Sassari, Anna Massi è “Solista con Orchestra” 2026

L’artista aretina vince al Teatro Civico la IV edizione del concorso internazionale di pianoforte promosso dal Cism

SASSARI – La musicista toscana Anna Massi ha vinto al Teatro Civico di Sassari la IV edizione del “Solista con Orchestra”, il Concorso Internazionale di pianoforte promosso dal CISM (Centro Internazionale Studi Musicali) in collaborazione con l’Orchestra da Camera Ars Musicandi.

Anna Massi in concerto con orchestra al Civico di Sassari

Ventitré anni, di San Giovanni Valdarno (provincia di Arezzo), Massi si è aggiudicata il titolo eseguendo, di fronte a un pubblico numeroso, il Concerto per pianoforte e orchestra in Si bemolle maggiore, KV. 595 di Mozart. Con la vittoria ha ottenuto la possibilità di suonare da protagonista due concerti in Sardegna.

Ex aequo al secondo posto gli altri due finalisti, Pietro Viola di Parma e Gianmaria Conzato di Vicenza, che si sono esibiti, rispettivamente, con il Concerto per pianoforte e orchestra d’archi in Re minore, BWV 1052 di Bach, e con il Concerto per pianoforte e orchestra in Si bemolle maggiore, op. 19 di Beethoven. Per loro, un concerto a testa nell’isola.

Anna Massi si è avvicinata al pianoforte a cinque anni. Dopo la formazione all’Accademia Musicale Valdarnese è stata ammessa per audizione alla Fondazione Accademia Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola, diplomandosi con il massimo dei voti con il maestro André Gallo. Ha inoltre frequentato numerose masterclass con importanti pianisti italiani e internazionali e ha sviluppato una significativa esperienza concertistica.

I vincitori con Giuseppe Mascia e Stefano Mancuso

«Sono stati tre giorni molto duri di lavoro, ma anche bellissimi – ha dichiarato subito dopo la premiazione –. È stata un’esperienza travolgente, più faticosa di quello che pensassi ma anche una soddisfazione: sono cresciuta, mi sono divertita. Quando mi sono iscritta avevo sottovalutato effettivamente la difficoltà della gara: conosco bene il concerto che ho scelto di cimentarmi, mi sentivo tranquilla. L’orchestra e il maestro Francesco Pasqualetti sono stati fondamentali».

A condividere il suo entusiasmo anche gli altri due finalisti. «Ho diciott’anni e studio pianoforte al Conservatorio di Parma. Ringrazio tutti gli organizzatori per questa bellissima esperienza che è stata molto formativa, sia per me e credo anche per i miei colleghi» ha commentato Pietro Viola. «Nonostante sia difficile rapportarsi con un’orchestra, sono molto contento di questa avventura, ho imparato tanto e mi sono anche divertito» ha aggiunto Gianmaria Conzato, quindici anni.

A complimentarsi con i tre musicisti la giuria, che nel corso di queste giornate li ha ascoltati e anche consigliati: Simone Ivaldi, docente del Conservatorio di Udine; Francesco Giammarco, insegnante del Conservatorio di Cagliari; Clara Antoniciello, docente del Conservatorio di Sassari; Marco Ligas, primo violino dell’orchestra e maestro del Conservatorio di Cagliari; il maestro Francesco Pasqualetti, direttore dell’orchestra che ha accompagnato i ragazzi durante il concorso.

Tra gli interventi, il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia ha rivolto un plauso agli organizzatori: «Voi realizzate da tempo delle cose molto importanti. Con una certa abnegazione abbiamo voluto riaprire il Teatro Civico, accelerando i tempi, l’abbiamo fatto perché questo è un nostro gioiello al centro di Sassari. Abbiamo ascoltato tre prove notevoli, sono colpito dalla maturità dei tre ragazzi. Avete portato sul palco un ottimo esempio di bravura e dedizione».

A chiudere la serata finale del concorso, la riflessione di Stefano Mancuso, presidente del CISM. «L’articolo quattro del nostro statuto specifica la nostra vocazione, che consiste nel voler elevare la persona umana attraverso l’arte musicale e le sue connessioni con le altre forme d’arte. Siamo convinti che lo studio, la musica, qualunque forma artistica, seria e approfondita, possa produrre dei cittadini migliori». Il concorso è organizzato con il contributo della Fondazione di Sardegna e del Comune di Sassari, e si avvale della collaborazione di importanti associazioni del territorio quali ‘Musicando insieme’, ‘Ars Aurelia’ e ‘Thàmus‘.

Anna Massi sul palco del Teatro Civico a Sassari



Vannacci è davvero nato per caso?

Alghero, 7 Settembre 2026 – di Fausto Farinelli

In questi giorni c’è una cosa che continua a girarmi per la testa e nasce da quello che è successo in Germania, in Sassonia-Anhalt, dove AfD ha ottenuto un risultato che non può essere liquidato semplicemente dicendo che l’estrema destra avanza ancora. Sarebbe troppo facile e soprattutto non spiegherebbe quello che è realmente accaduto.

Secondo le prime analisi dei flussi elaborate dall’istituto Infratest dimap per ARD, circa 157 mila persone che alle precedenti elezioni non avevano votato avrebbero scelto AfD.

Mentre leggevo questi numeri mi è venuto spontaneo pensare a quello che sta succedendo da noi con Roberto Vannacci.

Se ci pensiamo la sua storia politica è abbastanza incredibile. Nell’agosto del 2023 Vannacci è un generale praticamente sconosciuto al grande pubblico che autopubblica “Il mondo al contrario”. Scoppia un putiferio e nel giro di pochissimo tempo televisioni, quotidiani, politici e opinionisti parlano tutti di lui, chi per attaccarlo, chi per difenderlo, chi perché scandalizzato e chi semplicemente perché incuriosito. Il risultato è che il libro diventa un fenomeno editoriale, arriva in cima alle classifiche e vende circa 200 mila copie.

Poi arriva Matteo Salvini, lo candida alle Europee e Vannacci prende 532.368 preferenze. Mezzo milione di persone scrivono il suo nome sulla scheda.

Sono passati appena tre anni e oggi quel generale ha un suo partito, Futuro Nazionale, ha una struttura territoriale, i comitati, i militanti, i dirigenti, organizza incontri in tutta Italia e ormai nei sondaggi non è più una presenza marginale.

L’ultimo dato YouTrend per Sky TG24, rilevato tra il 31 agosto e il 3 settembre, lo porta al 7,9 per cento. Forza Italia è al 7,1 e la Lega al 4,4.

Quindi fermiamoci un momento.

Un partito nato da pochi mesi oggi viene dato quasi all’8 per cento ed è diventato, nei sondaggi, la quarta forza politica nazionale.

Ora io non so voi ma quando vedo una cosa del genere qualche domanda me la faccio perché trasformare il successo di un libro in popolarità può succedere, trasformare quella popolarità in mezzo milione di preferenze e poi quelle preferenze in una struttura politica organizzata che vale quasi l’8 per cento è già un’altra storia.

E allora bisogna provare a capire chi sono le persone che Vannacci sta intercettando.

Una parte arriva certamente dalla destra, da quella destra che aveva riposto enormi aspettative in Giorgia Meloni e che aveva creduto alle promesse fatte durante la campagna elettorale sull’immigrazione, sulla sicurezza, sulle tasse, sull’Europa, sulla sovranità nazionale e sulla difesa degli interessi italiani. Poi Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi e si è trovata davanti quello che trova chiunque passi dall’opposizione al governo, i conti dello Stato, i vincoli europei, gli accordi internazionali, i mercati, la burocrazia e tutte quelle cose che da un palco elettorale sembrano molto più semplici di quanto siano quando devi realmente governare.

