L’Istituto Alberghiero di Sassari trionfa con Edina Altara a “L’Italia delle Donne”
Premiate dalla ministra Roccella 19 eccellenze femminili su 214 candidature provenienti da tutto il territorio nazionale
SASSARI – Con un lavoro di ricerca dedicato all’artista sassarese Edina Altara, la 5B Accoglienza dell’Istituto Alberghiero di Sassari ha conquistato per la Sardegna la seconda edizione de “L’Italia delle Donne”, un progetto promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità dell’omonimo Ministero, per riscoprire e valorizzare la memoria di figure femminili che hanno saputo costruire legami profondi con i propri territori, sfidando convenzioni e stereotipi.
A livello nazionale la Commissione ha selezionato 19 profili che si sono distinti negli ambiti dell’impresa, dello sport e delle arti. Per l’isola, il prestigioso riconoscimento conferito dalla ministra Eugenia Maria Roccella è andato alla memoria di una pioniera delle arti applicate del Novecento, Edina Altara (1898–1983), poliedrica antesignana di tecniche innovative che hanno trovato collocazione ai massimi livelli di un settore all’epoca pressoché dominato da uomini. La cerimonia di premiazione si è svolta nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un risultato quasi inaspettato, che premia l’Ipsar-Ipseoa di Sassari su 214 candidature pervenute a Roma da tutte le regioni.
Il lavoro su Edina Altara, presentato nella categoria “Donne delle arti” sotto la guida della docente di Italiano Alessia Charlotte Leoni, è stato sviluppato dagli studenti e studentesse Federico Davide Campus, Giada Canu, Filippo Pio Langasco, Aurora Maninchedda, Pais Valery, Giada Pinna, Sharon Sechi, Maria Rosanna Serra, Nicole Sole, Melissa Stangoni, Sabrina Stangoni, Alessandra Urgias e Miriam Vidili.
A completamento del progetto, le allieve hanno avuto l’opportunità di visitare la casa di Sassari in cui l’artista ha vissuto e operato. Un luogo in cui è custodita una raccolta di opere che sintetizza appieno la sua lunga e intensa carriera. Accompagnate dalla dirigente Antonietta Piras, dai docenti Giuseppe Zichi, Salvatore Taras e dalla stessa Leoni, le ragazze sono state accolte da un cicerone d’eccezione, il nipote di Edina, Federico Spano, e hanno potuto osservare con i propri occhi i lavori originali, e quindi scoprire aneddoti e curiosità.
Pittrice, illustratrice, decoratrice e ceramista autodidatta, Edina Altara è stata un esempio ante-litteram di indipendenza e imprenditorialità femminile nel campo del design e della moda, capace di imporsi sulla scena nazionale sin da giovanissima. La sua opera è una sintesi magistrale di modernità e tradizione, con richiami profondi alla cultura sarda, ai costumi e alle scene di vita quotidiana dell’isola, utilizzando un linguaggio visivo d’avanguardia.
«Siamo orgogliosi di questo risultato, perché valida un modello educativo in cui la tecnica incontra la cultura – ha affermato la dirigente Antonietta Piras –. Integrare il patrimonio locale nel percorso formativo è essenziale: la promozione delle nostre eccellenze rappresenta, infatti, la risorsa strategica su cui i futuri operatori del turismo dovranno costruire la propria professionalità».
SPACCIO NEL BAR, SCATTA LA CHIUSURA: ATTIVITA’ SOSPESA DAI CARABINIERI.
Nella mattina di oggi 21 aprile, i Carabinieri del Reparto Territoriale di Olbia hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sospensione della licenza di un bar del centro storico olbiese, ai sensi dell’art. 100 Tulps, emesso dal Questore di Sassari, dottor Filiberto Mastrapasqua. Gli accertamenti effettuati nel corso delle ultime settimane hanno permesso di acclarare che all’interno del locale si fossero verificati gravi fatti, costituenti pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica. L’esercizio pubblico è inoltre risultato abituale ritrovo di persone pregiudicate.
In particolare, l’episodio più rilevante si è verificato nella serata dell’8 aprile scorso, durante un’attività condotta dai Carabinieri della Sezione Operativa: i militari avevano colto un soggetto all’ingresso del locale, mentre cedeva una modica quantità di hashish a un acquirente, successivamente identificato e trovato in possesso della sostanza appena acquistata. Il servizio aveva consentito di rinvenire ulteriore stupefacente e una somma di denaro ritenuta provento dell’attività illecita. Nel medesimo contesto, all’interno del bar, risultato utilizzato come base per l’attività di spaccio, sono state rinvenute ulteriori dosi di sostanza stupefacente di tipo cocaina e materiale per il confezionamento. La gravità dei fatti e gli elementi raccolti hanno consentito ai militari di richiedere il provvedimento eseguito, che dispone la chiusura la licenza dell’esercizio pubblico per i prossimi 15 giorni. L’attività conferma il costante impegno dell’Arma dei Carabinieri nel garantire la sicurezza dei cittadini e nel prevenire situazioni di rischio per l’ordine pubblico.
