Sa Segada, l’Alberghiero di Sassari alla Sagra della fragola
Sabato il convegno realizzato assieme al Comitato di Borgata per parlare di potenzialità e futuro della Nurra, e domenica la Grande torta di beneficenza
ALGHERO – La decima edizione della Sagra della Fragola di Sa Segada (Alghero), il 9 e il 10 maggio vedrà l’Alberghiero di Sassari tra i protagonisti dell’evento agroalimentare, confermando il legame dell’Istituto con il territorio della Nurrae il costante impegno nello sviluppo culturale ed economico del nord-ovest dell’Isola.
Sabato pomeriggio, alle 16, dopo l’apertura degli stand espositivi ed enogastronomici, l’Ipsar-IpseoaSassari e il Comitato di Borgata Sa Segada – Tanca Farrà presentano il convegno a tema “La Nurra: Potenzialità e Futuro”, dedicato alle prospettive di crescita e alle sfide del territorio. L’incontro, che si terrà nella tensostruttura appositamente adibita, riunisce istituzioni, esperti e operatori per discutere di accoglienza turistica, innovazione agricola e gestione sostenibile delle risorse idriche.
All’incontro, moderato dal docente Fabio Zago, interverranno l’enogastronomo e docente Mario Sechi (Turismo rurale: al di là dell’offerta turistica); l’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Agus (PAC: risorse e limiti); il direttore generale AGRIS Giovanni Piras e il dirigente Agris, Marco Dettori (Il ruolo della ricerca e dell’assistenza tecnica); la titolare del Mulino di Ozieri, Sonia Galleu (La Filiera del grano nella Nurra); il presidente ANBI Sardegna, Gavino Zirattu(Gestione delle acque); il rappresentante Laore, Francesco Mura (La coltivazione delle fragole: produzione, commercializzazione e futuro).
A porgere i saluti istituzionali saranno il sindaco di Alghero, Raimondo Cacciotto, e il presidente del Comitato di Borgata Sa Segada – Tanca Farrà, Antonio Gavino Zidda.
A chiusura dei lavori, gli studenti di Sala Bar, Accoglienza ed Enogastronomia proporranno uno speciale momento conviviale. In particolare, gli allievi guidati dal docente Pietro Canu offriranno gustosi aperitivi a base di fragole, per valorizzare il prodotto principe della borgata coniugando creatività culinaria e professionalità nel servizio.
La Sagra, che animerà l’intero fine settimana con musica live, mostre fotografiche e attività per bambini, domenica 10 maggio alle 13 proporrà anche un momento di importante valore sociale, con la Grande Torta di Beneficenza preparata dagli studenti dell’Alberghiero edall’Associazione Cuochi della provincia di Sassari, i cui proventi saranno devoluti dal Comitato di Borgata alle associazioni Lega del Filo d’Oro e Fondazione IEO Monzino.
Daniela Ferolla madrina del Porto Cervo Wine & Food Festival 2026
La giornalista e conduttrice televisiva inaugurerà venerdì 8 maggio alle 14:30 la 15esima edizione dell’evento dedicato alle eccellenze vitivinicole ed enogastronomiche sarde e nazionali
Sarà Daniela Ferolla la madrina del Porto Cervo Wine & Food Festival 2026. Giornalista e conduttrice televisiva, tra i volti più eleganti e autorevoli della televisione italiana, inaugurerà ufficialmente la 15esima edizione della manifestazione, venerdì 8 maggio, alle 14:30 al Cervo Conference Center di Porto Cervo, con il tradizionale taglio del nastro. Il Festival, in programma dal 7 al 10 maggio 2026, rappresenta uno degli appuntamenti più glamour dedicati al mondo del vino e del food nel Mediterraneo. Organizzato dall’Hotel Cala di Volpe e dal Cervo Hotel, il Porto Cervo Wine & Food Festival si conferma anche quest’anno come una piattaforma di incontro tra aziende, buyer nazionali e internazionali, stampa specializzata e appassionati del settore.
LA MADRINA. Dopo una prima fase nel mondo della moda, Daniela Ferolla ha intrapreso un percorso televisivo solido, affermandosi sulle reti Rai con programmi dedicati a informazione, territorio, intrattenimento e lifestyle. Il suo stile sobrio ed elegante, unito a una narrazione attenta e misurata, la rende una figura credibile e distintiva nel racconto dell’eccellenza italiana. Attualmente è uno dei principali volti del day time di Rai1, alla guida con successo di UnoMattina, il buongiorno degli italiani.
LE DATE DEL FESTIVAL. La manifestazione si articolerà in quattro giornate. Giovedì 7 e venerdì 8 maggio saranno riservati agli operatori del settore, ai buyer e alla stampa specializzata, mentre sabato 9 a domenica 10 maggio gli spazi espositivi saranno aperti al pubblico. La Costa Smeralda continua così a rafforzare il proprio ruolo di ambasciatrice delle eccellenze enogastronomiche della Sardegna, della Penisola e del panorama internazionale. Il Porto Cervo Wine & Food Festival rappresenta infatti una vetrina di respiro globale, capace di offrire visibilità e opportunità di networking agli espositori, anche attraverso il circuito deli hotel, ristoranti e bar più esclusivi della destinazione.
IL CALENDARIO. Giovedì 7 maggio 15:00 – 18:00 | Degustazioni riservate agli operatori del settore al Cervo Conference Center Dalle 18:30 | Eventi “Fuori Fiera” aperti al pubblico al Nuna al Sole, nella Piazzetta di Porto Cervo Venerdì 8 maggio 10:00 – 12:00 | PCWFF Spirits Challenge al Matsuhisa at Cala di Volpe 14:30 | Taglio del nastro al Cervo Conference Center 15:00 – 18:00 | Degustazioni riservate agli operatori del settore Dalle 18:30 | Eventi “Fuori Fiera” aperti al pubblico al Nuna al Sole Sabato 9 maggio 15:00 – 18:00 | Degustazioni aperte al pubblico al Cervo Conference Center Dalle 18:30 | Eventi “Fuori Fiera” aperti al pubblico al Nuna al Sole Domenica 10 maggio 15:00 – 18:00 | Degustazioni aperte al pubblico al Cervo Conference Center Dalle 18:30 | Eventi “Fuori Fiera” aperti al pubblico al Nuna al Sole
I PREMI. Tra i momenti più attesi va annoverata la consegna dei PCWFF Award, che includono riconoscimenti dedicati ai vini, a seguito di degustazione alla cieca, agli spirits e alle personalità che si sono distinte nel panorama enogastronomico.
