La danza primordiale di “Karrasekare” ammalia il Teatro Verdi di Sassari
La performance d’impatto traduce nelle coreografie lo studio sui carnevali sardi e baschi e la sensibilità fluida del teatro emergente
SASSARI. Oltre quattro minuti di applausi al Teatro Verdi di Sassari per la prima sarda di “Karrasekare”, il nuovo spettacolo della compagnia Igor X Moreno, che nei giorni scorsi ha ammaliato gli spettatori, numerosissimi, emozionati e talvolta spiazzati da una performance originale e inaspettata.
L’opera ha reso palpabile la dimensione originaria e l’energia primordiale dei carnevali sardi e baschi portata in scena dai sette danzatori sul palcoscenico e filtrata dalla dimensione queer. In uno scorrere fluido di catarsi come quella ispirata al carnevale di Bosa, carnalità, momenti d’insieme selvaggi e di forte impatto, hanno attraversato le coreografie create da Igor Urzelai Hernando e Moreno Solinas. “Karrasekare” ha presentato un’ipotesi di inclusività e di libertà, colpendo lo stomaco dei presenti attraverso i corpi dei ballerini che agiscono, spesso in totale nudità, come strumenti al servizio del pubblico.
Una enorme “coperta”, evocatrice di un paesaggio primigenio simile a una distesa di neve, è stata il terreno su cui i performer hanno agito, prima che divenisse una sorta di nuvola o pietra scura che, sospesa, incombe sul pianeta. Da questa arriva infine la pioggia che, bagnando il mondo, suggerisce la rigenerazione, la metamorfosi delle stagioni e degli stessi destini umani.
La suggestione di un ciclo della natura, destinato a ripetersi, ha investito il pubblico con la potenza delle immagini, semplici ma profonde. Come quelle dettate dai costumi e dalle maschere, animali e non, “abitati” in un crescendo vertiginoso di emozioni che mette in un angolo ogni discorso intellettuale per lasciare campo libero alla dimensione fisica e agli istinti. Dando così evidenza alle intenzioni dei creatori di “Karrasekare”, lavoro la cui genesi è durata più di tre anni.
L’evento ha debuttato con grande successo la scorsa settimana al Festival Romaeuropa e, dopo la data sassarese, arriverà per un’altra replica al Ten di Nuoro il 12 novembre 2023 alle 19. Sono le prime repliche di un lavoro che, dal 2024, circuiterà in tutta Europa toccando le piazze di Cambridge, Londra, Rijeka/Fiume (Croazia), Manchester, Parigi, Den Bosch nei Paesi Bassi e Aarhus in Danimarca.
Oltre alla regia e alla coreografia di Igor e Moreno, il cast può contare su un ensemble di spessore internazionale a partire dagli interpreti Marcella Mancini, Alessio Rundeddu, Matteo Sedda, Giulia Vacca, Margherita Elliot, Igor e Moreno. La consulenza drammaturgica è di Simon Ellis, le musiche originali e il sound design di Edoardo Robert Elliot, la scenografia e i costumi di KasperSophie (Kasper Hansen e Sophie Bellin-Hansen), le luci di Joshie Harriette, il coordinamento tecnico di Edoardo Robert Elliot, project producer Davide Pisano; amministrazione Anna Paola Della Chiesa.
Prodotto da S’ALA e The Place, lo spettacolo include anche, come co-produttori, Theatre De La Ville, Fuorimargine, Romaeuropa, Bora Bora e Theaterfestival Boulevard, in collaborazione con Toscana Terra Accogliente (con residenze a Anghiari Dance Hub e Armunia, e co-finanziamento di Fabbrica Europa).
A supportare l’Istituto Italiano di Cultura di Londra e di NID Platform, del sostegno di MiC – Ministero della Cultura, della Regione Sardegna, Fondazione di Sardegna, e dello sponsor di Viale srl.
