La gogna mediatica sulla ristoratrice di San Pantaleo: quando la stampa condanna senza prove!!

di Fausto Farinelli

L’omicidio di Cinzia Pinna, avvenuto a Palau nella residenza di Emanuele Ragnedda, è una tragedia che avrebbe richiesto rispetto e sobrietà. Invece, la cronaca si è trasformata in una gogna mediatica, con la ristoratrice di San Pantaleo — estranea ai fatti — messa ingiustamente al centro di sospetti e insinuazioni da parte di troppi giornali e trasmissioni televisive.

La cronaca nera, lo sappiamo, fa vendere: sangue, dolore e sospetti portano click, copie e ascolti. Ma ciò che è accaduto dopo il delitto di Palau ha superato ogni limite. Non bastava raccontare il dramma e attendere l’esito delle indagini: una parte consistente della stampa ha scelto di insinuare, forzare, creare un colpevole “di contorno”, trasformando la vita di una donna innocente in materiale da spettacolo.

La ristoratrice di San Pantaleo è stata travolta da microfoni, telecamere, titoli e insinuazioni costruite con il condizionale — “avrebbe”, “sarebbe”, “potrebbe” — termini usati non per informare, ma per lanciare ombre e sospetti senza mai assumersi la responsabilità di un’accusa diretta. È un linguaggio subdolo e vigliacco che finge prudenza ma in realtà avvelena la reputazione di chi ne è bersaglio.

Questa non è informazione, è un vergognoso reality del dolore. È l’ennesima dimostrazione di come troppi quotidiani e trasmissioni televisive abbiano smarrito il senso del limite, trasformandosi in arene dove la vita privata delle persone diventa intrattenimento, e il dolore si riduce a merce da vendere.

E allora, a voi giornalisti e conduttori, ma soprattutto editori, “moralmente distratti”, va rivolta una domanda che non ammette scuse: se fosse la vostra vita privata a essere violata, se fosse il vostro volto sbattuto in prima pagina, se foste voi a subire un processo mediatico senza prove, come reagireste? E come giudichereste i vostri stessi colleghi che vi hanno condannato in diretta?

Il delitto di Palau è un fatto gravissimo, e la verità spetta alla giustizia. Ma quando l’informazione dimentica la sua funzione e diventa strumento di gogna, non solo tradisce gli innocenti, ma infanga la memoria delle vittime e distrugge la dignità del giornalismo stesso.

Perché chi condanna senza prove non fa cronaca: fa solo spettacolo. E chi trasforma il dolore in spettacolo non è giornalista, è un mercante di tragedie.

Un invito a tutte le lettrici e i lettori: non cadete nel tranello di questo giornalismo sciatto, boicottate chi tenta di boicottare la vostra mente.




Aeroporti del Nord Sardegna: Alghero sorprende, Olbia cresce in anticipo sui tempi

Fausto Farinelli – 3 Sett. 2025

L’estate 2025 segna un’inversione di tendenza per gli scali del Nord Sardegna. I dati sul traffico passeggeri internazionali mostrano un andamento particolarmente positivo, con Alghero che sorprende in controtendenza rispetto alle critiche locali e Olbia che conferma la sua forza con numeri in crescita anticipata.


✈️ Alghero: numeri da record già a giugno

Il grafico dedicato allo scalo della riviera del corallo parla chiaro: a giugno 2025 Alghero aveva già raggiunto i volumi di traffico che lo scorso anno si erano toccati solo a luglio. Un mese di anticipo che ribalta le percezioni negative diffuse tra operatori turistici e cittadini, che per mesi avevano criticato la gestione dell’aeroporto.

La crescita è stata particolarmente evidente con l’apertura della stagione estiva. Una spinta che apre a nuove riflessioni: se i collegamenti internazionali partissero già a marzo, il territorio potrebbe beneficiare di una stagione più lunga e di ricadute economiche ancora maggiori.


✈️ Olbia: il motore sempre acceso

Lo scalo gallurese conferma la propria forza. Nel 2025 ha raggiunto i numeri del 2024 con circa venti giorni di anticipo, consolidandosi come punto di riferimento per il turismo internazionale. Una crescita che lascia prevedere picchi ancora più significativi nei mesi centrali dell’estate.


📊 L’analisi di Usai e il nodo Cagliari

A mettere in evidenza questi dati è stato Sandro Usai, esperto in analisi dei numeri, che ha condiviso le sue osservazioni sul proprio profilo Facebook:

“I due aeroporti del Nord hanno contribuito a far crescere il traffico passeggeri. Esiste una forte sinergia tra direzioni aeroportuali e operatori turistici locali.”

Un commento che va in controtendenza rispetto al malumore di Alghero, dove la fusione societaria con Olbia aveva generato paure e allarmismi.

Anche Fausto Farinelli è intervenuto nel dibattito:

“I numeri dimostrano che quelle preoccupazioni erano infondate. Il management ha dimostrato di essere composto da seri professionisti.”

Non è passata inosservata, tuttavia, l’assenza dei dati relativi a Cagliari-Elmas. Sollecitato sul tema, Usai ha chiarito:

“I dati di Cagliari non mostrano una tendenza degna di essere citata.”

Una dichiarazione che alimenta la sensazione di un Sud Sardegna meno brillante, soprattutto nel confronto con Alghero e Olbia.


🤝 Professionalità e prospettive

Il dibattito ha messo in evidenza una differenza di approccio gestionale. Se a Nord la collaborazione tra aeroporti e operatori turistici appare solida, a Sud sembra mancare la stessa capacità di fare sistema. Come ha osservato ancora Usai:

“È proprio questa la differenza: la professionalità che a Cagliari pare assente.”

Le proiezioni per i prossimi mesi restano comunque ottimistiche: Alghero e Olbia sembrano avere tutte le carte in regola per trainare la stagione turistica del 2025, con prospettive di allungare la stagione e rafforzare ulteriormente l’economia del territorio.


