed in quelle di Riposo per anziani, abbiamo proposto alla Direzione Aou che l’unità di crisi doveva essere implementata e coadiuvata da un gruppo di validi professionisti ospedalieri, cominciando ad esempio dai Coordinatori sanitari/tecnici capaci di governare e fronteggiare al meglio il diffondersi del contagio, così da scongiurare quanto invece è accaduto e sta continuando ad accadere in tutti i luoghi di cura ed assistenza. E’ necessario fare squadra, serve collegialità ed ascolto, chiarezza, c’è bisogno di sintesi e semplificazione di tutta quella marea di norme, circolari e disposizioni aziendali, tra l’altro e troppo spesso oggetto di aggiornamento e modifica delle stesse.
In tutto ciò poi, come organizzazione sindacale, abbiamo segnalato e sollecitato i vertici aziendali, affinché si apra una discussione sull’ipotesi di incentivazione contrattuale da destinare alla platea di lavoratrici e lavoratori chiamati a combattere in prima linea il coronavirus e che responsabilmente si spendono senza guardare l’ora di inizio e di fine turno, bene a questi dobbiamo rispondere con i fatti, andando oltre gli attestati di stima e solidarietà.
C’è inoltre un altro argomento sul quale è necessario fare chiarezza: i tamponi. Numerosi colleghi ma anche semplici cittadini si rivolgono a noi organizzazioni sindacali per avere notizie sulle modalità ed i tempi di effettuazione degli screening, soprattutto al termine della c.d. quarantena col “doppio tampone”. Pur comprendendo la mole di lavoro del laboratorio, nonché la difficoltà nel reperire reagenti, a nostro avviso sarebbe utile che almeno gli RLS (rappresentanti lavoratori per la sicurezza) abbiano un rapporto diretto con il Dipartimento di prevenzione, i Medici Competenti e soprattutto con l’Igiene pubblica, per confrontarsi sul governo del fenomeno in senso generale, nonché sulle procedure di effettuazione degli screening, i destinatari ed infine sui tempi delle refertazioni.
Consapevoli che quanto sopra non è l’unica soluzione, però siamo assolutamente convinti che senza un vero coinvolgimento degli addetti ai lavori, ossia “delle competenze ospedaliere”, la battaglia contro il coronavirus continuerà ad essere una battaglia persa e a farne le spese purtroppo sono coloro i quali stanno in prima linea battendosi anche e troppo spesso con armi spuntate.
Antonio Monni
(Segretario Territoriale)
2-04-2020
La Redazione
SASSARI, 2 APRILE 2020 – Sanità Animale, nuove modalità di erogazione del servizio.
In relazione all’emergenza da Covid-19, relativamente alla Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare, il Servizio di Sanità Animale della ASSL Sassari rende noto che: viste le attuali misure di contenimento messe in atto dal Governo e dalla Ras in materia di emergenza Covid-19, il Servizio Veterinario, in ottemperanza alle disposizioni Ministeriali, ha ridotto le attività ordinarie concentrandosi su quelle indifferibili e che riguardano principalmente le attività di profilassi e controllo per la prevenzione della diffusione dell’Influenza Aviaria e della Peste Suina Africana.
Sono sempre assicurate le attività relative alla compravendita degli animali da reddito al fine di garantire il pieno funzionamento della filiera alimentare, rientrando, queste, tra le attività essenziali individuate dal Ministero.
Per quanto riguarda i rapporti con l’utenza e di front-office si ribadisce che tutte le esigenze degli allevatori sono soddisfatte attraverso il servizio telefonico dedicato attivo nelle ore di ufficio (8 -14) e il servizio telematico, disponibile h 24, con l’attivazione di caselle mail distrettuali ([email protected]; [email protected]; [email protected]; [email protected]) che è stato diffuso a tutti gli allevatori attraverso l’invio di un SMS Alert.
Il Direttore del Servizio di Sanità Animale, Francesco Sgarangella, ricorda inoltre a tutti gli allevatori di suini l’obbligo della comunicazione entro la data del 31 marzo 2020. Questo adempimento deve essere espletato entro il 7 aprile a cura dell’allevatore. A questo proposito gli interessati possono richiedere il modulo da restituire compilato.
Da oggi, per facilitare le operazioni di comunicazione dei dati è stato avviato, con la collaborazione della ditta Extr@informatica, un servizio di compilazione telematica del censimento raggiungibile anche da smartphone, digitando l’indirizzo web http://www.servet.it e completando il format. Il sistema emetterà una ricevuta di conferma a operazione avvenuta.Per informare l’utenza è stato inoltrato un sms a tutti gli allevatori di suini.
L’utilizzo del servizio telematico, raggiungibile da pagina web, sarà potenziato a breve, dando così a tutti gli allevatori la possibilità di inoltrare con questa modalità tutte le richieste relative alla propria azienda (prenotazione modelli 4, richieste di marche auricolari e dichiarazione di nascita dei vitelli).
