Una “Casa della Cultura” in Confcommercio per lo sviluppo del territorio: Leonardo Marras alla guida

Il Nord Sardegna compie un passo decisivo verso la strutturazione del proprio comparto creativo con la nascita ufficiale di Impresa Cultura Nord Sardegna. Il nuovo coordinamento territoriale, presentato presso la sede di Confcommercio a Olbia, segna l’ingresso ufficiale del territorio nel network nazionale di settore, posizionando le province di Sassari e Olbia-Tempio in una rete d’eccellenza che include realtà come Milano, Bari e Parma.

Alla guida dell’organismo è stato nominato Leonardo Marras, presidente della Fondazione Maria Carta e figura di riferimento nel panorama culturale isolano. Al suo fianco, una squadra di comprovata esperienza: i vice coordinatori Aldo Addis e Alessandro Carta, supportati dai componenti Antonietta Cossu, Sabrina Lisbona, Annalisa Luzzu, Luigi Folino, Claudio Desiati, Gianni Russo, Gabriele Addis e Piero Muresu.

L’ambizione del coordinamento è quella di fungere da vera e propria “Casa della Cultura”: un ecosistema aperto dove operatori, imprese, associazioni e fondazioni possano trovare non solo rappresentanza, ma un luogo di progettualità condivisa. L’obiettivo è trasformare il vasto patrimonio identitario del Nord Sardegna in una leva economica capace di generare occupazione e innovazione sociale.

«Accolgo questo incarico con un profondo senso di responsabilità verso il nostro tessuto imprenditoriale e creativo — ha dichiarato Leonardo Marras —. La cultura non deve essere percepita solo come un esercizio di memoria o di conservazione del passato, ma come uno strumento vivo di crescita e innovazione. Con questo progetto, Confcommercio Nord Sardegna vuole consolidare il ruolo della cultura quale vero motore dello sviluppo integrato, capace di saldare insieme le nostre radici e le nuove prospettive di mercato».

Marras ha poi sottolineato l’importanza del fare rete per superare le storiche fragilità del settore:«La nascita di questo Coordinamento è un atto di fiducia nel futuro. Vogliamo creare una “Casa” comune che favorisca sinergie concrete tra pubblico e privato, abbattendo le barriere che spesso isolano i talenti e le imprese del nostro territorio. Il nostro impegno sarà rivolto a rendere l’offerta culturale più accessibile e moderna, creando opportunità reali soprattutto per le giovani generazioni che vogliono fare impresa nel mondo della creatività. Solo attraverso un’azione corale potremo trasformare la cultura in un pilastro solido e sostenibile della nostra economia». L’ufficializzazione dell’organismo è avvenuta alla presenza dei vicepresidenti di Confcommercio Nord Sardegna, Edoardo Oggiano e Salvatore Brichetto, sancendo l’inizio di un percorso che mira a rendere il Nord Sardegna un laboratorio di buone pratiche per l’industria culturale regionale e nazionale.

ANALISI SETTORIALE: Consumi culturali in aumento, resta il gap nel Sud e nelle Isole

L’ultima rilevazione dell’Osservatorio sui consumi culturali (realizzata da Confcommercio) evidenzia un trend di spesa in netta risalita per le famiglie italiane, accompagnato però da profonde disparità geografiche.

L’andamento della spesa mensile:

· Dato Nazionale: La spesa media mensile per beni e servizi culturali è quasi raddoppiata in cinque anni, passando dai 50,9 euro del 2020 ai 99,8 euro attuali.

· Gap Territoriale: Mentre nel Centro e nel Nord Italia la spesa media supera i 113 euro, nel Sud e nelle Isole il valore crolla a 74,3 euro.

Percezione dell’offerta e potenziale economico: I cittadini del Meridione e delle Isole manifestano una forte insoddisfazione verso l’offerta locale: circa il 50% la considera povera di iniziative. Solo il 53% giudica l’offerta di qualità (a fronte di una media nazionale del 63%) e appena il 31% la ritiene innovativa.

Nonostante le criticità, emerge una forte consapevolezza del valore economico della cultura: il 77% degli intervistati residenti nel Sud e nelle Isole è convinto che la sinergia tra attività culturali ed economia locale sia un fattore positivo, un dato superiore di ben sei punti percentuali rispetto alla media nazionale (71%).




COSTRUIRE SENZA CONSUMARE IL FUTURO, Antonio Ciucci: “Il valore dell’edilizia si misura nella qualità dei luoghi”

di Fausto Farinelli – Porto Cervo, 11 Aprile 2026


Da Porto Cervo una riflessione sul presente e sul domani delle costruzioni italiane: rigenerazione urbana, casa, infrastrutture, giovani e manutenzione al centro del confronto con il presidente di Ance Roma.

In un contesto che richiama con forza il rapporto tra paesaggio e architettura, Antonio Ciucci indica una direzione chiara: meno retorica, più visione. Perché costruire bene, oggi, significa tenere insieme sviluppo, bellezza e responsabilità.

Arrivo a Porto Cervo alle 15, come sempre con un po’ di anticipo quando mi attende un’intervista importante. La giornata è di quelle che amplificano la bellezza del luogo: la luce del sole accende i profili della Costa Smeralda e ne restituisce tutta l’eleganza, senza intaccarne la naturalezza. L’occasione è la riunione della Segreteria della Commissione Opere Pubbliche dell’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, alla presenza dei presidenti Pierpaolo Tilocca per Ance Sardegna, Silvio Alciator per Ance Centro Nord Sardegna, Alberto Cancellu per Ance Sardegna Centrale e Renato Vargiu per Ance Sardegna Meridionale.