📌 Box dati e grafici

elaborazione Sandro Usai





Costa Smeralda® – La magia di un sogno che vive ancora

La sera del 7 agosto, Porto Cervo ha indossato il suo abito più bello. La piazzetta, illuminata da una luce dorata, avvolgeva il caldo intenso della sera, mentre la gente prendeva posto con un’attesa che si poteva quasi toccare. C’era qualcosa di speciale nell’aria, un silenzio rispettoso che precedeva le parole, come se tutti sapessero che non si stava per presentare soltanto un libro, ma un pezzo di memoria viva.

L’autore e il suo legame

Sul palco, Fausto Farinelli si è presentato con emozione sincera. Prima di tutto ha voluto rispondere, quasi con un sorriso, alla domanda che aleggiava nella piazzetta: «Ma chi è questo Fausto Farinelli, un non gallurese che ha deciso di raccontare il sogno del Principe Aga Khan?». Con semplicità ha spiegato il suo amore per la Gallura, maturato in anni di viaggi e incontri, e la decisione di raccogliere le storie che custodivano l’anima della Costa Smeralda. La sua voce, a tratti rotta dal ricordo, ha evocato anche il legame personale con quella data: il 7 agosto, lo stesso giorno in cui quattro anni prima aveva perso suo padre. Non era una coincidenza, ma un segno: la presentazione diventava così un omaggio intimo, una cicatrice trasformata in luce.

I protagonisti della memoria

Accanto a lui, uno dopo l’altro, sono stati ricordati i protagonisti di questo viaggio narrativo. L’architetto Giancarlo Busiri Vici, ultimo testimone della prima generazione di progettisti, ha riportato la memoria alle origini del mito. Vincenzo Frigo, già direttore del Costa Smeralda Magazine, ha custodito per decenni la comunicazione ufficiale del Consorzio. Riccardo Bonadeo, commodoro dello Yacht Club e inventore del Consorzio Azzurra, ha dato voce alla grande avventura velica italiana. Renzo Persico, attuale presidente del Consorzio Costa Smeralda, rappresenta la continuità istituzionale.

Non sono mancati i riferimenti al mondo politico e amministrativo, con l’On. Ugo Cappellacci e il sindaco di Olbia Settimo Nizzi. Sul fronte culturale ed enogastronomico è intervenuto Gilberto Arru, critico appassionato delle radici sarde, l’imprenditore Max Verona e “Zio” Martino Azara è stato ricordato come il primo ristoratore inconsapevole della Costa Smeralda, mentre Carlo Tomassetti ha legato il suo nome al mondo dei rally.

I fotografi Riccardo Frezza e Paolo Curto hanno testimoniato con le loro immagini oltre trent’anni di vita smeraldina, mentre Claudio Rotunno ha portato la sua esperienza nel mondo degli eventi. Luigi Donà Dalle Rose ha riportato il ricordo delle origini di Porto Rotondo, l’ingegnere Silvio Pippobello ha ripercorso la storia degli aeroporti di Olbia e Alghero, e Paolo Manca ha raccontato il legame familiare con la nascita della Costa Smeralda.

Infine, Flavio Briatore, don Francesco Cossu e l’immobiliarista Carlo Panciroli hanno offerto ciascuno una testimonianza che arricchisce il mosaico del libro. Da citare anche Edoardo Recchi, direttore sportivo dello Yacht Club Costa Smeralda, che ha contribuito con la sua esperienza a raccontare l’anima sportiva e internazionale della Costa Smeralda. Piero Filigheddu, quattro volte sindaco di Arzachena, la cui testimonianza è stata resa durante la serata dalla figlia Laura, portando la voce e la memoria di una stagione politica fondamentale per la nascita e lo sviluppo della Costa Smeralda.

Le voci sul palco

In quel palcoscenico naturale, con alle spalle la meraviglia del porto, Fausto ha voluto accanto a sé il sindaco di Arzachena Roberto Ragnedda, il CEO di Smeralda Holding dottor Mario Ferraro, l’architetto Enzo Satta e l’editore Matteo Parigi Bini, che insieme a lui hanno condiviso la narrazione di un sogno che appartiene a tutti.

Poi l’editore Matteo Parigi Bini, che con un sorriso complice ha svelato la verità del perchè la sua società editoriale ha deciso di pubblicare il libro : «La molla sei stato tu, Fausto. Il tuo entusiasmo è stato contagioso, non finivi mai di cercare nuove voci e nuove storie, e non è stato facile nemmeno contenerti». Ha spiegato che la decisione è nata non solo dal legame editoriale con la Costa Smeralda, ma soprattutto dalla passione instancabile dell’autore.

Subito dopo è intervenuto il sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda. Con tono appassionato ha sottolineato: «Mi ha colpito la tua tenacia e la tua passione. Questo libro è particolare perché restituisce la voce di tanti: istituzioni, religiosi, imprenditori, gente comune. La Costa Smeralda è un’impresa senza tempo che ha cambiato la vita della nostra comunità». Ha ricordato anche due episodi raccontati nel volume: il centenario dell’autonomia del Comune di Arzachena e i 60 anni della Costa Smeralda.

Quando ha preso la parola Mario Ferraro, amministratore delegato di Smeralda Holding, l’atmosfera si è fatta proiettata al domani. «Guidare un sogno è l’arte di proteggerlo mentre lo si trasforma», ha detto con convinzione. Ha ricordato come l’acquisto del gruppo da parte del fondo sovrano del Qatar fosse dettato da un autentico amore per la Costa Smeralda. Ha parlato della riqualificazione degli hotel storici, dell’arrivo di brand internazionali come Nobu e Zuma, e della filosofia che punta alla qualità, non alla quantità. «I tremila ettari di costa di nostra proprietà ci garantiscono che la natura resterà intatta per i prossimi cento anni», ha aggiunto.

E poi l’architetto Enzo Satta, con la memoria piena di disegni, visioni e battaglie, ha riportato tutti agli anni pionieristici. «Ho cominciato da studente liceale e ho proseguito fino a oggi. Ho vissuto quasi sessant’anni di Costa Smeralda», ha detto. «Un disegno urbano può nascere da un’emozione, non solo da una regola». Ha raccontato di software della NASA usati per disegnare il paesaggio, di archivi colmi di progetti, di una vita spesa tra carta e territorio.

