Ospedale Marino di Alghero: crescita, riforma e incertezze sul futuro

Il dibattito sulla sanità algherese si accende attorno al destino dell’Ospedale Marino, al centro di una riforma che ne prevede il trasferimento dall’AOU di Sassari alla ASL. Tra dati di crescita e preoccupazioni politiche, il futuro della struttura resta un tema caldo per il territorio.

di Fausto Farinelli

alghero, 13 Marzo 2025

L’Ospedale Marino di Alghero ha registrato negli ultimi anni un significativo incremento delle attività grazie alla gestione dell’AOU di Sassari. I dati più recenti trasmessi all’Assessorato Regionale alla Sanità lo confermano: nel 2021 si contavano 226 interventi, mentre nel 2024 il numero è salito a 885, con un aumento anche della complessità degli interventi, come dimostra il passaggio da 24 a 136 protesi articolari annue.

A rafforzare il ruolo strategico della struttura è anche la sua integrazione nel Dipartimento di Scienze Motorie, Neurologiche e Riabilitative della AOU di Sassari, che include due corsi di laurea e una Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia, con due nuove scuole di specializzazione in fase di istituzione. Un centro non solo di assistenza, ma anche di formazione per il futuro della medicina riabilitativa e ortopedica.

Il nodo della riforma sanitaria

Nonostante i numeri positivi, il futuro dell’Ospedale Marino è stato scosso dalla recente riforma sanitaria approvata in Consiglio Regionale, che stabilisce il passaggio della gestione dalla AOU alla ASL di Sassari a partire dal 1° gennaio 2026. Questa decisione ha sollevato numerose critiche, soprattutto per la mancanza di un piano dettagliato sugli investimenti futuri, sulle garanzie per il personale e sui livelli di assistenza che verranno mantenuti.

Secondo il sindaco di Alghero, Raimondo Cacciotto, l’incontro con l’Assessore alla Sanità Armando Bartolazzi ha confermato la volontà della Regione di preservare la missione ortopedica dell’ospedale, ma senza fornire dettagli concreti su come verranno garantiti standard elevati di qualità. L’unica certezza, al momento, è l’intenzione di creare una rete formativa allargata, ma senza un protocollo chiaro.

Le critiche politiche e le preoccupazioni locali

L’opposizione, guidata da Fratelli d’Italia Alghero, ha espresso un netto dissenso, definendo la riforma una “spartizione politica” che penalizza la sanità locale. Il consigliere regionale Valdo Di Nolfo è stato duramente criticato per il suo sostegno alla riforma, con l’accusa di aver tradito il territorio accettando un cambio di gestione senza precise garanzie.

Un punto critico riguarda il rischio di disimpegno dell’Università, che attualmente garantisce personale medico specializzato e investimenti in ricerca e formazione. Senza un protocollo chiaro che regoli la collaborazione tra ASL e AOU, la preoccupazione è che l’ospedale possa perdere il suo ruolo di polo d’eccellenza per ortopedia e riabilitazione.

La proposta di Carlo Doria: un’unica governance per il Nord-Ovest

Una prospettiva alternativa arriva dal senatore ed ex assessore regionale Carlo Doria, che propone un modello di riforma sanitaria basato sulla creazione di un’unica azienda ospedaliera per i presidi per acuti di Alghero e Ozieri sotto la guida dell’AOU di Sassari. Secondo Doria, questa soluzione porterebbe numerosi vantaggi:

  1. Migliore gestione del personale sanitario, evitando la carenza di specialisti nei presidi periferici, problema aggravato dalla difficoltà di attrarre professionisti verso le ASL.
  2. Chiarezza nella suddivisione delle competenze tra gli ospedali, garantendo una missione specifica a ciascuna struttura.
  3. Rafforzamento della sanità territoriale, lasciando alla ASL la gestione di medicina generale, prevenzione e lungodegenza, mentre l’AOU si occuperebbe degli interventi ospedalieri complessi.
  4. Ottimizzazione delle risorse per migliorare la qualità e la sicurezza delle cure, evitando dispersioni e riducendo il contenzioso medico-legale.

Doria evidenzia inoltre il rischio di dispersione delle competenze in caso di trasferimento dell’Ospedale Marino alla ASL, sottolineando come la gestione AOU abbia già portato risultati tangibili grazie a investimenti in nuove sale operatorie e nell’ampliamento delle attività di endocrinologia e medicina dello sport. Un ulteriore problema riguarda la distribuzione delle risorse umane, poiché gli specialisti tendono a gravitare verso i due poli ospedalieri di Sassari e Cagliari, lasciando sguarniti i presidi periferici.

Quale sarà il futuro dell’Ospedale Marino?

Mentre il dibattito prosegue, la comunità algherese attende risposte concrete su quale sarà il destino del suo ospedale. Il rischio di un indebolimento del sistema sanitario locale è reale, e senza un piano attuativo dettagliato, le promesse della Regione restano vaghe.

Riuscirà la politica a trovare un equilibrio tra riforma e garanzie per i cittadini? La sanità non può essere una merce di scambio, ma un diritto da tutelare con scelte lungimiranti. Il tempo stringe, e il futuro della sanità algherese è ancora tutto da scrivere.




