A Sassari ritorna “La scienza in piazza” per scoprire “Le cause delle cose”

L’iniziativa organizzata dalla Società Astronomica Turritana e dall’AIF in collaborazione con l’Università di Sassari si terrà dall’11 al 13 aprile nel Polo Bionaturalistico di Piandanna

SASSARI. Dall’11 al 13 aprile ritorna a Sassari “La scienza in piazza”, il più importante appuntamento di divulgazione scientifica del nord Sardegna che coinvolge università, scuole e associazioni, decine di animatori e di insegnanti e centinaia di studenti. L’iniziativa, giunta alla XIV edizione, nasce da un format consolidato promosso dalla Società Astronomica Turritana (SAT) e dall’Associazione per l’Insegnamento della fisica (AIF), si svolgerà nel Polo Bionaturalistico di Piandanna messo a disposizione dall’Università di Sassari.

Giovedì e venerdì si potrà accedere dalle 8.30 alle 13.30 al mattino e dalle 15 alle 18 nel pomeriggio. Sabato gli orari di apertura saranno invece dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19.30. Numerosissime le attività in programma per questa XIV edizione, tra laboratori di ricerca e sperimentazione, mostre e incontri di studio aperti a tutti per rispondere al tema “Le cause delle cose”.

Si potrà approfondire la conoscenza del moto dell’asse terrestre e la precessione, saranno disponibili un planetario e un proiettore portatili, una classe del Liceo Spano presenterà accattivanti sperimentazioni per spiegare in modo agevole la “relatività” secondo Einstein e Galileo.

Una conferenza a due voci tra il fisico Gian Nicola Cabizza e l’agronomo Giuseppe Pulina ripercorrerà gli aspetti più significativi del calendario astronomico-agricolo di Esiodo e, inoltre, sempre a cura della SAT, si presenteranno i pannelli commemorativi dello sbarco dell’uomo sulla luna, dando il via a una mostra che quest’anno diventerà itinerante in occasione del cinquantesimo anniversario di questa importante conquista spaziale. Altri aspetti celebrativi, frutto di condivisione con l’Università di Sassari, riguarderanno i 150 anni della Tavola Periodica degli Elementi, i 200 anni del viaggio in Sardegna di Alberto La Marmora e i 500 anni di Leonardo da Vinci.

Per dare una figura univoca all’organizzazione degli aspetti divulgativi della manifestazione, nel 2018 è stata creata la rete di associazioni denominata “Scienza in movimento”, che oltre a SAT e AIF comprende l’Associazione sassarese di filosofia e scienza e il Circolo culturale Aristeo.

Nell’anno in corso l’Università di Sassari è entrata a pieno titolo come partner, contribuendo in tutti gli altri aspetti tecnico-organizzativi ed economici necessari per il successo della manifestazione. Collabora alla sua buona riuscita anche la Rete di Scopo di Scuole, con il supporto della Regione Autonoma della Sardegna, l’ERSU e la Fondazione di Sardegna.

Per promuovere l’evento, gli allievi del liceo artistico “Figari” guidati dal docente Antonio Capitta hanno realizzato un video promozionale, pubblicato sul canale Unisstube. Un’Anteprima  è prevista per il 10 aprile, alle 19, nell’aula magna del Liceo Canopoleno, dove andrà in scena lo spettacolo teatrale «Un mormorio di acqua corrente – Scienza e Natura ne “I Promessi Sposi”».




Ritornano a Sassari “Le passeggiate di Enrico Costa”: giovedì la nuova edizione con Daniele Monachella e Carlo Valle

L’iniziativa del Circolo Culturale Aristeo è inserita tra le celebrazioni per i 110 anni dalla morte del grande intellettuale sassarese

SASSARI. “Le passeggiate di Enrico Costa”, il più entusiasmante viaggio emozionale dedicato al noto scrittore e alla riscoperta della sua Sassari, non poteva mancare tra le celebrazioni per i centodieci anni dalla morte. L’iniziativa, ideata e felicemente riproposta a grande richiesta dal Circolo Culturale Aristeo, si svolgerà giovedì 11 aprile, con partenza alle 17.30 dal corso Vittorio Emanuele 62, godendo dell’ormai consolidato apporto artistico di Daniele Monachella (Premio Miglior attore protagonista al Roma Comic off 2018).

