iI Paradosso dei Cieli Sardi: 30 Milioni per un Posto in Ultima Fila

Redazione

L’operazione di integrazione industriale degli scali aeroportuali di Cagliari (Sogaer), Olbia (Geasar) e Alghero (Sogeaal) viene venduta all’opinione pubblica come l’alba di un “campione regionale” della connettività. Tuttavia, sollevando il velo del Term Sheet, emerge un’architettura di spossessamento programmato. A fronte di un esborso finanziario pubblico stimato in circa 30 milioni di euro per l’acquisto delle quote, la Regione Autonoma della Sardegna (RAS) accetta una posizione di “minoranza di facciata”. Nonostante il valore strategico degli asset, il peso politico della Regione nella futura Holding è inversamente proporzionale alla sua responsabilità verso i cittadini.

La ripartizione del capitale cristallizza il comando privato:

  • NewCo Privati: ~50,25% (Controllo di diritto ai sensi dell’art. 2359 c.c.)
  • CCIAA (Cagliari-Oristano): ~40,5%
  • RAS (Regione Autonoma Sardegna): ~9,25%

Questa struttura trasforma la RAS in un socio silente, dove l’impiego di capitale pubblico serve più a legittimare l’operazione davanti alla Corte dei Conti e ad agevolare il passaggio del “Golden Power” che a garantire una reale funzione di indirizzo.

Il Consiglio di Amministrazione: La Solitudine del Rappresentante Regionale

Il CdA della Holding è il luogo dove si decide la strategia del traffico aereo sardo, ma per la Regione è una stanza con vista, senza comandi. Su 7 membri totali, la RAS siede con un unico rappresentante solitario. Mentre i privati di NewCo blindano 4 consiglieri e la Camera di Commercio (CCIAA) ne ottiene 2, la Regione si ritrova numericamente irrilevante.

Il capitolo nomine è ancora più brutale. L’Amministratore Delegato (AD), il vero motore industriale del Gruppo, è di esclusiva designazione di NewCo Privati. Alla Regione viene concessa una “consultazione” di 10-30 giorni per incontrare i candidati: una finestra burocratica che, nel linguaggio della finanza, non è che una notifica di cortesia senza alcun potere di interdizione. La RAS non approva il capo dell’azienda; riceve semplicemente il suo biglietto da visita prima che inizi a lavorare.

Assetto della Governance nella Holding:

Socio Quota di Capitale Posti in CdA Potere di Designazione Veto su Finanza/Debito
NewCo Privati ~50,25% 4 Amministratore Delegato SÌ
CCIAA ~40,5% 2 Presidente SÌ
RAS ~9,25% 1 Nessuna carica apicale NO

L’Anatomia del “Finto” Veto: Il Paragrafo 17 e la Finanza Esclusiva

Il cuore del potere decisionale risiede nelle “Materie Riservate” (Paragrafo 17). Qui si consuma il vero paradosso: la Regione paga il biglietto d’ingresso ma viene fatta scendere dal bus quando si parla di soldi. Per le decisioni vitali, il quorum richiede solo il voto favorevole di CCIAA e NewCo Privati. La RAS è tecnicamente esclusa da:

  • Assunzioni di nuovo indebitamento sopra le 5 volte l’EBITDA consolidato (il limite critico per il rischio di over-leveraging).
  • Emissione di obbligazioni e operazioni sul debito.
  • Approvazione dei Piani Industriali e Business Plan.
  • Aumenti di capitale e modifiche statutarie ordinarie.

Il cosiddetto “veto” regionale è un’illusione confinata a clausole estreme e quasi simboliche, come lo spostamento della sede legale fuori dalla Sardegna o la chiusura degli scali per oltre 60 giorni. In breve: la Regione può impedire che gli aeroporti vengano rasi al suolo, ma non può decidere un solo euro di investimento o di debito per farli crescere. La tutela del limite del debito (leverage) è un presidio che la RAS non può attivare autonomamente, dipendendo totalmente dal consenso della Camera di Commercio.

