Città in scena, spazio pubblico e servizi al centro della rigenerazione urbana in Sardegna

Ad Alghero la seconda tappa dell’edizione 2025: 13 progetti regionali, 1 progetto internazionale e un confronto con istituzioni locali, imprese, università, esperti e progettisti

ALGHERO, 10.06.2025 – Spazi pubblici che rinascono, ricollegano quartieri e riconnettono la città con il mare, ex siti industriali e minerari e aree abbandonate che rivivono con nuove funzioni come servizi culturali, commerciali e di trasporto. È una Sardegna che punta a riscrivere un futuro nuovo quella raccontata nella seconda tappa dell’edizione 2025 del Festival diffuso della rigenerazione urbana, Città in Scena, tenutasi ad Alghero il 10 giugno.

Il Festival promosso da Ance, Associazione Mecenate 90, Cidac e con il patrocinio di In/Arch, giunto alla terza edizione, è arrivato per la prima volta in Sardegna dove si è messa in luce in particolare una grande collaborazione tra amministrazioni pubbliche e operatori privati nella realizzazione di piccoli, medi e grandi progetti di rigenerazione urbana.

Ben 13 i progetti regionali presentati: Alghero, città che ospita l’iniziativa, con il progetto di riqualificazione del Waterfront in Via I Maggio, e poi la rigenerazione del quartiere Sant’Elia e il progetto del Nuovo parco urbano di Sant’Elia ‘’Parco degli Anelli’’ a Cagliari, il Fass Shopping Center a Elmas, la rifunzionalizzazione della ex-Centrale elettrica della Grande Miniera di Serbariu come Museo della Città di Fondazione e Archivio del Novecento di Carbonia. Due i progetti per Oristano, la rigenerazione del lungomare di Torre Grande e il Centro Intermodale passeggeri e stazione interscambio, si arriva poi a Sassari con il progetto di riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’Ex Tipografia Chiarella, il restauro conservativo dell’Ex Hotel Turritania e con la riqualificazione dei vecchi mulini Azzena, e in provincia con il Compendio di Rinaggiu a Tempio di Pausania e la realizzazione  di parchi urbani e aree ricreativo sportive finalizzati alla riqualificazione delle aree periferiche e marginali di Porto Torres, per concludere poi con il recupero e la ristrutturazione delle Ex distillerie Capra di Quartu Sant’Elena.

A dare avvio ai lavori è stato il sindaco di Alghero, Raimondo Cacciotto: «Siamo pienamente convinti che da questo confronto si possa rafforzare una nuova visione del progettare le nostre città, le nostre comunità. Migliorare la qualità della vita dei cittadini con progetti che aumentino la fruibilità e la vivibilità del territorio è uno degli obbiettivi che vogliamo raggiungere. Il nostro progetto va in questa direzione, coniugare ambiente e socialità con sport, cultura ed eventi».

Viva soddisfazione è stata espressa dalla presidente nazionale Ance, Federica Brancaccio: «È la prima volta che il festival fa tappa in Sardegna, stiamo assistendo a progetti veramente interessanti e al grandissimo lavoro che i sindaci di comuni piccoli, medi e grandi stanno facendo. Attraverso la rigenerazione urbana si può invertire davvero questo calo demografico questa desertificazione. Può essere davvero l’antidoto che serve a questo paese per trattenere i giovani e per richiamarne altri».

«La rigenerazione siamo noi qui oggi presenti, la sinergia che riusciamo a creare tra politica, imprese e progettisti – ha affermato il presidente di Ance Sardegna, Pierpaolo Tilocca – Il processo di trasformazione che parte dall’idea, dalla raccolta dei finanziamenti necessari, fino alla realizzazione degli interventi deve muoversi su un piano di collaborazione che è l’unica garanzia per trasformare le nostre città e per dare ai cittadini un territorio accogliente e attrattivo».

