Sennori, un successo da 3200 Calici di Stelle

Record di donazioni di sangue per l’Avis grazie ai Calici solidali

Fiumi di gente in festa fino a tarda notte

SENNORI. Organizzare un grande evento di lunedì sera può sembrare azzardato. Però Sennori va controcorrente e vince la sfida con la sua formula collaudata del turismo esperienziale: il 10 agosto Calici di Stelle ha fatto registrare un successo da tutto esaurito. Tremila e duecento kit venduti tra calici e Ticket Baby (duecento). Poi degustazioni, musica e balli, arte, osservazioni astronomiche, laboratori enogastronomici, maschere della tradizione per un divertimento che ha visto migliaia di persone stringersi in festa fino a tarda notte in totale sicurezza tra le vie del centro storico.

Risultato importante anche per “Calici solidali”, che grazie alla collaborazione con la sezione Avis locale, ha permesso di ottenere un importante numero di donazioni di sangue. Da sottolineare l’effetto trascinante delle prevendite, gettonatissime attraverso l’applicazione Wineapp per il ritiro dei kit alla cassa veloce “Salta la fila”, e tutti gli altri punti vendita tra Sassari e Sennori.

«Siamo estremamente soddisfatti: la formula del turismo esperienziale si rivela vincente – ha dichiarato il sindaco Nicola Sassu –. Ci auguriamo che la strada tracciata sia proficua per il futuro del paese, perché rappresenta un modello eccellente di promozione delle nostre tipicità: il vino, l’olio e tutti i prodotti che Sennori sa offrire. Un sentito ringraziamento a tutte le autorità civili e militari, ai rappresentanti delle istituzioni regionali e agli amici sindaci e amministratori del territorio del Nord-Ovest della Sardegna – ha proseguito Sassu –. La loro presenza, prima al taglio del nastro e poi lungo il percorso nel nostro paese, ha testimoniato la bellezza di condividere insieme una serata interamente dedicata alla cultura e alle tradizioni sarde».

Un clima di grande festa confermato dall’assessora alla Cultura e al Turismo, Elena Cornalis: «Tutti i calici sono andati esauriti. C’è stata una bellissima atmosfera con sennoresi, sardi e turisti che hanno passeggiato, degustato, partecipato ai laboratori e ascoltato musica sotto le stelle. Abbiamo fatto il massimo anche per riaprire al pubblico le Domus de Janas interessate da un restauro importante. Ci tenevamo che questo patrimonio dell’Unesco entrasse a far parte di Calici di Stelle». L’apertura delle Domus è stata impreziosita dalla presenza del Cesim e della Soprintendenza di Sassari.

Altra ciliegina sulla torta è stato il binomio tra festa e generosità. Con “Calici Solidali” l’Avis locale guidata dalla presidente Maria Franca Muresu ha mobilitato la comunità per far fronte alla cronica carenza estiva di sangue. Se il proverbio dice che “il buon vino fa buon sangue”, a Sennori la risposta dei cittadini è stata concreta: sono state raccolte oltre centodieci donazioni.

La manifestazione è coordinata dal Comune con la collaborazione della Pro Loco (presieduta da Riccardo Sara), della Banda Città di Sennori (guidata dal maestro Giuseppe Ruiu che è direttore artistico dell’intero evento), ed è inserita nel circuito nazionale dell’Associazione Turismo del Vino.

Il programma complessivo – che ha avuto un’anteprima a Stintino – chiuderà il 18 agosto con l’evento “Cena sotto le Stelle – Arrivederci a Calici” nell’anfiteatro naturale della Ex Cava di Tufo sul Golfo dell’Asinara. La serata, inserita nel network Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari, vedrà protagonisti i cuochi locali con uno show cooking dal vivo e una selezione enologica curata da sommelier per celebrare i cinquantaquattro anni della DOC del Moscato di Sorso-Sennori.




Maria Pia, cinquant’anni di rugby e una ferita ancora aperta: la battaglia per il campo diventa un caso politico

Dalla bonifica realizzata dai pionieri negli anni Settanta alla nascita di una seconda società, fino al ricorso al Tar e al nuovo avviso del Comune. Aldo Basile, tra i fondatori del rugby algherese, ricostruisce la vicenda e denuncia esclusioni, silenzi e presunte irregolarità. Accuse che attendono risposte e riscontri documentali.

Alghero, 5 Agosto 2026

di Fausto Farinelli

Non è soltanto una disputa per l’utilizzo di un impianto sportivo. La battaglia sul campo da rugby di Maria Pia racchiude cinquant’anni di storia algherese, rapporti personali deteriorati, scelte amministrative contestate e una domanda che ormai non può più essere elusa: secondo quali regole viene utilizzato e gestito un bene appartenente alla collettività?

Il tema è tornato prepotentemente d’attualità dopo la pubblicazione, il 31 luglio 2026, dell’avviso attraverso il quale il Comune di Alghero intende ricevere proposte per la futura gestione dell’impianto. La scadenza per la presentazione delle istanze è stata fissata al 24 settembre. Nel documento pubblico, l’Amministrazione parla della necessità di un «riordino complessivo, strutturale e dell’impiantistica» e precisa che il campo è attualmente affidato in via provvisoria per la conduzione tecnica e funzionale.

Dietro il linguaggio amministrativo, tuttavia, esiste una storia molto più complessa. A raccontarla è Aldo Basile, indicato anche dalla ricostruzione storica ufficiale dell’Alghero Rugby come uno dei protagonisti della nascita della società: nel 1974 un gruppo di studenti coinvolse Basile, allora sottufficiale in servizio all’aeroporto militare, nella fondazione della S.S. Amatori Rugby Alghero. Il primo campionato regionale arrivò nel 1975.

Quando Maria Pia era una discarica

Nel racconto di Basile, il campo non nacque da un progetto già pronto, né da un investimento pubblico programmato. Nacque dal lavoro materiale di giocatori, dirigenti e volontari.

L’area di Maria Pia, secondo la sua testimonianza, era occupata da rifiuti, sterpaglie, pietre e materiali abbandonati. Il terreno venne progressivamente spianato, ripulito e reso praticabile grazie all’aiuto di persone legate all’aeroporto e di cittadini che misero a disposizione mezzi, competenze e giornate di lavoro.

Basile ricorda i pali trasportati personalmente su una Renault 5, il lavoro svolto durante i fine settimana e il contributo di volontari, costruttori e giardinieri. Racconta di una struttura cresciuta poco alla volta, con la realizzazione del rettangolo di gioco, degli spogliatoi e dei primi locali di servizio.

Il valore del racconto non è soltanto affettivo. Evidenzia il rapporto particolare instauratosi tra il bene pubblico e la comunità sportiva che lo aveva materialmente recuperato. Un rapporto nato in una stagione nella quale le procedure erano meno formalizzate rispetto a oggi, ma che avrebbe successivamente richiesto concessioni, atti amministrativi e responsabilità gestionali precise.

Il fondatore diventato “estraneo”

La frattura più dolorosa, per Basile, sarebbe maturata molti anni dopo.

