Il “Merito Morale”: il nuovo parametro di valutazione per una società più giusta

La storia del merito e i libri che ne parlano: come il Merito Morale potrebbe rivoluzionare la valutazione delle persone e delle istituzioni



In un mondo in cui il successo è spesso misurato in termini di risultati economici e prestigio, l’importanza della moralità e dell’integrità può essere facilmente trascurata. Tuttavia, la crescente consapevolezza dell’importanza di un approccio più etico e sostenibile alla vita e agli affari sta portando a una riconsiderazione dei criteri con cui valutiamo le persone e le istituzioni. In questo articolo, esploreremo la storia del merito, le opere letterarie che ne parlano e come l’introduzione del “Merito Morale” come nuovo strumento di valutazione potrebbe avere vantaggi significativi per la società nel suo insieme.

La storia del merito e la letteratura sull’argomento

Il concetto di merito ha una lunga storia, che risale almeno alla filosofia greca antica. Aristotele, ad esempio, nel suo celebre trattato “Etica a Nicomaco”, esplora il rapporto tra virtù, moralità e felicità, sottolineando l’importanza del merito morale nella vita umana. Altre opere filosofiche che affrontano il tema del merito includono “La Repubblica” di Platone, che esamina il ruolo della giustizia e della moralità nella società ideale, e “Il Principe” di Niccolò Machiavelli, che offre interessanti spunti sul rapporto tra merito e potere.

Nel corso dei secoli, il tema del merito morale è stato affrontato anche da filosofi come Immanuel Kant, che nel suo “I Fondamenti dell’Etica”, analizza il concetto di dovere morale, e John Stuart Mill, che propone l’utilitarismo come teoria morale basata sulla promozione della felicità generale. Più recentemente, autori come Alasdair MacIntyre e Michael J. Sandel hanno esplorato il ruolo del merito morale nella società contemporanea, sottolineando la necessità di una riflessione più profonda sui valori etici e le responsabilità individuali e collettive.

Vantaggi dell’introduzione del Merito Morale

L’istituzione del Merito Morale come nuovo strumento di valutazione delle persone e delle istituzioni potrebbe avere numerosi vantaggi per la società nel suo insieme:

  1. Promozione dell’etica e della responsabilità: valutando le persone e le istituzioni anche in base al loro comportamento morale, si incoraggia un approccio più etico e responsabile, premiando coloro che agiscono in modo virtuoso e scoraggiando comportamenti scorretti o immorali.
  2. Miglioramento della trasparenza e della fiducia: l’introduzione del Merito Morale potrebbe aumentare la trasparenza e la fiducia nel sistema, poiché i cittadini avrebbero una base più solida per valutare le azioni e le decisioni delle istituzioni e degli individui. Inoltre, un’analisi etica approfondita potrebbe aiutare a identificare e prevenire eventuali pratiche scorrette o illecite.
  3. Creazione di un ambiente di lavoro più sano e solidale: valutare i dipendenti e i candidati non solo in base alle loro competenze professionali, ma anche al loro merito morale, potrebbe contribuire a creare un ambiente di lavoro più sano e solidale, in cui la responsabilità, la collaborazione e il rispetto reciproco siano valori fondamentali.
  4. Stimolo all’innovazione sostenibile: premiando le aziende e le organizzazioni che dimostrano un forte impegno nei confronti dell’etica e della sostenibilità, il Merito Morale potrebbe stimolare l’innovazione e l’adozione di soluzioni più ecologiche e socialmente responsabili, contribuendo a creare un futuro più sostenibile per tutti.
  5. Rafforzamento della coesione sociale: l’adozione del Merito Morale potrebbe contribuire a rafforzare la coesione sociale, incoraggiando il rispetto e la comprensione reciproca tra persone di diverse culture, religioni e sfondi. In un contesto in cui le divisioni e le tensioni sono sempre più accentuate, il Merito Morale potrebbe rappresentare un importante strumento per promuovere la convivenza pacifica e la solidarietà tra individui e comunità.
  6. Miglioramento delle politiche pubbliche: l’introduzione del Merito Morale nella valutazione delle istituzioni e dei decisori politici potrebbe portare a politiche più equilibrate, che tengano conto degli interessi di tutte le parti coinvolte e promuovano un approccio più sostenibile e responsabile allo sviluppo economico e sociale.

L’introduzione del ” merito morale” nella scelta dei nostri governanti

Se il “Merito Morale” diventasse un criterio imprescindibile nella scelta dei governanti in Italia, si potrebbero osservare diversi cambiamenti significativi nel panorama politico:

  1. Selezione di candidati più etici e responsabili: con il Merito Morale come requisito fondamentale, i partiti politici sarebbero incentivati a proporre candidati con un solido background etico e un impegno dimostrato nei confronti della responsabilità sociale e della trasparenza. Ciò potrebbe portare a una classe politica più onesta e competente, capace di guadagnarsi la fiducia dell’elettorato.
  2. Riduzione della corruzione e del clientelismo: l’introduzione del Merito Morale potrebbe contribuire a combattere la corruzione e il clientelismo, che purtroppo hanno afflitto la politica italiana nel corso degli anni. Con un maggiore focus sull’integrità e la responsabilità, i politici sarebbero meno inclini a cedere alle tentazioni della corruzione e a favorire gli interessi di singoli individui o gruppi a scapito dell’interesse pubblico.
  3. Maggiore responsabilità nei confronti delle politiche pubbliche: un approccio basato sul Merito Morale potrebbe incoraggiare i politici a considerare gli effetti delle loro decisioni sulla società nel suo insieme, promuovendo politiche più eque e sostenibili. In particolare, potrebbe portare a un maggiore impegno nei confronti dell’ambiente, dell’istruzione, della sanità e della riduzione delle disuguaglianze sociali ed economiche.
  4. Rafforzamento della democrazia: l’introduzione del Merito Morale potrebbe rafforzare la democrazia in Italia, favorendo la partecipazione attiva dei cittadini e garantendo che le istituzioni politiche operino nell’interesse del bene comune. Inoltre, una classe politica più etica e responsabile sarebbe più incline a rispettare le regole democratiche e i principi di legalità e giustizia.
  5. Miglioramento dell’immagine dell’Italia a livello internazionale: adottando il Merito Morale come criterio fondamentale nella scelta dei governanti, l’Italia potrebbe migliorare la sua reputazione a livello internazionale, diventando un modello di buona governance e responsabilità politica. Ciò potrebbe tradursi in un maggiore rispetto e cooperazione da parte degli altri paesi, nonché in un aumento degli investimenti esteri e delle opportunità di crescita economica.

Una donna e un uomo politico selezionato sulla base del “Merito Morale” rappresenterebbe un nuovo tipo di leader, dove etica, integrità e responsabilità sociale sono al centro delle sue scelte e azioni.

Ecco il profilo di un tale uomo politico:

  1. Integrità e onestà: Questo politico dimostrerebbe un’adesione rigorosa ai principi etici, agendo con onestà e trasparenza in tutte le sue decisioni e azioni. Non si lascerebbe influenzare da interessi personali o esterni e sarebbe immune alla corruzione.
  2. Empatia e ascolto: Il politico selezionato per il Merito Morale avrebbe un forte senso di empatia, ascoltando attentamente le esigenze e le preoccupazioni dei cittadini e lavorando per trovare soluzioni che rispondano ai loro bisogni e aspirazioni. Sarebbe aperto al dialogo e attento alle voci delle minoranze e dei gruppi più vulnerabili.
  3. Visione a lungo termine: Questo leader politico avrebbe una visione a lungo termine per il paese, concentrandosi su politiche e strategie che promuovano uno sviluppo equo e sostenibile. Si impegnerà in progetti e iniziative che garantiscano il benessere delle generazioni future, proteggendo l’ambiente e promuovendo l’innovazione e la ricerca.
  4. Responsabilità e coerenza: Il politico improntato sul Merito Morale si assumerebbe la responsabilità delle sue azioni e decisioni, ammettendo eventuali errori e lavorando per correggerli. Sarebbe coerente nel perseguire i suoi valori e gli obiettivi politici, resistendo alle pressioni per cambiare posizione in base alle convenienze.
  5. Collaborazione e unità: Un politico scelto in base al Merito Morale favorirebbe la collaborazione e il lavoro di squadra, sia all’interno del suo partito che tra le diverse forze politiche. Cercherebbe di promuovere l’unità e il consenso, evitando la polarizzazione e le divisioni inutili.
  6. Competenza e preparazione: Pur avendo una forte base morale, questo politico avrebbe anche una solida formazione e competenza nel suo campo, dimostrando la capacità di affrontare le sfide politiche ed economiche del paese. Sarebbe costantemente impegnato nel miglioramento delle proprie conoscenze e abilità, cercando di apprendere dalle migliori pratiche internazionali.