Non voglio dire che le promesse siano state tradite volontariamente. Dico però che una parte di quelle promesse non è stata realizzata e soprattutto che una parte degli elettori pensa che non sia stata realizzata. E in politica la percezione conta moltissimo.

È proprio lì che secondo me entra Vannacci.

Ma sarebbe un errore pensare che il generale possa prendere voti soltanto a destra. Può andare a pescare anche tra persone che hanno sempre votato a sinistra e che oggi non si riconoscono più in una sinistra che spesso appare più preoccupata di stabilire quali parole possiamo usare e quali opinioni siano accettabili piuttosto che parlare dei problemi che la gente incontra ogni giorno.

E poi c’è il grande serbatoio di chi non vota più.

Ed è proprio qui che i numeri diventano interessanti. Ipsos ha analizzato circa 20 mila interviste raccolte tra febbraio e giugno e ha provato a capire da dove arriva l’elettorato di Futuro Nazionale. Facendo cento gli elettori di Vannacci, oltre un terzo arriva da persone che alle Europee non avevano votato, il 31 per cento arriva da Fratelli d’Italia e il 25 per cento dalla Lega.

C’è poi un altro modo di leggere gli stessi dati. Più del 20 per cento di chi aveva votato Lega alle Europee oggi sceglierebbe Futuro Nazionale mentre tra gli elettori di Fratelli d’Italia il passaggio verso Vannacci è stimato intorno all’8 per cento e tra quelli che alle Europee non erano andati a votare circa il 9 per cento oggi sceglierebbe il generale.

Quindi Vannacci sta certamente togliendo voti al centrodestra, soprattutto alla Lega e sempre di più anche a Fratelli d’Italia, ma allo stesso tempo sta facendo qualcos’altro che per me è ancora più interessante. Sta riportando dentro la politica persone che dalla politica erano uscite.

E qui il parallelo con quello che è successo in Germania diventa inevitabile perché quando un movimento riesce a riportare alle urne persone che avevano smesso di votare significa che quel malessere esisteva già. AfD non lo ha inventato, gli ha dato una casa politica. E forse Vannacci sta facendo qualcosa di simile in Italia.

Il sondaggio YouTrend aggiunge un altro pezzo importante al ragionamento. Oggi l’attuale maggioranza di centrodestra, quindi Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, vale complessivamente il 38,9 per cento. Se però nello stesso perimetro inseriamo Futuro Nazionale si arriva al 46,8 per cento.

Quasi otto punti in più.

Ed è qui che secondo me la domanda comincia a diventare davvero interessante perché quei 7,9 punti di Vannacci non sono tutti voti portati via agli alleati di governo. Una parte importante arriva anche da persone che prima non votavano.

Allora forse stiamo guardando il fenomeno nel modo sbagliato.

Forse Vannacci non sta soltanto dividendo il centrodestra. Forse, contemporaneamente, ne sta allargando il perimetro.

E questa non è una differenza da poco.

È per questo che a me interessa relativamente sapere quanto sia radicale AfD o quanto sia radicale Vannacci. Mi interessa molto di più capire perché quelle persone li votano.

Prendiamo la sicurezza. Ogni volta che leggiamo di una persona arrestata e successivamente rimessa in libertà, di un’aggressione, di un furto, di una violenza o di un reato sessuale si crea nella testa di una parte dei cittadini la sensazione che qualcosa non funzioni. Naturalmente ogni decisione di un magistrato ha dietro delle norme, degli atti, delle circostanze e delle motivazioni che devono essere valutate caso per caso, però quella percezione esiste e far finta che non esista secondo me sarebbe ancora più sbagliato.

C’è una parte del Paese che pensa che la giustizia sia diventata troppo indulgente, che chi commette determinati reati torni in libertà troppo facilmente, che le vittime siano meno tutelate di chi delinque e che lo Stato non riesca più a garantire quella sicurezza che dovrebbe essere una delle sue funzioni fondamentali. Possiamo spiegare a queste persone le statistiche, il codice penale e il codice di procedura penale, ma se uno esce di casa e non si sente sicuro il problema politico rimane.

E se la politica tradizionale non occupa quello spazio prima o poi lo occupa qualcun altro.

Vannacci lo sta facendo.

Per una parte dell’elettorato un generale rappresenta esattamente quello che pensa di non trovare più nello Stato, ordine, autorità, disciplina, confini, decisione. Non sto dicendo che sia giusto, sto cercando di capire perché funziona.

Poi c’è un’altra cosa che mi fa pensare e sono i comitati.

Chi ha qualche anno sulle spalle ricorderà come nacque Forza Italia. Berlusconi aveva i Club Forza Italia, una macchina territoriale che costruiva appartenenza prima ancora che organizzazione politica. Ma c’era anche un altro elemento molto interessante. Quando bisognò trovare i primi candidati, Forza Italia andò a cercare anche dentro il mondo di Publitalia. Arrivavano segnalazioni, curriculum, persone abituate a vendere, a comunicare, a stare davanti agli altri, uomini che conoscevano il territorio, le aziende, le relazioni e soprattutto sapevano come si costruisce consenso.

Publitalia era un serbatoio straordinario di persone prima ancora che di candidati.

Ed è qui che mi viene spontaneo fare un altro paragone.

Vannacci non ha Publitalia, ma arriva da un mondo che per caratteristiche può avere una funzione simile sul piano delle relazioni umane. Ha comandato il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, poi la Brigata Folgore, è cresciuto dentro l’ambiente delle forze speciali e dei paracadutisti, mondi nei quali le persone vengono selezionate, addestrate, abituate alla disciplina, alla responsabilità, alla leadership e soprattutto a creare legami molto forti tra loro.

Non sto dicendo che l’Esercito sia il serbatoio politico di Vannacci e non sarebbe corretto sostenerlo. Sto dicendo un’altra cosa molto più semplice. Un uomo che ha trascorso decenni in quel mondo possiede inevitabilmente una rete di conoscenze, rapporti e relazioni costruita in ambienti dove il senso di appartenenza è fortissimo.

Berlusconi aveva Publitalia come grande bacino di uomini che conosceva, selezionava e poteva valorizzare politicamente. Vannacci ha alle spalle un universo completamente diverso, quello militare e in particolare quello dei paracadutisti e delle forze speciali, ma anche quello è un mondo pieno di persone abituate a organizzare, comandare, decidere e lavorare in gruppo.

Non significa che quelle persone diventeranno candidate o dirigenti di Futuro Nazionale. Significa però che quando devi costruire un movimento da zero partire da una rete umana già esistente è molto diverso dal partire dal nulla.

Ed è questo che mi interessa perché la politica non nasce soltanto dai voti. Nasce dalle persone che aprono una sede, organizzano un incontro, telefonano ad altre persone, mettono insieme cinquanta simpatizzanti in una sala e poi trasformano quella sala in un comitato.

Prima crei una comunità e poi quella comunità diventa organizzazione politica.

Ed è qui che nasce il dubbio che voglio condividere.

È un mio pensiero personale, non ho documenti da tirar fuori da un cassetto e non sto dicendo di avere scoperto chissà quale complotto. Sto semplicemente mettendo insieme quello che vedo e provando a ragionarci come farei seduto al tavolino di un bar con alcuni amici.