È in questo contesto che incontro l’ingegner Antonio Ciucci, presidente di Ance Roma. E proprio in uno scenario che richiama con immediatezza il rapporto tra paesaggio, architettura e visione, il confronto con lui si trasforma in una riflessione ampia sul presente e sul futuro del costruire in Italia.

Presidente Ciucci, ci sono luoghi come la Costa Smeralda in cui l’architettura sembra suggerire una regola semplice: costruire bene significa non imporsi sul paesaggio, ma interpretarlo. L’edilizia italiana è pronta oggi a questa responsabilità?

“Sì, penso di sì. Oggi siamo più pronti rispetto al passato. Sono cambiate le norme, è cresciuta la sensibilità verso l’ambiente ed è maturata anche una coscienza diversa nel rapporto con il territorio. Però il rispetto del paesaggio non può trasformarsi nel blocco di tutto. La lezione di luoghi come questo è che si può intervenire, e lo si può fare molto bene.”

Quindi il nodo non è se costruire, ma in che modo farlo.

“Esattamente. Dobbiamo smontare l’idea che costruire significhi per forza deturpare. Il problema non è l’edilizia in sé, ma la qualità dell’intervento. C’è una differenza netta tra chi specula e chi invece realizza opere che generano valore. L’edilizia è un’industria sana, che dà lavoro, sostiene famiglie e accompagna lo sviluppo.”

In che senso le costruzioni restano un motore di crescita?

“Nel senso più concreto possibile. Le infrastrutture sviluppano i territori, li collegano, li rendono più accessibili e competitivi. Non parliamo solo di edifici, ma di servizi, mobilità, vivibilità. È questo il punto: quando il costruire è pensato bene, produce effetti che vanno oltre il singolo intervento.”

La Sardegna è un laboratorio interessante da questo punto di vista?

“Sì, perché qui si vede bene quanto lo sviluppo debba essere complessivo. Ci sono realtà di altissimo livello, ma servono anche trasporti efficienti, servizi e una visione che tenga insieme turismo, residenzialità e qualità della vita. Un territorio cresce davvero solo quando le sue parti dialogano tra loro.”

In questo discorso rientra anche il tema dello spopolamento?

“Certamente. Le costruzioni hanno anche una funzione sociale, perché incidono sulla possibilità di restare in un luogo, di viverci bene, di immaginarci un futuro. Se un territorio è ben collegato, ben servito e ben organizzato, ha più forza. Se manca tutto questo, si indebolisce.”

Quanto pesa, in questa prospettiva, il rapporto con la politica?

“Pesa molto, perché il nostro settore si muove dentro un sistema complesso. Ci sono competenze statali, regionali e comunali, e proprio per questo il confronto istituzionale è fondamentale. Devo dire che la collaborazione con la politica è buona e che il settore è ascoltato. Allo stesso tempo, però, ci si confronta spesso con un quadro normativo stratificato, datato e non sempre adeguato ai bisogni attuali. Per questo servirebbe una riorganizzazione più coraggiosa delle regole.”

C’è un termine che torna spesso quando si parla di edilizia: rigenerazione. È davvero la parola chiave?

“Lo è, ma a patto di non usarla come slogan. La rigenerazione piace a tutti, però poi bisogna renderla possibile. Servono norme chiare, equilibrio economico e strumenti che permettano davvero di intervenire sul patrimonio esistente.”

Oggi qual è l’ostacolo principale?

“I costi. Costruire costa molto, ma rigenerare spesso costa ancora di più. E nello stesso tempo i redditi delle famiglie non sono cresciuti in modo coerente. Questo crea uno squilibrio evidente. Se vogliamo davvero recuperare l’esistente e limitare il consumo di suolo, dobbiamo mettere le persone nelle condizioni di poterlo fare.”

E qui entra in gioco il tema della casa.

“Sì, perché la casa è una questione centrale. Manca per i giovani, per gli studenti, per le nuove famiglie, per chi vive da solo. È un tema che riguarda tutta l’Europa, ma in Italia assume un peso particolare perché si intreccia con un patrimonio edilizio vecchio e con un accesso sempre più difficile all’acquisto o all’affitto.”

Per anni il valore dell’edilizia è stato misurato soprattutto in quantità. Oggi quel criterio regge ancora?

“No, oggi il valore si misura nella qualità urbana. Questa è la vera svolta. Non conta solo quanto costruisci, ma che tipo di città lasci, che qualità dell’abitare produci, che beneficio porti alle persone.”

La Costa Smeralda, in questa chiave, resta un modello?

“Resta un esempio importante, perché dimostra che quando il costruito dialoga con il paesaggio si genera attrattività e identità. Però la sfida vera è fare in modo che la qualità non resti confinata ai luoghi privilegiati. Va portata anche nelle città, nei quartieri, nelle periferie.”

È lì che la rigenerazione diventa anche una questione sociale.

“Assolutamente. Dove migliori lo spazio urbano, spesso migliori anche il contesto sociale. Le periferie non chiedono solo interventi edilizi: chiedono attenzione, servizi, dignità. La rigenerazione, quando è fatta bene, non cambia solo l’aspetto di un luogo, ma anche la sua funzione nella vita quotidiana.”