La compagnia Igor X Moreno, che firma dei lavori creati da Igor Urzelai Hernando e Moreno Solinas, è nata nel 2012 a Londra per poi trasferirsi a Sassari nel 2019 quando i due coreografi hanno assunto la direzione artistica della compagnia di produzione S’ALA. Le loro produzioni sono state rappresentate non solo in Europa ma anche in Nord e Sud America, in Africa e in Asia. Tra i riconoscimenti ottenuti il Rudolf Laban Award, le nomination per i National Dance Awards e i Total Theatre Awards. I loro lavori sono stati selezionati per Aerowaves (2011, 2013 e 2015), la NID Platform, la British Council Showcase e la British Dance Edition.
Danza a Sassari, al Verdi il “Karrasekare” di Igor X Moreno
Il 9 novembre al Teatro Verdi va in scena in prima regionale dopo il debutto con successo al Festival Romaeuropa: un confronto tra i carnevali sardi e baschi per indagare antichi rituali e dar vita a nuove identità nel segno dell’arte coreutica
SASSARI. Una coreografia ispirata ai carnevali sardi e baschi, da quelli di Gavoi e Lula fino a Zubieta e Lanz, che indaga i rituali pre-cristiani del solstizio di primavera e si proietta nel futuro per dare voce a identità libere, fluide, queer. Giovedì 9 novembre, alle 21, al Teatro Verdi di Sassari andrà in scena “Karrasekare”, l’ultima creazione della compagnia sassarese Igor X Moreno, che sarà presentata in prima regionale dopo aver debuttato con successo al Festival Romaeuropa. La performance si avvale della cornice teatrale per sfruttare l’energia primitiva della sagra e far emergere l’azzardo vitale della combinazione di danza, canti ed ebbrezza, e quindi della vertigine provocata dallo stare insieme.
Prodotto da S’ALA e The Place, “Karrasekare” annovera anche, come co-produttori, Theatre De La Ville, Fuorimargine, Romaeuropa, Bora Bora e TheaterfestivalBoulevard, in collaborazione con Toscana Terra Accogliente (con residenze a Anghiari Dance Hub e Armunia, e co-finanziamento di Fabbrica Europa).
Si avvale inoltre del supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra e di NID Platform, del sostegno di MiC – Ministero della Cultura, della Regione Sardegna, Fondazione di Sardegna, e dello sponsor di Viale srl.
La regia e le coreografie sono di Moreno Solinas e Igor Urzelai Hernando, la direzione prove di Margherita Elliot, con gli interpreti Marcella Mancini, Alessio Rundeddu, Matteo Sedda, Giulia Vacca, Margherita Elliot, Igor e Moreno.
Il lavoro è stato sviluppato nello spazio di S’ALA, dove la compagnia ha anche lavorato sul ballo sardo con Angela Mela, maestra del gruppo folk Gurusele del capoluogo turritano. La consulenza drammaturgica è di Simon Ellis, le musiche originali e il sound design di Edoardo Robert Elliot, la scenografia e i costumi di KasperSophie, le luci di Joshie Harriette, il coordinamento tecnico di Edoardo Robert Elliot, project producer Davide Pisano; amministrazione Anna Paola Della Chiesa.
“Karrasekare” nasce in Sardegna e si avvale di un cast internazionale a tutti i livelli, dai performer al sound design e ai costumi, riflettendo così il lungo lavoro di ricerca iniziato nel 2019, portato oltre i confini dell’isola attraverso alcune residenze nel Regno Unito, in Croazia e Danimarca.
La vocazione europea proseguirà nella tournée che dal 2024 attraverserà le maggiori piazze del Vecchio Continente come Cambridge, Londra, Rijeka/Fiume (Croazia), Manchester, Parigi, Den Bosch nei Paesi Bassi e Aarhus in Danimarca. La prossima data sarda invece sarà il 12 novembre 2023 al TEN di Nuoro.