Il Dominio dei Fondi: F2i e BlackRock alla Guida Finanziaria

Sotto l’etichetta “NewCo Privati” batte il cuore della finanza globale. La compagine è guidata da F2i Ligantia (veicolo che coinvolge il Fondo III e il Fondo ANIA) e vede la partecipazione di colossi come BlackRock, che agisce tramite asset manager affiliati. È un’architettura che sposta il baricentro decisionale da Cagliari a Milano, Londra o New York.

Mentre l’interesse pubblico sardo è la connettività, l’obiettivo naturale di un fondo infrastrutturale è il rendimento e la gestione ottimale del leverage. In questo scenario, la RAS non ha gli strumenti per impedire che la cassa generata dai passeggeri sardi venga utilizzata per sostenere operazioni finanziarie aggressive. La creazione del Comitato Strategico Territoriale (Paragrafo 9) appare come un “parco giochi” consultivo: un luogo dove la RAS può discutere di trend di traffico e impatto territoriale mentre il CdA, controllato dai fondi, decide dove vanno realmente i flussi finanziari.

Il Premio di Consolazione: Un Poliziotto senza Volante

Per indorare la pillola di questa marginalità strategica, alla Regione è stata assegnata la Presidenza del Collegio Sindacale della Holding (Paragrafo 10). È il classico “posto di guardia”: la RAS ottiene il ruolo del poliziotto che controlla le ricevute e la regolarità dei conti, ma le viene negato l’accesso al volante della strategia. È una funzione di vigilanza contabile che non sposta di un millimetro l’indirizzo industriale del sistema aeroportuale. La Regione potrà certificare che i soldi sono stati spesi secondo le regole, ma non avrà avuto voce in capitolo su come e perché siano stati investiti.

Una Sovranità Ceduta a Prezzo di Saldo

L’integrazione aeroportuale sarda si configura come un capolavoro di ingegneria finanziaria a trazione privata. La Regione Autonoma della Sardegna, versando 30 milioni di euro, acquista il diritto di sedere a un tavolo dove le carte sono già state distribuite. Con una quota del 9,25%, un solo consigliere su sette e un potere di veto confinato alla sopravvivenza fisica degli scali, l’amministrazione regionale abdica alla sua funzione di indirizzo politico.

Quello che viene presentato come un successo del territorio somiglia tragicamente a una cessione di sovranità infrastrutturale. I privati di F2i e BlackRock assumono la guida operativa, la Camera di Commercio mantiene il ruolo di socio di blocco finanziario e la Regione rimane a terra, confinata in un ruolo di “osservatore certificatore” con la cintura allacciata, mentre altri decidono la rotta e l’altitudine di volo dei cieli sardi.




Referendum sulla giustizia, la mossa che potrebbe cambiare la partita politica

Di Fausto Farinelli – direttore editoriale [email protected]

La sconfitta referendaria del governo apre uno scenario che va oltre il merito della riforma. Tra responsabilità istituzionale e strategia politica, l’ipotesi di dimissioni della premier potrebbe trasformarsi in un boomerang per le opposizioni e in un’opportunità di rilancio per la stessa maggioranza.


Il risultato del referendum sulla giustizia ha segnato un passaggio delicato per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. La vittoria del “No” è stata letta da molti come un giudizio politico sull’azione del governo più che come una valutazione tecnica sulla separazione delle carriere. In questo contesto, si è riacceso il dibattito su quale debba essere la risposta della leadership quando una riforma fortemente sostenuta viene respinta dal voto popolare.

Una possibile scelta, più simbolica che procedurale, sarebbe quella di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica. Non come resa sul contenuto della riforma, ma come gesto di coerenza politica. In una fase storica in cui la fiducia nelle istituzioni appare fragile, una decisione di questo tipo potrebbe essere interpretata come un segnale di rispetto verso l’elettorato e verso il principio di responsabilità democratica.

Paradossalmente, una mossa simile potrebbe offrire alla premier un doppio vantaggio. Da un lato rafforzerebbe l’immagine di una leader disposta a trarre le conseguenze politiche delle sconfitte, consolidando una narrazione di fermezza e linearità nelle scelte. Dall’altro lato metterebbe in seria difficoltà il centrosinistra, che al momento non dispone di una figura capace di catalizzare consenso in modo unitario. In assenza di una leadership riconosciuta, l’apertura di una crisi politica rischierebbe di trasformarsi in un terreno favorevole per chi governa, più che per chi aspira a farlo.