Possiamo definire Milano come caso emblematico di trasformazione.

“Sì, perché al di là delle polemiche, una cosa è evidente: Milano è cambiata profondamente. La città di oggi è molto diversa da quella di trent’anni fa. Dal punto di vista architettonico ha acquisito una forza nuova, più riconoscibile, più attrattiva. Questo dimostra che la qualità del costruito incide anche sul posizionamento di una città.”

L’Italia può trasformare questa qualità in una leva di attrazione internazionale?

“In parte lo fa già. Siamo un Paese che offre paesaggio, storia, patrimonio, qualità della vita. Ma dobbiamo stare attenti a non diventare soltanto una meta per ricchi e turisti. L’Italia deve restare un Paese vivibile anche per chi ci abita, lavora e costruisce qui il proprio futuro.”

Lei è un imprenditore di seconda generazione. Quanto ha pesato la storia della sua famiglia nella costruzione del suo sguardo sul settore?

“Ha pesato molto. Mio padre ha fondato l’azienda nel 1968, partendo dal settore delle strade, in una fase in cui infrastrutture e ricostruzione erano decisive per la crescita del Paese. Sono cresciuto con l’idea che fare impresa significhi non solo creare lavoro e sviluppo, ma anche assumersi una responsabilità verso il territorio.”

E anche il suo impegno associativo nasce da questa impostazione?

“Sì. Ho sempre vissuto l’associazione come un luogo in cui mettere a disposizione esperienza e tempo per il bene del settore. Credo molto nella rappresentanza, nella condivisione delle responsabilità e nella necessità di dare continuità a un sistema che ha bisogno di competenza, ma anche di ricambio.”

Che cosa difende, oggi, con più convinzione dell’esperienza Ance?

“Difendo il suo ruolo di riferimento per il comparto. Si può migliorare, naturalmente, ma resta una struttura solida, capace di rappresentare il settore, investire in sicurezza, promuovere formazione e qualità del lavoro. Questo patrimonio non va disperso.”

C’è però un punto sul quale lei appare particolarmente preoccupato: i giovani.

“Sì, perché il problema è serio. Mancano operai specializzati, competenze tecniche, figure formate. Ce ne siamo accorti ancora di più negli ultimi anni, con l’aumento degli investimenti: il settore aveva bisogno di persone, ma il ricambio non era sufficiente.”

Perché i giovani si tengono lontani da questo mondo?

“Perché probabilmente non siamo riusciti a raccontarlo nel modo giusto. Prima ancora di formare, bisogna far capire che questo è un mestiere bello, concreto, intelligente. Richiede esperienza, precisione, manualità. Non è un lavoro minore, come a volte viene percepito.”

In un tempo dominato dall’intelligenza artificiale, questo può diventare persino un punto di forza?

“Sì, perché la tecnologia ci aiuterà sempre di più, ma alla fine una cosa la devi costruire. Ci sono competenze pratiche, tecniche e artigianali che restano centrali. E questo è un messaggio importante anche per le nuove generazioni.”

Se dovesse indicare le priorità del settore nei prossimi anni, da dove partirebbe?

“Dalla casa, innanzitutto. Poi dal dissesto idrogeologico, perché ogni stagione ci ricorda quanto il nostro Paese sia fragile. E naturalmente dalla rigenerazione urbana, che deve diventare concreta. Ma c’è anche un altro tema fondamentale: la manutenzione.”

Perché la manutenzione continua a essere così decisiva?

“Perché per troppo tempo abbiamo trascurato ciò che già esiste. Un Paese serio non si limita a costruire nuove opere: si prende cura di quelle che ha. Infrastrutture, edifici, reti, territorio: la manutenzione è parte integrante dello sviluppo.”

Se dovesse lasciare un’immagine conclusiva del suo pensiero, quale sceglierebbe?

“Direi questa: il futuro dell’edilizia italiana non si gioca sui volumi, ma sulla qualità dei luoghi. È lì che si misura davvero il valore del nostro lavoro.”




Arzachena rilancia il Vermentino: a maggio torna il concorso internazionale dedicato al simbolo della Gallura

La cittadina gallurese si prepara ad accogliere la quarta edizione del Concorso Enologico Internazionale del Vermentino, un appuntamento che punta a valorizzare il territorio, le aziende locali e una delle produzioni più rappresentative del nord Sardegna. Il 22 e 23 maggio 2026 il centro di Arzachena diventerà il cuore di una rassegna dedicata al vino, alla promozione e alle eccellenze del territorio.

La presentazione ufficiale dell’iniziativa è avvenuta a Verona, nel contesto del Vinitaly, una delle vetrine più importanti per il settore vitivinicolo. Da lì è stato lanciato il percorso che porterà Arzachena a ospitare un evento ormai consolidato, capace di richiamare l’attenzione sul Vermentino e sul legame profondo tra questo vitigno e l’identità della Gallura.

L’edizione 2026 si svolgerà il 22 e 23 maggio e avrà come obiettivo non solo la promozione del vino, ma anche quella dell’intero sistema produttivo locale. L’iniziativa infatti mette al centro le imprese del territorio, i prodotti di qualità e il paesaggio, trasformando la manifestazione in una vetrina internazionale per Arzachena e per le sue eccellenze.