In conclusione, l’introduzione del Merito Morale come criterio fondamentale nella selezione dei nostri governanti rappresenta una prospettiva promettente e rivoluzionaria. Un simile approccio potrebbe contribuire a creare un ambiente politico più etico, responsabile e orientato al bene comune. Se adottato con impegno e consapevolezza, questo sistema di valutazione potrebbe portare a una nuova era di politica, in cui i leader saranno guidati non solo dalla ricerca del potere o del successo personale, ma anche dal desiderio di servire al meglio gli interessi della collettività e di promuovere una società più giusta e sostenibile.

Con un’adozione tempestiva del Merito Morale, si potrebbe iniziare fin da subito un percorso di rinnovamento nel panorama politico italiano. Questo cambiamento potrebbe ispirare una nuova generazione di leader, che faranno della moralità e dell’etica i loro principi guida, lavorando per il benessere di tutti i cittadini e per la costruzione di un futuro migliore.

Incorporare il Merito Morale nella valutazione dei nostri governanti può sembrare un’utopia, ma la speranza e l’ottimismo sono essenziali per innescare il cambiamento. È tempo di riconoscere l’importanza dell’integrità e della responsabilità nella politica e di intraprendere un percorso che possa portare a una nuova era di trasparenza, equità e progresso.




Titolo: Aeroporti Nord Sardegna: il Sindaco di Sassari, Prof. Nanni Campus, esprime soddisfazione per la nuova società aeroportuale

Il Sindaco di Sassari, Prof. Nanni Campus, si è detto soddisfatto della nascita della nuova società aeroportuale Nord Sardegna Aeroporti, sottolineando come tale iniziativa rappresenti un’importante opportunità di crescita per il settore aeronautico e lo sviluppo del territorio.






Aeroporti Nord Sardegna: il Sindaco di Olbia rassicura Alghero e prevede un rilancio del settore aereo.

Settimo Nizzi, Sindaco di Olbia, si mostra soddisfatto della nascita della nuova società aeroportuale e invita a guardare al futuro con ottimismo

Il Sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, ha espresso soddisfazione per la creazione della società aeroportuale Aeroporti Nord Sardegna. Nizzi ritiene che questa iniziativa rappresenti un’opportunità unica per rilanciare l’aeroporto del nord ovest della Sardegna e rafforzare la competitività del territorio. Il Sindaco ha rassicurato la comunità di Alghero, sottolineando l’importanza di investimenti mirati e di politiche di promozione efficaci. Ha infine lanciato un appello all’unità e alla collaborazione tra le varie realtà locali per il successo dell’iniziativa.






Il lavoro povero in Italia: la sfida di garantire la dignità dei lavoratori e combattere la disuguaglianza

Il fenomeno del “working poor” è stato introdotto vent’anni fa con i film di Ken Loach, rivelando al pubblico la presenza di una grande massa di lavoratori che non guadagnano abbastanza da superare la soglia della povertà. In Italia, il problema del lavoro povero è sempre più diffuso, ed è diventato una vera e propria emergenza sociale.

Uno studio commissionato dal precedente Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha rivelato che un quarto dei lavoratori italiani è a rischio povertà. Considerando che gli occupati in Italia sono oltre 23 milioni, ci troviamo di fronte a una platea di 5 milioni e ottocentomila persone in grande difficoltà. I “working poor” sono rappresentati da precari, immigrati, personale a servizio della gig economy, part-time involontario, giovani del Sud e donne.

Secondo l’economista dell’Ocse, Andrea Garnero, che ha partecipato allo studio del ministero di via Veneto, il lavoro povero deriva dai bassi salari, ma soprattutto dal fatto che molti dipendenti sono costretti a lavorare meno ore di quante vorrebbero. L’Italia ha il dato più alto dei Paesi Ocse di part time involontario. A questo bisogna aggiungere il precariato, che riguarda una grande parte dei giovani e delle donne che lavorano in Italia.

Inoltre, ci sono anche 500.000 lavoratori che non solo fanno fatica a vivere dignitosamente, ma non avranno neanche una pensione sufficiente. L’indagine sui redditi dei parasubordinati, realizzata da Nidil Cgil e Fondazione Giuseppe Di Vittorio, ha portato alla luce questa emergenza sociale.

Il reddito medio di 211.000 collaboratori nel 2021 è stato di 8.500 euro lordi, con 11.000 euro per gli uomini e 7.000 per le donne, che costituiscono il 60% del totale. La fascia di età fino a 34 anni rappresenta il 48% e guadagna in media 5.700 euro, mentre gli adulti da 34 a 64 anni sono il 49% e guadagnano 11.000 euro lordi all’anno. I senior, oltre i 65 anni, sono poco più del 2% e hanno un reddito lordo annuo di quasi 15.000 euro.

Ci sono poi 341.000 professionisti che hanno portano a casa 15.800 euro lordi: 18.400 euro gli uomini e 13.200 le donne, che sono circa la metà. Le partite IVA under 34 sono il 33% e guadagnano mediamente 12.300 euro lordi l’anno, quelli tra i 35 e i 64 anni hanno un reddito lordo medio di 17.600 euro. Gli over 65 sono il 3% del totale e dichiarano circa 18.300 euro.

Il lavoro povero riguarda anche il lavoro dipendente, in cui il 30% dei lavoratori guadagna meno di 12.000 euro lordi all’anno. Elena Granaglia, docente di Economia di Roma Tre e membro del coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità, evidenzia che il grosso del lavoro povero si riscontra in settori come il turismo, ma anche nei servizi alla persona. Attività così importanti come quelle svolte da chi assiste bambini, anziani e disabili vengono svalorizzate e questo è molto grave.

Il lavoro povero in Italia colpisce in modo particolare le donne e i giovani, con le donne che guadagnano meno degli uomini, soprattutto in lavori part-time. Inoltre, i giovani (tra i 16 e i 34 anni) hanno un’incidenza di bassi salari quasi doppia rispetto al gruppo più anziano (tra i 50 e i 65 anni).

Michele Faioli, docente di diritto della Cattolica e consigliere del Cnel, ricorda che su mille contratti depositati, ci sono 800 contratti pirata: sempre più datori di lavoro puntano al ribasso, oltre al problema della retribuzione mensile, questi contratti sono più deboli per quel che riguarda gli straordinari, la malattia, la maternità e in generale le tutele legate alla persona.

Un anno fa si cominciò a parlare di salario minimo a 9 euro e 50, tuttavia l’allora governo Draghi non riuscì a mettere in piedi una proposta sostenuta da tutta la maggioranza, e la premier Giorgia Meloni la settimana scorsa è andata al congresso della Cgil per ribadire il suo no al salario minimo.

La situazione in Italia sembra essere particolarmente preoccupante in confronto ad altri paesi europei. Infatti, l’Italia è l’unico paese dell’OCSE ad aver registrato un valore negativo (-2,9%) nella variazione dei salari medi tra il 1990 ed il 2020. In Francia, solo per fare un esempio, in questi ultimi trent’anni le retribuzioni sono aumentate del 31%.