Durante il periodo della pandemia, alcuni esponenti storici del rugby algherese avrebbero deciso di riavvicinarsi all’Amatori per offrire gratuitamente esperienza, collaborazione tecnica e sostegno nella ricerca di sponsor. La proposta, sempre secondo Basile, non avrebbe avuto seguito.

L’ex dirigente racconta di interlocuzioni con il presidente della società e di un iniziale impegno a favorire il loro rientro. Successivamente, però, uno dei componenti del gruppo dirigente si sarebbe opposto. Basile sostiene che il rifiuto sarebbe stato determinato da motivazioni personali più che sportive.

È in quel passaggio che la vicenda assume il carattere di una rottura insanabile. Coloro che si consideravano parte della storia dell’Amatori avrebbero maturato la decisione di dare vita a una nuova realtà rugbistica. Non una scissione, secondo la loro prospettiva, determinata da differenze tecniche o programmatiche, ma la conseguenza di una porta rimasta chiusa.

Il nuovo soggetto sportivo è l’Alguer Rugby 2024, che nell’ottobre 2025 ha presentato pubblicamente il proprio progetto e avviato la partecipazione al campionato regionale di Serie C.

Due società, un solo campo

Con la nascita dell’Alguer Rugby il nodo dell’impianto di Maria Pia diventa inevitabile.

La nuova associazione chiede uno spazio nel quale allenarsi, disputare le partite ufficiali e sviluppare il proprio settore giovanile. Basile afferma che inizialmente sarebbero state prospettate soluzioni alternative, compreso l’utilizzo del campo Mariotti o l’individuazione di un altro terreno.

Nessuna di queste ipotesi, sostiene, si sarebbe però concretizzata in tempo utile. Il risultato sarebbe stato quello di costringere la nuova società a muoversi senza una sede stabile, mentre l’impianto specificamente destinato al rugby continuava a essere utilizzato dall’Amatori.

La questione non è rimasta confinata all’interno degli spogliatoi. Nel luglio 2025 il Consiglio comunale di Alghero inserì formalmente all’ordine del giorno un’interrogazione riguardante la concessione e l’attuale gestione complessiva dell’impianto sportivo di Maria Pia.

Dopo la discussione consiliare, Forza Italia e Riformatori sostennero pubblicamente che dalla risposta dell’Amministrazione sarebbe emersa l’assenza di un titolo formale per l’utilizzo dell’impianto da parte dell’Amatori Rugby. Le due forze politiche sollevarono inoltre il problema della struttura ricettiva annessa al campo, chiedendo chiarimenti sulla gestione e sugli eventuali introiti. Si tratta delle dichiarazioni dei gruppi politici di opposizione, non dell’accertamento definitivo di un’autorità giudiziaria o contabile.

Le accuse di Aldo Basile

Nell’intervista, Basile va oltre la disputa sportiva e formula contestazioni molto pesanti.

Parla di una gestione che, a suo giudizio, sarebbe stata priva per anni di un quadro concessorio sufficientemente chiaro. Fa riferimento all’utilizzo della struttura ricettiva collegata all’impianto, alla gestione delle risorse societarie, a possibili irregolarità amministrative e a segnalazioni che sarebbero state trasmesse alla Guardia di Finanza e alla Corte dei conti.

Nel materiale messo a disposizione, tuttavia, non sono presenti gli esposti, i documenti contabili, gli estratti bancari o gli eventuali atti delle autorità richiamati durante la conversazione. Le affermazioni devono quindi essere considerate accuse dell’intervistato, che necessitano di riscontro autonomo e sulle quali le persone e le organizzazioni coinvolte devono poter esercitare pienamente il diritto di replica.

Il punto giornalisticamente rilevante non è trasformare un’accusa in una sentenza, ma verificare se esistano atti, autorizzazioni, concessioni, rendicontazioni e contratti capaci di chiarire definitivamente la situazione.

Le domande sono precise:

  • Quale titolo ha regolato nel tempo l’utilizzo del campo di Maria Pia?
  • Chi ha autorizzato la conduzione della struttura ricettiva annessa?
  • Quali entrate sono state generate e con quali modalità sono state rendicontate?
  • Chi ha sostenuto i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria?
  • Le diverse società rugbistiche hanno ricevuto un trattamento paritario?
  • Quali verifiche sono state effettuate dal Comune dopo le interrogazioni consiliari?

Il ricorso al Tar

Il conflitto ha raggiunto anche le aule della giustizia amministrativa.

Nel gennaio 2026 l’Alguer Rugby 2024 ha presentato ricorso al Tar Sardegna contro gli atti riguardanti l’affidamento provvisorio della conduzione tecnica e funzionale del campo. Secondo quanto riportato, la società aveva protocollato già nel febbraio 2025 una richiesta di utilizzo e concessione stagionale dell’impianto, lamentando di non aver ricevuto una risposta dall’Amministrazione.

Il ricorso dimostra che non ci si trova più davanti a una semplice incomprensione tra dirigenti sportivi. La controversia investe la legittimità del procedimento amministrativo, la parità di accesso a una struttura comunale e il dovere dell’ente pubblico di motivare le proprie decisioni.

A rendere il quadro ancora più delicato è il valore economico e sociale dell’impianto. Nel novembre 2024 erano stati annunciati 455 mila euro di risorse regionali destinati alla messa in sicurezza delle tribune, all’adeguamento degli impianti e al miglioramento dei campi da gioco.

Quando un bene pubblico riceve finanziamenti consistenti, la trasparenza sulla sua gestione non rappresenta un dettaglio burocratico. Diventa una condizione essenziale.

Il nuovo avviso può chiudere il contenzioso?

La procedura pubblicata dal Comune nel luglio 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta.

L’avviso richiede proposte economicamente sostenibili ma anche capaci di garantire valore sociale, pratica sportiva, aggregazione, salute e attività ricreative. Il principio dichiarato è corretto: il campo deve essere valorizzato non soltanto come struttura agonistica, ma come patrimonio della comunità.

Resta però da comprendere se la procedura riuscirà davvero a superare il passato oppure se finirà per trasferire nel nuovo affidamento le tensioni già esistenti.

La sfida per il Comune sarà garantire criteri misurabili, verificabili e non costruiti attorno a un singolo soggetto. Dovranno essere valutati la storia e il radicamento delle associazioni, ma anche la capacità tecnica, la solidità economica, il lavoro giovanile, l’inclusione, la manutenzione dell’impianto e la disponibilità a consentirne un utilizzo condiviso.

Soprattutto, dovrà essere chiarito il periodo precedente. Un nuovo bando non può cancellare automaticamente gli interrogativi sulla gestione passata.

Una vicenda umana prima ancora che sportiva

Nelle parole di Basile emerge un sentimento che va oltre la rivendicazione di un diritto.

È il dolore di chi sostiene di aver sacrificato tempo, famiglia e lavoro per costruire il rugby ad Alghero e che oggi si sente escluso proprio dal luogo che contribuì a realizzare. Il suo linguaggio, spesso durissimo, restituisce la profondità della frattura, ma impone anche cautela nel distinguere il piano emotivo da quello probatorio.