FUORI FIERA. Anche per il 2026 tornano gli appuntamenti “Fuori Fiera”, format che negli ultimi anni ha riscosso grande successo e che accompagnerà il Festival con una serie di eventi glamour aperti al pubblico. Dal 7 al 10 maggio, a partire dalle 18:30, il Nuna al Sole nella Piazzetta di Porto Cervo ospiterà brand esclusivi, dj set, cocktail d’autore e momenti di intrattenimento in un’atmosfera esclusiva e coinvolgente. Ad aprire il calendario, giovedì 7 maggio, sarà l’evento Fuori Fiera creato in collaborazione con Pernod Ricard. Il dj della serata sarà Andrea Satta, dj e producer emergente dal sound energico e contemporaneo, capace di fondere influenze tech house e groove elettronici. Venerdì 8 maggio, il secondo evento Fuori Fiera sarà firmato da Bonaventura Maschio. La dj protagonista sarà Asia Nardi, musicista apprezzata per la sua sensibilità artistica e per una ricerca sonora che attraversa repertori classici e contemporanei. Sabato 9 maggio, lo sponsor del terzo evento Fuori Fiera sarà Martini. Il dj della serata sarà Arianna Triassi, giovane dj italiana già protagonista nei principali club europei, da Positano a Mykonos. Gran finale domenica 10 maggio, con l’evento Fuori Fiera organizzato in collaborazione con Astoria. Dj della serata Helena Bujor, artista contemporanea che sviluppa la propria ricerca tra pittura, installazione e sperimentazione visiva. I “Fuori Fiera” rappresentano il lato più dinamico e mondano del Porto Cervo Wine & Food Festival: un’occasione per vivere la Costa Smeralda tra musica, brindisi e convivialità, in una serie di appuntamenti gratuiti aperti al pubblico.
Wet Floor”, ultimo appuntamento di stagione coi Teatri di Prima Necessità al Civico Teatro di Alghero
Domenica 03 maggio alle ore 20:30 al Civico Teatro “Gavì Ballero” di Alghero in scena “Wet Floor”, ultimo appuntamento con la stagione Teatri di Prima Necessità _ Primavera 2026 a cura del Teatro d’Inverno.
Il testo, scritto nel 2018 dal pluripremiato giovane drammaturgo Fabio Pisano, interpretato da Daniel Dwerryhouse e Federico Giaime Nonnis per la regia di Maria Assunta Calvisi, pone la questione, quantomai attuale, dell’informazione, della verità delle notizie e non solo del giornalismo ma dei social che le amplificano senza una verifica seria e puntuale generando, a volte, drammi irreparabili. Ben è un giornalista rampante, sicuro di sé, Ruth un signore delle pulizie intento a pulire il pavimento. Ben si sta interessando ad un fatto di cronaca, il rapimento di quattro giornalisti. Ruth pulisce con impegno e accuratezza e quando Ben fa per uscire, Ruth glielo impedisce perché il pavimento è bagnato. Inizia un dialogo serrato tra i due e man mano affiorano le vere intenzioni di Ruth: sequestrare Ben, punirlo per l’uso dell’informazione, approssimativa e scorretta. E se all’inizio sembra un’azione ideologica e “morale”, pian piano affiora la realtà vera: Ruth ha avuto il crollo della propria vita (licenziamento, divorzio) per una notizia infondata che proprio Ben aveva scritto qualche tempo prima. Il rapimento è reso pubblico su una piattaforma web dove vengono invitati i lettori a decidere della sorte del giornalista. E questi si scatenano, danno il peggio di sé inneggiando alla morte di Ben. Intanto all’esterno le forze speciali sono pronte a fare irruzione… A questo punto verità e finzione si confondono. E la verità di Ruth fa i conti con una realtà che sovrasta le sue intenzioni. Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia L’Effimero Meraviglioso, ha debuttato il 30 agosto 2024 al Festival di Todi Off.
Teatri di Prima Necessità è realizzata con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna _ Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, della Fondazione di Sardegna, e il patrocinio della Fondazione Alghero M.E.T.A e del Comune di Alghero.
Per info e prenotazioni: WhatsApp 3762486698 – 3338578630 – [email protected] Biglietti disponibili nei giorni di spettacolo presso il botteghino del Civico Teatro “Gavì Ballero” dalle ore 19:00 al costo di € 12 intero e € 10 ridotto
La Sardegna a Villanova riscopre il tesoro delle erbe selvatiche
Successo al Nuraghe Appiu per il primo appuntamento delle “Giornate del cibo” promosse dalla Proloco di Villanova Monteleone: il connubio tra i percorsi botanici e gli itinerari archeologici diventa risorsa per il territorio
VILLANOVA MONTELEONE – Con 2500 specie di piante native, la Sardegna ha un tesoro naturale che per millenni ha fornito alimentazione, tessuti, coloranti, medicine, materiali per realizzare manufatti. Ed è proprio alle “Erbe spontanee”, quelle edibili e quelle non commestibili ma utilissime, che a Villanova Monteleone è stato dedicato il primo appuntamento delle “Giornate del cibo”, in un contesto storico e ambientale di pregio come quello del Nuraghe Appiu.
Dopo il saluto del presidente della Proloco, Pietro Fois e l’intervento introduttivo del comunicatore enogastronomico Tommaso Sussarello, il gruppo di appassionati arrivato da tutto l’hinterland ha preso parte a un’immersione nella natura, tra panorami mozzafiato e pregevoli testimonianze archeologiche. La visita guidata condotta dall’archeologa Alessandra Succu è stata alternata dall’intervento magistrale di Emanuele Farris, docente dell’Università di Sassari e presidente della sezione sarda della Società Botanica Italiana.
«Dopo gli anni ‘50 e ‘60 – ha spiegato Farris – si è avuta una fortissima erosione delle antiche usanze, quindi anche la perdita delle conoscenze nell’utilizzo delle piante. Il riavvicinamento degli ultimi anni significa riscoprire le radici, ma può aprire anche a interessanti prospettive di tipo imprenditoriale».
La mattinata è proseguita con il laboratorio del giornalista enogastronomico Giovanni Fancello, esperto di erbe officinali. Sono ventotto quelle presentate sul tavolo, tra le quali “su fìlighe”, “sa feruledda”, che hanno mille usi di cui si è persa conoscenza. Servivano per pulire i forni del pane o per filtrare il latte dopo la mungitura. E ancora “sa lua”, utilizzata per cacciare le anguille quando ancora nuotavano nei fiumi della Sardegna. «Quello delle erbe è un patrimonio che l’isola ha sempre utilizzato e oggi stiamo perdendo – ha detto Fancello – e un’occasione come questa vuol dire rivalutarle, riscoprirle, perché la natura ci offre tutto ciò che ci serve, la natura ci aiuta».