Accanto al suo ricordo è emersa anche la figura di Giancarlo Busiri Vici, ultimo architetto vivente della prima ora della Costa Smeralda, che con il padre Michele firmò capolavori come il Romazzino e la chiesa di Stella Maris. Con straordinaria precisione, Busiri Vici ha ricordato il primo incontro con il Principe, segno della profondità di un legame che avrebbe segnato la sua vita e la storia del territorio.

Emozione e memoria

La serata si è fatta più intensa quando Fausto ha ricordato l’incontro con don Raimondo Satta, parroco di Stella Maris. Un pomeriggio, bussando alla porta senza appuntamento, fu accolto con un sorriso disarmante. Don Raimondo lo guidò all’interno della chiesa, raccontandogli le opere d’arte custodite come in un piccolo museo, fino a svelargli una lettera preziosa: la risposta del Principe Aga Khan all’invito per il cinquantenario di Stella Maris. Fu letta ad alta voce, con solennità e dolcezza: un momento che è entrato nel cuore di Fausto e che oggi vive nelle pagine del libro.

Ma la serata non è stata solo istituzioni e grandi nomi. Sul palco sono salite storie umili, piene di grazia. Gesuino Cherchi, il falegname di Orosei, con timidezza e dignità, ha raccontato l’incontro inatteso che cambiò la sua vita e lo legò indissolubilmente al destino della Costa Smeralda. Angelo Onni, l’uomo dei cavalli, ha ricordato il Principe non come un sovrano, ma come un uomo buono, che si fermava a chiedere: «Va tutto bene?». In quelle parole semplici si è percepita tutta l’umanità di un sogno fatto di persone oltre che di paesaggi.

Fu allora che Fausto si aprì al pubblico con una confessione intima. Raccontò di come, nei momenti difficili, fosse solito prendere la macchina e raggiungere la Costa Smeralda, soprattutto d’inverno, quando le spiagge erano deserte e il silenzio totale. Disse che quella terra ha una magia segreta: se conosci la sua storia, se la ascolti davvero, è capace di restituirti risposte. «Non c’è stata volta – raccontò – che io non sia tornato a casa con la soluzione a un problema. È come se questa terra sciogliesse i nodi, uno dopo l’altro, con semplicità». Quelle parole, pronunciate con emozione, hanno avvolto il pubblico in un silenzio intenso, rotto solo dagli applausi.

Una comunità in ascolto

Tra il pubblico, i volti si accendevano di emozione: c’erano familiari di chi non c’è più, come quelli di Renato Azara – la cui memoria è stata onorata dalla presenza della moglie Petra e della figlia – e il fratello di don Raimondo, don Gianni. C’erano amici e curiosi che scoprivano pezzi di storia sconosciuti. Gli occhi brillavano, i sorrisi si intrecciavano, gli applausi scandivano i momenti più intensi. Non era solo una presentazione, ma una comunità che si riconosceva nelle parole e nei ricordi.

Un libro che continua

E come ogni storia che si rispetti, anche questa aveva una sorpresa finale. Un QR code, stampato nelle ultime pagine, invitava i lettori a diventare parte del racconto, a lasciare testimonianze, immagini, documenti. Perché Costa Smeralda® non è un libro finito: è un libro che continua a scriversi ogni giorno, con chi lo legge e con chi lo vive.

Quando la serata si è conclusa, con il cielo che ormai sfumava nelle tinte profonde della notte estiva, una cosa era chiara: quella non era stata solo la presentazione di un libro. Era stata una dichiarazione d’amore. Alla Gallura, alla Sardegna, e a un sogno che, sessant’anni dopo, non ha smesso di illuminare il presente e di indicare il futuro. Una magia, quella stessa evocata da Fausto, che continua a sciogliere nodi e a restituire risposte a chi sceglie di ascoltare davvero la storia di questa terra.




Magia al Cala di Volpe: Jennifer Lopez accende la notte in Costa Smeralda

Porto Cervo, 12 Agosto 2025 – di Fausto Farinelli

Arrivare in anticipo, al Cala di Volpe, è sempre un rito. La splendida cornice della baia si apre davanti a me come un sipario su un sogno, e ogni volta che oltrepasso i controlli di sicurezza per entrare in hotel, l’effetto è sempre lo stesso: wow. Da qualunque parte ti giri, c’è qualcosa che incanta. È un luogo che non smette mai di sorprenderti, un santuario del lusso e dell’eleganza, tra i più belli al mondo.

Stasera l’atmosfera è ancora più elettrica: il concerto di Jennifer Lopez è blindatissimo. Sul prato, vicino alla piscina, le luci disegnano riflessi dorati sull’acqua mentre gli ospiti arrivano a piccoli gruppi, accolti da un’aria frizzante di attesa.

Tra la folla, il maestro Andrea Bocelli, elegantissimo, scambia saluti e sorrisi. Poco più in là, Elisabetta Gregoraci, splendida in un abito lungo che cattura la luce a ogni passo. L’incontro con lei è breve ma intenso: un sorriso, un saluto e i complimenti sinceri per la sua bellezza e la sua eleganza. Presente anche Domenico Dolce, accolto dagli auguri speciali di Jennifer Lopez direttamente dal palco. Si notano inoltre imprenditori di fama internazionale, designer, collezionisti d’arte, volti noti della televisione italiana e straniera, personalità del jet set internazionale arrivate appositamente per la serata. Alcuni ospiti, habitué della Costa Smeralda, ritrovano qui l’occasione per incontrare amici di lunga data; altri, più riservati, si muovono lontano dagli obiettivi fotografici, preferendo conversazioni a bordo piscina.