2-04-2020
La Redazione
Proroga chiusura parco Fausto Noce
Diffusione dati: chiarimento sulla posizione del Sindaco Mario Conoci
Giornata mondiale dell’autismo: Alghero si tinge di blu.
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Provincia: Attività di prevenzione a Bancali e in oltre 120 mila mq di uffici comunali.
L’Editoria sarda rischia il collasso. Simonetta Castia: “La Regione intervenga”
L’AES lancia l’allarme chiedendo misure di carattere eccezionale
L’associazione è anche firmataria di un appello rivolto dalle associazioni regionali all’ADEI, per portare in sede nazionale le emergenze dei territori

CAGLIARI. L’editoria libraria sarda è in ginocchio a causa dell’emergenza sanitaria, i cui effetti si riverberano pesantemente sul mondo del libro da circa un mese e non accennano a diminuire. Sono ferme la produzione, la promozione, la distribuzione e la vendita dei libri con la chiusura totale delle librerie, come il rischio crediti finora maturati appare un’incognita insostenibile: il calo del fatturato è stimato oltre l’80 per cento per il solo mese di marzo, mentre la produzione è pressoché bloccata (ad oggi la totalità del comparto è ricorsa al sistema della cassa integrazione ordinaria), senza considerare la perdita di immagine sul mercato.
L’Associazione editori sardi lancia l’allarme: se non saranno prese immediate misure di sostegno del settore (escluso dalle misure del Decreto “Cura Italia”), il rischio di un collasso per l’intero comparto sarà forse inevitabile.
«Sono numeri agghiaccianti con i quali bisognerà fare i conti e sui quali vorremmo confrontarci anche con la Regione Sardegna, cui abbiamo indirizzato, in tempi diversi, una richiesta d’intervento straordinario a favore del comparto, senza avere ancora risposta», afferma Simonetta Castia, presidente dell’AES, che riunisce 26 editori, corrispondenti al 90 per cento della produzione libraria dell’isola.
«Se non si interviene subito per programmare in anticipo il riavvio dell’attività – spiega – è molto probabile che sarà inutile farlo dopo, in assenza di imprese. Chiediamo lungimiranza, attenzione e consapevolezza del ruolo che riveste il libro per la nostra isola e per la cultura in genere, così come per le numerosissime professionalità coinvolte».
Le aziende editrici proseguono laddove possibile la propria attività, ma è evidente che la produzione sia ferma e che per i lavori già andati in stampa non ci sarà la possibilità di fare alcuna promozione, sia diretta che indiretta, data la sospensione degli eventi culturali e la cancellazione progressiva delle più importanti fiere di settore.
Le istanze presentate alla RAS arrivano in concomitanza con l’appello rivolto all’ADEI (Associazione degli editori indipendenti) da parte delle associazioni regionali (firmataria l’AES), per promuovere le esigenze dei comparti territoriali a livello nazionale.
A fronte dei disagi che rischiano di compromettere la prosecuzione dell’attività per molte imprese locali nel 2020, la richiesta è quella di mettere urgentemente in atto delle misure di carattere eccezionale, anche in deroga alla legge regionale 22 del 1998, così come di porre in pagamento immediato i contributi del settore.
«Più in particolare – specifica Castia – ci attendiamo una dotazione straordinaria di risorse aggiuntive rispetto al magrissimo capitolo di spesa di bilancio e il ripristino, dopo tanti anni di sospensione, di un fondo per l’acquisto copie, ai sensi dell’articolo 4, da destinarsi alle biblioteche sarde».
È richiesto inoltre il potenziamento delle risorse destinate a riconoscere incentivi per l’acquisto di beni e servizi (articolo 5), abolendo le limitazioni di legge, che fissano paletti fuori mercato e impongono le restrizioni del regime de minimis, di cui si chiede l’abbattimento o l’ampliamento nella misura di 500mila euro.
Sarebbe questa l’occasione, tra l’altro, per giungere a una semplificazione, attesa da troppi anni, della normativa di legge, vincolata nel testo e nei criteri al rispetto di prassi incostituzionali. L’aspettativa è che la Regione Sardegna, in virtù anche della sua specialità, favorisca l’introduzione, ove non considerato dal DCPM, del tax credit; l’individuazione di un bonus per i dipendenti o collaboratori esterni delle case editrici e delle librerie; l’estensione alla nostra categoria delle misure adottate per tutto il settore della Cultura, al fine di colmare questo grave squilibrio.
Infine se nel 2020 dovesse saltare l’intera agenda di promozione garantita dagli eventi su scala nazionale e internazionale, è chiesta con effetto immediato la riconversione delle spese sul fondo emergenze a supporto dell’editoria libraria locale.
A questo si aggiunge la proposta di finanziamento di una campagna di promozione o pubblicità su vasta scala del libro sardo, da svolgersi in collaborazione e in coordinamento con le associazioni di categoria e i soggetti della filiera.
Il D.G. della Protezione civile della Sardegna Ing. Belloi ai microfoni di ICEBERG ON AIR