Tuttavia, il lavoro povero è un problema comune a molti paesi europei, anche se la situazione è diversa a seconda dei paesi. In generale, ci sono differenze significative nel mercato del lavoro in Europa, ma il lavoro povero è un problema che colpisce molte persone in molti paesi.

Il lavoro povero in Italia rappresenta un problema serio e diffuso, che colpisce in modo particolare precari, immigrati, part time involontario, giovani del Sud e donne. La situazione è preoccupante, in quanto l’Italia è l’unico paese dell’OCSE ad aver registrato un valore negativo nella variazione dei salari medi negli ultimi trent’anni. Tuttavia, ci sono segnali positivi come le nuove norme sulla giusta remunerazione dei professionisti. È importante affrontare il problema del lavoro povero in modo serio e strutturale, affinché tutti i lavoratori italiani possano vivere con dignità e sostenere le proprie famiglie. Ciò richiede un approccio globale che includa la promozione dell’occupazione, la creazione di posti di lavoro stabili e ben retribuiti, la protezione dei lavoratori e l’adozione di politiche pubbliche efficaci per ridurre la povertà e le disuguaglianze.

il salario minimo

Il salario minimo è un tema molto dibattuto in molti paesi europei, poiché rappresenta uno strumento per garantire la giusta remunerazione dei lavoratori e combattere la povertà salariale. Il salario minimo è il salario più basso che un datore di lavoro è obbligato a pagare ai propri dipendenti per un’ora di lavoro e varia da paese a paese.

In Europa, diversi paesi hanno introdotto il salario minimo per garantire una retribuzione adeguata ai lavoratori e prevenire la povertà salariale. In alcuni paesi, il salario minimo è stabilito a livello nazionale, mentre in altri paesi è stabilito a livello regionale o settoriale. Inoltre, la quantità del salario minimo può variare in base alla qualifica e all’esperienza del lavoratore.

In alcuni paesi europei, come la Danimarca, il salario minimo non è in vigore, poiché il sistema negoziale è basato su un’ampia copertura dei contratti collettivi e sulla negoziazione tra le parti sociali. In altri paesi, come il Regno Unito, il salario minimo è stabilito a livello nazionale e varia a seconda dell’età e della qualifica del lavoratore.

In Germania, il salario minimo è stato introdotto nel 2015 ed è attualmente fissato a 9,50 euro lordi all’ora. Il salario minimo in Germania è stato introdotto per prevenire la concorrenza sleale tra le imprese e garantire una retribuzione adeguata ai lavoratori.

In Francia, il salario minimo è stato introdotto nel 1950 ed è attualmente fissato a 10,25 euro lordi all’ora. In Francia, il salario minimo è stabilito a livello nazionale e varia a seconda dell’età e della qualifica del lavoratore.

In Spagna, il salario minimo è stato introdotto nel 1963 ed è attualmente fissato a 7,14 euro lordi all’ora. Il salario minimo in Spagna è stato recentemente aumentato per combattere la povertà salariale e migliorare le condizioni dei lavoratori.

In Italia, il salario minimo non è attualmente in vigore, ma è stato discusso in passato come strumento per combattere la povertà salariale. L’idea di introdurre il salario minimo in Italia è stata avanzata dal precedente governo Draghi, ma non ha ottenuto il sostegno necessario.

In generale, il salario minimo è uno strumento importante per garantire una retribuzione adeguata ai lavoratori e prevenire la povertà salariale. Tuttavia, il salario minimo da solo non può risolvere tutti i problemi del mercato del lavoro e della povertà. È necessario adottare una serie di politiche pubbliche efficaci per promuovere l’occupazione, creare posti di lavoro stabili e ben retribuiti, proteggere i lavoratori e ridurre le disuguaglianze.

Il salario minimo potrebbe essere paragonato a una fondamenta solida su cui costruire un edificio. Come una fondamenta, il salario minimo rappresenta una base stabile e solida su cui costruire una società equa e giusta per tutti i lavoratori. Senza una base solida, l’edificio rischia di crollare, così come senza una retribuzione adeguata i lavoratori rischiano di cadere nella povertà salariale e l’intera società rischia di essere compromessa. Il salario minimo, come la fondamenta, rappresenta quindi un elemento essenziale per garantire una società sana ed equa.

“Il salario minimo è uno strumento fondamentale per garantire una retribuzione adeguata ai lavoratori e prevenire la povertà salariale. Inoltre, un salario minimo equo è un elemento essenziale per costruire una società giusta e equa per tutti i cittadini.”

Angela Merkel, Cancelliera tedesca.

“L’introduzione del salario minimo ha rappresentato un passo avanti per garantire una retribuzione adeguata ai lavoratori e combattere la povertà salariale. Tuttavia, dobbiamo continuare a lavorare per migliorare le condizioni dei lavoratori e ridurre le disuguaglianze.”

Emmanuel Macron, Presidente fra

“Il salario minimo è uno strumento importante per garantire una retribuzione adeguata ai lavoratori, ma da solo non può risolvere tutti i problemi del mercato del lavoro. È necessario adottare politiche pubbliche efficaci per promuovere l’occupazione, creare posti di lavoro stabili e ben retribuiti e proteggere i lavoratori.” – Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea.

europea

“Il salario minimo è un diritto dei lavoratori, non un privilegio. È essenziale garantire una retribuzione adeguata ai lavoratori per prevenire la povertà salariale e garantire la dignità dei lavoratori.” – Sharan Burrow, Segretario generale della Confederazione sindacale internazionale.

Sharan Burrow, Segretario generale della Confederazione sindacale internazionale.

“L’introduzione del salario minimo è uno strumento importante per garantire una retribuzione adeguata ai lavoratori, ma dobbiamo anche combattere il lavoro precario e migliorare le condizioni dei lavoratori in generale.” – Ada Colau, Sindaco di Barcellona.

Ada Colau, Sindaco di Barcellona.

I maggiori oppositori dell’introduzione del salario minimo sono solitamente le organizzazioni di rappresentanza delle imprese e alcune forze politiche che sostengono l’economia di mercato.

In particolare, le organizzazioni di rappresentanza delle imprese sostengono che l’introduzione del salario minimo potrebbe causare un aumento dei costi del lavoro e quindi ridurre la competitività delle imprese, soprattutto in un contesto di mercato globale sempre più competitivo. Inoltre, sostengono che il salario minimo potrebbe limitare la flessibilità del mercato del lavoro, impedendo alle imprese di adattarsi rapidamente alle esigenze del mercato.

Allo stesso tempo, alcune forze politiche sostengono che l’introduzione del salario minimo potrebbe avere effetti negativi sull’occupazione, soprattutto nei settori a basso reddito e nei territori meno sviluppati, dove le imprese potrebbero essere meno in grado di assorbire i costi aggiuntivi. Inoltre, sostengono che il salario minimo potrebbe causare un aumento dei prezzi e quindi una diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori.

Gli oppositori dell’introduzione del salario minimo sostengono che esistono alternative migliori per combattere la povertà salariale e migliorare le condizioni dei lavoratori, come ad esempio la formazione professionale, le politiche di inclusione sociale e l’adozione di misure per aumentare la produttività e la competitività delle imprese.

La situazione negli stati uniti: Il salario minimo federale è stato introdotto nel 1938, durante la presidenza di Franklin D. Roosevelt, con il Fair Labor Standards Act (FLSA). Attualmente il salario minimo federale negli Stati Uniti è di $7,25 l’ora, ma molti stati e città hanno fissato un salario minimo superiore a quello federale. Ad esempio, in California il salario minimo è di $14 l’ora, mentre in New York City è di $15 l’ora. Tuttavia, alcuni settori e categorie di lavoratori possono essere esclusi dal salario minimo federale, come ad esempio i lavoratori agricoli o quelli che ricevono regolarmente mance dai clienti.