La storia personale di un fondatore non attribuisce automaticamente un diritto esclusivo su un bene comunale. Allo stesso tempo, un’Amministrazione e una società sportiva non possono ignorare il valore della memoria, del volontariato e del lavoro attraverso il quale quel bene è nato.

Il campo di Maria Pia non appartiene né ai fondatori, né ai dirigenti attuali, né a una parte politica. Appartiene alla città.

È proprio questa la ragione per cui ogni concessione, affidamento, utilizzo economico e accesso sportivo deve essere regolato da atti trasparenti, controllabili e uguali per tutti.

La richiesta di chiarimenti

Alla luce delle dichiarazioni raccolte e delle questioni emerse, Media Web Channel titolare del portale Sardegna Press, chiede pubblicamente all’Amatori Rugby Alghero e all’Amministrazione comunale di Alghero di fornire una risposta chiara e documentata.

In particolare, si chiede all’Amatori Rugby di chiarire:

  • quale sia il titolo amministrativo che ha regolato e regola attualmente l’utilizzo dell’impianto di Maria Pia;
  • quali siano le modalità di gestione della struttura ricettiva e degli altri spazi annessi al campo;
  • come vengano utilizzate e rendicontate le eventuali entrate prodotte dalle attività svolte all’interno dell’impianto;
  • quale sia la posizione della società rispetto alle accuse formulate da Aldo Basile;
  • per quali ragioni non sia stato possibile individuare una forma di collaborazione o di condivisione dell’impianto con l’Alguer Rugby 2024.

Al Comune di Alghero si chiede invece di chiarire:

  • quali concessioni, autorizzazioni o affidamenti abbiano disciplinato negli anni l’utilizzo del campo;
  • quale titolo consenta attualmente la conduzione tecnica e funzionale della struttura;
  • quali controlli siano stati effettuati sulla gestione degli spazi e sulle attività economiche eventualmente esercitate al loro interno;
  • per quale ragione non sia stata garantita fin dall’inizio una soluzione trasparente e paritaria alle società rugbistiche cittadine;
  • quale sarà il percorso amministrativo che condurrà al nuovo affidamento dell’impianto.

L’Amatori Rugby Alghero, i suoi dirigenti, gli amministratori comunali e tutte le persone direttamente chiamate in causa avranno pieno spazio per esporre la propria versione dei fatti, fornire documenti ed eventualmente smentire o precisare quanto dichiarato nell’intervista.

Le risposte ricevute saranno pubblicate integralmente o riportate senza alterarne il contenuto sostanziale.

Perché il campo di Maria Pia non appartiene a una società, a un dirigente, a un fondatore o a una parte politica. È un bene pubblico e appartiene alla città.

Dopo cinquant’anni di rugby, il campo costruito dai volontari è diventato il simbolo di una partita che non si gioca più soltanto con il pallone ovale. È una partita sulla trasparenza, sulla memoria, sulla parità di trattamento e sulla capacità delle istituzioni di amministrare il patrimonio pubblico senza preferenze, silenzi o zone d’ombra.

Ora la parola passa all’Amatori Rugby Alghero e al Comune.




Oltre le spiagge della Gallura: la scommessa vinta di Aggius e del Silent Sardinia Festival per rilanciare i paesi dell’interno

Teatro gestuale, riciclo e Silent Disco conquistano il “borgo”: l’offerta turistica alternativa dimostra che l’entroterra sardo ha il potere di attrarre e stupire

AGGIUS – Se il modello turistico tradizionale continua a spingere verso la costa, la Gallura interna risponde rivendicando uno spazio d’eccellenza. È questo il messaggio chiaro emerso dalla tappa di Aggius del Silent Sardinia Festival, andata in scena (il 4 agosto) tra le vie di un affollato centro storico.

Inserita nel calendario dei “Martedì nel borgo” promossi dalla Proloco di Aggius, la serata ha registrato un’affluenza importante, confermando la riuscita dell’alleanza tra tutela del territorio, innovazione artistica e intrattenimento sostenibile.

Bambini e adulti si sono immersi nel pieno divertimento pedagogico di “Micro”, il teatro gestuale di Susi Danesin. Senza fare ricorso alla parola, la performance ha ribaltato il punto di vista dell’osservatore guidandolo dentro il microcosmo degli insetti. Attrice, mimo e autrice di straordinaria competenza, Danesin ha interpretato ora la parte di una mosca, ora un’ape, poi la coccinella, il bruco che diventa magicamente bozzolo e quindi farfalla, coinvolgendo grandi e piccoli tra sorrisi e applausi. L’isolamento acustico garantito dalle cuffie wireless ha permesso agli spettatori di percepire ogni sfumatura dei suoni, nel totale silenzio esterno.

L’avvio di serata ha messo al centro le famiglie e il tema dell’educazione ecologica. Nel laboratorio di manualità incentrato sul riciclo dei tessuti, genitori e figli sono stati guidati da Julie Messina e Sonia Marianni nella ricostruzione fantasiosa delle forme della natura, trasformando la materia di scarto in magnifici insetti con cui giocare. Un’occasione imperdibile di apprendimento condiviso.

Aggius ha chiuso il centro al traffico, trasformando le sue strade in un palcoscenico a cielo aperto privo di effetto acustico, nell’ormai celebre formula “a impatto zero”. Dalle 21.30 il richiamo della Silent Disco ha acceso la notte con i consueti bagliori cromatici delle cuffie luminose. Ancora impatto zero per tre frequenze audio che hanno fatto ballare persone di ogni età, in una festa collettiva nel totale rispetto per la quiete del paese.

L’iniziativa ha mostrato sul campo come la proposta culturale possa trasformarsi in un formidabile vettore di attrazione verso l’entroterra, capace di convincere a scoprire una Sardegna autentica, viva e propositiva.

Il prossimo appuntamento con il Silent Sardinia Festival è per il 6 agosto, alle 21.30 in Piazza della libertà a Santa Teresa di Gallura, con la prima nazionale lo spettacolo “BU!” di Susi Danesin, un viaggio poetico inserito nel ciclo Silent Tales – Fiabe Ecologiche, di Susi Danesin, Gaetano Ruocco Guadagno & Marco Gnaccolini, che cerca di indagare la paura del buio. L’evento andrà in replica l’8 agosto sempre a Santa Teresa.

Il festival è organizzato dall’associazione Roerso Mondo ETS e sostenuto da Silene Multiservizi, dal Comune di Santa Teresa Gallura, dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna e rientra nel circuito Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari.




Eclissi di sole e galassie, spettacolo stellare mercoledì a Lampianu

 Il 12 agosto doppio appuntamento astronomico organizzato dalla “Borgata Biancareddu Associazione culturale” e dalla “Società Astronomica Turritana”

SASSARI. Il cielo sta per regalare uno degli spettacoli astronomici più affascinanti e attesi dell’anno: la magia di una “Eclissi sul mare”. Mercoledì 12 agosto, un’eclissi di sole parziale, a partire dalle 19.30, sarà visibile sulla costa nord ovest della Sardegna, con un oscuramento superiore al novanta per cento del disco solare.

