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Alghero, 7 Settembre 2026 – di Fausto Farinelli

In questi giorni c’è una cosa che continua a girarmi per la testa e nasce da quello che è successo in Germania, in Sassonia-Anhalt, dove AfD ha ottenuto un risultato che non può essere liquidato semplicemente dicendo che l’estrema destra avanza ancora. Sarebbe troppo facile e soprattutto non spiegherebbe quello che è realmente accaduto.

Secondo le prime analisi dei flussi elaborate dall’istituto Infratest dimap per ARD, circa 157 mila persone che alle precedenti elezioni non avevano votato avrebbero scelto AfD.

Mentre leggevo questi numeri mi è venuto spontaneo pensare a quello che sta succedendo da noi con Roberto Vannacci.

Se ci pensiamo la sua storia politica è abbastanza incredibile. Nell’agosto del 2023 Vannacci è un generale praticamente sconosciuto al grande pubblico che autopubblica “Il mondo al contrario”. Scoppia un putiferio e nel giro di pochissimo tempo televisioni, quotidiani, politici e opinionisti parlano tutti di lui, chi per attaccarlo, chi per difenderlo, chi perché scandalizzato e chi semplicemente perché incuriosito. Il risultato è che il libro diventa un fenomeno editoriale, arriva in cima alle classifiche e vende circa 200 mila copie.

Poi arriva Matteo Salvini, lo candida alle Europee e Vannacci prende 532.368 preferenze. Mezzo milione di persone scrivono il suo nome sulla scheda.

Sono passati appena tre anni e oggi quel generale ha un suo partito, Futuro Nazionale, ha una struttura territoriale, i comitati, i militanti, i dirigenti, organizza incontri in tutta Italia e ormai nei sondaggi non è più una presenza marginale.

L’ultimo dato YouTrend per Sky TG24, rilevato tra il 31 agosto e il 3 settembre, lo porta al 7,9 per cento. Forza Italia è al 7,1 e la Lega al 4,4.

Quindi fermiamoci un momento.

Un partito nato da pochi mesi oggi viene dato quasi all’8 per cento ed è diventato, nei sondaggi, la quarta forza politica nazionale.

Ora io non so voi ma quando vedo una cosa del genere qualche domanda me la faccio perché trasformare il successo di un libro in popolarità può succedere, trasformare quella popolarità in mezzo milione di preferenze e poi quelle preferenze in una struttura politica organizzata che vale quasi l’8 per cento è già un’altra storia.

E allora bisogna provare a capire chi sono le persone che Vannacci sta intercettando.

Una parte arriva certamente dalla destra, da quella destra che aveva riposto enormi aspettative in Giorgia Meloni e che aveva creduto alle promesse fatte durante la campagna elettorale sull’immigrazione, sulla sicurezza, sulle tasse, sull’Europa, sulla sovranità nazionale e sulla difesa degli interessi italiani. Poi Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi e si è trovata davanti quello che trova chiunque passi dall’opposizione al governo, i conti dello Stato, i vincoli europei, gli accordi internazionali, i mercati, la burocrazia e tutte quelle cose che da un palco elettorale sembrano molto più semplici di quanto siano quando devi realmente governare.

Non voglio dire che le promesse siano state tradite volontariamente. Dico però che una parte di quelle promesse non è stata realizzata e soprattutto che una parte degli elettori pensa che non sia stata realizzata. E in politica la percezione conta moltissimo.

È proprio lì che secondo me entra Vannacci.

Ma sarebbe un errore pensare che il generale possa prendere voti soltanto a destra. Può andare a pescare anche tra persone che hanno sempre votato a sinistra e che oggi non si riconoscono più in una sinistra che spesso appare più preoccupata di stabilire quali parole possiamo usare e quali opinioni siano accettabili piuttosto che parlare dei problemi che la gente incontra ogni giorno.

E poi c’è il grande serbatoio di chi non vota più.

Ed è proprio qui che i numeri diventano interessanti. Ipsos ha analizzato circa 20 mila interviste raccolte tra febbraio e giugno e ha provato a capire da dove arriva l’elettorato di Futuro Nazionale. Facendo cento gli elettori di Vannacci, oltre un terzo arriva da persone che alle Europee non avevano votato, il 31 per cento arriva da Fratelli d’Italia e il 25 per cento dalla Lega.

C’è poi un altro modo di leggere gli stessi dati. Più del 20 per cento di chi aveva votato Lega alle Europee oggi sceglierebbe Futuro Nazionale mentre tra gli elettori di Fratelli d’Italia il passaggio verso Vannacci è stimato intorno all’8 per cento e tra quelli che alle Europee non erano andati a votare circa il 9 per cento oggi sceglierebbe il generale.

