Sassari, il “cuore nelle mani” di Lindsay Kemp: al Civico il trionfo del Romeo & Juliet Project

Nel gran finale di Primavera a Teatro 2026, Daniela Maccari ha ricordato il grande affetto che legava l’artista scozzese alla Sardegna

SASSARI – C’è un momento in cui il confine tra palcoscenico e platea svanisce, in cui la danza smette di essere pura esecuzione tecnica per farsi rito, emozione, dono e libertà. È il mondo magico di Lindsay Kemp, quellocheil 4 maggio è arrivato sul palcoscenico del Teatro Civico di Sassari con il debutto del “Romeo & Juliet Project”, portato in scena dalla compagnia Borderline Danza diretta da Claudio Malangone.

L’evento ha siglato il gran finale della rassegna coreutica “Primavera a Teatro” (giunta alla XV edizione e organizzata da Estemporada), riportando in Sardegna l’anima sognatrice di un artista poliedrico che ha segnato la storia della cultura pop e teatrale.

Ed è stata Daniela Maccari – musa e collaboratrice di Kemp per oltre vent’anni, nonché depositaria ufficiale del metodo del maestro – a trasmettere ai dieci danzatori campani non solo i passi, ma la gestualità simbolica e gli sguardi vibranti dell’estetica kempiana. Una visione corale che ha riplasmato il conflitto tra Capuleti e Montecchi in uno specchio della vita, fatta di passioni, lotte e relazioni universali.

«Lindsay diceva ‘don’t act, be’. Non recitare, devi essere –ha ricordato Maccari –, e l’obiettivo fedele al suo testamento spirituale è che nessuno, interprete o spettatore, esca da teatro uguale a come vi è entrato. In questa creazione del 2013, il dramma shakespeariano viene spogliato del superfluo – ha spiegato ancora la coreografa –. Non c’è un solo Romeo o una sola Giulietta, tutti i ragazzi e le ragazze incarnano i protagonisti abbandonandosi alla musica, che per lui era la guida assoluta».

Il ritorno, seppur incorporeo, di Kemp a Sassari (città che aveva già ospitato le sue ultime produzioni) ha un sapore particolare. Nonostante le origini scozzesi, il danzatore si sentiva profondamente latino e mediterraneo, e nutriva per la Sardegna un amore ricambiato da un popolo che ne ha sempre compreso il calore e la passione.

Nel saluto introduttivo, la direttrice artistica Livia Lepri ha espresso una profonda emozione, dichiarandosi fortunata per aver lavorato con un maestro dal profilo così elevato: «Oggi portiamo la storia sul palco – ha detto – con la speranza che questa storia possa vivere ancora nel futuro». Un futuro rappresentato a fine serata dalle giovanissime allieve della compagnia, capitanate da una danzatrice storica di Estemporada, Marta Bullitta, che a fine serata hanno condiviso lo stesso palco dei professionisti in un simbolico passaggio di testimone.

Anche l’Amministrazione comunale ha dato lustro all’evento. L’assessora alla Cultura Nicoletta Puggioni ha definito Palazzo di Città come lo «scrigno ideale per ospitare tesori di richiamo internazionale, confermando Sassari come centro nevralgico della cultura coreutica».

Il messaggio finale resta quello della generosità sintetizzato in un gesto: il saluto al pubblico protendendo i palmi in avanti, come se portassimo in dono il cuore per offrirlo agli spettatori. E lunedì sera, a Sassari, quel cuore è arrivato dritto al pubblico, trasformando l’emozione in un applauso scrosciante. La rassegna “Primavera a Teatro” è sostenuta da MIC, Regione Sardegna, Comune di Sassari, della Fondazione di Sardegna e Artemide.




A Sassari ritornano gli “Incontri ravvicinati con la scienza”: Si parte il 7 maggio con Antonio Galdo

La rassegna dedicata alla letteratura divulgativa esplorerà le sfide della contemporaneità che vanno dal mito della sostenibilità alla crisi climatica, dai segreti del plancton alle utopie marziane

SASSARI. Gli “Incontri ravvicinati con la scienza” ritornano a Sassari dal 7 maggio con un primo appuntamento che vedrà protagonista Antonio Galdo e la sua ultima fatica letteraria: “Il mito infranto. Come la falsa sostenibilità ha reso il mondo più ingiusto” (Codice edizioni 2025).

Il volume sarà presentato giovedì alle 11 nell’Auditorium del Liceo Azuni in via De Carolis, nel corso di un incontro specificamente riservato alle scuole.