La compagnia Igor X Moreno, che firma dei lavori creati da Igor Urzelai Hernando e Moreno Solinas, è nata nel 2012 a Londra per poi trasferirsi a Sassari nel 2019 quando i due coreografi hanno assunto la direzione artistica della compagnia di produzione S’ALA. Le loro produzioni sono state rappresentate non solo in Europa ma anche in Nord e Sud America, in Africa e in Asia. Tra i riconoscimenti ottenuti il Rudolf Laban Award, le nomination per i National Dance Awards e i Total Theatre Awards. I loro lavori sono stati selezionati per Aerowaves (2011, 2013 e 2015), la NID Platform, la British Council Showcase e la British Dance Edition.
A Cagliari ritorna la magia del cinema muto esplorando il rapporto tra immagini e letteratura
Al via la VII edizione di “Storie di volti e silenzi” con la rassegna cinematografica e la sonorizzazione dal vivo di un lungometraggio.
“La macchina cinema” riesplora il concetto di “Narrativa per immagini” attraverso alcuni capolavori risalenti agli albori della settima arte
Cagliari. La rassegna cinematografica “Storie di volti e silenzi. La magia del cinema muto” ritorna a Cagliari con una VII edizione che, a partire da sabato 11 novembre efino al 28 dicembre 2023,declinerà il legame speciale tra cinema e letteratura, proponendo al pubblico 12 film realizzati tra il 1911 e il 1928.
L’iniziativa, che si svolgerà al centro culturale Hermaea di Pirri con una serata al polo bibliotecario Falzarego 35 di Cagliari, è organizzata dall’associazione La macchina cinema (FICC) con il sostegno della Regione Sardegna.
Il legame tra letteratura e cinema risale alle origini della settima arte: fin dai primi esempi di arte cinematografica, la letteratura ha fornito a sceneggiatori e registi il materiale su cui costruire le regole di un nuovo linguaggio, destinato a rivoluzionare il concetto di narrazione.
La materia letteraria, dunque, è stata trasformata e adattata allo scopo, con risultati sorprendenti soprattutto per il cinema muto, capace di tradurre la parola scritta sul grande schermo, paradossalmente, proprio senza l’ausilio delle parole. La VII edizione riesplorerà dunque gli albori della storia del cinema, tratti da diversi generi di testi letterari, dal racconto breve al romanzo a puntate. Queste opere raccontano la perizia dei primi, veri artisti che si cimentarono con un linguaggio ricco di potenzialità ancora inespresse, contribuendo all’arricchimento di correnti artistiche già esistenti o elaborandone di nuove, come nel caso dell’espressionismo tedesco e dell’impressionismo francese degli anni ’20 del Novecento.
Da Friedrich Wilhelm Murnau con i titoli Aurora,Nosferatu il vampiroeIl castello di Vogelod a Jean Epstein con La caduta della Casa Usher, la rassegna offre un’ampia scelta di generi, tra cui spiccano horror e dramma storico, capaci di attirare un pubblico eterogeneo per età e interessi culturali e di offrire alle generazioni più giovani, così come a chi si approcci allo studio del linguaggio cinematografico, una panoramica degli autori più significativi dell’epoca.
Il programma della rassegna comprende, tra gli altri, Metropolisdi Fritz Lang, tratto da un romanzo di Thea Von Harbou, all’epoca moglie di Lang, che scrisse anche la sceneggiatura del film, considerato il precursore, nonché la principale fonte d’ispirazione del moderno cinema di fantascienza, a cominciare da “Blade Runner” di Ridley Scott; ancora Il pensionantee Fragile virtùdi un giovanissimo Alfred Hitchcock, in cui sono già evidenti i meccanismi narrativi che caratterizzeranno l’opera del maestro del brivido; la trasposizione della tragedia diWilliam Shakespeare Romeo e Giulietta realizzata da Ugo Falena e Ilcarretto fantasma di Victor Sjöström, pilastro del cinema svedese che ispirò, tra gli altri, Ingmar Bergman. Ed ancora Giglio infranto di David Wark Griffith adattamento del racconto The Chink and the Child, scritto da Thomas Burke.