Dalle erbe e i pascoli del territorio alla produzione delle eccellenze casearie il passo è breve. L’evento è proseguito con la preparazione dal vivo di formaggio e di ricotta, dalle mani dei componenti della proloco, per concludersi con lo show cooking dello chef Fabio Zago, che ha sperimentato alcuni abbinamenti di erbe selvatiche, formaggi e ricotte: «Abbiamo preparato una crema di pecorino fresco, poi cotto le nostre erbe con aglio, olio, peperoncino e sale, scelto biete, finocchietto e “appara” (un tipo di aglio selvatico), e abbiamo farcito un pane creando una sorta di “supa” tipica della cucina sarda».
«Quella di collegare i percorsi botanici ed enogastronomici con gli itinerari archeologici di Villanova Monteleone è stata una felice intuizione – ha affermato il sindaco Quirico Meloni –. Penso che il successo della manifestazione, al quale ha contribuito l’impegno fondamentale della Proloco, sia un buon viatico per organizzare nuove giornate importanti ed efficaci come questa».
L’appuntamento, inserito all’interno del programma di “Chenamos in carrela” 2026, è organizzato dalla Proloco in collaborazione con il Comune di Villanova Monteleone e rientra nel network “Salude&Trigu” della Camera di Commercio di Sassari.
Javier Cercas, la letteratura come viaggio nell’enigma
Lo scrittore spagnolo premiato con il riconoscimento internazionale ha raccontato il suo rapporto con la scrittura, la memoria, la libertà creativa e il viaggio con Papa Francesco. Al centro del suo intervento, una convinzione forte: la letteratura non offre risposte facili, ma dà forma alle domande più profonde.
Javier Cercas è tra gli autori europei più letti e riconosciuti degli ultimi decenni. Nato nel 1962 a Ibahernando, in Estremadura, e cresciuto in Catalogna, ha legato il proprio nome a romanzi capaci di intrecciare storia, memoria personale e interrogativi morali.
Scrittore, saggista e docente di letteratura spagnola, Cercas ha raggiunto il successo internazionale con Soldati di Salamina, opera che lo ha imposto come una delle voci più originali della narrativa contemporanea. Tra i suoi libri più noti figurano anche Anatomia di un istante, L’impostore, Il sovrano delle ombre e Terra Alta.
In occasione del Premio Internazionale, lo scrittore ha offerto una riflessione intensa sul senso della letteratura e sul ruolo dello scrittore nella società.
La letteratura come piacere e conoscenza
Per Cercas, scrivere non significa partire da una certezza. Al contrario, significa entrare in una zona sconosciuta, affrontare ciò che non si capisce fino in fondo.
«Per me la letteratura è prima di tutto un piacere, come il sesso, ma è anche una forma di conoscenza, come il sesso. Scrivo per sapere. Scrivo su ciò che non so, su ciò che per me è enigmatico».
È proprio l’enigma, dunque, a muovere la sua scrittura. Ogni libro nasce da qualcosa che resiste, da una domanda che non trova subito una risposta.
«Nel centro di tutti i libri che amo c’è una domanda. Il libro non è esattamente una risposta: è qualcosa che dà forma alla domanda, la rende ancora più complessa».
Ogni libro deve essere un’avventura
Cercas ha poi spiegato di non credere nelle formule ripetute. Per lui, ogni romanzo deve aprire un percorso diverso, anche quando tornano temi e ossessioni personali.
«Ogni libro è diverso, ogni libro è un’avventura. Io non ho una formula, non ho una maniera fissa di scrivere».
Lo scrittore ha detto di non amare gli autori che sembrano riscrivere sempre lo stesso libro. Le proprie ossessioni, inevitabilmente, restano. Ma il modo di affrontarle deve cambiare ogni volta.
«Voglio che tutti i miei libri siano esperienze diverse».
La libertà assoluta dello scrittore
Uno dei passaggi centrali dell’intervento è stato dedicato alla libertà creativa. Secondo Cercas, chi scrive deve farlo senza calcolare il successo, senza pensare al pubblico e senza lasciarsi condizionare dal giudizio degli altri.
«Uno scrittore deve scrivere con assoluta libertà, senza pensare al successo, al pubblico, a cosa dirà la madre o chiunque altro».
La letteratura, nella sua visione, è il luogo in cui si può arrivare a dire ciò che nemmeno chi scrive pensava di poter dire.
«Questo fa la letteratura: ti porta in un posto che non conoscevi prima di cominciare a scrivere».
Scrittore e cittadino: due ruoli da non confondere
Cercas ha affrontato anche il tema del ruolo pubblico dello scrittore. Ha rifiutato l’idea dell’intellettuale come figura superiore, preferendo parlare di responsabilità civile.
«Io detesto la parola intellettuale. Nessuno dice: io sono un intellettuale, a meno che non sia stupido».
Per lui, uno scrittore resta prima di tutto un cittadino. E come ogni cittadino ha il diritto, e in qualche modo il dovere, di partecipare alla vita pubblica.
«La città è di tutti e tutti siamo responsabili della città. Democrazia significa potere del popolo, e il popolo siamo tutti».
Quando interviene sui giornali o nel dibattito pubblico, ha chiarito, non lo fa per indicare una strada agli altri, ma semplicemente per esprimere il proprio pensiero.
«Dico quello che penso non come guida, ma come cittadino».
Il confronto con il passato franchista
Uno dei temi più delicati toccati da Cercas riguarda la memoria familiare e la storia della Spagna. Nel romanzo Il sovrano delle ombre, l’autore ha affrontato il passato franchista della propria famiglia.
«La mia era una famiglia franchista, come metà della Spagna».
Al centro del libro c’è la figura di un giovane parente, partito in guerra a soli diciassette anni, falangista e fascista, diventato nel tempo una sorta di eroe familiare.
Cercas ha spiegato di aver sentito il bisogno di guardare in faccia quella storia, senza rimuoverla e senza semplificarla.
«Ho voluto confrontarmi con quel passato e capire come le persone possano sbagliare con le migliori intenzioni».
Il passato vive nel presente
Per lo scrittore, parlare della guerra civile spagnola non significa occuparsi di qualcosa di remoto. Il passato non è mai davvero passato, perché continua a vivere dentro il presente.