Giornalista di lungo corso e fondatore del portale Non Sprecare, Galdo proporrà un’analisi critica del concetto di sostenibilità, a suo dire, ormai profondamente abusato, ma del quale si è perduto il significato essenziale: quello di ridurre le diseguaglianze. Sotto questa etichetta, infatti, sarebbe in atto una vera e propria deriva che lo scrittore individua, dati alla mano, in molti settori chiave della nostra società.

Questo primo evento farà da apripista a una serie di incontri, fra maggio e giugno, con alcuni tra i più autorevoli protagonisti della comunicazione scientifica nazionale, capaci di spaziare dalla sociologia ambientale all’esplorazione spaziale.

I prossimi appuntamenti sono gratuiti e aperti al pubblico: il 21 maggio, l’astrofisica e divulgatrice Silvia Kuna Ballero presenterà “Rapsodia marziana”; il 26 maggio sarà la volta di Silvano Fuso, chimico e socio emerito del CICAP, con l’incontro “Naturale=buono? Miti e leggende del vivere secondo natura”; il 4 e 5 giugno Giorgia Bollati e Marta Musso chiuderanno la sessione primaverile con “I vagabondi del mare”, un viaggio alla scoperta del plancton.

Nata nel 2017 per abbattere il muro che separa il grande pubblico dal sapere specialistico, la rassegna è promossa dal Circolo Culturale Aristeo e dalla Società Astronomica Turritana, in rete con il festival Mediterranea. Culture, scambi, passaggi e il Muniss di Sassari, e in partenariato con le case editrici Codice e Il Mulino.

L’edizione 2026 degli “Incontri ravvicinati con la scienza” presenta un format rinnovato, ripartito in due fasi (primaverile e autunnale), con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini e, in particolare, le nuove generazioni, verso tematiche che richiedono competenze specifiche ma che influenzano direttamente la nostra vita comune.

Gli incontri sono stati pensati per essere interattivi, impreziositi da strumenti critici utili a interpretare la complessità del presente, con l’intento di ottenere un esempio virtuoso di sinergia territoriale e creare un punto di riferimento per la cultura divulgativa in Sardegna. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero 347 6841647.




Il CD “Le Storie di Ieri”: Denise Gueye canta De Andrè accompagnata da Marco Carta

Il 30 aprile al Teatro Civico di Sassari sarà presentato il nuovo CD prodotto da Clair de Lune. L’iniziativa è promossa da Ars Aurelia

SASSARI. La forza narrativa e poetica di Fabrizio De André in un CD che vede protagonista la straordinaria voce femminile di Denise Gueye accompagnata alla chitarra classica dal musicista Marco Carta. Il disco si chiama “Le Storie di Ieri”, è prodotto da Clair de Lune ed è un vero e proprio viaggio nel cuore di De André. Il lavoro sarà presentato giovedì 30 aprile, alle 19.30, al Teatro Civico di Sassari, nell’omonimo evento promosso dall’associazione Ars Aurelia. L’ingresso è libero ma è consigliata la prenotazione.

Il sodalizio tra Gueye e Carta – quello tra una delle voci più affermate del panorama sardo e uno strumentista apprezzato per la qualità delle sue interpretazioni – è nato dall’idea che le canzoni del grande “Faber” possono essere lette come racconti brevi capaci di racchiudere esistenze intere in pochi minuti di musica.

La serata porta in scena un dialogo sulla poetica e sull’eredità artistica del cantautore genovese trapiantato in Sardegna, con gli interventi di Bruno Camera, rappresentante dell’etichetta Clair de Lune, e di Andrea Cannas, docente dell’Università di Cagliari e tra i massimi esperti di De André, nonché curatore del libretto del CD.

I loro contributi offriranno al pubblico uno sguardo critico e insieme accessibile su uno dei repertori più significativi della musica italiana. Il progetto discografico ha già suscitato l’interesse della critica per la sua capacità di restituire l’attualità e la profondità del pensiero di De André.

Seguendo un percorso che attraversa le ballate degli anni Sessanta fino ai grandi concept-album, la produzione di De André si rivela come un vero romanzo in versi, in cui personaggi, luoghi e marginalità si intrecciano dando vita a un mosaico umano profondo e universale. Le sue canzoni diventano così uno spazio in cui convivono letteratura e musica, memoria e presente, interrogativi senza tempo e storie individuali che si trasformano in racconto collettivo.

