Le “Poesie di carta” di Grazia Di Michele celebrano l’arte di Marisa Sannia

La cantautrice Grazia Di Michele

SAN TEODORO. L’omaggio di Grazia Di Michele a Marisa Sannia è anche un atto d’amore rivolto a tutta la Sardegna, alla lingua, alle donne e agli uomini, alla voce del vento e del mare, e soprattutto alla poesia. La stessa poesia che l’artista sarda aveva tanto amato nell’ultimo periodo della sua carriera, reinterpretando magistralmente in musica i versi di scrittori internazionali come Federico García Lorca e di grandi autori della sua terra come Antioco Casula e Ciccittu Masala.

Giovedì 16 settembre alle 21.30, la cantautrice romana salirà sul palco di Piazza Gallura a San Teodoro per presentare il nuovo progetto musicale “Poesie di Carta”, inaugurando con questo speciale tributo alla Sannia quattro giorni di spettacoli in calendario per il “Musica dalle Finis Terrae – Musicultura World Festival – Musica dei popoli”. Un evento organizzato dal Comune di San Teodoro con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna.

Il legame tra Grazia Di Michele e Marisa Sannia ha radici lontane ma è cresciuto nel tempo quasi a riprendere il filo di una stima artistica ininterrotta. «È come se fossi in contatto con lei», ha affermato l’autrice di “Le ragazze di Gauguin”: «Tra noi c’era qualche affinità, la vedevo così altera e coerente, raffinata ed elegante. A un certo punto ho iniziato a scoprire la parte di cantautrice che mi era sfuggita, e poi sono restata folgorata dalla sua maestria nel musicare la poesia. Dentro c’è una cura, un amore, un rispetto delle parole, dei suoni e dei mondi poetici a cui si è approcciata, incredibile. È giusto che chi la ricorda per San Remo la riascolti e ne riscopra questi meravigliosi aspetti quasi inediti, proprio come ho fatto io».

I brani in scaletta a San Teodoro ruotano attorno all’ultimo lavoro della Sannia, “Rosa de papel” (Rosa di carta), dedicato all’opera giovanile di Garcìa Lorca, i cui versi spagnoli, da “Laberintos y espejos” ad “Aguila de los ninos”, sono stati magnificamente musicati e reinterpretati. Quindi l’immancabile “Casa Bianca” con la quale Marisa arrivò seconda al Festival di Sanremo del 1968 in coppia con Ornella Vanoni. Non mancherà una particolare attenzione alla lingua sarda, nella riproposizione dell’intenso ed emozionante motivo poetico che è “Melagranada” di Ciccittu Masala, e nelle rime trascinanti di “Duas e tres” scritto dalla Sannia per l’album “Nanas e Janas”.

«Mi sono resa conto che la musicalità del sardo mi era entrata dentro perché è una lingua molto melodiosa – ha spiegato ancora la cantautrice, nota anche per la sua partecipazione al programma televisivo Amici nel ruolo di insegnante – i testi li ho memorizzati subito». Non a caso il suo legame con l’isola è altrettanto profondo e di lunga durata. Un’isola scoperta in principio come luogo d’approdo turistico per le coste meravigliose e quindi riscoperta dopo l’incontro magico a San Sperate con un altro grande artista sardo, il compianto Pinuccio Sciola, che le ha permesso di conoscere l’altro aspetto fatto di magiche sonorità, tradizioni, miti, cultura e storia.

C’è anche tutto questo sentimento nel nuovo spettacolo che Grazia Di Michele presenterà giovedì in Piazza Gallura, esibendosi con voce e chitarra accompagnata da Marco Piras al pianoforte, Fabiano Lelli alla chitarra, Fabrizio Fabiano al violoncello e Bruno Piccinnu alle percussioni. Dopo un anno di appassionato lavoro svolto a distanza a causa del Covid, il quintetto si incontrerà per la prima volta in assoluto il 15 settembre a Sassari, per poi inaugurare il giorno seguente il nuovo percorso dedicato a una straordinaria artista che merita di essere ricordata sempre.




Premio Nino Carrus, iscrizioni fino al 30 settembre

Borore. C’è tempo fino al 30 settembre per partecipare al “Premio Nino Carrus 2021”, che in questa sesta edizione vuole stimolare una mobilitazione di idee e di proposte a sostegno della rinascita dei piccoli paesi e quindi dell’intera Sardegna.

Il tutto attraverso l’invio di elaborati o saggi capaci di dare un contributo alla crescita e allo sviluppo del territorio. Nello specifico la tematica sarà “Ripartire dopo la pandemia. Esperienze, idee e progetti per il riscatto e la rinascita delle comunità della Sardegna interna”.