Nei panni di un distinto viaggiatore, con toni suggestivi e coinvolgenti Monachella guiderà il pubblico alla riscoperta della Sassari che fu, affiancato da un brioso Carlo Valle nell’interpretazione del canonico Giovanni Spano.

La formula offre agli appassionati la possibilità di rivivere luoghi topici del cuore della città, all’ombra dei palazzi d’epoca e delle piazze, tra i vicoli e i monumenti più significativi. Fin dalla prima edizione, l’itinerario è stato caratterizzato dall’impiego integrato di moduli pseudoteatrali, animazioni musicali e letterarie, il cui fine è quello di promuovere e favorire una percezione distinta e più consapevole dell’identità storica e civica.

“Forse le citazioni letterarie non ci consentono di avvicinarci in modo compiuto ai trascorsi del nostro passato, né sono sufficienti a rivelare il profilo storico di un’epoca – ha affermato Simonetta Castia, presidente di Aristeo – ma è sicuro che emanano lo spirito del tempo, regalano emozioni che sgorgano dal testo in modo del tutto naturale, catturando la nostra sognante immaginazione”.

Il percorso si snoderà lungo l’asse che da “Platha de Cotinas”, l’attuale Corso Vittorio Emanuele, farà tappa in Piazza Tola, l’antica “Carra manna” e, attraverso affascinanti declinazioni storico-narrative, si sposterà in Piazza Azuni per proseguire verso Piazza Castello e Piazza d’Italia.

Tappa finale sarà poi Piazza Fiume, un luogo altamente simbolico, dove dallo scorso dicembre campeggia la statua bronzea dedicata al Costa, a due passi dalla sua ultima dimora e dalla Biblioteca Universitaria nei cui spazi è allestita, fino al 17 aprile, la mostra dedicata a “Lo scrittore e la sua città”.

L’intento della manifestazione, che gode del patrocinio del Comune di Sassari ed è richiamata dalla ormai celebre silhouette progettata da Stefano Serio, è quello di attivare una rete stabile di percorsi di tipo “emozionale” per le strade e nei luoghi del centro storico, connessi all’offerta complessiva turistico-culturale della città. Per informazioni rivolgersi a 339 7760176.




“L’arte, la voce e il ballo”, domenica a Padria lo scrittore Tonino Oppes racconta i suoi libri

L’iniziativa dell’Istituto Camillo Bellieni all’ex Convento Francescano si aprirà alle 17 con la video-mostra d’arte “Kronos”. Quindi spazio alle presentazioni de “La voce del leccio” e “Il ballo con le janas”

PADRIA. Tre appuntamenti per una domenica all’insegna dell’arte e della letteratura, con la presentazione della video-mostra “Kronos” e l’incontro con lo scrittore Tonino Oppes e le sue due ultime fatiche letterarie. Il 7 aprile l’ex Convento Francescano di Padria, a partire dalle 17 ospita “L’arte, la voce e il ballo”, un’iniziativa organizzata dall’Istituto Camillo Bellieni di Sassari con il patrocinio del Comune di Padria.

A moderare la serata, dopo i saluti istituzionali del sindaco Alessandro Mura, sarà la presidente Is.Be, Maria Doloretta Lai. L’appuntamento prende il via con la presentazione, a cura di Roberto Puzzu, del video illustrativo della mostra “Kronos”, una collettiva che coinvolge gli artisti Gabriella Corso, Angelino Fiori, Emma Lazzaroli, Marco Ippolito, Giovanna Secchi e Roberto Puzzu. Le opere sono di varia natura, dalla pittura alla scultura.

Alle 18 si passa invece all’angolo della letteratura, con la presentazione dei libri “La voce del leccio” e il “Il ballo con le janas” di Tonino Oppes, scrittore e giornalista originario del Meilogu. A dialogare con l’autore saranno l’assessora alla Cultura, Angela Dettori e il direttore scientifico dell’Istituto Bellieni, Michele Pinna.

Nato a Pozzomaggiore nel 1950, Oppes è un giornalista professionista che ha lavorato in RAI per tanti anni. È autore di numerosi volumi dedicati ai temi dell’ambiente e libri per ragazzi, grazie ai quali ha vinto numerosi premi letterari.