«Portare un progetto come Le Storie di Ieri al Teatro Civico significa offrire al pubblico un momento di riflessione che va oltre l’ascolto musicale – ha affermato la direttrice artistica Irene Dore –. Fabrizio De André ha saputo raccontare l’umanità nelle sue forme più autentiche, e oggi più che mai sentiamo l’esigenza di tornare a quelle storie per riconoscerci e comprendere il presente. Con questo evento Ars Aurelia conferma il proprio impegno nella promozione culturale e nella costruzione di esperienze artistiche inclusive, capaci di avvicinare il pubblico a linguaggi profondi attraverso una narrazione contemporanea, senza perdere di vista l’obiettivo di rendere la musica colta accessibile, viva e capace di parlare a pubblici diversi». Per info e prenotazioni contattare [email protected].




A Sassari un “Viaggio in Irlanda” con l’arpa celtica di Beatrice Melis

Il 26 aprile a Santa Maria di Betlem nuovo appuntamento del Festival Internazionale Contrasti diretto da Laura Cocco

Sassari – La musica celtica e le sue atmosfere prendono vita nelle note cristalline dell’arpa di Beatrice Melis: un percorso sonoro capace di evocare paesaggi, culture e sensibilità diverse. Domenica 26 aprile, alle ore 18.30, alla Biblioteca Francescana di Santa Maria di Betlem, a Sassari, la musicista sassarese presenta il concerto “Viaggio in Irlanda”,per trasportare il pubblico in un itinerario senza tempo tra le brughiere d’Irlanda e le scogliere della Scozia.

Il repertorio alternerà il ritmo incalzante di gighe iconiche, come Morrison’s Jig e la celebre The Butterfly, alla struggente dolcezza di classici intramontabili quali Danny Boy e Down by the Salley Gardens. La scelta della Biblioteca Francescana, luogo di valore storico e spirituale, contribuirà a creare un’esperienza immersiva in cui la musica dialoga con lo spazio e con il pubblico.

L’evento, organizzato dall’associazione culturale Contrapunctum ETS e diretto da Laura Cocco, è inserito nel calendario del Festival Internazionale Contrasti 2026 – Spring edition, un progetto che mette insieme musica, territorio e valorizzazione culturale. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

«La prima finalità del festival è quella di promuovere la Sardegna attraverso iniziative di alto profilo artistico – ha spiegato Laura Cocco –, e la seconda quella di coniugare tradizione e apertura internazionale, coinvolgendo artisti di rilievo accanto a giovani interpreti».

Beatrice Melis è un’arpista di talento che ha completato la sua formazione tra Italia, Belgio e Svizzera, perfezionandosi con maestri quali Sanzin e Pollini. Dopo gli esordi con la Juniorchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ha collaborato con importanti realtà istituzionali come l’Arena di Verona, il Teatro Lirico di Cagliari e l’Opera Carlo Felice di Genova. Alla Philharmonie di Berlino ha eseguito in prima assoluta il concerto Tangool. È molto attiva nell’interpretazione di musica contemporanea e affianca all’attività concertistica una costante dedizione alla didattica. È stata docente al CSM di Lugano e al Conservatorio di Cagliari, è oggi è titolare della cattedra di arpa all’IC San Donato.

Il concerto è realizzato con il contributo della Fondazione di Sardegna e della Camera di Commercio di Sassari, nell’ambito del programma Salude & Trigu rivolto alla promozione delle eccellenze culturali e turistiche del territorio. Per maggiori informazioni contattare l’associazione Contrapunctum al numero +393934632959 o inviare un’email ad [email protected].




L’Istituto Alberghiero di Sassari trionfa con Edina Altara a “L’Italia delle Donne”

Premiate dalla ministra Roccella 19 eccellenze femminili su 214 candidature provenienti da tutto il territorio nazionale

SASSARI – Con un lavoro di ricerca dedicato all’artista sassarese Edina Altara, la 5B Accoglienza dell’Istituto Alberghiero di Sassari ha conquistato per la Sardegna la seconda edizione de “L’Italia delle Donne”, un progetto promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità dell’omonimo Ministero, per riscoprire e valorizzare la memoria di figure femminili che hanno saputo costruire legami profondi con i propri territori, sfidando convenzioni e stereotipi.