Il salario minimo è uno strumento fondamentale per garantire una retribuzione adeguata ai lavoratori e combattere la povertà salariale. Tuttavia, non tutti sono a favore del salario minimo. C’è chi sostiene che l’introduzione del salario minimo possa causare una riduzione dell’occupazione e danneggiare l’economia. Ma perché allora il salario minimo è ancora un argomento così importante per i lavoratori?

In primo luogo, il salario minimo è uno strumento che aiuta a garantire una retribuzione adeguata ai lavoratori. Senza un salario minimo, i lavoratori che svolgono lavori a basso reddito o in settori precari rischiano di cadere nella povertà salariale, lottando per arrivare a fine mese e senza la possibilità di migliorare la propria situazione economica. Il salario minimo è quindi uno strumento essenziale per garantire la dignità dei lavoratori e migliorare le loro condizioni di vita.

In secondo luogo, il salario minimo è uno strumento che aiuta a combattere la disuguaglianza. In un sistema economico in cui i redditi sono sempre più polarizzati, il salario minimo può essere un modo per garantire una maggiore equità tra i lavoratori e combattere le disuguaglianze sociali ed economiche.

Inoltre, il salario minimo può contribuire ad aumentare la produttività dei lavoratori e la competitività delle imprese. Quando i lavoratori ricevono una retribuzione adeguata, sono più motivati e soddisfatti del proprio lavoro, il che può aumentare la loro produttività e contribuire al successo delle imprese.

Infine, il salario minimo è uno strumento che può avere un effetto positivo sull’economia nel suo complesso. Quando i lavoratori guadagnano di più, hanno maggiori risorse da spendere, il che può aumentare la domanda di beni e servizi e stimolare la crescita economica.

Torna la scala mobile?

Lo scorso anno : “La reintroduzione della scala mobile nel settore del lavoro: un primo passo dopo 30 anni”

Dopo anni di lotte e di richieste da parte della sinistra radicale, una breccia si è aperta e la scala mobile sembra tornare in Italia. Si tratta di un’importante novità, poiché questo strumento era stato abolito nel 1991 dal governo Amato, a causa della crisi economica dell’epoca.

La storia della scala mobile in Italia risale agli anni ’50, quando fu introdotta per garantire una maggiore equità tra i salari dei lavoratori. Nel corso degli anni, però, questo meccanismo ha suscitato molte polemiche e critiche, soprattutto per il rischio di innescare una spirale inflazionistica tra salari e prezzi.

Nel giugno 1985, il Partito Comunista Italiano promosse un referendum per cancellare il taglio di tre punti deciso dal governo di Bettino Craxi, primo passo verso l’abolizione della scala mobile. Tuttavia, la consultazione non ottenne i risultati sperati, con il 54,3% dei votanti contrari all’abrogazione della norma.

Il governo Amato, nel 1991, decise di porre fine alla scala mobile, eliminandola completamente e unendola in un’unica voce retributiva, insieme al salario base previsto dai contratti nazionali per ogni livello di inquadramento. Da allora, molti gruppi della sinistra radicale hanno chiesto la reintroduzione di questo strumento, affermando che esso possa garantire maggiori tutele ai lavoratori.

Adesso, grazie all’accordo tra l’Inail e i sindacati, si è aperta la strada per la reintroduzione, anche se parziale, della scala mobile. L’intesa riguarda l’integrativo dei 250 lavoratori dei centri di assistenza Inail di Roma, Lamezia Terme e Budrio, e si tratta di una specificità del contratto dei metalmeccanici. Molti esponenti della categoria hanno già chiesto l’ampliamento dell’accordo.

Stefano Biosa, della Fiom-Cgil, ha commentato l’accordo, affermando che si tratta di un contratto che riesce a salvaguardare il potere d’acquisto dei lavoratori, grazie a un sistema di rivalutazione automatica dei salari. L’intesa prevede l’istituzione di un fondo «indicizzato annualmente sulla base dell’inflazione, in modo da garantire il potere d’acquisto reale del salario dei lavoratori». L’80% dei dipendenti ha approvato il nuovo contratto.

In definitiva, la reintroduzione della scala mobile potrebbe rappresentare una svolta importante per i lavoratori italiani, garantendo loro maggiori tutele e un salario più equo e adeguato all’inflazione. Tuttavia, è ancora presto per capire se questa breccia si allargherà e se la scala mobile tornerà definitivamente ad essere uno strumento diffuso in Italia.

Il salario minimo rappresenta uno strumento essenziale per garantire la dignità dei lavoratori e combattere la povertà salariale. Oltre a questo, può contribuire ad aumentare la produttività dei lavoratori, combattere la disuguaglianza e stimolare la crescita economica. È importante sostenere l’introduzione di un salario minimo equo e adeguato per garantire una società più giusta ed equa per tutti.

Fausto Farinelli




IL SINDACO CONOCI RISOLVA IL PASTICCIO DELLE MULTE AI RESIDENTI DEL CENTRO STORICO

Non abbiamo nessuna voglia di speculare su una situazione seria. Non siamo né Michele Pais né altri politicanti locali di destra abituati a fare campagna elettorale su ogni difficoltà di chi amministra.

Vero però è che questa situazione non si era mai presentata prima. Come è vero che, se è capitata, è per incapacità manifesta di chi gestisce la delega ai Vigili Urbani – lo stesso sindaco Conoci – e che ha nominato il Comandante dei Vigili Urbani. La mancanza di comunicazione dell’Amministrazione con i cittadini ha poi fatto il resto.

E il risultato è sotto gli occhi di tutti. La maggior parte dei residenti al centro storico si vedono recapitare in questi giorni decine di verbali. In alcuni casi cifre che sfiorano gli 8 mila euro.

Ora c’è da risolvere una questione importante che metterebbe a terra ogni famiglia. E c’è da farlo subito perché i verbali passati i 5 giorni, dice la norma, si pagano a cifra piena.

Che il Sindaco dimostri di essere capace di amministrare la città, non lasci il cerino in mano all’assessore Piras o al Comandante Bertocchi, peraltro entrambi da lui nominati e di sua fiducia.

La proposta dell’assessore di annullare tutte le multe dei residenti che hanno fatto richiesta del permesso entro il 28 febbraio è buona ma incompleta dal punto di vista delle tempistiche.

I verbali sono stati notificati in questi giorni? Sì.
L’amministrazione ha saputo della situazione in questi giorni? Sì.

Allora che vengano annullate in autotutela tutte le multe ricevute per tutte e tutti i cittadini che fanno richiesta del pass entro l’ultimo giorno di marzo, venerdì 31.

Questo è l’unico modo per Conoci di ridurrre una figuraccia già enorme. Per le scuse c’è tempo: la città di Alghero merita di essere amministrata da persone competenti.




SPECIALE. Aeroporti nord Sardegna: voci e opinioni del mondo della politica e dell’imprenditoria.

Di Fausto Farinelli

In previsione della fusione tra le società di gestione degli aeroporti di Alghero e Olbia, nascerà Nord Sardegna Aeroporti S.p.A. (NSA), un’entità unica che mira a potenziare il sistema aeroportuale del nord della Sardegna. L’obiettivo principale è quello di valorizzare la complementarità tra gli aeroporti di Alghero Fertilia Riviera del Corallo e Olbia Costa Smeralda, puntando su una pianificazione integrata delle attività, dei servizi e degli investimenti. Questa operazione promuoverà lo sviluppo e la creazione di ricchezza per l’intero territorio del Centro-Nord Sardegna, migliorando l’occupazione, il turismo, il PIL, il benessere sociale e la sostenibilità ambientale. La nascita di NSA anticipa la creazione di un unico polo industriale per i tre aeroporti sardi, volto a rafforzare la connettività dell’isola a livello nazionale e internazionale, e prevede un incremento significativo del traffico passeggeri, passando dai 4,7 milioni del 2022 a 7 milioni nel 2030. Inoltre, sono previsti ingenti investimenti infrastrutturali per entrambi gli scali, al fine di sfruttare al meglio le potenzialità dei due aeroporti in termini di capacità, sicurezza, sostenibilità e innovazione

La finalità di questo articolo è di informare e fornire un quadro completo dell’imminente fusione tra le società di gestione degli aeroporti di Alghero e Olbia, evidenziando le implicazioni e i benefici per il territorio del Centro-Nord Sardegna. Per garantire un’analisi approfondita e imparziale, abbiamo raccolto le opinioni di esponenti di primo piano nel settore politico e imprenditoriale.