I due volumi, pubblicati dalla casa editrice DumusdeJanas di Sestu, traggono linfa vitale dalla tradizione culturale nella quale l’autore è cresciuto. “La voce del leccio” edito nel 2018, mette a confronto tre generazioni in una Sardegna dei primi anni Sessanta. Contadini e pastori, stanchi di combattere contro siccità e incendi, scappano inseguendo il miraggio di un lavoro lontano. C’è chi, testardamente, resiste, ma nell’Interno dell’Isola compaiono i primi segnali dello spopolamento. Sullo sfondo tante piccole storie familiari e, soprattutto, squarci di umanità con spaccati di vita di paese. All’ombra del grande leccio si sfogliano fotografie in bianco e nero di una Sardegna che, per larghi tratti, ormai non esiste più.




Bono, primo matrimonio in lingua sarda nella patria di Angioy

Il sindaco Elio Mulas: “È un momento storico per la nostra comunità”

La formula è stata tradotta con la supervisione dell’Istituto Camillo Bellieni

BONO. Hanno pronunciato il fatidico “sì”, anzi “emmo”, unendosi in matrimonio nella lingua del cuore, quella sarda, nella Sala delle adunanze del Comune di Bono, paese di antiche tradizioni e patria di Giovanni Maria Angioy. Così Anselmo Serra e Roberta Dalle Molle, grazie alla sensibilità dell’Amministrazione comunale del capoluogo del Goceano e al lavoro dello sportello linguistico coordinato dall’Istituto Camillo Bellieni di Sassari, hanno potuto coronare il proprio sogno d’amore in un modo del tutto singolare.

Nessun abbaglio folcloristico e nessuna passerella in costume. Solo il desiderio di riappropriarsi della lingua materna, anche in quegli aspetti più segnanti e memorabili della vita, come l’unione di coppia.

Tutto è partito dalla volontà della novella sposa, veneta della provincia di Vicenza, arrivata da otto anni in Sardegna proprio per amore Anselmo, bonese d’adozione ma di origini ogliastrino-galluresi. Laureata in Scienze religiose con formazione in cultura classica, la donna si è avvicinata al Sardo frequentando i corsi del Bellieni a Sassari: nelle aule dell’istituto, oltre a scoprirsi profondamente appassionata di questo idioma così vicino al latino, ha appreso dell’esistenza di una normativa nazionale che tutela le minoranze linguistiche.

E proprio attraverso i finanziamenti della legge 482, lo sportellista Salvatore Canu ha potuto tradurre passo passo gli atti di matrimonio, gli articoli attinenti del Codice civile e le formule di rito. Il tutto sotto l’attenta supervisione del direttore scientifico Is.Be, Michele Pinna e dell’esperta e docente di lingua sarda, Daniela Masia Urgu.

“Il vostro popolo è molto simile al mio perché è un popolo forte – ha commentato Roberta con visibile commozione – ha una grande dignità, per cui io mi sono trovata praticamente a casa. Così ho sposato un sardo e la sardità. È il miglior regalo che potessi fare al mio uomo”.

Ma se per la burocrazia gli atti ufficiali hanno validità solo attraverso la celebrazione in Italiano, l’intuizione è stata quella di aggirare l’ostacolo realizzando una doppia cerimonia bilingue. Così il sindaco Elio Mulas ha prima officiato il rito come da manuale, e subito dopo la delegata alla Cultura, Francesca Ciancilla, ha scandito le medesime formule in lingua sarda, seguendo rigorosamente le traduzioni del Bellieni di fronte agli sposi, ai testimoni e a un pubblico emozionato e un po’ incredulo.

“Oggi per il comune di Bono è una giornata storica – ha commentato il primo cittadino Elio Mulas –. Questo è il primo matrimonio celebrato in forma bilingue nella nostra comunità. La preoccupazione iniziale è stata soppiantata dalla garanzia di godere della supervisione dell’Istituto Bellieni, tra i più quotati nell’isola in materia di bilinguismo, e di un esperto come il nostro concittadino Michele Pinna, che da studioso si è sempre impegnato nella valorizzazione della lingua e della cultura sarda”.