La storia recente offre un precedente significativo. In Calabria, il presidente della Regione Roberto Occhiuto scelse di dimettersi subito dopo essere stato coinvolto in un’indagine giudiziaria. Una decisione che sorprese molti osservatori e che finì per spiazzare soprattutto le opposizioni, impreparate a gestire una fase politica così rapida e imprevedibile. La mossa contribuì a rafforzare la sua posizione sul piano politico e mediatico, trasformando un momento di difficoltà in un’occasione di rilancio.

Naturalmente, il contesto nazionale è più complesso e le implicazioni di un gesto simile sarebbero molto più ampie. Tuttavia, il principio resta lo stesso: in politica, assumersi la responsabilità delle sconfitte può diventare una forma di forza. In un sistema dove spesso si tende a rinviare le decisioni o a diluire le responsabilità, una scelta netta può ridefinire gli equilibri e rimettere al centro il rapporto diretto tra leader e cittadini.

Il referendum sulla giustizia ha dunque aperto una fase nuova, in cui il vero terreno di confronto non sarà soltanto il merito delle riforme, ma la capacità dei protagonisti di interpretare il segnale arrivato dalle urne. La partita non si gioca solo sulle norme, ma sulla credibilità politica. E proprio da qui potrebbe partire la prossima mossa decisiva.




Referendum sulla giustizia: in Sardegna prevale il “No” in tutte le province

Affluenza attorno alla metà degli aventi diritto e risultato netto a favore del “No” in gran parte del territorio regionale. Solo nel Nord-Est si registra un confronto più equilibrato, mentre nelle altre province il divario appare più marcato.


In Sardegna il voto sul referendum legato alle norme sull’ordinamento giurisdizionale si è chiuso con una chiara affermazione del “No” in tutte le province. I dati aggiornati mostrano una partecipazione complessiva significativa, con percentuali di votanti che oscillano generalmente tra il 49% e il 54%, segno di un interesse diffuso ma non uniforme tra i territori.

Nella provincia di Sassari il risultato evidenzia uno scarto consistente: il “No” supera il 61%, mentre il “Sì” si ferma poco sopra il 38%. Anche a Nuoro il trend appare simile, con il “No” oltre il 64% e una distanza marcata rispetto al voto favorevole. Situazione analoga nel Medio Campidano, dove quasi due elettori su tre hanno espresso contrarietà al quesito.

Il capoluogo metropolitano di Cagliari registra numeri importanti sia in termini di partecipazione sia di voti espressi. Qui il “No” raggiunge circa il 59%, lasciando il “Sì” attorno al 41%. Percentuali simili emergono anche nel Sulcis Iglesiente e in Ogliastra, territori in cui il voto contrario si attesta attorno al 59-60%.

Fa eccezione la Gallura Nord-Est Sardegna, dove il confronto tra le due posizioni è stato più equilibrato. In questa area il “No” prevale di misura, superando di poco il 50%, mentre il “Sì” sfiora il pareggio. Anche nella provincia di Oristano il risultato mostra un vantaggio del “No”, ma con uno scarto meno ampio rispetto ad altre zone dell’isola.

Nel complesso, il quadro regionale restituisce un orientamento piuttosto omogeneo, con la maggioranza degli elettori che ha scelto di respingere la proposta referendaria. Le differenze territoriali emergono soprattutto nell’intensità del voto contrario e nel livello di partecipazione, elementi che delineano una mappa elettorale variegata ma con un esito finale chiaro.




Aeroporti sardi, Stefano Lubrano lancia l’allarme: “Alghero da porta d’oro del turismo a semplice scalo di servizio”

La Regione Autonoma della Sardegna con l’approvazione della delibera di Giunta regionale n.12/03 del 16 marzo scorso ha avviato il processo di integrazione degli aeroporti di Alghero, Olbia e Cagliari attraverso una partecipazione ad una nuova holding controllata da fondi privati F2i Ligantia e BlackRock e la Camera di Commercio di Cagliari.

Un’operazione definita “integrazione industriale” che, nei fatti, nasce senza un piano industriale. Lo studio su cui si basa la delibera, costato 170 mila euro, non dice infatti come i tre aeroporti dovrebbero funzionare insieme ma analizza aspetti giuridici ed economici, senza alcuna visione operativa. Eppure, si decide di andare avanti.

