Il regista Faccini a Villanova Monteleone con il coro di Neoneli: “C’è un po’ di blues anche nella musica sarda”

Al Sardinia Film Festival è stato presentato in prima visione il docufilm “Radici”, prodotto e distribuito dall’Istituto Luce-Cinecittà. Ripercorso il viaggio mancato nell’isola di Alan Lomax, l’uomo che salvò il blues afroamericano e la musica popolare italiana. Tra i protagonisti c’è anche il gruppo a tenores di Tonino Cau

VILLANOVA MONTELEONE. Non tutti lo sanno, ma forse senza Alan Lomax i Beatles e i Rolling Stones non sarebbero mai esistiti. E sarebbe andata perduta gran parte della musica blues afroamericana con tutte le sonorità che di lì a poco avrebbero fatto nascere il rock and roll. A far luce sull’infaticabile lavoro di questo etnomusicologo americano, classe 1907 con antiche origini italiane, è il docufilm “Radici” di Luigi Monardo Faccini, presentato in prima visione in Sardegna, a Villanova Monteleone, per la tappa del Sardinia Film Festival dedicata al documentario.

Luigi Monardo Faccini con la presentatrice Rachele Falchi

Quello di Faccini è un docufilm intenso, nato da un’idea di Marina Piperno e prodotto e distribuito dall’Istituto Luce-Cinecittà, che permette di imboccare un percorso tra il presente e il passato della musica popolare, attingendo da introvabili documenti d’archivio sonori e visivi.

Un po’ dello spirito del suo amato blues Lomax lo aveva trovato anche in Italia tra il 1953 e il 1954, nel suo viaggio lungo la Penisola in compagnia di Diego Carpitella, noto collaboratore dell’antropologo Ernesto De Martino. I due studiosi, insieme riuscirono a cristallizzare gli ultimi echi della tradizione popolare italiana, registrando un numero impressionante di sonorità che, di lì a poco, l’industrializzazione incombente avrebbe forse spazzato via con la sua spinta verso il progresso.

Solo un rimpianto: la Sardegna. Perché per mancanza di fondi, Lomax non riuscì a venire nell’isola.

«Avendo sentito le registrazioni di Giorgio Nataletti fatte nel 1951, lui aveva anche capito che nell’isola c’era il cuore dell’universo Mediterraneo – ha spiegato Faccini –. Probabilmente la riteneva una specie di boa sulla quale avevano fatto approdo tutti gli apporti del Medioriente, poi deviati verso il centro e il nord Europa. Voleva impadronirsi anche di queste radici».

La presentazione di “Radici” a Villanova Monteleone

Ma se Lomax non vi riuscì, Faccini in qualche modo ha colmato questo desiderio portando in Sardegna una parte del suo documentario. Questo percorso verso la terra dei tenores ha seguito le tracce del Coro di Neoneli, il gruppo guidato da Tonino Cau, che sul palco di Villanova Monteleone, di fronte al un pubblico numeroso del festival, ha presentato alcuni dei suoi brani più rappresentativi, accompagnato dalle launeddas di Orlando ed Eliseo Mascia.

Nel documentario si riscopre uno scrigno impressionante di espressività popolari, dalla tarantella di Monte Marano ai gruppi genovesi del trallallero, fino ai canti di lavoro veneziani e i tenores sardi. «La mia idea di cercare le radici del rock and roll è nata da bambino proprio grazie ai dischi in vinile di Lomax, lui aveva capito che la ritmica nativa era quella dei tam tam – ha affermato il regista –. Aveva capito che anche un’espressione polifonica contrappuntistica come il trallallero genovese ha corrispettivi in alcuni canti dei pigmei africani. E aveva anche scoperto che c’è un po’ di blues in tutta la musica popolare, nei canti di lavoro o di lamento e, in qualche modo, anche nel quattro/quarti utilizzato nel ballo a sulittu o dalle launeddas».