 




Sassari omaggia Enrico Costa a 110 anni dalla morte: inaugurata la mostra “Lo scrittore e la sua città”

L’esposizione di Aristeo alla Biblioteca Universitaria resterà aperta sino al 17 aprile. Tra le preziose rarità il quaderno autografo di “Storia di un gatto”, la prima opera giovanile. L’11 aprile ritornano “Le Passeggiate” e il 18 si terrà la presentazione del “Fondo di autografi”

SASSARI. Impossibile riassumere nel breve arco di una presentazione la quantità innumerevole di attività realizzate da Enrico Costa durante la sua vita. Impossibile, o quasi. La mostra inaugurata il 26 marzo dal Circolo Culturale Aristeo alla Biblioteca universitaria di Sassari, in occasione del centodecimo anniversario dalla morte, è certamente rappresentativa dell’aspetto ecclettico di un personaggio che, attraverso i suoi molteplici interessi, è riuscito a diventare il “sassarese più illustre” di sempre.

A introdurre i presenti nell’affascinante itinerario espositivo sono state la direttrice della biblioteca, Viviana Tarasconi e la presidente di Aristeo, Simonetta Castia, che hanno tratteggiato gli aspetti peculiari di questo nuovo allestimento, che resterà aperto fino al 17 aprile.

Non a caso, il titolo “Enrico Costa. Lo scrittore e la sua città” è lo stesso dell’omonimo volume realizzato nel 2009 da Manlio Brigaglia  e Simonetta Castia per Mediando Edizioni, tassello di un progetto che parte da lontano, e che ha trovato il culmine nella realizzazione del monumento bronzeo di Piazza Fiume.

Il pubblico presente in buon numero, nonostante il maltempo e la ricorrenza infrasettimanale dell’appuntamento, è stato indicativo dell’affetto che i cittadini nutrono per un uomo che ha lasciato una straordinaria eredità culturale.

Il valore della mostra è ampliato dall’aggiunta di numerosi articoli, tra i quali il testo originale della prima opera giovanile, “Storia di un gatto”. Un prezioso quaderno autografo scritto nel 1863, nel quale si evince come il Costa, già a ventitré anni fosse non solo un amante della letteratura, ma avesse un’attitudine speciale per il disegno, per l’illustrazione e anche per la musica. La sua passione per il teatro e per l’arte fu coltivata fin da ragazzo insieme alla futura moglie e al cugino Luigi Canepa, per il quale avrebbe poi realizzato la stesura del libretto d’opera “Davide Rizio”. E proprio le musiche della Corale Luigi Canepa, con un emozionante concerto per pianoforte e flauto, hanno fatto da colonna sonora all’avvenimento.

Il percorso è scandito attraverso le teche e i supporti didattici, che mettono in evidenza l’attitudine poliedrica dello scrittore, a partire dalla età giovanile, per arrivare alla maturità con l’approdo alla fase archivistica. Trovano spazio riferimenti alle attività di promotore culturale, etnografo autodidatta nonché inventore della Cavalcata sarda, romanziere di successo, giornalista e autore del “Sassari”, e nondimeno antesignano di opere di beneficienza quale promotore delle “Cucine economiche”, ente che si occupava di dare da mangiare ai poveri.

Sono presenti rimandi alla vita familiare, dalle lettere più intime alle più rare immagini fotografiche, e di grande pregio è anche il rapporto epistolare con la venerata regina Margherita.

Come ha spiegato Viviana Tarasconi, la Biblioteca in questo momento sta vivendo un ruolo centralissimo, non solo simbolico: “Abbiamo deciso di aprire le porte alla città, e l’importante collaborazione stretta con Aristeo è una delle occasioni ideali per rendere fruibili gli spazi di questa storica struttura”.

Per l’occasione è stato distribuito un gadget, un segnalibro con la caratteristica silhouette dello studioso, una sagoma che richiama la continuità delle attività fatte in questi anni da Aristeo, e rende “Enrichetto” un testimone silente delle attività e del recupero della memoria della città.

“Il fatto di omaggiare Enrico Costa in maniera così ricorrente – ha affermato Simonetta Castia – vuole essere di buon auspicio affinché Sassari recuperi la propria memoria e si ritrovi nella testimonianza poliedrica di un eclettico romantico vissuto in un momento storico piuttosto florido per la città”.

“Lo stesso titolo della mostra – ha ribadito l’assessora alla Cultura Manuela Palitta – può essere recepito come un invito affinché noi tutti ci riappropriamo per davvero di quell’amore per Sassari che era proprio del Costa”.

L’iniziativa è promossa da Aristeo d’intesa con la stessa Biblioteca, l’Archivio storico comunale, con il sostegno e il patrocinio della RAS e della Fondazione di Sardegna, e sotto l’egida del comune di Sassari.