Il cuore dell’accordo è contenuto in un documento riservato, ancora non reso pubblico, chiamato “Term Sheet”, di fatto una Lettera di Intenti formalmente non vincolante, ma con clausole che lo sono. Tra queste, la possibile rinuncia ai contenziosi avviati nel 2023 per bloccare la fusione degli aeroporti di Alghero e Olbia.

Una retromarcia che desta molte perplessità ed interrogativi: la Regione non fa valere il proprio peso istituzionale, non si pone come soggetto guida per definire un serio piano industriale con cui creare e far funzionare il nuovo sistema aeroportuale sardo e addirittura, unico tra i vari soggetti in causa, andrebbe a sborsare ben 30 milioni di euro di denaro pubblico per assicurarsi niente di meno che il 9,75 % delle quote nella holding che gestirà i 3 aeroporti sardi, mentre i fondi privati e la Camera di Commercio di Cagliari avranno il controllo totale della governance. Tutto questo nonostante la Corte dei conti avesse già bloccato in passato un’operazione analoga, ritenendo illegittima la gestione, da parte della Camera di Commercio di Cagliari, di realtà situate al di fuori del proprio territorio di competenza, come Alghero e Olbia. Nel frattempo, ora come allora, il presidente della Camera di Commercio di Sassari resta immobile, senza difendere le proprie prerogative istituzionali e il sistema delle imprese del proprio territorio.

Il passaggio da una politica trasparente a una politica dell’equivoco viene celebrato, cosa di una gravità assoluta, quando nella stessa delibera la Giunta dichiara che andrà avanti nella propria azione anche in caso di parere negativo della Corte dei conti. Un’affermazione che apre un problema istituzionale serio, soprattutto se si considera che l’attuale presidenza regionale è l’espressione del M5S, che ha sempre richiamato il tema della legalità come valore fondante della propria missione politica.

E Alghero? Nel silenzio complice e consapevole delle istituzioni locali, provinciali e regionali l’aeroporto di Alghero scivola verso un declassamento definitivo, confinato a traffico stagionale e a bassa capacità di spesa, oltre che a parcheggio di jet privati per sostenere il traffico dell’Aviazione Generale di Olbia.

Serve una reazione immediata del territorio: Sindaco di Alghero, Sindaco della Città Metropolitana, Presidente della Camera di Commercio di Sassari, consiglieri regionali algheresi, associazioni tutte, perché oggi più che mai una cosa appare chiara: Alghero, da porta d’oro del turismo, rischia di diventare una semplice porta di servizio.

firmato Stefano Lubrano




🚨 Aeroporti sardi, fusione ad alta tensione: Alghero teme il ridimensionamento mentre spunta il “caso documento riservato”.

Redazione – 18 marzo 2026

Il progetto di unificare la gestione degli scali dell’isola entra nella fase decisiva e accende lo scontro politico.
Tra strategie industriali, squilibri nei collegamenti e indiscrezioni su documenti riservati, cresce la preoccupazione per il futuro dell’aeroporto di Alghero. Sullo sfondo una partita economica e istituzionale che potrebbe ridisegnare i rapporti di forza nel sistema dei trasporti sardi.

Una corsa contro il tempo verso la società unica

La Regione ha indicato nel 30 settembre 2026 la scadenza per definire il percorso che dovrebbe portare alla nascita di una holding incaricata di coordinare gli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero.
L’operazione viene presentata come una scelta strategica per rendere il sistema più competitivo e capace di attrarre nuovi flussi turistici. Tuttavia, nei territori cresce il timore che l’integrazione possa tradursi in una redistribuzione degli investimenti non equilibrata.

La linea del Sindaco: apertura sì, ma con garanzie

Il Sindaco ha adottato una posizione prudente ma non pregiudiziale. L’eventuale fusione viene vista come un’opportunità solo a condizione che la componente pubblica mantenga un peso significativo nella futura governance, così da orientare le scelte strategiche.
L’amministrazione punta su un patto territoriale tra istituzioni, gestori e sistema economico locale per rafforzare lo scalo algherese e renderlo competitivo durante tutto l’anno.
Nella visione del primo cittadino, la sfida non è lo scontro con Olbia, ma la costruzione di sinergie tra le diverse aree del nord Sardegna, anche grazie al miglioramento dei collegamenti interni.