La cena a buffet è un viaggio nei sapori, con ogni genere di prelibatezza. Quest’anno, agli antipasti, brilla anche la firma di Nobu Matsuhisa, il celebre chef giapponese che d’estate trova casa proprio al Cala di Volpe. Ostriche, sushi, crudi di mare, oltre alla selezioni di formaggi e piatti della tradizione sarda.

Poi, alle 23 in punto, le luci si abbassano. Jennifer Lopez entra in scena e il Cala di Volpe esplode. Energia pura, carisma magnetico, un corpo di ballo impeccabile e una band che spinge ogni nota al limite: per 80 minuti, J.Lo domina il palco, facendo cantare e ballare tutti, persino i più riservati. Nel mezzo dello show, un momento speciale: gli auguri a Domenico Dolce, accolti da un applauso fragoroso.

La serata prosegue con i fuochi d’artificio che da sempre sono la firma luminosa del Cala di Volpe, seguiti dal dj set che trascina gli ospiti fino a notte fonda.


Una tradizione di stelle – I concerti del Cala di Volpe (2005–2025)

Negli ultimi due decenni, il Cala di Volpe ha portato in Costa Smeralda alcune delle più grandi voci e band del panorama musicale mondiale, trasformando le sue “Gala Night” in eventi leggendari:

  • 2007Zucchero Fornaciari: il bluesman italiano infiamma la notte di metà agosto.
  • 2008Duran Duran: la storica band new wave britannica in concerto il 13 agosto.
  • 2009Donna Summer (fine luglio) e Craig David (13 agosto).
  • 2010Simply Red (30 luglio) e Anastacia (12 agosto).
  • 2011Leona Lewis (30 luglio) e MIKA (13 agosto).
  • 2012Elton John (16 luglio), un’esibizione memorabile sotto le stelle.
  • 2013Jamiroquai (20 luglio) e Mary J. Blige (13 agosto).
  • 2014Simple Minds (20 luglio) e John Legend (10 agosto).
  • 2015Earth, Wind & Fire con Natalie Imbruglia (26 luglio) e Robbie Williams (14 agosto).
  • 2016Ricky Martin (23 luglio) e Kylie Minogue (13 agosto).
  • 2017John Newman (29 luglio) e Black Eyed Peas con Enrique Iglesias (12 agosto).
  • 2018Jason Derulo (29 luglio) e OneRepublic (13 agosto).
  • 2019Clean Bandit (26 luglio) e Rita Ora con Jess Glynne (12 agosto).
  • 2020–2022 – Nessun grande concerto pubblico, a causa della pandemia.
  • 2023Imagine Dragons (12 agosto, evento “Something Special”).
  • 2024Mariah Carey (13 agosto, evento “Something Dazzling”).
  • 2025Jennifer Lopez (12 agosto), la superstar latina che firma l’evento più atteso dell’estate.

Jennifer Lopez, la diva che non tradisce
Vederla dal vivo, qui, non è solo assistere a un concerto: è vivere un’esperienza. Jennifer Lopez non si limita a cantare e ballare, ma costruisce un legame diretto con chi ha davanti. In ogni sguardo, in ogni movimento, trasmette la passione per la musica e per la vita. È impossibile non farsi trascinare.

E mentre lascio l’hotel, con negli occhi le luci dei fuochi e nelle orecchie le ultime note, spero di essere qui il prossimo anno. Perché il Cala di Volpe non è solo un luogo: è un incantesimo che ogni estate si rinnova.




Claudio Rotunno: «Porto Cervo come Monte Carlo? Si può fare!»

L’imprenditore sassarese, tra i protagonisti del libro “Costa Smeralda” di Fausto Farinelli, racconta la sua “Costa Smeralda”: «La mia idea per rendere il litorale gallurese vivo tutto l’anno come il Principato di Monaco»

PORTO CERVO. «Il lusso non è soltanto estetica. È esperienza, è atmosfera, è dettaglio. Ma soprattutto, può essere opportunità». Claudio Rotunno, deus ex machina tra gli imprenditori sardi nell’allestimento dei grandi eventi a livello internazionale, è riuscito a fare dell’accoglienza una vera arte scenica, “reinventando il concetto di evento esclusivo, mescolando eleganza, visione e rispetto del territorio”. Il suo nome compare tra le ventisette personalità inserite nel libro “Costa Smeralda” di Fausto Farinelli, che racconta il “sogno dell’Aga Khan” attraverso le voci di chi lo ha vissuto e ne custodisce l’eredità.

Il volume, edito dal Gruppo Editoriale – lo stesso che annovera tra le sue pubblicazioni anche il Costa Smeralda Magazine – vuole essere un viaggio nella memoria e nell’identità del territorio, ma anche spunto per guardare al futuro facendo tesoro dei suggerimenti di chi conosce bene il contesto, e ha fatto della sua attività nel mondo del turismo d’èlite il proprio marchio di fabbrica.

Per Rotunno lavorare in Costa Smeralda è una “sfida della perfezione”. L’imprenditore sassarese è riuscito a portarsi ai massimi livelli del proprio settore partendo umilmente da Sassari per crescere sempre più fino a concentrare la sua attività fra Porto Cervo, Milano, Monte Carlo e persino New York.

«In Costa la clientela è di fascia altissima – ha spiegato nel libro –. C’è chi investe persino un milione di euro in una singola serata, e non ammette errori. Puoi avere una sola opportunità: se riesci, la fama cresce; se sbagli, rischi di sparire. La posta in gioco è molto alta e servono strutture perfette, cura dei dettagli e grande diplomazia con ospiti molto esigenti». Insomma, non si può mai dire no, anche quando arrivano richieste particolari, come un trasporto last minute, la pretesa di un artista specifico o un oggetto raro. Ma quando tutto funziona, la soddisfazione è enorme.

Il vero cruccio è quello di allungare la stagione. «Ma – per Rotunno non c’è nulla di impossibile quando si possiede il brand Costa Smeralda, strutture da sogno e un mare leggendario. Non manca il fascino del luogo né la richiesta di un certo tipo di turismo». Occorre un dialogo costante e costruttivo fra operatori, istituzioni e investitori,come quello che il Consorzio ha già avviato, per tracciare un calendario più ampio di respiro internazionale: «È la formula che permette a Monte Carlo di restare viva tutto l’anno – e aggiunge – nel mio lavoro vedo numerosi investitori pronti a scommettere sul progetto Costa Smeralda».