L’azione tempestiva e coordinata delle Forze dell’Ordine rappresenta un presidio fondamentale per la tutela della collettività, contribuendo a rafforzare il senso di sicurezza e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Olbia, 21.04.2026
9° Rally Costa Smeralda Storico – Trofeo Martini: lunedì prossimo la presentazione
Mentre cresce l’attesa per la duplice sfida continentale e tricolore, lunedì 20 aprile il rally storico organizzato dall’Automobile Club Sassari sarà presentato ad autorità, media e sponsor all’Hotel Cala di Volpe A poche ore dalla chiusura le iscrizioni sono vicine ai 150 equipaggi
Porto Cervo, 16 aprile. 2026 – Scorre veloce il conto alla rovescia verso la nona edizione del Rally Costa Smeralda Storico – Trofeo Martini e un ulteriore tassello sta per prendere posto nel mosaico della gara: lunedì 20 aprile, proprio all’inizio della settimana clou per la manifestazione organizzata dall’Automobile Club Sassari, si terrà la conferenza di presentazione ad autorità, media e sponsor, evento che sarà ospitato nell’esclusiva e prestigiosa ambientazione dell’Hotel Cala di Volpe a Porto Cervo, con inizio alle ore 11. Tra i relatori già confermati, oltre al presidente di ACI Sassari Giulio Pes di San Vittorio, vi saranno il due volte campione del mondo rally, Tiziano Siviero, unitamente ai rappresentanti di Regione Autonoma della Sardegna, dei Comuni di Arzachena e Olbia insieme ai colleghi Sindaci di tutti i territori attraversati dal rally, oltre ai partners commerciali che supportano da sempre il progetto Rally Costa Smeralda Storico, figure alle quali il Presidente rivolge fin d’ora un sentito ringraziamento. Con le iscrizioni aperte ancora per poche ore, chiuderanno infatti alle 24 di venerdì 17 aprile, rally storico, classico e rally di regolarità sono in pieno fermento e i numeri raggiunti al momento tracciano il percorso per un’edizione dove agonismo e spettacolo di certo non mancheranno. Uno degli stimoli per i tanti estimatori delle prove speciali del Costa Smeralda, sarà il confronto con Jari Matti Latvala, campione europeo auto storiche in carica e tre volte vice campione nel WRC; il pilota finlandese ha già perfezionato l’iscrizione e sarà al volante della Toyota Celica ST185, facendo da traino a un nutrito lotto di piloti stranieri già presenti nell’elenco provvisorio degli iscritti. Oltre alla validità per il Campionato Europeo Rally Storici per le vetture costruite fino al 1992 compreso, il 9° Rally Costa Smeralda Storico – Trofeo Martini sarà anche il secondo atto del Campionato Italiano Rally Auto Storiche e Auto Classiche; ospiterà inoltre i contendenti del Trofeo A112 Abarth Yokohama e i partecipanti al Memory Fornaca. Di rilievo è anche l’importanza del Rally Storico di Regolarità che darà il via all’edizione 2026 del Tricolore per le due categorie “media 50” e “media 60”.
Documenti e aggiornamenti al sito web www.rallycostasmeraldastorico.it
Javier Cercas, la letteratura come viaggio nell’enigma
Lo scrittore spagnolo premiato con il riconoscimento internazionale ha raccontato il suo rapporto con la scrittura, la memoria, la libertà creativa e il viaggio con Papa Francesco. Al centro del suo intervento, una convinzione forte: la letteratura non offre risposte facili, ma dà forma alle domande più profonde.
Javier Cercas è tra gli autori europei più letti e riconosciuti degli ultimi decenni. Nato nel 1962 a Ibahernando, in Estremadura, e cresciuto in Catalogna, ha legato il proprio nome a romanzi capaci di intrecciare storia, memoria personale e interrogativi morali.
Scrittore, saggista e docente di letteratura spagnola, Cercas ha raggiunto il successo internazionale con Soldati di Salamina, opera che lo ha imposto come una delle voci più originali della narrativa contemporanea. Tra i suoi libri più noti figurano anche Anatomia di un istante, L’impostore, Il sovrano delle ombre e Terra Alta.
In occasione del Premio Internazionale, lo scrittore ha offerto una riflessione intensa sul senso della letteratura e sul ruolo dello scrittore nella società.
La letteratura come piacere e conoscenza
Per Cercas, scrivere non significa partire da una certezza. Al contrario, significa entrare in una zona sconosciuta, affrontare ciò che non si capisce fino in fondo.
«Per me la letteratura è prima di tutto un piacere, come il sesso, ma è anche una forma di conoscenza, come il sesso. Scrivo per sapere. Scrivo su ciò che non so, su ciò che per me è enigmatico».
È proprio l’enigma, dunque, a muovere la sua scrittura. Ogni libro nasce da qualcosa che resiste, da una domanda che non trova subito una risposta.
«Nel centro di tutti i libri che amo c’è una domanda. Il libro non è esattamente una risposta: è qualcosa che dà forma alla domanda, la rende ancora più complessa».
Ogni libro deve essere un’avventura
Cercas ha poi spiegato di non credere nelle formule ripetute. Per lui, ogni romanzo deve aprire un percorso diverso, anche quando tornano temi e ossessioni personali.
«Ogni libro è diverso, ogni libro è un’avventura. Io non ho una formula, non ho una maniera fissa di scrivere».
Lo scrittore ha detto di non amare gli autori che sembrano riscrivere sempre lo stesso libro. Le proprie ossessioni, inevitabilmente, restano. Ma il modo di affrontarle deve cambiare ogni volta.
«Voglio che tutti i miei libri siano esperienze diverse».
La libertà assoluta dello scrittore
Uno dei passaggi centrali dell’intervento è stato dedicato alla libertà creativa. Secondo Cercas, chi scrive deve farlo senza calcolare il successo, senza pensare al pubblico e senza lasciarsi condizionare dal giudizio degli altri.
«Uno scrittore deve scrivere con assoluta libertà, senza pensare al successo, al pubblico, a cosa dirà la madre o chiunque altro».
La letteratura, nella sua visione, è il luogo in cui si può arrivare a dire ciò che nemmeno chi scrive pensava di poter dire.
«Questo fa la letteratura: ti porta in un posto che non conoscevi prima di cominciare a scrivere».
Scrittore e cittadino: due ruoli da non confondere
Cercas ha affrontato anche il tema del ruolo pubblico dello scrittore. Ha rifiutato l’idea dell’intellettuale come figura superiore, preferendo parlare di responsabilità civile.
«Io detesto la parola intellettuale. Nessuno dice: io sono un intellettuale, a meno che non sia stupido».
Per lui, uno scrittore resta prima di tutto un cittadino. E come ogni cittadino ha il diritto, e in qualche modo il dovere, di partecipare alla vita pubblica.
«La città è di tutti e tutti siamo responsabili della città. Democrazia significa potere del popolo, e il popolo siamo tutti».
Quando interviene sui giornali o nel dibattito pubblico, ha chiarito, non lo fa per indicare una strada agli altri, ma semplicemente per esprimere il proprio pensiero.
«Dico quello che penso non come guida, ma come cittadino».
Il confronto con il passato franchista
Uno dei temi più delicati toccati da Cercas riguarda la memoria familiare e la storia della Spagna. Nel romanzo Il sovrano delle ombre, l’autore ha affrontato il passato franchista della propria famiglia.
«La mia era una famiglia franchista, come metà della Spagna».
Al centro del libro c’è la figura di un giovane parente, partito in guerra a soli diciassette anni, falangista e fascista, diventato nel tempo una sorta di eroe familiare.
Cercas ha spiegato di aver sentito il bisogno di guardare in faccia quella storia, senza rimuoverla e senza semplificarla.
«Ho voluto confrontarmi con quel passato e capire come le persone possano sbagliare con le migliori intenzioni».