Possono concorrere tutti i cittadini sardi o comunque residenti nell’isola da almeno cinque anni, che non abbiano superato i quarantacinque anni di età, e anche ai non sardi nel caso di un lavoro di gruppo sottoscritto da un coautore nato o residente nel territorio regionale.

L’Associazione intitolata all’uomo di cultura, docente universitario e politico di caratura nazionale quale è stato il bororese Nino Carrus, intende contribuire ad alimentare il dibattito chiedendo a tutti gli interessati, in particolare ai giovani, di indicare proposte e progetti che mirino al riscatto e alla rinascita dei paesi e delle comunità del centro dell’isola. Un tema che a detta degli organizzatori costituisce la vera “questione sarda”.

Sono in palio quattro importanti riconoscimenti. Il primo premio sarà assegnato al lavoro giudicato più completo, per una somma di 2500 euro in denaro. Il secondo premio sarà destinato invece all’elaborato più originale tra le proposte attuabili, per un ammontare di 1500 euro, ed è inoltre previsto un Premio Comune di Borore di mille euro. La giuria si riserva di assegnare altri eventuali riconoscimenti a proposte ritenute degne di menzione.

È possibile aderire presentando la domanda e il proprio elaborato seguendo le modalità indicate nel bando, scaricabile dalla pagina del sito internet dedicato: http://www.ninocarrus.it/new/index.php/attivita/premio-nino-carrus-2021.html.

La premiazione è in programma per il mese di dicembre nella sala consiliare “Nino Carrus” del Comune di Borore, alla presenza degli autori, della Commissione di valutazione e degli amministratori del territorio. La graduatoria dei vincitori sarà pubblicata sul sito internet dell’Associazione e divulgata a mezzo stampa.




Stella e Pulli binomio di successo: la bellezza dell’arte che si fa moda

Roberto Stella con le modelle durante l’evento al Baia di Conte

ALGHERO. Moda, colori, riflessi magici a bordo piscina e un’infinità di applausi. Ma soprattutto, tanta bellezza da mozzare il fiato. Il ritorno di Roberto Stella dopo sei anni di assenza dalle passerelle non poteva che essere sbalorditivo: uno spettacolo grandioso, impreziosito dal coinvolgimento di un gigante dell’arte come il maestro Elio Pulli.

Domenica sera negli spazi all’aperto dell’Hotel Baia di Conte, le modelle dell’agenzia di Michela Giangrasso hanno deliziato lo sguardo del pubblico presentando sedici capi straordinari, elementi unici di un’esposizione non a caso denominata “Collezione d’Arte”, che a breve varcherà il Tirreno per approdare in numerose collettive nazionali e quindi, dal 20 al 24 ottobre, rappresentare la Sardegna alla Fashion week di Mosca.

«Calcare la passerella dopo tanti anni è stata un’emozione fortissima – ha affermato con gioia lo stilista sassarese –. È stato come la prima volta, e forse ancor più entusiasmante per lo stupendo palcoscenico in cui si è svolto l’evento. Veder sfilare le mie elaborazioni impreziosite dall’arte di Pulli credo sia il traguardo più importante della mia carriera professionale – ha proseguito Stella –. Questo lavoro vuole rappresentare e celebrare la Vita».

Il maestro Elio Pulli dipinge un abito dal vivo

Sotto lo sguardo incuriosito dei presenti, la manifestazione ha preso il via con una performance del maestro algherese, che in pochi minuti ha creato un’opera d’arte su tessuto, decorando con agili pennellate dal vivo un capo indossato da una giovane modella. L’abito sarà esposto all’interno degli spazi museali di Casa Gioiosa, nella struttura dell’ex carcere di Tramariglio.

All’interno della seducente location gestita dal Gruppo Studio Vacanze di Giovanni Sanna, il pubblico esclusivo ha potuto ammirare la proposta fashion coccolato dalle note della cantante Roberta Usai, per poi apprezzare il buffet dello chef Fabio Nurra, un vero artista dello streetfood firmato con il marchio Spianà.

Le splendide indossatrici, le cui acconciature sono state elaborate da Salvatore Hair Style di Ploaghe, hanno esibito gli otto capi unici più prestigiosi, impreziositi da piume e cristalli Swarovski e talvolta abbinati a tessuti in tinta unita per abito da sera, per poi dare spazio alle altre otto versioni più casual e oversize.