Gli attori da coinvolgere sono appunto gli imprenditori, la Smeralda Holding e la Qatar Holding (a cui appartengono gli asset principali), il comune di Arzachena, la Regione Sardegna e il Consorzio Costa Smeralda. Gli ingredienti ci sono, occorre mescolarli al meglio e dare un pizzico di pepe, come la possibilità di «ospitare grandi eventi culturali o sportivi, un festival cinematografico estivo, gare motoristiche, sfilate di design o di alta moda». Organizzare eventi di lusso avrebbe poi un altro vantaggio: «Quello di attrarre una clientela che scopre la Sardegna e, magari, si innamora anche dell’interno, con un beneficio diffuso».

L’importante è mantenere la propria identità, come sosteneva l’Aga Khan, e non spegnere le luci finita la stagione estiva. Il pensiero va quindi al principe ismaelita scomparso a Lisbona lo scorso 4 febbraio: «Se potessi ancora parlarci gli direi innanzitutto grazie, per aver acceso i riflettori su questo territorio e averlo preservato con regole ferree. Vorrei che si ricucisse il filo con quel progetto iniziale, completando l’idea di una destinazione fiorente per dodici mesi, con collegamenti migliori e grandi eventi internazionali».




COSTA SMERALDA®Il sogno del principe Aga Khan attraverso il racconto di chi lo ha vissuto e ne custodisce l’eredità

Il primo libro che racconta l’origine di Porto Cervo e la visione dell’Aga Khan attraverso memorie e testimonianze dirette

Un innamoramento, un sogno, una visione audace, raccolta nel tempo da persone che hanno fatto della bellezza e dell’armonia con la natura una filosofia di vita. È così che è nato il mito Costa Smeralda®. Ad accendere la scintilla, il principe Karim Aga Khan IV, a cui l’autore Fausto Farinelli, nell’anno della sua scomparsa, rende omaggio con Costa Smeralda®. Il so- gno del principe Aga Khan attraverso il racconto di chi lo ha vissuto e ne custodisce l’eredità, il primo libro che racconta l’origine di Porto Cervo e la visione dell’Aga Khan attraverso le testimonianze di chi, questo sogno, lo ha visto nascere, crescere e di chi ne è oggi custode.

Un mosaico di storie ed emozioni, che ripercorre i passaggi chiave del progetto Costa Sme- ralda® partendo da un’intervista del Principe uscita nel 1987 sul Costa Smeralda Magazine, la cui scoperta ha spinto il copywriter e storyteller sardo a percorrere il territorio di Porto Cervo, intervistando chi ha conosciuto il Principe e chi ne ha raccolto l’eredità, plasmando un luogo dove architettura e paesaggio, uomo e natura, turismo e sostenibilità convivono in un equili- brio raro e prezioso.

Edito da Gruppo Editoriale – che tra le sue pubblicazioni annovera anche il Costa Smeralda Magazine, che quest’anno compie 60 anni – e realizzato con il patrocinio del Comune di Ar- zachena e del Consorzio Costa Smeralda®, il libro è un viaggio nella memoria e nell’identità

Gruppo Editoriale srl – via Cristoforo Landino, 2 – 50129 Firenze gruppo_editoriale ph. +39 055 0498097 – [email protected]www.gruppoeditoriale.com

di un territorio, attraverso 27 interviste: dagli architetti che hanno interpretato il pensiero del Principe, Giancarlo Busiri Vici, firma di architetture iconiche come l’hotel Romazzino e la Chiesa di Stella Maris, e Enzo Satta, che continua l’opera con visione e rispetto, il CEO di Smeralda Holding Mario Ferraro, che guida il difficile compito della conservazione e del ri- lancio, il sindaco di Arzachena Roberto Ragnedda, impegnato a preservare e migliorare que- sto territorio, Riccardo Bonadeo, voce storica dello Yacht Club Costa Smeralda® e presidente della One Ocean Foundation, fino ad arrivare a Flavio Briatore che con i suoi locali ne ha animato le notti estive, ma anche il parroco del tempo, il falegname, il ristoratore e tanti altri custodi di una storia collettiva che trova oggi nuova linfa in questo libro.

Un prezioso volume di 256 pagine, in edizione numerata, con elegante copertina cartonata e una ricca raccolta di foto storiche, tra cui alcune inedite, nato dall’amore dell’autore per la Gallura e da un’urgenza: quella di celebrare la visione del Principe non con un’operazione nostalgica, ma con uno sguardo attuale e partecipato.

Il volume sarà presentato il 7 agosto 2025 durante la manifestazione Porto Cervo Libri, nel Sottopiazza Spiaggietta di Porto Cervo.

Costa Smeralda®. Il sogno del principe Aga Khan attraverso il racconto di chi lo ha vissuto e ne custodisce l’eredità, libro irrinunciabile per tutte le persone che voglio immergersi nella bellezza di Porto Cervo e nella sua affascinante storia, è in vendita nelle migliori librerie della Sardegna e d’Italia, sul sito www.gruppoeditoriale.com e nei più importanti book- shop online.




Incendi, Tari e nuovo “codice del decoro”: la lunga notte del Consiglio di Alghero

Approvati il Regolamento di Polizia urbana (atteso da vent’anni) e le tariffe rifiuti 2025. Scintille su avanzo di bilancio, taxi notturni e ciclabile Bombarde, mentre l’emergenza fuoco domina il dibattito.

di Fausto Farinelli – Alghero, 1 luglio 2025

1. Cornice istituzionale

Dato Valore
Presidente del Consiglio Beniamino (“Mimmo”) Pirisi
Sindaco Raimondo Cacciotto
Consiglieri presenti all’appello iniziale 23 su 25
Apertura / chiusura lavori 19:04 – 23:38
Novità logistica Dal 1 luglio aula consiliare climatizzata

2. Incendio del 29 giugno: il tema d’apertura

  • Marco Tedde (FI) interviene per primo: «Solidali con gli agricoltori della Nurra; servono risarcimenti rapidi».
  • Sindaco Cacciotto riferisce: 600 ha bruciati fra Santa Maria La Palma e Sassari, 1 Canadair arrivato in ritardo; chiede alla Regione «una base permanente dei velivoli antincendio in Sardegna».
  • Autobotti di Abbanoa già operative per la temporanea non-potabilità dell’acqua a Renosu.