I pareri dei professori. Roberto Devoto e Gianfranco Fancello

Nella questione Alghero-Olbia, l’unico operatore italiano in Sardegna, si discute l’opportunità di affidare la gestione degli aeroporti al settore privato. Nonostante non ci siano obiezioni a priori all’intervento del privato nella gestione delle infrastrutture aeroportuali, è importante considerare la situazione specifica della regione.
In Italia ed Europa esistono vari modelli di gestione aeroportuale, dagli aeroporti completamente privati come quelli di Torino e gran parte degli aeroporti tedeschi e greci, ai casi spagnoli in cui il controllo è totalmente pubblico. Il vero dilemma riguarda la peculiarità della Sardegna: la sua natura insulare e la presenza di un unico operatore per la creazione di aeroporti.
Il timore principale è che un unico gestore privato possa, per ragioni personali o economiche, influenzare i flussi di traffico o stipulare contratti con vettori preferendo un aeroporto rispetto a un altro. Se da un lato questa situazione potrebbe sembrare una mossa strategica, dall’altro potrebbe penalizzare quegli aeroporti che non beneficiano di un certo numero di traffico.
Pertanto, è fondamentale prestare attenzione alle possibili conseguenze di mettere nelle mani di un unico privato la gestione degli aeroporti della Sardegna. Prof. Roberto Devoto

Sul tema della fusione delle due società aeroportuali non c’è, a parere mio, molto da aggiungere, anche perché era “nelle cose” ed, in realtà, molte sinergie erano già evidenti già da prima.
Essendo due società con la stessa proprietà, governando due aeroporti entrambi stagionale quindi con le stesse problematiche, che operano sullo stesso bacino di traffico ( ancora di più ciò avverrà con il completamento della Quattro corsie Sassari Olbia ed la quattro corsie Sassari Alghero) la sinergia si rende necessaria per una omogenizzazione gestionale-commerciale, un’analisi della domanda integrata e un contenimento dei costi. Ben altra problematica viceversa si porrà eventualmente nel caso in cui si dovesse parlare di società unica regionale dove invece i ragionamenti sono di tutt’altro tenore. Prof. Gianfranco Fancello

Stefano Lubrano già Sindaco di Alghero: fusione Geasar- Sogeaal mette Alghero a terra

La fusione della Geasar e della Sogeaal, le società che gestiscono rispettivamente l’aeroporto di Olbia e di Alghero, non coglie certo di sorpresa e conferma il piano strategico della F2i, società di investimento controllata da Banche, Fondazioni bancarie e dalla società pubblica Cassa Depositi e Prestiti, per gli aeroporti del Nord Sardegna. La creazione di un’unica società che controlli la gestione dei due aeroporti del Nord Sardegna viene presentata con la necessità di razionalizzare i processi amministrativi e commerciali con l’idea di poter competere sul versante dei costi e aumentare la capacità di attrarre e di meglio contrattare con le compagnie aeree.
In realtà questa fusione non è altro che un ulteriore tassello di una più ampia strategia legata al controllo dell’attività aeroportuale in Sardegna che andrà a concludersi con l’acquisizione anche della Sogaer, società di gestione dell’aeroporto di Cagliari che è, per questo motivo, oggetto da alcuni anni di furibondi scontri in seno all’attuale proprietà.
Nel frattempo, si formalizza con questa operazione la strategia di F2i che non è solo dettata da aspetti meramente economici ma è ben influenzata da chiari indirizzi politici. Non è infatti un caso che dal 2020, da quando cioè F2i ha acquisito la maggioranza della Geasar, l’aeroporto di Olbia abbia avuto l’opportunità non solo di ampliare il proprio traffico dal punto di vista stagionale ma ha visto crescere la qualità dei passeggeri trasportati con numerose rotte dal Nord Europa. Alghero, acquisita da F2i nel 2016, ha visto invece una progressiva contrazione della propria stagionalità e una quasi scomparsa di collegamenti con paesi europei ad alta capacità di spesa a favore di rotte dai paesi dell’est la cui disponibilità economica non è oggi, purtroppo, comparabile con quella di altre realtà in Europa.
Sebbene alcuni ritengono che nessuna azienda privata voglia affossare una propria attività, ricordiamo che non è raro vedere aziende che acquistano concorrenti per chiuderle oppure per ridimensionarle in funzione di un più ampio disegno strategico. Trattandosi di infrastrutture credo che oltre all’aspetto economico vi sia una più ampia strategia politica che punti a valorizzare gli scali di Olbia e Cagliari, tenendo quello di Alghero come ruota di scorta, in uno stato al limite della sopravvivenza.
Questa partita, tutta politica, vede la Regione immobile, senza esercitare influenza nonostante la propria presenza nel capitale della Sogeaal di quasi il 30% del capitale azionario.
Credo sia ben chiaro come questa fusione vedrà l’organizzazione dei due aeroporti con Olbia che sarà trasformato da aeroporto ad elevata stagionalità ad aeroporto annuale, mentre Alghero verrà relegato ad una attività stagionale giugno-settembre. Le dinamiche di questi ultimi due anni servono a preparare il tutto in attesa del completamento della Sassari-Olbia; una volta completati i lavori di questa arteria stradale ci sarà un cambio immediato con il bacino di utenza del sassarese che diverrà appetibile per l’aeroporto di Olbia.
Restando sul tema dei collegamenti stradali, mentre avviene tutto questo, non si sente nulla da parte del Commissario Straordinario Christian Solinas per il primo lotto della Sassari-Alghero, tratto di strada che guarda caso arriverebbe a collegarsi con la strada che conduce all’aeroporto di Alghero. Si dice che forse finalmente siano stati trovati dei soldi ma per certo è chiaro che ancora una volta Alghero resta sempre fuori dagli interessi politici regionali e che ogni cosa che è diritto avere, dalla sanità ai trasporti, per gli algheresi si trasforma sempre in richiesta di elemosina.

AEROPORTI DI ALGHERO E OLBIA, TEDDE: NO AD ATTEGGIAMENTI PRECONCETTI. FUSIONE POSITIVA SE RILANCIA SCALO ALGHERESE.

