GLI ARCHITETTI IN ISOLAMENTO – LE RIFLESSIONI “POST COVID” DI UN TEAM DI ARCHITETTI PER UN NUOVO MODO DI ABITARE.
COSENZA. Le crisi sono sempre uno choc, ma costringono anche a ripensare il nostro modus operandi, a riadattarci ad una realtà per certi versi nuova, a sperimentare standard sconosciuti e modelli più congeniali per una qualità di vita sempre migliore.
Per questo il post virus, anche nell’architettura e nella progettazione degli spazi, deve far pensare, malgrado il momento sia oggettivamente difficile e complesso, a individuare nuove opportunità e a percorrere strade alternative per lo sviluppo di rinnovati modelli di vita.
“E’ interessante riflettere sul ruolo dell’architettura e dell’architetto oggi, momento in cui il coronavirus ci ha costretto a fare i conti con le nostre abitazioni e ci ha isolato dalle nostre città allo stesso modo e in ogni latitudine. Tutti, paradossalmente, abbiamo iniziato a fare le stesse cose e nello stesso momento, con culture diverse ma con aspettative simili”, dicono gli architetti Vittorio Leonetti, Adalgisa De Filippis e Manuela Zicarelli, dello studio di Cosenza Ottantasette100 architetti associati.
“Forse possiamo finalmente affermare di aver superato il post-post modern ed essere entrati in una nuova era, il “post-covid”, affermano i professionisti impegnati, in queste settimane, in un’ampia riflessione che li ha portati a ripensare gli spazi del progettare in un’ottica sempre più mirata al contesto sociale, in fieri per via degli equilibri e schemi decisamente mutati rispetto al passato.
“Post-covid inteso come architettura al servizio dei bisogni delle persone, che, avendo finalmente avuto il tempo di riflettere, chiusi nelle loro abitazioni, non si sono sentite soddisfatte dai modelli abitativi che si sono sviluppati negli ultimi decenni, mirati, forse troppo, all’estetica fine a se stessa.”
L’arrivo improvviso e traumatico dell’emergenza prima sanitaria e poi economica, su scala mondiale, impone un cambio di passo. Una “rivoluzione culturale” anche nell’abitare e vivere gli spazi sia all’aperto che nelle unità immobiliari.
Ecco, allora, la necessità di sfruttare questo momento, in cui le persone sono, in ogni parte del mondo, più consapevoli delle loro esigenze, per riappropriarsi di un concetto più antico di architettura (concetto che sembra abbastanza chiaro tra le persone intervistate) e di calarlo in un mondo sempre più globale… una bella sfida!
Con lo smart working servono contesti domestici pratici e confortevoli; ce lo hanno detto le persone che sono state intervistate dagli architetti di Ottantasette 100architetti associati, che si sono confrontati con la gente in questo periodo di confinamento. Al cittadino cliente è stato chiesto un parere significativo sul vissuto di questi mesi e sulle sue aspettative nel prossimo futuro.
E’ stato così utilizzato un questionario mirato che, somministrato ad un campione decisamente rappresentativo, ha fornito delle risposte interessanti, tanto che non appare per niente esagerato parlare di un new deal dell’architettura.
La gente riconosce all’architetto un ruolo attivo per uno sviluppo globale, in armonia con il contesto in cui è inserito e con una proiezione a lungo termine; avanza la necessità di poter usufruire di progetti innovativi, capaci di coniugare esigenze specifiche ma di proiettarsi, contemporaneamente, in un contesto più ampio e internazionale, pur salvaguardando il contesto territoriale di appartenenza. La filosofia di fondo è quella che si ispira al “Green New Deal”, che ha già lanciato qualche sfida ai progettisti, prevedendo di rendere sostenibili le città, le abitazioni e la mobilità.
Altri aspetti emersi vanno nella direzione di privilegiare spazi ampi ed esterni e per questo a opzioni su contesti periferici dove è più facile avere a disposizione dimensioni maggiori più consone alle esigenze di libertà e movimento, mai avvertite con tanta urgenza e necessità come ora.
L’arredamento può giocare un ruolo molto importante, soprattutto in questo periodo, ad esempio utilizzando pannelli mobili ed altre soluzioni. Negli anni siamo passati da case con stanze monofunzionali a stanze polifunzionali, in grado di essere cucina, salotto, sala da pranzo, a seconda dei momenti della giornata.
Questa tendenza resta consolidata, ma si auspica di svolgere le diverse funzioni contemporaneamente da più persone.
Ancora molti progressi devono essere, invece, compiuti sul fronte del risparmio energetico; purtroppo, dall’utenza committenza privata, non è visto come elemento fondamentale del progetto (alle diverse scale) e non è ancora ancora inteso come investimento contro lo spreco di materiali e di risorse. Molti temono ancora i costi iniziali nonostante tutti gli eco-bonus messi in atto come incentivo. Ovviamente, una corretta e diffusa informazione, potrebbe ridurre il gap, aumentare le dotazioni esistenti e i conseguenti vantaggi nel medio e lungo periodo.
LE RISPOSTE AL QUESTIONARIO PIU’ CLICCATE
Il questionario si è rivolto ad una fascia d’età relativamente giovane (dai 40 ai 55 anni, con alle spalle già esperienza di prima casa) e ad un target di persone con titolo di studio universitario. Ha raggiunto persone di tutte le regioni d’Italia e sono arrivate degli importanti feedback anche dall’estero.
Le risposte più cliccate alla domanda “Il ruolo dell’architettura oggi”: sono state: Anticipare nuovi stili di vita e creare bellezza condivisibile e migliorare la percezione della qualità nelle abitazioni e nelle città.
La risposta più cliccata alla domanda “Nella tua casa in questo momento di isolamento avverti”: La mancanza di spazi esterni.
Ancora la risposta più cliccata alla domanda “L’elemento fondamentale nella tua casa oggi è”: L’importanza di un ambiente in particolare (soggiorno, studio, cucina).
Le risposte più cliccate alla domanda “Oggi più che in passato, il filo conduttore di tutti gli ambienti della tua casa dovrebbe essere”: La continuità degli spazi, Il confort (illuminazione e acustica), ed infine l’armonia, equilibrio.
Le risposte più cliccate alla domanda “Nella tua casa cambieresti: “L’arredamento (con arredi trasformabili e amovibili, Molti cambierebbero casa!.
Infine la risposte più cliccate alla domanda, “Uno spazio ben organizzato è: Un luogo che consenta lo svolgimento di più funzioni contemporaneamente, altro: Un luogo dove ci sia equilibrio dei sensi.
ark. Vittorio Leonetti 3663644369