E se Vannacci fosse stato costruito a tavolino?

Lo dico così senza girarci troppo intorno.

Non intendo dire che un giorno qualcuno si sia chiuso in una stanza e abbia deciso di inventarsi Roberto Vannacci dal nulla. Sarebbe ingenuo pensarlo. Mi domando invece se qualcuno non abbia visto in quel generale, dopo il successo del libro e dopo le polemiche che lo hanno fatto conoscere a milioni di italiani, la persona giusta per occupare uno spazio politico che stava diventando enorme.

Magari Vannacci non è stato creato, magari è stato individuato.

Qualcuno potrebbe aver capito che quell’uomo aveva alcune caratteristiche difficili da trovare tutte insieme. Era già conosciuto, aveva un’identità fortissima, veniva percepito come estraneo alla politica tradizionale, parlava un linguaggio semplice, aveva alle spalle una carriera militare che gli dava autorevolezza presso una parte dell’elettorato e soprattutto era capace di parlare contemporaneamente alla destra delusa e a chi aveva deciso di non votare più.

A quel punto guardo quello che è successo in appena tre anni, il libro, l’enorme esposizione mediatica, la candidatura alle Europee, mezzo milione di preferenze, i comitati e infine il partito.

Può essere semplicemente la forza di Vannacci.

Ma permettetemi almeno di avere qualche dubbio.

E soprattutto permettetemi di fare quella che per me è la domanda più importante.

A chi conviene Vannacci?

A prima vista la risposta sembra facilissima. Se porta via voti a Fratelli d’Italia, alla Lega e magari a Forza Italia danneggia il centrodestra.

Va bene, ma proviamo ad allargare un po’ l’inquadratura.

Oggi sappiamo che oltre un terzo degli attuali elettori di Futuro Nazionale arriva da persone che alle Europee non erano andate a votare. Sappiamo anche che Vannacci è arrivato al 7,9 per cento e che sommando quel dato all’attuale coalizione l’intera area di centrodestra salirebbe dal 38,9 al 46,8 per cento.

Questo cambia parecchio il ragionamento.

Perché se Vannacci prende voti a Fratelli d’Italia e alla Lega ma contemporaneamente recupera persone che non sarebbero andate a votare siamo proprio sicuri che stia soltanto dividendo il centrodestra?

E se quei voti alla fine rimanessero comunque dentro quell’area politica?

Questa è la mia provocazione.

Vannacci è veramente un concorrente del centrodestra oppure potrebbe diventare il suo serbatoio esterno?

Se Futuro Nazionale alle prossime elezioni si presenta da solo e combatte contro Giorgia Meloni, Salvini e Tajani quei voti diventano naturalmente un problema enorme per il centrodestra. Ma se quando arriverà il momento di contare davvero Vannacci dovesse trovare un accordo con quella stessa coalizione allora avremmo davanti una storia completamente diversa.

Avremmo un uomo che è riuscito sì a sottrarre elettori alla Lega e a Fratelli d’Italia, ma anche a recuperare una parte di quel gigantesco mondo di persone che non votava più e che alla fine potrebbe riportare tutto quello stesso consenso nello stesso campo politico.

Se succedesse sarebbe un’operazione politica straordinaria.

E forse quei numeri ci aiutano anche a capire perché una parte del centrodestra, prima o poi, potrebbe avere interesse a parlare con lui.

Perché quando una forza politica vale quasi l’8 per cento puoi continuare a definirla un problema, ma prima o poi devi anche cominciare a fare i conti.

C’è poi un altro aspetto quasi paradossale e riguarda il modo in cui Vannacci è diventato Vannacci.

Più viene attaccato e più si parla di lui.

Se quando uscì “Il mondo al contrario” giornali, televisioni, politici e opinionisti avessero semplicemente ignorato quel libro oggi saremmo qui a parlare del generale Roberto Vannacci? Non possiamo saperlo. Sappiamo però che ogni attacco ha prodotto una risposta, ogni risposta un titolo e ogni titolo altra visibilità.

Chi non sopporta Vannacci lo attacca pensando di indebolirlo e una parte di chi simpatizza per lui vede proprio in quegli attacchi la conferma di quello che Vannacci racconta. Lo attaccano perché dà fastidio, perché dice quello che gli altri non vogliono dire, perché il sistema ha paura di lui. Che questa lettura sia vera o falsa a quel punto conta relativamente perché politicamente funziona e più il sistema sembra respingerlo più lui può apparire antisistema.

Qui entra in gioco anche l’informazione perché un giornale non è una lastra di vetro trasparente attraverso la quale guardiamo semplicemente quello che succede. Fa delle scelte, decide cosa mettere in prima pagina, decide il titolo, la fotografia, l’editorialista, quali dichiarazioni mettere in evidenza e quali lasciare sullo sfondo.

È normale che sia così. Ogni giornale ha una proprietà, una storia, una cultura e una linea editoriale e questo non significa che i giornali inventino le notizie. Significa semplicemente che noi lettori dovremmo ricordarci che tra un fatto e noi c’è qualcuno che quel fatto lo seleziona, lo titola e ce lo racconta.

E il caso Vannacci ne è un esempio interessante perché l’informazione non si è limitata a raccontare il fenomeno. Nel bene e nel male ha contribuito a dargli una dimensione nazionale.

Per questo bisognerebbe leggere più giornali e soprattutto quelli che non la pensano come noi, confrontare, guardare i numeri, distinguere il fatto dal commento e poi farsi una propria idea.

Anche quello che state leggendo adesso è un punto di vista. È il mio e non pretendo che diventi il vostro.

Io sto semplicemente mettendo insieme alcuni puntini.

Da una parte abbiamo visto in Germania persone che avevano smesso di votare tornare alle urne perché qualcuno è riuscito a rappresentare il loro malessere. Dall’altra abbiamo in Italia un generale sconosciuto al grande pubblico fino a tre anni fa che oggi ha un partito dato al 7,9 per cento, una rete territoriale e centinaia di migliaia di elettori che hanno già scritto il suo nome su una scheda.

E sappiamo anche qualcosa in più perché oltre un terzo di chi oggi dice di voler votare Futuro Nazionale alle Europee non aveva votato.

Questo per me è il dato che cambia tutto.

Forse non stiamo assistendo semplicemente a milioni di persone che improvvisamente diventano estremiste. Forse stiamo assistendo a milioni di persone che non si sentono più rappresentate e che quando trovano qualcuno capace di parlare il loro linguaggio tornano a votare.

E questa per me è una differenza enorme.

Possiamo continuare a chiamarle populiste, ignoranti, estremiste o nostalgiche e spiegare loro che votano male e che non hanno capito come funziona il mondo, ma ho l’impressione che così facendo otterremo esattamente il risultato opposto perché più una persona sente che la sua opinione viene considerata indegna e più cercherà qualcuno disposto a rappresentarla.

È quello che sembra essere accaduto in Germania ed è quello che potrebbe accadere in Italia.

Io non so dove arriverà Vannacci, non so quanto prenderà Futuro Nazionale alle prossime elezioni e non so se alla fine correrà contro il centrodestra o insieme al centrodestra. So però che liquidare tutto con la parola “fenomeno” rischia di essere un modo molto comodo per non affrontare la questione.