«Parlo del passato non per il passato in sé, ma perché fa parte del presente».
La memoria, dunque, non è un esercizio nostalgico. È uno strumento per comprendere chi siamo oggi.
«Il passato è una dimensione del presente senza la quale il presente è mutilato».
Il viaggio con Papa Francesco
Nella parte finale dell’incontro, Cercas ha raccontato l’esperienza del viaggio in Mongolia con Papa Francesco, al centro del libro Il folle di Dio alla fine del mondo.
Per lo scrittore è stata un’occasione eccezionale: entrare in un mondo normalmente chiuso e osservare da vicino non solo il Papa, ma anche il Vaticano.
«È stata un’esperienza straordinaria, un privilegio incredibile».
Cercas ha raccontato con ironia e stupore che quel viaggio non è stato soltanto un percorso verso la Mongolia, ma soprattutto un’immersione in un universo molto più misterioso.
«È stato un viaggio in Mongolia con il Papa, ma soprattutto un viaggio nel Vaticano, che è molto più esotico della Mongolia».
Una domanda nata dalla madre
Il libro nasce anche da una vicenda personale. Cercas ha ricordato sua madre, donna profondamente credente e cattolica. Dopo la morte del marito, era convinta che un giorno lo avrebbe rivisto.
Per lo scrittore, quella speranza non era una semplice consolazione privata.
«Questo non era un’eccentricità di mia madre: è il centro del cristianesimo».
Da qui nasce la domanda più importante del libro, una domanda semplice e insieme vertiginosa: dopo la morte, chi si è amato potrà ritrovarsi?
«Mia madre vedrà mio padre dopo la morte, sì o no?».
Un giallo spirituale
Cercas ha definito il libro una sorta di “giallo spirituale”. Come in molte sue opere, anche qui al centro c’è un mistero. Ma questa volta non si tratta di un mistero storico o politico: riguarda la vita eterna, la resurrezione, il senso ultimo della fede cristiana.
«In tutti i miei libri c’è un enigma. Qui l’enigma è l’enigma fondamentale del cristianesimo e della nostra civiltà: la resurrezione della carne, la vita eterna».
È in questa tensione tra dubbio e ricerca, tra ragione e bisogno di credere, che si muove la letteratura di Javier Cercas. Una scrittura che non pretende di chiudere le domande, ma le rende più vive, più umane, più necessarie.
foto: Emanuele Perrone
Premio Costa Smeralda 2026: vincono Niccolò Ammaniti e Adriana Cavarero. Premi anche a Javier Cercas, Emilio Isgrò e all’ammiraglio Giuseppe Lai.
Di Fausto Farinelli – foto: Emanuele Perrone
Al Conference Center di Porto Cervo la cerimonia pubblica del Premio promosso dal Consorzio Costa Smeralda. Cultura, letteratura, identità mediterranea e Sardegna al centro della settima edizione.
Porto Cervo, 18 aprile 2026 – Sono stati annunciati al Conference Center di Porto Cervo i vincitori del Premio Costa Smeralda 2026, promosso dal Consorzio Costa Smeralda, presieduto da Renzo Persico, con il patrocinio del Comune di Arzachena.
Il Premio Narrativa è stato assegnato a Niccolò Ammaniti con Il custode, edito da Einaudi. Il Premio Saggistica è andato ad Adriana Cavarero con Il canto delle sirene, edito da Castelvecchi.
Durante la cerimonia, condotta dalla giornalista Roberta Floris, sono stati assegnati anche tre riconoscimenti speciali: il Premio Internazionale allo scrittore spagnolo Javier Cercas, il Premio Cultura del Mediterraneo a Emilio Isgrò e il Premio Speciale all’Ammiraglio Giuseppe Lai, già comandante dell’Amerigo Vespucci.
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, Mario Ferraro, vicepresidente del Consorzio Costa Smeralda e amministratore delegato di Smeralda Holding, Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena, e Stefano Salis, direttore artistico del Premio. La giuria era composta da Lina Bolzoni, Marcello Fois, Elena Loewenthal e Chiara Valerio.
Una stagione che si apre con la cultura
Nel suo intervento iniziale, Mario Ferraro ha ricordato il senso originario del Premio Costa Smeralda: creare contenuti culturali capaci di rafforzare l’offerta turistica e contribuire all’allungamento della stagione.
Ferraro ha sottolineato come, in sette anni, la data del Premio sia stata progressivamente anticipata, passando da maggio ad aprile, fino ad arrivare all’edizione del 2026, celebrata il 18 aprile. Un segnale, secondo il vicepresidente del Consorzio, della crescita della destinazione.
«Quando sono arrivato qui nel 2015, il 15 giugno metà dei negozi di Porto Cervo erano ancora chiusi. Oggi, il 16 aprile, l’80% dei negozi è già aperto, due dei quattro alberghi più importanti sono già aperti e, entro la fine del mese, l’intera destinazione sarà a pieno regime».
Ferraro ha parlato di una stagione passata da due mesi e mezzo a circa sette mesi, con ricadute economiche significative sul territorio.
Il sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, ha rimarcato il valore identitario dell’evento:
«Arzachena e Costa Smeralda sono anche un momento culturale, identitario, un crocevia di arte, cultura e letteratura che apre la stagione estiva».
Premio Narrativa a Niccolò Ammaniti con Il custode
Il vincitore della sezione Narrativa è Niccolò Ammaniti con Il custode, pubblicato da Einaudi.
Il romanzo racconta la storia di Nilo, un ragazzino che vive in un paese della Sicilia insieme alla madre e alla zia. La sua famiglia ha da secoli un compito: custodire un segreto antico e terribile, legato alla figura mitologica di Medusa.
La motivazione della giuria definisce Il custode un romanzo che si inserisce nella grande linea del fantastico italiano, da Anna Maria Ortese a Tommaso Landolfi, da Bontempelli a Calvino, fino a Fruttero e Lucentini. Secondo la giuria, Ammaniti riesce ancora una volta a tenere insieme mito e contemporaneità, portando il lettore in un mondo più vasto del visibile.
«Il Premio Costa Smeralda 2026 per la narrativa italiana va a Niccolò Ammaniti, uno scrittore fantastico, in tutte le accezioni che l’aggettivo italiano ci consente».
Sul palco, Ammaniti ha raccontato il rapporto quasi inevitabile con i protagonisti adolescenti:
«Io ci provo a non raccontare gli adolescenti, ma sono gli adolescenti che vogliono essere raccontati da me. Ogni volta dico: questo è l’ultimo. E invece ci casco di nuovo».
