Mater Olbia Hospital, torna l’Open Day dedicato alle professioni Infermieristiche.

Giovedì 5 novembre una nuova occasione di incontro tra l’ospedale e i giovani infermieri.

Olbia, 23 ottobre 2026 – Favorire l’ingresso dei giovani infermieri nel mondo del lavoro offrendo loro l’opportunità di conoscere direttamente l’organizzazione ospedaliera, le équipe e le prospettive di crescita professionale. È questo l’obiettivo del nuovo Open Day Professioni Infermieristiche organizzato dal Mater Olbia Hospital per giovedì 5 novembre e rivolto ai laureandi e ai laureati in Infermieristica.

L’iniziativa, giunta alla sua terza edizione, si conferma un’importante occasione di incontro tra formazione universitaria e mondo del lavoro, con risultati occupazionali particolarmente significativi: il 64% dei partecipanti all’ultima edizione, svoltasi a marzo 2026, è stato successivamente assunto dall’ospedale, un dato in crescita rispetto al 45% di assunti registrato nell’edizione di ottobre 2025. L’Open Day sarà anche l’occasione per presentare il piano di formazione dedicato al personale sanitario, insieme ai nuovi benefit previsti per i neoassunti. Il programma prevede inoltre un tour guidato nelle principali aree dell’ospedale e un momento di approfondimento con l’ufficio Risorse Umane che illustrerà le opportunità contrattuali e le possibilità di crescita professionale.

La giornata consentirà ai partecipanti di entrare nel vivo della realtà ospedaliera, confrontandosi direttamente con i coordinatori infermieristici e conoscendo l’organizzazione delle principali aree assistenziali, dall’Area Chirurgica alla Riabilitazione, dall’Endoscopia Digestiva alla Terapia Intensiva, fino al Blocco Operatorio e alla Radiologia. Attraverso incontri con i professionisti e un tour guidato nei reparti, i giovani infermieri potranno scoprire cosa significa lavorare in un ospedale caratterizzato da tecnologie avanzate, integrazione multidisciplinare e attenzione allo sviluppo delle competenze.

«Oggi una delle sfide più importanti per il sistema sanitario è riuscire ad attrarre giovani professionisti qualificati e offrire loro le condizioni per costruire un percorso professionale duraturo. Crediamo che un ospedale debba essere non soltanto un luogo di lavoro, ma anche un ambiente in cui crescere, acquisire competenze e sentirsi parte di un progetto. È in questa direzione che stiamo investendo, per rendere il Mater Olbia Hospital sempre più attrattivo e valorizzare il ruolo fondamentale che gli infermieri ricoprono nella qualità dell’assistenza. Vogliamo che i giovani scelgano di lavorare con noi, ma soprattutto che trovino le motivazioni e le opportunità per restare e crescere professionalmente in Sardegna– dichiara Giovanni Paolo D’Incecco Bayard de Volo, Amministratore Delegato del Mater Olbia Hospital».

Per conoscere il programma e confermare la propria adesione entro il 30 ottobre è possibile consultare la pagina dedicata sul sito dell’ospedale.

https://materolbia.com/news/open-day-professioni-infermieristiche

Ufficio Comunicazione e Relazioni Esterne Mater Olbia Hospital




Teatri di Prima Necessità, dal 24 ottobre otto appuntamenti al Teatro Civico di Alghero

La stagione autunnale di Teatro d’Inverno prosegue fino al 3 gennaio 2027, tra poesia, commedia, teatro contemporaneo e musica

Alghero – Otto appuntamenti dal 24 ottobre 2026 al 3 gennaio 2027 al Teatro Civico «Gaví Ballero». Teatro d’Inverno presenta la stagione autunnale di Teatri di Prima Necessità, con un cartellone che accosta ispirazioni letterarie, storie familiari, commedie degli equivoci e musica. Tutti gli spettacoli iniziano alle 20.30.

Si apre sabato 24 ottobre con Non può essere altro che un infinito, omaggio alla poetessa Antonia Pozzi di e con Roberta Campagna, per la regia di Pierpaolo Conconi, produzione La Botte e il Cilindro. La scena evoca la stanza della casa di Pasturo, tra le montagne amate dalla poetessa: oggetti, ricordi e presenze care ne ricostruiscono il mondo attraverso i versi. Il lavoro esplora la possibilità della poesia di dare voce all’esperienza umana e offrire una via di libertà.

Il 5 novembre arriva Un divano per due, commedia di Giuseppe Della Misericordia, con Daniel Dwerryhouse e Federico Giaime Nonnis, diretti da Maria Assunta Calvisi per L’Effimero Meraviglioso. Luca, informatico metodico e sicuro di sé, e Giovanni, bancario disordinato e irascibile, sono amici da sempre. Quando una crisi sentimentale li porta a condividere la casa, segreti, gelosie e confessioni rimandate alimentano una successione di equivoci e ribaltamenti, mettendo alla prova la loro amicizia.