Quindi Vannacci sta certamente togliendo voti al centrodestra, soprattutto alla Lega e sempre di più anche a Fratelli d’Italia, ma allo stesso tempo sta facendo qualcos’altro che per me è ancora più interessante. Sta riportando dentro la politica persone che dalla politica erano uscite.

E qui il parallelo con quello che è successo in Germania diventa inevitabile perché quando un movimento riesce a riportare alle urne persone che avevano smesso di votare significa che quel malessere esisteva già. AfD non lo ha inventato, gli ha dato una casa politica. E forse Vannacci sta facendo qualcosa di simile in Italia.

Il sondaggio YouTrend aggiunge un altro pezzo importante al ragionamento. Oggi l’attuale maggioranza di centrodestra, quindi Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, vale complessivamente il 38,9 per cento. Se però nello stesso perimetro inseriamo Futuro Nazionale si arriva al 46,8 per cento.

Quasi otto punti in più.

Ed è qui che secondo me la domanda comincia a diventare davvero interessante perché quei 7,9 punti di Vannacci non sono tutti voti portati via agli alleati di governo. Una parte importante arriva anche da persone che prima non votavano.

Allora forse stiamo guardando il fenomeno nel modo sbagliato.

Forse Vannacci non sta soltanto dividendo il centrodestra. Forse, contemporaneamente, ne sta allargando il perimetro.

E questa non è una differenza da poco.

È per questo che a me interessa relativamente sapere quanto sia radicale AfD o quanto sia radicale Vannacci. Mi interessa molto di più capire perché quelle persone li votano.

Prendiamo la sicurezza. Ogni volta che leggiamo di una persona arrestata e successivamente rimessa in libertà, di un’aggressione, di un furto, di una violenza o di un reato sessuale si crea nella testa di una parte dei cittadini la sensazione che qualcosa non funzioni. Naturalmente ogni decisione di un magistrato ha dietro delle norme, degli atti, delle circostanze e delle motivazioni che devono essere valutate caso per caso, però quella percezione esiste e far finta che non esista secondo me sarebbe ancora più sbagliato.

C’è una parte del Paese che pensa che la giustizia sia diventata troppo indulgente, che chi commette determinati reati torni in libertà troppo facilmente, che le vittime siano meno tutelate di chi delinque e che lo Stato non riesca più a garantire quella sicurezza che dovrebbe essere una delle sue funzioni fondamentali. Possiamo spiegare a queste persone le statistiche, il codice penale e il codice di procedura penale, ma se uno esce di casa e non si sente sicuro il problema politico rimane.

E se la politica tradizionale non occupa quello spazio prima o poi lo occupa qualcun altro.

Vannacci lo sta facendo.

Per una parte dell’elettorato un generale rappresenta esattamente quello che pensa di non trovare più nello Stato, ordine, autorità, disciplina, confini, decisione. Non sto dicendo che sia giusto, sto cercando di capire perché funziona.

Poi c’è un’altra cosa che mi fa pensare e sono i comitati.

Chi ha qualche anno sulle spalle ricorderà come nacque Forza Italia. Berlusconi aveva i Club Forza Italia, una macchina territoriale che costruiva appartenenza prima ancora che organizzazione politica. Ma c’era anche un altro elemento molto interessante. Quando bisognò trovare i primi candidati, Forza Italia andò a cercare anche dentro il mondo di Publitalia. Arrivavano segnalazioni, curriculum, persone abituate a vendere, a comunicare, a stare davanti agli altri, uomini che conoscevano il territorio, le aziende, le relazioni e soprattutto sapevano come si costruisce consenso.

Publitalia era un serbatoio straordinario di persone prima ancora che di candidati.

Ed è qui che mi viene spontaneo fare un altro paragone.

Vannacci non ha Publitalia, ma arriva da un mondo che per caratteristiche può avere una funzione simile sul piano delle relazioni umane. Ha comandato il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, poi la Brigata Folgore, è cresciuto dentro l’ambiente delle forze speciali e dei paracadutisti, mondi nei quali le persone vengono selezionate, addestrate, abituate alla disciplina, alla responsabilità, alla leadership e soprattutto a creare legami molto forti tra loro.

Non sto dicendo che l’Esercito sia il serbatoio politico di Vannacci e non sarebbe corretto sostenerlo. Sto dicendo un’altra cosa molto più semplice. Un uomo che ha trascorso decenni in quel mondo possiede inevitabilmente una rete di conoscenze, rapporti e relazioni costruita in ambienti dove il senso di appartenenza è fortissimo.

Berlusconi aveva Publitalia come grande bacino di uomini che conosceva, selezionava e poteva valorizzare politicamente. Vannacci ha alle spalle un universo completamente diverso, quello militare e in particolare quello dei paracadutisti e delle forze speciali, ma anche quello è un mondo pieno di persone abituate a organizzare, comandare, decidere e lavorare in gruppo.