Villanova Monteleone: “Come ti scovo una location cinematografica”

Promuovere il territorio attraverso il cinema: domani il Sardinia Film Festival propone la prima parte del workshop a cura di Gennaro Aquino sulla figura del “location manager” . Alle 21 la proiezione dei lavori in concorso

VILLANOVA MONTELEONE. È possibile promuovere il proprio territorio attraverso il cinema? La risposta a questa domanda si chiama “location manager”, una figura professionale capace di individuare i siti più appropriati per le riprese di un film o di singole scene. Domani (29 giugno) la seconda giornata del Sardinia Film Festival a Villanova Monteleone, sarà proprio dedicata a questa particolare attività: alle 10.30 nei locali di Su Palatu  si svolgerà il workshop “La figura del Location manager nel cinema” a cura dell’esperto Gennaro Aquino, che ha ricoperto questo ruolo in molti film di Matteo Garrone.

Sarà la prima parte di un laboratorio che proseguirà domenica mattina. Il location manager può operare sia nell’ambito delle produzioni cinematografiche che televisive e pubblicitarie, ed è una figura utilissima sia per i produttori, che hanno la possibilità di individuare facilmente dei set naturali per i propri lavori, sia per le comunità che intendano autopromuovere le proprie bellezze paesaggistiche o architettoniche attraverso il cinema.

Le proiezioni in concorso per il Premio Villanova Monteleone al Miglior documentario italiano prenderanno il via alle 21 in Piazza Piero Arru. “Retour au village” di Flora Pesenti tratta delle difficoltà che alcune persone devono affrontare per potersi installare in alcuni paesini della Corsica, vittime dell’esodo rurale e della speculazione immobiliare. “Briganti” di Fabrizio e Bruno Urso è un corto sull’abbandono, spesso colpevole, da parte delle istituzioni e il degrado che accoglie e ospita delinquenza e criminalità.

“La camicia di Basilio” di Filippo Biagianti, è invece un racconto che parte dal sogno e si fa memoria, attraverso pezzetti di vita e parole che diventano romanzo.

“My Tyson” di Claudio Casale racconta il campione italiano di boxe dei pesi Youth. Sua madre Patience racconta la storia della famiglia, dal viaggio migratorio alle difficoltà economiche incontrate in Italia.

“Hoa” di Marco Zuin è un documentario sulla vita quotidiana una guaritrice appartenente alla minoranza etnica Dao, che vive in un villaggio rurale nel Vietnam del Nord. “Malo tempo” di Tommaso Perfetti è la storia di Luciano, che sconta la sua pena rinchiuso in casa, tra mura strette e giornate sempre uguali. Domenica (30 giugno) la seconda parte del workshop di Gennaro Aquino si terrà alle 10.30 a Su Palatu, stavolta sarà una vera e propria location scouting nel territorio di Villanova.

 

 




Alla memoria di Nando Scanu la Medaglia della presidenza del Senato

Momento di commozione nell’ultima serata del Sardinia Film Festival al Civico di Sassari. Dal 28 al 30 giugno l’appuntamento è a Villanova Monteleone con il Premio al miglior documentario italiano

SASSARI. Classe 1934, Nando Scanu è stato fondatore del Cineclub Sassari nel 1951 e ha proseguito per tutta la vita il suo impegno nel volontariato culturale cinematografico, restando fino alla fine uno tra i maggiori sostenitori e collaboratori di Diari di Cineclub. Alla memoria di questo straordinario animatore culturale scomparso lo scorso novembre, è stata assegnata la medaglia di rappresentanza della presidenza del Senato collegata al Sardinia Film Festival.

Angelo Tantaro consegna la medaglia ad Angela Scanu

Mercoledì sera a Palazzo di Città, l’importante riconoscimento è stato consegnato alla vedova Angela, accompagnata da cinque figli Carla, Silvana, Sabrina, Beppe e Proto. È stato un momento di forte commozione che ha coinvolto tutto il teatro.

La medaglia è stata conferita dalle mani del presidente del festival, Angelo Tantaro, affiancato dal direttore artistico Carlo Dessì. Nelle motivazioni del premio, Nando Scanu è stato ricordato “per il suo impegno morale e civile che ha contribuito ad esaltare i valori formativi del Cinema, come strumento di dialogo e promozione sociale. Al suo ricordo e all’eredità di 67 anni di ininterrotta attività culturale, che ha sempre svolto con quella necessaria leggerezza e sorriso sulle labbra, esempio che vorremmo perseguire”.