L’11 novembre Quinte Emotive porta in scena Il filo di Teseo, scritto da Fabrizio Carta, con Cristina Pillola, Nicoletta Pusceddu, Alessandro Piga e Fabrizio Carta, per la regia di Andrea Serra. Al centro della storia ci sono Nello, che alterna lucidità e vuoti di memoria, le sorelle Carla e Mary e il giovane François. L’Alzheimer cambia gli equilibri familiari e i gesti quotidiani: lo spettacolo ne racconta le conseguenze sui rapporti umani, lasciando spazio anche all’ironia e alla comicità.

Il 20 novembre sarà la volta di Fragile, maneggiare con cura, di Susanna Mameli, con Marta Proietti Orzella e Francesco Civile, produzione Anfiteatro Sud. La storia segue Maria, una donna che attraversa gli eventi perdendo, di volta in volta, frammenti della propria esistenza. La sua fragilità diventa il punto da cui osservare la sofferenza, la capacità di resistere e il bisogno di proteggere ciò che rende possibile la vita, a cominciare dall’amore.

Il 28 novembre, con Viaggio in Italia, Emanuele Bosu e Angelo Trofa ripercorrono il diario di Johann Wolfgang Goethe, nella rilettura scenica diretta da Trofa e prodotta da Akroama T.L.S. Dalla meraviglia davanti a Roma all’energia di Napoli e alla scoperta della Sicilia, lo sguardo dello scrittore dialoga con quello contemporaneo. Ne nasce un confronto, condotto con ironia, fra l’Italia incontrata da Goethe e quella di oggi.

Il 10 dicembre Filastarocca – Arcani, archetipi e filastrocche intreccia teatro, musica e improvvisazione. Lo spettacolo, di e con Daniele Pettinau, con le musiche di e con Fabrizio Lai Dessì e Antonio Firinu alla fisarmonica, è prodotto dalla cooperativa Teatro La Maschera. A guidare il racconto sono le ventidue carte degli Arcani maggiori dei tarocchi: da un vecchio baule dei ricordi affiorano filastrocche, figure e storie, in un susseguirsi di siparietti tra una carta e l’altra.

Il 18 dicembre Teatro d’Inverno presenta L’ultima stagione, liberamente ispirato a Marcovaldo di Italo Calvino, con Giuseppe Ligios, mentre autore e regista dello spettacolo Giovanni Trudu. In una città trasformata in una giungla di semafori, schermi e infrastrutture, un uomo si china sulla macchina da scrivere. Questa reinterpretazione del personaggio di Calvino esplora il senso di estraneità alla vita contemporanea, il rapporto con la natura e la ricerca di un’esistenza nella quale riconoscersi.

A chiudere la rassegna, domenica 3 gennaio 2027, sarà il concerto dei Folk&Roll, prodotto dall’associazione culturale Symponia. Balli e canti della tradizione sarda incontrano blues, country e folk rock, in un repertorio che affianca brani originali, classici come No potho reposare e incursioni nella musica d’oltre mare. Sul palco Federico Di Chiara alla voce e all’armonica, Jonathan Della Marianna agli strumenti della tradizione sarda — launeddas, sulittus e trunfa —, Luigi Cordeddu all’organetto diatonico, Davide Pudda alla chitarra e Fabio Carta alla batteria e alle percussioni.

Teatri di Prima Necessità è realizzato con il contributo di Regione Autonoma della Sardegna, Fondazione di Sardegna e il patrocinio della Fondazione Alghero.

Il biglietto intero costa 12 euro, il ridotto per under 30 e over 60 10 euro; l’abbonamento costa 72 euro. I posti si prenotano via WhatsApp al 376 248 6698 oppure scrivendo a [email protected]. Ulteriori informazioni sono disponibili su www.teatrodinverno.it e sui profili social di Teatro d’Inverno.




RIMPASTO, CENTRODESTRA: «SANNA VITTIMA DELLA GUERRA TRA CORRENTI DEL PD. E CACCIOTTO DIFENDA LA CITTÀ»

Alghero, 22 ottobre 2026 – «Idda e Pirisi cercano di spostare l’attenzione pur di non parlare del presente: la guerra tra correnti del PD e il benservito a Raffaella Sanna. Già dall’ottobre 2024 denunciavamo l’esistenza di movimenti interni al pd per estrometterla per fare posto a Gabriella Esposito. A fine 2025 Mario Bruno ha iniziato a chiedere esplicitamente il rimpasto. A settembre è esploso il caso delle aggressioni verbali e del mobbing politico denunciati da Sanna nei confronti di Daga. E noi avevamo previsto che sarebbe stata proprio lei a pagarne le conseguenze per il semplice fatto di aver parlato. Dopo appena un mese e mezzo, puntuale, arriva il benservito».

