Cronaca di un Consiglio: Alghero tra Emergenze Urbane, Tensioni Burocratiche e lo Stallo Finale

L’Editoriale: Lo Stato della Città al 30 Giugno

La seduta del Consiglio Comunale del 30 giugno 2026 si è aperta sotto l’ombra di un paradosso istituzionale: l’assemblea si è riunita tra le mura di Villa Maria Pia, un luogo che il consigliere Cocco ha denunciato come “occupato senza titolo” nei giorni immediatamente precedenti alla delibera di concessione del 12 giugno. Questo velo di presunta irregolarità ha dato il tono a una seduta iniziata con 23 presenti, ma destinata a naufragare nel disinteresse. Come un analista attento non può ignorare, l’aula ha oscillato tra l’ordinaria amministrazione di una città turistica e una cronica incapacità di gestire la propria macchina burocratica. Le segnalazioni iniziali sono state il termometro di un malessere profondo, dove il decoro e la legalità non sono stati solo temi di dibattito, ma capi d’accusa contro una gestione che sembra arrancare dietro le proprie stesse scadenze.


Decoro e Sicurezza Urbana: Il Paradosso dei Monopattini e l’Inerzia sui Rifiuti

Per una città che punta sull’accoglienza internazionale, la sicurezza e l’igiene sono i primi biglietti da visita. Eppure, la discussione ha messo a nudo una realtà fatta di sanzioni e ritardi infrastrutturali che minano la competitività del territorio.

Dagli interventi dei consiglieri Pais, Caria e Cocco, emergono criticità sistemiche analizzate nei seguenti punti:

  • Il Paradosso del Casco e della Mobilità: Il servizio di noleggio monopattini è finito sotto accusa perché privo di caschetti, esponendo i turisti a sanzioni inevitabili. Il Sindaco ha risposto con una difesa che sa di resa: i caschi sono stati forniti ma decimati dai vandali. I dati 2026 parlano chiaro: 38 sanzioni elevate, spesso per guida in coppia o mancanza di protezione. La soluzione prospettata — la sostituzione dei monopattini con le biciclette — appare più come un ritiro strategico che come una risoluzione del problema sicurezza.
  • Igiene Urbana e il Fallimento dei Sei Mesi: Nonostante l’avvio del nuovo appalto, la città sconta l’incapacità del gestore di raggiungere il pieno regime entro il termine contrattuale di sei mesi. Il simbolo di questa stasi sono i “cestini intelligenti” PNRR: mentre i B&B soffrono per la mancanza di mastelli (alimentando l’abbandono di rifiuti non conformi), le isole ecologiche smart restano ferme a Galboneddu per “criticità tecniche”.
  • Blackout e Infrastrutture Energetiche: Il centro storico continua a subire interruzioni elettriche nei weekend di picco. Sebbene il Sindaco citi un piano Enel da 12 milioni di euro per una nuova cabina primaria, l’incapacità di individuare spazi idonei nel cuore della città suggerisce un conflitto irrisolto tra tutela del suolo e necessità di potenziamento tecnologico.

Analisi “So What?” Dalle strade del centro ai registri dei servizi sociali, il filo conduttore è lo scollamento tra programmazione e realtà. La scelta di “tornare alla bicicletta” e l’accumulo di hardware tecnologico (cestini smart) mai attivato rivelano un’amministrazione che acquista innovazione ma non possiede la competenza burocratica per metterla a terra, declassando l’offerta turistica di Alghero rispetto ai competitor mediterranei.


Politiche Sociali: Il Fondo Affitti tra Successo Finanziario e Omissioni Tecniche

In un mercato immobiliare teso dai canoni turistici, i sussidi alla locazione sono la barriera che impedisce l’espulsione delle fasce deboli. Il caso sollevato dal consigliere Cocco riguardo alla mancata applicazione dell’incremento ISE del 25% per disabili e anziani evidenzia una gestione che privilegia la semplificazione amministrativa rispetto alla tutela sartoriale dei vulnerabili.

Anno Domande Pervenute Domande Accolte Fondi RAS Stanziati (€) Contributo Medio (€)
2021 500 482 879.537,79 1.824,77
2022 643 575 1.194.203,96 2.076,88
2023 740 646 528.000,00 817,96
2024 665 645 1.152.733,00 1.787,18
2025 739 707 2.055.658,89 2.900,38

L’Analisi Tecnica: L’assessora Salaris ha ammesso che l’omissione dell’incremento ISE è stata una scelta dettata dalla “complessità dell’istruttoria”. Sebbene il fondo record di oltre 2 milioni di euro abbia permesso di coprire il 100% del fabbisogno quest’anno, l’analista deve notare come questa “semplificazione” abbia rischiato di escludere nuclei familiari situati appena sopra la soglia minima, corretta solo ex-post dopo la pressione dell’opposizione.


La Macchina Amministrativa: Errori Matematici e Tensioni Sindacali

Il cuore del malessere algherese risiede nella gestione del personale e nella trasparenza. Due fronti caldi testimoniano una “approssimazione” che sfocia nel grottesco.

  1. Progressioni Verticali: Il concorso interno è stato sospeso per errori tecnici imbarazzanti. La Segretaria Generale ha ammesso che “la matematica non è un’opinione”: la sommatoria dei punteggi per i titoli (master, lauree, corsi) superava il tetto massimo di 20 punti previsto dal regolamento, creando una sproporzione valutativa insostenibile. A ciò si aggiunge una frizione sindacale evidente: all’incontro decisivo del 18 giugno erano presenti solo 5 componenti RSU su 12, un segnale di sfiducia che l’amministrazione non può ignorare.
  2. Accesso agli Atti: Mentre il Sindaco rivendica un tempo medio di risposta di 5,63 giorni nel 2026 (un miglioramento del 65%), la polemica politica resta accesa. Il Sindaco ha tentato di minimizzare i ritardi attuali citando il proprio “calvario” durante la precedente amministrazione, quando attese “5 anni più 2” per una risposta.