A livello nazionale la Commissione ha selezionato 19 profili che si sono distinti negli ambiti dell’impresa, dello sport e delle arti. Per l’isola, il prestigioso riconoscimento conferito dalla ministra Eugenia Maria Roccella è andato alla memoria di una pioniera delle arti applicate del Novecento, Edina Altara (1898–1983), poliedrica antesignana di tecniche innovative che hanno trovato collocazione ai massimi livelli di un settore all’epoca pressoché dominato da uomini. La cerimonia di premiazione si è svolta nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un risultato quasi inaspettato, che premia l’Ipsar-Ipseoa di Sassari su 214 candidature pervenute a Roma da tutte le regioni.

Il lavoro su Edina Altara, presentato nella categoria “Donne delle arti” sotto la guida della docente di Italiano Alessia Charlotte Leoni, è stato sviluppato dagli studenti e studentesse Federico Davide Campus, Giada Canu, Filippo Pio Langasco, Aurora Maninchedda, Pais Valery, Giada Pinna, Sharon Sechi, Maria Rosanna Serra, Nicole Sole, Melissa Stangoni, Sabrina Stangoni, Alessandra Urgias e Miriam Vidili.

A completamento del progetto, le allieve hanno avuto l’opportunità di visitare la casa di Sassari in cui l’artista ha vissuto e operato.  Un luogo in cui è custodita una raccolta di opere che sintetizza appieno la sua lunga e intensa carriera. Accompagnate dalla dirigente Antonietta Piras, dai docenti Giuseppe Zichi, Salvatore Taras e dalla stessa Leoni, le ragazze sono state accolte da un cicerone d’eccezione, il nipote di Edina, Federico Spano, e hanno potuto osservare con i propri occhi i lavori originali, e quindi scoprire aneddoti e curiosità.

Pittrice, illustratrice, decoratrice e ceramista autodidatta, Edina Altara è stata un esempio ante-litteram di indipendenza e imprenditorialità femminile nel campo del design e della moda, capace di imporsi sulla scena nazionale sin da giovanissima. La sua opera è una sintesi magistrale di modernità e tradizione, con richiami profondi alla cultura sarda, ai costumi e alle scene di vita quotidiana dell’isola, utilizzando un linguaggio visivo d’avanguardia.

«Siamo orgogliosi di questo risultato, perché valida un modello educativo in cui la tecnica incontra la cultura – ha affermato la dirigente Antonietta Piras –. Integrare il patrimonio locale nel percorso formativo è essenziale: la promozione delle nostre eccellenze rappresenta, infatti, la risorsa strategica su cui i futuri operatori del turismo dovranno costruire la propria professionalità».




Javier Cercas, la letteratura come viaggio nell’enigma

Lo scrittore spagnolo premiato con il riconoscimento internazionale ha raccontato il suo rapporto con la scrittura, la memoria, la libertà creativa e il viaggio con Papa Francesco. Al centro del suo intervento, una convinzione forte: la letteratura non offre risposte facili, ma dà forma alle domande più profonde.

Javier Cercas è tra gli autori europei più letti e riconosciuti degli ultimi decenni. Nato nel 1962 a Ibahernando, in Estremadura, e cresciuto in Catalogna, ha legato il proprio nome a romanzi capaci di intrecciare storia, memoria personale e interrogativi morali.

Scrittore, saggista e docente di letteratura spagnola, Cercas ha raggiunto il successo internazionale con Soldati di Salamina, opera che lo ha imposto come una delle voci più originali della narrativa contemporanea. Tra i suoi libri più noti figurano anche Anatomia di un istante, L’impostore, Il sovrano delle ombre e Terra Alta.

In occasione del Premio Internazionale, lo scrittore ha offerto una riflessione intensa sul senso della letteratura e sul ruolo dello scrittore nella società.


La letteratura come piacere e conoscenza

Per Cercas, scrivere non significa partire da una certezza. Al contrario, significa entrare in una zona sconosciuta, affrontare ciò che non si capisce fino in fondo.

«Per me la letteratura è prima di tutto un piacere, come il sesso, ma è anche una forma di conoscenza, come il sesso. Scrivo per sapere. Scrivo su ciò che non so, su ciò che per me è enigmatico».

È proprio l’enigma, dunque, a muovere la sua scrittura. Ogni libro nasce da qualcosa che resiste, da una domanda che non trova subito una risposta.

«Nel centro di tutti i libri che amo c’è una domanda. Il libro non è esattamente una risposta: è qualcosa che dà forma alla domanda, la rende ancora più complessa».


Ogni libro deve essere un’avventura

Cercas ha poi spiegato di non credere nelle formule ripetute. Per lui, ogni romanzo deve aprire un percorso diverso, anche quando tornano temi e ossessioni personali.