Lo dichiarano i capigruppo del centrodestra Alessandro Cocco (Fratelli d’Italia), Marco Tedde (Forza Italia), Raffaele Salvatore (UDC–Patto per Alghero), Michele Pais (Lega), Massimiliano Fadda (Prima Alghero) e Giovanna Caria (Riformatori Sardi).

«Si tratta evidentemente di una ritorsione. Così Sanna è due volte vittima: prima dei comportamenti di Daga che ha denunciato al sindaco inerme, poi del suo stesso partito, che anziché difenderla ne pretende la testa. Nel PD chi denuncia viene silenziato. E Idda e Pirisi si prestano a questa resa dei conti tra correnti, provando a spacciarla per confronto democratico.

Ora, visto lo stato della città, una verifica dell’amministrazione potrebbe persino essere opportuna. La città lamenta carenze nelle politiche di bilancio, nelle manutenzioni, nelle opere pubbliche, nel verde, nella nettezza urbana, nelle politiche sociali e nella gestione levantina del patrimonio pubblico. Una verifica seria dovrebbe riguardare i risultati su questi temi. Per la sinistra invece è la scusa per risolvere una guerra tra bande interne al PD e distribuire alcune poltrone.

Se davvero si vogliono valutare i risultati, perché non si comincia togliendo le deleghe a Daga? Dalla crisi di liquidità della SECAL alla gestione del patrimonio e degli impianti sportivi, passando per i bandi bucati e le tasse alte, le criticità non mancano e persino dalla maggioranza sono arrivate spesso contestazioni – basti ricordare gli interventi di Piras e Sartore. Perché sacrificare una figura competente come Sanna e conservare chi ha accumulato tante responsabilità politiche?

Una verifica dovrebbe inoltre riguardare Fondazione Alghero, Parco di Porto Conte e Alghero In House, sui cui risultati e sulla cui gestione esprimiamo un giudizio fortemente negativo. Anche qui servono valutazioni sul lavoro svolto, non spartizioni tra partiti.

Il sindaco Cacciotto non può ridursi a notaio del PD. Se vuole veramente risolvere i problemi della sua amministrazione, giudichi tutti con lo stesso metro e respinga le imposizioni delle segreterie cittadine e sassaresi. Altrimenti abbia il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: non un rilancio amministrativo, ma una vendetta politica consumata sulla pelle di chi ha avuto il coraggio di parlare. E a pagare, ancora una volta, sarà Alghero».

I capigruppo del centrodestra nel Consiglio comunale di Alghero

Alessandro Cocco – Fratelli d’Italia
Marco Tedde – Forza Italia
Raffaele Salvatore – UDC–Patto per Alghero
Michele Pais – Lega
Massimiliano Fadda – Prima Alghero
Giovanna Caria – Riformatori Sardi




Alghero è il primo Comune della Sardegna a dotarsi del Garante per i diritti delle persone con disabilità. Marco Balbina nominato dal Consiglio comunale 

Alghero, 23 ottobre 2026 – Organo di garanzia e tutela che promuove la piena inclusione sociale delle persone con disabilità, ne garantisce i diritti e previene ogni forma di discriminazione, il Garante opera in autonomia, con indipendenza di giudizio e valutazione, come punto di riferimento per la comunità e l’Amministrazione Comunale, con le finalità di promuovere e tutelare i diritti e le libertà fondamentali delle persone con disabilità, prevenire e rimuovere ogni forma di discriminazione, collaborare con enti pubblici, privati e associazioni per favorire l’inclusione sociale. Venerdì scorso il Consiglio comunale ha posto il suggello alla procedura, nominando Marco Balbina a ricoprire il ruolo di durata triennale. La figura del Garante svolge un ruolo prezioso di supporto all’Amministrazione comunale per il raggiungimento degli obiettivi di inclusione sociale, oltre che rappresentare una figura importante di raccordo tra Comune, Associazioni e persone con disabilità, “ma soprattutto – spiega il Sindaco Raimondo Cacciotto – definisce in modo chiaro la visione politica e operativa dell’Amministrazione, inserendo questa iniziativa  all’interno di un programma più ampio sulla disabilità e sull’accessibilità urbana, che stiamo portando avanti nell’ambito dell’attenzione alle fasce più deboli con il percorso in atto per l’attuazione del PEBA, il piano per l’eliminazione delle Barriere Architettoniche. La disabilità – specifica ancora – non riguarda esclusivamente le politiche sociali. Riguarda la mobilità, l’urbanistica, la scuola, la cultura, lo sport, il lavoro e più in generale il diritto di ogni persona a vivere pienamente la propria città”.

L’istituzione del Garante è il risultato di un percorso iniziato con l’ordine del giorno del consigliere Salvatore e proseguito attraverso un lungo lavoro delle Commissioni consiliari, che hanno trasformato quella proposta in un regolamento concreto, definendo funzioni, responsabilità e strumenti di intervento. A seguito dell’approvazione del “Regolamento comunale del Garante dei diritti delle persone con disabilità” del gennaio 2026, con cui si disciplinano finalità, requisiti, modalità di nomina, durata dell’incarico, competenze, autonomia e funzionamento, l’Amministrazione ha proceduto con l’ Avviso Pubblico del 29 giugno 2026, con il quale è stata avviata la procedura per la presentazione delle candidature alla nomina di Garante. 