A chiudere la rassegna sarà il Gran Galà del Vermentino, in programma per sabato 23 maggio nel centro storico cittadino. Un momento conclusivo pensato per celebrare il vitigno simbolo dell’area e coinvolgere pubblico, operatori e appassionati in una cornice particolarmente suggestiva.

Il progetto è promosso dalla delegata alle Attività Produttive Stefania Fresu ed è organizzato da Confcommercio Nord Sardegna e Regione Sardegna, con il supporto dell’Ipsar Costa Smeralda. Una collaborazione che conferma la volontà di fare squadra per rafforzare l’immagine del territorio attraverso uno dei suoi prodotti più identitari.




Christoph Soldan in concerto a La Maddalena

Domenica in Sala Consiliare un’eccellenza pianistica internazionale protagonista del Festival Contrasti con capolavori senza tempo di Scarlatti, Schumann e Liszt

LA MADDALENA. Un’immersione tra i capolavori senza tempo di Domenico Scarlatti, Robert Schumann e Franz Liszt interpretati da un pianista virtuoso come Christoph Soldan, riconosciuto a livello internazionale per la profondità e l’intensità delle sue esecuzioni.

Domenica 19 aprile, alle 18, nella Sala Consiliare del Comune di La Maddalena l’artista tedesco porterà in scena il suo recital “Un viaggio italiano”, un percorso musicale che unisce virtuosismo, introspezione e potenza espressiva, offrendo al pubblico un’esperienza di ascolto intensa e coinvolgente.

Il concerto è organizzato dall’associazione culturale Contrapunctum ETS, e si inserisce nel programma del Festival Internazionale Contrasti 2026 – Spring Edition sotto la direzione artistica di Laura Cocco.

Tra le opere di Scarlatti (1685-1757) saranno presentate la Sonata in do maggiore K 159, la Sonata in fa minore K 466 e la Sonata in re minore 141; di Schumann (1810 – 1856) sarà proposto “Papillons” opus 2; di Liszt (1811 – 1886) “Sposalizio”, “Au bord d úne source”, “Les jeux d’́eau à la Villa d’́este“ e “Angelus”.

Classe 1964, formazione all’Università di Musica di Amburgo con una carriera internazionale consolidata, Soldan rappresenta una delle più raffinate espressioni pianistiche europee. La sua arte si distingue per un approccio interpretativo che privilegia la dimensione spirituale e il valore profondo dell’opera musicale, qualità che lo hanno portato a esibirsi nelle principali sale da concerto europee e a collaborare con figure leggendarie come Leonard Bernstein.

Sono al suo attivo produzioni radiofoniche e televisive per Hessischer Rundfunk, Deutschlandfunk, SWR, ORF e ZDF. Il Bayerischer Rundfunk ha registrato il suo recital pianistico nella Residenza di Monaco nell’ottobre 1998 e il suo concerto dal vivo al Musiktage Bad Brückenau nel maggio 1999. Altre registrazioni dal vivo hanno coinvolto Radio Brema e Bayerischer Rundfunk. Dal 1996 al 2006, Soldan ha registrato tutti i concerti per pianoforte di Mozart insieme alla Cappella Istropolitana, alla Southwest German Chamber Orchestra di Pforzheim e alla Silesian Chamber Philharmonic Orchestra di Katowice.

Il recital, a ingresso libero fino a esaurimento posti, è patrocinato dal Comune di La Maddalena e sostenuto dalla Fondazione di Sardegna e dalla Camera di Commercio di Sassari all’interno del circuito di “Salude & Trigu”.

L’appuntamento si configura come un’occasione rara per il pubblico maddalenino e per tutti gli appassionati di musica, allo scopo di scoprire dal vivo, in un contesto di grande fascino, uno dei momenti di maggior prestigio della stagione culturale primaverile del territorio.




Danza a Sassari, al Civico Mandala Dance Company

Sabato 18 aprile nuovo appuntamento con “Balancier” per la quindicesima edizione di Primavera a Teatro

SASSARI. Da Roma a Sassari per portare in scena una produzione intensa e poetica che indaga il senso dell’equilibrio attraverso il movimento: sabato 18 aprile alle 20.30, al Teatro Civico, Mandala Dance Company presenta “Balancier” all’interno della rassegna “Primavera a Teatro – XV edizione”.

L’opera, firmata dalla coreografa e regista Paola Sorressa, esplora il concetto di equilibrio inteso come processo dinamico anziché condizione finale. In un mondo in cui l’essere umano aspira perennemente a una stabilità definitiva, lo spettacolo suggerisce che la vera essenza risieda nell’oscillazione infinita tra dualismi. Immersi in sospensioni cariche di energia e movimenti fluidi, i danzatori abitano il contrasto tra mente e corpo, forza e leggerezza, movimento e staticità. “Balancier” non è solo una performance, è un percorso di ricerca di senso che invita il pubblico a riscoprire l’equilibrio nelle sue espressioni più profonde.

Sulle trame sonore elettroniche di Alva Noto e Aleksi Perälä, i tre interpreti Alessia Stocchi, Davide Galuppi e Gabriele Crosta, disegnano uno spazio di riflessione sull’instabilità e sull’armonia, supportati dal disegno luci di Paola Sorressa e Luca Bevilacqua e dalle scenografie di Fiorenzo Zaffina. La produzione, sostenuta dal MIC (Ministero della Cultura), arriva sul palcoscenico di Palazzo di Città dopo il successo ottenuto nelle prestigiose residenze artistiche del Lazio.