Innovazione nel PAO 2026: Nel tentativo di arginare l’inerzia, l’amministrazione ha inserito il “rispetto dei tempi di riscontro alle istanze dei consiglieri” come obiettivo trasversale. Il mancato raggiungimento peserà direttamente sulla retribuzione di risultato dei dirigenti, istituzionalizzando la sanzione per il ritardo burocratico.


Risorsa Idrica e Sovranità Alimentare

L’allarme lanciato dalle associazioni di categoria sulla diga del Cuga ha evidenziato un preoccupante “information gap” nell’ufficio del Sindaco, il quale ha inizialmente ammesso di non aver visto le segnalazioni, per poi rassicurare l’aula: “nessun agricoltore rimarrà senza acqua”.

Sul fronte della tutela del prodotto, il Consiglio ha trasformato una risoluzione unanime in un atto deliberativo formale (punto 62) su pressione delle lobby agricole. L’obiettivo è spingere l’UE a escludere i prodotti agricoli dall’Art. 60 del Codice Doganale, sostituendo il criterio dell’ultima trasformazione con l’obbligo di indicazione dell’origine geografica, a difesa della trasparenza per i consumatori sardi.


L’Epilogo: Il Crollo Tecnico e Politico

La seduta è deflagrata sul punto 63, relativo alla concessione Medea per la rete del gas. Il consigliere Peru, in veste di whistleblower tecnico, ha smascherato un atto amministrativo ai limiti dell’illegittimità: la delibera conteneva errori materiali fatali nei mappali catastali (confusione tra i mappali 957, 1497, 1500 e 1501), arrivando al paradosso di concedere una servitù su un mappale (1500) che l’atto stesso dichiarava accorpato e trasformato in un altro (1501).

Il momento di massima tensione si è toccato quando la Segretaria Generale ha tentato di spingere per una votazione “sulla fiducia”, scatenando la rivolta del consigliere Pais e la successiva sospensione. Al rientro, l’emorragia di consiglieri è stata totale: dai 23 iniziali si è passati a 9, per poi chiudere con soli 4 presenti al secondo appello.

Analisi Finale La caduta del numero legale non è stata un incidente di percorso, ma l’esito naturale di una “administrative sloppiness” (trascuratezza amministrativa) che ha logorato la pazienza dell’aula. Una maggioranza che non garantisce i numeri su una delibera viziata da errori catastali elementari dimostra una fragilità politica preoccupante. Per Alghero, la sfida non è solo politica, ma di rigore tecnico: senza una burocrazia capace di distinguere tra un mappale e l’altro, ogni ambizione di sviluppo resterà sepolta sotto le macerie dello stallo amministrativo.




No alla cultura del rifiuto verso il turismo: ad Alghero si alimenta un clima pericoloso e irresponsabile

Guardo con forte preoccupazione ai volantini comparsi ad Alghero che annunciano un corteo accompagnato dallo slogan “Tourists Get Out”, un messaggio già di per sé grave, ma reso ancora più inquietante dai contenuti che lo accompagnano.

Nel manifesto si mette infatti sullo stesso piano il turismo di massa, la gentrificazione, la mafia e addirittura il cosiddetto “turismo sionista”, in una miscela ideologica tanto confusa quanto pericolosa che finisce per attribuire al turismo una responsabilità indistinta per fenomeni sociali, economici e perfino criminali tra loro profondamente diversi.

Da Responsabile regionale del Dipartimento Turismo di Fratelli d’Italia Sardegna ritengo questa impostazione profondamente sbagliata.

Si può discutere, ed è giusto farlo, di come governare i flussi turistici, di sostenibilità urbana, di accesso alla casa, di tutela delle comunità residenti e di modelli di sviluppo più equilibrati. Ma qui non siamo davanti a una riflessione seria sul futuro del turismo.

Qui siamo davanti a una narrazione ideologica che individua nel turismo il capro espiatorio di ogni problema contemporaneo, arrivando persino ad accostarlo a fenomeni gravissimi come la criminalità organizzata o a questioni geopolitiche internazionali, in un cortocircuito culturale che ha un unico effetto: alimentare ostilità verso chi visita i nostri territori e verso chi dal turismo trae lavoro, reddito e opportunità.

È un messaggio irresponsabile soprattutto in una regione come la Sardegna, dove il turismo rappresenta uno dei principali motori economici e garantisce occupazione diretta e indiretta a migliaia di famiglie.

Ancora più grave è constatare come in questi anni si sia progressivamente diffuso, anche in alcuni ambienti politici e amministrativi, un atteggiamento di crescente ostilità verso il turismo, verso l’accoglienza, verso chi investe nel settore ricettivo e verso un comparto che invece andrebbe governato con intelligenza e non demonizzato per convenienza ideologica.

La Sardegna ha bisogno di regole, programmazione e qualità dell’offerta. Non di campagne di odio contro i turisti.

E allora la domanda finale credo debba essere rivolta soprattutto a quegli amministratori pubblici che condividono, legittimano o alimentano questo clima culturale: se davvero considerate il turismo un problema al punto da accostarlo alla mafia, alla speculazione e persino a conflitti ideologici internazionali, siete pronti a dire con altrettanta chiarezza ai cittadini sardi — a chi lavora negli hotel, nei ristoranti, nei trasporti, nelle case vacanza, nel commercio e nei servizi — quale alternativa economica concreta proponete per sostituire uno dei pochi settori che oggi garantisce benessere e futuro alla nostra isola?