3. “Brevi segnalazioni” – 90 minuti di criticità cittadine

Consigliere Gruppo Questioni sollevate
Salvatore Christian Mulas Lista Civica Degrado dell’ex mercato ortofrutta (siringhe, bagni), assenza taxi notturni, eco-box davanti a una scuola, ritardo Canadair.
Alessandro Cocco FdI Fermata ARST “Pietraia” in carreggiata, pineta Maria Pia sporca, ciclabile Bombarde chiusa, graffiti statua Folgore, ex distributore Esso occupato, promozione Grotta Verde.
Giovanna Caria FI Verbali audio mancanti, sito comunale errato (vice-sindaco), interrogazioni inevase, commissioni ferme, piano antincendi.
Michele Pais Lega Parcheggi personalizzati disabili, non-potabilità acqua Renosu, spese “di rappresentanza” Abbanoa, Campo Boe senza collaudo.
Massimiliano Fadda Prima Alghero Parcheggio ospedale “Marino” saturo, mezzi pesanti nel centro storico.
Giampietro Moro Città Viva Passerelle balneari accessibili, stato Commissione “Treno a idrogeno”.
Salvatore Raffaele (“Lelle”) Pro sardinia U.D.C. Caldo in aula, visita “a sorpresa” di un assessore regionale all’ospedale, addetto stampa anche per l’opposizione.
Gianpiero Occhioni alleanza verdi e sinistra Degrado dei locali ex Sant’Elmo.

4. Tari 2025: cifre, accuse e difese

4.1 Piano economico-finanziario (PEF)

Costo servizio rifiuti 2024 2025 Variazione
Contratto igiene urbana + oneri 10,80 M€ 11,27 M€ +0,47 M€
Spese amministrative 0,42 M€ 0,50 M€ +0,08 M€
Totale lordo 11,22 M€ 11,77 M€ +4,9 %
Ricavi differenziata + MIUR –0,297 M€ invariati
Proventi lotta evasione (accantonati FCDE) –1,86 M€

Voto PEF (punto 29): 16 fav – 2 contr – 5 astenuti, immediata eseguibilità.

4.2 Nuove tariffe

  • Nuovo riparto costi: fissi 60/40, variabili 69/31 (domestiche/non domestiche).
  • Abitazione 100 m²: +0,6 % (1 pers.) → +2,7 % (6 pers.).
  • Ristorante 100 m²: +1,6 %.

Voto tariffe (punto 30): 16 fav – 5 contr – 2 astenuti.

Opposizione: «Con 12 milioni di avanzo libero potevate ridurre le bollette».
Maggioranza: «Aumenti sotto l’inflazione (1,7 %) e più bassi di Olbia e Cagliari».


5. Regolamento di Polizia urbana: cosa prevede

Titolo Novità principali Sanzioni
II – Fruibilità spazi Aree “sensibili” (scuole, monumenti, litorali) proteggibili entro 300 m; divieto di bivacco, campeggio, lavaggio veicoli. 100 – 500 €
III – Suolo pubblico Occupazioni abusive: diffida, multa progressiva (400→800→1000 €), rimozione forzosa. Fino a 1 000 €
IV – Rumori e lavori Stop lavori edili festivi; richiamo alla L. 447/95; obbligo insonorizzazione per locali con musica. 100 – 600 €
V – Animali Guinzaglio ≤ 1,5 m; museruola da portare al seguito; obbligo raccolta feci. 50 – 300 €
VI – Velocipedi Vietato legare bici/monopattini al monumento ai Caduti (Porta Terra) → rimozione immediata + 100 €.
VII – Monitoraggio Report in Commissione 1ª entro 12 mesi; possibili revisioni annuali.

  • Corretto in aula un refuso all’art. 6.
  • Emendamenti tecnici di Franco Salvatore (rumori, definizione “accattonaggio molesto”, ecc.) accantonati alla prima revisione di dicembre.

Voto finale: 16 fav – 2 astenuti.


6. Interventi vs silenzi – il quadro finale

Hanno preso la parola Presenti ma senza intervento
Raimondo Cacciotto (Sindaco) Antonina Ansini
Beniamino Pirisi (Presidente) Anna Arca Sedda
Marco Tedde Pasqualina Bardino
Salvatore Christian Mulas Gabriella Esposito
Alessandro Cocco Alessandro Loi
Giovanna Caria Luca Madau
Michele Pais Gianni Martinelli
Massimiliano Fadda Antonello Peru
Giampietro Moro Beatrice Podda
Salvatore Raffaele
Gianpiero Occhioni
Giusi Rita Piccone
Franco Salvatore
Gerolamo Pietro Mario Sartore
Marco Colle Anchise
Totale attivi: 15 Totale silenti: 8

7. Dichiarazioni

  • Cacciotto: «Una sola base Canadair nel Continente non basta: qui brucia la Sardegna intera».
  • Cocco (FdI): «L’avanzo di 12 milioni e Tari in aumento: è un paradosso contabile».
  • Sartore (PD): «Nessuna stangata: aumenti sotto l’inflazione e tariffe più basse che a Olbia e Cagliari».
  • Piccone (Civica): «Il regolamento non è solo multe, ma un patto di convivenza civile».