Il Deffenu di Olbia protagonista dei Giochi matematici

Sei studenti il 18 maggio voleranno a Palermo per la Finale nazionale

OLBIA. L’Istituto Attilio Deffenu di Olbia nei giorni scorsi ha ospitato la Finale regionale dei Giochi Matematici del Mediterraneo in qualità di scuola polo per le categorie S4 (prima superiore), S5 (seconda superiore) ed S6 (terza superiore). A contendersi il podio, oltre alle squadre agguerrite del Deffenu, alla loro prima esperienza in questo tipo di competizione, ci sono state quelle dell’Istituto Francesco Ciusa di Nuoro, che invece vanta una tradizione decennale.

Il primo classificato per la categoria S4 classi prime superiori è Alessandro Fiore del Deffenu, seguito da Matteo Fiore, anche lui dell’istituto di Olbia, mentre terzo classificato è Francesco Cabiddu del Ciusa di Nuoro.

Il podio categoria S4 Prime superiori. In alto il podio della categoria S6 terze superiori

La categoria S5 delle classi seconde ha visto primeggiare Jacopo Caboni, seguito da Alexander Carzedda, entrambi del Deffenu; al terzo posto si è piazzato Salvatore Maccioni del Ciusa.

Nella categoria S6 legata alla terza superiore, a conquistare il primo posto è stato lo studente di origini cinesi Lei Changhao del Deffenu, secondo posto è andato a Pietro Bussu, sempre del Deffenu, e terzo a Sara Patteri del Ciusa.

Il progetto è stato portato avanti dalla referente d’istituto Sara Santandrea, docente di matematica, che ha consegnato le pergamene ai vincitori al fianco del dirigente Stefano Stacca.

Il Deffenu ha coinvolto circa seicento alunni delle tre classi di categoria per le prime qualificazioni che si sono svolte nel mese di ottobre. I migliori quindici per categoria hanno potuto partecipare alla finale d’istituto, la cui premiazione è avvenuta prima di Natale, e i primi cinque tra questi hanno poi partecipato alla finale regionale assieme agli studenti del Ciusa.

L’istituto di via Vicenza piazza quindi ben sei esponenti (2 per categoria) alle finali nazionali che si terranno a Palermo il 18 maggio prossimo. Sarà un confronto impegnativo con circa mille studenti provenienti da tutta Italia e si spera di ottenere un buon piazzamento.

I Giochi Matematici del Mediterraneo (GMM) si prefiggono di mettere a confronto fra loro allievi di diverse scuole che, gareggiando con lealtà nello spirito della sana competizione sportiva, sviluppano atteggiamenti positivi verso lo studio della matematica. Inoltre, i giochi offrono opportunità di partecipazione ed integrazione e di valorizzazione delle eccellenze.

Il podio della categoria S5 seconde superiori



La Sandalia Karate trionfa ai Campionati regionali: Oro e Argento a Oristano per Fatima Chessa e Aurora Vacca

Le due atlete della categoria Seniores il 28 marzo voleranno al PalaPellicone di Ostia per partecipare alle finali nazionali

La Sandalia Karate ASD di Ozieri trionfa ai Campionati regionali assoluti valevoli per la qualificazione alle finali nazionali. Domenica 9 marzo a Oristano, la società sportiva guidata dal maestro Daniele Ledda ha conquistato i due gradini più alti del podio nella categoria Seniores: l’Oro è andato a Fatima Chessa di Nughedu e l’Argento ad Aurora Vacca di Ardara, che hanno acquisito rispettivamente il titolo di campionessa e di vice-campionessa regionale.

Le due giovani atlete, molto promettenti e determinate, hanno mostrato fin da subito carattere, abilità e notevoli capacità tecniche. Sul tatami hanno superato le rispettive avversarie per ritrovarsi faccia a faccia nell’incontro finale che alla squadra è valso sia il primo che il secondo posto.

I campionati regionali sono valevoli per la qualificazione alle finali nazionali che si terranno a Ostia il 28 marzo prossimo. Entrambe le atlete logudoresi voleranno al centro olimpico PalaPellicone, il tempio del Karate italiano, dove gareggeranno in quella che è assimilabile alla Serie A di questa nobile arte marziale, confrontandosi con campionesse di grandissimo spessore.




Venerdì a Cagliari “La bella virtù” di Marisa Salabelle

Nuova anteprima della XI edizione del Festival Premio Emilio Lussu

In programma il 7 marzo la presentazione del romanzo edito da Arkadia

È online il bando di concorso per le opere di Narrativa e Saggistica edita con scadenza il 1° giugno 2025

CAGLIARI. Un’opera corale che esplora temi universali come la memoria, la malattia, la perdita, l’amore e la ricerca delle proprie radici. È “La bella virtù”, il nuovo romanzo di Marisa Salabelle, edito da Arkadia (2025), che sarà presentato venerdì 7 marzo alle 19, al Centro Culturale Hermaea di Pirri (via Santa Maria Chiara 24A), tra le anteprime della XI edizione del Festival Premio Emilio Lussu organizzato dall’associazione culturale L’Alambicco. A dialogare con l’autrice sarà lo scrittore Daniele Congiu.

La scrittura di Salabelle è elegante e incisiva, e rende la lettura un’esperienza intensa e appagante. Attraverso la storia di una famiglia, l’autrice offre uno spaccato della società italiana del Novecento, con le sue trasformazioni e i suoi contrasti, coinvolgendo il lettore all’interno di pagine dove prendono vita personaggi delineati con cura e profondità psicologica. Il racconto invita alla riflessione sulla complessità dei rapporti umani e sulla forza dei legami familiari.