L’invito è ora quello di partecipare il 18 aprile alla presentazione del Fondo di autografi di Enrico Costa, che verranno poi studiati e pubblicati a breve. Mentre già l’11 aprile Daniele Monachella, a grande richiesta, replicherà una delle fortunate edizioni delle ormai celebri “Passeggiate”.




CON_FINE, mostra internazionale d’arte al MEA+ di Asuni

Venerdì 29 marzo sarà inaugurata l’esposizione che coinvolge undici artisti provenienti da Italia, Colombia e Messico. L’iniziativa è a cura di Bianca Laura Petretto

ASUNI. Disegnare un confine è il riconoscimento di una diversità, può aprire al dialogo verso le persone e le migrazioni, può far parlare d’identità e di territorio, di luogo e di spazio delle differenze. Segno che l’arte può essere un veicolo privilegiato per confrontarsi sui temi di accoglienza e integrazione.

La curatrice Bianca Laura Petretto

Con questo obiettivo venerdì 29 marzo alle 18, il MEA+ di Asuni (Centro di documentazione delle culture migranti) inaugura una speciale mostra internazionale d’arte dal titolo CON_FINE, a cura di Bianca Laura Petretto, che mette insieme ben undici artisti provenienti da Italia, Colombia e Messico.

“Oltrepassare i confini ha sempre significato uscire da uno spazio familiare, conosciuto, rassicurante – ha affermato la curatrice Petretto – per entrare in un luogo incerto, ignoto, che in passato avrebbe suscitato senza dubbio l’invidia degli dei”.

Lo sanno bene gli autori. Tutti esprimono sguardi differenti, tecniche e azioni distinte che parlano di frontiere, limiti, viaggi, abbandoni, paure, chiarezza e rinascita. A introdurre la mostra sarà la poesia e il viaggio del poeta italiano Giovanni Bernuzzi, che accompagna il visitatore attraverso “Il bosco delle trasparenze”, un’installazione artistica in cui i versi tratti dalla raccolta Trasparenze (Happy Hour Edizioni) vivono attraverso l’interpretazione di Isella Orchis.

Il Bosco delle trasparenze

Il superamento del confine si evince nell’opera fotografica e nell’installazione dell’artista colombiana Maria Victoria Gomez, mentre “le sedie” di Maria Pedraza, anch’essa colombiana, mettono al centro la memoria e il dialogo o non-dialogo.  La terra e le sue radici sono presenti nell’opera della messicana Paola Becerril, e gli acquerelli di Carlo Nieddu Arrica esprimono il rapporto con la natura e l’orizzonte.

“La trasformazione” trova spazio nelle opere di una terza artista colombiana, Chia Devis, e il rapporto con i territori del corpo e della femminilità sono gli elementi paradigmatici trattati da Andrea Castro. Infine possiamo trovare “i luoghi altri” di Maurizio Radici nei suoi “animali Atlantidei”, “i luoghi privati della casa” di Julia Restrepo e l’installazione-scultura “confini replicanti” di Ermenegildo Atzori.

Il tema trattato è molto caro al Museo dell’Emigrazione di Asuni, che ogni anno è la sede principale del “terre di confine film festival”, la cui XII edizione si è da poco conclusa con grande successo.

La mostra, che sarà visitabile fino al 30 aprile, si inserisce all’interno un importante progetto sull’emigrazione che nei prossimi mesi porterà straordinarie occasioni di conoscenza, confronto e condivisione sul tema, mettendo in campo attività artistiche, mostre, installazioni, laboratori e presentazioni di libri ed autori.

“Opera fluid” di Chia Devis

“I luoghi privati della casa” di Julia Restrepo

“Le sedie” di Maria Pedraza

Serie Antidoto di Maria Victoria Gomez

Mujeres di Andrea Castro




“Enrico Costa. Lo scrittore e la sua città”: nuova mostra di Aristeo alla Biblioteca universitaria

Al via martedì (26 marzo) a Sassari le celebrazioni per i 110 anni dalla morte del grande intellettuale, archivista e letterato

SASSARI. Il 26 marzo del 1909 Enrico Costa, gravemente ammalato, si spegneva nella sua “casetta” di via Cavour all’età di sessantasette anni. E la città di Sassari perdeva uno dei suoi più grandi intellettuali di sempre. A centodieci anni dalla morte, il Circolo Culturale Aristeo ne commemora la poliedrica e affascinante personalità con una nuova mostra dal titolo “Enrico Costa. Lo scrittore e la sua città”, allestita dal 26 marzo al 17 aprile nei prestigiosi ambienti della Biblioteca Universitaria. Un evento che farà da apripista ad altre interessanti iniziative nelle prossime settimane.