Marco Di Gangi

Responsabile Regionale Dipartimento Turismo Sardegna
Fratelli d’Italia




Base Popolare, la sfida che nasce nei territori e punta a cambiare la Sardegna

In una fase in cui la politica sembra sempre più lontana dalla vita reale, in Sardegna prende forma un progetto che prova a invertire la rotta. Base Popolare si presenta come un contenitore civico e politico che rimette al centro i Comuni, lo studio dei problemi e una classe dirigente costruita dal basso.

L’idea di fondo è semplice ma ambiziosa: ricucire il rapporto tra cittadini e istituzioni partendo dai territori, superando personalismi, centralismi e vecchie logiche di potere che per anni hanno frenato l’isola.

Il vuoto della rappresentanza e la risposta che arriva dal basso

Nel clima di disillusione che attraversa la politica italiana, cresce la sensazione che le istituzioni parlino sempre meno il linguaggio delle persone comuni. I social amplificano slogan e contrapposizioni, ma intanto restano aperte le questioni più concrete: lavoro, servizi, opportunità, mobilità sociale. È proprio dentro questo scollamento che si inserisce Base Popolare, un progetto che prova a unire esperienze diverse, compresa quella di Un’altra Sardegna, con l’obiettivo di riportare la partecipazione politica su un terreno più credibile e meno autoreferenziale.

I Comuni come fondamenta della nuova politica

Il punto di partenza è un principio netto: non si può continuare a immaginare lo sviluppo senza riconoscere il ruolo decisivo delle autonomie locali. Nella lettura proposta dal movimento, l’Italia e la Sardegna hanno progressivamente smarrito il senso più concreto della sussidiarietà, lasciando ai margini proprio quei livelli istituzionali che affrontano ogni giorno i problemi reali dei cittadini.

Da qui nasce una visione che richiama direttamente lo spirito della Costituzione, in particolare gli articoli che tutelano l’uguaglianza sostanziale e il valore delle autonomie. Il ragionamento viene sintetizzato in una frase destinata a segnare l’identità del progetto: “Una casa non si può costruire dal tetto, la casa va costruita dalla base e la base di una casa deve avere fondamenta forti; le fondamenta forti sono i sindaci, sono le amministrazioni locali, sono coloro i quali gestono la quotidianità con tutti i loro mali e beni, ma soprattutto difficoltà.”

La critica al centralismo e il peso del potere cagliaritano

Uno dei bersagli principali è il modello di governo accentrato che, secondo questa impostazione, ha finito per comprimere l’autonomia dei territori sardi. Nel mirino c’è quella che viene descritta come una storica concentrazione di potere attorno al capoluogo regionale, una sorta di élite politico-amministrativa che per anni avrebbe orientato scelte e risorse, lasciando le periferie in una posizione subordinata.

La proposta alternativa è quella di un sistema più diffuso, meno verticale, fondato su una rete di amministrazioni locali capaci di incidere davvero. Non un’autonomia concessa dall’alto, ma una responsabilità esercitata dal basso, con sindaci e Comuni messi nelle condizioni di programmare e spendere.

Il segnale della Finanziaria e il cambio di passo per gli enti locali

In questa prospettiva, uno dei passaggi considerati più significativi è lo stanziamento di 100 milioni di euro per il Fondo Unico degli enti locali nella Finanziaria regionale 2026 già all’avvio dell’esercizio. Per il movimento è un esempio concreto di come la politica possa smettere di inseguire le emergenze e restituire ai Comuni margini reali di azione.

Il nodo, infatti, non è solo quanto si stanzia, ma quando si mettono a disposizione le risorse. Superare la logica degli assestamenti di fine anno significa consentire alle amministrazioni di programmare interventi, aprire cantieri, rispondere ai bisogni senza restare bloccate per mesi nell’attesa.

Oltre la frammentazione del centro, contro il culto del leader

Un altro tema centrale riguarda la crisi dell’area moderata e centrista, oggi dispersa in una galassia di sigle, micro-progetti e leadership concorrenti. Per Base Popolare questa frammentazione è uno degli effetti più evidenti della stagione politica inaugurata dalla Seconda Repubblica, dove l’immagine del capo ha spesso contato più della qualità del progetto.

La risposta proposta va nella direzione opposta: meno personalismi, più costruzione collettiva. In questo quadro, assume un valore simbolico anche la scelta di alcuni promotori di rinunciare a candidature e incarichi per un lungo periodo, nel tentativo di dimostrare che la politica non deve essere un trampolino personale ma un percorso di responsabilità e formazione.

Formare amministratori, non figurine da campagna elettorale

Tra i punti più marcati c’è la critica a una politica che negli ultimi anni ha alimentato consenso soprattutto attraverso il malcontento. Troppe volte, secondo questa visione, i partiti hanno costruito la propria forza stando “contro” qualcosa o qualcuno: contro l’Europa, contro l’immigrazione, contro il Sud, contro il nemico del momento.

Base Popolare prova invece a rimettere al centro la preparazione. L’idea è che la classe dirigente del futuro debba nascere nei Consigli comunali, dentro un percorso fatto di studio, competenza e conoscenza delle procedure. Non basta occupare la scena: bisogna seguire le leggi fino alla loro attuazione concreta, presidiare i luoghi dove si prendono le decisioni su sanità, urbanistica e servizi, e smettere di usare i giovani come semplici volti da esibire in campagna elettorale per poi abbandonarli subito dopo il voto.

Energia, rinnovabili e interesse della Sardegna

Anche sul terreno energetico il movimento prova a distinguersi da una politica fatta solo di rifiuti pregiudiziali. La linea proposta non è quella del “no” automatico, ma di una trattativa serrata e vantaggiosa per la Sardegna. In altre parole: non subire le scelte dello Stato, ma presentarsi con una posizione chiara e con richieste precise.