Nell’abbraccio tra i colori fluttuanti di Pulli e i tratti fluidi della produzione RS, la combinazione di note stilistiche ha l’obiettivo di realizzare mise e tipi di abbigliamento poliedrici, fruibili da un ampio universo femminile. Dal progetto nascerà infatti una collezione di prêt-à-porter alla portata di tutti, disponibile da settembre a Sassari nell’atelier RS di Piazza Castello.

Elio Pulli e Roberto Stella



Sardinia Film Festival, una sedicesima edizione tutta animation firmata Luca Raffaelli

Il nuovo direttore artistico Luca Raffaelli

SASSARI. Il Sardinia Film Festival ritorna per la sedicesima edizione con una veste tutta nuova focalizzata interamente sulla tecnica e il linguaggio del cinema d’animazione in tutte le sue forme, affidando la direzione artistica al giornalista, saggista e sceneggiatore romano Luca Raffaelli, considerato uno dei massimi esperti italiani nel campo dei fumetti e dell’animazione.

Per partecipare al bando 2021 c’è tempo fino al 10 settembre. Il tema è libero ma le opere devono essere in prima visione sarda e non antecedenti il 2020. La durata dei lavori non deve superare i quaranta minuti (inclusi i titoli) e si raccomandano i sottotitoli per i lavori in lingua straniera. L’iscrizione è gratuita.

Nato nel 2006 grazie alla storica associazione culturale Cineclub Sassari presieduta da Carlo Dessì, da sempre impegnata nella promozione cinematografica internazionale in Sardegna, il festival aderisce all’AFIC (Associazione Festival Italiani di Cinema). Sono già centinaia i corti pervenuti da tutto il mondo all’indirizzo della manifestazione.

In palio ben otto prestigiosi riconoscimenti: oltre al Gran Premio Sardinia Film Festival e al Premio Fabrizio Bellocchio per il contenuto sociale (in onore di un geniale appassionato che ci ha lasciato troppo presto), sei sono dedicati a maestri del cinema d’animazione italiano: Premio Bruno Bozzetto per il film dalla parte della Natura e degli Animali; Premio Osvaldo Cavandoli per il one-man-film; Premio Giulio Gianini per l’originalità; Premio Manfredo Manfredi per il film che dà spazio al dubbio; Premio Fusako Yusaki per il film che ama la sintesi; Premio Pino Zac per il film ribelle.

Una precedente edizione del SFF

Anche la formula sarà completamente rinnovata. «Dal 3 all’8 dicembre prossimo a Sassari sarà un happening continuo, con i programmi che si susseguono uno dopo l’altro, senza interruzione, all’interno della stessa sala – ha affermato Raffaelli –. Abbiamo un corposo concorso di corti da tutto il mondo che sarà alternato da incontri con gli autori e da presentazioni di opere nuove e storiche. Una formula particolare capace di creare calore e attenzione tra il pubblico».

Il cinema d’animazione come incontro di tutte le arti. «Il festival farà di tutto per favorire la nascita di nuove idee – ha specificato il direttore artistico –. Vuole essere una congiuntura energetica per tutti quelli che lavorano con la creatività, con le invenzioni, un detonatore di nuove creazioni attraverso l’incontro, la visione delle opere e il confronto. Il cinema di animazione di oggi è davvero un punto d’intersezione di tutte la arti, dal fumetto al videogioco, dalla pittura alla scultura al cinema dal vero. Per questo chiamiamo a raccolta a Sassari tutti gli artisti sardi in primo luogo e tutti gli artisti del mondo, non solo di cinema».

I dettagli del bando sono disponibili all’indirizzo https://filmfreeway.com/SardiniaFilmFestival.

Il pubblico del SFF in una precedente edizione



Ulrich Tukur: “La Sardegna è parte della mia storia”

Tukur con gli organizzatori Sabina Corriga (a sn) e Antonello Carboni (a dx)

ATZARA. “La Sardegna per me è molto più di un’isola bellissima, è parte della storia della mia famiglia”, sono le parole commosse con le quali l’attore Ulrich Tukur ha salutato il pubblico di Atzara al Museo di Arte Moderna Ortiz durante l’inaugurazione della mostra “Richard Scheurlen. L’Uomo e l’artista” dedicata a suo nonno, abile pittore impressionista trapiantato per quindici anni nel piccolo centro del Mandrolisai.