La cerimonia di inaugurazione avrà luogo martedì sera alle 18, con gli interventi della direttrice della Biblioteca, Viviana Tarasconi e della presidente del Circolo Aristeo, Simonetta Castia, e la partecipazione straordinaria della Corale Luigi Canepa.

Questo nuovo allestimento, che va ad ampliare il già ricco patrimonio archivistico e bibliografico delle precedenti raccolte, arriva dopo una preziosa serie di eventi che in questi anni hanno permesso di riscoprire la figura complessa e multiforme di un personaggio straordinario, trovando il culmine, lo scorso dicembre, nella realizzazione del monumento bronzeo di Piazza Fiume.

L’esposizione si implementa di una serie di grandi pannelli, i quali ripropongono diverse fasi cronologiche della vita, a partire dal segmento sul giovane Enrico, per approfondirne le passioni, i romanzi e il successo, e poi scandagliare nel suo impegnato ruolo di archivista. Vengono focalizzati alcuni aspetti della personalità poliedrica di uomo dell’ottocento, l’amore per la città, le tradizioni, il teatro, la musica, l’illustrazione e la letteratura di colui che fu anche fondatore del romanzo storico in Sardegna, nonché maestro ispiratore di Grazia Deledda.

Tra i più interessanti documenti, all’interno delle teche c’è sicuramente “Il paracamino”, celebre quadro realizzato nel 1895 per l’Archivio municipale, che ricostruisce in modo emblematico la storia civica attraverso le insegne simbolo delle dominazioni. Quindi “Il Sassari”, la monumentale opera che lo scrittore dedicò alla città, frutto di quasi tre decenni di lavoro ininterrotto, che in diverse migliaia di pagine raccoglie e celebra le grandi e piccole memorie storiche. E infine “I giorni e le opere”, una cronologia completa che evidenzia le date e i momenti più significativi, umani e professionali della vita del Costa.

I pannelli più piccoli mostrano invece la versatilità del personaggio, i suoi interessi di etnografo attraverso “L’album dei costumi sardi” e l’ideazione del “Festival dei costumi” che, dedicato alla regina Margherita, più in là diverrà la Cavalcata sarda. Un altro approfondimento sarà riservato proprio allo scambio epistolare con la sovrana, realizzato grazie all’intermediazione della dama di compagnia, la marchesa Paola Pes di Villamarina.

Non poteva mancare l’esperienza del giornalista, prima come direttore del periodico “La Stella di Sardegna” e quindi come assiduo collaboratore della Nuova Sardegna, per la quale firmava con l’anagramma “Actos”. Altro spazio sarà dedicato al volontariato laico. In pochi sanno che Costa fu promotore in città, insieme ad altri sottoscrittori, di un ente di beneficienza diffuso a livello nazionale, le Cucine economiche, che si occupava di dare da mangiare ai poveri.

L’amore infinito per la musica sarà poi evidenziato  attraverso un focus sull’opera “David Rizio”, composta dall’illustre concittadino Luigi Canepa su libretto del Costa, del quale era anche cugino.

Saranno presenti immagine fotografiche inedite e, tra le rarità, il manoscritto autografo di una delle prime opere, “Storia di un gatto” del 1863. L’iniziativa è promossa da Aristeo d’intesa con la stessa Biblioteca, l’Archivio storico comunale, con il sostegno e il patrocinio della RAS e della Fondazione di Sardegna, e sotto l’egida del comune di Sassari.




“Terre di confine”: il bilancio della XII edizione di un film festival che abbatte le frontiere

ASUNI. Che sia stata una grande XII edizione non ci sono dubbi. Ma il “terre di confine”, oltre a essere un intrigante festival cinematografico, è stato anche un’importante occasione di confronto e riflessione sul cinema e la società, uno spunto di riflessione collettiva nella quale sono entrati in contatto il pubblico e gli autori.