Per celebrare questo straordinario appuntamento, sul belvedere di Lampianu (Sassari) è in programma una speciale osservazione del cielo predisposta dalla “Borgata Biancareddu Associazione culturale” con la “Società Astronomica Turritana”. L’iniziativa fa parte del calendario dei pre-eventi di SHARPER, “Notte europea dei ricercatori” con capofila l’Università di Sassari.

Quando Sole, Terra e Luna si allineeranno nello spazio, il fenomeno sarà visibile da gran parte dell’Europa, dell’Africa nord-occidentale e del Nord America. Il belvedere di Lampianu offre le condizioni ideali per seguire l’evoluzione, dalla fase iniziale delle 19.30 fino al culmine previsto intorno alle 20.20, quando il sole, al massimo dell’oscuramento, tramonterà direttamente sul mare.

La visibilità del fenomeno secondo INAF

«Trattandosi di un’eclissi che si verificherà in tarda serata, con il sole ormai basso sull’orizzonte e prossimo al tramonto, la scelta della location risulta fondamentale – spiegano gli esperti della SAT –. Come evidenziato dalle mappe elaborate dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), per riuscire a scorgere il fenomeno occorre un orizzonte ovest estremamente libero e privo di ostacoli naturali». L’osservazione avverrà in totale sicurezza grazie a telescopi solari messi a disposizione dalla SAT, dotati di filtri certificati e appositi occhialini. «È fondamentale ricordare – raccomandano gli organizzatori – che il sole non va mai guardato a occhio nudo, nemmeno quando è prossimo al tramonto o parzialmente eclissato, per evitare gravi danni alla vista».

La seconda parte della serata prenderà il via con l’arrivo del cielo notturno. I presenti potranno immergersi nelle meraviglie del firmamento estivo “Là dove il cielo tocca il mare” – come dice il titolo dell’appuntamento – in un viaggio tra le stelle antiche e moderne. L’esperienza sarà resa ancora più coinvolgente dalla presenza di tre strumenti ottici e di uno smart telescope che proietterà in diretta su schermo le immagini acquisite, mentre una voce narrante, con l’ausilio di un laser astronomico permetterà di descrivere stelle e costellazioni.

La manifestazione è organizzata dalla “Borgata Biancareddu Associazione culturale” e dalla SAT con il contributo del Comune di Sassari, della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna. Grazie al coinvolgimento dell’Università di Sassari, l’iniziativa è inserita tra i pre-eventi ufficiali di Sharper, la “Notte europea dei ricercatori” che si svolgerà nel capoluogo della Città metropolitana il 24 e 25 settembre.




Istituto Bellieni, la filosofia per tutti parla anche in sardo

Dieci anni e non sentirli festeggiati al Parco delle Arti di Molineddu a Ossi per l’Officina Filosofica dell’Is.Be. Daniela Masia Urgu: «Abbiamo promosso il pensiero critico e dimostrato che la lingua sarda può affrontare qualsiasi tema complesso»

OSSI. Parlare di filosofia immersi nella natura e nell’arte a due passi da Sassari può essere un’esperienza rigenerativa straordinaria per il corpo e per lo spirito. A maggior ragione quando si celebra un anniversario importante: venerdì (31 luglio) il Parco delle Arti Molineddu a Ossi ha accolto i festeggiamenti per i dieci anni di attività dell’Officina Filosofica dell’Istituto Camillo Bellieni.

Il pregevole contesto ambientale sulla vallata del rio Mascari è stato scelto non a caso, per sottolineare il profondo legame tra l’esperienza dell’arte, la natura e il rapporto tra uomo e ambiente, centrali nella riflessione filosofica dell’Is.Be.

A tracciare il bilancio del percorso iniziato nel 2016 è stata Daniela Masia Urgu, responsabile dell’Officina Filosofica e componente dell’Osservatorio delle lingue minoritarie: «Siamo partiti dieci anni fa con l’idea di stimolare lo spirito critico nelle persone, mettendo la comunità insieme per affrontare questioni pratiche e complesse della vita quotidiana. Abbiamo toccato i temi più disparati – ha detto Daniela Masia – dall’Amore alla Cura, dal Mito all’Intelligenza artificiale, mantenendo sempre un approccio accessibile. Lo abbiamo fatto attraverso gruppi di confronto, ritiri, aperitivi e le immancabili cene filosofiche, nate per condividere insieme i temi e il cibo, creando veri legami tra le persone».

Tra i numerosi interventi e letture hanno preso parola la presidente dell’Istituto Camillo Bellieni, Maria Doloretta Lai, e il direttore scientifico, Antonello Nasone.

Nel corso della serata è stato proiettato un video ricordo delle numerose attività realizzate negli anni, occasione per un commosso ricordo di Michele Pinna, fondatore dell’Is.Be, che insieme a Daniela Masia Urgu ha guidato e ispirato la nascita e la crescita dell’OffiLaFi.

Uno dei filoni innovativi e più apprezzati ha riguardato l’uso della lingua sarda: «La cosa straordinaria di questo aspetto – ha aggiunto ancora Masia Urgu – è stata quella di realizzare laboratori di filosofia direttamente in sardo. Basandoci sul patrimonio valoriale e sui modi di dire della tradizione agropastorale e della vita pratica, abbiamo dimostrato con ottimo successo che la lingua sarda è ricca, viva e perfettamente in grado di affrontare qualsiasi tematica della contemporaneità».

La manifestazione si è conclusa in un clima di convivialità e condivisione, un’occasione informale per scambiare idee e relazioni come già era in uso tra gli antichi greci. L’attività è parte integrante del programma istituzionale Is.Be per il 2026 finanziato dalla RAS con i fondi della Legge Regionale 2/2026.




Il Silent Sardinia Festival fa tappa ad Aggius

Il 4 agosto una serata per tutte le età fruibile in cuffia: dal laboratorio di riciclo creativo allo spettacolo teatrale per bambini “Micro” e la Silent Disco Night fino a notte fonda

AGGIUS (SS) – Non solo le grandi mete turistiche della costa. In Sardegna c’è tanto altro e il Silent Sardinia Festival sceglie il cuore della Gallura per la prossima tappa del suo circuito di divertimento a “impatto ambientale zero”. Stavolta si va ad Aggius, dove martedì 4 agosto, dalle 18.30, la via principale diventerà il palcoscenico a cielo aperto di una serata che unisce arte del riciclo, teatro performativo e musica da ballare. L’esperienza immersiva delle cuffie wireless, simbolo del festival, è capace di far convivere divertimento, spettacolarità e rispetto della quiete e del silenzio del paese.

La serata prende il via alle 18.30 con il Creative Recycling Lab per bambini dai tre anni in su, a cura di Julie Messina & Sonia Marianni, un laboratorio creativo dedicato al riciclo e alla manualità per stimolare l’immaginazione dei più piccoli e delle loro famiglie, trasformando i materiali di scarto in bellezza.