Perché Vannacci non nasce nel vuoto. Dietro Vannacci ci sono persone che lo votano, che vanno ai suoi incontri, che aprono i suoi comitati e persone che magari non votavano da anni e che oggi stanno dicendo di essere pronte a tornare alle urne.

Sono loro che mi interessano molto più di Vannacci.

Poi rimane il mio dubbio.

Vannacci è davvero soltanto l’uomo giusto capitato nel momento giusto oppure qualcuno ha capito prima degli altri che esisteva un enorme spazio politico da occupare e che quel generale poteva essere l’uomo adatto per farlo?

Non conosco la risposta e non voglio inventarmela.

Forse però la domanda più interessante non è neppure chi abbia costruito Vannacci. Forse dovremmo chiederci chi abbia costruito in questi anni le condizioni perché un Vannacci potesse diventare possibile.

E poi ce n’è un’altra che terrei bene a mente.

Quando arriverà il momento di contare davvero, dove finiranno i voti di Vannacci?

Perché potrebbe essere proprio quella risposta a dirci se il generale è nato politicamente contro il centrodestra oppure se alla fine di questa storia avrà finito per allargarne i confini.




Vannacci a Cernobbio: il generale era uno, i giornali ne hanno raccontati almeno sei!

foto startupbusiness

di Fausto Farinelli

C’è una cosa che colpisce più delle parole pronunciate da Roberto Vannacci a Cernobbio: il modo completamente diverso con cui i giornali hanno raccontato la stessa giornata.

A leggere Repubblica sembra che Mario Monti abbia praticamente asfaltato il generale.

Se si passa a Libero, invece, la sensazione è quasi opposta: Vannacci avrebbe sorpreso tutti, raccolto consensi e tenuto testa a un ambiente che, almeno sulla carta, non dovrebbe essere esattamente casa sua.

In mezzo ci sono La Stampa, il Corriere della Sera, Il Giornale, le agenzie. Ognuno con il proprio Vannacci.

Ed è forse questa la parte più interessante della vicenda.

Perché a Villa d’Este i fatti sono stati gli stessi per tutti.

Vannacci è arrivato al Forum di Cernobbio, uno dei luoghi simbolo dell’establishment politico ed economico italiano. Ha parlato di Europa, sovranità, burocrazia, competitività, demografia. Ha detto, in sostanza, che questa Europa non gli piace e che ne vorrebbe un’altra.

Poi è intervenuto Mario Monti.

Ed è lì che la giornata è diventata un piccolo laboratorio di giornalismo.

Repubblica non ha avuto particolari dubbi su quale fosse la notizia: Vannacci non conquista Cernobbio, Monti sì.

Il racconto insiste sulla reazione della platea, sugli applausi, sulle critiche dell’ex presidente del Consiglio e sulle impressioni raccolte tra gli imprenditori. Il generale appare quasi come qualcuno entrato in un ambiente ostile senza riuscire davvero a sedurlo.

La Stampa sceglie una fotografia ancora più efficace: Vannacci è “un alieno a Cernobbio”.

Un’espressione che dice già tutto.

Il militare, l’uomo dei comizi, il politico che costruisce buona parte del proprio consenso contro le élite si ritrova improvvisamente nel salotto delle élite. Il contrasto è perfetto e giornalisticamente funziona.

Anche qui, però, il verdetto è piuttosto chiaro: il vero protagonista della giornata sarebbe stato Monti.

Il Corriere della Sera fa invece una scelta che personalmente trovo più interessante.

Lascia perdere, almeno in parte, la gara su chi abbia applaudito di più e prova a fare una cosa più semplice: controllare quello che Vannacci ha detto.

Prende le sue affermazioni sull’Europa, sull’economia, sul gas russo, sul peso del continente nel mondo e le confronta con i dati.

Il risultato è meno spettacolare di uno scontro tra personaggi, ma probabilmente più utile per il lettore.

Poi c’è Libero. E qui sembra di essere entrati in un altro Forum.

Il Vannacci raccontato da Libero non è affatto l’uomo messo all’angolo da Mario Monti. È uno che sorprende, che raccoglie applausi, che riesce a parlare a una platea teoricamente lontana dal suo mondo.

Un titolo arriva perfino a parlare di un Vannacci che “gabba” Monti.

A questo punto viene spontanea una domanda: erano tutti nella stessa sala? Sì.

Ed è proprio questo il punto. Il giornalismo non mente necessariamente quando racconta due versioni così diverse dello stesso fatto. Molto più spesso sceglie.

Sceglie cosa mettere in apertura. Sceglie quale applauso raccontare. Sceglie quale frase trasformare nel titolo.

Sceglie se Vannacci debba apparire come il politico respinto dall’establishment oppure come quello che proprio nell’establishment riesce finalmente a farsi ascoltare.

Il Giornale tiene invece una linea più politica. Mette uno di fronte all’altro due modelli di Europa: quello di Vannacci, con il suo “ReBorn Europe”, e quello di Monti, che richiama Costituzione, integrazione europea e valori liberali.

È forse il racconto meno interessato a decretare un vincitore e più interessato a rappresentare lo scontro ideologico.

Poi ci sono le agenzie.

ANSA registra il fatto, le polemiche, l’arrivo del generale, il caso Calenda. Reuters va oltre e coglie una questione che, secondo me, merita attenzione.

La vera notizia potrebbe non essere ciò che Vannacci ha detto a Cernobbio. La vera notizia è che Vannacci fosse a Cernobbio.

Perché essere invitato a Villa d’Este significa essere considerato ormai un interlocutore politico vero, piaccia o non piaccia.

Significa che non basta più archiviarlo come fenomeno passeggero, personaggio televisivo o semplice raccoglitore di protesta.

Quando un politico entra in quel salotto, qualcuno ha già deciso che vale la pena ascoltarlo.

E questo vale molto più di un applauso. La vicenda di Cernobbio, quindi, racconta due cose.

La prima è la crescita politica di Vannacci, la seconda riguarda il giornalismo italiano.

Prendete la stessa giornata e affidatela a sei redazioni diverse.

Per Repubblica Vannacci esce sconfitto. Per La Stampa resta l’alieno nel salotto buono.

Per il Corriere è un politico le cui affermazioni devono essere messe alla prova dei numeri.

Per Libero è quello che sorprende tutti.

Per Il Giornale è il protagonista di uno scontro sull’identità dell’Europa.

Per Reuters è ormai un soggetto politico abbastanza importante da essere ammesso nel luogo dove il potere economico ascolta la politica.

Chi ha ragione? Probabilmente nessuno fino in fondo, o forse, in parte, tutti.

Perché i fatti possono essere gli stessi, ma la notizia nasce sempre da ciò che si decide di guardare.

A Cernobbio c’era un solo Roberto Vannacci.

Il giorno dopo, sui giornali, ce n’erano almeno sei.




Festival City&City, domani il dibattito sul presente e futuro di Sassari “Ricomincio da me”

La rassegna al Chiostro di Santa Maria di Betlem si concluderà lunedì 7 settembre con un dibattito aperto tra istituzioni e cittadini. Tra gli ospiti anche il Sindaco Giuseppe Mascia

Il Festival City&City giungerà alla sua conclusione nella giornata di domani, lunedì 7 settembre. La settimana di eventi al Chiostro di Santa Maria di Betlem, a Sassari, costellata da numerose presentazioni letterarie e da spettacoli di musica dal vivo, arriva così al suo atto conclusivo.