La scrittrice è nata a Cagliari nel 1955 e vive a Pistoia dal 1965. È laureata in Storia all’Università di Firenze e ha frequentato il triennio di studi teologici al Seminario arcivescovile della stessa città. Dal 1978 al 2016 ha svolto la professione di insegnante. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, “L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu” (Piemme), seguito nel 2019 dal suo secondo romanzo, “L’ultimo dei Santi” (Tarka). Entrambe le opere sono state finaliste al Premio letterario “La Provincia in Giallo”, rispettivamente nel 2016 e nel 2020. Nel settembre 2020 è uscito il romanzo storico-familiare “Gli ingranaggi dei ricordi” (Arkadia Editore) e nel 2022 “Il ferro da calza” (Tarka), un giallo con ambientazione appenninica. Suoi articoli e racconti sono apparsi su riviste online e antologie cartacee.




“Su sardu, sa limba nostra” ritorna a Villanova Monteleone

All’iniziativa di promozione della lingua sarda coordinata dall’Istituto Bellieni aderiscono anche Monteleone Rocca Doria, Putifigari e Olmedo

Il progetto rientra nell’attività finanziata dalla Regione Autonoma della Sardegna con i fondi della L 482/99 e LR 22/18

VILLANOVA MONTELEONE. “Su sardu, sa limba nostra” ritorna a Villanova Monteleone per la seconda annualità. Il progetto, realizzato a cura dell’Istituto Camillo Bellieni di Sassari, mette insieme una serie di iniziative culturali e di promozione della lingua sarda che nei prossimi mesi coinvolgeranno, oltre a Villanova quale Comune capofila, anche Monteleone Rocca Doria, Putifigari e Olmedo. Operatrice dello sportello linguistico (durata 520 ore) sarà Maria Leonarda Correddu, che si occuperà anche della formazione, con un corso di lingua sarda elementare e uno di livello avanzato.

Le attività culturali di promozione linguistica prevedono la realizzazione di quattro video promozionali sul territorio e le sue risorse, sulle tradizioni e sui peculiari aspetti culturali di ogni comune aderente.

Sono in programma inoltre attività di animazione in collaborazione con biblioteche, ludoteche, musei, siti archeologici, associazioni culturali e con tutte le realtà socio-economiche presenti nel territorio. Con gli istituti scolastici proseguiranno le iniziative già intraprese negli anni precedenti.

Il progetto rientra nell’attività finanziata dalla Regione Autonoma della Sardegna con i fondi della L 482/99 e LR 22/18″.




Un fiume in piena il Carnevale Sennorese, Martedì grasso la sfilata conclusiva

Come nelle aspettative lungo le vie del paese è confluito un importante flusso turistico proveniente da tutto l’hinterland, stimato in oltre settemila presenze

La manifestazione è stata inserita nei giorni scorsi nel circuito dei grandi eventi della Regione Sardegna

SENNORI. Via Roma come un fiume in piena di maschere e di colori, tra carri allegorici, musica e centinaia di figuranti. Sabato 1 marzo sono stati oltre settemila gli spettatori stimati lungo il percorso della terza tappa del Carnevale Sennorese. Più che un fiume, una marea proveniente da tutto l’hinterland con tantissimi giovani. Un grande successo e una soddisfazione palpabile da parte degli organizzatori, per un evento che proprio nei giorni scorsi è entrato nel circuito degli eventi carnevaleschi più importanti a livello regionale, e che proseguirà martedì grasso con la sfilata conclusiva.

A dare il via alla manifestazione intorno sono stati i gruppi tradizionali: “S’ Urtzu” di Ula Tirso, “Is Cerbus” di Sinnai,Is restes e S’Urtzu Pretistu” di Sorgono, “Is Sonaggiaos” di Ortueri. E naturalmente i “Gigantes” di Sennori, maschere nate di recente ma già celebri per la loro capacità di creare un’atmosfera mistica e potente. Al suono del corno antico hanno fatto seguito il rullo dei tamburi e gli sbandieratori di San Guantino Iglesias, poi le note suggestive della”Marching Band Berchidda” a cura dell’associazione Funky Jazz Orchestra e le movenze raffinate delle majorettes Tonino Spano di Olbia.

Il profumo di frittelle, gli ottimi “frisciolos” realizzati seguendo una riservatissima ricetta locale, ha pervaso il percorso della manifestazione mandato letteralmente a ruba il piatto simbolo del Carnevale sardo. Tanta allegria, divertimento e voglia di ballare, a iniziare dalla parata dei bambini con le mascotte della Walt Disney e Butterfly Parade, per poi immergersi nelle atmosfere hippy degli anni Sessanta con il carro dei “Figli dei Fiori”, seguiti dagli “Eschimesi”, a cura dell’associazione USD Sennori; poi gli “Space Jam” a cura dell’associazione ASD Pallacanestro Sennori; “Il carro” che ha trascinato il pubblico con l’energia delle star del basket; i fantastici “Pirati dei Caraibi” a cura dell’associazione culturale Banda Musicale “Città di Sennori”; “La fattoria” a cura dell’associazione culturale Sos Femmineddos; “Squid Game” a cura dell’associazione turistica Pro Loco Sennori; “Cartoons” a cura dell’Associazione culturale Coro delle voci bianche – città di Sennori; “Parata delle Mascotte della Walt Disney” e “Parata Butterfly Parade” organizzati dalla Ies Eventi.