Il passato vive nel presente
Per lo scrittore, parlare della guerra civile spagnola non significa occuparsi di qualcosa di remoto. Il passato non è mai davvero passato, perché continua a vivere dentro il presente.
«Parlo del passato non per il passato in sé, ma perché fa parte del presente».
La memoria, dunque, non è un esercizio nostalgico. È uno strumento per comprendere chi siamo oggi.
«Il passato è una dimensione del presente senza la quale il presente è mutilato».
Il viaggio con Papa Francesco
Nella parte finale dell’incontro, Cercas ha raccontato l’esperienza del viaggio in Mongolia con Papa Francesco, al centro del libro Il folle di Dio alla fine del mondo.
Per lo scrittore è stata un’occasione eccezionale: entrare in un mondo normalmente chiuso e osservare da vicino non solo il Papa, ma anche il Vaticano.
«È stata un’esperienza straordinaria, un privilegio incredibile».
Cercas ha raccontato con ironia e stupore che quel viaggio non è stato soltanto un percorso verso la Mongolia, ma soprattutto un’immersione in un universo molto più misterioso.
«È stato un viaggio in Mongolia con il Papa, ma soprattutto un viaggio nel Vaticano, che è molto più esotico della Mongolia».
Una domanda nata dalla madre
Il libro nasce anche da una vicenda personale. Cercas ha ricordato sua madre, donna profondamente credente e cattolica. Dopo la morte del marito, era convinta che un giorno lo avrebbe rivisto.
Per lo scrittore, quella speranza non era una semplice consolazione privata.
«Questo non era un’eccentricità di mia madre: è il centro del cristianesimo».
Da qui nasce la domanda più importante del libro, una domanda semplice e insieme vertiginosa: dopo la morte, chi si è amato potrà ritrovarsi?
«Mia madre vedrà mio padre dopo la morte, sì o no?».
Un giallo spirituale
Cercas ha definito il libro una sorta di “giallo spirituale”. Come in molte sue opere, anche qui al centro c’è un mistero. Ma questa volta non si tratta di un mistero storico o politico: riguarda la vita eterna, la resurrezione, il senso ultimo della fede cristiana.
«In tutti i miei libri c’è un enigma. Qui l’enigma è l’enigma fondamentale del cristianesimo e della nostra civiltà: la resurrezione della carne, la vita eterna».
È in questa tensione tra dubbio e ricerca, tra ragione e bisogno di credere, che si muove la letteratura di Javier Cercas. Una scrittura che non pretende di chiudere le domande, ma le rende più vive, più umane, più necessarie.
foto: Emanuele Perrone
“Corallari”, il nuovo film di Giovanni Zoppeddu: da Alghero a Torre del Greco i segreti dell’oro rosso
Il debutto giovedì 23 aprile al Cityplex Moderno di Sassari alla presenza del regista. L’opera è prodotta da Terra de Punt e distribuita da My Culture
SASSARI – Esploratori dell’ignoto, eredi di una tradizione millenaria e interpreti di una sfida contro i limiti fisici e naturali tra le coste della Sardegna, con Alghero come fulcro identitario, e i laboratori di Torre del Greco.
Sono i “Corallari. Coral Hunters”, i protagonisti del nuovo film documentario di Giovanni Zoppeddu, al debutto ufficiale in prima assoluta giovedì 23 aprile nelle sale del Cityplex Moderno di Sassari con due proiezioni speciali: alle 18.30 e alle 20.30 il regista incontrerà il pubblico per approfondire i dettagli di un mestiere in cui gli uomini scelgono di forzare il confine, scendendo negli abissi alla ricerca dell’oro rosso.
Prodotto nel 2026 da Terra de Punt e distribuito da My Culture, il film si avvale del prestigioso sostegno del MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione Sardegna Film Commission, della Regione Campania e della Campania Film Commission. Oltre alle sale, l’opera, punta alla diffusione internazionale, alle piattaforme SVOD e ai circuiti educativi.
Il lavoro è stato presentato oggi (20 aprile) in conferenza stampa nella hall del cinema sassarese, alla presenza del registae del rappresentante della casa di distribuzione My Culture, Alessandro Pisu.
Un’immagine tratta dal film. Sopra (da sn) Giovanni Zoppeddu e Alessandro Pisu
Il documentario ripercorre l’ascesa della pesca del corallo a partire da una data spartiacque: il 1954, anno in cui il primo corallaro approdò in Sardegna, segnando l’inizio di una nuova era. Se un tempo il mare era vissuto “da sopra”, come un ambiente da osservare e rispettare in superficie, con l’avvento dei subacquei il patto con la natura si rompe.
La trama del film mostra l’intreccio tra le coste della Sardegna e quelle campane, per addentrarsi nei laboratori di Torre del Greco, dove la materia grezza viene trasformata in arte. Il racconto non nasconde il costo umano di questa professione: le embolie, il rischio tecnologico e la pressione ecologica sono i compagni di viaggio di chi sceglie di scendere dove il tempo si dilata.
«Corallari nasce dalla necessità di raccontare un mondo che sta scomparendo – ha affermato il regista oristanese–. Non è solo un mestiere, è un immaginario fatto di uomini che hanno trasformato un’attività economica in un’epopea contemporanea. Rispetto al precedente ‘Diario di Tonnara’, qui la prospettiva cambia radicalmente: non c’è più l’attesa, ma l’attraversamento attivo e pericoloso del limite».
Già autore di “Diario di Tonnara” (selezionato al Rome Film Festival 2018), Giovanni Zopppeddu vanta collaborazioni con Istituto Luce, RAI e Sky. La sua poetica è incentrata sulla memoria storica e sulla dimensione sociale delle immagini, con una particolare attenzione ai mestieri del mare.
Il suo “Coral Hunters” non è solo un’opera di memoria, ma un lungometraggio di forte attualità che interroga lo spettatore in merito alla sicurezza sul lavoro e alla gestione delle risorse in un Mediterraneo che cambia. Attraverso interviste inedite e immagini spettacolari, l’opera documenta un patrimonio immateriale a rischio, trasformando una storia locale in una riflessione universale sul desiderio umano di superare l’ignoto.
Premio Costa Smeralda 2026: vincono Niccolò Ammaniti e Adriana Cavarero. Premi anche a Javier Cercas, Emilio Isgrò e all’ammiraglio Giuseppe Lai.