Non mancano, infine, gli esponenti italiani delle correnti cinematografiche del periodo, tra cui spicca Giulio Antamoro con la prima trasposizione cinematografica del capolavoro di Carlo Collodi Pinocchio e Tigre reale di Giovanni Pastrone, tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Verga.
In un’epoca in cui la comunicazione viaggia sui social media, attraverso gli schermi di cellulari e tablet, ed è caratterizzata dalla contaminazione tra linguaggi, la nostra associazione sceglie di tornare indietro nel tempo per raccontare come la letteratura abbia contaminato il nascente linguaggio del cinema all’inizio del Novecento: oggi, sono i prodotti audio-video che viaggiano sulle piattaforme streaming a cambiare le regole della narrazione, ma la magia del “raccontare storie”, al cinema – anche negli anni del cinema muto -, è iniziata così, traendo ispirazione dalla letteratura.
Ad introdurre i film i critici cinematografici Piero Spila, Roberto Silvestri, Mariuccia Ciotta, Elisabetta Randaccio, i docenti dell’università di Padova Denis Brotto e Alessandro Faccioli e gli operatori culturali Alessandro Macis, Patrizia Masala, Lorella Costa, Bepi Vigna e Massimo Spiga.
Come di consueto, il 9 dicembre nella sala Castello dell’hotel Regina Margherita nell’omonima via al civico 42, si proporrà come evento speciale la sonorizzazione dal vivo di uno dei titoli più suggestivi proposti, La caduta della Casa Usher di Jean Epstein, con musiche originali di Silvia Belfiore al pianoforte e Andrea Morelli ai sassofoni e flauto a sottolineare con ancor maggior forza l’idea di contaminazione tra le arti che il progetto de La macchina cinema sostiene con la sua decennale attività.
L’ingresso a tutta la manifestazione è a titolo gratuito e non occorre la prenotazione.
PROGRAMMA
SABATO 11 NOVEMBRE – CENTRO CULTURALE HERMAEA
H. 18,00 – Auroradi Friedrich Wilhelm Murnau (1927, 90’)
Introduce Piero Spila
LUNEDI’ 13 NOVEMBRE – CENTRO CULTURALE HERMAEA
H. 20,00 – Pinocchio diGiulio Antamoro (1911, 42’)
Introduce Mariuccia Ciotta
H. 21,00 – Romeo e Giulietta di Ugo Falena (1912, 34’)
H. 20,00 – Nosferatu il vampiro di F. W. Murnau (1922, 94’)
Introduce Denis Brotto
GIOVEDI’ 28 DICEMBRE – CENTRO CULTURALE HERMAEA
H. 20,00 – Tigre reale di Giovanni Pastrone (1916, 80’)
introduce Alessandro Faccioli
“Vestire il cinema”, la rassegna dell’Alambicco dal 10 novembre omaggia la Sartoria Tirelli
Da venerdì a Cagliari dodici appuntamenti per la rassegna cinematografica e la serata del Premio alla Carriera a un’eccellenza italiana che con i suoi costumi ha contribuito a fare la storia del cinema
CAGLIARI. L’omaggio alla Sartoria Tirelli rappresenta il tributo alla perizia artigianale di un’eccellenza italiana capace di contribuire in modo decisivo con i suoi costumi, alla realizzazione di tanti film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale. L’associazione L’Alambicco, con il sostegno della Regione Sardegna, intende valorizzare questo comparto dell’industria cinematografica spesso trascurato dal pubblico generalista: dal 10 novembre al 29 dicembre nella sala Stampace e nella Sala Villanova di viale Regina Margherita 44 a Cagliari (con ingresso dall’omonimo hotel), si terrà la rassegna cinematografica “Sartoria Tirelli. Vestire il cinema”, che accompagnerà gli appassionati per dodici appuntamenti, che includono il conferimento del premio alla carriera e il concerto del maestro Romeo Scaccia.