Tradizione, radici e fantasia hanno unito vecchie e nuove generazioni con l’obiettivo di far crescere una manifestazione che sta dando sempre più importanti risvolti nel tessuto economico, culturale e turistico del territorio. «Siamo veramente contenti di come sia andata la sfilata – hanno dichiarato il sindaco Nicola Sassu e l’assessora alla Cultura e al Turismo, Elena Cornalis –. Ringraziamo infinitamente la ProLoco, i Corpi Barracellari di Sennori, Alghero e Sorso, la Polizia municipale di Sennori, la stazione dei Carabinieri, Sardegna Emergenza e tutti i cittadini e le associazioni che si sono prodigate per costruire i carri e fare insieme una bella festa per il nostro territorio. Questo è il primo anno in cui rientriamo nel circuito dei carnevali inserito nei grandi eventi della Regione, e siamo più che mai soddisfatti per il raggiungimento di questo ulteriore obiettivo d’eccellenza». La sfilata si ripeterà nel pomeriggio di martedì grasso (4 marzo), a partire dalle 16, seguendo lo stesso percorso in direzione inversa e portando allegria per tutto il paese.




Da “Il Servitore del Popolo” a “The Apprentice”: come Volodymyr Zelensky e Donald Trump hanno sfruttato la TV per arrivare alla presidenza

di Fausto Farinelli – Alghero 3 Marzo 2025

Da “The Apprentice” a “Servitore del Popolo”: come Trump e Zelensky hanno usato la TV per diventare presidenti

Se pensiamo a Donald Trump e Volodymyr Zelensky, ci viene spontaneo immaginarli agli opposti: uno è un miliardario americano, noto per il suo stile esagerato e le battute taglienti, l’altro è un attore comico ucraino, diventato il simbolo della resistenza contro l’invasione russa. Eppure, hanno qualcosa in comune: hanno usato la televisione per entrare nel cuore del pubblico e poi lanciarsi in politica, fino a diventare presidenti dei loro Paesi.

Ma come hanno fatto? Cosa c’è di simile nei loro percorsi? Scopriamolo insieme.


La TV come trampolino di lancio

Donald Trump: l’uomo d’affari che diventa star della TV

Per molti americani, Donald Trump non è stato prima di tutto un politico, ma un volto televisivo iconico. Certo, il suo nome circolava già negli anni ‘80 e ‘90 per le sue torri scintillanti e le apparizioni nei media, ma la vera svolta arrivò nel 2004, quando divenne il protagonista assoluto di The Apprentice.

Questo reality show, trasmesso dalla NBC, metteva in competizione aspiranti uomini d’affari, sottoponendoli alle prove più dure sotto lo sguardo severo di Trump, che ogni settimana eliminava qualcuno con il suo ormai leggendario “You’re fired!”.

Il programma ebbe un successo incredibile: andò avanti per oltre un decennio e rese Trump un punto di riferimento per milioni di americani. Il pubblico lo vedeva come un leader forte, un imprenditore che sapeva prendere decisioni difficili senza esitazioni. Questa immagine, costruita negli anni davanti alle telecamere, si rivelò poi fondamentale quando nel 2015 Trump annunciò la sua candidatura alla presidenza. La gente non votava solo un politico, votava il personaggio che conosceva da anni, il “boss” che sapeva come si gestisce un business.


Volodymyr Zelensky: il comico che diventa presidente per davvero

Se Trump si è costruito il suo ruolo politico nelle sale riunioni e nei grattacieli di Manhattan, Zelensky lo ha fatto direttamente sul set di una serie TV.

Nel 2015, in Ucraina, debuttava Sluha Narodu (Servitore del Popolo), una serie che raccontava la storia di Vasyl Holoborodko, un insegnante onesto che, per un caso fortuito, veniva eletto presidente del Paese. Holoborodko, interpretato dallo stesso Zelensky, era un uomo comune, lontano dalla corruzione e dagli intrighi politici, e la sua missione era cambiare il sistema dall’interno.

La serie ebbe un successo enorme, perché raccontava quello che milioni di ucraini sognavano: un leader onesto, lontano dai giochi di potere e dalla corruzione. E quando nel 2018 Zelensky annunciò di volersi candidare davvero alla presidenza, il pubblico non vedeva più la differenza tra il personaggio e la realtà.

La sua campagna elettorale fu completamente diversa da quelle tradizionali: niente comizi in giacca e cravatta, niente discorsi pesanti. Zelensky parlava alla gente con il linguaggio della televisione, con video brevi, post sui social e un’immagine fresca, giovane, immediata. Il risultato? Un trionfo assoluto alle elezioni del 2019, con oltre il 70% dei voti.


Similitudini tra i due: quando la TV diventa politica

A questo punto, le somiglianze sono evidenti. Trump e Zelensky, pur essendo diversissimi per carattere e storia personale, hanno seguito un percorso parallelo che li ha portati dalle luci della ribalta alla politica.