Di Fausto Farinelli – foto: Emanuele Perrone
Al Conference Center di Porto Cervo la cerimonia pubblica del Premio promosso dal Consorzio Costa Smeralda. Cultura, letteratura, identità mediterranea e Sardegna al centro della settima edizione.
Porto Cervo, 18 aprile 2026 – Sono stati annunciati al Conference Center di Porto Cervo i vincitori del Premio Costa Smeralda 2026, promosso dal Consorzio Costa Smeralda, presieduto da Renzo Persico, con il patrocinio del Comune di Arzachena.
Il Premio Narrativa è stato assegnato a Niccolò Ammaniti con Il custode, edito da Einaudi. Il Premio Saggistica è andato ad Adriana Cavarero con Il canto delle sirene, edito da Castelvecchi.
Durante la cerimonia, condotta dalla giornalista Roberta Floris, sono stati assegnati anche tre riconoscimenti speciali: il Premio Internazionale allo scrittore spagnolo Javier Cercas, il Premio Cultura del Mediterraneo a Emilio Isgrò e il Premio Speciale all’Ammiraglio Giuseppe Lai, già comandante dell’Amerigo Vespucci.
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, Mario Ferraro, vicepresidente del Consorzio Costa Smeralda e amministratore delegato di Smeralda Holding, Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena, e Stefano Salis, direttore artistico del Premio. La giuria era composta da Lina Bolzoni, Marcello Fois, Elena Loewenthal e Chiara Valerio.
Una stagione che si apre con la cultura
Nel suo intervento iniziale, Mario Ferraro ha ricordato il senso originario del Premio Costa Smeralda: creare contenuti culturali capaci di rafforzare l’offerta turistica e contribuire all’allungamento della stagione.
Ferraro ha sottolineato come, in sette anni, la data del Premio sia stata progressivamente anticipata, passando da maggio ad aprile, fino ad arrivare all’edizione del 2026, celebrata il 18 aprile. Un segnale, secondo il vicepresidente del Consorzio, della crescita della destinazione.
«Quando sono arrivato qui nel 2015, il 15 giugno metà dei negozi di Porto Cervo erano ancora chiusi. Oggi, il 16 aprile, l’80% dei negozi è già aperto, due dei quattro alberghi più importanti sono già aperti e, entro la fine del mese, l’intera destinazione sarà a pieno regime».
Ferraro ha parlato di una stagione passata da due mesi e mezzo a circa sette mesi, con ricadute economiche significative sul territorio.
Il sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, ha rimarcato il valore identitario dell’evento:
«Arzachena e Costa Smeralda sono anche un momento culturale, identitario, un crocevia di arte, cultura e letteratura che apre la stagione estiva».
Premio Narrativa a Niccolò Ammaniti con Il custode
Il vincitore della sezione Narrativa è Niccolò Ammaniti con Il custode, pubblicato da Einaudi.
Il romanzo racconta la storia di Nilo, un ragazzino che vive in un paese della Sicilia insieme alla madre e alla zia. La sua famiglia ha da secoli un compito: custodire un segreto antico e terribile, legato alla figura mitologica di Medusa.
La motivazione della giuria definisce Il custode un romanzo che si inserisce nella grande linea del fantastico italiano, da Anna Maria Ortese a Tommaso Landolfi, da Bontempelli a Calvino, fino a Fruttero e Lucentini. Secondo la giuria, Ammaniti riesce ancora una volta a tenere insieme mito e contemporaneità, portando il lettore in un mondo più vasto del visibile.
«Il Premio Costa Smeralda 2026 per la narrativa italiana va a Niccolò Ammaniti, uno scrittore fantastico, in tutte le accezioni che l’aggettivo italiano ci consente».
Sul palco, Ammaniti ha raccontato il rapporto quasi inevitabile con i protagonisti adolescenti:
«Io ci provo a non raccontare gli adolescenti, ma sono gli adolescenti che vogliono essere raccontati da me. Ogni volta dico: questo è l’ultimo. E invece ci casco di nuovo».
Parlando del romanzo, ha spiegato la difficoltà di raccontarlo senza svelarne il segreto centrale:
«Dietro una porta chiusa, in un bagno, c’è un mostro. Nilo e la sua famiglia sono custodi da millenni di questo segreto. È un po’ come accade in certe famiglie, dove esistono storie che sono solo tue, che difficilmente racconti agli altri e che ti vengono tramandate».
Il cuore del libro, secondo Ammaniti, è il conflitto tra destino familiare e desiderio di libertà:
«Nilo incontra una donna libera, che sembra rappresentare l’immagine stessa della libertà. Lui perde la testa e si ritrova diviso tra l’odore della libertà che lei gli offre e i doveri familiari».
Lo scrittore ha poi riflettuto sul valore del segreto nella società contemporanea:
«Il segreto è diventato molto difficile da gestire, perché tendiamo a condividere tutto. Ma la lettura è ancora un piccolo segreto che il lettore condivide con lo scrittore».
Ammaniti ha spiegato anche la scelta dell’ambientazione siciliana, Triscina, luogo conosciuto durante le riprese della serie Anna:
«Quando sono arrivato a Triscina ho capito che quella era la storia che volevo raccontare in quel posto. I luoghi, per me, fanno sì che un’immagine diventi reale».
Gli altri finalisti della Narrativa
Paola Barbato con Un cuore capovolto
Tra i finalisti della sezione Narrativa anche Paola Barbato con Un cuore capovolto. L’autrice ha portato sul palco una riflessione intensa sul mondo dei poliziotti informatici infiltrati in rete.
Barbato ha spiegato di essere stata colpita dalla figura degli agenti che, per indagare sui predatori online, si fingono adolescenti:
«Sono uomini e donne che fingono di avere dodici o tredici anni, costruiscono relazioni, parlano con ragazzi e ragazze, creano confidenza. Poi, terminata l’indagine, spariscono».
Secondo l’autrice, questa sparizione lascia ferite profonde:
«Per i ragazzi la rete è come la vita. Un amico che scompare in rete è un amico che scompare davvero».
Il romanzo ruota intorno alla domanda morale sul confine tra bene e male:
«Se per fare del bene devi percorrere una strada di male, alla fine non puoi guardare soltanto l’obiettivo. Conta anche la strada».
Barbato ha poi difeso la forza narrativa del thriller:
«Il thriller è una scatola. Ha dei limiti, ma dentro quella scatola puoi mettere tutto: famiglia, amore, denuncia sociale, politica, religione. Raccontiamo la vita attraverso il male e attraverso la deviazione della mente».