Questo approccio apre alla discussione su soluzioni diverse, dall’uso più intelligente del fotovoltaico sulle infrastrutture esistenti fino al confronto sulle tecnologie più avanzate, compreso il nucleare di nuova generazione. Il principio, però, resta uno: ogni scelta deve portare benefici economici e strutturali misurabili per i territori sardi, non trasformare l’isola in uno spazio passivo su cui altri decidono.

I confini politici: nessuna intesa con i populismi radicali

L’apertura al dialogo, però, non significa assenza di confini. Base Popolare rivendica una collocazione incompatibile con le destre radicali e con i populismi che negano il valore della solidarietà sociale. Il riferimento culturale resta quello del popolarismo europeo e dell’area del Partito Popolare Europeo, dentro una visione che si definisce democratica, cattolica e liberale.

Per questo vengono escluse convergenze con posizioni considerate lontane su diritti, immigrazione e coesione sociale, come quelle attribuite alla Lega di Matteo Salvini o alle tesi sostenute da Roberto Vannacci. È una linea che punta a marcare un’identità precisa e a distinguersi sia dai sovranismi più duri sia dalle vecchie ambiguità del centro.

Una scommessa sulla partecipazione vera

Il traguardo dichiarato è riportare i cittadini dentro la politica, ma farlo con strumenti credibili. Non con i candidati scelti dall’alto, non con liste costruite in laboratorio, non con operazioni pensate solo per la campagna elettorale. La scommessa è restituire peso alle preferenze, ai territori, alla selezione dal basso della classe dirigente.

In fondo, il messaggio che accompagna questa esperienza è tutto qui: la crisi della partecipazione non si supera inventando un nuovo slogan, ma ricostruendo fiducia. E quella fiducia, per tornare, ha bisogno di serietà, presenza e capacità di affrontare i problemi prima che diventino emergenze. In una Sardegna che cerca ancora un nuovo equilibrio politico, Base Popolare prova a candidarsi proprio a questo ruolo: non come ennesima sigla, ma come tentativo di rimettere le fondamenta dove per troppo tempo si è pensato soltanto al tetto.




Pietrino Fois torna al centro della scena: ad Alghero l’adesione a Base Popolare segna lo strappo con Cacciotto.

Più che un semplice ingresso, quello annunciato ad Alghero appare come un passaggio politico destinato a far discutere. Al centro dell’appuntamento c’è soprattutto Pietrino Fois, figura da tempo presente nella vita pubblica cittadina, che ora compie una scelta chiara e si colloca fuori dall’orbita di Raimondo Cacciotto.

Ad Alghero la presentazione di Base Popolare assume i contorni di un fatto politico ben più ampio di una normale conferenza stampa. L’incontro servirà infatti a ufficializzare adesioni e posizionamenti, ma soprattutto mette in primo piano il nome di Pietrino Fois, protagonista di un passaggio che potrebbe incidere sugli equilibri locali.

Più che di un ritorno nell’agone politico, nel suo caso si potrebbe parlare di una rinnovata centralità. Fois, infatti, non sembra essere mai uscito davvero dalla dinamica pubblica e amministrativa cittadina. La novità vera è un’altra: la scelta di legarsi a Base Popolare e, di fatto, di prendere le distanze da Cacciotto. Un segnale politico netto, destinato ad avere riflessi nel panorama algherese.

L’appuntamento vedrà la partecipazione di esponenti del movimento e rappresenterà anche un momento di radicamento territoriale per una formazione che punta a consolidare la propria presenza in Sardegna e nel resto del Paese. Base Popolare, infatti, si definisce come un progetto nato dai territori e orientato a mettere insieme culture politiche diverse ma vicine, come quelle dei liberali, dei cattolici democratici, dei riformisti e dei popolari.

Accanto ai dirigenti del movimento, l’iniziativa punta anche a coinvolgere amministratori e rappresentanti locali. Ma l’attenzione resta concentrata soprattutto sulla scelta di Fois, che con questo passaggio sembra voler segnare una discontinuità politica precisa, aprendo una fase nuova nel campo civico e moderato della città.

In questo senso, la conferenza non sarà soltanto una presentazione di simbolo e programma. Potrebbe trasformarsi invece nel momento in cui prende forma un nuovo assetto, con Fois di nuovo in posizione visibile e con una collocazione politica ormai più definita. Un movimento che ha il sapore della conferma personale e, insieme, della rottura politica.

Adesso, però, le domande politiche si moltiplicano. Cosa faranno i consiglieri dei vecchi Riformatori? Quale sarà la scelta di Francesco Marinaro, vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici? E soprattutto: la maggioranza riuscirà a reggere questo nuovo scenario oppure finirà per sciogliersi come neve al sole?

Base Popolare, il profilo nazionale

Base Popolare si presenta sulla scena nazionale come una piattaforma politica costruita dal basso, con una forte attenzione ai territori e all’incontro tra tradizioni moderate e riformiste. Il progetto si propone come uno spazio politico capace di mettere insieme liberali, cattolici democratici, riformisti e popolari.

Sul piano del posizionamento, il partito si colloca nell’area centrista, popolare ed europeista. Il richiamo al mondo moderato e riformatore rappresenta uno degli elementi centrali della sua identità politica, insieme a una linea distante dai toni più radicali e populisti.

Anche la struttura organizzativa conferma l’ambizione nazionale del movimento. Base Popolare si è infatti dotata di organismi di coordinamento e di una rete politica che punta a consolidare la presenza del partito oltre la dimensione locale, mantenendo però nei territori il proprio punto di partenza.




“Salario minimo regionale, la legge di Desirè Manca verso il binario morto? La Sardegna rischia il destino della Toscana”.

La legge sul salario minimo regionale voluta dalla maggioranza Todde e sostenuta con forza dall’assessora al Lavoro Desirè Manca rischia di seguire una strada già percorsa da altre Regioni italiane. E proprio i precedenti nazionali rendono oggi particolarmente pesante l’impugnazione annunciata dal Governo.

