Al Romazzino il lusso ha ancora un’anima. E Da Vittorio gli regala il sapore del mare
Costa Smeralda, 28 Luglio 2026 – di Fausto Farinelli



Costa Smeralda® 28 Luglio 2026 – di Fausto Farinelli
Non vedevo l’ora di tornare all’Hotel Romazzino.
Era passato qualche tempo dall’ultima visita e, questa volta, arrivo con qualche minuto di ritardo. Varco l’ingresso e, quasi automaticamente, mi tornano alla mente le parole dell’architetto Giancarlo Busiri Vici, inserite nel mio libro dedicato alla Costa Smeralda:
«Abbiamo consegnato i lavori del Romazzino, compresi tutti i giardini, in soli dodici mesi.»
Una frase che continua a sorprendermi.
Dodici mesi per realizzare non soltanto un albergo, ma uno dei luoghi destinati a diventare parte della storia e dell’immaginario della Costa Smeralda. Un edificio capace di inserirsi nel paesaggio senza aggredirlo, con i suoi muri bianchi, le linee morbide, gli archi, il verde dei giardini e il mare che sembra entrare naturalmente in ogni spazio.
Il Romazzino non è semplicemente un hotel.
È una testimonianza ancora viva di quella stagione irripetibile nella quale architettura, paesaggio e ospitalità furono chiamati a costruire qualcosa che prima non esisteva. Non una destinazione artificiale, ma un nuovo modo di raccontare la Sardegna al mondo.
Entro e vengo accompagnato sulla terrazza.
La vista è di quelle che non hanno bisogno di presentazioni. Il mare si apre davanti agli occhi, il granito sembra trattenere la luce e l’orizzonte restituisce immediatamente quella sensazione di pace che solo alcuni luoghi riescono ancora a offrire.
Saluto i colleghi già presenti e proprio sulla terrazza abbiamo l’occasione di conoscere Danilo Guerrini, direttore del Romazzino.
Ha 55 anni e alle spalle una lunga esperienza maturata negli hotel di lusso. La sua storia personale racconta molto del suo carattere e del modo in cui interpreta il proprio ruolo.
Proviene da una famiglia composta da uomini delle Forze dell’ordine. Un ambiente nel quale parole come disciplina, responsabilità, rispetto delle regole e senso del dovere non erano concetti astratti, ma parte della vita quotidiana.
Danilo, però, aveva scelto il proprio destino quando aveva appena tredici anni.
Voleva diventare direttore d’albergo.
Non si trattava del sogno confuso di un adolescente. Era già una direzione precisa, una di quelle convinzioni che, quando nascono così presto, sembrano accompagnare una persona per tutta la vita. Quella scelta è diventata prima un percorso professionale e poi una carriera costruita attraverso esperienze nelle strutture di alta gamma.
Il Romazzino rappresenta per lui una tappa particolarmente significativa: è la sua prima esperienza alla guida di un hotel sul mare.
Dirigere una struttura di questo livello non significa soltanto occuparsi delle camere, della ristorazione o dell’organizzazione del personale. Significa coordinare una macchina complessa nella quale ogni reparto deve muoversi con precisione, mantenendo però agli occhi dell’ospite una sensazione assoluta di naturalezza.
È proprio parlando di disciplina e organizzazione che Guerrini ci racconta una curiosità.
Secondo quanto ci spiega, il sistema degli ordini impartiti dallo chef alla brigata di cucina sarebbe stato introdotto da Napoleone Bonaparte, attraverso un modello organizzativo fondato su ruoli precisi, gerarchie definite, comandi chiari e capacità di esecuzione coordinata.
Il parallelismo è affascinante.
Una grande cucina, in effetti, non è molto diversa da una perfetta organizzazione sul campo. Ogni persona deve sapere esattamente cosa fare, in quale momento e in relazione al lavoro degli altri. Non c’è spazio per l’improvvisazione, perché basta un solo ingranaggio fuori tempo per compromettere il risultato finale.
Ma disciplina non significa necessariamente rigidità.
Nel racconto di Guerrini emerge piuttosto l’idea della responsabilità. Chi guida deve conoscere la propria squadra, deve saperne valorizzare le qualità e, soprattutto, deve assumersi il peso delle decisioni.