Le opposizioni: “Alghero rischia di perdere centralità”

Tra i consiglieri comunali emergono posizioni più dure. Alcuni interventi mettono in guardia dal rischio che la gestione unificata possa portare a una progressiva marginalizzazione dello scalo, con decisioni sempre più accentrate e meno attente alle esigenze del territorio.
Per questo è stata avanzata la richiesta di un confronto pubblico più ampio con la Regione, per chiarire quali garanzie reali accompagneranno il progetto.

I numeri dei voli che alimentano il sospetto

A infiammare il dibattito contribuisce il divario nella programmazione dei collegamenti: circa 120 rotte annunciate per Olbia contro le 40 di Alghero.
Secondo una parte del Consiglio, questi dati dimostrerebbero che lo scalo del nord-ovest rischia di essere utilizzato quasi esclusivamente durante la stagione estiva, compromettendo la destagionalizzazione turistica e lo sviluppo economico locale.
Il Sindaco invita però a una lettura più articolata, sottolineando che la mancanza di voli potrebbe dipendere anche da una strategia territoriale non ancora sufficientemente coordinata.

🔎 Il “caso dossier”: ombre sulla trasparenza e timori di speculazione

Il confronto politico ha raggiunto livelli ancora più elevati dopo la diffusione di indiscrezioni su un presunto documento riservato attribuito al fondo infrastrutturale coinvolto nell’operazione.
Secondo le ricostruzioni circolate negli ambienti politici, il dossier sarebbe stato trasmesso solo ai consiglieri regionali di maggioranza, lasciando fuori quelli di minoranza. Una circostanza che, se confermata, aprirebbe interrogativi sulla trasparenza dell’intero percorso decisionale.

A rendere il quadro ancora più delicato è il fatto che — sempre secondo queste indiscrezioni — la presidente della Regione non avrebbe portato preventivamente la questione all’esame del Consiglio regionale, alimentando tensioni istituzionali e richieste di chiarimento.

Nel documento emergerebbe inoltre una clausola destinata a far discutere: alcuni soci privati avrebbero la possibilità di cedere le proprie quote solo dopo due anni dall’avvio dell’operazione.
Per i critici, questo elemento potrebbe tradursi in una potenziale operazione speculativa, qualora la futura rivalutazione del sistema aeroportuale generasse importanti plusvalenze per gli investitori, mentre la Regione resterebbe comunque in posizione di minoranza nella governance.

Una partita decisiva per il futuro dei territori

La fusione degli aeroporti sardi si conferma così una questione strategica ma altamente divisiva, destinata a incidere su mobilità, turismo e sviluppo economico.
Tra promesse di crescita e timori di scelte calate dall’alto, il destino dello scalo di Alghero resta al centro di una partita politica ed economica che nei prossimi mesi entrerà nella sua fase più delicata.