Non significa che quelle persone diventeranno candidate o dirigenti di Futuro Nazionale. Significa però che quando devi costruire un movimento da zero partire da una rete umana già esistente è molto diverso dal partire dal nulla.

Ed è questo che mi interessa perché la politica non nasce soltanto dai voti. Nasce dalle persone che aprono una sede, organizzano un incontro, telefonano ad altre persone, mettono insieme cinquanta simpatizzanti in una sala e poi trasformano quella sala in un comitato.

Prima crei una comunità e poi quella comunità diventa organizzazione politica.

Ed è qui che nasce il dubbio che voglio condividere.

È un mio pensiero personale, non ho documenti da tirar fuori da un cassetto e non sto dicendo di avere scoperto chissà quale complotto. Sto semplicemente mettendo insieme quello che vedo e provando a ragionarci come farei seduto al tavolino di un bar con alcuni amici.

E se Vannacci fosse stato costruito a tavolino?

Lo dico così senza girarci troppo intorno.

Non intendo dire che un giorno qualcuno si sia chiuso in una stanza e abbia deciso di inventarsi Roberto Vannacci dal nulla. Sarebbe ingenuo pensarlo. Mi domando invece se qualcuno non abbia visto in quel generale, dopo il successo del libro e dopo le polemiche che lo hanno fatto conoscere a milioni di italiani, la persona giusta per occupare uno spazio politico che stava diventando enorme.

Magari Vannacci non è stato creato, magari è stato individuato.

Qualcuno potrebbe aver capito che quell’uomo aveva alcune caratteristiche difficili da trovare tutte insieme. Era già conosciuto, aveva un’identità fortissima, veniva percepito come estraneo alla politica tradizionale, parlava un linguaggio semplice, aveva alle spalle una carriera militare che gli dava autorevolezza presso una parte dell’elettorato e soprattutto era capace di parlare contemporaneamente alla destra delusa e a chi aveva deciso di non votare più.

A quel punto guardo quello che è successo in appena tre anni, il libro, l’enorme esposizione mediatica, la candidatura alle Europee, mezzo milione di preferenze, i comitati e infine il partito.

Può essere semplicemente la forza di Vannacci.

Ma permettetemi almeno di avere qualche dubbio.

E soprattutto permettetemi di fare quella che per me è la domanda più importante.

A chi conviene Vannacci?

A prima vista la risposta sembra facilissima. Se porta via voti a Fratelli d’Italia, alla Lega e magari a Forza Italia danneggia il centrodestra.

Va bene, ma proviamo ad allargare un po’ l’inquadratura.

Oggi sappiamo che oltre un terzo degli attuali elettori di Futuro Nazionale arriva da persone che alle Europee non erano andate a votare. Sappiamo anche che Vannacci è arrivato al 7,9 per cento e che sommando quel dato all’attuale coalizione l’intera area di centrodestra salirebbe dal 38,9 al 46,8 per cento.

Questo cambia parecchio il ragionamento.

Perché se Vannacci prende voti a Fratelli d’Italia e alla Lega ma contemporaneamente recupera persone che non sarebbero andate a votare siamo proprio sicuri che stia soltanto dividendo il centrodestra?

E se quei voti alla fine rimanessero comunque dentro quell’area politica?

Questa è la mia provocazione.

Vannacci è veramente un concorrente del centrodestra oppure potrebbe diventare il suo serbatoio esterno?

Se Futuro Nazionale alle prossime elezioni si presenta da solo e combatte contro Giorgia Meloni, Salvini e Tajani quei voti diventano naturalmente un problema enorme per il centrodestra. Ma se quando arriverà il momento di contare davvero Vannacci dovesse trovare un accordo con quella stessa coalizione allora avremmo davanti una storia completamente diversa.

Avremmo un uomo che è riuscito sì a sottrarre elettori alla Lega e a Fratelli d’Italia, ma anche a recuperare una parte di quel gigantesco mondo di persone che non votava più e che alla fine potrebbe riportare tutto quello stesso consenso nello stesso campo politico.

Se succedesse sarebbe un’operazione politica straordinaria.

E forse quei numeri ci aiutano anche a capire perché una parte del centrodestra, prima o poi, potrebbe avere interesse a parlare con lui.

Perché quando una forza politica vale quasi l’8 per cento puoi continuare a definirla un problema, ma prima o poi devi anche cominciare a fare i conti.

C’è poi un altro aspetto quasi paradossale e riguarda il modo in cui Vannacci è diventato Vannacci.

Più viene attaccato e più si parla di lui.