Dario Ferrari con L’idiota di famiglia
Il terzo finalista della Narrativa era Dario Ferrari con L’idiota di famiglia, pubblicato da Sellerio.
Ferrari ha raccontato il romanzo come un corpo a corpo familiare tra Igor, traduttore quarantenne, e il padre, figura intellettuale ingombrante, chiamato in casa “Herr Professor”.
«Igor ha vissuto mettendosi consapevolmente all’ombra del padre, cercando la sua approvazione. Ma quando chiedi l’approvazione di un padre, spesso ricevi un giudizio o una condanna».
Il rapporto cambia quando il padre viene colpito da una malattia degenerativa:
«Igor è costretto a occuparsi del padre non più attraverso la parola, che tra loro non ha mai funzionato, ma attraverso un percorso di cura».
Ferrari ha spiegato di aver scelto un tono ironico per raccontare una materia dolorosa:
«Raccontare con ironia non toglie nulla alla tragedia. Anzi, può esaltare altri aspetti che chi vive certe situazioni conosce bene».
Il romanzo diventa anche una riflessione sulla fine del Novecento e sulla generazione dei millennial:
«La mia generazione ha spesso la sensazione di vivere in un mondo dato una volta per tutte, su cui non si riesce più a intervenire. Però forse qualcosa del mondo possiamo ancora cambiarlo».
Premio Saggistica ad Adriana Cavarero con Il canto delle sirene
Il Premio Saggistica è stato assegnato ad Adriana Cavarero per Il canto delle sirene, pubblicato da Castelvecchi.
La motivazione della giuria parte da una domanda solo apparentemente semplice: per chi cantano le sirene?
La tradizione risponderebbe: per Ulisse. Ma Cavarero rovescia la prospettiva e mette al centro non l’eroe che ascolta, ma le sirene che cantano.
Secondo la giuria, il saggio offre una lettura originale e suggestiva del mito:
«In queste pagine sia l’eroe Ulisse sia le misteriose tentatrici ci appaiono in una prospettiva tutta nuova. Ci dicono che in fondo questa storia appartiene anche a noi, donne e uomini del presente».
Sul palco, Cavarero ha spiegato di essere tornata al mito delle sirene perché si tratta di uno dei racconti più longevi della cultura occidentale:
«Il mito delle sirene è stato riraccontato mille volte, passando attraverso la storia della letteratura fino ad arrivare ad Andersen, Hollywood e Disney».
La filosofa ha chiarito il senso del suo rovesciamento:
«Il mito ha al centro Odisseo. Il viaggio è il suo viaggio, è lui l’eroe. Io ho provato a cambiare la trama, a mettere al centro non il piacere dell’ascoltatore, ma il piacere delle cantatrici».
Il punto di svolta nasce da alcuni versi di T.S. Eliot:
«Ho sentito le sirene cantare l’una all’altra, non credo che canteranno per me. Questa frase mi ha colpita moltissimo. Allora le sirene non cantavano per Ulisse: cantavano l’una all’altra».
Cavarero ha poi dedicato un passaggio alla Sardegna:
«Credo che su queste coste, se le sirene dovessero cantare, verrebbero qua».
Dopo la vittoria, ha ringraziato con parole poetiche:
«Vorrei cantare per voi. Vorrei che fossimo tutte e tutti a cantare e che il piacere delle sirene tornasse in noi in una voce che diventa armonia. Questa è utopia, ma la bellezza aiuta a sognare l’armonia».
Gli altri finalisti della Saggistica
Edoardo Camurri con La vita che brucia
Tra i finalisti della Saggistica, Edoardo Camurri ha presentato La vita che brucia, un libro costruito come una cerimonia filosofica intorno al tema della sofferenza.
«Il libro è una cerimonia, un rituale. È un libro filosofico sulla sofferenza, ma la sofferenza non è vista come un argomento: è ciò che accomuna ogni essere vivente».
Camurri ha spiegato che il libro si apre all’alba di un giorno e si conclude all’alba del giorno dopo. In questo arco temporale, la sofferenza diventa una maestra da ascoltare.
«Le prime settanta pagine sono mortali, volutamente death metal. Servono a non lasciarci vie di fuga, a impedirci di non ascoltare il messaggio della sofferenza».
Alla domanda su come tenere acceso il fuoco interiore, Camurri ha risposto:
«Il segreto è non fare nulla. Creare uno spazio tra noi e le cose. Imparare la disciplina della non identificazione con la nostra presunta identità».
Andrea Moro con Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri
Andrea Moro, con Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri, ha portato sul palco una riflessione tra linguaggio, neuroscienze, filosofia e biologia.
Sul rapporto tra linguaggio e voce ha spiegato:
«Il linguaggio è come un fiocco di neve che ci cresce in testa. È la struttura della nostra grammatica. La voce è il modo in cui queste strutture passano da un individuo all’altro».
Moro ha raccontato di aver riletto Lucrezio durante il Covid:
«Mi sono fatto due regali: la lettura di tutta la Divina Commedia, un canto al giorno, e poi Lucrezio».
Secondo Moro, Lucrezio aveva già intuito alcuni principi fondamentali della modernità: la struttura della materia, il valore delle combinazioni, l’emergere di proprietà nuove dall’organizzazione degli elementi.
«Lucrezio capisce che elementi minimi possono generare significato attraverso la sola permutazione dell’ordine. La struttura è ciò che conta nella realtà».
Il pipistrello dagli occhi azzurri diventa così immagine della singolarità del linguaggio umano:
«Il linguaggio, come le ali dei pipistrelli, o c’è o non c’è. Non esistono persone con un po’ meno linguaggio».
Premio Internazionale a Javier Cercas
Il Premio Internazionale è stato assegnato allo scrittore spagnolo Javier Cercas, dopo le precedenti vittorie di autori come Orhan Pamuk, Emmanuel Carrère, Alicia Giménez-Bartlett e Björn Larsson.
La motivazione della giuria sottolinea la capacità di Cercas di esplorare identità, memoria collettiva, dilemmi etici e confini tra realtà e finzione.
«La verità della letteratura, nel complesso dell’opera di Cercas, non compete con la verità fattuale: è qualcosa di più, allo stesso tempo più forte ma anche in qualche modo indimostrabile».
Cercas, sul palco, ha spiegato il suo rapporto con la scrittura:
«Per me la letteratura è prima di tutto un piacere, come il sesso, ma è anche una forma di conoscenza, come il sesso. Scrivo per sapere. Scrivo su ciò che non so».