Cagliari, 22 marzo 2023 –Guardiamo in modo laico alla fusione degli scali di Alghero e Olbia e alla imminente creazione del polo aeroportuale sardo, con l’inserimento di Cagliari. Ma la politica vigili affinché l’operazione non crei un arretramento dei flussi dello scalo algherese-. Così il consigliere regionale Marco Tedde commenta l’operazione di fusione delle gestioni dei due aeroporti del Nord Sardegna e l’imminente integrazione del polo aeroportuale con lo  scalo di Cagliari.  “Non mi iscrivo fra i pregiudizialmente favorevoli o contrari all’operazione. E’ evidente che F2I Ligantia Spa, fondo che detiene la maggioranza azionaria del capitale sociale, e che sull’aeroporto di Alghero ha investito, ha interesse a sostenere lo sviluppo dei tre aeroporti e creare ricchezza. Ma è altrettanto evidente che questi benefici non debbono essere prodotti penalizzando l’aeroporto di Alghero, che nel futuro sistema aeroportuale sardo assume la configurazione di un vaso di coccio tra vasi di ferro –sottolinea l’ex sindaco di Alghero-.” Secondo l’esponente politico in questa operazione di prospettiva il ruolo della Regione è essenziale. Come lo era nella precedente legislatura allorché la Giunta di centrosinistra decise di cedere la maggioranza delle quote della società di gestione dello scalo catalano fra le proteste del territorio.  Essenziale non solo nella sua veste di socio, seppur di minoranza, della società che gestisce l’aeroporto di Alghero. Ma anche, e soprattutto, come regolatore politico e soggetto istituzionale che finalmente  si avvia a creare un nuovo sistema del trasporto aereo finanziando nuove rotte e mettendo in campo importanti risorse per operazioni di comarketing e per aiuti sociali. Nuovo sistema delineato di recente in un convegno ad Alghero e in un incontro della Regione e dell’Università con l’ENAC, che dovrà comunque essere rafforzato da fitte interlocuzioni con F2I Ligantia. “Oggi si apre una nuova stagione. Che potrà essere proficua se la Regione e la politica tutta saranno  capaci di ottenere e sostenere per l’aeroporto di Alghero l’affidamento di una “mission” che possa incrementare i flussi e creare ricchezza. Obbiettivo che diventerà più facile da raggiungere se nel futuro polo aeroportuale sardo ai due scali del Nord sarà consentito fare fronte comune per far valere il loro peso nei confronti dell’aeroporto di Cagliari. Operazione che dovrà necessariamente essere inserita in una nuova coesione politica del territorio del Nord Sardegna, che sappia fare massa critica per contrastare le politiche regionali che oggi lo vedono soccombente nei confronti del Sud dell’isola, anche in termini di perequazione delle risorse finanziarie regionali  –chiude Tedde-. 

Intrieri, Aeroitalia: Fusione tra aeroporti con stessa proprietà: un passo verso l’efficienza e l’ottimizzazione dei servizi

Credo che questa fusione aiuterà a efficientare i servizi trai due aeroporti visto che , tra l’altro, hanno la stessa proprietà di maggioranza. Da un punto di vista del Business e del management le integrazioni sono sempre positive per un maggiore efficientmento dei processi e quindi devono essere accolte con favore. Gaetano Intrieri AD di Aeroitalia

Mario Bruno: bene la fusione, ma sia egualitaria. Ora il piano dei trasporti.

L’avvio del percorso di fusione tra Sogeaal e Geasar può essere una buona notizia, soprattutto laddove l’operazione si associa alle finalità dichiarate su incremento del turismo, dell’occupazione, della sostenibilità sociale, economica e ambientale. La bontà dell’iniziativa è misurabile: si pone obiettivi quantitativi di traffico passeggeri davvero ambiziosi, che dovranno essere distribuiti con equità tra i due scali. E vanno perseguiti nel breve e nel medio termine. Gli investimenti annunciati sui due scali, rientrano poi in quella ricerca di qualità e attrattività che possono far bene soprattutto ad Alghero, anche in ottica di una espansione della parte commerciale dello scalo e di crescita dei ricavi e degli utili no aviation. La solidità del network aggiungerà capacità contrattuale nei rapporti con i vettori. Almeno, questo è l’auspicio. Ciò che caratterizza una operazione di fusione di due soggetti economici in una realtà nuova, capace di sinergie, economie di scala, specializzazioni e rispetto delle peculiarità, è l’uguaglianza sostanziale. E dovrà esserci, come condizione imprescindibile, tra le due porte d’accesso alla Sardegna centro settentrionale tutta, nella reciprocità tra gli scali. E’ un percorso che apre la strada ad altre sinergie tra territori non concorrenziali, ma assolutamente complementari. Un’operazione che non nasconde – ed è un bene – l’auspicata creazione di un unico polo con i tre aeroporti sardi, tale da realizzare il sistema aeroportuale sardo, da decenni agognato. Cosa manca? Manca l’apporto della Regione in termini di garanzie pubbliche e di interventi infrastrutturali. Serve un piano regionale dei trasporti che assicuri una missione – in sintonia con le società di gestione – per ciascuno scalo: business, turistico, affari o low cost, e una diversificazione di rotte e vettori; occorre studiare e investire ancora nel co-marketing, utilizzando ciò che si può fare nelle pieghe della normativa europea per garantire maggiore traffico; serve completare senza ulteriori indugi la strada Sassari-Alghero e la strada Sassari-Olbia, al fine di creare una continua connessione attraverso la principale arteria stradale del nord Sardegna, eterne incompiute; servono alleanze immediate con le comunità del centro Sardegna. Una buona notizia, dunque, da seguire con cura, senza pregiudizio, con la lungimiranza che è dote fondamentale per programmare e per unire il pubblico e il privato nel raggiungere l’interesse collettivo. Che sia la volta buona.

Giancarlo Acciaro: ” la regione deve poter contare di più nella nuova società”

Giancarlo Acciaro, esponente della Regione Sardegna nel CDA di SOGEAAL, ha dichiarato di essersi astenuto dal voto nel consiglio di amministrazione, in linea con le indicazioni del suo partito e del Presidente Solinas. Acciaro sostiene che la Regione Sardegna dovrebbe avere maggiore peso all’interno della nuova società, pur non esprimendosi al momento su possibili aumenti di quote azionarie. Inoltre, l’esponente regionale ritiene che sarebbe preferibile la creazione di una holding che gestisca le tre società di gestione degli aeroporti di Alghero, Olbia e Cagliari. Pur accogliendo favorevolmente l’intervento del privato, Acciaro sottolinea l’importanza di garantire alla Regione un ruolo significativo nelle scelte politiche riguardanti gli aeroporti sardi.

Di Gangi FDI attende il piano industriale per valutare obiettivi e impatti

Marco Di Gangi, esponente di Fratelli d’Italia, ha espresso il suo punto di vista sulla fusione tra le società di gestione degli aeroporti di Alghero e Olbia. Di Gangi sottolinea che il successo dell’operazione dipende dagli obiettivi perseguiti, quali risparmiare sui costi del personale o efficientare la gestione del sistema dei trasporti. Tuttavia, l’esponente politico evidenzia l’importanza di valutare il piano industriale, che al momento non è ancora noto. Pertanto, Di Gangi invita a mantenere un atteggiamento prudente, aspettando di comprendere meglio cosa accadrà prima di trarre conclusioni sul futuro della fusione tra le due società aeroportuali.

Andria: Fusione dei due aeroporti sardi: tra soddisfazione e scetticismo

La fusione tra le società di gestione degli aeroporti di Olbia e Alghero suscita reazioni contrastanti. Da un lato, c’è chi esprime soddisfazione per il processo già avviato, sottolineando l’importanza della collaborazione tra i sindaci del territorio interessato. Dall’altro, emergono dubbi sulla reale efficacia dell’intervento, con richiami a precedenti esperienze negative, come la gestione delle risorse idriche e la Chimica Verde. In attesa degli Stati Generali, si sollecita serietà e rispetto per le aspettative del territorio.

Sandro Usai: “Fusione Aeroportuale in Sardegna: Opportunità di Sviluppo o Rischio per i Territori?”

Un amico mi ha chiesto il mio parere sulla fusione di Sogeaal e Geasar, le società che gestiscono gli aeroporti di Alghero e Olbia, in una nuova entità chiamata Nord Sardegna Aeroporti Spa. Due diverse prospettive mi vengono in mente: una “sistemica” e una “anti-sistema”.

La visione sistemica vede vantaggi nella gestione unitaria sotto F2i Ligantia, poiché permetterebbe alla Sardegna di superare il suo sviluppo basato sul sistema aeroportuale regionale. L’anti-sistema, invece, teme che un soggetto privato, pur con partecipazione pubblica come Cassa Depositi e Prestiti, possa esercitare un controllo cannibalistico sui centri cruciali per lo sviluppo e l’economia dell’isola.