Al fianco di Tukur sono intervenuti il sindaco Alessandro Corona, Cinzia Littera in rappresentanza della cooperativa Progetto Cultura, e i curatori dell’esposizione, Sabina Corriga e Antonello Carboni, in quali hanno approfondito i dettagli di un’iniziativa che in principio era sembrata a dir poco pazzesca. Prima di immergersi nelle sale della galleria, tra i colori accesi delle grandi tele di Scheurlen, Tukur ha ricordato la sua prima avventura nell’isola, nel lontano 1982, quando da giovane studente era sbarcato a Oristano sulle tracce di suo nonno, per essere accolto nella casa del pittore Antonio Corriga, di cui fino ad allora conosceva soltanto il nome. Erano altri tempi, per quanto non troppo lontani. Allora quel piccolo villaggio di Atzara gli era sembrato perduto nel tempo, in una dimensione arcaia e dai ritmi quasi medievali.

Tukur di fronte all’autoritratto di nonno Scheurlen

“La Sardegna è sempre stata presente nella mia infanzia come un sogno, un’isola perduta, qualcosa di misterioso. C’era l’immagine di questo fantasma, il nonno, che aveva vissuto in un paese pieno di sole”, ha dichiarato Tukur, ringraziando i curatori e tutti gli organizzatori per il grande lavoro svolto, dichiarandosi felice e onorato di accompagnare una mostra che restituisce il giusto valore a una persona e a un artista finora privato dell’attenzione meritata. Come hanno specificato i curatori, la tecnica di Scheurlen era considerata alla pari di artisti del suo tempo, come Figari, Biasi e Dessy, e lo stesso Antonio Corriga lo considerava il suo più grande maestro.

Erano riferite al primo soggiorno di Tukur in Sardegna, in casa Corriga, le immagini comparse sul maxischermo in Piazza San Giorgio nel documentario di Antonello Carboni: quel giovane in costume e berritta era proprio il giovane Ulrich, nipote del “pittore tedesco”. Lo stesso Ulrich che sarebbe diventato un grande attore internazionale interpretando ruoli quali il tenente colonnello Anton Grubitz in “Le vite degli altri”, o Gibarian in “Solaris” al fianco di George Clooney, e ancora l’Helmut di “A torto o a ragione” in compagnia di Harvey Keitel. Non si contano le pellicole di successo alle quali ha preso parte. Tra queste “Seraphine” di Martin Provost, in cui interpreta il ruolo del protagonista Wilhelm Uhde al fianco di Yolande Moreau, proiettato tra gli applausi in piazza San Giorgio la sera del 25 luglio.

Il roadmovie di Carboni, presentato ad Atzara in prima assoluta, ha evidenziato l’indagine sorprendente svolta dal regista oristanese assieme a Sabina Corriga, un lavoro di ricerca che tra testimonianze, vecchie foto e documenti sapientemente amalgamati con ritmo e ironia, ha condotto i protagonisti dalla Sardegna fino a Berlino per poi restituire all’isola un’esposizione esclusiva che, anche grazie alla preziosa collaborazione degli eredi Scheurlen, sarà visitabile al Museo Ortiz fino al 30 novembre prossimo, nei consueti orari di apertura. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione culturale Antonio Corriga con il contributo del Comune di Atzara e della Comunità Montana Gennargentu-Mandrolisai.

Ulrich Tukur con il regista Antonello Carboni sullo sfondo della sua immagine da giovane in costume sardo



Alghero, “Mediterranea. Culture, scambi, passaggi”, ottimo bilancio per la prima edizione del festival curato dall’Associazione Editori Sardi

ALGHERO. Dopo cinque intense giornate di appuntamenti di straordinario fascino e partecipazione, tra incontri con autori, concerti, reading e molto di più, il festival letterario “Mediterranea. Culture, scambi, passaggi” curato dall’AES ha concluso ad Alghero con successo l’edizione inaugurale, mettendone bene in luce l’anima cosmopolita.

Le iniziative di promozione della lettura hanno rianimato gli spazi dell’Ex Mercato Civico con forte adesione di pubblico, consegnando al mezzo del libro lo straordinario ruolo di catalizzatore di aspetti culturali, letterari e paesaggistici: dal mito alla poesia, dall’archeologia all’osservazione astronomica, dalla musica ricca di contaminazioni alle canzoni del Sabir, scrutando nel tempo e nello spazio attraverso lo sguardo degli autori arabi e di grandi letterati del passato come Dante, Petrarca e Boccaccio, nei quali il limite geografico del nostro mare è superato da quello letterario.

«Un successo che ci spinge a guardare con fiducia e positività verso la costruzione di un percorso condiviso ed esteso ad un’ampia rete di attori, all’insegna dei libri, della lettura, dell’arte, della cooperazione e degli scambi culturali – afferma Simonetta Castia, presidente AES e curatrice della manifestazione –. Già da oggi possiamo guardare a importanti e prestigiose richieste di partenariato, che sono di per se stesse la prova dell’efficacia e validità di un’iniziativa che mira a creare integrazione tra le comunità del Mediterraneo».