“Adesso la responsabilità è fare in modo che questa figura possa lavorare con impegno, con autonomia, competenza e indipendenza” assicura l’Assessora  ai Servizi Sociali Maria Grazia Salaris.  “La definizione della figura del garante può, inoltre, a mio avviso, intervenire nel percorso spesso irto di ostacoli burocratici che creano maggiori problemi in questo delicato settore. Saranno i risultati, e soprattutto la capacità di migliorare la vita delle persone, a mettere in rilievo la scelta adottata”.

“Abbiamo voluto una figura che non fosse soltanto simbolica, ma che potesse rappresentare un riferimento reale per le persone con disabilità, le loro famiglie e le associazioni, e al tempo stesso uno stimolo per l’Amministrazione a migliorare i propri servizi. Il Garante avrà il compito di ascoltare, segnalare criticità, formulare proposte e contribuire a individuare soluzioni. E inoltre, promuovere la cultura dell’inclusione sociale e dell’accessibilità attraverso iniziative culturali, formative e informative, in collaborazione con le istituzioni sociali, amministrative e scolastiche” afferma la presidente della I Commissione Consiliare Giusy Piccone. “Il lavoro delle Commissioni – aggiunge Christian Mulas, presidente della V Commissione  –  è stato importante proprio perché abbiamo cercato di dare concretezza a un principio: i diritti non devono restare soltanto enunciazioni, ma devono trovare riscontro nelle scelte e nell’azione quotidiana delle istituzioni”.

 Il Garante dovrà, nel corso della sua attività, tra le diverse funzioni e compiti, ricevere e valutare segnalazioni scritte da persone con disabilità, familiari, tutori, amministratori di sostegno, associazioni o cittadini in caso di discriminazioni, disfunzioni o violazioni dei diritti e formula proposte e suggerimenti per la soluzione dei problemi segnalati; verificare la funzionalità e l’accessibilità dei servizi comunali e segnala eventuali barriere architettoniche o disfunzioni, indicando soluzioni, costi e tempistiche; collaborare con l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, la Regione Sardegna, la Città Metropolitana di Sassari, la ASL e la AOU.




SANT’AGOSTINO NEL CAOS, CACCIOTTO HA PERSO IL CONTROLLO DELLA CITTÀ

Fratelli d’Italia Alghero: «Tra cantieri, parcheggi introvabili e multe a raffica, i cittadini pagano l’incapacità organizzativa della Giunta».

«Sant’Agostino è ormai l’emblema di un’amministrazione che ha perso il controllo della città. Cantieri che si trascinano, viabilità complicata, parcheggi sempre più difficili da trovare e, come se non bastasse, multe che fioccano durante le operazioni di pulizia delle strade. Una situazione insostenibile per residenti e attività commerciali».

È quanto denuncia Fratelli d’Italia Alghero, intervenendo sulle criticità che interessano il quartiere.

«I lavori nelle piazzette di Sant’Agostino e le modifiche alla viabilità in via Grazia Deledda stanno mettendo a dura prova la pazienza dei cittadini. A tutto questo si aggiungono le recenti operazioni di pulizia stradale, con divieti di sosta e relative contravvenzioni. Nessuno contesta la necessità di pulire le strade o riqualificare gli spazi pubblici, ma è evidente che manchino coordinamento, programmazione e buon senso».

«Il sindaco Cacciotto, evidentemente più impegnato a gestire le tensioni della propria maggioranza che i problemi della città, dovrebbe ricordarsi che amministrare significa prevenire i disagi, non moltiplicarli».

«Nel frattempo, i malumori interni alla maggioranza e le indiscrezioni su un possibile rimpasto di Giunta restituiscono l’immagine di un’amministrazione sempre più concentrata sui propri equilibri politici. Una situazione che rischia di paralizzare ulteriormente l’azione amministrativa, mentre i problemi della città continuano ad accumularsi senza risposte concrete».

«Alghero ha bisogno di una guida, non dell’ennesimo valzer di poltrone. Perché mentre la maggioranza discute di equilibri politici, i cittadini continuano a fare i conti con i disagi di una città sempre più difficile da vivere».

Fratelli d’Italia Alghero




Quei ragazzini che spaccano le vetrine e il bisogno di sentirsi qualcuno.

Di Fausto Farinelli

Il pensiero di Francesco Alberoni aiuta a interrogarsi su ciò che un adolescente cerca nel gruppo. Capirlo serve a intervenire prima della violenza e a scegliere che cosa fare dopo, quando i danni sono già stati provocati.