Alle 19.30 si darà spazio al teatro con l’atteso spettacolo “Micro – Una Giornata tra gli Insetti”, scritto e interpretato da Susi Danesin. Prodotto da Zebra Ets in associazione con Roerso Mondo per il Silent Sardinia Festival (con il contributo di Fondazione di Sardegna e MIC), il lavoro offre una narrazione visuale che unisce mimo, interazione e visual comedy. Grazie all’ascolto amplificato in cuffia, gli spettatori (da quattro anni in su) saranno guidati in una magica metamorfosi nel mondo in miniatura degli insetti, riscoprendo i suoni della natura contro il caos del mondo moderno. Le musiche originali e la drammaturgia sonora sono coordinate da Michele Moi (direttore artistico del festival) con l’apporto di Fabio Fochesato, Michael Fiorin, Sergio Bolognesi ed Enrico Silvestri. I costumi sono firmati da Sonia Marianni.

Dalle 21.30 fino a tarda notte la strada sarà una pista da ballo con la Silent Disco Night, per tre diversi DJ set a cura di DJ Brush, selezionabili dai partecipanti direttamente con un click sulle proprie cuffie luminose.

L’ingresso all’evento è libero e adatto a tutte le età. È consigliata la prenotazione delle cuffie per garantire la partecipazione agli eventi.

Il legame del festival con Aggius è ormai giunto al quarto anno, ed è sempre più proficuo anche grazie all’attiva collaborazione della Proloco e al sostegno dell’Amministrazione comunale. Roerso Mondo ha coinvolto anche le scuole del paese per educare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente e all’inclusione sociale attraverso laboratori e spettacoli dal vivo coordinati dalla psicologa infantile Julie Messina, coniugando l’arte performativa con la psicologia.

Tutti gli appuntamenti prevedono l’uso di cuffie Wi-Fi distribuite gratuitamente sul posto, ma è cosigliabile la prenotazione attraverso un SMS o un messaggio whatsapp al numero 324/6096565. Per maggiori informazioni consultare i siti ufficiali silentsardiniafestival.it e roersomondo.it o i canali social dell’evento.

Il festival è organizzato dall’associazione Roerso Mondo ETS, e sostenuto da Silene Multiservizi, dal Comune di Santa Teresa Gallura, dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna e dalla Camera di Commercio di Sassari.




Al Romazzino il lusso ha ancora un’anima. E Da Vittorio gli regala il sapore del mare

Costa Smeralda, 28 Luglio 2026 di Fausto Farinelli

Costa Smeralda® 28 Luglio 2026 – di Fausto Farinelli

Non vedevo l’ora di tornare all’Hotel Romazzino.

Era passato qualche tempo dall’ultima visita e, questa volta, arrivo con qualche minuto di ritardo. Varco l’ingresso e, quasi automaticamente, mi tornano alla mente le parole dell’architetto Giancarlo Busiri Vici, inserite nel mio libro dedicato alla Costa Smeralda:

«Abbiamo consegnato i lavori del Romazzino, compresi tutti i giardini, in soli dodici mesi.»

Una frase che continua a sorprendermi.

Dodici mesi per realizzare non soltanto un albergo, ma uno dei luoghi destinati a diventare parte della storia e dell’immaginario della Costa Smeralda. Un edificio capace di inserirsi nel paesaggio senza aggredirlo, con i suoi muri bianchi, le linee morbide, gli archi, il verde dei giardini e il mare che sembra entrare naturalmente in ogni spazio.

Il Romazzino non è semplicemente un hotel.

È una testimonianza ancora viva di quella stagione irripetibile nella quale architettura, paesaggio e ospitalità furono chiamati a costruire qualcosa che prima non esisteva. Non una destinazione artificiale, ma un nuovo modo di raccontare la Sardegna al mondo.

Entro e vengo accompagnato sulla terrazza.

La vista è di quelle che non hanno bisogno di presentazioni. Il mare si apre davanti agli occhi, il granito sembra trattenere la luce e l’orizzonte restituisce immediatamente quella sensazione di pace che solo alcuni luoghi riescono ancora a offrire.

Saluto i colleghi già presenti e proprio sulla terrazza abbiamo l’occasione di conoscere Danilo Guerrini, direttore del Romazzino.

Ha 55 anni e alle spalle una lunga esperienza maturata negli hotel di lusso. La sua storia personale racconta molto del suo carattere e del modo in cui interpreta il proprio ruolo.

Proviene da una famiglia composta da uomini delle Forze dell’ordine. Un ambiente nel quale parole come disciplina, responsabilità, rispetto delle regole e senso del dovere non erano concetti astratti, ma parte della vita quotidiana.

Danilo, però, aveva scelto il proprio destino quando aveva appena tredici anni.

Voleva diventare direttore d’albergo.

Non si trattava del sogno confuso di un adolescente. Era già una direzione precisa, una di quelle convinzioni che, quando nascono così presto, sembrano accompagnare una persona per tutta la vita. Quella scelta è diventata prima un percorso professionale e poi una carriera costruita attraverso esperienze nelle strutture di alta gamma.

Il Romazzino rappresenta per lui una tappa particolarmente significativa: è la sua prima esperienza alla guida di un hotel sul mare.

Dirigere una struttura di questo livello non significa soltanto occuparsi delle camere, della ristorazione o dell’organizzazione del personale. Significa coordinare una macchina complessa nella quale ogni reparto deve muoversi con precisione, mantenendo però agli occhi dell’ospite una sensazione assoluta di naturalezza.

È proprio parlando di disciplina e organizzazione che Guerrini ci racconta una curiosità.

Secondo quanto ci spiega, il sistema degli ordini impartiti dallo chef alla brigata di cucina sarebbe stato introdotto da Napoleone Bonaparte, attraverso un modello organizzativo fondato su ruoli precisi, gerarchie definite, comandi chiari e capacità di esecuzione coordinata.

Il parallelismo è affascinante.

Una grande cucina, in effetti, non è molto diversa da una perfetta organizzazione sul campo. Ogni persona deve sapere esattamente cosa fare, in quale momento e in relazione al lavoro degli altri. Non c’è spazio per l’improvvisazione, perché basta un solo ingranaggio fuori tempo per compromettere il risultato finale.

Ma disciplina non significa necessariamente rigidità.

Nel racconto di Guerrini emerge piuttosto l’idea della responsabilità. Chi guida deve conoscere la propria squadra, deve saperne valorizzare le qualità e, soprattutto, deve assumersi il peso delle decisioni.

Osservandolo parlare si coglie immediatamente il profilo di un direttore presente, attento, cordiale ma mai invadente. Uno di quei professionisti che non hanno bisogno di occupare continuamente la scena per far percepire la propria autorevolezza.

In fondo, la qualità di un direttore si misura anche da ciò che l’ospite non vede.

Dalla puntualità del servizio.

Dalla serenità del personale.

Dalla capacità di prevenire un problema prima ancora che si presenti.

Dalla sensazione che ogni cosa accada con assoluta semplicità, anche quando dietro quella semplicità esistono ore di lavoro, coordinamento e attenzione quasi spasmodica ai dettagli.