Parlando del romanzo, ha spiegato la difficoltà di raccontarlo senza svelarne il segreto centrale:
«Dietro una porta chiusa, in un bagno, c’è un mostro. Nilo e la sua famiglia sono custodi da millenni di questo segreto. È un po’ come accade in certe famiglie, dove esistono storie che sono solo tue, che difficilmente racconti agli altri e che ti vengono tramandate».
Il cuore del libro, secondo Ammaniti, è il conflitto tra destino familiare e desiderio di libertà:
«Nilo incontra una donna libera, che sembra rappresentare l’immagine stessa della libertà. Lui perde la testa e si ritrova diviso tra l’odore della libertà che lei gli offre e i doveri familiari».
Lo scrittore ha poi riflettuto sul valore del segreto nella società contemporanea:
«Il segreto è diventato molto difficile da gestire, perché tendiamo a condividere tutto. Ma la lettura è ancora un piccolo segreto che il lettore condivide con lo scrittore».
Ammaniti ha spiegato anche la scelta dell’ambientazione siciliana, Triscina, luogo conosciuto durante le riprese della serie Anna:
«Quando sono arrivato a Triscina ho capito che quella era la storia che volevo raccontare in quel posto. I luoghi, per me, fanno sì che un’immagine diventi reale».
Gli altri finalisti della Narrativa
Paola Barbato con Un cuore capovolto
Tra i finalisti della sezione Narrativa anche Paola Barbato con Un cuore capovolto. L’autrice ha portato sul palco una riflessione intensa sul mondo dei poliziotti informatici infiltrati in rete.
Barbato ha spiegato di essere stata colpita dalla figura degli agenti che, per indagare sui predatori online, si fingono adolescenti:
«Sono uomini e donne che fingono di avere dodici o tredici anni, costruiscono relazioni, parlano con ragazzi e ragazze, creano confidenza. Poi, terminata l’indagine, spariscono».
Secondo l’autrice, questa sparizione lascia ferite profonde:
«Per i ragazzi la rete è come la vita. Un amico che scompare in rete è un amico che scompare davvero».
Il romanzo ruota intorno alla domanda morale sul confine tra bene e male:
«Se per fare del bene devi percorrere una strada di male, alla fine non puoi guardare soltanto l’obiettivo. Conta anche la strada».
Barbato ha poi difeso la forza narrativa del thriller:
«Il thriller è una scatola. Ha dei limiti, ma dentro quella scatola puoi mettere tutto: famiglia, amore, denuncia sociale, politica, religione. Raccontiamo la vita attraverso il male e attraverso la deviazione della mente».
Dario Ferrari con L’idiota di famiglia
Il terzo finalista della Narrativa era Dario Ferrari con L’idiota di famiglia, pubblicato da Sellerio.
Ferrari ha raccontato il romanzo come un corpo a corpo familiare tra Igor, traduttore quarantenne, e il padre, figura intellettuale ingombrante, chiamato in casa “Herr Professor”.
«Igor ha vissuto mettendosi consapevolmente all’ombra del padre, cercando la sua approvazione. Ma quando chiedi l’approvazione di un padre, spesso ricevi un giudizio o una condanna».
Il rapporto cambia quando il padre viene colpito da una malattia degenerativa:
«Igor è costretto a occuparsi del padre non più attraverso la parola, che tra loro non ha mai funzionato, ma attraverso un percorso di cura».
Ferrari ha spiegato di aver scelto un tono ironico per raccontare una materia dolorosa:
«Raccontare con ironia non toglie nulla alla tragedia. Anzi, può esaltare altri aspetti che chi vive certe situazioni conosce bene».
Il romanzo diventa anche una riflessione sulla fine del Novecento e sulla generazione dei millennial:
«La mia generazione ha spesso la sensazione di vivere in un mondo dato una volta per tutte, su cui non si riesce più a intervenire. Però forse qualcosa del mondo possiamo ancora cambiarlo».
Premio Saggistica ad Adriana Cavarero con Il canto delle sirene
Il Premio Saggistica è stato assegnato ad Adriana Cavarero per Il canto delle sirene, pubblicato da Castelvecchi.
La motivazione della giuria parte da una domanda solo apparentemente semplice: per chi cantano le sirene?
La tradizione risponderebbe: per Ulisse. Ma Cavarero rovescia la prospettiva e mette al centro non l’eroe che ascolta, ma le sirene che cantano.
Secondo la giuria, il saggio offre una lettura originale e suggestiva del mito:
«In queste pagine sia l’eroe Ulisse sia le misteriose tentatrici ci appaiono in una prospettiva tutta nuova. Ci dicono che in fondo questa storia appartiene anche a noi, donne e uomini del presente».
Sul palco, Cavarero ha spiegato di essere tornata al mito delle sirene perché si tratta di uno dei racconti più longevi della cultura occidentale:
«Il mito delle sirene è stato riraccontato mille volte, passando attraverso la storia della letteratura fino ad arrivare ad Andersen, Hollywood e Disney».
La filosofa ha chiarito il senso del suo rovesciamento:
«Il mito ha al centro Odisseo. Il viaggio è il suo viaggio, è lui l’eroe. Io ho provato a cambiare la trama, a mettere al centro non il piacere dell’ascoltatore, ma il piacere delle cantatrici».
Il punto di svolta nasce da alcuni versi di T.S. Eliot:
«Ho sentito le sirene cantare l’una all’altra, non credo che canteranno per me. Questa frase mi ha colpita moltissimo. Allora le sirene non cantavano per Ulisse: cantavano l’una all’altra».
Cavarero ha poi dedicato un passaggio alla Sardegna:
«Credo che su queste coste, se le sirene dovessero cantare, verrebbero qua».
Dopo la vittoria, ha ringraziato con parole poetiche:
«Vorrei cantare per voi. Vorrei che fossimo tutte e tutti a cantare e che il piacere delle sirene tornasse in noi in una voce che diventa armonia. Questa è utopia, ma la bellezza aiuta a sognare l’armonia».
Gli altri finalisti della Saggistica
Edoardo Camurri con La vita che brucia
Tra i finalisti della Saggistica, Edoardo Camurri ha presentato La vita che brucia, un libro costruito come una cerimonia filosofica intorno al tema della sofferenza.
«Il libro è una cerimonia, un rituale. È un libro filosofico sulla sofferenza, ma la sofferenza non è vista come un argomento: è ciò che accomuna ogni essere vivente».