Carlo Dessì saluta Angela Scanu dopo la consegna della medaglia

La cerimonia è stata anticipata dalla proiezione di Speciale Cineclub Sassari “Ricordando Nando”, un video-documentario realizzato nei primi anni Duemila da Rosanna Castangia in occasione del cinquantenario del Cineclub Sassari. Assieme a Nando Scanu sono stati ricordati altri pionieri del cinema sassarese come Bruno Ricci e Silvio Bredo, quindi Pinuccio Fara e Benito Castangia, i quali avevano costituito il primo nucleo portante del Cineclub.

Quest’ultima serata del festival presentata da Rachele Falchi ha goduto di una massiccia presenza di pubblico. Per la Vetrina Sardegna, molto apprezzati sono stati i lavori in concorso “Still here” di Chiara Porcheddu, “Peeping Nicholas” di Emanuel Cossu, “Are your thoughts your own?” di Matteo Zara e quindi un applauditissimo “Klepsydra” di Adriana Perra e Roberto Fara.

Applausi anche per la pellicola restaurata di “Altura – Rocce insanguinate”, il primo film sardo del dopoguerra, girato da Mario Sequi con gli attori Massimo Girotti, Eleonora Rossi Drago e Roldano Lupi e le musiche di Ennio Porrino. La pellicola è stata recuperata grazie all’intervento del Gremio dei sardi di Roma e alle ricerche di Franca Farina del centro sperimentale di cinematografia Cineteca Nazionale. L’opera restaurata è stata presentata dalla stessa Farina assieme a Roberto Liberatori (autore di una monografia su Girotti) e al presidente del Gremio, Antonio Maria Masia.

Dal 28 al 30 giugno il Sardinia Film Festival è a Villanova Monteleone per il Premio al miglior documentario italiano. Per la giuria saranno presenti la produttrice Marina Piperno e i registi Antonietta De Lillo e Gianfranco Pannone.




Villanova Monteleone: il Sardinia Film Festival nella capitale sarda del documentario

Dal 28 al 30 giugno tre giornate di proiezioni, incontri e laboratori. In anteprima nazionale il film “Radici” di Luigi Monardo Faccini. In programma anche un workshop sul location manager a cura di Gennaro Aquino. A inaugurare la manifestazione sarà il coro di Neoneli

VILLANOVA MONTELEONE. La natura incontaminata che spazia dal mare alla montagna, gli importanti monumenti archeologici e la grande poesia sarda rappresentano uno straordinario patrimonio per Villanova Monteleone. La graziosa cittadina collocata sulla costa nord occidentale dell’isola, dal 2013 ha deciso di scommettere anche sul cinema per promuovere la sua immagine, divenendo in pochi anni la piccola capitale sarda del documentario.

Dal 28 al 30 giugno nel cuore del centro storico ritorna il Sardinia Film Festival con il Premio Villanova Monteleone al miglior documentario italiano, giunto quest’anno alla settima edizione grazie alla ferma volontà dell’Amministrazione comunale guidata da Quirico Meloni.

A inaugurare la tre giorni villanovese presentata da Rachele Falchi, venerdì alle 20.30, in Piazza Piero Arru sarà il Coro di Neoneli, che si esibirà accompagnato dalle launeddas di Orlando ed Eliseo Mascia.

Subito dopo alle 21 un’attesissima anteprima nazionale: la speciale proiezione di “Radici”, film documentario di Luigi Monardo Faccini prodotto dall’Istituto Luce.

Nato da un’idea di Marina Piperno, il documentario racconta il viaggio compiuto in Italia negli anni Cinquanta da Alan Lomax, etnomusicologo americano di origini italiane. Questo viaggio riesce a far riscoprire un paese non ancora alterato da quelle grandi trasformazioni economiche e sociali, che lo vedranno passare dalla specificità agricola a quella industriale. Si riscoprono vitalità perdute della gente comune e identità negate. Il regista sarà presente per salutare il pubblico e rispondere alle domande.

Sabato (29 giugno) si riparte alle 18 a Su Palatu con la prima parte del workshop “La figura del Location manager nel cinema” a cura di Gennaro Aquino. Il laboratorio sarà suddiviso in due giornate. La prima sarà introduttiva, per illustrare questa importante figura professionale che opera nell’ambito delle produzioni cinematografiche, televisive e pubblicitarie. Il suo ruolo è quello di individuare le location più adatte alla narrazione di un film. Aquino ha ricoperto il ruolo di location manager in molti film di Matteo Garrone.