Dopo questo primo incontro lasciamo la terrazza e ci dirigiamo verso il ristorante sulla spiaggia Entu e Mari.

È lì che la serata cambia definitivamente ritmo.

Il Romazzino ospita, dal 15 luglio al 14 agosto, la residenza gastronomica di DaV Costa Smeralda Da Vittorio, il format casual dining della famiglia Cerea. Per un mese il ristorante sulla spiaggia viene affidato a una delle realtà più prestigiose della ristorazione italiana, in un contesto nel quale il mare, la sabbia chiara e la brezza serale diventano parte integrante dell’esperienza.

Ad accoglierci è Francesca Formaggioni, Communication Manager del Romazzino.

L’atmosfera è già quella giusta. Il mare è davanti a noi, la luce del giorno sta lasciando spazio alla sera e la luna appare esattamente di fronte al ristorante.

Francesca guarda il cielo, sorride e pronuncia una frase capace di sciogliere immediatamente ogni formalità:

«Stasera siamo stati bravi anche a posizionare la Luna proprio davanti a noi.»

La battuta suscita il sorriso di tutti.

E, a dire il vero, osservando quella scena, viene quasi da crederle.

La luna sembra davvero essere stata collocata lì appositamente, come l’ultimo elemento di una scenografia preparata per accompagnare la cena.

Ma Francesca non si limita a comunicare l’immagine dell’hotel.

Il suo lavoro racconta una visione molto più profonda.

Gira la Sardegna in lungo e in largo alla ricerca delle antiche maestranze, degli artigiani, dei produttori e delle persone che continuano a custodire i saperi tradizionali dell’isola. Ogni settimana porta alcune di queste realtà all’interno del Romazzino, permettendo agli ospiti di entrare in contatto con la Sardegna più autentica.

Non la Sardegna costruita per essere esibita.

Ma quella vera.

Quella fatta di mani, materiali, gesti tramandati, lavorazioni antiche e storie familiari.

È un lavoro che assume un significato ancora più importante se si guarda al passato della Costa Smeralda.

La volontà del Principe Karim Aga Khan non era semplicemente quella di creare una destinazione frequentata dal jet set internazionale. La sua visione era più complessa e più rispettosa: portare la Sardegna dentro la Costa Smeralda.

Fare in modo che chi arrivava da ogni parte del mondo non incontrasse soltanto un mare straordinario, ma anche l’identità, la cultura, l’artigianato e la storia dell’isola.

A distanza di oltre sessant’anni, quella visione continua a vivere proprio attraverso iniziative come quelle curate da Francesca Formaggioni.

Ed è forse questo uno degli aspetti più affascinanti della serata.

Il Romazzino non si limita a custodire il proprio passato. Cerca di reinterpretarlo, mantenendo vivo quel dialogo tra ospitalità internazionale e identità sarda che era alla base del progetto originario.

Poi arriva il momento della cena.

La proposta gastronomica di DaV è affidata alla direzione dello chef Davide Galbiati, responsabile dello sviluppo gastronomico dei ristoranti del format. Il menu è costruito prevalentemente attorno alla cucina di mare, da sempre uno dei tratti distintivi di Da Vittorio, e combina l’eccellenza delle materie prime con una dimensione più conviviale e condivisa.

La cucina dialoga con il paesaggio.

E non è una frase di circostanza.

Mangiare a pochi passi dal mare, con la brezza che attraversa il ristorante e la luna davanti agli occhi, modifica realmente la percezione dei sapori. Il luogo non è soltanto lo sfondo della cena: diventa una componente del piatto.

La filosofia è quella di interpretare la tradizione gastronomica sarda con sensibilità contemporanea, rispettando la stagionalità e selezionando ingredienti capaci di stabilire un legame diretto con il territorio. Accanto a questa attenzione per la Sardegna trovano spazio i grandi classici della famiglia Cerea.

Tra questi il celebre Pacchero alla Vittorio, lo Spaghetto di tonno e l’Elefantino, definito il fratello minore della storica cotoletta a orecchia d’elefante.

Piatti che portano con sé una storia, un’identità e una riconoscibilità immediata.

La cucina di Da Vittorio colpisce per la capacità di essere raffinata senza diventare distante. La tecnica è evidente, ma non viene mai esibita come un esercizio di stile. Il piatto rimane comprensibile, piacevole, generoso.

C’è eleganza, ma c’è anche gioia.

C’è ricerca, ma non viene sacrificato il gusto.

C’è precisione, ma rimane intatto quello spirito conviviale che la famiglia Cerea considera uno dei valori fondamentali della propria proposta.

E poi c’è il servizio.

Un servizio di prim’ordine.

Presente, puntuale, attento, ma mai invadente. I tempi sono calibrati, i movimenti della sala appaiono quasi coreografici e ogni dettaglio viene seguito con una cura che non lascia spazio all’approssimazione.

L’accoglienza è superlativa.

Non quella formalità fredda che talvolta si incontra negli ambienti di lusso, ma un’attenzione capace di far sentire l’ospite riconosciuto e seguito.

È in questi particolari che si coglie il livello reale di una struttura.

Non soltanto nella bellezza degli ambienti o nella qualità di ciò che arriva in tavola, ma nella capacità di costruire un’esperienza coerente dall’inizio alla fine.

DaV Costa Smeralda nasce dalla collaborazione tra la famiglia Cerea, Belmond e Smeralda Holding. Non si tratta di un incontro occasionale, ma dello sviluppo di una relazione già avviata nel 2021 con DaV Mare allo Splendido Mare di Portofino. Il progetto approda oggi in Sardegna con l’obiettivo dichiarato di unire ospitalità, qualità e valorizzazione del territorio.

Il Romazzino, però, non è soltanto un albergo affidato alla gestione Belmond.

Rimane saldamente nell’alveo della proprietà di Smeralda Holding, la società indirettamente controllata da Qatar Investment Authority e guidata dall’amministratore delegato Mario Ferraro. Il patrimonio della società comprende i quattro hotel simbolo della destinazione — Cala di Volpe, Romazzino, Pitrizza e Cervo — oltre alla Marina di Porto Cervo, al Cantiere navale, al Pevero Golf Club, a negozi, uffici, appartamenti, bar, ristoranti e a circa 2.300 ettari di terreni sulla costa. (Smeralda Holding)

Ed è proprio nella strategia portata avanti da Ferraro che il pop-up di Da Vittorio trova una collocazione precisa.

Non si tratta di aggiungere semplicemente un altro nome prestigioso alla stagione estiva, ma di diversificare l’offerta della Costa Smeralda, trasformandola progressivamente in una destinazione capace di proporre esperienze differenti, pur mantenendo intatta la propria identità.

Negli ultimi anni Ferraro ha lavorato su più direttrici: la riqualificazione degli alberghi, l’ingresso di operatori internazionali di altissimo profilo, il potenziamento della ristorazione, l’apertura a nuovi segmenti di clientela e la costruzione di una destinazione meno dipendente da una sola formula di lusso.