“Primavera a Teatro” è organizzata dall’associazione Danza Estemporada sotto la direzione artistica di Livia Lepri, con l‘obiettivo di offrire al pubblico sassarese uno sguardo sulle più interessanti realtà della danza nazionale e internazionale. La rassegna è sostenuta da MIC, Regione Sardegna, Comune di Sassari, della Fondazione di Sardegna e Artemide.

I biglietti sono disponibili alle Messaggerie Sarde di Piazza Castello oppure online su boxol.it. Per maggiori informazioni contattare il numero079 281129 o inviare un’email a [email protected]




Il territorio del GAL Anglona Coros si espande e passa da 17 a 23 comuni

OLMEDO, OSSI, PUTIFIGARI, TISSI, URI E USINI ADERISCONO ALLA STRATEGIA LEADER PER LO SVILUPPO RURALE

La determinazione n. 234/2026 del Direttore del Servizio delle aree rurali della Regione Sardegna – che ratifica l’ingresso di sei nuovi comuni – porta da 17 a 23 il numero complessivo di comuni soci del GAL. «Integrando l’intero ambito dell’Unione dei Comuni del Coros, che fin qui era spezzata in due, saniamo un’anomalia e riportiamo a fattore di coerenza strategica le politiche di sviluppo locale» comunica il Direttore del GAL Simone Campus.

«L’operazione, formalizzata dall’Assessorato dell’Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale, segna il completamento di un percorso basato sul principio della “porta aperta”, volto a includere nuove energie e competenze in un sistema territoriale sempre più coeso», rilancia il Presidente del GAL Antonio SAU: «l’ampliamento non è solo numerico, ma strategico. L’ingresso dei nuovi comuni permette al GAL di consolidare un modello di sviluppo che mette a sistema le filiere locali e punta a sostenere il turismo sostenibile, valorizzando le radici culturali e il ricco paesaggio del territorio».

Innovazione e Partecipazione sono le parole chiave del nuovo corso del Presidente Antonio Sau che intende avviare strategie più incisive e condivise con le comunità locali. L’ingresso dei comuni di Olmedo, Ossi, Putifigari, Tissi, Uri e Usini corona l’impegno politico del territorio di voler agire in modo coeso verso la nuova stagione comunitaria.  «Con le due unioni del Coros e dell’Anglona e Bassa valle del Coghinas, col Distretto Rurale e con tutti gli altri partner territoriali, vogliamo rafforzare un’ecosistema imprenditoriale che punta all’eccellenza attraverso la costruzioni di reti». Prosegue Sau: «intendiamo valorizzare l’identità dei nostri territori, affinché diventi motore di crescita economica e sociale».

https://www.galac.it/it




A Sassari una nuova sede della Sfirs per avvicinare strumenti e opportunità per le imprese del nord Sardegna. L’assessore Meloni: “Riduciamo le distanze tra le Istituzioni e il sistema imprenditoriale”

Sassari, 13 aprile 2026 – Questa mattina a Sassari sono stati inaugurati i nuovi uffici della SFIRS (Società finanziaria Regione Sardegna). Con l’apertura di questa sede territoriale, in via Roma 113, la Regione rafforza uno dei suoi strumenti operativi a sostegno delle imprese e dello sviluppo. La SFIRS, finanziaria della Regione Sardegna, svolge infatti un ruolo di supporto alle politiche economiche regionali, accompagnando imprese e progetti attraverso strumenti finanziari, assistenza tecnica e orientamento qualificato.

L’inaugurazione è avvenuta nel corso dell’iniziativa “La finanza trasforma il territorio. Sassari al centro delle nuove opportunità”, nella Camera di Commercio di Sassari, che ha ospitato istituzioni, professionisti e operatori economici. “L’apertura di una nuova sede territoriale della SFIRS dimostra che, come Regione, ci stiamo impegnando per il tessuto economico del Nord Sardegna – ha dichiarato l’assessore regionale della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del territorio, Giuseppe Meloni – . Oggi fare impresa significa confrontarsi con temi complessi: accesso al credito, transizione digitale ed energetica, sostenibilità, innovazione, nuovi mercati. Per questo vogliamo sostenere le imprese nelle trasformazioni in atto, aiutandole a utilizzare in modo appropriato gli strumenti che la Regione Sardegna mette a disposizione. Avere degli uffici SFIRS a Sassari significa rendere più semplice l’accesso alle opportunità e rafforzare la capacità competitiva delle imprese locali. L’ho sempre detto e lo ribadisco ancora: lo sviluppo nasce e cresce nei territori, accanto alle imprese”.

“Il punto centrale per la Sfirs a Sassari e nel Nord Sardegna – ha detto Riccardo Barbieri, Presidente della SFIRS – è di aprire un nuovo corso orientato a gestire la finanza complementare, migliorando la gestione del credito e le opportunità di investimento. Lo vogliamo fare mettendo al primo posto l’accoglienza e l’ascolto dei fabbisogni delle aziende, diventando il corner regionale di riferimento fra pubblico e privato. L’obiettivo è di essere investitori ‘pazienti’ per sopperire alle difficoltà del mercato e, infine, essere generatori di impatto misurabile”. Il potenziamento della sede di Sassari della SFIRS non sarà solo la riapertura di uno sportello burocratico ma diventerà un presidio operativo. “Una scelta concreta della Regione e della Società finanziaria regionale – ha aggiunto Barbieri – che segna un cambio di passo con una presenza più diretta nei territori, rendendo la finanza pubblica più vicina utile ed efficace per le imprese del nord Sardegna e riducendo anche logisticamente la distanza tra istituzioni e sistema produttivo locale”.