Camurri ha spiegato che il libro si apre all’alba di un giorno e si conclude all’alba del giorno dopo. In questo arco temporale, la sofferenza diventa una maestra da ascoltare.
«Le prime settanta pagine sono mortali, volutamente death metal. Servono a non lasciarci vie di fuga, a impedirci di non ascoltare il messaggio della sofferenza».
Alla domanda su come tenere acceso il fuoco interiore, Camurri ha risposto:
«Il segreto è non fare nulla. Creare uno spazio tra noi e le cose. Imparare la disciplina della non identificazione con la nostra presunta identità».
Andrea Moro con Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri
Andrea Moro, con Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri, ha portato sul palco una riflessione tra linguaggio, neuroscienze, filosofia e biologia.
Sul rapporto tra linguaggio e voce ha spiegato:
«Il linguaggio è come un fiocco di neve che ci cresce in testa. È la struttura della nostra grammatica. La voce è il modo in cui queste strutture passano da un individuo all’altro».
Moro ha raccontato di aver riletto Lucrezio durante il Covid:
«Mi sono fatto due regali: la lettura di tutta la Divina Commedia, un canto al giorno, e poi Lucrezio».
Secondo Moro, Lucrezio aveva già intuito alcuni principi fondamentali della modernità: la struttura della materia, il valore delle combinazioni, l’emergere di proprietà nuove dall’organizzazione degli elementi.
«Lucrezio capisce che elementi minimi possono generare significato attraverso la sola permutazione dell’ordine. La struttura è ciò che conta nella realtà».
Il pipistrello dagli occhi azzurri diventa così immagine della singolarità del linguaggio umano:
«Il linguaggio, come le ali dei pipistrelli, o c’è o non c’è. Non esistono persone con un po’ meno linguaggio».
Premio Internazionale a Javier Cercas
Il Premio Internazionale è stato assegnato allo scrittore spagnolo Javier Cercas, dopo le precedenti vittorie di autori come Orhan Pamuk, Emmanuel Carrère, Alicia Giménez-Bartlett e Björn Larsson.
La motivazione della giuria sottolinea la capacità di Cercas di esplorare identità, memoria collettiva, dilemmi etici e confini tra realtà e finzione.
«La verità della letteratura, nel complesso dell’opera di Cercas, non compete con la verità fattuale: è qualcosa di più, allo stesso tempo più forte ma anche in qualche modo indimostrabile».
Cercas, sul palco, ha spiegato il suo rapporto con la scrittura:
«Per me la letteratura è prima di tutto un piacere, come il sesso, ma è anche una forma di conoscenza, come il sesso. Scrivo per sapere. Scrivo su ciò che non so».
Per lo scrittore, al centro di ogni libro c’è una domanda:
«Il libro non è esattamente una risposta. È qualcosa che dà forma alla domanda, la rende ancora più complessa».
Cercas ha rivendicato la libertà dello scrittore:
«Uno scrittore deve scrivere con assoluta libertà. Bisogna arrivare in un posto che nemmeno tu conoscevi prima di cominciare a scrivere».
Sul ruolo pubblico dello scrittore ha aggiunto:
«Lo scrittore è uno scrittore, ma è anche un cittadino. La prima responsabilità è partecipare alla vita pubblica. Politica viene da polis, città. La città è di tutti».
Raccontando Il sovrano delle ombre, Cercas ha parlato della propria famiglia franchista e della necessità di confrontarsi con il passato:
«Parlo del passato non per il passato in sé, ma perché fa parte del presente. Il passato è una dimensione del presente senza la quale il presente è mutilato».
Infine, ha ricordato il viaggio con Papa Francesco in Mongolia, esperienza diventata materia narrativa:
«È stata un’esperienza straordinaria, un privilegio incredibile. Per la prima volta il Vaticano ha aperto le porte a uno scrittore, e quello scrittore ero io».
Il libro nasce anche da una domanda personale legata alla madre credente:
«Mia madre vedrà mio padre dopo la morte, sì o no? È la domanda più elementare e più profonda».
Premio Cultura del Mediterraneo a Emilio Isgrò
Il Premio Cultura del Mediterraneo è stato assegnato a Emilio Isgrò, maestro dell’arte contemporanea internazionale, poeta, scrittore e artista visivo.
La motivazione della giuria richiama il senso profondo della sua opera:
«Cancellare è un atto apparentemente distruttivo. Emilio Isgrò, al contrario, gli ha restituito un senso nuovo: cancellare è creare».
Il lavoro di Isgrò, soprattutto quello sulle carte geografiche, viene letto come una riflessione sul Mediterraneo, luogo di attraversamenti, dialoghi, civiltà e lingue.
«Il Mediterraneo del Maestro Isgrò è un oceano di civiltà, di storie che si intrecciano, di lingue che si parlano, che non cancella nessuno e valorizza tutti».
Sul palco, Isgrò ha spiegato il senso della cancellatura:
«Quando feci le prime cancellature vivevo in una società visiva che aveva praticamente soppresso la parola umana. Tutto si doveva vedere. Questo evitava la riflessione».
L’artista ha collegato il suo lavoro al Mediterraneo:
«Io sono nato nel Mediterraneo. Penso che noi italiani, spagnoli, francesi, e chi vive in questa parte del mondo, abbiamo il diritto non solo di consumare cultura, ma soprattutto di produrla».
Per Isgrò, la cancellatura non distrugge, ma custodisce:
«La cancellatura custodisce la parola per i tempi in cui dovremo tornare a parlare. E quei tempi si stanno avvicinando».
Alla domanda su quale parola oggi non dovrebbe essere cancellata, ha risposto:
«Sceglierei la parola pace. Perché non c’è pace senza rispetto degli altri e non c’è arte senza pace».
Premio Speciale all’Ammiraglio Giuseppe Lai
Il Premio Speciale è stato assegnato all’Ammiraglio Giuseppe Lai, già comandante dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Militare Italiana.
La motivazione della giuria celebra il viaggio intorno al mondo della Vespucci e il ruolo di Lai come rappresentante dell’Italia e della Sardegna:
«Al comando della Amerigo Vespucci, la nave più bella del mondo, ha portato in giro l’orgoglio italiano in una navigazione intorno al mondo che ha toccato tutti i mari, tutti i continenti, tutti i cuori».
La giuria ha sottolineato anche il legame con l’isola:
«Dalla sua Sardegna ha portato la saggezza dello stare insieme, le capacità di leadership, le qualità di tempra, calma, lo spirito di squadra».