La chiosa della rassegna sarà rappresentata dall’appuntamento “Ricomincio da me”, dedicato al presente al futuro di Sassari e del suo territorio. L’iniziativa riprende il tema del primo appuntamento “Dove eravamo rimasti”, svoltosi nel 2021 sempre nel Chiostro di Santa Maria di Betlem. L’incontro sarà dedicato a un dialogo e a un dibattito aperto alla comunità, con l’obiettivo di proseguire un percorso di riflessione condivisa.

Interverranno Monsignor Francesco Soddu (Arcivescovo di Sassari), Giuseppe Mascia (Sindaco di Sassari e Sindaco Metropolitano), Andrea Piana (Pro Rettore Vicario Università di Sassari), GiacomoSpissu (Presidente Fondazione di Sardegna), Pietro Esposito (Segretario Generale Camera di Commercio) e Sergio Salis (Presidente Tavolo Istituzionale Politiche Sociali). A moderare la serata sarà il giornalista Gianni Garrucciu.

Al termine del dibattito è prevista l’esibizione del Gruppo Folk San Nicola.

Tutti gli eventi sono gratuiti e a ingresso libero.

Il Festival City&City è organizzato dall’Associazione Culturale City&City, in collaborazione con la Chiesa di Santa Maria di Betlem, le Librerie Giunti al Punto di Sassari, la Libreria Chiara e Stefy di Bachisio Medde e la Fondazione Maria Carta. La manifestazione è realizzata con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, il sostegno della Fondazione di Sardegna, il contributo del Comune di Sassari, della Camera di Commercio di Sassari attraverso il circuito Salude & Trigu, oltre al supporto dei partner Grimaldi Sardegna, C.A.P.R.I. Scarl, Web Solutions Siti web e Internet marketing, Maggi Sassari e del media partner City&City Magazine.




STEFANO FRESI È CITTADINO ONORARIO DI LUOGOSANTO

IL RICONOSCIMENTO IN COMUNE E POI LA FESTA CON TUTTA LA GALLURA

In piazza Incoronazione il grande varietà tra talk, musica, balli e folclore. Una giornata nel segno delle radici e dell’identità

Stefano Fresi con il sindaco di Luogosanto, Agostino Pirredda

foto, video e videointerviste sono disponibili a questo link

Stefano Fresi è cittadino onorario di Luogosanto. L’attore, romano di nascita ma profondamente legato alle sue origini galluresi, ha ricevuto il riconoscimento sabato 5 settembre, durante un partecipato Consiglio comunale riunito in seduta speciale. Poche ore dopo la celebrazione si è spostata in Piazza Incoronazione, dove “Luogosanto in festa” ha riunito le comunità della Gallura in un grande varietà tra talk, musica, danza, costumi e folclore. Due momenti diversi di una stessa giornata, legati da un filo comune: l’appartenenza a una terra e il valore delle proprie radici. Prima l’atto istituzionale, con cui Luogosanto ha riconosciuto ufficialmente come proprio cittadino uno dei volti più noti del cinema italiano; poi la dimensione pubblica e corale della piazza, con Fresi ospite d’onore di una festa che ha portato a Luogosanto l’intera Gallura. 

“Sono ufficialmente cittadino di Luogosanto e questa consapevolezza mi emoziona molto – ha dichiarato il neocittadino Stefano Fresi durante la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria-.  Non è più un’idea, un racconto, è la realtà.  Luogosanto per me è sempre stato ‘casa’, quel posto dove vuoi tornare quando sei altrove. È l’Itaca di Ulisse, il luogo dove sai che trovi il calore d’inverno, il fresco d’estate, il cibo preferito, il clima ideale, le persone migliori che vuoi avere intorno a te le trovi lì a casa. E a me è sempre successo qui a Luogosanto”.

Il Consiglio comunale, convocato con un unico punto all’ordine del giorno, ha formalizzato un’appartenenza che per Fresi ha radici molto più lontane. Il padre era originario di Luogosanto, qui vivevano i nonni e qui l’attore ha trascorso lunghi periodi della propria infanzia. Un rapporto mai interrotto, rimasto presente anche durante l’ascesa professionale e i tanti riconoscimenti conquistati nel cinema. 

“Ho visto la gioia enorme che mi ha sempre dato questo luogo – ha dichiarato Stefano Fresi, nell’aula del Consiglio comunale -. Ho messo al mondo un figlio e ho detto: perché non fare in modo che mio figlio abbia la stessa gioia che ho avuto io? Con mio cugino abbiamo pensato alla terra di nonno, abbandonata, e abbiamo deciso di lavorarla. Lui è un agronomo specializzato e quindi abbiamo rimesso in piedi la vigna di nonno. Stamattina – ha raccontato Fresi – ho fatto gli innesti e in primavera vedremo germogliare la parte nuova della vigna. Siamo partiti con un’avventura che è un atto d’amore per raccontare un luogo. Facciamo un vino che è tipicamente gallurese: era il vino di nonno. Questa nuova avventura mi porterà a venire in Sardegna molto più spesso perché tra controllo del trattore che non funziona, fare gli innesti e comprare le barbatelle, verrò almeno venti volte l’anno. E ora, quando verrò, lo farò da cittadino di Luogosanto”.  L’attore romano di nascita e dal 5 settembre 2026 luogosantese, ha salutato i presenti parlando in perfetto gallurese, lingua che studia da anni e che parla abitualmente quando torna in Sardegna.

Il senso della famiglia e l’appartenenza a questa terra, indicati da Fresi come l’eredità più profonda delle sue origini, sono anche le ragioni alla base della cittadinanza onoraria. Per il sindaco di Luogosanto, Agostino Pirredda, il conferimento ha dato forma ufficiale a un legame che la comunità sentiva già come proprio: quello con un personaggio che, nonostante la notorietà e il successo raggiunti, non ha mai dimenticato da dove viene e ha continuato, anzi, a farne motivo di orgoglio. 

“Stefano, da queste porte, non entra come uno sconosciuto. Stefano ritorna a casa – ha detto il sindaco durante il Consiglio comunale –. Oggi non gli abbiamo attribuito un’appartenenza che prima non esisteva. Abbiamo semplicemente riconosciuto formalmente un sentimento che Stefano ha sempre provato e che anche Luogosanto sentiva già da tempo. Ci conosciamo da quando eravamo ragazzi e le nostre famiglie sono sempre state legate, ma oggi gli parlo come sindaco della comunità che ho l’onore di rappresentare. Lo ringraziamo per aver custodito le sue radici, per averle raccontate con orgoglio e per non aver mai smesso di considerare Luogosanto parte della sua storia e della sua vita. Oggi gli consegniamo formalmente la nostra cittadinanza, ma per noi luogosantese lo era già”. 

Pirredda ha legato il significato del conferimento anche al momento particolare in cui avviene. La cittadinanza onoraria arriva infatti nei giorni della Festa Manna di Gaddura, quando Luogosanto si prepara ad accogliere la Gallura, i pellegrini e i visitatori e, quest’anno, a vivere l’apertura settennale della Porta Santa. “Trovo bello pensare che proprio in questo contesto – ha commentato Agostino Pirredda – Luogosanto abbia aperto anche le proprie porte istituzionali per accogliere un nuovo cittadino onorario”. 