La scelta di aprire l’ufficio di Sassari – dove era già presente una sede SFIRS, ormai inattiva da anni – risponde all’esigenza di rendere più accessibile l’azione regionale in una parte della Sardegna caratterizzata da un tessuto imprenditoriale dinamico e articolato, con un forte peso nello sviluppo regionale, tra filiere agroalimentari, manifatturiere, export e una quota rilevante del movimento turistico dell’isola. L’obiettivo è consolidare il supporto alle imprese, intercettare nuovi bisogni e sviluppare servizi finanziari in settori chiave.

La SFIRS, che contribuisce a tradurre gli indirizzi della Regione in opportunità reali per il sistema imprenditoriale, accompagneràle imprese anche con attività di assistenza tecnica e orientamentoin vari ambiti: contratto di investimento manifatturiero e turistico, strumenti di garanzia e risk sharing, venture capital per le start-up innovative, promozione del Fondo FIPI per la patrimonializzazione delle imprese e assistenza tecnica sugli strumenti finanziari attivati con risorse proprie, inclusi prestiti partecipativi, finanziamenti strumentali e supporto alla predisposizione dei business plan. La presenza della SFIRS a Sassari potrà anche incentivare le collaborazioni con il sistema territoriale dell’innovazione, in sinergia con enti locali, università, consorzi, incubatori e altre agenzie regionali già presenti a Sassari. Un presidio, quindi, che punta a unire strumenti, competenze e relazioni, per rendere più efficace la capacità della Regione di supportare la crescita economico-sociale e sostenere la competitività delle imprese del Nord Sardegna. Un luogo di ascolto per le imprese, pensato per ridurre tempi e complessità e rendere più efficace l’azione pubblica sul territorio.




Il Cala di Volpe riapre il 16 aprile

Inizia ufficialmente la stagione 2026

con l’hotel icona della Costa Smeralda

Per i ponti del 25 aprile e del 1° maggio, l’hotel invita a vivere la Sardegna 

con il clima mite della primavera, panorami esclusivi e comodi collegamenti aerei 

Porto Cervo, 13 aprile 2026 – Dal 16 aprile l’Hotel Cala di Volpe riapre le sue porte, prontoad accogliere gli ospiti tra panorami mozzafiato e l’eleganza senza tempo di uno degli hotel più iconici del Mediterraneo. 

Dopo l’apertura del Cervo Hotel lo scorso 27 marzo, anche l’Hotel Cala di Volpe annuncia ufficialmente l’inizio della stagione 2026, confermandosi punto di riferimento dell’ospitalità di lusso in Costa Smeralda.

L’albergo icona della Costa Smeralda, gestito da Marriott International per conto di Smeralda Holding, società indirettamente controllata da Qatar Investment Authority, insieme al Pevero Golf Club e diversi bar e ristoranti, lancia un segnale forte, con l’apertura programmata già per i lunghi ponti dopo la Pasqua, dal 25 Aprile al Primo Maggio. Una stagione sempre più lunga per la Costa Smeralda, che andrà avanti fino ad autunno inoltrato. 

I numerosi collegamenti diretti con i principali aeroporti rendono l’Hotel Cala di Volpe facilmente raggiungibile anche durante i ponti del 25 Aprile e del Primo Maggio. 

La riapertura dell’Hotel Cala di Volpe non rappresenta soltanto un appuntamento simbolico, ma conferma la sua vocazione di destinazione iconica dell’ospitalità di lusso in Costa Smeralda. Fin dalla sua nascita negli anni Sessanta, la struttura si è affermata come luogo emblematico, capace di attraversare le epoche mantenendo intatta la propria attrattività. 

Oggi, l’Hotel Cala di Volpe ribadisce il proprio ruolo di riferimento dell’ospitalità internazionale, distinguendosi per un’offerta di altissima qualità che coniuga identità territoriale e visione globale, in un contesto di stagionalità sempre più estesa.

L’HOTEL CALA DI VOLPE. Concepito negli anni Sessanta dal rinomato architetto e scultore Jacques Couëlle, l’Hotel Cala di Volpe ha recentemente vissuto un imponente progetto di ristrutturazione, curato dagli architetti francesi Bruno Moinard e Claire Bétaille di 4BI & Associés. L’intervento ha saputo armonizzare tradizione e innovazione, combinando pareti caleidoscopiche in vetro, legno e intonaco decorato, con dettagli raffinati come la terracotta setosa e i tessuti che impreziosiscono gli ambienti.

Le 121 camere e suite, attentamente rinnovate — alcune riprogettate dallo studio italiano Dordoni Architetti — esaltano il fascino originale dell’hotel, fondendo design straordinario e comfort di altissimo livello, per un’esperienza senza precedenti.