Lai ha definito il comando della Vespucci «l’esperienza della vita»:
«Fare l’ufficiale di Marina era il mio sogno da bambino. Il mare mi ha sempre affascinato e intimorito. Lo vedevo come un limite e si è rivelato invece un’opportunità».
Uno dei momenti più intensi del viaggio è stato il passaggio a Capo Horn:
«Capo Horn è stato una sfida nella sfida. È un luogo a cui bisogna dare del lei, anzi del voi con tutte le maiuscole».
L’ammiraglio ha poi spiegato il vero insegnamento della Vespucci:
«Sul Vespucci si impara a vivere insieme agli altri. Si impara il significato di parole come altruismo e spirito di squadra».
Infine, sulla dote principale di un comandante, Lai ha indicato l’umiltà:
«Un comandante deve avere l’umiltà di saper ascoltare, pazienza strategica e senso di responsabilità».
Il premio materiale: pietre della Sardegna
A simbolo dell’attribuzione del Premio Costa Smeralda, oltre a un premio in denaro, i vincitori hanno ricevuto un’opera esclusiva dello scultore Giuseppe Sanna.
Anche per l’edizione 2026 lo scultore ha realizzato un premio unico per ciascuna categoria, utilizzando pietre locali come simbolo della connessione tra il Premio e il territorio della Sardegna. Le pietre rappresentano solidità, resistenza e bellezza senza tempo della cultura e della natura dell’isola.
Organizzazione e partner
L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Arzachena. Partner e sponsor principale della manifestazione è Smeralda Holding, società italiana indirettamente controllata da Qatar Investment Authority, che nel 2012 ha acquistato proprietà immobiliari e terreni in Costa Smeralda.
L’organizzazione operativa, l’allestimento scenografico e la produzione dell’evento di premiazione sono affidati a Filmmaster, che ha inoltre realizzato il logo, l’immagine grafica coordinata e il concept del premio materiale.
La cultura come apertura della stagione
La settima edizione del Premio Costa Smeralda conferma la volontà di aprire la stagione turistica della Costa Smeralda attraverso la cultura, i libri, il pensiero e il dialogo.
Dalla narrativa fantastica di Ammaniti alla rilettura filosofica del mito proposta da Cavarero, dalla memoria storica di Cercas alla parola custodita di Isgrò, fino al viaggio della Vespucci comandata dall’ammiraglio Lai, il Premio ha messo al centro un’idea precisa: la Sardegna non è soltanto destinazione turistica, ma anche spazio di produzione culturale, identità mediterranea e racconto contemporaneo.
“Erbe e formaggi”, a Villanova Monteleone prendono il via “le Giornate del cibo”
Sabato 25 aprile al Nuraghe Appiu il primo appuntamento alla scoperta delle “Erbe spontanee formaggi nostrani” con Emmanuele Farris, Giovanni Fancello, Fabio Zago e Tommaso Sussarello. L’iniziativa è organizzata dalla Pro Loco nel programma di “Chenamos in carrela” 2026 e fa parte del Network Salude&Trigu
VILLANOVA MONTELEONE – Nuraghe Appiu ancora una volta grande protagonista di primavera delle “Giornate del cibo” organizzate dalla Pro Loco di Villanova Monteleone. Sabato 25 aprile, a partire dalle 10 del mattino, nel contesto del sito megalitico, è in programma l’evento dedicato alle “Erbe spontanee commestibili e possibili abbinamenti con i formaggi nostrani e le ricotte”.
Un laboratorio esperienziale in cui saranno presentati al pubblico la preparazione del formaggio e della ricotta e i possibili abbinamenti con le erbe selvatiche commestibili. Quindi un percorso nella natura incontaminata delle campagne di Villanova Monteleone sarà l’ideale per riscoprire e riconoscere le piante erbacee naturali e il loro utilizzo nell’alimentazione. La mattinata sarà impreziosita da una visita guidata all’importante sito archeologico e dalle degustazioni a tema appositamente studiate per abbinamenti con i formaggi del territorio.
Ospiti d’eccezione saranno il botanico Emmanuele Farris, docente all’università di Sassari e Presidente della sezione sarda della Società Botanica Italiana, il giornalista gastronomico ed esperto di erbe spontanee Giovanni Fancello, lo chef Fabio Zago, che sperimenterà alcuni abbinamenti tra le erbe selvatiche e i nostri formaggi e ricotte. A coordinare l’incontro sarà il comunicatore enogastronomico Tommaso Sussarello.
La partecipazione ai laboratori è gratuita ma è richiesto un ticket per le degustazioni.
L’appuntamento è inserito all’interno del programma di “Chenamos in carrela” 2026, che ha l’intento di promuovere le eccellenze del territorio: tra primavera ed estate numerosi incontri celebreranno il valore non solo delle erbe e dei formaggi, ma anche il pane, l’olio, vini, carni, la pasta, i dolci, il miele e tanto altro.
L’intero calendario è organizzato dalla Proloco in collaborazione con il Comune di Villanova Monteleone, e rientra nel network “Salude&Trigu” della Camera di Commercio di Sassari.