DALL’AULA CONSILIARE ALLA PIAZZA, LA GALLURA SI RITROVA A LUOGOSANTO

Conclusa la cerimonia istituzionale, il riconoscimento ha assunto la sua dimensione più popolare. Piazza Incoronazione è diventata il grande palcoscenico a cielo aperto di “Luogosanto in festa – Tradizioni, identità e spettacolo nel cuore della Gallura”, con Stefano Fresi ospite d’onore. Una piazza, tanti linguaggi e le comunità galluresi riunite intorno allo stesso spettacolo. La formula scelta è stata quella del varietà, sempre più rara anche nelle manifestazioni all’aperto: il talk si è alternato alla musica, il racconto alla danza, l’intrattenimento ai costumi e alle espressioni della tradizione popolare.  L’idea dello spettacolo porta la firma di Giuliano Marongiu, protagonista delle piazze della Sardegna e cultore della cultura e delle tradizioni dell’Isola, che ha guidato la serata facendo da filo conduttore tra i diversi momenti del varietà, affiancato dal corpo di ballo Incantos, protagonista dei momenti coreografici del varietà. Fresi è tornato protagonista sul palco, questa volta davanti alla piazza, raccontandosi come uomo e attore e condividendo con il pubblico il significato di una giornata che poche ore prima lo aveva reso ufficialmente cittadino di Luogosanto. A dare alla serata una dimensione gallurese sono state anche 17 coppie in abito tradizionale, espressione delle diverse comunità del territorio, riunite per rendere omaggio a Luogosanto e alla sua festa religiosa. Colori, costumi e identità differenti hanno composto in Piazza Incoronazione quel mosaico della Gallura sul quale era stata costruita l’intera manifestazione. Il coordinamento artistico è stato affidato ad Alessandro Secchi, che ha raccordato gruppi, artisti e rappresentanze tradizionali e scandito i diversi momenti del varietà. Sul palco si sono alternati il Gruppo Folk Civitas Mariana di Luogosanto e il Gruppo Folk Olbiese, Roberto Tangianu, Peppino Bande, Lucia Budroni, Andrea Zara e Cecilia Concas. Spazio anche alla danza classica con i giovani allievi della Scuola Civitas Mariana. 

Una festa costruita per mettere insieme linguaggi e generazioni e che ha trasformato la celebrazione di un nuovo cittadino onorario in un momento condiviso dal territorio: Luogosanto ha festeggiato Stefano Fresi chiamando intorno a sé la Gallura, la stessa terra che l’attore non ha mai smesso di indicare come propria.

VERSO LA FESTA MANNA E L’APERTURA DELLA PORTA SANTA: TRA RELIGIONE, CULTURA E ARTE

La giornata del 5 settembre ha aperto così gli appuntamenti della 798ª Festa Manna di Gaddura, in un’edizione particolarmente significativa che condurrà, il 7 settembre, all’apertura della Porta Santa del Santuario di Nostra Signora di Luogosanto, rito che si rinnova ogni sette anni, e l’8 settembre alle celebrazioni della Festa Manna, organizzate quest’anno dal Comitato Fidali 1982, presieduto da Alice Mannoni, con il coordinamento artistico di Alessandro Secchi. Ad accompagnare le giornate della festa, dal 5 all’8 settembre, sarà anche l’arte. Nella suggestiva cornice di Palazzo Dasara, la Pro Loco Luogosanto presenta “Siamo Canne al Vento” di Vanni Rocca, la prima trasposizione pittorica del romanzo di Grazia Deledda: un ciclo di nove tele dedicato all’unica donna italiana Premio Nobel per la Letteratura, nel quale le parole della scrittrice diventano luce, ombra e oro per raccontare l’anima della Sardegna. 

L’8 settembre sarà, invece, la grande giornata della Festa Manna. Le celebrazioni prenderanno il via con la Santa Messa nella Basilica di Nostra Signora di Luogosanto, officiata dal vescovo della diocesi di Ozieri, Corrado Melis, e proseguiranno con la tradizionale consegna dei vessilli di Nostra Signora di Locusantu e San Simplicio, il corteo dei cavalieri, dei gruppi folk e delle bande musicali e, alle 10.30, la grande processione di Nostra Signora di Luogosanto. Nel pomeriggio spazio ancora alle celebrazioni religiose e alle espressioni della tradizione, prima del concerto di Ermal Meta, in programma alle 22 in Piazza Incoronazione.




“Voci D’Europa” canta la pace con le parole di Hemingway: “Smettete di combattere”

Da Ruda a Trieste passando per la Sardegna le mille voci di un festival che unisce popoli e culture

PORTO TORRES. “Perché non smettono di combattere?! Perché non smettono di combattere?!”. Le parole di Ernest Hemingway tuonano come fulmini a ciel sereno tra le navate della Basilica di San Gavino a Porto Torres, impattando contro il pubblico di “Voci D’Europa” come cannonate a salve. È un invito alla pace esternato dal Coro Polifonico di Ruda, la prestigiosa formazione maschilediretta da Fabiana Noro, che chiude la serata turritana del festival con un brano di forte suggestione. Un’opera di Giovanni Sollima tratta dai “Canti Rocciosi”, che reinterpreta il testo di “Addio alle Armi” con voci gridate che pesano come macigni, per rivolgere un invito al silenzio delle armi in un momento forse mai più attuale di questo: “La guerra non si vince con la vittoria, una delle due parti deve smettere di combattere”.

Il saluto finale dell’ensemble friulano è stato un omaggio alla Sardegna, con la versione per violoncello e coro di “No potho reposare” riarrangiata dal maestro Valter Sibilotti, in cui una veste originale è riuscita a emozionare il pubblico senza tradire il modello classico.

Petra Grassi dirige Vikra. In alto il coro di Ruda

Altra grande sorpresa della serata è stata l’esibizione del Coro sloveno Vikra diretto da Petra Grassi, un vero fuoriclasse tra le formazioni polifoniche, che ha stupito gli ascoltatori con le sue modulazioni sorprendenti, posizionando i membri del gruppo in modi inconsueti all’interno dell’edificio religioso, talvolta in formazione classica, talvolta a corona tra le colonne, quasi a rivolgere un abbraccio simbolico agli spettatori, nell’intento di sfruttare nel modo più sublime l’acustica della struttura. Il repertorio ha spaziato dal Rinascimento al Romanticismo senza trascurare il contemporaneo, stimolando il pubblico con nuovi linguaggi musicali dal fascino sperimentale.

Vikra opera sotto l’egida della Glasbena Matica, ente di formazione musicale e di promozione culturale della minoranza slovena in Italia, che incarna una profonda riconciliazione tra le comunità che la storia aveva diviso, trasformando un confine segnato da antiche ferite in un crocevia di armonie e rispetto reciproco.

Il Coro de Iddanoa Monteleone sul sagrato di San Gavino

La serata ha preso il via sul sagrato della basilica con un’anteprima all’aperto a cura del Coro Boghes Noas di Ossi e del Coro de Iddanoa Monteleone, in omaggio alle radici e al patrimonio identitario della Sardegna. Quindi è stata la formazione padrona di casa, il Coro Polifonico Turritano diretto da Laura Lambroni,

ad impreziosire di armonie un’eccellenza del Romanico come la chiesa di San Gavino, per poi lasciare spazio agli artisti ospiti.

Sabato 5 settembre il festival si trasferisce nel borgo di Monteleone Rocca Doria con il Coro de Iddanoa Monteleone, il Coro Lorenzo Perosi di Dorgali, e all’interno della chiesa di Sant’Antonio il Coro Hic et Nunc di Cagliari, Vikra e il Coro Polifonico di Ruda. Domenica 6 settembre appuntamenti al mattino all’abbazia di San Pietro di Sorres a Borutta e nel pomeriggio alla Tenuta Li Lioni di Porto Torres.