Tra le proposte di soggiorno spicca la Harrods Suite, vera e propria gemma della struttura. Firmata da Harrods Interior Design Studio, è composta da tre suite indipendenti, ciascuna con bagno privato e ampie zone giorno, oltre a una cantina di vini e a un bar in marmo, integrati da tecnologie moderne. Al piano superiore, una terrazza privata con piscina a sfioro regala una vista mozzafiato sulla baia del Cala di Volpe. 

Per gli amanti della cucina, l’hotel offre un percorso gastronomico d’eccellenza come il pluripremiato ristorante Le Grand, che propone un’esperienza raffinata in un contesto senza tempo.

L’esperienza continua con gli aperitivi sulla terrazza panoramica dell’Atrium Bar e con i sapori mediterranei del ristorante del Pevero Golf Club, che è stato recentemente premiato per la “Migliore Carta dei Vini” alla terza edizione degli Champagne Perrier-Jouët Golf Restaurant Awards. 

Il benessere trova invece la sua massima espressione nella Shiseido Spa, un luogo sospeso dove il tempo sembra rallentare e ogni dettaglio è pensato per favorire il rilassamento. Qui, rituali ispirati alla tradizione giapponese si intrecciano con la più avanzata innovazione, dando vita a percorsi olistici che accompagnano gli ospiti verso una profonda sensazione di equilibrio e armonia. Circondata da rilassanti elementi di design, è un rifugio perfetto per conciliare e rigenerare mente e corpo. 

Ampia anche l’offerta dedicata allo sport e al tempo libero: aree fitness indoor e outdoor, sport acquatici, campi da tennis e padel di ultima generazione, oltre alla prestigiosa Mouratoglou Academy. Completa l’esperienza il celebre Pevero Golf Club, unico campo da golf nella destinazione e progettato dal leggendario Robert Trent Jones. Il campo da golf offre un percorso a 18 buche immerso in un paesaggio di rara bellezza: tra formazioni rocciose uniche, laghi naturali e i profumi della macchia mediterranea, ogni partita si trasforma in un’esperienza indimenticabile. Con i suoi 6.107 metri, par 72, e le sfide del vento di maestrale, il campo mette alla prova anche i golfisti più esperti, offrendo al contempo strutture d’eccellenza e un servizio attento e cordiale in un ambiente esclusivo e raffinato.

LA SARDEGNA IN PRIMAVERA. La primavera, inoltre, rappresenta uno dei momenti più affascinanti per vivere la Sardegna: temperature miti, luce naturale e ritmi più distesi contribuiscono a delineare in modo autentico l’identità della destinazione. È la stagione ideale per esplorare il mare nella sua dimensione più autentica, con escursioni in barca alla scoperta di scenari mozzafiato, tra cui il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena; percorrere sentieri immersi nella natura, come il Pevero Health Trail; degustare i vini del territorio nelle cantine locali e immergersi nelle tradizioni di una terra millenaria.

A partire da aprile, l’offerta si arricchisce di percorsi enogastronomici. Riconosciuta come Blue Zone, la regione propone una tradizione culinaria fondata su semplicità, stagionalità e convivialità, valorizzata attraverso proposte diversificate e di alto profilo.




ALLARME CROLLO NELLE CASE POPOLARI “AREA” SARDEGNA: FAMIGLIE E DISABILI GRAVI ABBANDONATI A RISCHIO DELLA VITA.

Un’intera palazzina di edilizia pubblica rischia il collasso strutturale tra pilastri corrosi e crepe. Nonostante i sopralluoghi del 2025, l’Ente regionale è sparito. I residenti, tra cui malati di Alzheimer e invalidi al 100%, annunciano per lunedì l’intervento d’urgenza dei Vigili del Fuoco.

Olbia – Una tragedia annunciata si sta consumando nel totale silenzio delle istituzioni. In una palazzina condominiale di edilizia residenziale pubblica di proprietà di AREA Sardegna, situata in Via Vincenzo Bellini 81 , intere famiglie stanno vivendo da mesi la concreta paura che il proprio condominio possa collassare da un momento all’altro.

L’incubo è iniziato alla fine dello scorso anno. Il 4 dicembre 2025 i residenti denunciarono gravi danni strutturali sotto il porticato dello stabile, causati da copiose perdite provenienti dalle tubazioni del primo piano, al punto che il soffitto iniziava ad aprirsi. A fronte dei reiterati allarmi, AREA inviò due incaricati per un sopralluogo e per l’acquisizione di rilievi fotografici. In quell’occasione furono date ampie rassicurazioni: l’interventò tecnico dei geometri (nella figura del Geom. Tocco) sarebbe avvenuto a gennaio, subito dopo le vacanze di Natale.

Da allora, il buio totale. Nessuna chiamata, nessuna email, nessun intervento tecnico. Ad oggi, aprile 2026, l’Ente è di fatto scomparso e il perdurante immobilismo ha aggravato la situazione portandola oltre il limite critico.

Oggi i danni sono estesi ed allarmanti: l’acqua ha intaccato pesantemente i pilastri portanti che sorreggono il primo e il secondo piano. L’intera palazzina, anche all’esterno, risulta gravemente danneggiata: lo scivolo si è deformato e sta letteralmente crollando. Ma non è tutto; all’interno del sistema fognario le perdite d’acqua hanno toccato e stanno deteriorando i pilastri fondativi stessi dell’edificio mettendo a repentaglio la stabilità dell’intera struttura.