«Ogni libro è diverso, ogni libro è un’avventura. Io non ho una formula, non ho una maniera fissa di scrivere».

Lo scrittore ha detto di non amare gli autori che sembrano riscrivere sempre lo stesso libro. Le proprie ossessioni, inevitabilmente, restano. Ma il modo di affrontarle deve cambiare ogni volta.

«Voglio che tutti i miei libri siano esperienze diverse».


La libertà assoluta dello scrittore

Uno dei passaggi centrali dell’intervento è stato dedicato alla libertà creativa. Secondo Cercas, chi scrive deve farlo senza calcolare il successo, senza pensare al pubblico e senza lasciarsi condizionare dal giudizio degli altri.

«Uno scrittore deve scrivere con assoluta libertà, senza pensare al successo, al pubblico, a cosa dirà la madre o chiunque altro».

La letteratura, nella sua visione, è il luogo in cui si può arrivare a dire ciò che nemmeno chi scrive pensava di poter dire.

«Questo fa la letteratura: ti porta in un posto che non conoscevi prima di cominciare a scrivere».


Scrittore e cittadino: due ruoli da non confondere

Cercas ha affrontato anche il tema del ruolo pubblico dello scrittore. Ha rifiutato l’idea dell’intellettuale come figura superiore, preferendo parlare di responsabilità civile.

«Io detesto la parola intellettuale. Nessuno dice: io sono un intellettuale, a meno che non sia stupido».

Per lui, uno scrittore resta prima di tutto un cittadino. E come ogni cittadino ha il diritto, e in qualche modo il dovere, di partecipare alla vita pubblica.

«La città è di tutti e tutti siamo responsabili della città. Democrazia significa potere del popolo, e il popolo siamo tutti».

Quando interviene sui giornali o nel dibattito pubblico, ha chiarito, non lo fa per indicare una strada agli altri, ma semplicemente per esprimere il proprio pensiero.

«Dico quello che penso non come guida, ma come cittadino».


Il confronto con il passato franchista

Uno dei temi più delicati toccati da Cercas riguarda la memoria familiare e la storia della Spagna. Nel romanzo Il sovrano delle ombre, l’autore ha affrontato il passato franchista della propria famiglia.

«La mia era una famiglia franchista, come metà della Spagna».

Al centro del libro c’è la figura di un giovane parente, partito in guerra a soli diciassette anni, falangista e fascista, diventato nel tempo una sorta di eroe familiare.

Cercas ha spiegato di aver sentito il bisogno di guardare in faccia quella storia, senza rimuoverla e senza semplificarla.

«Ho voluto confrontarmi con quel passato e capire come le persone possano sbagliare con le migliori intenzioni».


Il passato vive nel presente

Per lo scrittore, parlare della guerra civile spagnola non significa occuparsi di qualcosa di remoto. Il passato non è mai davvero passato, perché continua a vivere dentro il presente.

«Parlo del passato non per il passato in sé, ma perché fa parte del presente».

La memoria, dunque, non è un esercizio nostalgico. È uno strumento per comprendere chi siamo oggi.

«Il passato è una dimensione del presente senza la quale il presente è mutilato».


Il viaggio con Papa Francesco

Nella parte finale dell’incontro, Cercas ha raccontato l’esperienza del viaggio in Mongolia con Papa Francesco, al centro del libro Il folle di Dio alla fine del mondo.

Per lo scrittore è stata un’occasione eccezionale: entrare in un mondo normalmente chiuso e osservare da vicino non solo il Papa, ma anche il Vaticano.

«È stata un’esperienza straordinaria, un privilegio incredibile».

Cercas ha raccontato con ironia e stupore che quel viaggio non è stato soltanto un percorso verso la Mongolia, ma soprattutto un’immersione in un universo molto più misterioso.

«È stato un viaggio in Mongolia con il Papa, ma soprattutto un viaggio nel Vaticano, che è molto più esotico della Mongolia».


Una domanda nata dalla madre

Il libro nasce anche da una vicenda personale. Cercas ha ricordato sua madre, donna profondamente credente e cattolica. Dopo la morte del marito, era convinta che un giorno lo avrebbe rivisto.

Per lo scrittore, quella speranza non era una semplice consolazione privata.

«Questo non era un’eccentricità di mia madre: è il centro del cristianesimo».

Da qui nasce la domanda più importante del libro, una domanda semplice e insieme vertiginosa: dopo la morte, chi si è amato potrà ritrovarsi?