Ho avuto il piacere e l’onore di intervistare il professor Francesco Alberoni il 15 aprile del 2020, in piena pandemia. In questi giorni mi è tornato in mente guardando le immagini dei ragazzini che spaccano le vetrine e portano via quello che trovano. Ho ripensato ai suoi studi sui movimenti collettivi per cercare di leggere quello che sta accadendo e che, ahimè, temo possa continuare.

La prima reazione la conosciamo: dove sono i genitori? Subito dopo chiediamo più controlli e punizioni adeguate. Sono questioni da affrontare, ma io vorrei capire anche che cosa trovi un ragazzino in quella compagnia di tanto gratificante da convincerlo che devastare un negozio sia qualcosa di cui andare fiero.

Alberoni studiava il passaggio nel quale persone prima separate cominciano a riconoscersi come un “noi”. Nel suo «stato nascente» l’appartenenza cambia il rapporto con gli altri e il modo di guardare sé stessi. Scriveva del «potere di far cadere le barriere fra gli individui»: insieme si può sentire possibile ciò che da soli sembrava irraggiungibile.

Questo non significa che possiamo chiamare movimento collettivo qualsiasi gruppo che saccheggia. Nella teoria di Alberoni c’è una spinta verso un futuro condiviso, che può tradursi in un’organizzazione e poi in un’istituzione. Uso il suo pensiero per ragionare su questi comportamenti, senza attribuirgli giudizi su avvenimenti che non ha conosciuto.

Anche dentro una manifestazione bisogna distinguere. Chi protesta pacificamente, chi cerca lo scontro e chi approfitta della confusione per rubare possono trovarsi nella stessa strada con intenzioni diverse. Nei disordini di Milano del 17 e 18 ottobre, i saccheggi sono avvenuti nel contesto delle proteste contro il carovita e i servizi insufficienti. Le informazioni disponibili non permettono di attribuire quei comportamenti a tutti i manifestanti, né di collocare tutti i partecipanti tra gli undici e i sedici anni.

Il punto sul quale vorrei soffermarmi è il riconoscimento. Un ragazzo che si sente poco considerato potrebbe scoprire che, insieme agli altri, riesce a imporsi. Gli adulti arretrano, qualcuno ha paura, gli amici lo guardano. Quella paura può sembrargli rispetto. Per essere accettato può arrivare a fare cose che da solo non farebbe, e fermarsi diventa difficile se teme di essere preso in giro o escluso.

È una possibile interpretazione, da verificare nelle singole storie. Sarebbe troppo comodo trovare dietro ogni saccheggio soltanto solitudine e abbandono. Esistono il desiderio della merce, il divertimento crudele e la scelta di approfittare del disordine. E moltissime famiglie affrontano difficoltà enormi senza che i figli vadano a distruggere il lavoro degli altri.

La ricerca dell’Istituto Minotauro richiama però due elementi sui quali vale la pena ragionare: la compagnia può acquistare un peso maggiore quando un adolescente sente di non avere sostegno nella propria crescita; i social possono premiare l’esibizione della trasgressione attraverso l’approvazione dei coetanei. Un ragazzo può quindi compiere un gesto pensando anche a chi lo guarderà dopo, sul telefono.

Mi chiedo quanto spazio rimanga, in quel momento, per vedere la persona alla quale si sta facendo del male. Il negoziante rischia di diventare soltanto quello che sta dall’altra parte della vetrina. Eppure lì ci sono persone che lavorano, dipendenti spaventati, qualcuno che il giorno dopo dovrà contare i danni e decidere come riaprire.

Fermare le aggressioni, proteggere le vittime e individuare gli autori è la risposta immediata. Poi bisogna ricostruire le responsabilità di ciascuno e far comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Dove sia possibile e appropriato, anche un percorso di riparazione seguito da professionisti può aiutare a rendere concreto quel danno: chi lo ha provocato deve capire che cosa ha fatto e a chi.

Quando interviene la polizia, dobbiamo però cercare di sapere anche che cosa sia successo nei mesi precedenti, a scuola, in famiglia e nella compagnia. La violenza giovanile di gruppo era già oggetto di una mappatura di Transcrime nel 2022. Prima di definirla interamente nuova, dovremmo verificare quali comportamenti siano cambiati e quali siano diventati più visibili.

Il rapporto Minotauro indica il sostegno alle famiglie, il contrasto alla dispersione scolastica e l’educativa di strada, insieme al controllo del territorio. Sono attività che richiedono continuità e persone che si parlino: se la scuola vede un problema e i servizi ne conoscono un altro, qualcuno deve riuscire a mettere insieme le informazioni e intervenire.

Qui il discorso torna all’appartenenza. Possiamo proporre una squadra, un laboratorio, un’attività di quartiere. Ma dobbiamo chiederci se lì un adolescente trovi qualcuno che lo conosce, si accorge quando manca e gli affida una responsabilità. Un centro di aggregazione serve se ci sono persone capaci di seguirlo nel tempo. L’apertura, da sola, non ci dice se quel ragazzo lo frequenterà.