1. L’immagine costruita sul piccolo schermo

  • Trump era il magnate di successo, il decisore implacabile che sapeva come risolvere i problemi.
  • Zelensky era l’uomo semplice, il leader vicino alla gente, senza corruzione o giochi di potere.
  • In entrambi i casi, questa immagine non è nata in politica, ma nella TV, dove il pubblico li ha conosciuti e ha imparato a fidarsi di loro.

2. Il salto diretto dalla TV alla politica

  • Trump non aveva mai ricoperto alcun incarico politico prima di candidarsi nel 2016.
  • Zelensky non aveva mai fatto politica prima di vincere la presidenza nel 2019.
  • Entrambi si sono presentati come outsider, persone che arrivavano a “ripulire” il sistema dai suoi vizi e dalle sue corruzioni.

3. La comunicazione diretta e semplice

  • Trump parlava agli americani come un uomo d’affari, con frasi brevi, slogan efficaci, diretti.
  • Zelensky parlava agli ucraini come un amico, usando lo stile colloquiale della TV e dei social media.
  • Entrambi hanno evitato i discorsi complicati e istituzionali, scegliendo un linguaggio che arrivava dritto al cuore della gente.

4. Il successo elettorale clamoroso

  • Trump vinse le primarie repubblicane e poi sconfisse Hillary Clinton nel 2016, sorprendendo il mondo intero.
  • Zelensky travolse Petro Porošenko nel 2019 con oltre il 70% dei voti, un margine quasi incredibile per una democrazia.
  • Entrambi hanno dimostrato quanto conti la popolarità nel mondo moderno: quando il pubblico si affeziona a un personaggio, il passaggio dalla TV alle urne può essere più rapido di quanto si pensi.

Le differenze: due mondi opposti

Ovviamente, non possiamo ignorare che Trump e Zelensky restano due leader molto diversi:

  • Trump era un imprenditore navigato e un politico conservatore; Zelensky era un attore e un progressista europeista.
  • Trump ha governato la più grande superpotenza economica e militare del mondo; Zelensky ha dovuto affrontare un’invasione russa e guidare un Paese in guerra.
  • Trump è stato un presidente controverso e divisivo; Zelensky, nel contesto della guerra, ha ottenuto un consenso quasi unanime in patria.

Ma il punto resta: entrambi hanno dimostrato come la televisione possa essere il trampolino di lancio più potente per un leader politico moderno.


La TV, la politica e il futuro

Se c’è una cosa che Trump e Zelensky ci insegnano, è che oggi la politica non nasce più solo nei partiti o nelle istituzioni, ma anche (e forse soprattutto) nei media.

Le persone vogliono leader che conoscano, che sentano vicini, e la televisione – insieme ai social – è il modo più rapido per costruire questa familiarità. Il futuro della politica potrebbe vedere sempre più outsider emergere dai media, saltando i tradizionali percorsi di carriera e conquistando direttamente il cuore degli elettori.

La domanda è: chi sarà il prossimo volto televisivo a trasformarsi in leader mondiale?




Tassa d’imbarco in Sardegna: un freno per il turismo o una risorsa per la Regione?

di Fausto Farinelli – Alghero 1 Marzo 2025

Un confronto internazionale: la Sardegna è penalizzata?

Come evidenziato da Sandro Usai, studioso del fenomeno trasportistico sardo (Sandro Usai Blog), la tassa d’imbarco in Italia è aumentata notevolmente dal 2004, passando da 1 euro a 6,50 euro per passeggero nella maggior parte degli scali. In alcuni aeroporti, come Venezia (9 euro) e Napoli (8,50 euro), l’importo è ancora più elevato.

Se confrontata con il resto d’Europa, l’Italia risulta il secondo paese con la tassazione aeroportuale più alta, con un carico fiscale di 22,82 euro per passeggero, dietro solo al Regno Unito, dove può arrivare a 40 euro. Paesi come la Spagna applicano solo 2,57 euro, mentre la Lettonia addirittura 0,01 euro.

“L’eliminazione della tassa potrebbe rappresentare un volano per il turismo, ma servono politiche di compensazione per evitare squilibri nei bilanci pubblici”, spiega Usai nel suo studio sulle ripercussioni economiche della tassa (fonte).

L’impatto della tassa sugli aeroporti sardi: numeri e previsioni

Secondo Sandro Usai (fonte), il gettito della tassa d’imbarco in Sardegna è di circa 34 milioni di euro

    Dove finiscono i soldi della tassa d’imbarco?

    Nonostante venga chiamata addizionale comunale, solo una frazione minima dei 6,50 euro pagati per ogni passeggero viene effettivamente destinata ai Comuni aeroportuali. In realtà, la maggior parte del gettito finisce nelle casse dello Stato per scopi completamente estranei al settore del trasporto aereo.

    Secondo lo studio condotto da Andrea Giuricin, 5 euro su 6,50 vengono destinati all’INPS e al “Fondo Trasporto Volo”, ovvero a:

    • 1,5 euro per il Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo, che garantisce il sostegno al sistema aeroportuale;
    • 3,5 euro alla Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali (GIAS), che finanzia alcune specifiche gestioni pensionistiche non direttamente legate al trasporto aereo.

    Dunque, la tassa d’imbarco non serve principalmente a finanziare gli aeroporti o le infrastrutture, ma a coprire spese previdenziali e assistenziali dello Stato.