8. Agenda prossime settimane

Data Evento
1 luglio Collaudo climatizzatori dell’aula consiliare.
2 luglio, ore 9 Conferenza dei capigruppo: calendario per variazione di bilancio n. 32 e odg sospesi.
Fine luglio Riapertura (in sicurezza) ciclabile Bombarde dopo accordo Comune–Laore.
Agosto Relazione finale Commissione speciale “Treno a idrogeno”.
Dicembre Primo report di applicazione del Regolamento di Polizia urbana; valutazione emendamenti tecnici rimasti in sospeso.

Alghero archivia una seduta ad alta temperatura: Tari ritoccata con cautela, un regolamento anti-degrado finalmente in vigore e un incendio che ricorda quanto la città resti esposta alle emergenze ambientali. La stagione turistica – assieme a taxi, rifiuti e decoro urbano – metterà subito alla prova le decisioni dell’aula.

GUARDA IL CONSIGLIO COMUNALE




Flavio Briatore, Ambasciatore di Buona Volontà 2025: Monaco celebra il suo protagonista più visionario

Il riconoscimento ufficiale del Principato di Monaco a un uomo che ha lasciato il segno. L’omaggio del Principe Alberto II, un’intervista esclusiva realizzata da Fausto Farinelli, e una riflessione sincera sul contrasto con l’Italia e la Sardegna.

di Fausto Farinelli

Montecarlo, 4 aprile 2025. Nell’incantevole cornice dell’Empire Room dell’Hôtel de Paris, tra luci soffuse, personalità internazionali e un’atmosfera di autentica celebrazione, si è svolta una delle serate più significative dell’anno per il Principato di Monaco: Flavio Briatore è stato ufficialmente nominato Ambasciatore di Buona Volontà 2025.

Un titolo che va ben oltre la celebrazione simbolica: è il riconoscimento concreto di un percorso fatto di visione imprenditoriale, dedizione e di un legame autentico con il Principato, di cui Briatore è da anni uno degli interpreti più dinamici.


Le parole del Principe Alberto II: un tributo diretto a Briatore

Durante la cerimonia, Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto II ha voluto rivolgere personalmente un messaggio sentito e diretto al nuovo Ambasciatore:

“Siamo qui per celebrare quest’uomo straordinario, che è stato un grande amico del Principato per molti anni.
Non serve ripercorrere la sua carriera — che tutti conosciamo — ma voglio ricordare quanto sia stato attivo qui, a Monaco, creando grandi imprese e realtà di intrattenimento di livello.
Flavio, ti ringraziamo sinceramente per tutto ciò che hai fatto: per aver contribuito alla nostra comunità, per aver portato qui persone da ogni parte del mondo, e per averle fatte incontrare.
È con grande piacere che ti conferiamo il titolo di Ambasciatore di Buona Volontà 2025.”

Un tributo pubblico e sentito, che sancisce la stima istituzionale nei confronti di uno dei protagonisti della Monaco contemporanea.


Un riconoscimento che viene dal cuore

“Essere riconosciuto per quello che fai nel Paese in cui vivi è un’emozione fortissima,” racconta Briatore in una lunga intervista esclusiva rilasciata a Fausto Farinelli subito dopo la cerimonia.

“Questo riconoscimento è il segno che il mio impegno, la mia presenza costante nel Principato, sono stati apprezzati.
Sono onorato, e lo dico con sincerità. Non sono uno che si commuove facilmente, ma quella sera… beh, è stato diverso.”

Un’emozione condivisa anche dagli ospiti della serata, che ha avuto uno scopo benefico: raccogliere fondi a favore della fondazione Frankie’s Children, attiva nell’assistenza a bambini vulnerabili tra Monaco e la Francia. Tra i pezzi più apprezzati dell’asta solidale, anche le esclusive creazioni di “couture chocolate” firmate da Briatore.


Monaco, un modello da esportare

Flavio Briatore ha contribuito in modo determinante a definire l’identità moderna di Monaco, soprattutto nell’ambito del food & beverage e dell’intrattenimento di lusso.

“Siamo stati tra i primi a portare brand di prestigio come Cipriani. Poi sono arrivati Nobu, Hyatt, Accor… Gli alberghi sono migliorati, le spiagge valorizzate. Abbiamo creato Rose des Vents, portato Crazy Pizza, Twiga, Billionaire.
Ma soprattutto, abbiamo superato il concetto di ‘stagione’: Monaco oggi funziona 12 mesi l’anno. Questo è costruire valore.”

Un modello d’impresa sostenibile e continuativo, costruito con investimenti reali, visione e capacità di attrarre grandi nomi e nuovi flussi di turismo internazionale.


Il ritorno in Formula 1 e lo sguardo ai giovani

Il 2025 segna anche un altro momento simbolico per Briatore: il ritorno in Formula 1, questa volta alla guida del team Alpine, con l’obiettivo di riportarlo al vertice entro il 2026.

“A Monaco ho imparato che chi lavora bene viene aiutato. Le istituzioni sono presenti, c’è visione e concretezza.
La Formula 1 è il mio primo amore, l’ho vissuta per vent’anni. Ora torno con l’energia giusta e con la consapevolezza che si può fare ancora molto.”

Durante il gala è stato inoltre presentato il Young Ambassador Club, un progetto rivolto ai giovani tra i 16 e i 30 anni per promuovere l’impegno civico e i valori del Principato.

“Ai ragazzi dico: impegnatevi. Imparate a fare turismo, eventi, a costruire cose nuove. Il futuro è loro, ma devono essere pronti.
Monaco ha centinaia di congressi anche nei mesi bassi. C’è organizzazione, c’è un sistema. È questo che dobbiamo insegnare.”


La ferita aperta: la Sardegna che non ha voluto ascoltare

Accanto alla gratitudine per Monaco, c’è anche l’amarezza per una terra che Briatore ha cercato di valorizzare per oltre vent’anni: la Sardegna.

“Per 26 anni abbiamo portato Porto Cervo sotto i riflettori del mondo. Abbiamo creato eventi, posti di lavoro, visibilità internazionale.
Ma lì non interessa a nessuno. Nessun riconoscimento, nessuna visione. Si continua a pensare che la stagione debba durare 25 giorni e poi basta.”