E bisogna guardare le differenze. A undici anni e a sedici anni non si è nella stessa condizione. Per scegliere come intervenire occorre conoscere la maturità, i legami e la storia di ciascuno. La parola “branco” ci viene facile, ma ci dice poco su chi abbiamo davanti e su come impedirgli di fare ancora del male.

Dal pensiero di Alberoni ricavo soprattutto questa domanda: quanto ci occupiamo dei rapporti attraverso i quali un ragazzo impara a sentirsi parte di qualcosa? Se la compagnia violenta gli offre attenzione e considerazione, dobbiamo capire dove possa trovarle senza dover minacciare o derubare qualcuno.

È questo che mi interessa sapere: dopo aver identificato e fermato chi ha distrutto, chi si occuperà di lui nei mesi successivi? Perché il negoziante deve poter riaprire senza paura e quel ragazzo deve essere messo nelle condizioni di non ricominciare.




Campagne al limite – VIDEO

Dalle campagne della Sardegna arriva un grido d’allarme. A Santa Maria La Palma agricoltori, allevatori e rappresentanti del territorio si sono ritrovati per denunciare costi di produzione ormai insostenibili, il caro energia e i danni della fauna selvatica. Una richiesta su tutte: fare squadra. Il nostro servizio raccoglie le voci di chi lavora la terra ogni giorno.




Silvio Alciator presidente di ANCE Sardegna: è il primo algherese

Eletto all’unanimità, succede a Pierpaolo Tilocca, alla guida dell’associazione dal 2015. Per il mandato 2026-2030 sarà affiancato dal vicepresidente Alberto Cancellu e dal tesoriere Francesco Planetta.

ALGHERO. Silvio Alciator è il nuovo presidente di ANCE Sardegna. Il geometra e imprenditore è stato eletto il 14 ottobre 2026, diventando il primo algherese nella storia dell’associazione regionale dei costruttori edili a ricoprire questo incarico.

La scelta unanime dell’assemblea arriva dopo gli anni alla guida di ANCE Centro Nord Sardegna e l’esperienza nella rappresentanza nazionale delle imprese. Alciator assume ora la responsabilità di portare le richieste dei costruttori di tutta l’isola nel confronto con la Regione e le altre istituzioni.

Dopo l’elezione ha ringraziato i presidenti delle associazioni territoriali per la fiducia accordatagli. A nome dell’intera assemblea ha poi espresso riconoscenza al presidente uscente Pierpaolo Tilocca per l’impegno e la dedizione dimostrati durante i suoi mandati.

Il passaggio di consegne apre il nuovo quadriennio dell’organizzazione, che segue le questioni regionali legate all’edilizia, alle infrastrutture e alla pianificazione del territorio. Tra le sue attività rientrano il confronto sulle norme che regolano il settore, l’impiego dei finanziamenti e le procedure necessarie per avviare e realizzare i lavori.

Nella precedente esperienza territoriale, Alciator aveva dedicato attenzione alla formazione professionale e alle difficoltà delle imprese nel reperire personale preparato. Il programma presentato per la riconferma del 2022 comprendeva anche le relazioni sindacali e la riorganizzazione degli enti bilaterali che si occupano di assistenza ai lavoratori, formazione e sicurezza nei cantieri.


BOX — ANCE nazionale: che cos’è e chi rappresenta

L’Associazione Nazionale Costruttori Edili, conosciuta con la sigla ANCE, è stata costituita il 5 maggio 1946 e aderisce a Confindustria.

Rappresenta le imprese delle opere pubbliche, dell’edilizia abitativa, commerciale e industriale, degli interventi ambientali e delle lavorazioni specialistiche. Tutela gli interessi della categoria nei rapporti con Governo, Parlamento e istituzioni centrali, partecipa alla contrattazione nazionale del lavoro e assiste le associazioni territoriali.

Insieme alle organizzazioni sindacali concorre al sistema degli enti bilaterali per l’assistenza, la formazione e la sicurezza dei lavoratori edili. La rete indicata dal sito nazionale comprende 88 associazioni territoriali e 20 organismi regionali.


BOX — ANCE Sardegna: dal 1972 al fianco delle imprese dell’isola

ANCE Sardegna, denominata anche Unione Regionale Sarda Costruttori Edili, è nata nel 1972 per iniziativa delle sezioni dei costruttori delle province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari.

Oggi riunisce ANCE Centro Nord Sardegna, ANCE Sardegna Centrale e ANCE Sardegna Meridionale.

È l’interlocutore regionale del sistema associativo dei costruttori. Collabora con assessorati, commissioni consiliari, università ed enti pubblici per affrontare i problemi amministrativi e tecnico-giuridici che incidono sull’attività delle imprese. Lavora inoltre alla semplificazione delle procedure e alla riduzione dei tempi della spesa pubblica.

La sede è a Cagliari, in via Fleming 2/A.