Non si tratta infatti di un caso isolato. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno tentato di introdurre forme di tutela salariale negli appalti pubblici, scontrandosi però con i limiti imposti dalla Costituzione e dalla competenza esclusiva dello Stato in materia di concorrenza e rapporti di lavoro.

Il precedente della Toscana

Il caso più eclatante è quello della Toscana. La Regione guidata da Eugenio Giani aveva approvato una norma che introduceva negli appalti pubblici un criterio premiale per le imprese che garantivano ai lavoratori almeno 9 euro lordi all’ora.

Il Governo impugnò la legge e la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 60 del 2026, ha dichiarato illegittima la norma, stabilendo che una Regione non può introdurre autonomamente criteri che incidano sulla disciplina della concorrenza negli appalti pubblici.

In sostanza, secondo la Consulta, la materia appartiene allo Stato e non può essere regolata singolarmente dalle Regioni.

La Sardegna era davvero impreparata?

Ed è qui che nasce la domanda politica.

Quando il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la legge sul salario minimo da 9 euro negli appalti pubblici regionali, il precedente toscano era già noto e il contenzioso costituzionale era già in corso.

Per questo le opposizioni avevano parlato fin dall’inizio di una norma destinata a finire davanti alla Consulta.

Michele Pais oggi rivendica quella posizione e sostiene che l’impugnazione del Governo fosse ampiamente prevedibile. Secondo l’ex presidente del Consiglio regionale, si sarebbe trattato di una legge costruita più per lanciare un messaggio politico che per produrre effetti concreti sui lavoratori.

Non tutti i precedenti sono uguali

Esiste però anche un caso differente.

In Puglia una legge regionale sul salario minimo negli appalti pubblici è riuscita a superare alcuni rilievi costituzionali e la stessa Corte, nel 2025, ha dichiarato inammissibili alcune questioni sollevate dal Governo. Ciò non significa che il modello pugliese sia stato pienamente promosso, ma dimostra che la materia è complessa e che molto dipende dalla formulazione concreta delle norme.

La questione politica

Al di là degli aspetti giuridici, resta il nodo politico.

Se una legge viene presentata come una svolta storica per migliaia di lavoratori e pochi mesi dopo viene impugnata dal Governo sulla base di principi costituzionali già noti, è inevitabile che si apra un interrogativo sulla qualità dell’istruttoria legislativa svolta prima dell’approvazione.

La Sardegna rischia oggi di trovarsi nella stessa situazione già vissuta dalla Toscana: una norma simbolo trasformata in un contenzioso giuridico, mentre i lavoratori che avrebbero dovuto beneficiarne restano in attesa di capire se quelle promesse potranno mai diventare realtà.




Futuro Nazionale sbarca ad Alghero, Emanuele Fais nominato referente locale

Il nuovo gruppo prende forma con l’obiettivo di radicarsi in città e intercettare cittadini alla prima esperienza politica. Al centro del progetto ci sono casa, lavoro, identità locale e qualità della vita. Nell’intervista, Fais spiega linee guida, priorità e obiettivi del comitato.

Futuro Nazionale apre ufficialmente anche ad Alghero e affida la guida del nuovo comitato cittadino a Emanuele Fais. La nomina è arrivata dall’assemblea dei soci fondatori, che ha indicato il referente locale chiamato ad avviare il lavoro politico e organizzativo del movimento sul territorio.

La nascita del gruppo algherese segna un nuovo passaggio nella crescita della formazione legata a Roberto Vannacci, che punta ora a consolidare la propria presenza anche in Sardegna attraverso una rete di comitati locali. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una struttura attiva, capace di confrontarsi con i problemi concreti della città e di coinvolgere nuovi aderenti.

Uno degli elementi che il comitato mette maggiormente in evidenza riguarda proprio il profilo degli iscritti. Secondo quanto riferito dai promotori, una parte consistente di chi ha scelto di aderire non arriva da precedenti esperienze di partito. Un dato che viene letto come il segnale di una domanda nuova di rappresentanza, maturata fuori dai tradizionali circuiti della politica organizzata.

L’idea, spiegano dal gruppo, è quella di trasformare questo interesse iniziale in una presenza stabile nella vita pubblica algherese. Non soltanto tesseramento o mobilitazione in vista degli appuntamenti elettorali, ma ascolto, presenza costante e iniziative sui temi più sentiti da famiglie, giovani, lavoratori e attività economiche.

Tra le priorità indicate dal nuovo comitato ci sono innanzitutto il problema della casa, le difficoltà dei giovani a restare in città e la necessità di rendere l’economia locale meno dipendente dalla sola stagione turistica. A questi temi si aggiungono sicurezza, decoro urbano, servizi e vivibilità, indicati come condizioni essenziali per garantire una crescita più equilibrata del territorio.

Accanto alle questioni economiche e sociali, Futuro Nazionale insiste anche sul tema dell’identità cittadina. In una realtà come Alghero, il movimento dice di voler puntare sulla tutela della cultura locale, della tradizione catalana, del centro storico e delle attività che mantengono vivo il legame con la storia e con il carattere della città.

Sul piano politico, il nuovo comitato nasce in un clima che si annuncia acceso. Il movimento guidato da Vannacci è spesso al centro del dibattito nazionale e anche ad Alghero l’avvio di questa esperienza promette di inserirsi con decisione nel confronto pubblico. Dal gruppo locale, però, viene ribadita la volontà di affrontare i temi in modo diretto ma dentro un confronto civile.

L’INTERVISTA a cura di Fausto Farinelli

Fais: “Vogliamo presenza vera sul territorio, non un comitato di facciata”

Molti dei vostri iscritti, dite, non hanno mai avuto tessere di partito. Come pensate di trasformare questo entusiasmo iniziale in una presenza concreta e credibile nella vita politica e sociale di Alghero?