Il presidente di Ance Centro Nord Sardegna, Silvio Alciator, ha ribadito che la rigenerazione urbana è fondamentale affinché i nostri centri possano riqualificarsi: «In tal modo potranno affrontare le sfide dei prossimi anni, al fine di garantire quella fruibilità e quella qualità della città che oggi deve essere messa a disposizione di nuovi residenti. E questo vale non soltanto per i grandi centri urbani della Sardegna ma anche e soprattutto per i piccoli comuni che oggi stanno perdendo tanta popolazione e rischiano di diventare delle cattedrali nel deserto. Noi per impedire questo ovviamente non abbiamo oggi la necessità di costruire del nuovo, ma abbiamo bisogno di creare in questi comuni i contesti, le condizioni e i servizi utili a attrarre e a mantenere le persone in questi centri urbani».

Spazio anche a un progetto che viene dalla Spagna, in particolare dalla vicina Catalogna. Grazie alla collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’architetto e project director dello studio Miralles Tagliabue EMBT Architects di Barcellona, Valentina Noris, ha presentato il progetto del Mercato coperto riqualificato di Santa Caterina di Barcellona.

L’evento, organizzato con la collaborazione del Comune di Alghero, di Ance Sardegna, Ance Centro Nord Sardegna, Ance Sardegna Centrale e Ance Sardegna Meridionale ha visto la partecipazione degli assessori regionali ai lavori pubblici e agli enti locali, finanze e urbanistica, Antonio Piu e Francesco Spanedda. Ricca, inoltre, la presenza di sindaci della regione insieme a imprenditori, esperti, professori e progettisti.




Con FLAGS i pescatori liberano dai rifiuti i mari dell’isola

In sei mesi di attività prelevate dai fondali oltre due tonnellate di spazzatura

L’iniziativa guidata dall’Università di Cagliari sta coinvolgendo dodici cooperative e venti imbarcazioni collegate ai quattro Flag della Sardegna

Alessandro Cau con i rappresentanti di alcuni Flag sardi

CAGLIARI. I pescatori diventano protagonisti attivi e in qualche modo ambasciatori di un mare pulito e di un pescato sostenibile. Grazie al progetto “FLAGS – la rete che libera il mare”, le imbarcazioni di piccolo e grande cabotaggio hanno raccolto in sei mesi oltre due tonnellate di spazzatura dai fondali intorno all’isola, dando avvio a un’attività che potrebbe essere messa a sistema accanto al normale esercizio della pesca.

L’iniziativa è frutto di un partenariato che coinvolge il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Cagliari (in qualità di capofila), e i quattro FLAG presenti in Sardegna (Orientale, Nord, Sud Occidentale e Pescando), attraverso un finanziamento erogato da Argea per la Misura 1.40 del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP).

Gli esiti del progetto sono stati presentati (venerdì 16 giugno) nel corso di una conferenza stampa coordinata da Alessandro Cau, ricercatore e responsabile del progetto per conto dell’ateneo cagliaritano.

FLAGS è un gioco di parole tra la sigla dei quattro Gruppi d’azione locale attinenti a pesca e acquacoltura e l’acronimo di “Fishing Litter and Abandoned Gears in Sardinia”, cioè rifiuti da pesca e attrezzi abbandonati in Sardegna, alla cui rimozione è rivolto il progetto.

STRUMENTI E OBIETTIVI. L’attività sperimentale si è concentrata in particolar modo sulle plastiche e non di meno sugli attrezzi da pesca dispersi e abbandonati. Sono state coinvolte imbarcazioni di diverso genere e stazza, dotandole di contenitori e attrezzature per la raccolta e lo stoccaggio a bordo. Ogni natante ha fornito un contributo a seconda del conferimento minimo: venti chili per il piccolo cabotaggio, cinquanta per il piccolo strascico e cento per i grandi strascichi.