I sostenitori della visione sistemica ritengono che un’unica società di gestione potrebbe avere maggiore potere di acquisto con i vettori aerei e pianificare più razionalmente i flussi di passeggeri. Tuttavia, la visione anti-sistema teme che un unico gestore possa diventare talmente potente da agire in modo non allineato con le esigenze dei residenti e dei non residenti.

Per analizzare la situazione, propongo alcune domande per capire se le scelte aziendali coincidono con le esigenze della Sardegna e dei sardi:

A) La gestione unitaria dei tre aeroporti porterà benefici ai residenti in termini di miglioramento dell’accesso alla mobilità verso gli aeroporti nazionali e internazionali?

B) La gestione unitaria è la soluzione migliore per lo sviluppo dei territori senza indebolire o fagocitare uno di essi?

C) È preferibile per i vettori aerei trattare con una società di gestione unitaria o con singole società che si occupano dei singoli aeroporti?

D) La fusione consentirà a Ryanair di operare anche da Olbia?

E) A quale centro di potere risponde la società di gestione unica nelle sue scelte strategiche e di investimento?

F) È possibile prevedere un sistema di contrappesi nella struttura societaria per proteggere i residenti da politiche di gestione che puntano al mero profitto?

G) La società di gestione ha sede legale in Sardegna?

H) Come sono rappresentate le aree metropolitane intorno ai tre aeroporti nel CdA della società di gestione?

Trovare risposte a tutte queste domande non è facile. Tuttavia, è importante che i territori esigano un ruolo responsabile nel CdA e non delegare la rappresentanza alla Regione Sardegna, poiché spesso si rivela il peggior nemico dei sardi. Un esempio potrebbe essere l’acquisizione di azioni riservate ai soggetti territoriali da parte della Città Metropolitana di Cagliari.

Per Alghero e Olbia, l’unificazione della gestione attraverso la fusione societaria sembra una conseguenza naturale

Daga: Fusione Aeroportuale in Sardegna: Una Svolta per il Settore e un’Opportunità per i Territori

Sono tempi di cambiamento per il settore aeroportuale in Sardegna, mentre la politica fatica a trovare soluzioni sulla continuità territoriale, creando difficoltà negli spostamenti per i sardi. Tuttavia, c’è chi dimostra con i fatti di avere il giusto approccio al mercato: la fusione tra gli aeroporti di Alghero e Olbia nel Sistema Aeroportuale del Nord Sardegna, gestito da F2i, si profila come una svolta per il settore.

Questa scelta rivoluziona i rapporti di forza tra vettori e territorio, permettendo alla Sardegna di presentarsi sul mercato con maggiore forza e coordinamento. F2i, infatti, mantiene gli impegni con il territorio e con la Sardegna, dando vita al sogno di una regia unica per la gestione degli aeroporti.

Tuttavia, Cagliari, per ora, non cede le quote, ritenendo di essere autosufficiente. Ma è probabile che, nel tempo, anche Cagliari comprenda che per competere in un mercato in cui esiste un avversario forte come il Sistema Aeroportuale del Nord Sardegna, non bastano campanilismo, orgoglio e mire di autosufficienza.

Nella situazione precedente, a rimetterci erano i sardi e i turisti che desiderano volare con agibilità da ogni “porta” della Sardegna, senza dover affrontare territori scoperti ed altri iper collegati. Ora, con la fusione, si prospetta la fine dell’era degli aeroporti e territori in concorrenza al ribasso, dove invece di guidare il mercato da una posizione di forza, si combattevano con colpi bassi e con la connivenza della politica, come dimostrano le crisi passate con Ryanair.

Grazie al nuovo soggetto regolatore, nei tavoli di negoziazione sarà possibile agire con maggiore incisività per incentivare il traffico aereo, nel rispetto delle vocazioni di ciascun territorio. La fusione aeroportuale in Sardegna segna quindi una svolta per il settore e un’opportunità per i territori coinvolti, aprendo un capitolo di speranza e crescita per la regione.

Dario Balotta, pres. osservatorio nazionale sui trasporti: Razionalizzazione nella gestione degli aeroporti di Alghero e Olbia: F2i punta a un approccio unificato”

F2i, il fondo di investimento che gestisce già numerosi aeroporti italiani tra cui Trieste, Torino, Napoli e partecipa al 50% nella gestione degli aeroporti di Milano, ha deciso di avviare un’operazione di razionalizzazione nella gestione degli aeroporti di Alghero e Olbia. La decisione era prevedibile, considerando che entrambi gli scali, in particolare quello di Alghero, stanno attraversando un periodo di crisi.

Il fondo di investimento mira a ottenere un profitto da queste attività e per farlo, è necessario che la Regione chieda un piano industriale, al fine di verificare se esso possa rispondere alle esigenze territoriali e sociali attuali del nord della Sardegna. Con la gestione unificata, F2i avrà la responsabilità di un traffico di 4,5 milioni di passeggeri, di cui 1,5 milioni ad Alghero e 3,1 milioni a Olbia.

La razionalizzazione è necessaria soprattutto considerando che la gran parte degli aerei che operano nel nord della Sardegna appartengono a compagnie low cost, note per la loro attenzione ai costi. In prospettiva, sarà interessante capire quali funzioni F2i intende attribuire ad Alghero e quali ad Olbia.

L’urgenza di questa decisione è accentuata dal ritiro del Principe Aga Khan, un importante investitore, dalla gestione dell’aeroporto di Olbia attraverso la sua compagnia di bandiera italiana. Le incertezze che hanno caratterizzato la situazione fino a qualche anno fa sono ora scomparse, lasciando un fondo privato a gestire queste incombenze senza che la Regione abbia alcuna voce in capitolo e, soprattutto, senza proposte concrete da avanzare.

La razionalizzazione nella gestione degli aeroporti di Alghero e Olbia rappresenta una sfida importante per F2i e per il territorio, che dovranno collaborare per garantire la sostenibilità e il successo di entrambi gli scali nel panorama aeroportuale italiano.

Umberto Borlotti: Fusione tra aeroporti sardi: un gioco di strategie e interessi tra F2i e la Regione

Se io fossi F2i cercherei di acquisire la maggioranza di tutto il pacchetto azionario dei tre aeroporti sardi

Se io fossi Regione:
Non cederei mai le chiavi delle tre porte d’ingresso rimanendo subalterno alle politiche per favorire la mobilità dei residenti e l’accesso dei turisti

È chiaro questa
fusione/annessione
di Alghero con/a Olbia è la mossa del cavallo per conquistare Cagliari.

F2i non ha, ovviamente, ancora reso noto il piano industriale con il quale ha acquistato Alghero; quindi non si saprà mai se avevano intenzione di potenziare lo scalo in sana concorrenza con Cagliari e Olbia.

Oggi si capisce il perché.

Divrersi anni fa quando l’aeroporto di Brescia aveva deciso di investire pesantemente sul cargo in concorrenza con Malpensa la SEA se l’è comprato e il progetto è morto.
L’aeroporto di Alghero in questo scenario avrà sempre di più un ruolo marginale e si potrà tenere in vita sempre e solo con i soldi di mamma RAS

Nulla verrà più deciso qui.
Se andrà in porto fra qualche anno assisteremo alla vendita dal Fondo ad altri con il taglio delle aziende meno interessanti

Spero che la Regione non faccia lo stesso errore del 2016




Fratelli d’Italia Alghero risponde al ” circo” evocato dalla sinistra – Solidarietà a Di Gangi: Proposta sicurezza bocciata, consiglio comunale preferisce discutere di cinghiali

Solidarietà a Di Gangi: Proposta sicurezza bocciata, consiglio comunale preferisce discutere di cinghiali