“Voci D’Europa” è organizzato dal “Coro Polifonico Turritano”, è inserito nel circuito Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari ed è sostenuto dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna, dai comuni di Porto Torres, Borutta, Santa Maria Coghinas e Monteleone Rocca Doria.

Il coro di Ruda canta “No potho reposare”



 Voci d’Europa, domenica in musica tra Borutta e Porto Torres

Dalla messa cantata a San Pietro di Sorres al Terzo tempo a Li Lioni, saranno protagonisti il coro sloveno Vikra, Santa Cecilia di Sassari, Hic et Nunc di Cagliari, Santu Mauru di Sorgono, Rise and Shine Singers Club Gospel Choir di Cagliari, San Teodoro di Paulilatino, Intragnas di Porto Torres e Coro Polifonico Turritano

PORTO TORRES / BORUTTA. Domenica 6 settembre il festival “Voci D’Europa” 2026 si prepara a un’intensa giornata di fede, musica corale e convivialità fra Borutta e Porto Torres. Alle 11 nella chiesa di San Pietro di Sorres, il Coro sloveno Vikra si esibirà accompagnando la Messa cantata, un momento di profonda spiritualità e raccoglimento che alle 12 lascerà spazio al concerto polifonico in cui, oltre a Vikra, saranno impegnate l’associazione Santa Cecilia APS di Sassari e del Coro Hic et Nunc di Cagliari.

Vikra di Trieste. Sopra Hic et Nunc di Cagliari.

Nel tardo pomeriggio la manifestazione si trasferisce alla Tenuta Li Lioni di Porto Torres, dove ogni anno lo spirito autentico del festival fonde l’espressività corale con la socialità, la cultura dell’ospitalità e la tradizione enogastronomica sarda. A partire dalle 18, la serata procederà nel festoso “Terzo Tempo”, con la partecipazione del Coro Santu Mauru di Sorgono, del Rise and Shine Singers Club Gospel Choir di Cagliari, Intragnas di Porto Torres e Coro Polifonico Turritano.

L’appuntamento a Li Lioni è un omaggio alla condivisione, nella serata più informale in cui si riducono le distanze tra palco e platea, e in cui la convivialità e i sapori dell’isola diventano uno strumento di dialogo universale e un veicolo di accoglienza. I coristi daranno vita a momenti irripetibili, nei quali l’energia del gospel riesce a mescolarsi alle tradizioni sarde e alle polifonie classiche, dando prova che la musica non è solo performance ma anche un elemento di unione e di scambio culturale.

Il festival è organizzato dal Coro Polifonico Turritano, inserito nel circuito Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari e sostenuto dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna, dai comuni di Porto Torres, Borutta, Santa Maria Coghinas e Monteleone Rocca Doria.

Polifonica Santa Cecilia di Sassari



Concessioni balneari, stop alle proroghe: il Consiglio di Stato fissa la linea al 2027. Il caso Alghero.

redazionale

Nessuna nuova proroga, nessun diritto acquisito a restare sulla spiaggia. Con la sentenza n. 6539 del 18 agosto 2026, il Consiglio di Stato chiude — almeno sulla carta — una delle vicende amministrative più lunghe della storia recente italiana: quella delle concessioni demaniali marittime. I giudici di Palazzo Spada stabiliscono che le gare pubbliche per la riassegnazione degli stabilimenti dovranno essere bandite e concluse entro il 30 settembre 2027, in linea con i principi di concorrenza richiesti dall’Unione europea. Non si tratta di un’ennesima proroga concessa ai gestori uscenti, chiariscono i giudici, ma del termine ultimo entro cui completare le procedure competitive.

Sedici anni di rinvii

La partita si trascina dal 2009, quando l’Italia abolì il “diritto di insistenza”, il privilegio che garantiva al concessionario uscente la preferenza nel rinnovo. Una scelta imposta dalla direttiva Bolkestein e dai principi europei di trasparenza e concorrenza. Da allora, però, governi di ogni colore politico hanno preferito la strada delle proroghe successive, alimentando uno stallo che ha portato l’Italia sotto la lente sia di Bruxelles sia della magistratura amministrativa. Il Consiglio di Stato ribadisce ora che quella stagione è finita: le concessioni potranno restare efficaci al massimo fino al 30 settembre 2027, con un’eventuale estensione al 31 marzo 2028 solo in casi eccezionali e motivati.

Gare obbligatorie, non più una scelta politica

La sentenza fissa anche una tempistica precisa. I Comuni dovranno pubblicare i bandi con almeno sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza delle concessioni e, in fase di prima applicazione, dovranno comunque attivarsi entro il 30 giugno 2027. Se un ente locale restasse inerte, gli interessati potranno rivolgersi al giudice amministrativo, che potrà arrivare a nominare un commissario ad acta in sostituzione dell’amministrazione inadempiente. Il messaggio dei giudici è netto: le gare non sono più una facoltà politica, ma un obbligo giuridico.

Fine dei privilegi, indennizzi ridimensionati

Il Consiglio di Stato esclude che la gestione pluriennale di uno stabilimento possa trasformarsi in un diritto permanente sul bene pubblico. Chi ha investito potrà vedere valorizzata la propria esperienza nell’ambito della gara, ma dovrà comunque confrontarsi con altri operatori. Ridimensionato anche il capitolo indennizzi: non esiste alcun diritto automatico a riceverli, e saranno riconosciuti solo a fronte di investimenti dimostrabili e non ancora ammortizzati. Richiamando l’articolo 49 del Codice della navigazione, i giudici confermano inoltre che le opere non amovibili realizzate sul demanio passeranno allo Stato senza indennizzo, salvo diversi accordi.

Una riforma che riguarda oltre 12mila concessioni in tutta Italia, a fronte di introiti pubblici — circa 100 milioni di euro l’anno — considerati da anni sproporzionati rispetto al valore economico generato dalle attività balneari.


Ad Alghero il problema si chiama PUL

Se a livello nazionale la sentenza del Consiglio di Stato mette fine alle ambiguità, ad Alghero apre semmai un problema di tempistica. La città, infatti, non dispone ancora di un Piano di Utilizzo dei Litorali (PUL) — lo strumento che, insieme al Piano Regolatore Portuale, dovrebbe disciplinare l’assetto della costa e costituire la base tecnica su cui impostare le future gare per gli stabilimenti balneari.

La questione è di stretta attualità: la bozza del nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC), presentata nelle scorse settimane dalla giunta guidata dal sindaco Raimondo Cacciotto, non comprende tra gli elaborati né il PUL né il Piano del Porto. Un’assenza contestata duramente dall’opposizione dei Riformatori Sardi, che parla di “grave dimenticanza” rispetto a impegni assunti più volte dall’amministrazione — anche nel programma elettorale della coalizione — e ricorda che gli operatori balneari attendono da tempo risposte concrete, non ulteriori annunci. La maggioranza replica che PUL e Piano del Porto sono strumenti settoriali autonomi, non propedeutici all’adozione del PUC, ma comunque destinati a restare coerenti con la pianificazione generale.

Nel frattempo, la Regione ha varato a febbraio 2026 nuove linee guida per la redazione dei PUL comunali e, con la delibera sulla stagione balneare di aprile 2026, ha consentito ai Comuni privi del piano — Alghero compresa — di rilasciare le concessioni stagionali “nelle more dell’approvazione”, nel rispetto dei parametri vigenti. Una soluzione-ponte che però non potrà reggere a lungo, ora che il Consiglio di Stato ha messo un termine perentorio alla vicenda.