«Mia madre vedrà mio padre dopo la morte, sì o no?».


Un giallo spirituale

Cercas ha definito il libro una sorta di “giallo spirituale”. Come in molte sue opere, anche qui al centro c’è un mistero. Ma questa volta non si tratta di un mistero storico o politico: riguarda la vita eterna, la resurrezione, il senso ultimo della fede cristiana.

«In tutti i miei libri c’è un enigma. Qui l’enigma è l’enigma fondamentale del cristianesimo e della nostra civiltà: la resurrezione della carne, la vita eterna».

È in questa tensione tra dubbio e ricerca, tra ragione e bisogno di credere, che si muove la letteratura di Javier Cercas. Una scrittura che non pretende di chiudere le domande, ma le rende più vive, più umane, più necessarie.

foto: Emanuele Perrone




“Corallari”, il nuovo film di Giovanni Zoppeddu: da Alghero a Torre del Greco i segreti dell’oro rosso

Il debutto giovedì 23 aprile al Cityplex Moderno di Sassari alla presenza del regista. L’opera è prodotta da Terra de Punt e distribuita da My Culture

SASSARI – Esploratori dell’ignoto, eredi di una tradizione millenaria e interpreti di una sfida contro i limiti fisici e naturali tra le coste della Sardegna, con Alghero come fulcro identitario, e i laboratori di Torre del Greco.

Sono i “Corallari. Coral Hunters”, i protagonisti del nuovo film documentario di Giovanni Zoppeddu, al debutto ufficiale in prima assoluta giovedì 23 aprile nelle sale del Cityplex Moderno di Sassari con due proiezioni speciali: alle 18.30 e alle 20.30 il regista incontrerà il pubblico per approfondire i dettagli di un mestiere in cui gli uomini scelgono di forzare il confine, scendendo negli abissi alla ricerca dell’oro rosso.

Prodotto nel 2026 da Terra de Punt e distribuito da My Culture, il film si avvale del prestigioso sostegno del MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione Sardegna Film Commission, della Regione Campania e della Campania Film Commission. Oltre alle sale, l’opera, punta alla diffusione internazionale, alle piattaforme SVOD e ai circuiti educativi.

Il lavoro è stato presentato oggi (20 aprile) in conferenza stampa nella hall del cinema sassarese, alla presenza del registae del rappresentante della casa di distribuzione My Culture, Alessandro Pisu.

Un’immagine tratta dal film. Sopra (da sn) Giovanni Zoppeddu e Alessandro Pisu

Il documentario ripercorre l’ascesa della pesca del corallo a partire da una data spartiacque: il 1954, anno in cui il primo corallaro approdò in Sardegna, segnando l’inizio di una nuova era. Se un tempo il mare era vissuto “da sopra”, come un ambiente da osservare e rispettare in superficie, con l’avvento dei subacquei il patto con la natura si rompe.

La trama del film mostra l’intreccio tra le coste della Sardegna e quelle campane, per addentrarsi nei laboratori di Torre del Greco, dove la materia grezza viene trasformata in arte. Il racconto non nasconde il costo umano di questa professione: le embolie, il rischio tecnologico e la pressione ecologica sono i compagni di viaggio di chi sceglie di scendere dove il tempo si dilata.

«Corallari nasce dalla necessità di raccontare un mondo che sta scomparendo – ha affermato il regista oristanese–. Non è solo un mestiere, è un immaginario fatto di uomini che hanno trasformato un’attività economica in un’epopea contemporanea. Rispetto al precedente ‘Diario di Tonnara’, qui la prospettiva cambia radicalmente: non c’è più l’attesa, ma l’attraversamento attivo e pericoloso del limite».

Già autore di “Diario di Tonnara” (selezionato al Rome Film Festival 2018), Giovanni Zopppeddu vanta collaborazioni con Istituto Luce, RAI e Sky. La sua poetica è incentrata sulla memoria storica e sulla dimensione sociale delle immagini, con una particolare attenzione ai mestieri del mare.

Il suo “Coral Hunters” non è solo un’opera di memoria, ma un lungometraggio di forte attualità che interroga lo spettatore in merito alla sicurezza sul lavoro e alla gestione delle risorse in un Mediterraneo che cambia. Attraverso interviste inedite e immagini spettacolari, l’opera documenta un patrimonio immateriale a rischio, trasformando una storia locale in una riflessione universale sul desiderio umano di superare l’ignoto.