Al di là delle visioni di opere difficilmente reperibili altrove, e degli incontri con registi come Orlando Lübbert, José Maria Gonzales, Pancho Hervé e tanti altri, la manifestazione è stata capace di creare emozioni e di traghettare il pubblico all’interno di una vicenda politica e storica tanto drammatica, quella della dittatura in Cile. Tracciando al contempo un ponte immateriale verso questo Paese sudamericano, incuriosendo e aprendo alla voglia di conoscerne il territorio e i suoi abitanti, e visitare le sterminate lande che vanno dalla Patagonia alla citta di Santiago.

Ed è proprio questo l’intento della manifestazione organizzata dall’associazione Su Disterru: incontrarsi, dialogare e discutere attraverso il cinema, ma soprattutto, abbattere i confini e avvicinare le culture. Culture che spesso si rivelano di una insospettabile ricchezza.

In questa seconda volta di Marco Antonio Pani alla direzione artistica, affiancato nella conduzione da Enrico Pitzianti, molto apprezzati sono stati anche i corti e i lungometraggi degli autori sardi, tra i quali quelli di Francesca Lixi, Bonifacio Angius, Paolo Carboni e Sergio Naitza.  Una carta vincente è stata senz’altro l’apertura alla declinazione del tema di quest’anno, La libertà, nelle sue infinite sfaccettature tra poesia, pittura, videoart, musica e incontri con gli studenti.

Di forte impatto è stata la performance di Claudia Crabuzza e Francesca Ventriglia dedicata a Violetta Parra, il concerto di musica andina del “Grupo Nazca”, la presenza del poeta Antonio Arévalo con il suo libro “Le terre di nessuno” e Aldo Brigaglia in “Intillimanìa”. Quindi le installazioni artistiche a cura di Bianca Laura Petretto e le esposizioni di Alejandro Robles e Lea Gramsdorff e le letture di Isabella Orchis.

Significativo è stato inoltre il gemellaggio del “terre di confine” con il Festival de cine de Santa Fe de Antioquia, in Colombia, suggellato dalla presenza del direttore artistico Alejandro Alzate Giraldo.

Altro importante tassello è stato l’incontro e la collaborazione con l’associazione Cilenos de Sardigna, che ha permesso di conoscere un’importante pagina poco conosciuta della nostra storia, quella di ben cinquecento sardi che, cileni di nascita, furono adottati da famiglie sarde in tenera età, soprattutto durante i vent’anni della dittatura di Pinochet, e oggi fanno parte integrante del tessuto sociale dell’isola.

Notevole supporto è stato dato dalla Regione Autonoma della Sardegna, dalla Cineteca Sarda, dalla Filmcommission, dalle diverse amministrazioni comunali e dal consorzio “Sa perda ‘e Iddocca”, in collaborazione con Lo Teatrì di Alghero, l’Accademia delle Belle arti Mario Sironi, il Cityplex Moderno di Sassari e il MEA di Asuni. E un’altra carta vincente forse è stata proprio la scelta itinerante della manifestazione, in un tour che ha abbracciato le comunità di Cagliari, Alghero, Sassari, Solarussa e Asuni.




Antonio Arèvalo in Sardegna: “Qui mi sento a casa” – L’orgoglio di un profugo diventato scrittore

Al “terre di confine filmfestival” il poeta cileno ha presentato il film di Nanni Moretti “Santiago, Italia”, in cui ha trovato spazio la sua testimonianza della dittatura di Pinochet

Lo scrittore e poeta cileno Antonio Arèvalo ad Asuni

ASUNI. “Da profugo sono diventato scrittore, sono diventato un operatore culturale e questo è un esempio di come un profugo, se gli dai la possibilità, può diventare qualcuno e può contribuire a dare un valore aggiunto al luogo dove sta”. Sono le parole commosse pronunciate dal poeta cileno Antonio Arèvalo al “terre di confine” filmfestival, dopo la proiezione nel weekend del documentario “Santiago, Italia” di Nanni Moretti. Un film in cui numerosi testimoni raccontano attimi drammatici, quelli della presa di potere da parte di Pinochet e la morte di Salvador Allende, la dittatura e la fuga nell’ambasciata italiana.

Tra questi testimoni c’è proprio Arèvalo che – come egli stesso ha raccontato al giornalista Roberto Cossu di fronte al pubblico del festival – nel ’73 a soli quattordici anni era divenuto la mascotte della Brigata di pittura muraria, con la quale usciva di notte per pitturare le strade. Militante della gioventù comunista, andava a lanciare volantini di protesta. Venne scoperto e si rifugiò all’ambasciata italiana per poi vedere la sua vita catapultata dall’altra parte dell’oceano.