Insomma, uno sguardo per portare anche all’attenzione dei più giovani fruitori di cinema, una realtà fondata da Umberto Tirelli nel novembre del 1964, che è stata fondamentale per tratteggiare il carattere dei protagonisti e delle ambientazioni di storie indimenticabili, capaci di definire e ridefinire i canoni della settima arte grazie alle capacità delle maestranze coinvolte nella realizzazione degli abiti.
La rassegna sarà inaugurata venerdì 10 novembre, alle 17.30, nella Sala Stampace con la proiezione de “Il Gattopardo” di Luchino Visconti (1963), introdotto da Piero Spila. Per questo capolavoro Piero Tosi ha disegnato, tra gli altri, il celebre abito da ballo in organza avorio e seta verde chiarissimo indossato da Claudia Cardinale; deteriorato dall’inclemente trascorrere del tempo, l’abito è stato replicato con assoluta precisione grazie alle foto di scena. Con Morte a Venezia (1971) continua la collaborazione tra Luchino Visconti e Piero Tosi, che realizza i vestiti di Silvana Mangano e riceve una nomination per i Migliori Costumi al Premio Oscar. Altro appuntamento con Il Casanova (1976) di Federico Fellini: il regista e il costumista Danilo Donati reinterpretano il Settecento amplificando il gusto per l’esagerazione e per il grottesco dello stile Rococò. Le mode del tempo, già intrinsecamente eccessive, vengono enfatizzate e talvolta persino trasfigurate in funzione critica: il costume è fondamentale per la costruzione, anche in chiave psicologica, del personaggio di Casanova interpretato da Donald Sutherland.
Tra il 1982 e il 1983 Sergio Leone gira C’era una volta in America, affidandosi per i costumi a Gabriella Pescucci. L’ambientazione del film ha comportato per la costumista un grande lavoro di documentazione sulla moda americana dei primi anni ‘30, dissimile rispetto a quella europea; spicca, tra tutti, l’abito da sera in organza rosa indossato da Elisabeth Mc Govern. È ancora Gabriella Pescucci la costumista del film Il nome della Rosa (1986) del regista Jean-Jacques Annaud; alla base della realizzazione dei costumi, c’è uno studio approfondito delle tinture vegetali e della lavorazione di pellami e tessuti, trattati così come in uso nella prima metà del 1300, epoca in cui è ambientata la trasposizione del romanzo di Umberto Eco. I costumi di Nuovomondo (2006) di Emanuele Crialese, sono curati da Mariano Tufano: il costumista ha svolto uno studio molto accurato nell’archivio del Museo di Arti e Tradizioni Popolari di Roma, concentrandosi in particolare sulle forme e i disegni degli abiti popolari, ricavando dei cartamodelli molto precisi ricalcati su quelli di inizio Novecento. Il film ha ottenuto un David di Donatello per i Migliori Costumi; si distinguono, tra tutti, gli abiti indossati da Charlotte Gainsbourg.
La rassegna prosegue con Medea (1969): il regista Pier Paolo Pasolini si affida a Piero Tosi per la realizzazione dei costumi, tra cui spiccano gli abiti indossati da Maria Callas, interprete della protagonista: Tosi si ispira agli abiti dell’antica Grecia e compie un’accurata ricerca relativa alle differenze tra le varie etnie della penisola, dalle fogge (la plissettatura in particolare) ai colori, fino ai tessuti utilizzati per conferire a Medea, regina della Colchide, l’aspetto misterioso e al contempo inquietante che si addice a questo potente e al contempo fragile personaggio femminile.
Con L’età dell’innocenza (1994) di Martin Scorsese, la costumista Gabriella Pescucci vince il Premio Oscar per i Migliori Costumi; impossibile non citare gli splendidi abiti da sera in raso di seta e organza indossati da Winona Ryder e Michelle Pfeiffer, filologicamente ispirati alla moda di fine ‘800. I costumi disegnati dalla Pescucci strizzano l’occhio ai dipinti di Tissot, non a caso presenti nella scenografia del ballo a casa Beaufort.