Proprio questo è uno degli aspetti più interessanti. Se tante persone che non hanno mai fatto politica decidono oggi di impegnarsi, significa che esiste un bisogno reale di partecipazione e rappresentanza. Noi non vogliamo creare l’ennesimo comitato fatto solo di slogan o presenze elettorali. Vogliamo costruire presenza sul territorio, ascolto e proposte concrete.

“La credibilità non nasce dai simboli o dalle tessere storiche, ma dal lavoro quotidiano: stare tra la gente, affrontare problemi reali, organizzare iniziative, ascoltare residenti, commercianti, giovani e famiglie.”

Chi entra oggi in Futuro Nazionale spesso porta competenze, esperienze professionali e voglia di fare che la politica tradizionale ha perso da tempo.

Alghero vive problemi molto concreti: caro casa, difficoltà per i giovani a restare in città, turismo sempre più stagionale e servizi sotto pressione. Quali sono le prime tre battaglie locali che il comitato vuole portare avanti?

Le priorità devono essere quelle vissute ogni giorno dai cittadini, non quelle dei salotti politici.

Le prime battaglie sono molto chiare: affrontare seriamente il problema della casa, soprattutto per giovani coppie e lavoratori, contrastando anche gli squilibri creati da un turismo completamente sbilanciato sugli affitti brevi; lavorare per un’economia più stabile e meno stagionale, aiutando commercio, artigianato, imprese locali e turismo identitario legato alla cultura e al territorio; difendere sicurezza, decoro urbano e qualità della vita, perché senza ordine, servizi e vivibilità nessuna città riesce davvero a crescere.

“Il punto fondamentale è che Alghero non può vivere tre mesi l’anno e sopravvivere gli altri nove.”

Futuro Nazionale punta molto sui temi di identità e difesa della cultura. In una città come Alghero, con una forte identità catalana e una storia particolare, cosa significa per voi tutelare concretamente l’identità locale?

Significa difendere ciò che rende Alghero unica, senza vergognarsene e senza trasformare l’identità in folklore da cartolina.

Lingua, tradizioni, storia, architettura, cultura popolare, gastronomia, rapporto con il mare: tutto questo non è un dettaglio turistico, è l’anima della città.

Per noi tutelare l’identità significa valorizzare la cultura algherese e catalana, proteggere il centro storico, sostenere artigiani e attività identitarie, promuovere eventi legati alle tradizioni locali e fare in modo che la città non perda sé stessa inseguendo un turismo senz’anima.

“Difendere l’identità locale non divide: dà radici, appartenenza e continuità storica.”

Il movimento guidato dal Generale Roberto Vannacci viene spesso accusato di utilizzare toni divisivi. Come risponde a chi teme che la nascita del comitato possa aumentare lo scontro politico anche ad Alghero?

Oggi in Italia spesso viene definito “divisivo” semplicemente chi dice cose che altri non hanno il coraggio di dire.

Noi non cerchiamo lo scontro sterile. Ma non crediamo nemmeno in una politica fatta di parole vuote, ambiguità o conformismo obbligato. Dire che esistono problemi reali — sicurezza, degrado, perdita di identità, difficoltà economiche — non significa creare divisione. Significa avere il coraggio di affrontare la realtà.

Il vero problema non è chi parla dei problemi. Il vero problema è chi li nega per anni e poi si stupisce quando i cittadini si allontanano dalla politica tradizionale.

“Se porteremo dibattito, idee e partecipazione, allora ben venga. La democrazia vive anche del confronto forte, purché civile e rispettoso delle leggi e delle persone.”

CONTATTI

Comitato Futuro Nazionale Alghero
Email: [email protected]
Telefono / WhatsApp: 334 277 1921
Emanuele Fais: 347 936 2260
Francesco Gallio: 347 936 2260
Tesseramento online: portale ufficiale Futuro Nazionale




A Monteleone Rocca Doria si inaugura “Nùrcara – Sentieri del Villanova”

Trentuno chilometri di sentieri tra storia, tradizioni e natura. Sabato 16 maggio il taglio del nastro del progetto che unisce cinque comuni in una rete escursionistica d’eccellenza: un nuovo modello di turismo lento per il rilancio delle aree interne

MONTELEONE ROCCA DORIA – Trentuno chilometri di percorsi rurali riconvertiti in una rete escursionistica d’eccellenza per un nuovo modello di sviluppo territoriale sostenibile. Si chiama “Nùrcara – Sentieri del Villanova” il progetto di riqualificazione degli antichi assi viari promosso e finanziato dall’Unione dei Comuni, mediante la creazione di una rete di sentieri, che verrà inaugurato ufficialmente sabato 16 maggio dalle 10.30, nel Centro Ristoro Roccadò di Monteleone Rocca Doria.

L’evento segna la nascita di un’importante rete sentieristica, che ingloba cinque itinerari pensati per il trekking e il cicloturismo collegando i territori di Mara, Padria, Romana, Monteleone Rocca Doria e Villanova Monteleone: un viaggio immersivo tra storia, archeologia, fede e natura selvaggia, tra panoramici mozzafiato dedicati all’osservazione dell’aquila reale e del grifone.

L’obbiettivo del progetto consiste nello sviluppo di itinerari di media percorrenza su territori comunali, fruibili in sicurezza, che si colleghino ai percorsi già individuati da Forestas per favorire la creazione di una vasta rete di percorsi a fruizione lenta nell’area dell’Unione dei Comuni del Villanova.

L’appuntamento inaugurale accoglierà un parterre d’eccezione tra personalità di alto profilo tecnico e istituzionale, a testimoniare l’importanza strategica del progetto per l’intera regione. Tra i presenti, a fare da apripista Giovannina Fresi, sindaca di Monteleone Rocca Doria e presidente dell’Unione dei Comuni del Villanova, i sindaci Quirico Meloni, Alessandro Mura, Lucia Catte, Paolo Chessa e i vice-sindaci e gli assessori delle comunità coinvolte, che sono stati il vero motore dell’iniziativa.