    Solo 1,5 euro rimane in ambito aeroportuale, suddiviso tra:

    • Il servizio antincendio negli aeroporti;
    • L’ENAV per i costi di sicurezza degli impianti;
    • Una frazione minima destinata ai Comuni aeroportuali.

    In pratica, i Comuni ricevono una quota irrilevante, salvo alcune eccezioni (Roma, Venezia e Napoli), dove le amministrazioni hanno concordato piani di rientro dal debito con il governo nazionale.

    “Per i Comuni, l’introito della tassa è irrisorio, ma viene usato per coprire altre spese dello Stato”, evidenzia Giuricin.

    Questa ripartizione fa emergere un paradosso: si tratta di una tassa che incide direttamente sul costo dei biglietti e sulla competitività del trasporto aereo, senza però finanziare il settore in modo significativo.

    Ma cosa succederebbe se la tassa fosse eliminata?

    Secondo Usai, gli aeroporti sardi potrebbero non essere pronti a gestire un aumento improvviso del traffico aereo senza adeguati investimenti:

    “Gli scali di Cagliari, Olbia e Alghero sono dimensionati per il traffico attuale. Se la tassa venisse abolita e si verificasse un boom di passeggeri, le infrastrutture attuali non sarebbero in grado di sostenere la crescita senza investimenti significativi” (fonte).

    Senza interventi di ampliamento e modernizzazione, la Sardegna rischierebbe di trovarsi con aeroporti sovraffollati e servizi inefficienti.

    La posizione della politica sarda: un dibattito ancora aperto

    La questione della tassa d’imbarco ha acceso un acceso confronto tra le forze politiche sarde. Paolo Truzzu (FdI) ha attaccato la Giunta Todde, accusandola di immobilismo:

    “Mentre la Giunta continua a perdere tempo, altre regioni come Friuli Venezia Giulia, Calabria e Abruzzo hanno già eliminato la tassa. Non c’è più alcuna giustificazione per mantenere questo balzello che ostacola il diritto alla mobilità dei sardi”.

    Anche il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Marco Tedde, ha sollecitato un intervento immediato, suggerendo di utilizzare i 30 milioni di euro destinati alla privatizzazione degli aeroporti per eliminare la tassa:

    “Abbiamo già un modello di riferimento: in altre regioni italiane, abolire la tassa ha favorito l’aumento delle rotte e del traffico aereo. Perché la Sardegna dovrebbe restare indietro?”.

    L’assessora ai Trasporti Barbara Manca, invece, ha frenato, sottolineando la necessità di valutare l’impatto economico dell’abolizione della tassa:

    “Non possiamo prendere decisioni affrettate. La Regione deve valutare l’impatto economico complessivo e garantire un approccio equilibrato”.

    La posizione di Ryanair: “Senza la tassa, più voli, più passeggeri e più lavoro”

    Ryanair, il principale operatore aereo in Sardegna, è tra i più accesi sostenitori dell’abolizione della tassa. Il direttore commerciale Jason McGuinness ha dichiarato che, senza questa imposta, la compagnia potrebbe aumentare significativamente le sue operazioni nell’isola.

    Secondo Ryanair, se la tassa venisse eliminata:

    • 40 nuovi aeromobili verrebbero basati in Italia,
    • 250 nuove rotte sarebbero attivate,
    • 20 milioni di passeggeri in più verrebbero trasportati ogni anno,
    • 1.500 nuovi posti di lavoro verrebbero creati tra personale aeroportuale e indotto.

    “Se la Sardegna vuole essere più competitiva e attrarre più turisti durante tutto l’anno, eliminare questa tassa è il primo passo necessario”, ha dichiarato McGuinness.

    Tuttavia, l’assenza della presidente Alessandra Todde all’incontro con Ryanair, sostituita dall’assessora ai Trasporti Barbara Manca e dall’assessore al Turismo Franco Cuccureddu, ha suscitato perplessità. Perché la presidente non ha partecipato a un incontro con la compagnia aerea più importante per l’Isola?

    L’analisi di Andrea Giuricin: i benefici dell’abolizione della tassa

    Sempre l’economista Andrea Giuricin, esperto di trasporti e docente alla Università Milano-Bicocca, ha analizzato il possibile impatto dell’abolizione della tassa. Secondo il suo studio, senza questa imposta, entro il 2030 si potrebbero registrare 9 milioni di passeggeri in più, con i seguenti effetti:

    • 4,2 miliardi di euro di crescita del PIL,
    • Oltre 65.000 nuovi posti di lavoro,
    • Un gettito fiscale aggiuntivo di oltre 1 miliardo di euro, compensando il mancato introito della tassa.

    “L’abolizione della tassa d’imbarco potrebbe portare benefici superiori ai costi. Se il traffico passeggeri cresce, lo Stato potrebbe recuperare il gettito fiscale attraverso un aumento delle entrate IVA e delle tasse sui consumi generati dall’incremento turistico”, ha spiegato Giuricin.

    In alcune regioni italiane, come Friuli Venezia Giulia, Calabria e Abruzzo, dove la tassa è stata eliminata, il traffico aereo è aumentato e il settore turistico ha beneficiato di una maggiore affluenza di visitatori.

    Eliminazione della tassa d’imbarco: impatto e beneficiari

    Alcune regioni italiane, come Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Calabria, hanno eliminato l’addizionale comunale sui diritti di imbarco. Questa decisione è stata accolta con favore dalle compagnie aeree, in particolare da Ryanair, che ha annunciato investimenti e nuove rotte in queste regioni.  