Questa prima fase della kermesse è stata in grado di tratteggiare l’evoluzione millenaria della storia mediterranea e di recuperare quella comune matrice di contaminazioni e passaggi che ha plasmato culture, tradizioni e civiltà, senza trascurare le tematiche della salvaguardia dell’ambiente e della fauna marina che hanno caratterizzato la serata conclusiva con ospiti d’eccezione come Egidio Trainito e Giulia Mo. Non c’è più tempo per stare a guardare. Occorre una rivoluzione ecologica che sia soprattutto culturale, per evitare che i cambiamenti in atto siano irreversibili, ha affermato Trainito, che assieme al giornalista Salvatore Taras ha presentato “Ambiente marino della Sardegna”, riedizione aggiornata a cura de Il Maestrale della celebre opera di oltre venti anni fa, in cui si evidenziano i mutamenti del clima attraverso le trasformazioni dei fondali marini dell’isola. L’autore ha raccontato aneddoti e testimonianze di questo suo affascinante lavoro, che lo ha portato tra l’altro a svolgere il ruolo di consulente e poi autore di Lineablu su Rai1. Dalla comparsa di specie aliene alla sparizione di rare varietà autoctone come la Pinna nobilis, la serata ha lasciato spazio a un tema che fa ben sperare per le future generazioni, quello del ritorno della foca monaca.

Occasione per riscoprire questo raro esemplare della fauna marina è stata la presentazione del fortunato libro “Tottoi” di Gianni Padoan nella riedizione Taphros. In presenza del direttore editoriale Dario Maiore si è sviluppato un incontro a più voci con Trainito, Mo e Giuseppe Pisanu (direttore del Museo archeologico di Dorgali) il cui zio, Francesco, fu l’accompagnatore di Padoan nei luoghi frequentati dalle foche, per diventare l’amico del giovane Tottoi all’interno del romanzo. Giulia Mo, ricercatrice Ispra e responsabile del progetto di studio sulla foca monaca, ha illustrato ampiamente lo stato di salute di questa specie così rara, arrivata a circa settecento esemplari stimati in tutto il Mediterraneo, con un’espansione sulle coste della Siria, del Libano, di Israele, Albania e Monte Negro. Solo trent’anni fa sembrava avviarsi all’estinzione con 350 esemplari stimati. Mo ha rivolto un appello affinché gli avvistamenti siano segnalati prontamente all’Ispra, in modo da avviare le adeguate attività di monitoraggio e salvaguardia delle nuove colonie.

Un finale in bellezza non poteva che essere suggellato dall’abbraccio tra editoria, cinema e ambiente, in un tributo a “La grande strada azzurra” di Gillo Pontecorvo, pellicola del 1957 a colori tratta dal romanzo “Squarciò” (Feltrinelli) di Franco Solinas. La proiezione del film capolavoro del neorealismo italiano è stata introdotta da un ricordo di Maiore alla riscoperta della figura di Solinas e in relazione al partenariato con il festival “La valigia dell’attore”.

Il prossimo appuntamento del festival sarà il 27 luglio alle 20 alla Libreria Cyrano di Alghero, dove in partenariato con “Florinas in giallo”, Paolo Carta, curatoredella recentissima riedizione critica di “Banditismo in Sardegna” dialogherà di “Mistica della sardità” con Alessandra Pigliaru (Il Maestrale) per riscoprire un classico della letteratura giuridica che ha il suo incipit ne “La vendetta barbaricina”.

Il concetto di vendetta, che nella visione ormai classica appare come un dovere e un obbligo sociale posto dalla comunità e sancito da una tradizione, ha però un’origine di tipo sacrificale, quasi d’ordine «mistico», se non religioso. Il volume si arricchisce ora di curiosità, carte inedite, tagli e appunti, schizzi e riflessioni che colgono aspetti specifici dell’insularità nei suoi risvolti esistenziali, per ampliare lo sguardo dal Nuorese verso la storia dell’intera isola.

“Mediterranea. Culture, scambi, passaggi” è organizzato dall’AES con il patrocinio di Regione Sardegna, Comune di Alghero, Fondazione Alghero e Fondazione di Sardegna, in partenariato con Florinas in giallo, la Libreria Cyrano e un nutrito parterre di istituzioni e imprese di rilevanza regionale, nazionale e internazionale.