TG Alghero in chiaro, edizione serale 16 Marzo 2026




INAUGURATO DOPO 40 ANNI L’IMPIANTO DI SOLLEVAMENTO DI UTA NORD

Una inaugurazione che ha atteso ben 40 anni quella dell’impianto di sollevamento di Uta Nord con la conseguente riattivazione del comprensorio irriguo ad esso collegato. Il Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale stamane ha tagliato il nastro di un’opera della quale, dopo averne ottenuto l’affidamento nel 2020 da parte della Regione, ha curato il suo ripristino e messa in funzione, salvandola dall’abbandono in cui era caduta. Ora quell’opera è pronta finalmente a servire un territorio a forte vocazione agricola che conta 1700 ettari nel distretto di Uta Nord e, che in questi anni sta salvando le stagioni irrigue nel distretto del Cixerri (6000 ettari attrezzati).
Presenti all’inaugurazione, insieme al presidente di Bonifica della Sardegna Meridionale Efisio Perra, l’assessore Regionale all’Agricoltura Francesco Agus, il consulente dell assessore ai lavori pubblici Stefano Secci, il presidente dell’Anbi Sardegna, Gavino Zirattu, i sindaci di Uta, Giacomo Porcu, e Villaspeciosa, Gianluca Melis e i tecnici che hanno illustrato storia, lavori e potenzialità dell’impianto. Presenti anche diversi sindaci e assessori del territorio, consiglieri regionali e le associazioni di categoria.
“Una risposta dovuta al territorio, attesa da tempo, che permette la messa in opera di un progetto di infrastrutturazione agricola ed economica fondamentale per la competitività delle aziende – commenta Efisio Perra, presidente del Consorzio – per il Consorzio sempre a stretto contatto con la comunità territoriale, essendo la nostra base consortile proprio composta da agricoltori, era fondamentale e primario raggiungere l’obiettivo.
Nel ringraziare la regione che ha finanziato l intervento preme evidenziare il rispetto dei tempi nel realizzare le opere. Dobbiamo ridare speranza e fiducia per una ripresa economica e sociale dei territori che veda l’agricoltura all centro delle politiche di sviluppo. Ora ci aspettano altri importanti progetti, come quello che vede al centro la riconversione dell’ approvvigionamento idrico nell’agro di Decimoputzu, Villasor e Villaspeciosa. Anche lì, come per Uta, si tratta di interventi attesi da tempo a cui stiamo lavorando come consorzio”.

Cronistoria. Verso la fine degli anni ’70 è stato predisposto il progetto per l’infrastrutturazione del complesso irriguo di Uta dall’Ente Autonomo del Flumendosa. Contestualmente furono appaltati i lavori per la realizzazione dello sbarramento sul Rio Cixerri a Genna Is Abis, necessari per fornire di risorsa idrica l’impianto irriguo in costruzione. Ma i tempi di realizzazione delle due opere non coincisero, e a causa dell’intervallo di tempo intercorso tra l’infrastrutturazione del territorio e la realizzazione della diga, una parte delle opere realizzate, in particolare l’impianto di sollevamento di Uta Nord, è stata oggetto di una serie di atti vandalici che ne hanno compromesso la funzionalità impedendo, una volta resa disponibile la risorsa, la messa in servizio dell’opera. Il comprensorio irriguo non è mai entrato in funzione.
La svolta nel 2020, quando la Regione Sardegna decide con Decreto del Presidente della Regione di assegnare il comprensorio di Uta Nord al Consorzio di bonifica della Sardegna Meridionale (che dal primo gennaio 2018 aveva incorporato anche i Consorzi di bonifica del Cixerri e del Basso Sulcis). A ottobre del 2022 l’assegnazione, sempre da parte della Regione di 2 milioni di euro necessari per l’esecuzione dei lavori di «Realizzazione opere idrauliche ed elettromeccaniche a servizio dell’impianto di sollevamento di Uta Nord» che permetteranno l’avvio dell’impianto nell’aprile 2024. Da allora, nel 2024 e 2025, oltre 7 milioni di metri cubi d’acqua sono stati erogati a servizio del comparto di Uta (circa 50 ettari) ma soprattutto verso il distretto irriguo dell’ex comprensorio del Cixerri (attraverso la condotta di collegamento verso le miniere di Iglesias) garantendo il servizio irriguo ad oltre 700 ettari per oltre 1000 utenti.

ufficio stampa cbsm
Michela Columbu




Quadro contrastante per l’export dell’Isola nel 2025

Il 2025 si chiude per la Sardegna con un quadro contrastante sul fronte delle esportazioni. Da un lato resta il peso determinante del comparto energetico, dall’altro emerge una struttura dell’export regionale che, al di fuori della raffinazione, mostra una tenuta più marcata. Con un valore complessivo delle esportazioni pari a 5,9 miliardi di euro, l’Isola registra una contrazione dell’11,4% rispetto al 2024, un dato che colloca la Sardegna tra le peggiori performance regionali italiane e che conferma la forte esposizione del sistema export sardo alle oscillazioni dei mercati internazionali.

Il cuore dell’export sardo continua a battere al ritmo della raffinazione dei prodotti petroliferi, che nel 2025 rappresentano circa il 75,8% delle vendite regionali all’estero. È questa fortissima concentrazione a rendere il dato complessivo particolarmente sensibile all’andamento dei mercati energetici. Il calo del valore dell’export registrato nell’ultimo anno è infatti riconducibile soprattutto al peso del comparto petrolifero, che continua a condizionare in misura decisiva il risultato regionale.