Hugo Cabret (2011), rappresenta l’omaggio di Martin Scorsese a Georges Méliès, l’inventore del cinema inteso come forma d’espressione artistica. Per i costumi, il regista si è affidato a Sandy Powell, che ha ottenuto una nomination al Premio Oscar: la Powell ha agito su un doppio binario, con i costumi degli anni ’30 del Novecento – per lo più abiti da lavoro o adatti alle incombenze quotidiane -, in cui è ambientato il filone narrativo principale del film, e la ricostruzione degli stravaganti costumi indossati da Méliès e dai suoi attori durante le riprese dei suoi film, tra fine ‘800 e primi del ‘900.
La rassegna continua con il film Magnifica presenza (2012) di Ferzan Özpetek, che registra il contributo del costumista sardo Alessandro Lai e con Il paziente inglese (1996) di Anthony Minghella, che ottiene una candidatura agli Oscar per i Migliori Costumi disegnati da Ann Roth: la moda di fine anni ’30 e inizio anni ’40 viene celebrata dal magnifico guardaroba indossato da Kristin Scott Thomas, sia in occasione delle spedizioni nel deserto magrebino, che durante le eleganti serate di gala.
Ancora in rassegna troviamo il film La leggenda del pianista sull’Oceano (1998) di Giuseppe Tornatore, con i costumi di Maurizio Millenotti, vincitore di un David di Donatello; la trasposizione cinematografica del monologo “Novecento” di Alessandro Baricco è ambientata nel 1935 e ha dato modo a Millenotti di esplorare una grande varietà di abbigliamento, da adattare alle diverse classi sociali che viaggiano sul transatlantico che fa da sfondo alla vicenda narrata. La stoffa utilizzata per gli abiti è stata fatta tessere su espressa volontà di Umberto Tirelli nel 1986, all’indomani della ricca e importante Donazione Tirelli a Palazzo Pitti.
I costumi ispirati alla moda anni ’70 di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1969) di Elio Petri, altro titolo in rassegna, sono particolarmente preziosi: il kimono, indossato da Florinda Bolkan e ispirato a un pezzo originale di Maria Monaci Gallenga databile tra gli anni 1910-30, è stato disegnato da Franco Carretti, dall’originale di Gallenga restaurato dalla Sartoria Tirelli.
Marie Antoinette (2006) di Sofia Coppola ha vinto un Premio Oscar, un Nastro d’argento e ha avuto una nomination al Premio Bafta per gli splendidi costumi disegnati da Milena Canonero: tra accuratezza filologica e rottura dei canoni tradizionali, il lavoro della Canonero ben interpreta l’eclettica trasposizione della vita della più famosa regina di Francia proposta dalla regista, con uno studio e una reinterpretazione della moda nella seconda metà del XVIII secolo alla corte di Luigi XVI.
Sono invece disegnati da Massimo Cantini Parrini i costumi del film Il racconto dei racconti di Matteo Garrone (2015): fra i tanti abiti che contribuiscono a creare il mondo ispirato alla raccolta di fiabe “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile si distinguono quelli indossati dall’attrice Salma Hayek nel ruolo della Regina di Selvascura; Nastro d’Argento e David di Donatello per i Migliori Costumi, ovviamente realizzati dalla Sartoria Tirelli.
Chiamati a introdurre i film i critici cinematografici Piero Spila, Mariuccia Ciotta, Roberto Silvestri, Roberto Chiesi, Elisabetta Randaccio, il docente di Storia dello spettacolo Giuseppe Mattia e gli operatori culturali Lorella Costa, Luigi Cabras, Patrizia Masala, Alessandro Macis, Stefania Costa, Bepi Vigna.