L’incontro approfondirà il tema del turismo sostenibile come leva per la valorizzazione delle zone interne della Sardegna. Alla tavola rotonda, moderata dalla giornalista Lucia Cossu, interverranno Franco Cuccureddu, assessore regionale al Turismo; Rosanna Laconi, assessore regionale all’Ambiente; Mauro Rotelli, deputato e presidente Commissione Ambiente della Camera; Giuseppe Mascia sindaco della Città Metropolitana di Sassari; Alessio Saba coordinatore Rete escursionistica della Regione Sardegna; Vincenzo Ligios, presidente Distretto Rurale del Villanova.

A dare il proprio contributo saranno inoltre gli esperti Stefania Fancellu, responsabile del Complesso parchi – Agenzia Forestas; il geografo Matteo Cara, l’architetta Federica Rubattu, la guida escursionistica Corrado Conca e il direttore generale del Distretto Rurale del Villanova, Gianfranco Sanna.

La mattinata prenderà il via con la proiezione del video emozionale “Nurcara, sentieri che raccontano una storia”, realizzato dall’agenzia Redfish Adv di Sassari, che ha curato tutta la comunicazione del progetto. A fine mattinata, dopo un breve momento conviviale, l’esperienza diventerà reale: gli ospiti saranno accompagnati da Corrado Conca e Matteo Cara in una visita guidata lungo il circuito ad anello che abbraccia il borgo di Monteleone, regalando scorci mozzafiato sul lago del Temo.

«Nùrcara rappresenta la volontà di trasformare il patrimonio storico e ambientale in una risorsa viva – spiegano i promotori –. Non si tratta soltanto di una rete di percorsi fine a se stessa, ma di un ponte rigenerato tra passato e futuro, di un racconto corale del territorio che permette di scoprire siti di inestimabile valore con un occhio di riguardo per l’ambiente».

Gli itinerari Nùrcara, consultabili sul sito www.sardegnasentieri.it,si candidano così a diventare una destinazione d’eccellenza per chi cerca un contatto autentico con la Sardegna più profonda, unendo in un unico cammino la bellezza dei paesaggi tra storia, tradizioni e natura.




grave criticità del Servizio Sanitario della Regione Sardegna.

Il Partito Comunista Italiano – Sardegna sottolinea che la grave criticità del Servizio Sanitario della Regione Sardegna è conseguenza di oltre trent’anni di privatizzazioni, tagli al personale e riduzione dei finanziamenti pubblici.

Secondo l’analisi del Dipartimento Welfare e Sanità del partito, la crisi attuale si manifesta attraverso questi punti:

  • Sovraffollamento dei pronto soccorso
  • Tempi di attesa eccessivi per visite, esami e interventi
  • Medicina di base e territoriale in forte sofferenza
  • Molti servizi, tra cui i servizi per la salute mentale, per gli anziani, per l’età evolutiva e dei consultori sono carenti di personale
  • Vi sono costi crescenti a carico dei cittadini a fronte di un servizio sanitario decadente
  • Assenza di prevenzione primaria ambientale

Tale situazione non è frutto di inefficienze occasionali, ma di scelte politiche delle precedenti amministrazioni regionali che hanno favorito l’espansione del privato a discapito del servizio pubblico: una linea politico-programmatica scellerata e antipopolare da contrastare.

Il PCI Sardegna chiede che nella programmazione socio-sanitaria regionale siano inseriti programmi strutturati di de-privatizzazione, con l’obiettivo di:

  • Riportare nel pubblico i servizi essenziali
  • Rafforzare la medicina territoriale
  • Garantire tempi di attesa certi e realmente pubblici
  • Restituire ai cittadini il diritto alla salute senza costi aggiuntivi

Il Comitato Regionale PCI Sardegna




PARTITO COMUNISTA ITALIANOCOMITATO REGIONALE – SARDEGNA

Comunicato stampa 1/2026

Eletto il nuovo segretario regionale PCI Sardegna

Il Comitato Regionale del PCI Sardegna, riunitosi venerdì 24/04/2026 alla presenza del segretario nazionale
Mauro Alboresi, della compagna responsabile dell’organizzazione Sonia Pecorilli e del compagno responsabile
naziole sanità Carlo Romagnoli, ha scelto il nuovo segretario regionale, Stefano Fonnesu, segretario uscente
della Federazione PCI Sulcis Iglesiente – Medio Campidano.
La nomina si inserisce nel percorso avviato con la Conferenza di Organizzazione Nazionale, svoltasi a Roma il
18 e 19 aprile, in un più ampio quadro di verifica e rilancio organizzativo del Partito.

Il PCI è impegnato a rimettere al centro la battaglia per un’alternativa di società, a partire dalla riaffermazione
della centralità del Lavoro e dei suoi diritti, per la difesa della Costituzione, della scuola pubblica e della sanità pubblica, per un’opposizione ferma alle privatizzazioni e tagli dei servizi pubblici, contro le politiche guerrafondaie e repressive, per i diritti sociali e civili per tutte e tutti.

Il Comitato Regionale si impegnerà fin da subito a costruire un fronte di alternativa che si opponga alle politiche
neoliberiste che hanno messo radici profonde anche in quelle forze che si ritengono progressiste e di sinistra: la
politica delle alleanze guarderà all’unità delle forze di alternativa e di classe, non rinunciando al dialogo nelle
battaglie comuni che possono essere sostenute anche da altre forze progressiste quando si parli di difesa della
Costituzione, Antifascismo, Pace.