Alle 21 si ritorna in Piazza Piero Arru per le proiezioni delle opere in concorso: “Retour au village” di Flora Pesenti; “Briganti” di Fabrizio e Bruno Urso; “La camicia di Basilio” di Filippo Biagianti; “My Tyson” di Claudio Casale; “Hoa” di Marco Zuin; “Malo tempo” di Tommaso Perfetti.

Domenica (30 giugno) la giornata finale inizia alle 18 a Su Palatu con la seconda parte del workshop di Gennaro Aquino. Questa seconda giornata vedrà i partecipanti protagonisti di una vera e propria location scouting nel territorio di Villanova Monteleone.

Alle 21 in Piazza Piero Arru seguono le proiezioni di “Seddas de Misa – La collina delle Sorgenti” di Camilla Cardia; “Dreaming folk” di Alessandro Stevanon; “Sirios” di Daniel Falappa; “Da Teletorre19 è tutto!” di Vito Palmieri; “Hora” di Graziana Saccente e Maria Alba. Alle 22.30 è prevista la proclamazione del vincitore.

 




Sardinia Film Festival a Palazzo di Città con la Vetrina Sardegna e “Altura”

Il 26 giugno ultima serata al Civico di Sassari per il Premio internazionale organizzato dal Cineclub Sassari. Dal 28 giugno nuove tappe a Villanova Monteleone, Bosa e Alghero

SASSARI. Il 26 giugno, l’ultima serata del Sardinia Film Festival a Palazzo di Città, ospiterà a partire dalle 18 quattro proiezioni in concorso per la Vetrina Sardegna, per lasciare spazio alla prima visione assoluta della pellicola restaurata di “Altura”, film di Mario Sequi girato in Sardegna nel ‘49.

Si inizia con “Still here” di Chiara Porcheddu, un lavoro sulla stagionalità di una località balneare, dove luoghi e spazi della città sembrano comprimersi in estate, per riprendere forma e respiro in inverno. “Peeping Nicholas” di Emanuel Cossu, è invece incentrato sulle vicende di un pittore falsario che assiste all’omicidio di una donna ma, a causa dello choc, perde la vista ad un occhio e non riesce a ricordare cosa abbia visto.

All’interno della carrellata sarà inserito lo Speciale Cineclub Sassari “Ricordando Nando”, un momento piuttosto sentito perché dedicato alla memoria di Nando Scanu, figura fondamentale del Sardinia film festival scomparsa lo scorso anno.

“Are your thoughts your own?” di Matteo Zara (girato nel Regno Unito), è un breve documentario che cerca il confine fra credenza e conoscenza, laddove un uomo mette in dubbio la realtà che gli è stata insegnata fin da bambino.

Nell’ultima opera in concorso, “Klepsydra” di Adriana Perra e Roberto Fara, un serial killer lascia una scia di sangue dietro di sé, firmando gli omicidi con una clessidra abbandonata sul luogo del delitto.

“Altura” è in programma per le 20.30. Il film di Mario Sequi è stato il primo girato in Sardegna nel dopoguerra, avendo come protagonisti Massimo Girotti, Eleonora Rossi Drago e Roldano Lupi con le musiche di Ennio Porrino. La pellicola è stata perfettamente restaurata dopo essere stata recuperata dal circolo Gremio dei Sardi di Roma, grazie a una ricerca di Franca Farina del Centro sperimentale di cinematografica Cineteca Nazionale, che lo ha scovato nella collezione di un privato. Alla proiezione sarà presente il presidente del Gremio, Antonio Maria Masia. A partire dal 28 giugno, il Sardinia Film Festival farà tappa a Villanova Monteleone, poi a Bosa e quindi ad Alghero, dove la manifestazione si concluderà il 7 luglio con la cerimonia di premiazione.




Gavino Sanna ad Atzara: “La Sardegna come un grande uovo di Pasqua. Apriamolo!”