Tutta la nostra umana solidarietà al coordinatore del partito locale dei fratelli d’Italia, Marco Di Gangi. Il partito della fiamma tricolore aveva provato a proporre un ordine del giorno sulla sicurezza, coinvolgendo tutti: barracelli, ronde, guardie, nonni vigile e caschi blu dell’ONU. Ci aveva provato. Ma non è riuscito evidentemente a coinvolgere la maggioranza in consiglio. Quando l’opposizione ha proposto di discutere l’argomento all’ ordine del giorno, la maggioranza si è prima divisa e poi, dopo essere andata sotto, liquefatta. Un partito, l’udc è rimasto in aula, altri si sono dati alla fuga a gambe levate, sindaco in testa. Il partito di Di Gangi ha ricevuto di fatto una sonora bocciatura: meglio discutere di cinghiali (argomento successivo all’ordine del giorno del consiglio) hanno pensato e declamato in aula gli alleati centristi dei fratelli d’Italia. Non troppo alleati: non si sa mai che, trattando di sicurezza, Alghero diventi la città delle ronde, grazie all’alimentarsi dei motori di ricerca dall’eco roboante del consiglio comunale convocato in teatro. Motivazioni confuse, difficili per la segretaria da riportare in verbale: da Alghero che resta città serenissima (alla stregua di Venezia) e non avrebbe urgenze da città insicura, agli incubi ricorrenti della marea gialla che, al pari del problema ordine pubblico, per loro sarebbe solo un’altra invenzione mediatica autoalimentata. Meglio non parlarne. O diventare città dei cinghiali. E non sia mai che colui che è stato costretto per convulsioni giuridiche varie a lasciare l’assessorato, non ritorni magari da sceriffo, o alle prossime elezioni, da podestà. Così devono probabilmente aver pensato gli amici della destracentro, nella platea del teatro civico. 

Umana solidarietà dunque all’ex compagno Di Gangi che pur di non accettare la cruda realtà di una maggioranza che non accoglie neanche un loro ordine del giorno, quello che di solito non si nega a nessuno, preferisce, a testa bassa, provare a colpire la minoranza. Che lo perdona. Deve avere infatti perso la bussola, Di Gangi, e forse anche la faccia, dopo aver consentito al suo partito, perfino alla firmataria dell’ordine del giorno, di votare contro se’ stessa. Roba da autocensura postuma. Non risolvibile – questa volta – a tavolino, come nelle migliori performance dell’ex assessore del turismo. 

Ci sarebbe solo da sorridere, se il tema non fosse, purtroppo, estremamente serio e affrontato da dilettanti allo sbaraglio.




Allarme Acqua: Italia a Secco! Scopri il Drammatico Spreco Idrico e le Soluzioni in Atto

La Giornata mondiale dell’acqua si celebra tra dati preoccupanti, come il 42% di perdite dagli acquedotti italiani, i 3 milioni di cittadini a rischio razionamento entro l’estate e 19 comuni del Piemonte (oltre a quelli del Bresciano) già riforniti dalle autobotti.

Si percepisce un deterioramento del rapporto tra l’Italia e le sue risorse idriche, specialmente al Nord, nonostante la ricchezza di laghi e fiumi. Il Comune di Milano ha persino proposto l’utilizzo dei Navigli per l’irrigazione.

L’Italia ha i consumi di acqua potabile più elevati d’Europa e le tariffe più basse, il che crea una sensazione di scarsa valorizzazione della risorsa. Dei 425 mila chilometri di acquedotti italiani, erogano 422 litri al giorno per abitante, il valore più alto in Europa da decenni. Tuttavia, più di un quarto degli italiani (29%) non si fida dell’acqua e preferisce non berla.

Nonostante le bollette dell’acqua siano più basse rispetto ad altri Paesi, quest’anno sono aumentate del 5,5%, portando a 487 euro annui a famiglia. Dei 9,19 miliardi di metri cubi d’acqua che scorrono negli acquedotti, solo circa 5,7 miliardi arrivano al rubinetto, con uno spreco di 157 litri al giorno per abitante. Oltre la metà dell’acqua utilizzata in Italia è destinata all’agricoltura, ma anche i contadini si stanno adeguando con sistemi di irrigazione più efficienti.

Per affrontare il problema, Anbi promuove la realizzazione di bacini per raccogliere l’acqua piovana (in Italia solo l’11% viene trattenuta, mentre altri Paesi europei arrivano al 40%), mentre Utilitalia cerca di accelerare la manutenzione degli acquedotti. Gli investimenti nel settore sono aumentati da 1 a 4 miliardi dal 2011, ma serviranno anni per recuperare il ritardo.

Le perdite idriche sono più significative al Sud (47%) rispetto al Nord-Ovest (31%). Gli investimenti annuali per abitante sono aumentati a 56 euro, ma restano lontani dalla media europea di 82 euro.

Per quanto riguarda le reti idriche nel resto d’Europa, sono generalmente organizzate attraverso una combinazione di infrastrutture pubbliche e private. Molti Paesi europei hanno investito in tecnologie e sistemi di gestione avanzati per ridurre le perdite e migliorare l’efficienza. Le tariffe e le politiche variano tra i Paesi, ma in generale l’Europa si impegna per una gestione sostenibile delle risorse idriche e per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici.




Uniss, inaugurato il 461° Anno Accademico

Il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, è intervenuta alla inaugurazione del 461° Anno Accademico dell’Università di Sassari, accolta dal Magnifico Rettore, Prof. Gavino Mariotti e dal Senato Accademico.
Dopo un incontro con i giornalisti presenti, il Ministro si è soffermata all’ascolto di un brano della tradizione sarda eseguito dal Coro dell’Università di Sassari prima di un breve incontro istituzionale con il Rettore.
Nell’aula Magna dell’ateneo, dopo il saluto del Presidente della Regione, Christian Solinas, portato dall’assessore alla Salute, Prof. Carlo Doria, il discorso del Rettore ha sollecitato il Ministro sulla programmazione degli impegni del Mur negli investimenti nell’immediato futuro, un dialogo costruttivo sul quale la Sen. Bernini ha sollecitato una continua comunicazione, “arte” fatta di ascolto reciproco e, per parte sua, assicurando la massima collaborazione e disponibilità.
Il Ministro ha ribadito la soddisfazione per la modifica dell’art. 119 con l’inserimento della insularità in Costituzione e ha sottolineato la positiva trasformazione delle Università da comunità chiusa a ecosistema territoriale che fa ricerca per metterla a disposizione del mondo professionale e imprenditoriale, favorendo sempre più il passaggio diretto degli studenti dal mondo universitario al mondo lavorativo grazie alla interconnessione con i settori imprenditoriali, con gli enti locali, enti di ricerca, alta formazione, diventandone centro di unione e sviluppo.
Non è mancata la conferma di quanto già dichiarato in questo giorni “sardi” del Ministro Bernini del grande impegno a favore dell’Einsten Telescope all’interno della miniera di Sos Enattos a Lula.




CONSIGLIO COMUNALE IN TEATRO, MA LA MAGGIORANZA DI DESTRA CREDE DI ESSERE AL CIRCO

In consiglio comunale – convocato nel teatro civico a causa della mancanza di spazi istituzionali – la maggioranza si spacca su un ordine del giorno depositato dalla stessa. 

Ed è la seconda volta che succede nel giro di pochissimo tempo. Dopo il pasticcio dell’ultimo consiglio comunale di un mese fa quando la maggioranza si spaccò sull’ordine del giorno sull’aereoporto passato solo grazie ai voti della minoranza, oggi nella sala del teatro è andata in scena la replica. La maggioranza è andata in frantumi sulla scelta di discutere un odg sul problema sicurezza in città. 

L’apoteosi del delirio circense si è raggiunta con il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia che prima presenta l’ordine del giorno e poi vota contro la proposta di discuterlo e con il Sindaco che prende la borsa e oramai sempre più rassegnato  si allontana dall’aula. Quel che resta della maggioranza lo segue. L’UDC rimane in aula. E la spaccatura è definitiva. Niente numero e consiglio comunale saltato. Di nuovo!

Per Alghero, Futuro Comune, Sinistra in Comune, PD e M5stelle