Per lo scrittore, al centro di ogni libro c’è una domanda:
«Il libro non è esattamente una risposta. È qualcosa che dà forma alla domanda, la rende ancora più complessa».
Cercas ha rivendicato la libertà dello scrittore:
«Uno scrittore deve scrivere con assoluta libertà. Bisogna arrivare in un posto che nemmeno tu conoscevi prima di cominciare a scrivere».
Sul ruolo pubblico dello scrittore ha aggiunto:
«Lo scrittore è uno scrittore, ma è anche un cittadino. La prima responsabilità è partecipare alla vita pubblica. Politica viene da polis, città. La città è di tutti».
Raccontando Il sovrano delle ombre, Cercas ha parlato della propria famiglia franchista e della necessità di confrontarsi con il passato:
«Parlo del passato non per il passato in sé, ma perché fa parte del presente. Il passato è una dimensione del presente senza la quale il presente è mutilato».
Infine, ha ricordato il viaggio con Papa Francesco in Mongolia, esperienza diventata materia narrativa:
«È stata un’esperienza straordinaria, un privilegio incredibile. Per la prima volta il Vaticano ha aperto le porte a uno scrittore, e quello scrittore ero io».
Il libro nasce anche da una domanda personale legata alla madre credente:
«Mia madre vedrà mio padre dopo la morte, sì o no? È la domanda più elementare e più profonda».
Premio Cultura del Mediterraneo a Emilio Isgrò
Il Premio Cultura del Mediterraneo è stato assegnato a Emilio Isgrò, maestro dell’arte contemporanea internazionale, poeta, scrittore e artista visivo.
La motivazione della giuria richiama il senso profondo della sua opera:
«Cancellare è un atto apparentemente distruttivo. Emilio Isgrò, al contrario, gli ha restituito un senso nuovo: cancellare è creare».
Il lavoro di Isgrò, soprattutto quello sulle carte geografiche, viene letto come una riflessione sul Mediterraneo, luogo di attraversamenti, dialoghi, civiltà e lingue.
«Il Mediterraneo del Maestro Isgrò è un oceano di civiltà, di storie che si intrecciano, di lingue che si parlano, che non cancella nessuno e valorizza tutti».
Sul palco, Isgrò ha spiegato il senso della cancellatura:
«Quando feci le prime cancellature vivevo in una società visiva che aveva praticamente soppresso la parola umana. Tutto si doveva vedere. Questo evitava la riflessione».
L’artista ha collegato il suo lavoro al Mediterraneo:
«Io sono nato nel Mediterraneo. Penso che noi italiani, spagnoli, francesi, e chi vive in questa parte del mondo, abbiamo il diritto non solo di consumare cultura, ma soprattutto di produrla».
Per Isgrò, la cancellatura non distrugge, ma custodisce:
«La cancellatura custodisce la parola per i tempi in cui dovremo tornare a parlare. E quei tempi si stanno avvicinando».
Alla domanda su quale parola oggi non dovrebbe essere cancellata, ha risposto:
«Sceglierei la parola pace. Perché non c’è pace senza rispetto degli altri e non c’è arte senza pace».
Premio Speciale all’Ammiraglio Giuseppe Lai
Il Premio Speciale è stato assegnato all’Ammiraglio Giuseppe Lai, già comandante dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Militare Italiana.
La motivazione della giuria celebra il viaggio intorno al mondo della Vespucci e il ruolo di Lai come rappresentante dell’Italia e della Sardegna:
«Al comando della Amerigo Vespucci, la nave più bella del mondo, ha portato in giro l’orgoglio italiano in una navigazione intorno al mondo che ha toccato tutti i mari, tutti i continenti, tutti i cuori».
La giuria ha sottolineato anche il legame con l’isola:
«Dalla sua Sardegna ha portato la saggezza dello stare insieme, le capacità di leadership, le qualità di tempra, calma, lo spirito di squadra».
Lai ha definito il comando della Vespucci «l’esperienza della vita»:
«Fare l’ufficiale di Marina era il mio sogno da bambino. Il mare mi ha sempre affascinato e intimorito. Lo vedevo come un limite e si è rivelato invece un’opportunità».
Uno dei momenti più intensi del viaggio è stato il passaggio a Capo Horn:
«Capo Horn è stato una sfida nella sfida. È un luogo a cui bisogna dare del lei, anzi del voi con tutte le maiuscole».
L’ammiraglio ha poi spiegato il vero insegnamento della Vespucci:
«Sul Vespucci si impara a vivere insieme agli altri. Si impara il significato di parole come altruismo e spirito di squadra».
Infine, sulla dote principale di un comandante, Lai ha indicato l’umiltà:
«Un comandante deve avere l’umiltà di saper ascoltare, pazienza strategica e senso di responsabilità».
Il premio materiale: pietre della Sardegna
A simbolo dell’attribuzione del Premio Costa Smeralda, oltre a un premio in denaro, i vincitori hanno ricevuto un’opera esclusiva dello scultore Giuseppe Sanna.
Anche per l’edizione 2026 lo scultore ha realizzato un premio unico per ciascuna categoria, utilizzando pietre locali come simbolo della connessione tra il Premio e il territorio della Sardegna. Le pietre rappresentano solidità, resistenza e bellezza senza tempo della cultura e della natura dell’isola.
Organizzazione e partner
L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Arzachena. Partner e sponsor principale della manifestazione è Smeralda Holding, società italiana indirettamente controllata da Qatar Investment Authority, che nel 2012 ha acquistato proprietà immobiliari e terreni in Costa Smeralda.
L’organizzazione operativa, l’allestimento scenografico e la produzione dell’evento di premiazione sono affidati a Filmmaster, che ha inoltre realizzato il logo, l’immagine grafica coordinata e il concept del premio materiale.
La cultura come apertura della stagione
La settima edizione del Premio Costa Smeralda conferma la volontà di aprire la stagione turistica della Costa Smeralda attraverso la cultura, i libri, il pensiero e il dialogo.
Dalla narrativa fantastica di Ammaniti alla rilettura filosofica del mito proposta da Cavarero, dalla memoria storica di Cercas alla parola custodita di Isgrò, fino al viaggio della Vespucci comandata dall’ammiraglio Lai, il Premio ha messo al centro un’idea precisa: la Sardegna non è soltanto destinazione turistica, ma anche spazio di produzione culturale, identità mediterranea e racconto contemporaneo.
Costa Smeralda®, la stagione riparte, torna la magia.