Il guru dei pubblicitari italiani sabato ha inaugurato al Museo Ortiz l’importante mostra d’arte “Cent’anni” sui maestri sardi del secolo scorso

Gavino Sanna ad Atzara con i curatori e alcuni collezionisti

ATZARA. «Da quando ho smesso di fare pubblicità mi sono interessato di più alla Sardegna, e ho avuto l’impressione di aprire un grande uovo di Pasqua che non è mai stato aperto sul serio». Con queste parole il guru dei pubblicitari italiani, Gavino Sanna, ha inaugurato sabato al museo Ortiz di Atzara una delle mostre più significative sul Novecento sardo: la collettiva d’arte “Cent’anni”, che ospita fino al 1 dicembre ben quarantatré opere di oltre trenta maestri.

«Se apriamo questo uovo di Pasqua – ha proseguito Sanna prima del taglio del nastro – troviamo delle cose stupende, l’arte la cultura, i balli e i canti sardi, le tradizioni e costumi straordinari, la storia e le emozioni. Ma non devono restare chiusi nelle case, bisogna fare in modo che tutti questi tesori siano visibili al pubblico».

La collettiva di Atzara ha rappresentato in qualche modo l’apertura di quest’uovo immaginario, mostrando a un pubblico numeroso meraviglie e capolavori ineguagliabili, presi in prestito per l’occasione da numerose collezioni private. A partire dal ritratto di fanciulla di Filippo Figari, pittore straordinario che all’Istituto D’Arte di Sassari è stato anche tra i maestri di Gavino Sanna, assieme a Stanis Dessy, Eugenio Tavolara, Salvatore Fara e altri.

La mostra curata da Sabina Corriga e Antonello Carboni è stata capace di togliere il respiro fin dall’ingresso principale, dove è collocato uno stupendo ritratto di due giovani donne in costume, realizzato dal pittore costumbrista spagnolo Antonio Ortiz, che ha dato il nome al museo.

Poco distanti anche opere di un altro costumbrista come Eduardo Chicarro, quindi i sardi Antonio Corriga, Giuseppe Biasi, Antonio Ballero, Pinuccio Sciola, Libero Meledina, Edina Altara, Maria Lai. E ancora un lungo elenco che porta fino alle sculture di Gavino Tilocca o addirittura a un’incredibile “anfora sardesca” di Federico Melis.

Alla fine della serata, Gavino Sanna ha firmato il libro degli ospiti con un singolare autoritratto eseguito dal vivo a penna per essere dedicato agli organizzatori. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Antonio Corriga con il patrocinio del Comune di Atzara e numerosi sponsor pubblici e privati.

 




Sassari, tre serate a tutto Cinema a Palazzo di Città con il Sardinia Film Festival

Dal 24 al 26 giugno al Civico arriva la seconda anteprima del Premio internazionale dedicato al cortometraggio. In prima visione “L’ultimo pizzaiolo” di Sergio Naitza, “Restiamo amici” di Antonello Grimaldi e la pellicola restaurata “Altura” di Mario Sequi. Attesa anche la masterclass in Sceneggiatura a cura di Filippo Kalomenidis e “Focus donna”

SASSARI. Il “Sardinia Film Festival – XIV edizione” riparte con una seconda anteprima sassarese ricca di proiezioni, prime visioni e tanti eventi collaterali. Dopo l’Accademia delle Belle arti, ad accogliere il Premio internazionale dedicato al cortometraggio, dal 24 al 26 giugno sarà il meraviglioso scrigno di Palazzo di Città.

Al Civico, il festival organizzato dal Cineclub Sassari ripartirà lunedì pomeriggio, alle 15, con le proiezioni delle opere in concorso: il primo lavoro è “Rwanda” del regista italiano Riccardo Salvetti (Fiction), il secondo “Grrl!” dello spagnolo Daniel Suberviola (Documentary) e il terzo “In her shoes” dell’italiana Maria Iovine (Fiction).

Alle 18, un appuntamento dedicato all’universo femminile, sarà la tavola rotonda “Focus Donna”, realizzata in collaborazione con l’associazione “noiDonne2005”. Al fine di esplorare storie universali al femminile da più punti di vista, interverranno Carla Bassu, docente associata di Diritto Pubblico comparato nell’Università di Sassari, Romina Deriu, sociologa e docente dell’Accademia turritana ed Elisabbeta Sedda, curatrice del libro “Post pink”, antologia del fumetto al femminile che raccoglie nove “versioni” di donna, ognuna illustrata da una diversa fumettista. A moderare sarà invece Giusi Marrosu, presidente dell’associazione  noiDonne2005.