Dentro questo quadro, è indispensabile riaffermare il contributo e la mobilitazione delle compagne e dei compagni del PCI affinché i movimenti sardi contro la guerra si radichino per opporsi alla deriva bellicista che sta trascinando il mondo verso la violenza e la recessione economica.

Rivolgiamo infine la nostra solidarietà ai popoli del medioriente per le atroci sofferenze che stanno subendo, in primis quello palestinese, devastato dalla furia genocida sionista.
Rivolgiamo la nostra solidarietà al popolo cubano, che subisce da decenni il vergognoso embargo statunitense, e a tutti i popoli oppressi dal giogo dell’oppressione imperialista.

W La Resistenza! W La Liberazione! W il 25 Aprile!

30/04/2026

Il Comitato Regionale PCI Sardegna




Olbia lancia il Patto: la Gallura punta su un turismo che dura tutto l’anno

Olbia lancia il Patto: la Gallura punta su un turismo che dura tutto l’anno

Sommario
A Olbia prende forma un’alleanza tra istituzioni, aeroporto e imprese per allungare la stagione turistica e rafforzare l’economia del territorio.
L’obiettivo è chiaro: trasformare la Gallura in una destinazione attrattiva non solo d’estate, ma in ogni mese dell’anno.

Un’intesa per cambiare passo

Con la firma del protocollo “Il Patto – Orizzonte Gallura / Gallura All Seasons”, Olbia prova a imprimere una svolta concreta al modello turistico del nord-est dell’isola. Il Comune di Olbia, la Camera di Commercio di Sassari, GEASAR S.p.A. e Confcommercio Nord Sardegna hanno scelto di fare squadra per costruire una strategia condivisa che renda il territorio più forte anche fuori dall’alta stagione.

L’idea è superare una visione legata quasi esclusivamente all’estate e puntare su una Gallura capace di creare movimento, lavoro e opportunità durante tutto l’arco dell’anno.

Il fondo per sostenere la svolta

Il perno operativo dell’accordo è il Fondo per la destagionalizzazione turistica, che sarà avviato già dall’autunno di quest’anno e diventerà pienamente operativo dalla stagione 2027. Non un contenitore formale, ma uno strumento pensato per finanziare azioni precise.

Tra queste ci sono la promozione sui mercati esteri, sviluppata insieme ai vettori aerei e agli operatori del comparto, l’organizzazione di eventi di richiamo nei mesi autunnali e invernali e una mobilità più integrata, capace di mettere in relazione la costa con l’interno. Il fondo sarà alimentato dai partner dell’intesa: il Comune di Olbia con una quota della tassa di soggiorno, la Camera di Commercio con risorse già stanziate e GEASAR con un contributo equivalente.

Nizzi: più stabilità per città e lavoro

Per il sindaco Settimo Nizzi, il progetto ha un valore che va oltre il turismo. «La guida del Comitato è un impegno a garantire stabilità economica alle imprese e continuità lavorativa ai cittadini, superando la precarietà del lavoro stagionale per fare di Olbia una città viva e pulsante in ogni mese del calendario».

Il senso politico dell’accordo, nelle parole del sindaco, è tutto qui: dare maggiore continuità al tessuto economico locale e ridurre la dipendenza da pochi mesi di forte afflusso.

Visconti: la stagionalità può diventare un vantaggio

Sulla stessa linea il presidente della Camera di Commercio di Sassari, Stefano Visconti, che individua nel monitoraggio dei risultati e nel sostegno alle imprese due passaggi decisivi per la riuscita del piano. Per Visconti, il fondo rappresenta l’investimento necessario per trasformare un limite storico in una leva di competitività, parlando ai mercati esteri con un’offerta più ampia e convincente anche nei mesi invernali.

Oggianu: una risposta attesa dalle imprese

Dal fronte delle attività economiche arriva l’apprezzamento di Edoardo Oggianu, vicepresidente vicario di Confcommercio Nord Sardegna. «Questa è la risposta che le imprese attendevano: un modello di collaborazione tra pubblico e privato che finalmente tutela chi sceglie di scommettere sul territorio restando aperto tutto l’anno».

Per Oggianu, la sfida passa dalla costruzione di prodotti turistici fruibili in ogni stagione, capaci di dare prospettiva a chi investe. «Quello che nasce oggi in Gallura è un modello virtuoso, una “buona pratica” che dimostra come, unendo le forze, si possa riscrivere il destino di un territorio, rendendolo un esempio di eccellenza».

Il ruolo decisivo dei collegamenti aerei

Tra i punti centrali del progetto c’è anche il tema della connettività. L’amministratore delegato di GEASAR, Silvio Pippobello, lega la riuscita del percorso alla capacità di rendere la destinazione interessante ben oltre l’estate. «Siamo estremamente lieti di contribuire a questa importante iniziativa dove, per la prima volta, pubblico e privato si uniscono attorno a un progetto concreto e condiviso per la destagionalizzazione della nostra destinazione».

Pippobello ricorda che GEASAR investe già ogni anno risorse proprie per sostenere i collegamenti nella bassa e media stagione, ma evidenzia anche un punto essenziale: le compagnie aeree operano dove c’è domanda, e la domanda cresce solo se il territorio offre motivi reali per essere scelto in ogni periodo. «Il Patto è quindi lo strumento essenziale affinché si possa intraprendere insieme un percorso di graduale destagionalizzazione dei flussi turistici».

Una sfida che vale più di una stagione

L’accordo firmato a Olbia mette dunque in campo una linea precisa: programmare, investire e coordinare risorse per dare alla Gallura una presenza più stabile sui mercati turistici. La partita non si gioca solo sui numeri delle presenze, ma sulla capacità di rafforzare imprese, occupazione e servizi.

Se il percorso manterrà le promesse, Olbia potrà diventare un punto di riferimento per un nuovo modo di pensare il turismo in Sardegna: meno legato ai picchi estivi, più solido e più continuo.