Il 17 dicembre presso la sala Castello, nell’ambito dell’evento speciale del conferimento del Premio alla Carriera, verrà proposto al pubblico, in presenza del regista Gianfranco Gigni, il documentario Sartoria Tirelli. Vestire il Cinema, a cui si ispira il titolo della rassegna cinematografica proposta dall’Alambicco. A ritirare il Premio sarà Dino Trappeti, direttore della Tirelli Trappetti – costumi dal 1964. A seguire il consueto concerto con le musiche arrangiate trascritte ed eseguite al pianoforte dal M° Romeo Scaccia accompagnate da una selezione dei film più significativi proposti in rassegna. Tra gli ospiti della serata Laura Nobile, coordinatrice generale della Tirelli Trappetti e la sorpresa di alcuni dei costumisti che fanno la storia di questa grande istituzione del mondo del cinema, del teatro e della lirica.
VENERDI’ 10 NOVEMBRE – SALA STAMPACE H. 17.30 – Inaugurazione rassegna H. 17.45 – Il Gattopardo di Luchino Visconti (1963, 187’) Introduce Piero Spila
MERCOLEDI’ 15 NOVEMBRE – SALA STAMPACE H. 17.30 – Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri (1970, 112’) Introduce Roberto Silvestri H. 20,00 – Marie Antoinette di Sofia Coppola (2006, 125’) Introduce Mariuccia Ciotta
SABATO 18 NOVEMBRE – SALA STAMPACE H. 17,30 – Il paziente inglese di Anthony Minghella (1996, 161’) Introduce Lorella Costa
MERCOLEDI’ 22 NOVEMBRE – SALA STAMPACE H. 20,00 – C’era una volta in America di Sergio Leone (1984, 139’) Introduce Bepi Vigna
SABATO 25 NOVEMBRE – SALA STAMPACE H. 17.30 – Il nome della Rosa di Jean-Jacques Annaud (1986, 126’) H. 20,00 – Il racconto dei racconti di Matteo Garrone (2015, 134’) Introduce i film Lorella Costa
DOMENICA 3 DICEMBRE – SALA STAMPACE H. 17.30 – Medea di Pier Paolo Pasolini (1969, 110’) Introduce Roberto Chiesi H. 20,30 – Hugo Cabret di Martin Scorsese (2011,126’) Introduce Alessandro Macis
MERCOLEDI’ 6 DICEMBRE – SALA VILLANOVA H. 20.00 – L’età dell’innocenza di Martin Scorsese (1993,138’) Introduce Gigi Cabras
VENERDI’ 8 DICEMBRE – SALA VILLANOVA H. 17.30 – Il Casanova di Federico Fellini (1976, 155’) Introduce Giuseppe Mattia
EVENTO SPECIALE DOMENICA 17 DICEMBRE, ore 17.30 SALA CASTELLO HOTEL REGINA MARGHERITA Proiezione del documentario “Sartoria Tirelli. Vestire il cinema” di Gianfranco Giagni (2006, 54’) Introducono il regista Gianfranco Giagni e il direttore artistico dell’Alambicco Alessandro Macis
Conferimento del Premio alla carriera alla TIRELLI TRAPPETTI – Costumi dal 1964 Il Premio verrà consegnato al direttore Dino Trappetti
Concerto Omaggio di una selezione delle musiche e delle immagini dei film in rassegna Arrangiamenti, trascrizioni ed esecuzione del M° Romeo Scaccia al pianoforte
MERCOLEDI’ 20 DICEMBRE – SALA STAMPACE H. 20,00 – Morte a Venezia di Luchino Visconti (1971, 130’) Introduce Elisabetta Randaccio
MERCOLEDI’ 27 DICEMBRE – SALA STAMPACE H. 20,00 – La leggenda del pianista sull’Oceano di Giuseppe Tornatore (1998, 165’) Introduce Stefania Costa
VENERDI’ 29 DICEMBRE – SALA STAMPACE H.17.30 – Magnifica presenza di Ferzan Özpetek (2012, 105’) Introduce Alessandro Macis H. 20.00 – Nuovomondo di Emanuele Crialese (2006, 114’) Introduce Patrizia Masala
Ingresso gratuito per tuta la manifestazione – Non occorre prenotazione.