La Costa Smeralda® rialza il sipario e si prepara a vivere una nuova stagione fatta di ospitalità, cultura, grandi eventi e vela internazionale. Tra riaperture simboliche, appuntamenti già in calendario e il ritorno del fermento in Piazzetta, Porto Cervo torna a mostrarsi nel suo volto più elegante e vitale.
C’è un momento, ogni primavera, in cui la Costa Smeralda® ricomincia a respirare con un ritmo tutto suo. Le terrazze tornano a riempirsi, le luci si riaccendono sul porto, i ristoranti riprendono servizio e Porto Cervo ritrova quella sua atmosfera unica, sospesa tra bellezza naturale e stile senza tempo. Nel 2026 la ripartenza ha anche un forte valore simbolico: si rinnova infatti il racconto di una destinazione nata dalla visione del principe Karim Aga Khan, che qui immaginò un modello di turismo raffinato, costruito in armonia con il paesaggio.
Il primo segnale della nuova stagione è arrivato con la riapertura del Cervo Hotel, il primo tra gli alberghi simbolo della Costa Smeralda® a riaccendere le luci e a dare il via alla ripartenza.
Subito dopo, il 16 aprile, è tornato ad accogliere gli ospiti anche l’Hotel Cala di Volpe, uno dei luoghi più iconici della costa. Non è solo un albergo di lusso: è un simbolo vero e proprio, una firma architettonica che ha segnato l’identità del territorio. Progettato negli anni Sessanta da Jacques Couëlle, il Cala di Volpe conserva ancora oggi il fascino di un’opera scolpita nella pietra e nel vento, affacciata su una delle baie più suggestive della Gallura. La sua riapertura rafforza ulteriormente l’avvio della stagione 2026 in Costa Smeralda.
A pochi giorni di distanza, il 18 aprile, Porto Cervo si vestirà invece di cultura con il Premio Costa Smeralda® 2026. La cerimonia è in programma al Conference Center alle 17.30 e rappresenta uno dei primi grandi appuntamenti del calendario primaverile. Non soltanto un premio letterario, ma un evento che porta nella località gallurese scrittori, ospiti e protagonisti del mondo della cultura, aggiungendo contenuto e prestigio a una stagione che non vive soltanto di mondanità, ma anche di incontri e idee.
Poi sarà il momento di uno degli eventi più attesi dagli appassionati del gusto: dal 7 al 10 maggio torna il Porto Cervo Wine & Food Festival, giunto alla 15ª edizione. Le prime due giornate saranno dedicate agli operatori del settore, mentre il weekend aprirà anche al pubblico. È una rassegna che negli anni ha saputo crescere senza perdere il suo carattere distintivo: unire l’eccellenza del vino e della gastronomia in una cornice capace di trasformare ogni assaggio in esperienza. E accanto agli appuntamenti ufficiali, si conferma centrale anche il clima del fuori festival, quello che porta la festa fuori dagli spazi espositivi e la diffonde tra locali, incontri e serate nel cuore di Porto Cervo.
Intanto il paese torna lentamente a riempirsi. La Piazzetta riprende voce, le tavole vengono apparecchiate, gli spazi della ristorazione stagionale si rimettono in moto e anche l’area della Promenade du Port si prepara ad accogliere nuovamente visitatori, boutique, design e gusto, in uno dei luoghi più riconoscibili del lifestyle di Porto Cervo. È quella fase dell’anno in cui la Costa Smeralda® si risveglia senza fretta, ma con la certezza di ritrovare presto il suo passo elegante.
E insieme all’ospitalità, torna naturalmente anche il mare. La stagione delle regate è pronta a riaccendere il legame profondo tra Porto Cervo e la vela internazionale. Il primo appuntamento già fissato è il Cape 31 Med Round 1, in programma dal 24 al 26 aprile. A seguire arriveranno Vela & Golf dal 15 al 17 maggio, la Grand Soleil Cup dal 21 al 23 maggio, la Giorgio Armani Superyacht Regatta dal 26 al 30 maggio e la Range Rover Sardinia Cup dal 31 maggio al 7 giugno. Un calendario che conferma quanto la Costa Smeralda continui a essere uno dei punti di riferimento del Mediterraneo anche sul fronte sportivo e nautico.
La sensazione, insomma, è che la magia sia davvero tornata. Non tutta in un colpo, ma passo dopo passo: con la riapertura dei suoi luoghi simbolo, con la cultura che inaugura la primavera, con il vino che porta incontro e racconto, con le regate che ridanno movimento al mare e con Porto Cervo che torna a essere quel palcoscenico discreto e luminoso che il mondo riconosce da decenni. La stagione 2026 è appena cominciata, ma il messaggio è già chiaro: la Costa Smeralda® è di nuovo pronta a incantare.
9° Rally Costa Smeralda Storico – Trofeo Martini: lunedì prossimo la presentazione
Mentre cresce l’attesa per la duplice sfida continentale e tricolore, lunedì 20 aprile il rally storico organizzato dall’Automobile Club Sassari sarà presentato ad autorità, media e sponsor all’Hotel Cala di Volpe A poche ore dalla chiusura le iscrizioni sono vicine ai 150 equipaggi
Porto Cervo, 16 aprile. 2026 – Scorre veloce il conto alla rovescia verso la nona edizione del Rally Costa Smeralda Storico – Trofeo Martini e un ulteriore tassello sta per prendere posto nel mosaico della gara: lunedì 20 aprile, proprio all’inizio della settimana clou per la manifestazione organizzata dall’Automobile Club Sassari, si terrà la conferenza di presentazione ad autorità, media e sponsor, evento che sarà ospitato nell’esclusiva e prestigiosa ambientazione dell’Hotel Cala di Volpe a Porto Cervo, con inizio alle ore 11. Tra i relatori già confermati, oltre al presidente di ACI Sassari Giulio Pes di San Vittorio, vi saranno il due volte campione del mondo rally, Tiziano Siviero, unitamente ai rappresentanti di Regione Autonoma della Sardegna, dei Comuni di Arzachena e Olbia insieme ai colleghi Sindaci di tutti i territori attraversati dal rally, oltre ai partners commerciali che supportano da sempre il progetto Rally Costa Smeralda Storico, figure alle quali il Presidente rivolge fin d’ora un sentito ringraziamento. Con le iscrizioni aperte ancora per poche ore, chiuderanno infatti alle 24 di venerdì 17 aprile, rally storico, classico e rally di regolarità sono in pieno fermento e i numeri raggiunti al momento tracciano il percorso per un’edizione dove agonismo e spettacolo di certo non mancheranno. Uno degli stimoli per i tanti estimatori delle prove speciali del Costa Smeralda, sarà il confronto con Jari Matti Latvala, campione europeo auto storiche in carica e tre volte vice campione nel WRC; il pilota finlandese ha già perfezionato l’iscrizione e sarà al volante della Toyota Celica ST185, facendo da traino a un nutrito lotto di piloti stranieri già presenti nell’elenco provvisorio degli iscritti. Oltre alla validità per il Campionato Europeo Rally Storici per le vetture costruite fino al 1992 compreso, il 9° Rally Costa Smeralda Storico – Trofeo Martini sarà anche il secondo atto del Campionato Italiano Rally Auto Storiche e Auto Classiche; ospiterà inoltre i contendenti del Trofeo A112 Abarth Yokohama e i partecipanti al Memory Fornaca. Di rilievo è anche l’importanza del Rally Storico di Regolarità che darà il via all’edizione 2026 del Tricolore per le due categorie “media 50” e “media 60”.