“Erbe e formaggi”, a Villanova Monteleone prendono il via “le Giornate del cibo”

Sabato 25 aprile al Nuraghe Appiu il primo appuntamento alla scoperta delle “Erbe spontanee formaggi nostrani” con Emmanuele Farris, Giovanni Fancello, Fabio Zago e Tommaso Sussarello. L’iniziativa è organizzata dalla Pro Loco nel programma di “Chenamos in carrela” 2026 e fa parte del Network Salude&Trigu

VILLANOVA MONTELEONE – Nuraghe Appiu ancora una volta grande protagonista di primavera delle “Giornate del cibo” organizzate dalla Pro Loco di Villanova Monteleone. Sabato 25 aprile, a partire dalle 10 del mattino, nel contesto del sito megalitico, è in programma l’evento dedicato alle “Erbe spontanee commestibili e possibili abbinamenti con i formaggi nostrani e le ricotte”.

Un laboratorio esperienziale in cui saranno presentati al pubblico la preparazione del formaggio e della ricotta e i possibili abbinamenti con le erbe selvatiche commestibili. Quindi un percorso nella natura incontaminata delle campagne di Villanova Monteleone sarà l’ideale per riscoprire e riconoscere le piante erbacee naturali e il loro utilizzo nell’alimentazione. La mattinata sarà impreziosita da una visita guidata all’importante sito archeologico e dalle degustazioni a tema appositamente studiate per abbinamenti con i formaggi del territorio.

Ospiti d’eccezione saranno il botanico Emmanuele Farris, docente all’università di Sassari e Presidente della sezione sarda della Società Botanica Italiana, il giornalista gastronomico ed esperto di erbe spontanee Giovanni Fancello, lo chef Fabio Zago, che sperimenterà alcuni abbinamenti tra le erbe selvatiche e i nostri formaggi e ricotte. A coordinare l’incontro sarà il comunicatore enogastronomico Tommaso Sussarello.

La partecipazione ai laboratori è gratuita ma è richiesto un ticket per le degustazioni.

L’appuntamento è inserito all’interno del programma di “Chenamos in carrela” 2026, che ha l’intento di promuovere le eccellenze del territorio: tra primavera ed estate numerosi incontri celebreranno il valore non solo delle erbe e dei formaggi, ma anche il pane, l’olio, vini, carni, la pasta, i dolci, il miele e tanto altro.

L’intero calendario è organizzato dalla Proloco in collaborazione con il Comune di Villanova Monteleone, e rientra nel network “Salude&Trigu” della Camera di Commercio di Sassari.




L’Officina Filosofica approda a Oristano con l’Istituto Bellieni

Da venerdì 17 aprile dieci incontri a cadenza settimanale con Daniela Masia per riscoprire l’autenticità individuale e attraversare indenni la standardizzazione degli algoritmi e la società dei “like”

ORISTANO. L’Officina Filosofica dell’Istituto Bellieni approda nel cuore di Oristano. L’appuntamento inaugurale è fissato per venerdì 17 aprile, alle 17.30, nei locali di Via Cagliari 183, con un debutto atteso che segna una nuova tappa nel percorso di divulgazione culturale dell’Is.Be, portando in città il seminario di filosofia pratica dal titolo “Conosci te stesso nell’era digitale: identità e autenticità tra social e maschere”.

Il percorso, a cura e conduzione di Daniela Masia Urgu, si articolerà ogni venerdì dalle 17.30 alle 19.30, attraverso dieci incontri a cadenza settimanale, offrendo ai partecipanti uno spazio di riflessione critica sulla contemporaneità.

In un’epoca in cui gran parte della nostra esistenza trascorre mediata dagli schermi, il seminario pone una domanda cruciale: quanto della nostra identità ci appartiene realmente? Se gli algoritmi-oracolo sembrano conoscerci meglio di noi stessi, suggerendo desideri e comportamenti, il rischio è quello di soccombere a una standardizzazione invisibile.

Il percorso dell’Istituto invita a riscoprire l’antica regola socratica del “Conosci te stesso”, ripartendo dal concetto di atopos: quella singolarità imprevedibile e inclassificabile dell’anima che sfugge alle logiche dei sistemi predittivi. L’obiettivo è analizzare come non farsi schiacciare dai modelli digitali, cercando di ritrovare la propria autenticità dietro le maschere costruite per ottenere l’approvazione sociale online.