A Sennori l’omaggio ai “Balletti russi” di Sergei Diaghilev

SENNORI. La cava di Sennori come il Théâtre du Chatelet di Parigi per celebrare la grande danza sotto un cielo di stelle nell’omaggio ai leggendari “Balletti russi” di Sergei Diaghilev. Il 23 luglio alle 21.30 il festival “Corpi in movimento” presenta lo spettacolo “Soiréè Russe” proponendo due capolavori assoluti quali “Prélude à l’après midi d’un faune” e “La Sagra della Primavera” prodotti dalla Daniele Cipriani Entertainment.

Una serata con straordinari interpreti di fama internazionale per rievocare una delle pagine più significative della storia della danza. Una pagina artistica nata a inizio Novecento dall’incontro tra l’impresario teatrale russo Sergei Diaghilev e figure luminose come Anna Pavlova e il genio del balletto Vaslav Nijinsky, poi Igor Stravinskij e Claude Debussy, Lèon Bakst e Picasso. A partire dal celebre teatro parigino, l’incontro tra la cultura russa e il teatro occidentale ampliò i confini della danza trasformandola nel cuore di straordinarie opere d’arte in movimento, in cui soggetto, musica, scenografia e costumi si fondono nei rispettivi elementi d’eccellenza.

Prélude à l’après midi d’un faune è un passo a due di grazia e sensualità nella versione di Amedeo Amodio tratta dal balletto originale di Nijinsky, che destò parecchio scandalo al suo debutto parigino del 1912. Dopo l’esordio al Festival dei Due Mondi di Spoleto con le scene di Giacomo Manzù più volte riproposte alla Scala di Milano, l’opera arriva a Sennori nell’interpretazione di Susanna Elviretti e Mattia Tortora, solisti della Daniele Cipriani Entertainment, riconosciuta dal Ministero della Cultura tra le compagnie più prestigiose a livello nazionale.

Sulle note musicali di Claude Debussy, le sinuosità dei corpi descrivono il risveglio dei sensi di un Fauno, per ricreare atmosfere di ideale classicità sfiorate dai versi di Stéphane Mallarmé. Nel finale le melodie penetranti di Igor Stravinskij introdurranno la bellezza de La Sagra della Primavera, nella versione coreografica di Uwe Scholz interpretata in solo da Mattia Tortora, unico protagonista su cui incombono le grandi immagini proiettate sul fondale. Attraverso un racconto intimo che parla di vita, solitudine e conflitto, la composizione rievoca un rito pagano di fertilità che si chiude con il sacrifico di una giovane per il risorgere della nuova stagione. Al debutto parigino nel 1913, le note possenti di Stravinskij insieme alla coreografia spigolosa di Nijinsky generarono un linguaggio coreutico completamente nuovo, consegnando alla storia il primo vero balletto moderno.

Il festival “Corpi in movimento” è organizzato dall’associazione Danzeventi di Sassari, ed è giunto alla diciottesima edizione. La manifestazione è sostenuta dal Mic, dalla Regione Autonoma della Sardegna e dalla Fondazione di Sardegna, con il patrocinio e la collaborazione della cooperativa Piccoli Passi, del Baretto di Porto Ferro, del Comune di Sennori e della Comes.




Domenica ad Alghero con “Mediterranea”, tra questione siriana, alberi monumentali e osservazioni astronomiche

La scrittrice italo-siriana Asmae Dachan

ALGHERO. Una sensibile testimonianza sulla situazione drammatica della Siria attraverso il filtro delicato della poesia, uno sguardo sugli alberi monumentali della Sardegna sublimati da volume fotografico con prefazione di Peter Gabriel, e infine l’osservazione astronomica della volta celeste dal Nuraghe Palmavera seguendo i versi della Divina Commedia. Sono tre eventi di grande fascino che domenica 18 luglio ad Alghero caratterizzeranno il calendario del festival letterario “Mediterranea” organizzato dall’AES.

MEMORIE SULLA SIRIA.

Alle 19 negli spazi dell’Ex mercato Civico, l’autrice italo-siriana Asmae Dachan, in compagnia di Salvatore Taras, presenta la raccolta di poesie “Non c’è il mare ad Aleppo” (L’erudita), un percorso nella memoria tra scenari di guerra, sofferenza e amore. Esperta di Medio Oriente, diritti umani e dialogo interreligioso, Asmae è giornalista, scrittrice e poetessa conosciuta come la “penna dei due mondi”, che in una silloge delicata riesce a tratteggiare in versi i sentimenti e le esperienze più tragiche, insegnando a chi legge che soltanto attraverso la memoria si può andare verso il futuro.

IL LIBRO CON PREFAZIONE DI PETER GABRIEL.