Alle 19.30 riprendono le proiezioni con il film “My name is Julita” del regista polacco Filip Dzierżawski (Fiction), quindi i due lavori italiani “[a-live] – da una storia vera” di Alice Rotiroti (Fiction) e “Sottovuoto” di Elena Fiorenzani (Fiction).

Martedì 25 giugno si parte dal mattino con la masterclass in Sceneggiatura a cura di Filippo Kalomenidis, sceneggiatore cinematografico e televisivo, autore di serie TV e head writer, nonché di spot pubblicitari e di romanzi.

Le proiezioni riprendono nel pomeriggio. A partire dalle 16 arrivano i lavori “The sun on the skin” di Massimo Bondelli (Documentary) e “Italia 70 – 10 anni di piombo” di Omar Pesenti (Documentary).

Molto atteso è “L’ultimo pizzaiolo” di Sergio Naitza, che sarà presentato alle 20 dallo stesso autore in prima visione assoluta. È un Viaggio nelle sale cinematografiche della Sardegna chiuse, abbandonate e decadenti, per raccontare un pezzo di memoria collettiva dei sogni di celluloide e immortalare questi luoghi prima che vengano cancellati dal profilo urbano di città e paesi. Con i ricordi e gli aneddoti di tre anziani proiezionisti (un mestiere soppresso dalla tecnologia) e dello storico distributore di “pizze”, le bobine dei film in pellicola. Appunto “l’ultimo pizzaiolo”.

Subito dopo un’altra proiezione in anteprima, anche questa attesissima, quella del film “Restiamo amici”, del regista sassarese Antonello Grimaldi, una fiction con Violante Placido e Michele Riondino, tratta dal romanzo “Si può essere amici per sempre” di Bruno Burbi. A presentare l’opera lo stesso Grimaldi, accompagnato dal noto attore Vincenzo Marescotti.

Il 26 giugno a partire dalle 18, la terza e ultima serata di proiezioni vedrà succedersi nell’ordine, per la Vetrina Sardegna, “Still here” di Chiara Porcheddu, “Peeping Nicholas” di Emanuel Cossu, “Are your thoughts your own?” di Matteo Zara (girato nel Regno Unito) e “Klepsydra” di Adriana Perra.

All’interno della carrellata sarà inserito  lo Speciale Cineclub Sassari “Ricordando Nando”, dedicato alla figura di Nando Scanu, figura fondamentale del Sardinia film festival scomparsa lo scorso anno.

Alle 20.30 un’altra prima visione molto attesa, quella della pellicola restaurata di “Altura”, primo film girato in Sardegna nel dopoguerra, precisamente nel lontano 1949, dal regista Mario Sequi. Sono protagonisti gli attori Eleonora Rossi Drago, Massimo Girotti e Roldano Lupi, con musiche di Ennio Porrino. Sarà presente il presidente de Il Gremio dei Sardi di Roma, Antonio Maria Masia.




Gavino Sanna ad Atzara per la mostra sui grandi artisti sardi del Novecento

C’è un filrouge che lega il più titolato tra i pubblicitari italiani e la collettiva “Cent’anni”, che sarà inaugurata il 22 giugno al Museo Ortiz. Sanna affiancherà nel taglio del nastro il sindaco Alessandro Corona e i curatori Sabina Corriga e Antonello Carboni

ATZARA. A inaugurare la mostra “Cent’anni” sui maestri sardi del secolo scorso, il 22 giugno ad Atzara ci sarà anche il mago della pubblicità, Gavino Sanna, in qualità di padrino, per dare avvio a un’esposizione tra le più rappresentative dell’arte sarda del Novecento.

Il noto pubblicitario originario di Porto Torres ha accolto con piacere l’invito degli organizzatori: sarà lui, sabato alle 19.30 al Museo Ortiz, ad accompagnare nel taglio del nastro il sindaco Alessandro Corona e i curatori Sabina Corriga e Antonello Carboni.

E in effetti c’è un filrouge che lega la presenza di questo straordinario artista della comunicazione pubblicitaria ai protagonisti della collettiva di Atzara. Prima di lavorare a New York accanto a professionisti del calibro di Andy Warhol, Sanna ha studiato a Sassari, nello stesso Istituto d’arte dove si sono formate figure come Antonio Corriga, Libero Meledina, Costantino Spada, Mauro Manca, Gavino Tilocca, Antonio Atza e Nino Dore, solo per citarne alcuni.