BOX — Silvio Alciator: il percorso professionale e associativo

Silvio Giovanni Alciator è amministratore unico di Acquaverde Costruttori S.r.l., con sede a Milano. La società opera nell’edilizia civile e nelle infrastrutture, negli stessi ambiti di Acquaverde Costruzioni S.r.l., con sede nella zona industriale di San Marco ad Alghero.

Nel proprio profilo professionale indica un’esperienza trentennale nella direzione commerciale e nello sviluppo delle attività d’impresa.

È tuttora componente eletto del Consiglio Generale di ANCE nazionale. In precedenza ha ricoperto la vicepresidenza di ANCE Centro Nord Sardegna e l’incarico di consigliere della Giunta nazionale. Nel suo percorso figurano anche gli incarichi di consigliere di Giunta e presidente del gruppo giovani di Confindustria Nord Sardegna.

Nel 2018 è stato eletto presidente dell’associazione territoriale dei costruttori delle province di Sassari e Oristano, ottenendo nel 2022 la conferma per un secondo mandato.




Olbia, al PalaGeovillage i grandi interpreti 

della boccia paralimpica

Si apre domani con la cerimonia inaugurale il World challenger con in palio il pass paralimpico. Duecento partecipanti di ventidue Nazioni,  77 top player per Los Angeles 2028. Anche l’Italia con Gabriele Zendron (15 al mondo), Giuseppe Rollo (20), Michela Maria Favini (29), Riccardo Zanella (43) e Claudia Targa (51). La  Sardegna in pedana con gli arbitri Diletta Sanna (Budoni), Damiano Tuveri (Cagliari) e Francesca Pasella (Olbia)

Domani, martedì 13 ottobre, alle 18 al PalaGeovillage, si tiene la cerimonia inaugurale dell’Olbia 2026 World Boccia Challenger. Curato da World Boccia e Federazione italiana bocce (Fib), la quinta edizione dell’appuntamento, per la quarta volta a Olbia, sposa cultura, socialità, territorio, sport, inclusione e turismo. Alla cerimonia prendono parte Roberto Favre (presidente nazionale Fib), Elena Casu (assessora Sport, Olbia), Marco Giunio De Sanctis (presidente nazionale Cip), Claudio Secci (presidente Cip Sardegna), Gianluca Lilliu (presidente Fib Sardegna), Laura Albanese (presidente As Ichnusa), Itzik Azouly (Board World Boccia, Israele), Eleni Stoka (delegato tecnico World Boccia, Grecia), Rachael Crack (assistente, Gran Bretagna), Jose Luis Sirera (responsabile classificatori, Spagna), Teresa Calverol (capo degli arbitri, Spagna) e Ronny Van Assche (assistente del capo degli arbitri, Belgio). L’evento è patrocinato da ministero Sport e giovani, Regione Sardegna, Comune Olbia, Fib, Coni, Comitato paralimpico, Inail e Ussi.

Il World Boccia challenger. Da domani al 20 ottobre – premiazioni il 17 e il 19, cerimonia di chiusura il 19 – concorrono ventidue Paesi con 200 partecipanti, tra questi settantasette atleti in corsa per i Giochi paralimpici di Los Angeles 2028. Da dopodomani, mercoledì 14, il via alle gare. La sfida vede al via le bandiere di Argentina, Australia, Austria, Canada, Colombia, Corea, Finlandia, Gran Bretagna, Grecia, India, Israele, Isole Faroe, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca. Singapore, Spagna, Slovacchia, Stati Uniti, Ucraina e Ungheria. La commissione arbitrale guidata dalla spagnola Teresa Calverol, conprende gli arbitri sardi Diletta Sanna (Budoni), Francesca Pasella (Olbia) e Damiano Tuveri (Cagliari). I Team leader azzurri sono Riccarda Ambrosi e Paola Paluselli.In palio i titoli per Individuale categorie BC1, BC2, BC3 e BC4, coppie BC3 e BC4, squadre BC1-BC2.

Gli auspici istituzionali. “Lavoriamo sul tema con venti eventi internazionali. Siamo orgogliosi di poter ospitare un evento complesso come il World boccia challenger con atketi che provengono  da Argentina, Colombia, Australia e Singapore” ha detto l’assessore regionale al Turismo, Franco Cuccureddu. Durante la conferenza stampa di presentazione Roberto Favre “Regione ospitale e preparata. Complimenti al presidente del Cip Liguria, Dario della Gatta, e al suo staff per l’organizzazione. Il lavoro fatto dal Cip nazionale guidato da Marco Giunio De Sanctis è di alto livello” ha aggiunto.“Ospitiamo un evento speciale e di valore internazionale. L’intesa è proficua” rimarca Elena Casu. “La manifestazione fa parte, grazie al supporto dell’assessorato regionale al Turismo, di sette appuntamenti isolani. La boccia coinvolge atleti con disabiltà molto gravi: diamo un segnale ai 120mila sardi con disabilità. Sono solo mille quelli che fanno sport” rimarca Claudio Secci. “La manifestazione non si racchiude in un palazzetto, vogliamo che appartenga a tutti” ha sottolineatp Alice Ronsval (Asd Ichnusa).“L’universo paralimpico ha aspetti pubblici, economici, culturali e sociali. Ma ha come obiettivo il valore della persona. Auguriamo agli atleti il meglio: continuate a lottare, giocate correttamente, divertitevi e superate i vostri limiti” dicono gli organizzatori. Tra questi, Asd Ichnusa sport e Fib, supportato da assessorato regionale Turismo, assessorato comunale Sport-Olbia, Bmw Specialmente. Partner istituzionali Coni e Comitato italiano paralimpico Sardegna e Msp Sardegna e Ussi (Unione stampa sportiva italiana). 