Se quando uscì “Il mondo al contrario” giornali, televisioni, politici e opinionisti avessero semplicemente ignorato quel libro oggi saremmo qui a parlare del generale Roberto Vannacci? Non possiamo saperlo. Sappiamo però che ogni attacco ha prodotto una risposta, ogni risposta un titolo e ogni titolo altra visibilità.

Chi non sopporta Vannacci lo attacca pensando di indebolirlo e una parte di chi simpatizza per lui vede proprio in quegli attacchi la conferma di quello che Vannacci racconta. Lo attaccano perché dà fastidio, perché dice quello che gli altri non vogliono dire, perché il sistema ha paura di lui. Che questa lettura sia vera o falsa a quel punto conta relativamente perché politicamente funziona e più il sistema sembra respingerlo più lui può apparire antisistema.

Qui entra in gioco anche l’informazione perché un giornale non è una lastra di vetro trasparente attraverso la quale guardiamo semplicemente quello che succede. Fa delle scelte, decide cosa mettere in prima pagina, decide il titolo, la fotografia, l’editorialista, quali dichiarazioni mettere in evidenza e quali lasciare sullo sfondo.

È normale che sia così. Ogni giornale ha una proprietà, una storia, una cultura e una linea editoriale e questo non significa che i giornali inventino le notizie. Significa semplicemente che noi lettori dovremmo ricordarci che tra un fatto e noi c’è qualcuno che quel fatto lo seleziona, lo titola e ce lo racconta.

E il caso Vannacci ne è un esempio interessante perché l’informazione non si è limitata a raccontare il fenomeno. Nel bene e nel male ha contribuito a dargli una dimensione nazionale.

Per questo bisognerebbe leggere più giornali e soprattutto quelli che non la pensano come noi, confrontare, guardare i numeri, distinguere il fatto dal commento e poi farsi una propria idea.

Anche quello che state leggendo adesso è un punto di vista. È il mio e non pretendo che diventi il vostro.

Io sto semplicemente mettendo insieme alcuni puntini.

Da una parte abbiamo visto in Germania persone che avevano smesso di votare tornare alle urne perché qualcuno è riuscito a rappresentare il loro malessere. Dall’altra abbiamo in Italia un generale sconosciuto al grande pubblico fino a tre anni fa che oggi ha un partito dato al 7,9 per cento, una rete territoriale e centinaia di migliaia di elettori che hanno già scritto il suo nome su una scheda.

E sappiamo anche qualcosa in più perché oltre un terzo di chi oggi dice di voler votare Futuro Nazionale alle Europee non aveva votato.

Questo per me è il dato che cambia tutto.

Forse non stiamo assistendo semplicemente a milioni di persone che improvvisamente diventano estremiste. Forse stiamo assistendo a milioni di persone che non si sentono più rappresentate e che quando trovano qualcuno capace di parlare il loro linguaggio tornano a votare.

E questa per me è una differenza enorme.

Possiamo continuare a chiamarle populiste, ignoranti, estremiste o nostalgiche e spiegare loro che votano male e che non hanno capito come funziona il mondo, ma ho l’impressione che così facendo otterremo esattamente il risultato opposto perché più una persona sente che la sua opinione viene considerata indegna e più cercherà qualcuno disposto a rappresentarla.

È quello che sembra essere accaduto in Germania ed è quello che potrebbe accadere in Italia.

Io non so dove arriverà Vannacci, non so quanto prenderà Futuro Nazionale alle prossime elezioni e non so se alla fine correrà contro il centrodestra o insieme al centrodestra. So però che liquidare tutto con la parola “fenomeno” rischia di essere un modo molto comodo per non affrontare la questione.

Perché Vannacci non nasce nel vuoto. Dietro Vannacci ci sono persone che lo votano, che vanno ai suoi incontri, che aprono i suoi comitati e persone che magari non votavano da anni e che oggi stanno dicendo di essere pronte a tornare alle urne.

Sono loro che mi interessano molto più di Vannacci.

Poi rimane il mio dubbio.

Vannacci è davvero soltanto l’uomo giusto capitato nel momento giusto oppure qualcuno ha capito prima degli altri che esisteva un enorme spazio politico da occupare e che quel generale poteva essere l’uomo adatto per farlo?

Non conosco la risposta e non voglio inventarmela.

Forse però la domanda più interessante non è neppure chi abbia costruito Vannacci. Forse dovremmo chiederci chi abbia costruito in questi anni le condizioni perché un Vannacci potesse diventare possibile.

E poi ce n’è un’altra che terrei bene a mente.

Quando arriverà il momento di contare davvero, dove finiranno i voti di Vannacci?

Perché potrebbe essere proprio quella risposta a dirci se il generale è nato politicamente contro il centrodestra oppure se alla fine di questa storia avrà finito per allargarne i confini.