E in cui hanno insegnato giganti come Gavino Tilocca, Eugenio Tavolara, Stanis Dessy e Filippo Figari. Proprio quest’ultimo – al quale è stato intitolato l’istituto che è diventato Liceo artistico statale – ricopriva l’incarico di preside negli stessi anni in cui le aule erano frequentate da un giovane allievo che sarebbe diventato il pubblicitario sardo e italiano più noto al mondo.

La mostra “Cent’anni” presenta almeno un’opera di ognuno di questi maestri. Ma il un gruppo è allargato a più di trenta nomi, tra i quali figurano anche Giuseppe Biasi, Edina Altara, Maria Lai, Antonio Ballero e Carmelo Floris.

In totale saranno esposte quarantatré opere, quadri di grande valore ma anche sculture, ceramiche, bronzi e tele. Dal 22 giugno al 1 dicembre, la collettiva resterà aperta tutti i giorni, al mattino dalle 9.30 alle 13.30 e nel pomeriggio dalle 16 alle 19.

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Culturale Antonio Corriga con il patrocinio dell’Amministrazione comunale di Atzara ed è sponsorizzata da numerosi enti pubblici e privati, tra i quali il Distretto Culturale del Nuorese, il Gal BMG, l’associazione Città del vino, la Fondazione di Sardegna e il Banco di Sardegna, che ha messo a disposizione ben sette straordinari capolavori della sua collezione.

La collettiva si presenta come un evento unico, dal momento che le opere sono state reperite da collezioni private grazie a un impegnativo lavoro di ricerca. Un invito irripetibile quindi alla riscoperta della bellezza di un’isola, attraverso lo sguardo lungo un secolo, dei suoi più grandi artisti.




Claudio Rotunno imprenditore dei beati

Con la cerimonia dedicata a Edvige Carboni a Pozzomaggiore, il Vaticano ha confermato per la terza volta l’allestimento di una beatificazione al mago sassarese dell’allestimento e alla Pubblicover Events Designer 

POZZOMAGGIORE. Un avvenimento come la beatificazione di Edvige Carboni a Pozzomaggiore è riuscito a emozionare anche un big nell’organizzazione di grandi eventi come Claudio Rotunno, imprenditore sassarese che con la sua Pubblicover Events Derigner è stato incaricato dal Vaticano di curare l’allestimento della cerimonia.

E il batticuore in certi casi si fa sentire anche in chi è ben allenato a trattare con i grandi numeri, per non parlare di aziende o marchi internazionali. Perché è tanta la gratificazione ma non è da meno la responsabilità.

Se è celebre l’allestimento realizzato per il Ventennale del Billionaire di Briatore, o l’esposizione permanente della Jacob&Co e Rolex Cup, e ancora la Fiera Promo Autunno, divenuta un appuntamento fisso a Sassari, Rotunno ha al suo attivo l’organizzazione di altre due beatificazioni, quella di Padre Zirano nel 2014 a Sassari ed quella di Elisabetta Sanna nel 2016 nella basilica di Saccargia a Codrongianos.

Ma a Pozzomaggiore per Edvige c’è stato un momento davvero unico. Alla fine della messa – racconta lo stesso imprenditore – millecinquecento fedeli e forse più sono saliti sul palco per sfiorare la teca dove era custodita la falange della venerabile, e quindi per salutare con devozione la beata e rivolgergli una preghiera.

È stato questo uno dei momenti più toccanti ma anche più delicati per gli organizzatori. La concentrazione di migliaia di persone richiede la presenza di un servizio di sicurezza imponente, da affiancare alle forze dell’ordine in perfetto coordinamento con la diocesi e la Prefettura.

Negli ampi spazi dell’Ippodromo comunale sono stati accolti ben seimila fedeli, per i quali è stato necessario predisporre almeno altrettante sedute, senza contare gli spazi per le autorità e per i giornalisti, le tribune del coro, i camerini e gli impianti audio-video, e tutti gli accorgimenti per le dirette tv e web.

Infine, l’allestimento di un palco di oltre duecentocinquanta metri quadrati, con una lunga scalinata frontale.