Cagliari, 12 ottobre 2026




IL PREMIO ENOLETTERARIO VERMENTINO CELEBRA IL DECENNALE AD OLBIA: TRIONFA L’ESORDIENTE LUCIA VISONÀ 

Si è svolta nella cornice di Olbia la cerimonia conclusiva della decima edizione del Premio Enoletterario Vermentino, un traguardo significativo per una manifestazione ideata e promossa dalla Camera di Commercio del Nord Sardegna che, in un decennio di attività, ha saputo affermarsi come uno degli appuntamenti più originali e apprezzati nel panorama culturale e promozionale italiano. Nata con l’obiettivo di creare un ponte concettuale e sensoriale tra la produzione letteraria e la cultura vitivinicola d’eccellenza, la kermesse ha richiamato anche quest’anno un vasto pubblico di lettori, critici ed esponenti del settore enogastronomico, confermando la bontà di un format capace di raccontare le radici dei territori attraverso l’incanto delle parole.

A condurre l’evento mattutino del decennale è stata l’attrice e scrittrice Clizia Fornasier – già legata al concorso per essere stata tra le autrici finaliste della precedente edizione – che ha saputo guidare la mattinata con classe, ritmo e spiccata sensibilità narrativa. Sotto la sua regia sul palco, gli interventi istituzionali e i momenti dedicati all’approfondimento critico si sono alternati alle letture dei brani tratti dalle opere in gara, creando un’atmosfera elegante ma al contempo accessibile, in perfetto equilibrio tra rigore formale e conviviale spessore culturale.

Il momento clou della mattinata è stato siglato dall’annuncio del verdetto finale redatto dalla giuria tecnica, presieduta dal presidente della Camera di Commercio del Nord Sardegna, Stefano Visconti. Dopo un’accurata selezione tra le numerose opere candidate a livello nazionale, la giuria presieduta da Visconti ha scelto Lucia Visonà per il suo romanzo d’esordio Il cuoco giapponese, pubblicato da Giulio Einaudi Editore, assegnandole il primo premio assoluto. Un’affermazione di prestigio per la giovane autrice, la cui opera prima ha conquistato i giurati per la limpidezza della prosa e per la capacità di trasformare la disciplina culinaria e la preparazione del cibo in uno strumento di indagine esistenziale, di memoria e di dialogo interculturale.

«Raggiungere il traguardo dei dieci anni rappresenta motivo di grande orgoglio per l’intero sistema economico e culturale del nostro territorio», ha dichiarato il presidente Stefano Visconti. «Il Premio Enoletterario Vermentino dimostra come la narrazione d’autore e la tradizione vitivinicola facciano parte di un unico linguaggio identitario. Premiare un esordio folgorante come quello di Lucia Visonà e la profonda sensibilità di Anna Pavignano significa dare valore al talento capace di emozionare e, allo stesso tempo, promuovere l’eccellenza della nostra terra ben oltre i confini regionali».

Accanto al riconoscimento principale, grande rilevanza ha assunto l’assegnazione del Premio Territorio, il conferimento speciale istituito per valorizzare le narrazioni capaci di cogliere l’essenza profonda, la storia e le dinamiche sociali dei luoghi. Il riconoscimento è andato ad Anna Pavignano per il romanzo Come il sale sulla pelle, edito da Piemme. La celebre scrittrice e sceneggiatrice ha offerto una prova d’autore viscerale e di grande spessore emotivo, nella quale la geografia dei paesaggi si intreccia inestricabilmente con le vicende umane dei protagonisti, confermando il ruolo della letteratura come custode dell’identità collettiva.

Menzioni per Piergiorgio Pulixi in gara con Per un’ora d’amore, pubblicato da Rizzoli; Alessia Coppola, finalista con Nate dalla tempesta per Fazi Editore; Paolo Massobrio, con Prima che scada il tempo per Golosario & Golosaria.

L’edizione del decennale va così in archivio con un bilancio ampiamente positivo, confermando l’efficacia di una visione strategica che vede nella cultura e nell’enologia due driver fondamentali per la promozione del territorio e del suo patrimonio immateriale, ponendo basi solide per il futuro della kermesse olbiese.