Osservandolo parlare si coglie immediatamente il profilo di un direttore presente, attento, cordiale ma mai invadente. Uno di quei professionisti che non hanno bisogno di occupare continuamente la scena per far percepire la propria autorevolezza.
In fondo, la qualità di un direttore si misura anche da ciò che l’ospite non vede.
Dalla puntualità del servizio.
Dalla serenità del personale.
Dalla capacità di prevenire un problema prima ancora che si presenti.
Dalla sensazione che ogni cosa accada con assoluta semplicità, anche quando dietro quella semplicità esistono ore di lavoro, coordinamento e attenzione quasi spasmodica ai dettagli.
Dopo questo primo incontro lasciamo la terrazza e ci dirigiamo verso il ristorante sulla spiaggia Entu e Mari.
È lì che la serata cambia definitivamente ritmo.
Il Romazzino ospita, dal 15 luglio al 14 agosto, la residenza gastronomica di DaV Costa Smeralda Da Vittorio, il format casual dining della famiglia Cerea. Per un mese il ristorante sulla spiaggia viene affidato a una delle realtà più prestigiose della ristorazione italiana, in un contesto nel quale il mare, la sabbia chiara e la brezza serale diventano parte integrante dell’esperienza.
Ad accoglierci è Francesca Formaggioni, Communication Manager del Romazzino.
L’atmosfera è già quella giusta. Il mare è davanti a noi, la luce del giorno sta lasciando spazio alla sera e la luna appare esattamente di fronte al ristorante.
Francesca guarda il cielo, sorride e pronuncia una frase capace di sciogliere immediatamente ogni formalità:
«Stasera siamo stati bravi anche a posizionare la Luna proprio davanti a noi.»
La battuta suscita il sorriso di tutti.
E, a dire il vero, osservando quella scena, viene quasi da crederle.
La luna sembra davvero essere stata collocata lì appositamente, come l’ultimo elemento di una scenografia preparata per accompagnare la cena.
Ma Francesca non si limita a comunicare l’immagine dell’hotel.
Il suo lavoro racconta una visione molto più profonda.
Gira la Sardegna in lungo e in largo alla ricerca delle antiche maestranze, degli artigiani, dei produttori e delle persone che continuano a custodire i saperi tradizionali dell’isola. Ogni settimana porta alcune di queste realtà all’interno del Romazzino, permettendo agli ospiti di entrare in contatto con la Sardegna più autentica.
Non la Sardegna costruita per essere esibita.
Ma quella vera.
Quella fatta di mani, materiali, gesti tramandati, lavorazioni antiche e storie familiari.
È un lavoro che assume un significato ancora più importante se si guarda al passato della Costa Smeralda.
La volontà del Principe Karim Aga Khan non era semplicemente quella di creare una destinazione frequentata dal jet set internazionale. La sua visione era più complessa e più rispettosa: portare la Sardegna dentro la Costa Smeralda.
Fare in modo che chi arrivava da ogni parte del mondo non incontrasse soltanto un mare straordinario, ma anche l’identità, la cultura, l’artigianato e la storia dell’isola.
A distanza di oltre sessant’anni, quella visione continua a vivere proprio attraverso iniziative come quelle curate da Francesca Formaggioni.
Ed è forse questo uno degli aspetti più affascinanti della serata.
Il Romazzino non si limita a custodire il proprio passato. Cerca di reinterpretarlo, mantenendo vivo quel dialogo tra ospitalità internazionale e identità sarda che era alla base del progetto originario.
Poi arriva il momento della cena.
La proposta gastronomica di DaV è affidata alla direzione dello chef Davide Galbiati, responsabile dello sviluppo gastronomico dei ristoranti del format. Il menu è costruito prevalentemente attorno alla cucina di mare, da sempre uno dei tratti distintivi di Da Vittorio, e combina l’eccellenza delle materie prime con una dimensione più conviviale e condivisa.
La cucina dialoga con il paesaggio.
E non è una frase di circostanza.
Mangiare a pochi passi dal mare, con la brezza che attraversa il ristorante e la luna davanti agli occhi, modifica realmente la percezione dei sapori. Il luogo non è soltanto lo sfondo della cena: diventa una componente del piatto.