Roberto Cossu con Antonio Arèvalo al “terre di confine” filmfestival

“Vivere all’interno dell’ambasciata è stata un’esperienza fortissima – ha affermato lo scrittore –. Arrivato in Italia però non volevo far sapere che ero profugo. Mi vergognavo di dirlo. Oggi ne vado fiero. Sono cresciuto in Italia leggendo tutto quello che potevo, parlando per citazioni perché dovevo impormi”.

La commozione per la fuga dal Cile ha lasciato spazio a un pensiero per l’attuale dramma nel Mediterraneo: “A volte mi vedo nei panni della gente che oggi arriva nei gommoni. Io ho vissuto un’Italia accogliente, era un’epoca meravigliosa. In confronto a ciò che succede ora la mia storia è nulla. Mi sento un privilegiato. Ma ho preso il meglio che ho avuto dall’Italia e ho cercato di restituirlo, perché mi sento responsabile del luogo che mi accoglie, sia che mi trovi a Roma, Milano o Venezia”.

Dopo la visione del film di Moretti, che ha portato in sala una forte carica emotiva, Arèvalo ha presentato il suo libro “Le Terre di nessuno”, il cui titolo è già indicativo di una forte correlazione con il tema del festival cinematografico di Asuni, anche quest’anno diretto artisticamente da Marco Antonio Pani. Un libro che sintetizza, attraverso una serie di poesie scritte tra il 1980 e il 2016, l’esperienza umana e artistica di questo straordinario autore, ormai riconosciuto come uno tra i più attivi sostenitori e promotori della creatività latinoamericana in Europa.

“Per me è molto bello tornare in Sardegna, è un onore, perché il mio primo traduttore è stato Ignazio Delogu, un sardo eccellente che è stato anche traduttore di Pablo Neruda – ha concluso Arèvalo –. È un doppio momento letterario e cinematografico di grande emozione, in cui un’ultima volta ancora mi si fa sentire a casa”.

La serata si è conclusa con un altro incontro speciale, quello con i rappresentanti dell’associazione Chilenos de Sardigna, formata da circa cinquecento sardi di origine cilena arrivati nell’isola in tenera età e ormai integrati a tutti gli effetti. L’incontro è stato occasione di un interessante interscambio culturale enogastronomico tra il Cile e la Sardegna, che ha poi lasciato spazio a una festa-concerto con protagonisti i musicisti del “Grupo Nazka” e il loro straordinario repertorio di musiche andine.

Il “Grupo Nazka” al “terre di confine”




Asuni, stasera al MEA “Un caballo llamado Elefante”: il cinema per i più piccoli al “terre di confine”

Dall’opera di Andrés Weissbluth è stata attinta l’immagine simbolo della XII edizione del filmfestival

L’immagine simbolo della XII edizione del “terre di confine filmfestival”

ASUNI, 17.03.2019. Un suo fotogramma è stato scelto come immagine simbolo della XII edizione del “terre di confine filmfestival”: “Un caballo llamado Elefante”, il film di Andrés Weissbluth sarà proiettato stasera alle 15 nella sala proiezioni del MEA, all’interno del segmento del festival dedicato al Cinema per i più piccoli – “Libertà e avventura”.

Il film racconta le avventure di Roberto, un giovane timido e appassionato di avventure e di Lalo, suo fratello, amante delle forti emozioni. Entrambi i fratelli vanno a visitare il nonno malato terminale, il quale darà loro una missione molto speciale: quando morirà i due fratelli dovranno liberare il suo amato cavallo prima che sia venduto. Il giorno seguente il nonno muore. I bambini in segreto liberano il cavallo, ma per un colpo della sorte, il cavallo viene catturato e portato in un circo. I due piccoli decidono così di intrufolarsi all’interno del circo per recuperare il cavallo. L’opera è in spagnolo con sottotitoli in italiano.

Nato nel 1973 , Weissbluth è un produttore e regista conosciuto per Los Debutantes (2003), 199 recetas para ser feliz (2008) e Un caballo llamado Elefante (2016). Nel 2004 ha lavorato a tre progetti commerciali incluso un film erotico e una commedia romantica e il finanziamento dipenderà dal progetto che verrà realizzato per primo.