Alle 20 Enrico Spanu e Lello Caravano illustrano “Attaccati alle radici. Immagini e storie di alberi della Sardegna” (Enrico Spanu Edizioni), un volume fotografico che mette a nudo l’aspetto dell’ecosistema tipicamente mediterraneo del paesaggio sardo, corredato della prefazione di Peter Gabriel. Il fine non ultimo degli autori è quello di rendere sostenibile la produzione libraria, piantando un albero per ogni copia stampata.  Enrico Spanu è un reporter freelance che collabora con diverse agenzie nazionali e magazine italiani ed esteri. Lello Caravano è un giornalista con oltre trent’anni d’esperienza, si occupa in particolare di temi legati all’ambiente, al turismo, alle tradizioni popolari.

OSSERVAZIONE ASTRONOMICA.

Alle 21.30 la manifestazione si sposta nel complesso archeologico di Palmavera per l’osservazione astronomica della volta celeste. Un’occasione imperdibile per gli appassionati, dal titolo “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, che trae spunto dall’opera di Dante, di cui ricorrono i settecento anni dalla morte. L’iniziativa sarà introdotta da una breve dissertazione di Gian Nicola Cabizza, autore de “Lo Zodiaco nella Divina Commedia”, fresca edizione sintetica dell’Atlante astronomico della Divina Commedia (Mediando edizioni). L’esperto accompagnerà il pubblico in un viaggio alla scoperta dei numerosi riferimenti astronomici e dei relativi simbolismi mitico-letterari presenti nella poetica dantesca, per poi dare spazio all’osservazione del cielo stellato grazie alla collaborazione della Società Astronomica Turritana.




Sabato a “Mediterranea” si parla di letteratura araba e del mare di Dante, Petrarca e Boccaccio

Roberta Morosini

ALGHERO. Nella serata di sabato 17 luglio, il festival letterario “Mediterranea” promosso dall’AES offrirà uno spaccato tra letteratura e musica, dedicato alla narrativa araba e alle relazioni con il «mare chiuso», nella rilettura di grandi poeti come Dante, Petrarca e Boccaccio. E quindi un fine serata in musica con il concerto del trio Saletti, Eramo, Lo Cascio, finalisti al Premio Tenco 2021 per il Miglior album in dialetto.

Alle 19 la Ilisso Edizioni presenta “Da sponda a sponda. Mediterraneità”, un dialogo che vuol essere un tributo al vasto e complesso mondo della narrativa araba contemporanea, spaziando tra autori giordani, egiziani, palestinesi e siriani, grazie al contributo di Isabella Camera d’Afflitto, arabista e traduttrice italiana, considerata fra i massimi specialisti della lingua araba, professore ordinario di Letteratura araba moderna e contemporanea alla Sapienza di Roma, di Maria Avino, traduttrice dall’arabo per l’editoria e vincitrice del Premio Lattes 2020, e Bastiana Madau, editor per la Ilisso e già direttrice delle biblioteche di Orani e Orgosolo.

la traduttrice Maria Avino

Alle 20 salirà sul palco la scrittrice Roberta Morosini con “Il mare salato. Il Mediterraneo di Dante, Petrarca e Boccaccio” (Viella), un’opera che offre una visione del Mediterraneo non solo come spazio geografico, ma letterario, per condividerne la storia e i suoi protagonisti. Capire quale sia il ruolo di questo mare nella Commedia di Dante, come venga rappresentato da Petrarca e cosa significa per Boccaccio, sono domande alle quali l’autrice, che è docente di Letteratura Italiana alla Wake Forest University, nella Carolina del nord, cercherà di rispondere assieme ad Alessandro Marongiu in un appassionante viaggio tra testo e immagine.

Lo spettacolo di fine serata alle 21 coinvolgerà gli artisti Stefano Saletti (oud, bouzouki, chitarra), Barbara Eramo (voce), Giovanni Lo Cascio (darbuka, tamburi a cornice, cajòn), finalisti al Premio Tenco 2021 per il miglior album di dialetto, che si esibiranno nel concerto “Mediterraneo ostinato: i suoni del sabir”.

È una rara esibizione acustica fra i suoni e la babele di culture del Mediterraneo, cantato in Sabir, la lingua del mare e del possibile dialogo, alla ricerca di un linguaggio musicale e lirico che possa unire tanti popoli diversi. È un affresco sonoro che racconta il difficile dialogo tra la sponda nord e sud, i drammi dei migranti, la ricchezza, le speranze, il dolore che attraversano le “strade” del mare nostro.