La distribuzione territoriale delle esportazioni riflette con evidenza questa specializzazione. Cagliari, con il suo polo industriale, concentra circa l’87,1% dell’export regionale ed è il territorio in cui si riflette maggiormente la frenata del comparto energetico. Se però si guarda al dato al netto della raffinazione, emerge con maggiore chiarezza il ruolo del Nord Sardegna, che assume un rilievo più significativo nella parte più diversificata del sistema produttivo isolano.

Nel 2025 il Nord Sardegna registra un risultato positivo, con esportazioni pari a 257,3 milioni di euro, in crescita del 6,9% rispetto ai 240,7 milioni del 2024. Sul totale regionale il territorio pesa per il 4,4%, ma la sua incidenza sale fino al 18,0% se si esclude il comparto dei raffinati del petrolio. È un dato che conferma la presenza di una struttura produttiva meno concentrata e più articolata, capace di offrire segnali di tenuta superiori alla media regionale.

Accanto al comparto petrolifero, la Sardegna conferma una presenza significativa in altri settori. Nel 2025, dopo i raffinati del petrolio, i principali prodotti esportati sono i prodotti chimici, i prodotti alimentari, i prodotti in metallo e i prodotti lattiero-caseari. Il quadro regionale resta però fortemente segnato dalla concentrazione del valore complessivo in un’unica filiera, che continua a incidere in modo decisivo sia sui risultati sia sui valori assoluti dell’export isolano.

Nel Nord Sardegna il 2025 mostra un andamento differenziato. Restano centrali i prodotti lattiero-caseari, che però scendono rispetto al 2024, così come risultano in calo anche le bevande. A sostenere il risultato complessivo del territorio è soprattutto il comparto delle navi e imbarcazioni, che registra una crescita molto marcata e rappresenta uno dei dati più dinamici dell’anno. Rilevante anche il contributo del sistema del legno e del sughero, che continua a mantenere un ruolo strategico nell’economia del territorio e nella sua proiezione verso i mercati esteri.

L’analisi geografica dei flussi commerciali mostra una Sardegna fortemente inserita nei mercati internazionali, con una distribuzione delle esportazioni influenzata in misura rilevante dal comparto energetico. Nel 2025 i principali partner commerciali dell’Isola risultano Gibilterra, Spagna, Libia, Stati Uniti e Francia, una geografia che riflette in larga parte il peso dei flussi legati ai prodotti petroliferi raffinati.

Per il Nord Sardegna, invece, si confermano centrali gli Stati Uniti, primo mercato di sbocco del territorio, soprattutto per comparti come i lattiero-caseari e le bevande. Proprio l’andamento verso il mercato americano evidenzia un rallentamento nella seconda parte del 2025, con effetti visibili nei settori più esposti. In questo quadro, il clima di maggiore incertezza commerciale registrato nel secondo semestre può avere contribuito a frenare il valore esportato verso gli Stati Uniti.

Tuttavia, depurando il dato dalla componente petrolifera, emerge un’isola che sa stare sui mercati con prodotti a forte valore aggiunto. Nonostante la contrazione del valore nominale, il sistema produttivo sardo dimostra una maturità consolidata. Le imprese hanno imparato a navigare l’incertezza dei costi logistici e delle materie prime, ma la sfida del 2026 sarà legata alla capacità di penetrare mercati emergenti e alla digitalizzazione dei processi di vendita.

“I dati dell’ultimo anno confermano una verità che non possiamo più ignorare: la Sardegna ha bisogno di bilanciare la sua forza industriale con una spinta decisa verso l’export dei settori manifatturieri e agroalimentari”, dichiara il Presidente della Camera di Commercio di Sassari, Stefano Visconti. “Se il petrolchimico subisce le oscillazioni dei prezzi internazionali, sono le nostre piccole e medie imprese a garantire quella capillarità economica che sostiene le famiglie del territorio. Dobbiamo proteggere questa diversità produttiva, che è la nostra vera assicurazione sul futuro.”

