LEGA SARDEGNA: “CHIEDIAMO VIA LIBERA ALL’ESERCIZIO DELLA PESCA
Silvia, con quale spirito stai affrontando il periodo di quarantena?
Stiamo vivendo una situazione inverosimile, piombata improvvisamente sulle nostre vite. Le prime settimane di distanziamento non sono state particolarmente pesanti, ma ora, col passare del tempo, sta diventando sempre più difficile stare chiusi in casa. Trascorro il tempo cercando di mantenere una condizione fisica accettabile, anche se l’allenamento ‘casalingo’ non può essere paragonato a quello svolto sul campo. Per il resto, come tutti, combatto la noia leggendo e guardando delle serie TV.
Senti spesso le tue compagne?
Sì, abbastanza frequentemente. Con alcune di loro mi sento spesso, con altre invece più raramente, ma continuiamo comunque a tenere i contatti.
Quanto manca la Pallamano in questo periodo?
Tantissimo. Anche perchè la nostra stagione è stata interrotta proprio sul più bello. Eravamo in crescita e sono convinta che ci saremmo tolte delle soddisfazioni nella seconda fase del campionato. E poi, oltre a questo, per me la Pallamano è sempre stato un grande divertimento, una valvola di sfogo, ma anche una occasione di aggregazione e di vita sociale. Spero che si possa tornare presto a giocare.
Sono stata d’accordissimo fin dal principio sulla decisione di non giocare a Casalgrande e, quindi, di sospendere il campionato. La passione per lo sport va bene, ma la salute è prioritaria rispetto a qualsiasi altra cosa. Ci sarebbe piaciuto continuare, ma non c’erano davvero le condizioni.
Assolutamente sì. Come dicevo, eravamo in crescita e lo zero in classifica non testimoniava il nostro reale reale valore. La nostra stagione non è stata semplice: inizialmente ci sono state delle difficoltà, ma non sono mancati gli aspetti positivi.
Mi ha fatto molto piacere che una professionista del suo calibro si sia trovata così tanto bene nel nostro gruppo. Condivido con lei la sensazione di ‘incompiuta’ a proposito dell’ultimo torneo. La nostra missione non era ancora completa. La aspettiamo a braccia aperte non appena si potrà riprendere a giocare.
Sì, non ho mai avuto dubbi su questo. Nel corso dell’anno mi è capitato di ricevere degli apprezzamenti da parte di altre squadre, ma la mia volontà è sempre stata quella di contribuire alla causa dell’Hac. Qui sto benissimo e non avrei motivi per cambiare aria.
Spero che la città ci sostenga e che la nostra squadra possa ricevere qualche forma d’aiuto. Le famiglie fanno tanto, ma non possono sempre coprire le spese. Nuoro è una città ‘calciofila’, ma noi siamo l’unica squadra locale che milita in un massimo campionato nazionale. Mi auguro che non venga dimenticato.
In conclusione, qual è la tua speranza per il futuro?
Spero di tornare a giocare presto, e di poterlo fare sempre con l’Hac in Serie A1 e con Roberto Deiana in panchina. Sarebbe bello, l’anno prossimo, poter avere accanto giocatrici esperte e lottare per traguardi sempre più prestigiosi.
27-04-2020
La redazione.

“C’era una volta” in Sardegna un piccolo gioiello enologico nato da un sogno, e un designer capace di raccontarne le più intriganti peculiarità in modo avvincente. E vincente: tanto da spingersi dall’altra parte del mondo per conquistare il Silver Award 2020 di New York.
Non è una fiaba, ma la storia dell’incontro tra il nuovo Vermentino DOC delle Cantine Chessa di Usini e l’agenzia Redfish Adv di Sassari diretta da Giovanni Murgia, autore del design dell’etichetta premiata negli States.
Il packaging del vino “C’era una volta”, battezzato come l’incipit di ogni favola, ha ricevuto il prestigioso riconoscimento al concorso internazionale MUSE Design Award promosso dall’International Awards Associate (IAA) di New York, che premia i migliori designer e creativi in varie discipline con l’esigenza di coltivare e promuovere “muse” progettuali in grado di spingere l’evoluzione del design a un livello superiore
Ogni anno un panel di esperti internazionali composto da più di 130 professionisti altamente riconosciuti nel campo del design (direttori di agenzie, creativi, architetti ecc.) giudica oltre 15mila lavori provenienti da tutto il mondo, e sceglie i migliori attribuendo loro la statuetta MUSE: platino, oro e argento. Dall’architettura al design d’interni, dal graphic design alla moda, i concorrenti devono aver mostrato elevate capacità nell’osservare il paesaggio in cui viviamo e nel modellarlo per progettare un domani migliore.
Per la Redfish è un premio significativo (https://design.museaward.com/winner-info.php?id=1544)
che va ad ampliare ulteriormente una ricchissima collezione di riconoscimenti nazionali e internazionali. L’agenzia sarda con sede a Sassari si era aggiudicata già nella scorsa edizione il ROSE GOLD Award per le etichette dei vini Kannu Na’Um della Cantina Ogliastra.
Il lavoro del direttore creativo dell’agenzia e designer Giovanni Murgia ha incantato la giuria per la capacità di creare, attraverso l’illustrazione dell’etichetta realizzata dall’artista Sara Pilloni di Alghero, un mondo magico e onirico che trasporta chi la guarda all’interno di un viaggio suggestivo. Un packaging intrigante e accattivante che affascina e incuriosisce condensando, nello spazio di pochi centimetri quadrati, l’essenza di un prodotto e della sua storia.
«L’idea del concept del vino C’era Una Volta racconta – ha spiegato Murgia – nella semplicità dell’iperbole favolistica la storia della nascita di questo vino e quella di chi lo ha prodotto. Lo stile scelto è volutamente favolistico, un po’ per dare un tocco magico ad un vino che si discosta molto dallo stile classico degli altri prodotti dell’azienda, ma anche per sottolineare la sua natura altamente espressiva e onirica. Un vino nato da un sogno, che diventa desiderio e, quindi, prodotto”.
Molto soddisfatta anche Giovanna Chessa, titolare delle Cantine Chessa di Usini, che vede riconosciuto il suo coraggio nello sposare questo progetto creativo per il suo vino. Una scelta che premia l’azienda dentro e fuori dalla bottiglia e che dimostra come anche il design può essere un valido ambasciatore del vino sardo nel mondo.