Al Padiglione Tavolara la mostra “Sardegna, Novecento di confine” della Fondazione di SardegnaUn’altra grande esposizione per confermare Sassari come destinazione turistica e culturale
Il Comune di Sassari conferma il proprio ruolo centrale nella promozione culturale del territorio ospitando, nei propri spazi del Padiglione Tavolara, la mostra Sardegna, Novecento di confine, uno degli appuntamenti espositivi più significativi della stagione. L’iniziativa contribuisce a rafforzare l’identità della città come destinazione turistica capace di generare visibilità e richiamare pubblico e interesse anche oltre i confini regionali. Promossa dalla Fondazione di Sardegna attraverso la piattaforma ArS – Arte condivisa in Sardegna, l’esposizione sarà visitabile fino al 28 giugno. La mostra, curata da Maria Paola Dettori, è dedicata ai principali artisti sardi della prima metà del Novecento, riletti all’interno del più ampio contesto della scena artistica nazionale. Da Giuseppe Biasi a Stanis Dessy, da Cesare Cabras a Gavino Tilocca, da Eugenio Tavolara a Francesco Ciusa, il progetto espositivo esplora il contributo degli autori isolani al dibattito italiano del tempo, attraverso ritratti, nature morte, nudi e paesaggi. In 75 opere tra dipinti, incisioni, sculture, bozzetti, taccuini di disegni e foto d’epoca, il percorso espositivo restituisce la complessità e la ricchezza della produzione artistica sarda del periodo. Le opere testimoniano un equilibrio tra radicamento identitario e apertura verso le principali tendenze nazionali, evitando letture esclusivamente regionalistiche o folkloriche. Il percorso si articola in sezioni tematiche che guidano il visitatore attraverso i nuclei fondamentali della ricerca artistica del Novecento: il paesaggio e il rapporto tra natura e città, l’Italia rurale e la Sardegna dei campi e delle miniere, il ritratto tra decorazione e monumentalità, la figura femminile tra mito e modernità, il culto del corpo e della giovinezza, la natura morta, il tema coloniale. Le opere provengono principalmente dalla collezione della Fondazione di Sardegna, arricchita dal contributo di prestatori privati. Particolarmente rilevante è la presenza di lavori normalmente non accessibili al pubblico, tra cui opere poco conosciute o presentate per la prima volta, talvolta note soltanto attraverso documentazione fotografica. È il caso dei bassorilievi di Eugenio Tavolara dedicati a Il risparmio e il lavoro (1943), in parte ricostruiti per l’occasione, e dei gessi di Francesco Ciusa per lo Stadio dei Marmi di Roma, documentati attraverso immagini storiche. Accanto a queste, opere esposte a importanti rassegne nazionali e internazionali, come la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma. L’esposizione si inserisce in una più ampia strategia di valorizzazione culturale promossa dal Comune di Sassari, che attraverso il Padiglione Tavolara consolida un’offerta continuativa di qualità, contribuendo a rendere la città un punto di riferimento per il turismo culturale e un centro riconosciuto per la produzione e diffusione artistica. In questa prospettiva, la collaborazione con la Fondazione di Sardegna rappresenta un modello virtuoso di sinergia tra istituzioni, capace di generare valore per l’intero territorio. La mostra è aperta al pubblico con ingresso libero, dal martedì al sabato, dalle ore 10 alle 19.30.
PREMIO COSTA SMERALDA 2026″Nuove rotte per la letteratura: sabato 18 aprile alle ore 17:30 la cerimonia di premiazione del Premio Costa Smeralda 2026 a Porto Cervo”
Sabato 18 aprile, durante la cerimonia pubblica di premiazione a Porto Cervo, verranno proclamati i vincitori assoluti per Narrativa e Saggistica Verranno inoltre assegnati il Premio Internazionale a Javier Cercas il Premio Speciale al Comandante Giuseppe Lai il Premio Cultura del Mediterraneo a Emilio Isgrò
Porto Cervo, 15 2026 – Tutto pronto per l’atto finale del Premio Costa Smeralda 2026. Sabato 18 aprile, alle ore 17:30, il Conference Center di Porto Cervo ospiterà la cerimonia pubblica di premiazione della settima edizione della manifestazione. L’iniziativa, promossa dal Consorzio Costa Smeralda e sponsorizzata da Smeralda Holding, con il patrocinio del Comune di Arzachena, si conferma tra gli appuntamenti più significativi del panorama culturale italiano, trasformando Porto Cervo nel palcoscenico dove le grandi voci della contemporaneità si incontrano per interpretare il presente.
L’evento vedrà la proclamazione dei vincitori assoluti scelti tra le prestigiose terne finaliste, selezionate come di consueto da una giuria d’eccellenza guidata da Stefano Salis e composta da Lina Bolzoni, Marcello Fois, Elena Loewenthal e Chiara Valerio.
• Per la Narrativa: Niccolò Ammaniti (Il custode, Einaudi), Paola Barbato (Cuore capovolto, Neri Pozza) e Dario Ferrari (L’idiota di famiglia, Sellerio).
• Per la Saggistica: Edoardo Camurri (La vita che brucia, Timeo), Adriana Cavarero (Il canto delle sirene, Castelvecchi) e Andrea Moro (Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri, La Nave di Teseo).
Nel corso della serata verranno inoltre consegnati i riconoscimenti speciali già annunciati: il Premio Internazionale allo scrittore spagnolo Javier Cercas, saggista tra i più autorevoli della scena contemporanea, noto per aver ridefinito il genere del “romanzo senza finzione”, e il Premio Speciale al Comandante Giuseppe Lai (originario di Ozieri, in provincia di Sassari), noto per essere stato il 125° comandante della nave scuola Amerigo Vespucci, che ha guidato durante lo storico tour mondiale iniziato nel 2023 e conclusosi nel 2025. A questi si aggiunge il Premio Cultura del Mediterraneo, conferito all’artista Emilio Isgrò per la straordinaria capacità di interpretare le radici e l’identità del Mare Nostrum.
L’ingresso alla cerimonia è libero e aperto al pubblico.
Arzachena rilancia il Vermentino: a maggio torna il concorso internazionale dedicato al simbolo della Gallura
La cittadina gallurese si prepara ad accogliere la quarta edizione del Concorso Enologico Internazionale del Vermentino, un appuntamento che punta a valorizzare il territorio, le aziende locali e una delle produzioni più rappresentative del nord Sardegna. Il 22 e 23 maggio 2026 il centro di Arzachena diventerà il cuore di una rassegna dedicata al vino, alla promozione e alle eccellenze del territorio.
La presentazione ufficiale dell’iniziativa è avvenuta a Verona, nel contesto del Vinitaly, una delle vetrine più importanti per il settore vitivinicolo. Da lì è stato lanciato il percorso che porterà Arzachena a ospitare un evento ormai consolidato, capace di richiamare l’attenzione sul Vermentino e sul legame profondo tra questo vitigno e l’identità della Gallura.
L’edizione 2026 si svolgerà il 22 e 23 maggio e avrà come obiettivo non solo la promozione del vino, ma anche quella dell’intero sistema produttivo locale. L’iniziativa infatti mette al centro le imprese del territorio, i prodotti di qualità e il paesaggio, trasformando la manifestazione in una vetrina internazionale per Arzachena e per le sue eccellenze.
A chiudere la rassegna sarà il Gran Galà del Vermentino, in programma per sabato 23 maggio nel centro storico cittadino. Un momento conclusivo pensato per celebrare il vitigno simbolo dell’area e coinvolgere pubblico, operatori e appassionati in una cornice particolarmente suggestiva.
Il progetto è promosso dalla delegata alle Attività Produttive Stefania Fresu ed è organizzato da Confcommercio Nord Sardegna e Regione Sardegna, con il supporto dell’Ipsar Costa Smeralda. Una collaborazione che conferma la volontà di fare squadra per rafforzare l’immagine del territorio attraverso uno dei suoi prodotti più identitari.