“Il ruolo delle istituzioni camerali è oggi più che mai quello di una bussola strategica”, conclude il Presidente Visconti. “Non possiamo controllare le dinamiche generali, ma possiamo e dobbiamo lavorare per rendere le nostre imprese del Nord Sardegna sempre più competitive sui mercati esteri. La nostra operatività si misura sia in miliardi di euro sia con la capacità locale di esportare il saper fare locale.”

In un contesto globale complesso, il Nord Sardegna può puntare sull’innovazione e sulla qualità produttiva del territorio per tenere e crescere.




Capitaneria di Porto di Porto Torres-Sequestro cantiere Stintino

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LA CAMERA DI COMMERCIO DI SASSARI RILANCIA IL “FONDO FIERE”: 250 MILA EURO PER LE IMPRESE DEL NORD SARDEGNA

Sostenere la competitività delle imprese locali sui mercati nazionali e internazionali e consolidare il trend positivo delle esportazioni del Nord Sardegna. Con questi obiettivi, la Camera di Commercio di Sassari ha presentato oggi il nuovo Regolamento del “Fondo Fiere 2026”, mettendo a disposizione una dotazione finanziaria di 250.000 euro per l’anno in corso.

Il bando è rivolto alle imprese attive iscritte al Registro delle Imprese della C.C.I.A.A. di Sassari con sede legale nel territorio di competenza. L’iniziativa mira a facilitare la partecipazione a fiere e mostre attraverso contributi a fondo perduto che coprono un’ampia gamma di costi: dall’affitto degli spazi espositivi e allestimenti ai servizi di interpretariato, fino alle spese di trasporto dei materiali e ai costi di viaggio e pernottamento per un massimo di due rappresentanti aziendali.

Dal 2012 ad oggi, il Fondo Fiere ha erogato complessivamente 1.335.000 euro, sostenendo ben 1.141 beneficiari. Un supporto che si è rivelato importante, specialmente alla luce dei recenti dati sull’export del nord Sardegna: tra il 2020 e il 2025, le esportazioni hanno mostrato una crescita costante, segnando un nuovo “salto di livello” proprio nel 2025. I prodotti caseari guidano la classifica delle esportazioni con 61,6 milioni di euro (32% del totale), seguiti da imbarcazioni (34,3 mln) e prodotti chimici (23 mln). I mercati di riferimento vedono in testa l’Europa (43%) e il Nord America (38%), con gli Stati Uniti che si confermano come il principale partner commerciale singolo.

“Il Fondo Fiere rappresenta uno strumento strategico per accompagnare le nostre eccellenze produttive oltre i confini regionali,” dichiara il Presidente della Camera di Commercio di Sassari, Stefano Visconti. “I dati ci dicono che il Nord Sardegna è in una fase di forte dinamismo, con un export che ha saputo non solo reagire alla pandemia, ma evolversi e conquistare mercati esigenti come quello statunitense. Con la dotazione di 250 mila euro per il 2026, vogliamo incentivare soprattutto l’apertura verso l’estero, offrendo premialità maggiori per chi decide di misurarsi in contesti internazionali. La nostra Camera è e resterà al fianco di chi investe coraggiosamente credendo nella promozione e nello sviluppo”.

Dettagli del contributo e modalità di accesso La misura del contributo è così modulata:

Eventi in Sardegna o virtuali: fino a 2.000,00 euro (copertura del 50% delle spese ammissibili).

Eventi nel resto d’Italia: fino a 4.000,00 euro (copertura del 50% delle spese ammissibili).

Eventi all’estero: fino a 5.000,00 euro (copertura del 60% delle spese ammissibili).

Il massimale annuo per singola impresa è fissato a 8.000 euro, estendibile a 10.000 euro qualora l’azienda partecipi ad almeno una manifestazione internazionale. Per accedere ai fondi, le imprese devono aver sostenuto spese ammissibili per almeno 1.000 euro e sono tenute a ritirare e esporre il totem con il logo camerale presso il proprio stand. Le domande devono essere presentate tramite la piattaforma RESTART entro 60 giorni dalla chiusura della fiera. Per gli eventi di dicembre, la scadenza è fissata al 31 gennaio dell’anno successivo.