Il Cala di Volpe è stato profondamente rinnovato e ripensato come una vera destinazione nella destinazione. Il Romazzino è entrato nella collezione Belmond, mentre il percorso di trasformazione del Pitrizza punta ad associarlo al marchio Cheval Blanc. L’obiettivo strategico appare evidente: legare la Costa Smeralda ai nomi più esclusivi dell’ospitalità internazionale, ampliandone contemporaneamente la capacità distributiva, la notorietà e il posizionamento sui mercati mondiali.

I numeri raccontano una parte importante di questo percorso.

Nel 2022 Smeralda Holding aveva raggiunto un fatturato di 120 milioni di euro, superando i 106 milioni registrati nel 2019. Nel 2024 il fatturato è salito a 168,1 milioni di euro, con una crescita del 12,5 per cento rispetto all’anno precedente e un EBITDA adjusted di 50,6 milioni di euro. Nello stesso anno il gruppo ha dichiarato 1.471 dipendenti, 544 fornitori sardi coinvolti e 44,2 milioni di euro di approvvigionamenti effettuati nell’isola.

Anche il dato sulle prenotazioni confermate per il 2026 offre una misura del risultato raggiunto. Alla fine del 2025 Ferraro aveva indicato un incremento del 40 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un segnale che conferma come la strategia di innalzamento e diversificazione dell’offerta abbia rafforzato l’attrattività internazionale della destinazione.

La ristorazione è diventata uno dei pilastri di questo nuovo corso.

Il pop-up di Da Vittorio non è dunque un’operazione isolata, ma un tassello di un progetto più ampio che punta ad affiancare all’ospitalità alberghiera una pluralità di esperienze gastronomiche riconoscibili, affidate a marchi e professionisti capaci di attrarre pubblici differenti.

È una scelta che appare strategicamente azzeccata.

Il lusso contemporaneo, infatti, non si identifica più soltanto con la camera, la spiaggia o il servizio. È cucina, benessere, cultura, intrattenimento, autenticità e capacità di costruire esperienze che possano diventare parte del viaggio.

È proprio questa strategia complessiva a rendere la residenza gastronomica di Da Vittorio al Romazzino qualcosa di più di un semplice pop-up estivo.

Da una parte c’è una delle famiglie simbolo dell’alta cucina italiana.

Dall’altra un hotel che appartiene alla storia stessa della Costa Smeralda.

Alle spalle c’è una proprietà che, sotto la guida di Mario Ferraro, ha scelto di investire sulla trasformazione, sulla diversificazione e sull’ingresso di grandi marchi internazionali.

In mezzo, la Sardegna.

Non utilizzata soltanto come cornice spettacolare, ma chiamata a entrare nel racconto attraverso i suoi ingredienti, le sue tradizioni, le sue maestranze e la sua cultura.

Durante la serata penso più volte alle parole ascoltate all’arrivo.

Ai dodici mesi impiegati per consegnare il Romazzino con tutti i suoi giardini.

Alla determinazione di Danilo Guerrini, che a tredici anni aveva già scelto il proprio futuro.

Alla disciplina delle brigate, alle gerarchie della cucina e al curioso richiamo all’organizzazione napoleonica.

Al lavoro di Francesca Formaggioni, che attraversa l’isola alla ricerca delle persone capaci di rappresentarne l’anima più profonda.

Alla strategia di Mario Ferraro, che sta cercando di accompagnare la Costa Smeralda verso una nuova fase della sua storia senza disperderne l’identità.

E poi torno con lo sguardo alla luna.

Quella luna che, almeno per una sera, sembra davvero essere stata sistemata nel punto esatto.

Quando lascio il Romazzino porto con me una certezza.

Il vero lusso non è soltanto ciò che si vede.

Non è una terrazza sul mare.

Non è una camera elegante.

Non è neppure un piatto perfettamente eseguito.

Il vero lusso è la somma di tante attenzioni invisibili.

È la capacità di un direttore di guidare senza imporsi.

È il lavoro di una squadra che si muove con precisione.

È una Communication Manager che cerca l’autenticità dell’isola e la porta dentro un hotel frequentato dal mondo.

È una brigata che trasforma materie prime eccellenti in un’esperienza capace di restare nella memoria.

È una proprietà che investe, rinnova e diversifica l’offerta senza dimenticare la storia dei luoghi che amministra.

È il rispetto per il passato, senza trasformarlo in una reliquia.

Quella al Romazzino non è stata soltanto una cena.

È stata la dimostrazione che l’ospitalità, quando incontra la cultura, la cucina e l’identità di un territorio, può ancora diventare racconto.

E che, in certi luoghi, qualcuno riesce davvero a farci credere di avere posizionato la luna proprio davanti a noi.




Giuseppe Carta nominato “Eccellenza Artistica” a Montecitorio

Dal 1° agosto, il maestro caposcuola dei “frutti della Terra” riapre a Banari la sua storica dimora artistica di Palazzo Tonca, che per tanti anni è stata il teatro di grandi eventi culturali

BANARI. “Per l’altissimo valore della sua ricerca artistica e per aver saputo trasformare la scultura in un linguaggio universale di straordinaria forza espressiva”. Con queste motivazioni, il celebre scultore banarese Giuseppe Carta ha ricevuto nei giorni scorsi, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio a Roma, il “Riconoscimento di Eccellenza Artistica”, conferito dalla XVII Commissione Arte della Camera dei Deputati.

Un riconoscimento – si legge ancora nelle motivazioni – concesso “per aver portato l’arte italiana nei più prestigiosi contesti nazionali e internazionali, attraverso opere monumentali e di profondo impatto simbolico, affermandosi come uno dei più autorevoli interpreti della scultura contemporanea e ambasciatore dell’eccellenza creativa del nostro Paese nel mondo”.

A partire dal 1° agosto, il maestro sardo, apprezzato a livello internazionale come caposcuola “dei peperoncini e dei grandi frutti della Terra”, riaprirà le porte del suo rifugio creativo, Palazzo Tonca, nel cuore di Banari.

Giuseppe Carta a Palazzo Montecitorio

Un’occasione straordinaria per scoprire il luogo in cui nasce questa profonda filosofia della materia, in cui la visione della natura e la ricerca estetica intersecano il racconto della Terra nella sua più intima metamorfosi, con l’intento di celebrarne la miracolosa rinascita.

Dalle iconiche Germinazioni ai grandi frutti monumentali come peperoncini, melagrane e olive, l’opera di Carta ha saputo valicare ogni confine, portando la sua visione al Grand Palais di Parigi, al Javits Center e New World Art Center di New York, al Colosseo di Roma, alla Biennale di Venezia, sui palcoscenici del Teatro del Silenzio con Andrea Bocelli, ai castelli svevi della Puglia, fino all’Heydar Aliyev Center di Baku e alle grandi metropoli della Cina e dell’Australia.