    L’eliminazione della tassa d’imbarco ha avuto un impatto positivo sul numero di passeggeri e sulla connettività delle regioni interessate. Le compagnie aeree low cost, come Ryanair, hanno beneficiato maggiormente di questa misura, potendo offrire tariffe più competitive e attirare un maggior numero di passeggeri.  

    In Sicilia, l’abolizione della tassa d’imbarco è stata proposta da Ryanair, ma l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità Alessandro Aricò ha espresso dubbi sulla sua fattibilità, a causa dell’impatto finanziario che avrebbe sulle casse della Regione.  

    Assaeroporti ha chiesto una revisione del quadro normativo sulla tassa d’imbarco, evidenziando che l’imposta incide fino a 9 euro sul costo del biglietto e che gran parte del gettito viene destinato a finalità estranee al settore del trasporto aereo.  

    L’associazione “Aeroporti 2030” ha chiesto uno stop agli aumenti della tassa sui biglietti aerei, evidenziando che l’addizionale aumenta il prezzo di ogni biglietto fino a 9 euro nel nostro Paese.  

    Uno studio dell’ACI (Airports Council International) ha dimostrato che le tasse aeroportuali possono avere un impatto economico negativo significativo, superando le entrate generate. Le tasse sui biglietti aerei sopprimono la domanda di trasporto aereo, con conseguente riduzione del traffico, dei posti di lavoro e del PIL.  

    La tassa d’imbarco in Europa

    La tassa d’imbarco è presente anche in altri paesi europei, ma con modalità e importi diversi.

    Belgio:

    In Belgio, è stata introdotta una “tassa d’imbarco” il 1° aprile 2022. L’importo varia a seconda della distanza della destinazione finale dall’aeroporto di Bruxelles (BRU/EBBR):  

    • 10 euro per voli con destinazione a meno di 500 km da Bruxelles,
    • 2 euro per voli con destinazione a più di 500 km da Bruxelles e situata all’interno dello Spazio economico europeo (SEE), Regno Unito o Svizzera, e
    • 4 euro per voli con destinazione al di fuori del SEE, Regno Unito o Svizzera.  

    Il governo belga ha proposto di aumentare le tasse sui voli a lungo raggio all’interno e all’esterno dell’UE a 5 euro a passeggero. Questa proposta è stata criticata da Ryanair, che ha sottolineato come altri paesi europei, come la Svezia, l’Ungheria e alcune regioni italiane, stiano abolendo le tasse sull’aviazione per mantenere la competitività e stimolare la crescita del traffico.  

    Per essere considerati residenti fiscali in Belgio, gli individui devono aver stabilito il loro “domicilio” o la “sede principale dei loro beni” in Belgio. Per le coppie sposate o conviventi legalmente, il domicilio fiscale è il luogo in cui è stabilita la famiglia. Gli individui che lasciano il Belgio devono notificare le autorità municipali, saldare la loro situazione fiscale e presentare una dichiarazione dei redditi “speciale” entro tre mesi dalla partenza.  

    L’aliquota dell’imposta sul reddito delle società in Belgio è del 25%. Le piccole e medie imprese (PMI) sono soggette a un’aliquota del 20% sul primo reddito di 100.000 euro, a condizione che soddisfino determinati criteri. Esiste una deduzione per dividendi ricevuti (DRD) del 100% per i dividendi ricevuti da una società belga da una società nazionale o estera. Le plusvalenze derivanti dalla cessione di beni materiali e immateriali sono soggette a imposta con l’aliquota ordinaria dell’imposta sul reddito delle società del 25%.  

    Germania:

    In Germania, la tassa d’imbarco è chiamata “tassa sull’aviazione” (Luftverkehrsteuer) ed è applicata a tutti i voli commerciali in partenza da un aeroporto tedesco. L’importo varia a seconda della distanza della destinazione da Francoforte sul Meno, il più grande aeroporto commerciale tedesco:  

    • 7,50 euro per destinazioni negli Stati membri dell’UE, nei paesi candidati all’UE, nei paesi dell’EFTA e nei paesi terzi entro la stessa distanza,
    • 23,43 euro per destinazioni nei paesi non coperti dalla prima categoria di distanza, fino a una distanza di 6.000 km, e
    • 42,18 euro per destinazioni a una distanza di oltre 6.000 km.  

    Nel 2023, sono stati dichiarati 1,5 miliardi di euro di tasse sull’aviazione per circa 74,9 milioni di passeggeri aerei. La tassa non si applica, ad esempio, ai passeggeri di età inferiore ai due anni, ai voli per scopi militari, di pubblica autorità o medici e ai voli degli equipaggi che si occupano della sicurezza dei passeggeri aerei.  

    Il governo tedesco ha recentemente aumentato la tassa sui passeggeri aerei, con aumenti che vanno da 12,48 a 15,53 euro per i voli a corto raggio, da 32,25 a 39,34 euro per i voli a medio raggio e da 56,91 a 70,83 euro per i voli a lungo raggio. Questa decisione è stata criticata dall’International Air Transport Association (IATA) e dall’associazione tedesca degli acquirenti di viaggi VDR, che hanno avvertito che l’aumento delle tasse potrebbe danneggiare la competitività della Germania e ostacolare la ripresa del settore aereo dopo la pandemia.  