Documenti e aggiornamenti al sito web www.rallycostasmeraldastorico.it
Al Padiglione Tavolara la mostra “Sardegna, Novecento di confine” della Fondazione di SardegnaUn’altra grande esposizione per confermare Sassari come destinazione turistica e culturale
Il Comune di Sassari conferma il proprio ruolo centrale nella promozione culturale del territorio ospitando, nei propri spazi del Padiglione Tavolara, la mostra Sardegna, Novecento di confine, uno degli appuntamenti espositivi più significativi della stagione. L’iniziativa contribuisce a rafforzare l’identità della città come destinazione turistica capace di generare visibilità e richiamare pubblico e interesse anche oltre i confini regionali. Promossa dalla Fondazione di Sardegna attraverso la piattaforma ArS – Arte condivisa in Sardegna, l’esposizione sarà visitabile fino al 28 giugno. La mostra, curata da Maria Paola Dettori, è dedicata ai principali artisti sardi della prima metà del Novecento, riletti all’interno del più ampio contesto della scena artistica nazionale. Da Giuseppe Biasi a Stanis Dessy, da Cesare Cabras a Gavino Tilocca, da Eugenio Tavolara a Francesco Ciusa, il progetto espositivo esplora il contributo degli autori isolani al dibattito italiano del tempo, attraverso ritratti, nature morte, nudi e paesaggi. In 75 opere tra dipinti, incisioni, sculture, bozzetti, taccuini di disegni e foto d’epoca, il percorso espositivo restituisce la complessità e la ricchezza della produzione artistica sarda del periodo. Le opere testimoniano un equilibrio tra radicamento identitario e apertura verso le principali tendenze nazionali, evitando letture esclusivamente regionalistiche o folkloriche. Il percorso si articola in sezioni tematiche che guidano il visitatore attraverso i nuclei fondamentali della ricerca artistica del Novecento: il paesaggio e il rapporto tra natura e città, l’Italia rurale e la Sardegna dei campi e delle miniere, il ritratto tra decorazione e monumentalità, la figura femminile tra mito e modernità, il culto del corpo e della giovinezza, la natura morta, il tema coloniale. Le opere provengono principalmente dalla collezione della Fondazione di Sardegna, arricchita dal contributo di prestatori privati. Particolarmente rilevante è la presenza di lavori normalmente non accessibili al pubblico, tra cui opere poco conosciute o presentate per la prima volta, talvolta note soltanto attraverso documentazione fotografica. È il caso dei bassorilievi di Eugenio Tavolara dedicati a Il risparmio e il lavoro (1943), in parte ricostruiti per l’occasione, e dei gessi di Francesco Ciusa per lo Stadio dei Marmi di Roma, documentati attraverso immagini storiche. Accanto a queste, opere esposte a importanti rassegne nazionali e internazionali, come la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma. L’esposizione si inserisce in una più ampia strategia di valorizzazione culturale promossa dal Comune di Sassari, che attraverso il Padiglione Tavolara consolida un’offerta continuativa di qualità, contribuendo a rendere la città un punto di riferimento per il turismo culturale e un centro riconosciuto per la produzione e diffusione artistica. In questa prospettiva, la collaborazione con la Fondazione di Sardegna rappresenta un modello virtuoso di sinergia tra istituzioni, capace di generare valore per l’intero territorio. La mostra è aperta al pubblico con ingresso libero, dal martedì al sabato, dalle ore 10 alle 19.30.
Fiera Nautica di Sardegna 2026, dal 7 al 10 maggio a Porto Rotondo la quinta edizione. L’assessore Cani: “Creiamo le condizioni per favorire lo sviluppo dell’industria”
Olbia, 14 aprile 2026 – “Il nostro obiettivo strategico come Regione e come Assessorato dell’Industria nel sostenere la Fiera Nautica di Sardegna è quello di affiancare alla già consolidata vocazione nautica turistica dell’Isola lo sviluppo dell’industria nautica, creando le condizioni per favorire la costruzione di imbarcazioni e incentivare nel contempo tutte quelle filiere che possono ruotare intorno a queste produzioni. È questo che genera e amplifica valore e occupazione”. Lo ha detto l’assessore dell’Industria Emanuele Cani in occasione della conferenza stampa di presentazione della Fiera Nautica di Sardegna 2026, ieri a Porto Rotondo.
La quinta edizione dell’evento, promosso dal Cipnes Gallura (Consorzio Industriale provinciale Nord Est Sardegna) con il sostegno della Regione Sardegna e il coinvolgimento diretto degli Assessorati dell’Industria e della Programmazione, ospiterà dal 7 al 10 maggio nella Marina di Porto Rotondo oltre 200 imbarcazioni e circa 150 espositori. L’intento è quello di valorizzare l’industria nautica sarda e attrarre nuovi investimenti nel corso di quattro giornate che includeranno anche incontri e talk dedicati sui principali temi legati alla nautica, confermandosi piattaforma strategica di confronto tra istituzioni, imprese e professionisti e occasione per rafforzare sinergie e competitività del comparto.
Alla conferenza stampa, moderata dall’organizzatore Angelo Colombo, hanno preso parte il presidente del Cipnes Livio Fideli, il direttore generale del Cipnes e presidente di UniOlbia Aldo Carta, il sindaco di Olbia Settimo Nizzi e il direttore marittimo del Nord Sardegna Gianluca D’Agostino.