Di forte emozione è stato certamente l’incontro con il vescovo Mauro Maria Morfino e con il cardinale Giovanni Angelo Becciu, alto porporato di origini sarde che ricopre la carica di prefetto della Congregazione delle cause dei santi. “La maggior gratificazione – ha detto Rotunno – sono state proprio le loro parole di grandi uomini di chiesa, che voglio tenere per me. Considero questo terzo allestimento come una riconferma da parte della curia per il mio impegno. E ora, come prossimo obiettivo, se il Vaticano dovesse richiederlo ho l’auspicio di prestare la mia professionalità, perché no, anche a Roma”.




“Cent’anni” d’arte sarda in mostra ad Atzara con i grandi maestri del Novecento

 Dal 22 giugno al Museo Ortiz la più importante collettiva mai vista sugli autori isolani del secolo scorso. Da Giuseppe Biasi a Maria Lai passando per Antonio Ballero, Stanis Dessy e altri trenta autori straordinari. L’associazione Corriga ha messo insieme quarantaquattro opere tra dipinti, sculture, bronzi, ceramiche e tele. Tra gli sponsor il Banco di Sardegna ha concesso sette capolavori della sua collezione

ATZARA. Un secolo d’arte racchiuso nella collettiva più prestigiosa mai vista sul Novecento sardo. Quarantatré opere di oltre trenta autori tra più illustri dell’isola, dai grandi classici di Giuseppe Biasi e Maria Lai a inediti di Antonio Ballero, Edina Altana, Antonio Corriga, Carmelo Floris e altri di non minor spessore.

Giuseppe Biasi

Il Museo Ortiz si prepara ad accogliere dal 22 giugno la mostra d’arte “Cent’anni – i maestri della pittura sarda del Novecento”, un’iniziativa dell’Associazione Culturale Antonio Corriga patrocinata dall’Amministrazione comunale di Atzara e sponsorizzata da numerosi enti pubblici e privati, tra i quali il Distretto Culturale del Nuorese, il Gal BMG, l’associazione Città del vino, la Fondazione di Sardegna e il Banco di Sardegna, che ha messo a disposizione ben sette straordinari capolavori della sua collezione.

Non solo dipinti, ma anche sculture, bronzi, ceramiche e tele, tutti scovati tra collezionisti privati per essere messi a disposizione di tutti. Sarà un evento irripetibile che resterà aperto per circa sei mesi, per concludere a dicembre subito dopo cortes apertas. Insomma, una di quelle occasioni che si presentano una sola volta nella vita. La cerimonia di inaugurazione si terrà sabato 22 giugno alle 19.30.

Tona Scano

«Le opere d’arte non dovrebbero restare nascoste, ma bisognerebbe permettere a tutti di conoscerle», ha affermato Sabina Corriga, curatrice dell’esposizione assieme ad Antonello Carboni, e presidente dell’associazione che porta il nome del grande pittore atzarese. I due hanno effettuato un lungo e accurato lavoro di reperimento e selezione, non privo di sorprese e soddisfazioni.

«Abbiamo cercato solo l’eccellenza tra gli autori, anche per offrire al pubblico il valore di una mostra speciale. Certamente la più prestigiosa mai realizzata sul tema – ha spiegato la curatrice –. Siamo in presenza di una collettiva di cui si parlerà per anni, ed è proprio il caso di non perderla. Visitarla aiuterà a comprendere quali straordinari accadimenti culturali siano avvenuti in questo paesino di poche anime ai primi del Novecento».

Edina Altara

Palpabile la soddisfazione del primo cittadino Alessandro Corona: «Nel rinnovare la consolidata tendenza pionieristica, Atzara si pone ancora una volta in linea con la tradizione artistica che da oltre cent’anni ne ha qualificato la storia, il nome e l’operato». Il piccolo centro del Mandrolisai si riafferma come un impareggiabile polo culturale, oltreché fucina di grandi maestri che ne hanno celebrato le bellezze, i costumi, le tradizioni e i paesaggi.

Un luogo simbolo, a partire dal museo che porta il nome di Antonio Ortiz, esponente del costumbrismo che, assieme ad altri talenti spagnoli come Eduardo Chicharro, pose le basi per la costituzione di quell’accademia spontanea che fu la cosiddetta “scuola di Atzara”, senza la quale il vivace e multiforme universo artistico sardo sarebbe certamente più povero.

Antonio Corriga