Il festival “Mediterranea” è organizzato dall’AES con il patrocinio di Regione Sardegna, Comune di Alghero, Fondazione Alghero e Fondazione di Sardegna, in partenariato con Florinas in giallo, la Libreria Cyrano e un nutrito parterre di istituzioni e imprese di rilevanza regionale, nazionale e internazionale.




Atzara, la luce radente di Richard Scheurlen dalle grandi tele al roadmovie sulla sua vita

Autoritratto di Richard Scheurlen

ATZARA. Dalla freschezza di una pittura in plein-air capace di folgorare Filippo Figari e Antonio Corriga, a una vita avventurosa in giro per il mondo, che lo portò a scoprire il paese di Atzara come il luogo più degno di essere vissuto. A distanza di ottantacinque anni, quel piccolo borgo del Mandrolisai, patria e dimora di tanti artisti del Novecento, ricambia l’amore del valente pittore tedesco Richard Scheurlen dedicandogli una speciale mostra che, dal 24 luglio al 1 dicembre, esporrà alcune delle sue opere più significative nelle sale del Museo Antonio Ortiz, impreziosite dalla proiezione di un documentario che ripercorrere i passaggi di un’esistenza sorprendente. Tanto sorprendente da poter essere accostata alla trama di un film interpretato da suo nipote Ulrich Tukur, attore di fama internazionale e popolarissimo in Germania, che sarà ospite d’onore ad Atzara e tra i protagonisti del documentario dedicato a suo nonno.

L’esposizione “Richard Napoleon Scheurlen – l’uomo e l’artista” realizzata a cura di Sabina Corriga e Antonello Carboni, sarà inaugurata il 24 luglio alle 19 al Museo Ortiz, mentre alle 22 in Piazza San Giorgio sarà presentato al pubblico il documentario “Il pittore tedesco”, road-movie realizzato dalla sapiente regia di Antonello Carboni. È un lavoro di ricerca, biografico, che attraverso lo sguardo di Sabina permette di vivere in prima persona la progressione e gli esiti dell’indagine, nel piacere della scoperta di questo illustre sconosciuto.

Il 25 luglio a corollario dell’evento, in Piazza San Giorgio sarà proiettato il film “Seraphine”, premio Cesar per il miglior film 2009, diretto da Martin Provost e interpretato dallo stesso Ulrich Tukur, che sarà lieto di presenziare di scambiare due chiacchiere con il pubblico.

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione culturale Antonio Corriga con il patrocinio e il sostegno del Comune di Atzara e della Comunità Montana Gennargentu-Mandrolisai.

Fu il pittore Filippo Figari nel 1936 a scoprire per caso, a Positano, le eccellenti doti artistiche di Scheurlen, nato a Stoccarda nel 1890, uomo di infiniti interessi e di profonda cultura e membro di un’importante famiglia nobile. Persona sempre generosa e disponibile ma dal carattere disciplinato, era stato comandante degli U-Boat della Marina durante la prima guerra mondiale.

Nelle sue grandi tele si legge la spontaneità dei movimenti, si scorgono figure immerse in un’atmosfera rarefatta, una emblematica luce del sole radente e poi quella mobilità che manca alle opere di Figari, sempre scenografiche e sottomesse al linguaggio accademico delle sue grandi decorazioni.

Instancabile viaggiatore e profondo conoscitore dei movimenti artistici europei, il pittore tedesco si fece convincere facilmente a visitare Atzara. Vi sarebbe rimasto per circa quindici anni, ospite della famiglia Demurtas, estasiato dalla bellezza dei paesaggi e rapito dalla luce del pomeriggio che caratterizza il centro Sardegna, paragonabile solo a quella che l’artista aveva osservato a Ceylon. Una luce che riteneva fondamentale per apprezzare al meglio la sua pittura.

Atzara era già residenza artistica dei pittori costumbristi spagnoli come Antonio Ortiz e Eduardo Chicharro, e di altri grandi come Giuseppe Biasi, Carmelo Floris, Stanis Dessy, Antonio Delitala e Filippo Figari.

In paese, un giovane Antonio Corriga che allora studiava all’Accademia di Sassari diretta da Figari, rimase impressionato dallo stile di Scheurlen, non celando di aver appreso più dalla tecnica del tedesco che in anni di scuola dai suoi maestri.

La mostra esporrà diverse opere presenti in Sardegna e numerose altre messe a disposizione dalla famiglia dell’autore, oltre a documenti originali dell’epoca e al suo epistolario. Grazie alla collaborazione con i discendenti è maturata anche l’idea di realizzare il documentario che, attraverso la partecipazione del nipote Ulrich, permetterà una risonanza mediatica internazionale diversamente irraggiungibile.