La filosofia è quella di interpretare la tradizione gastronomica sarda con sensibilità contemporanea, rispettando la stagionalità e selezionando ingredienti capaci di stabilire un legame diretto con il territorio. Accanto a questa attenzione per la Sardegna trovano spazio i grandi classici della famiglia Cerea.
Tra questi il celebre Pacchero alla Vittorio, lo Spaghetto di tonno e l’Elefantino, definito il fratello minore della storica cotoletta a orecchia d’elefante.
Piatti che portano con sé una storia, un’identità e una riconoscibilità immediata.
La cucina di Da Vittorio colpisce per la capacità di essere raffinata senza diventare distante. La tecnica è evidente, ma non viene mai esibita come un esercizio di stile. Il piatto rimane comprensibile, piacevole, generoso.
C’è eleganza, ma c’è anche gioia.
C’è ricerca, ma non viene sacrificato il gusto.
C’è precisione, ma rimane intatto quello spirito conviviale che la famiglia Cerea considera uno dei valori fondamentali della propria proposta.
E poi c’è il servizio.
Un servizio di prim’ordine.
Presente, puntuale, attento, ma mai invadente. I tempi sono calibrati, i movimenti della sala appaiono quasi coreografici e ogni dettaglio viene seguito con una cura che non lascia spazio all’approssimazione.
L’accoglienza è superlativa.
Non quella formalità fredda che talvolta si incontra negli ambienti di lusso, ma un’attenzione capace di far sentire l’ospite riconosciuto e seguito.
È in questi particolari che si coglie il livello reale di una struttura.
Non soltanto nella bellezza degli ambienti o nella qualità di ciò che arriva in tavola, ma nella capacità di costruire un’esperienza coerente dall’inizio alla fine.
DaV Costa Smeralda nasce dalla collaborazione tra la famiglia Cerea, Belmond e Smeralda Holding. Non si tratta di un incontro occasionale, ma dello sviluppo di una relazione già avviata nel 2021 con DaV Mare allo Splendido Mare di Portofino. Il progetto approda oggi in Sardegna con l’obiettivo dichiarato di unire ospitalità, qualità e valorizzazione del territorio.
Il Romazzino, però, non è soltanto un albergo affidato alla gestione Belmond.
Rimane saldamente nell’alveo della proprietà di Smeralda Holding, la società indirettamente controllata da Qatar Investment Authority e guidata dall’amministratore delegato Mario Ferraro. Il patrimonio della società comprende i quattro hotel simbolo della destinazione — Cala di Volpe, Romazzino, Pitrizza e Cervo — oltre alla Marina di Porto Cervo, al Cantiere navale, al Pevero Golf Club, a negozi, uffici, appartamenti, bar, ristoranti e a circa 2.300 ettari di terreni sulla costa. (Smeralda Holding)
Ed è proprio nella strategia portata avanti da Ferraro che il pop-up di Da Vittorio trova una collocazione precisa.
Non si tratta di aggiungere semplicemente un altro nome prestigioso alla stagione estiva, ma di diversificare l’offerta della Costa Smeralda, trasformandola progressivamente in una destinazione capace di proporre esperienze differenti, pur mantenendo intatta la propria identità.
Negli ultimi anni Ferraro ha lavorato su più direttrici: la riqualificazione degli alberghi, l’ingresso di operatori internazionali di altissimo profilo, il potenziamento della ristorazione, l’apertura a nuovi segmenti di clientela e la costruzione di una destinazione meno dipendente da una sola formula di lusso.
Il Cala di Volpe è stato profondamente rinnovato e ripensato come una vera destinazione nella destinazione. Il Romazzino è entrato nella collezione Belmond, mentre il percorso di trasformazione del Pitrizza punta ad associarlo al marchio Cheval Blanc. L’obiettivo strategico appare evidente: legare la Costa Smeralda ai nomi più esclusivi dell’ospitalità internazionale, ampliandone contemporaneamente la capacità distributiva, la notorietà e il posizionamento sui mercati mondiali.
I numeri raccontano una parte importante di questo percorso.