A rendere moralmente e umanamente inaccettabile questa situazione è l’assoluto disprezzo per la vita dei residenti dello stabile. Nella palazzina minacciata dal crollo abitano soggetti estremamente fragili, che avrebbero bisogno della massima tutela sociale e sanitaria: nella stessa verticale risiedono un invalido riconosciuto al 100%, un’anziana malata in terapia del dolore e, al piano superiore, un paziente affetto dal morbo di Alzheimer. Persone deboli e indifese, costrette oggi a vivere reclusi in una potenziale trappola per via della negligenza dell’Ente regionale.

Di fronte a un rischio così imminente, i residenti hanno deciso di passare alle vie di fatto prima che si consumi una tragedia. Dopo aver inviato una formale diffida tramite PEC ai vertici di AREA Sardegna, hanno annunciato che lunedì mattina chiameranno in via d’urgenza i Vigili del Fuoco affinché una squadra completa possa ispezionare l’intera struttura, mettere in sicurezza l’area seppure a fini precauzionali, e stilare una relazione tecnica ufficiale sul rischio di crollo da portare eventualmente in Procura.

“Non vogliamo essere l’ennesima notizia di cronaca nera nei telegiornali,” dichiarano i residenti esasperati. “Le istituzioni ci hanno completamente abbandonati e ignorano deliberatamente le condizioni di grave malattia e di disabilità che ci impediscono persino di scappare in caso di disastro. Pretendiamo un intervento tempestivo, prima che avvenga l’irreparabile”.




Arzachena, successo per il Pasquetta Sound Festival: in 15 mila a Cannigione per Fedez, Michielin e ManuelitoMusica, arte urbana e tradizioni nel centro storico e nel borgo sul mare

Arzachena, 7 aprile 2026. Quindicimila persone hanno invaso il parco Riva Azzurra di Cannigione per il gran finale del Pasquetta Sound Festival 2026, che ha visto alternarsi sul palco Francesca Michielin, Fedez e Manuelito per tre ore di spettacolo aperto dal Dj Corraddo Appeddu. La maratona musicale, organizzata dal Comune di Arzachena con la società SVL Synergie e il supporto dell’Assessorato al Turismo e Artigianato della Regione Sardegna, ha confermato la destinazione come polo dei grandi eventi primaverili nell’Isola.

Dei 18 brani in scaletta cantati da Fedez e Michielin, il culmine dello spettacolo è stato raggiunto con i duetti tra Fedez e Francesca Michielin sulle note di Cigno nero e Magnifico. Il rapper milanese ha omaggiato la bellezza del mare sardo lasciando al pubblico il compito di intonare l’ultima strofa di Senza Pagare, prima dei saluti, mentre la Michielin ha emozionato i presenti scendendo dal palco per abbracciare un gruppo di fan speciali, i ragazzi disabili ospiti dell’area dedicata in prima fila.

La rassegna, promossa dall’assessore allo Spettacolo Nicoletta Orecchioni, ha coinvolto le associazioni locali Gruppo Folk Santa Maria di Arzachena, Comitato Festa Patronale Arzachena Fidali 1986/2001, Amici di Nemo, Comitato festa Patronale San Giovanni Battista, Associazione San Giovanni Battista. In diversi momenti del weekend hanno animato piazza Risorgimento e il parco Riva Azzurra con lo street food. Fondamentale il coordinamento della sicurezza garantito dai Carabinieri guidati da Bernardino Spagnulo, dalla Polizia di Stato di Porto Cervo diretta dalla dirigente Valentina Piras e dalla Polizia Locale sotto il comando di Simone Testa, oltre al supporto della Coop. Servizi sanitari soccorso Sardegna, dell’Avis di Perfugas e dei Barracelli di Arzachena.

“Arzachena si conferma location ideale per i grandi eventi – dichiarano il sindaco Roberto Ragnedda e l’assessore Orecchioni –. Dopo il concerto di Capodanno con Achille Lauro e l’attesa apertura del Lebonski Park per il live di Salmo a luglio, il successo del concerto di Pasquetta mette a segno ulteriori punti per la nostra destinazione, aggiungendo un ulteriore tassello all’offerta di attrazioni storiche, artistiche e naturalistiche. Il territorio si consolida come una meta di riferimento per il turismo anche in primavera e genera ricchezza per l’economia locale. Apriamo con ottimismo il periodo di maggiore afflusso turistico: la forte presenza di tedeschi, austriaci, svizzeri registrata si aggiunge ai tanti visitatori della penisola che hanno soggiornato in hotel e case vacanza, oltre ai tanti proprietari di seconde case che hanno colto l’occasione della Pasqua per tornare nel nostro territorio e prendere parte agli eventi”.

Il weekend è iniziato sabato 4 aprile nel centro storico con l’inaugurazione dell’undicesima edizione della Scalinata di Santa Lucia. Emiliano Fava, del collettivo torinese Truly Design Crew, ha presentato l’opera Upwards, un’installazione ispirata alla progressione di Fibonacci che ha già fatto il giro dei social. La serata inaugurale è proseguita in piazza Risorgimento con lo show Isola in Festa di Giuliano Marongiu e l’energia della Mi La Band, gruppo musicale arzachenese in tour per la presentazione dell’ultimo disco Giuda. Anche il pomeriggio di domenica è stato un’occasione di divertimento con le Olimpiadi Pasquali pensate per famiglie e bimbi nel parco di Cannigione.