Fatti i conti, per Alghero l’orologio corre già: se le concessioni restano efficaci fino al 30 settembre 2027, il bando dovrebbe essere pubblicato con almeno sei mesi di anticipo — quindi entro fine marzo 2027 — e comunque, per gli enti alla prima applicazione, l’attivazione delle procedure non potrà slittare oltre il 30 giugno 2027. Significa che il Comune ha, di fatto, pochi mesi per dotarsi di un PUL che sia solido dal punto di vista tecnico e giuridico e che consenta di bandire gare legittime, evitando ricorsi e contenziosi che finirebbero per allungare ulteriormente i tempi. In caso di inerzia, la sentenza lascia aperta un’ipotesi tutt’altro che teorica anche per una realtà come Alghero: quella di un commissario ad acta chiamato a fare ciò che l’amministrazione non ha fatto in tempo.

Per gli operatori del litorale algherese — già alle prese, in questi giorni, con lo smontaggio degli stabilimenti in vista del 31 ottobre — la sentenza del Consiglio di Stato toglie ogni margine di ambiguità sul destino delle concessioni. Resta da capire se, e quando, la città si doterà degli strumenti di pianificazione necessari per governare il passaggio, invece di subirlo.




Santa Maria Coghinas, il Coro Polifonico Turritano porta le “Voci d’Europa” alla Madonna delle Grazie

Il festival internazionale ha preso il via ieri (3 settembre) sul traghetto per l’Asinara per proseguire nella chiesa storica di Santa Maria Coghinas. Oggi l’appuntamento è a San Gavino di Porto Torres e domani a Monteleone Rocca Doria

SANTA MARIA COGHINAS. Un concerto fra le onde del suggestivo tragitto che da Porto Torres conduce all’Asinara: il Coro Polifonico Turritano ha inaugurato così la 43° edizione del festival internazionale di musiche polifoniche “Voci d’Europa”, tra gli sguardi curiosi e compiaciuti dei turisti diretti a visitare l’isola dell’ex supercarcere, oggi parco nazionale.

Concerto sul traghetto per l’Asinara

Ma la prima tappa ufficiale tra i monumenti storici è stata la chiesa della Madonna delle Grazie a Santa Maria Coghinas, un luogo dal fascino romanico e gotico al contempo, con una pregevole acustica che ha permesso al coro diretto da Laura Lambroni di spaziare tra i brani di Lauridsen, Arcadelt e Roclawska, per proseguire con i motivi della tradizione popolare sarda e concludersi con una applauditissima versione di “Non potho reposare”.

A fine concerto, la presidente del Coro Polifonico Turritano, Maria Maddalena Simile, ha consegnato all’Amministrazione comunale una targa di partecipazione al festival, ritirata dal vicesindaco Marco Demontis.

«Quella di Santa Maria Coghinas è una tappa molto importante perché ci ospita da tanti anni, e quindi è stato bello poter iniziare in una chiesa romanica, quasi a simboleggiare una vicinanza con la chiesa di San Gavino che è regina a Porto Torres, il nostro paese di origine – ha affermato il maestro Laura Lambroni –. Abbiamo portato un repertorio che spazia tra le epoche e nella provenienza degli autori, e in questo modo abbiamo voluto portare una forma di internazionalità nella tappa iniziale del festival».

Oggi (4 settembre) l’appuntamento è nella chiesa di San Gavino a Porto Torres, dalle 19.30 con il Coro Boghes Noas di Ossi e del Coro de Iddanoa Monteleone, il coro sloveno Vikra di Trieste e il Coro Polifonico di Ruda.

Sabato 5 settembre il festival si trasferisce nel borgo di Monteleone Rocca Doria con il Coro de Iddanoa Monteleone, il Coro Lorenzo Perosi di Dorgali, e all’interno della chiesa di Sant’Antonio il Coro Hic et Nunc di Cagliari, Vikra e il Coro Polifonico di Ruda. Domenica 6 settembre appuntamenti al mattino all’abbazia di San Pietro di Sorres a Borutta e nel pomeriggio alla Tenuta Li Lioni di Porto Torres.

Il festival è organizzato dal Coro Polifonico Turritano sotto la direzione artistica di Laura Lambroni, è inserito nel circuito Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari ed è sostenuto dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna, dai comuni di Porto Torres, Borutta, Santa Maria Coghinas e Monteleone Rocca Doria.

Concerto a Santa Maria Coghinas, chiesa della Madonna delle Grazie



“Sport e Periferie 2026”, il Comune di Alghero non ha partecipato: bufera del centrodestra

Persa l’occasione di un milione di euro per gli impianti sportivi cittadini. L’opposizione: «Basta con la propaganda, servono spiegazioni pubbliche»

Il Comune di Alghero non ha presentato alcuna candidatura al bando nazionale “Sport e Periferie 2026”, rinunciando così alla possibilità di accedere a un finanziamento fino a un milione di euro destinato alla riqualificazione degli impianti sportivi cittadini. La notizia arriva dai consiglieri comunali di centrodestra Michele Pais (Lega), Marco Tedde (Forza Italia), Lelle Salvatore (UDC), Alessandro Cocco (Fratelli d’Italia), Massimiliano Fadda (Prima Alghero) e Giovanna Caria (Riformatori), che hanno reso pubblica la vicenda dopo aver ottenuto accesso agli atti comunali.

La richiesta di accesso agli atti

A far emergere la mancata partecipazione è stata un’istanza presentata dal consigliere Pais, con cui si chiedeva di conoscere gli atti relativi alla partecipazione dell’Amministrazione al bando del Dipartimento per lo Sport. Nella risposta ufficiale, il responsabile del Servizio Programmazione e Sviluppo Strategico del Comune ha confermato per iscritto che nessuna candidatura è stata presentata.

Per l’opposizione la situazione è ancora più grave di un progetto respinto o non finanziato: Alghero, semplicemente, non ha partecipato al bando.

Le critiche dell’opposizione

I consiglieri firmatari parlano di «una scelta incomprensibile», soprattutto alla luce delle condizioni di diversi impianti sportivi cittadini. Tra gli esempi citati, il campo Mariotti, che secondo l’opposizione necessiterebbe di un intervento strutturale e non di ulteriori interventi parziali.

Il comunicato allarga poi il ragionamento al metodo di gestione delle risorse comunali, denunciando un ricorso sistematico all’avanzo di amministrazione a fronte di una scarsa capacità di intercettare finanziamenti esterni, statali o regionali. Secondo i firmatari, questo approccio consuma nel tempo il patrimonio accumulato dalla comunità, mantenendo al contempo una pressione fiscale elevata sui cittadini algheresi.

La richiesta di chiarimenti

Il centrodestra chiede ora all’Amministrazione di spiegare pubblicamente le ragioni della mancata partecipazione al bando, perché non sia stato predisposto alcun progetto da candidare e quali siano, allo stato attuale, i progetti cantierabili per gli impianti sportivi cittadini.

Comunicato stampa a firma di Michele Pais (Lega), Marco Tedde (Forza Italia), Lelle Salvatore (UDC), Alessandro Cocco (Fratelli d’Italia), Massimiliano Fadda (Prima Alghero), Giovanna Caria (Riformatori).