Nel 2022 Smeralda Holding aveva raggiunto un fatturato di 120 milioni di euro, superando i 106 milioni registrati nel 2019. Nel 2024 il fatturato è salito a 168,1 milioni di euro, con una crescita del 12,5 per cento rispetto all’anno precedente e un EBITDA adjusted di 50,6 milioni di euro. Nello stesso anno il gruppo ha dichiarato 1.471 dipendenti, 544 fornitori sardi coinvolti e 44,2 milioni di euro di approvvigionamenti effettuati nell’isola.
Anche il dato sulle prenotazioni confermate per il 2026 offre una misura del risultato raggiunto. Alla fine del 2025 Ferraro aveva indicato un incremento del 40 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un segnale che conferma come la strategia di innalzamento e diversificazione dell’offerta abbia rafforzato l’attrattività internazionale della destinazione.
La ristorazione è diventata uno dei pilastri di questo nuovo corso.
Il pop-up di Da Vittorio non è dunque un’operazione isolata, ma un tassello di un progetto più ampio che punta ad affiancare all’ospitalità alberghiera una pluralità di esperienze gastronomiche riconoscibili, affidate a marchi e professionisti capaci di attrarre pubblici differenti.
È una scelta che appare strategicamente azzeccata.
Il lusso contemporaneo, infatti, non si identifica più soltanto con la camera, la spiaggia o il servizio. È cucina, benessere, cultura, intrattenimento, autenticità e capacità di costruire esperienze che possano diventare parte del viaggio.
È proprio questa strategia complessiva a rendere la residenza gastronomica di Da Vittorio al Romazzino qualcosa di più di un semplice pop-up estivo.
Da una parte c’è una delle famiglie simbolo dell’alta cucina italiana.
Dall’altra un hotel che appartiene alla storia stessa della Costa Smeralda.
Alle spalle c’è una proprietà che, sotto la guida di Mario Ferraro, ha scelto di investire sulla trasformazione, sulla diversificazione e sull’ingresso di grandi marchi internazionali.
In mezzo, la Sardegna.
Non utilizzata soltanto come cornice spettacolare, ma chiamata a entrare nel racconto attraverso i suoi ingredienti, le sue tradizioni, le sue maestranze e la sua cultura.
Durante la serata penso più volte alle parole ascoltate all’arrivo.
Ai dodici mesi impiegati per consegnare il Romazzino con tutti i suoi giardini.
Alla determinazione di Danilo Guerrini, che a tredici anni aveva già scelto il proprio futuro.
Alla disciplina delle brigate, alle gerarchie della cucina e al curioso richiamo all’organizzazione napoleonica.
Al lavoro di Francesca Formaggioni, che attraversa l’isola alla ricerca delle persone capaci di rappresentarne l’anima più profonda.
Alla strategia di Mario Ferraro, che sta cercando di accompagnare la Costa Smeralda verso una nuova fase della sua storia senza disperderne l’identità.
E poi torno con lo sguardo alla luna.
Quella luna che, almeno per una sera, sembra davvero essere stata sistemata nel punto esatto.
Quando lascio il Romazzino porto con me una certezza.
Il vero lusso non è soltanto ciò che si vede.
Non è una terrazza sul mare.
Non è una camera elegante.
Non è neppure un piatto perfettamente eseguito.
Il vero lusso è la somma di tante attenzioni invisibili.
È la capacità di un direttore di guidare senza imporsi.
È il lavoro di una squadra che si muove con precisione.
È una Communication Manager che cerca l’autenticità dell’isola e la porta dentro un hotel frequentato dal mondo.
È una brigata che trasforma materie prime eccellenti in un’esperienza capace di restare nella memoria.
È una proprietà che investe, rinnova e diversifica l’offerta senza dimenticare la storia dei luoghi che amministra.
È il rispetto per il passato, senza trasformarlo in una reliquia.
Quella al Romazzino non è stata soltanto una cena.
È stata la dimostrazione che l’ospitalità, quando incontra la cultura, la cucina e l’identità di un territorio, può ancora diventare racconto.
E che, in certi luoghi, qualcuno riesce davvero a farci credere di avere posizionato la luna proprio davanti a noi.