Un momento della conferenza stampa

GRANDE PARTECIPAZIONE. Il budget all’inizio ha previsto il coinvolgimento di quattro soggetti per ognuno dei Flag, ma la volontà di adesione è stata sorprendente, suffragata da un gran numero di richieste. Quindi i soggetti sono diventati dodici cooperative in rappresentanza di venti imbarcazioni, dalla piccola pesca artigianale e pescaturismo fino ai pescherecci in acciaio da trentacinque metri per la pesca d’altura, capaci di stare fuori dal porto anche per cinque giorni a settimana.

RISULTATI. Dal novembre 2022 (quando l’appalto per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti è stato affidato alla ditta Ecogemma di Assemini) le imbarcazioni sono riuscite a rimuovere dal mare oltre due tonnellate di spazzatura di ogni genere. Nello specifico, in 156 pescate che vanno dai dieci agli ottocento metri di profondità sono stati raccolti 1700 oggetti provenienti da ogni zona del Mediterraneo, per una massa complessiva di 2400 chili di rifiuti, con un massimo di 318 chili in una singola pescata su un fondale di 400 metri. È emerso che la tipologia di rifiuti più diffusa per singoli pezzi è senza dubbio la plastica monouso (dominante a livello numerico), seguita dai contenitori in alluminio e dalle bottiglie di vetro.

Da un punto di vista della massa invece, i rifiuti più incisivi si sono rivelati gli attrezzi da pesca abbandonati. Stiamo parlando in buona misura delle reti perdute sul fondo, che ora possono essere recuperate più agevolmente attraverso l’azione delle reti in attività.

NUOVA LEGISLAZIONE. Fino all’approvazione della Legge Salvamare del maggio 2022, i pescatori che rimuovevano la spazzatura in mare venivano sanzionati, in quanto era considerata rifiuto speciale. Il cambio di rotta ha permesso un intervento diretto della categoria, oltre una notevole riduzione dei costi di smaltimento.

PROSPETTIVE. I pescatori hanno svolto un monitoraggio sistematico zona per zona, fornendo dati utili alla produzione di strumenti normativi adeguati. L’ipotesi è quella di riconoscere una premialità per questo tipo di servizio, dato che i pescherecci da fondale sono gli unici in grado di prelevare rifiuti a centinaia di metri di profondità. Grazie anche alla nuova legislazione, questo servizio potrà trovare continuità in maniera sistematica e permanente nel normale corso delle attività di pesca.




Oli esausti – Il 2 e 3 febbraio nuovo turno di raccolta. Prenotazioni al numero verde 800 632 270

Il servizio comunale di raccolta degli oli esausti entra a regime.

La ditta Formula Ambiente, concessionaria del servizio per il Comune di Oristano, ha deciso le prossime date: il 2 febbraio per le zone 4-5-6, il 3 febbraio per le zone 1-2-3. È necessario prenotare il ritiro al numero verde 800 632 270.

“Siamo soddisfatti di come è andato il primo turno di raccolta a gennaio – dichiara l’Assessore all’Ambiente Gianfranco Licheri – considerando anche che la ditta ha potuto comunicare le date di ritiro con pochi giorni di anticipo. Sono state 50 le prenotazioni effettuate e il servizio è andato bene. Da marzo il calendario diventerà definitivo per tutto l’anno e saremo in grado di divulgarlo a tutte le utenze”. 

Di seguito, un breve vademecum, considerate le prime richieste di informazioni che sono arrivate dai cittadini:

– Perché è necessaria la prenotazione?

Non è un ritiro contestuale a quello delle altre frazioni (umido per esempio). La ditta ha necessità di effettuare il ritiro solo laddove sarà richiesto

– Il numero verde (800 632 270) è sempre attivo?

Può capitare che gli operatori qualche volta non rispondano perché impegnati con altri utenti. In quel caso bisogna avere pazienza e riprovare

– È necessario usare contenitori in plastica. NON IN VETRO. Se possibile, la stessa bottiglia che conteneva l’olio al momento dell’acquisto.

– La quantità massima che si può smaltire è di 5 litri per ciascun ritiro

– In alternativa al “porta a porta” sono sempre disponibili l’Ecocentro comunale e le isole ecologiche mobili nelle frazioni