Per orientarsi nel labirinto della modernità liquida, l’Officina Filosofica proporrà un confronto con il pensiero di grandi filosofi contemporanei e del passato. Attraverso le lenti di Byung-Chul Han, Zygmunt Bauman e Michel Foucault, i partecipanti esamineranno il passaggio dall’identità reale alla proiezione digitale. La riflessione sarà orientata verso pratiche etiche capaci di recuperare l’imprevedibilità del singolo e la profondità dei legami umani, troppo spesso sacrificati sull’altare della velocità e della superficialità digitale.

Il seminario si svolgerà interamente in presenza. Per consultare il programma completo e ricevere ulteriori dettagli sulle modalità di partecipazione, è possibile scrivere a [email protected]




Istituto Bellieni, i nuovi appuntamenti fra lingua sarda, identità e pensiero critico

Al via il calendario di attività primaverili fra Sassari e Oristano

SASSARI. L’Istituto di Studi e Ricerche “Camillo Bellieni” dà avvio al calendario primaverile con una fitta agenda di appuntamenti che conferma la sua missione di presidio culturale d’eccellenza nel territorio. Il percorso intreccia la profondità della lingua sarda, il recupero della memoria storica e le sfide della filosofia contemporanea. Quasi tutti gli incontri si svolgeranno nella sede di Via Maddalena 35.

Dal 1° aprile al 4 di luglio, tutti i mercoledì mattina, alle 10, lo sguardo è rivolto alla didattica attiva con il Corso di Lingua e Cultura Sarda (Livello A1). Le lezioni, tenute da Adriana Cocco, sono destinate a chiunque desidera approcciarsi alla scrittura e alla norma ortografica della lingua sarda.

Lunedì 13 aprile, alle 17, riparte il Book Club Is.Be. Il primo appuntamento sarà dedicato al romanzo “La sonnambula” di Bianca Pitzorno (Bompiani, 2026), un’occasione per esplorare, attraverso il racconto di Ofelia Rossi, il tema della libertà femminile e del destino nella Sardegna di fine Ottocento.

Martedì 14 aprile alle 10, prende il via il corso di Storia della Lingua Sarda curato da Daniela Masia Urgu, che comprende dieci incontri (fino al 23 giugno) per analizzare la lingua non solo come strumento di comunicazione, ma come “casa dell’essere” e dispositivo di pensiero bilingue, dalle radici nuragiche alla letteratura contemporanea.

Sempre il 14 aprile alle 17.30, sotto la guida di Daniela Masia Urgu, inizia l’11ª edizione del Laboratorio di Filosofia Pratica: il ciclo “Filosofia dell’amicizia e dell’amore” analizzerà i legami umani da Platone a Bauman, interrogandosi sulla fragilità degli affetti nella modernità “liquida”. La grande novità è che per la prima volta l’Officina Filosofica dell’Istituto Bellieni valica i confini sassaresi per approdare a Oristano: a partire da venerdì 17 aprile, in Via Cagliari 183, inizierà il seminario di filosofia pratica dal titolo “Conosci te stesso nell’era digitale”.

Il percorso, condotto da Masia Urgu e articolato in dieci incontri (ogni venerdì dalle 17.30 alle 19.30), invita i partecipanti a riscoprire l’atopos — la singolarità imprevedibile dell’anima — contro la standardizzazione dei sistemi predittivi e la “società del like”.

Giovedì 16 aprile un appuntamento speciale è rivolto al pubblico al “Vecchio Mulino” con “Paràulas in Musica”, anteprima del progetto “Contos in Musica” con Franco Sechi e Vladimiro Patatu, dove la poesia si trasforma in canto.

Dal 18 aprile l’attenzione si sposta su Putifigari, dove ogni sabato (dalle 16 alle 19), all’Auditorium Comunale si svolgeranno le lezioni del “Laboratorio di Teatro in Sardo” condotto dall’attrice Roberta Tola (Compagnia La Frumentaria). Il percorso creativo e formativo avrà la durata di 32 ore complessive.

Giovedì 23 aprile alle 18 si terrà il primo appuntamento del ciclo di seminari curato da Antonello Nasone, intitolato “I tre volti di Bellieni”, con un primo incontro focalizzato sulla figura di Camillo Bellieni nel primo dopoguerra.

In occasione della sottoscrizione o del rinnovo della tessera 2026, i soci riceveranno in omaggio l’esclusiva Agendina Tascabile Is.Be abbinata alla shopper dell’Istituto (fino a esaurimento scorte). Per info e iscrizioni [email protected].