Antica dimora nobiliare in trachite rossa, Palazzo Tonca è stato acquistato e recuperato dallo scultore a partire dalla metà degli anni Ottanta, divenendo nel tempo e per tanti anni teatro di grandi eventi culturali, in un perfetto equilibrio tra architettura tradizionale e arte contemporanea. L’intento è quello di renderlo nuovamente un punto di riferimento per il territorio, una sede operativa e organizzativa di eventi, mostre e attività dedicate all’arte, alla cultura e alla comunità. La riapertura del Palazzo converte oggi gli spazi in un organismo vivente, lasciandone inalterata la suggestione evocativa dell’epoca. La materia vegetale creata da Carta abita e dialoga con la casa d’arte, rivelando un paesaggio visivo custode dell’incanto perpetuo della natura.

Palazzo Tonca a Banari



L’Is.Be festeggia dieci anni di Officina Filosofica

Venerdì 31 luglio, il laboratorio promosso dall’Istituto “Camillo Bellieni” celebra il suo primo decennio con un evento speciale al Parco delle Arti Molineddu di Ossi, nel ricordo del fondatore Michele Pinna

OSSI. Dieci anni di incontri, di attività, di pensiero critico, dialogo e pratica quotidiana. Un anniversario importante per l’Officina Filosofica dell’Istituto Camillo Bellieni di Sassari, che festeggia il felice traguardo venerdì (31 luglio), alle 18, nel Parco delle Arti Molineddu di Ossi, con una serata speciale dedicata al racconto del primo decennio di cammino condiviso.

L’evento prende il via con la proiezione di un video racconto, appositamente realizzato, che ripercorre i momenti salienti, i meeting e le esperienze dell’Officina Filosofica. Si darà quindi spazio alle voci e alle testimonianze dirette di chi, negli anni, ha preso parte al percorso di ricerca, contribuendo a costruire una comunità di pensiero aperta e inclusiva.

Nato come laboratorio di filosofia pratica, il nucleo iniziale di ricerca è cresciuto costantemente nel tempo, trasformandosi in una vera e propria comunità di persone animate dal desiderio di interrogarsi sul presente attraverso il dialogo, il confronto e la condivisione delle esperienze.

L’OffiLaFi, la cosiddetta “Bottega di pratiche per la vita quotidiana”, ha promosso un’intensa attività fatta di seminari, conferenze, convegni, laboratori e percorsi di gruppo. Un cammino ricco e sfaccettato che ha attraversato tematiche cruciali come l’amore, l’arte, il sacro, la bellezza, il cinema e il paesaggio, mossa dalla profonda convinzione che la filosofia non sia una disciplina astratta, ma uno strumento vivo e accessibile, capace ancora oggi di offrire le chiavi di lettura per comprendere la complessità della nostra epoca e vivere con maggiore consapevolezza.

Il senso profondo del progetto è racchiuso in una riflessione di Michele Pinna: «Pensare non è un atto solitario, ma un esercizio di cura che accoglie la complessità dell’esistenza e la traduce in speranza condivisa». Fondatore dell’Is.Be, Pinna ha accompagnato e ispirato, insieme a Daniela Masia Urgu, la nascita e la crescita dell’Officina Filosofica, tanto che un momento della serata sarà dedicato alla sua memoria e alla sua eredità intellettuale e umana.

La manifestazione si concluderà in un clima di convivialità e ulteriore condivisione con una cena filosofica al sacco, un’occasione informale per continuare a tessere relazioni e scambiare idee nella più spontanea rappresentazione del Simposio platonico. L’attività è realizzata con il contributo della Regione Sardegna – L.R. 2/2026.




GALÀ DELLA SARDEGNA: NELLA PIAZZA PRINCIPE KARIM AGA KHAN IV DI PORTO CERVO SUONI, BALLI E CANTI DALL’ISOLA.  

Lunedì 27 luglio ore 22, presenta Giuliano Marongiu

SUPER OSPITE MOSES CONCAS

Porto Cervo, 24 luglio 2026 – Torna un classico della kermesse smeraldina organizzata dal Consorzio Costa Smeralda: il Galà della Sardegna, interamente dedicato alle musiche di matrice popolare, in scena lunedì 27 luglio alle ore 22, in Piazza Principe Karim Aga Khan IV a Porto Cervo.

Quest’anno il concertone dedicato ai suoni, ai canti e ai balli dell’Isola sarà presentato dal celebre conduttore e showman Giuliano Marongiu e articolato in due parti: nella prima si alterneranno quattro formazioni, tra le più interessanti del panorama folclorico regionale, dando un saggio delle loro straordinarie capacità di tramandare un bagaglio di tradizioni dal valore inestimabile; nella seconda parte, un autorevole interprete della musica contemporanea di ispirazione popolare, riadattata in chiave sperimentale, sarà protagonista sul palco di Porto Cervo con alcuni brani simbolo del suo repertorio.

Ad aprire lo spettacolo sarà il TenoreSu Cunsonu Santu Juanne” di Thiesi, quartetto vocale tra i più apprezzati nell’Isola e spesso portabandiera del canto a tenore nella Penisola e all’estero.

A seguire i virtuosismi strumentali degli “Organeddas” di Giampaolo Piredda e Mauro Spiga, due autentici campioni che fondono in un duo spettacolare le peculiarità dell’organetto e delle launeddas. Inoltre, l’estro degli Organeddas metterà in luce le eccezionali capacità di Mauro Spiga di cimentarsi anche in altri strumenti a fiato come trunfa e sulittu, e di Giampaolo Piredda all’organetto che riesce a rielaborare tutte le melodie della tradizione creando un caleidoscopio di note e colori dal fascino ancestrale.

Ancora voci suggestive con il coro maschile “Sos Astores” di Golfo Aranci, uno dei migliori ensemble oggi in attività ripercorrerà un vastissimo repertorio di melodie immortali arrangiate per un gruppo polifonico di soli uomini; una performance che fa vibrare le corde dell’anima grazie alla direzione magistrale di un musicista poliedrico come Giuseppe Orrù.

Nella magica cornice della piazzetta di Porto Cervo non potevano mancare i balli tipici che saranno proposti dagli eredi di una tradizione tramandata da decenni: per la prima volta sul palco della Costa Smeralda si esibirà il gruppo Minifolk della Pro Loco di Aggius, curato da Laura Bianco e accompagnato all’organetto da Giovanni Lepori, un giovanissimo talento di 17 anni già proiettato verso un’importante carriera. Un gruppo di giovanissimi appassionati del folclore e della cultura popolare 

che portano avanti un lavoro fondamentale per la salvaguardia di un’espressione artistica straordinaria e amata dalle persone di ogni classe sociale, in grado di unire in un sentire comune turisti e appassionati di qualunque provenienza.

Dopo gli interventi dedicati alla tradizione, spazio alla seconda parte con un ospite straordinario che catturerà l’attenzione di sardi e turisti: sarà il virtuoso Moses Concas, già Premio Costa Smeralda, conosciuto in tutto il mondo per aver partecipato in America e in Spagna a World’s Got Talent con i migliori talenti internazionali. Concas delizierà la platea con le sue magie che lo hanno fatto conoscere anche nel mondo del cinema firmando la colonna sonora del film campione di incassi “La vita va così” di Roberto Milani.

Posti a sedere ad ingresso libero e gratuito.