    La tassa di uscita tedesca si applica agli individui che detengono più dell’1% di una società (Kapitalgesellschaft) o che sono lavoratori autonomi. A partire dal 2025, la tassa di uscita si applicherà anche alle partecipazioni private in fondi, compresi gli ETF, con un valore di acquisto pari o superiore a 500.000 euro.  

    Regno Unito:

    Nel Regno Unito, la tassa d’imbarco è chiamata “Air Passenger Duty” (APD) ed è applicata a tutti i passeggeri in partenza da un aeroporto del Regno Unito o dell’Isola di Man. L’importo varia a seconda della distanza del volo e della classe di viaggio.  

    Esistono quattro fasce di APD, basate sulla distanza tra Londra e la capitale del paese di destinazione:  

    • Fascia A (0-2.000 miglia): £13 per la classe economica, £26 per tutte le altre classi.
    • Fascia B (2.001-4.000 miglia): £82 per la classe economica, £180 per tutte le altre classi.
    • Fascia C (4.001-6.000 miglia): £94 per la classe economica, £208 per tutte le altre classi.
    • Fascia D (oltre 6.000 miglia): £110 per la classe economica, £220 per tutte le altre classi.

    Alcuni passeggeri possono essere esenti dal pagamento dell’APD, come i bambini sotto i 16 anni e le persone che viaggiano per motivi medici.  

    Dal 1° aprile 2023, sono state introdotte quattro fasce di destinazione: una fascia “nazionale” per le destinazioni in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, e le fasce internazionali A, B e C per tutte le altre destinazioni.  

    Il governo britannico ha annunciato un aumento dell’APD a partire dal 1° aprile 2026. Le nuove tariffe saranno:  

    • Nazionale: tariffa ridotta di £8, tariffa standard di £16 e tariffa più elevata di £142.
    • Fascia A: tariffa ridotta di £15, tariffa standard di £32 e tariffa più elevata di £142.
    • Fascia B: tariffa ridotta di £102, tariffa standard di £244 e tariffa più elevata di £1.097.
    • Fascia C: tariffa ridotta di £106, tariffa standard di £253 e tariffa più elevata di £1.141.

    Il Regno Unito ha introdotto nuove tariffe premium APD per i passeggeri sui voli che utilizzano aeromobili di 20.001 tonnellate o più con meno di 19 posti a sedere. I voli di questa categoria pagano l’APD al doppio della tariffa APD standard per la classe business/prima classe.  

    Francia:

    In Francia, la tassa d’imbarco è chiamata “Tarif de l’aviation civile de la Taxe sur le transport aérien de passagers” ed è applicata a tutti i voli commerciali in partenza da un aeroporto situato sul territorio francese. La tariffa per il trasporto merci o posta è di 1,50 euro per tonnellata, mentre la tariffa per i voli passeggeri dipende dalla destinazione finale del passeggero:  

    • 5,05 euro per i voli verso lo Spazio economico europeo (SEE), il Regno Unito e la Svizzera, e
    • 9,09 euro per tutte le altre destinazioni.

    Le tariffe sono riviste ogni anno per tenere conto della variazione dell’indice dei prezzi al consumo.  

    Dal 1° marzo 2025, i voli charter in partenza dagli aeroporti francesi sono soggetti a un forte aumento delle tasse sui passeggeri, che vanno da 210 a 2.100 euro a passeggero. Questa decisione è stata criticata dall’European Business Aviation Association (EBAA), che ha avvertito che l’aumento delle tasse potrebbe minacciare gli operatori con sede in Francia.  

    Gli individui che lasciano la Francia sono soggetti a tassazione su tutto ciò che hanno guadagnato in Francia prima della loro partenza, nonché su eventuali guadagni francesi tassabili in Francia ai sensi dei trattati fiscali internazionali che hanno guadagnato dopo la loro partenza. Se possiedono immobili in Francia, sono soggetti all’imposta sugli immobili e alla tassa di soggiorno.  

    La Francia applica anche una “tassa di uscita” o “contributo eccezionale sul valore di determinati beni” ai privati e alle società facoltosi che trasferiscono la loro residenza fiscale fuori dalla Francia. La tassa è calcolata sulle plusvalenze non realizzate delle attività finanziarie, ovvero la differenza tra il loro valore di mercato alla data di partenza e il loro prezzo di acquisto, che è quindi soggetta a un’aliquota fissa del 30%.  

    quale futuro per la tassa d’imbarco in Sardegna?

    L’abolizione della tassa potrebbe rendere la Sardegna più competitiva nel settore aereo, con biglietti meno costosi e un aumento del traffico turistico. Tuttavia, senza un piano di investimenti infrastrutturali, gli aeroporti dell’isola rischierebbero di diventare inadeguati alla nuova domanda.

    Inoltre, il dialogo con Ryanair, la compagnia con il maggior numero di voli in Sardegna, non è stato gestito in modo strategico: l’assenza della presidente Todde all’incontro con McGuinness ha lasciato molti interrogativi sulle reali intenzioni della Regione.

    La domanda ora è: la Sardegna vuole cogliere questa opportunità e rilanciare il suo sistema aereo o continuerà a restare vincolata a una tassa che potrebbe rallentare il suo sviluppo?