Una critica diretta, ma fondata, che trova eco nella storia. S.A. Karim Aga Khan, padre nobile della Costa Smeralda, visse le stesse difficoltà: ostacolato dalla politica dell’epoca e da settori dell’ambientalismo ideologico, fu costretto ad abbandonare parte dei suoi progetti. Briatore lo ricorda con lucidità.

“In 30 anni non si è capito che bisognava investire nei collegamenti, non nelle cave.
Ancora oggi è difficile arrivare in Sardegna. E la politica non ha fatto nulla per cambiare le cose.
A Monaco chi lavora viene supportato, in Sardegna — e in Italia — è l’opposto.
Quest’anno forse andrò per due o tre giorni, l’ho promesso a mio figlio… ma è finita lì.
Ognuno raccoglie quello che semina.

Una riflessione amara, ma necessaria, su una terra che ha perso l’occasione di evolversi e valorizzare chi, con coraggio, voleva costruire.

Il riconoscimento di un uomo che crea

Flavio Briatore è molto più di un imprenditore: è un creatore di sistemi, un anticipatore, un catalizzatore.
Ovunque arrivi, qualcosa si muove. Qualcosa cambia. E se oggi il Principato di Monaco lo celebra come Ambasciatore di Buona Volontà, è perché riconosce il valore di chi trasforma le idee in azioni, e le azioni in visione.

Un riconoscimento che viene da un Paese che non ha paura di dire: “Grazie. Hai fatto la differenza.”

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Ospedale Marino di Alghero: crescita, riforma e incertezze sul futuro

Il dibattito sulla sanità algherese si accende attorno al destino dell’Ospedale Marino, al centro di una riforma che ne prevede il trasferimento dall’AOU di Sassari alla ASL. Tra dati di crescita e preoccupazioni politiche, il futuro della struttura resta un tema caldo per il territorio.

di Fausto Farinelli

alghero, 13 Marzo 2025

L’Ospedale Marino di Alghero ha registrato negli ultimi anni un significativo incremento delle attività grazie alla gestione dell’AOU di Sassari. I dati più recenti trasmessi all’Assessorato Regionale alla Sanità lo confermano: nel 2021 si contavano 226 interventi, mentre nel 2024 il numero è salito a 885, con un aumento anche della complessità degli interventi, come dimostra il passaggio da 24 a 136 protesi articolari annue.

A rafforzare il ruolo strategico della struttura è anche la sua integrazione nel Dipartimento di Scienze Motorie, Neurologiche e Riabilitative della AOU di Sassari, che include due corsi di laurea e una Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia, con due nuove scuole di specializzazione in fase di istituzione. Un centro non solo di assistenza, ma anche di formazione per il futuro della medicina riabilitativa e ortopedica.

Il nodo della riforma sanitaria

Nonostante i numeri positivi, il futuro dell’Ospedale Marino è stato scosso dalla recente riforma sanitaria approvata in Consiglio Regionale, che stabilisce il passaggio della gestione dalla AOU alla ASL di Sassari a partire dal 1° gennaio 2026. Questa decisione ha sollevato numerose critiche, soprattutto per la mancanza di un piano dettagliato sugli investimenti futuri, sulle garanzie per il personale e sui livelli di assistenza che verranno mantenuti.

Secondo il sindaco di Alghero, Raimondo Cacciotto, l’incontro con l’Assessore alla Sanità Armando Bartolazzi ha confermato la volontà della Regione di preservare la missione ortopedica dell’ospedale, ma senza fornire dettagli concreti su come verranno garantiti standard elevati di qualità. L’unica certezza, al momento, è l’intenzione di creare una rete formativa allargata, ma senza un protocollo chiaro.

Le critiche politiche e le preoccupazioni locali

L’opposizione, guidata da Fratelli d’Italia Alghero, ha espresso un netto dissenso, definendo la riforma una “spartizione politica” che penalizza la sanità locale. Il consigliere regionale Valdo Di Nolfo è stato duramente criticato per il suo sostegno alla riforma, con l’accusa di aver tradito il territorio accettando un cambio di gestione senza precise garanzie.

Un punto critico riguarda il rischio di disimpegno dell’Università, che attualmente garantisce personale medico specializzato e investimenti in ricerca e formazione. Senza un protocollo chiaro che regoli la collaborazione tra ASL e AOU, la preoccupazione è che l’ospedale possa perdere il suo ruolo di polo d’eccellenza per ortopedia e riabilitazione.

La proposta di Carlo Doria: un’unica governance per il Nord-Ovest

Una prospettiva alternativa arriva dal senatore ed ex assessore regionale Carlo Doria, che propone un modello di riforma sanitaria basato sulla creazione di un’unica azienda ospedaliera per i presidi per acuti di Alghero e Ozieri sotto la guida dell’AOU di Sassari. Secondo Doria, questa soluzione porterebbe numerosi vantaggi:

  1. Migliore gestione del personale sanitario, evitando la carenza di specialisti nei presidi periferici, problema aggravato dalla difficoltà di attrarre professionisti verso le ASL.
  2. Chiarezza nella suddivisione delle competenze tra gli ospedali, garantendo una missione specifica a ciascuna struttura.
  3. Rafforzamento della sanità territoriale, lasciando alla ASL la gestione di medicina generale, prevenzione e lungodegenza, mentre l’AOU si occuperebbe degli interventi ospedalieri complessi.
  4. Ottimizzazione delle risorse per migliorare la qualità e la sicurezza delle cure, evitando dispersioni e riducendo il contenzioso medico-legale.

Doria evidenzia inoltre il rischio di dispersione delle competenze in caso di trasferimento dell’Ospedale Marino alla ASL, sottolineando come la gestione AOU abbia già portato risultati tangibili grazie a investimenti in nuove sale operatorie e nell’ampliamento delle attività di endocrinologia e medicina dello sport. Un ulteriore problema riguarda la distribuzione delle risorse umane, poiché gli specialisti tendono a gravitare verso i due poli ospedalieri di Sassari e Cagliari, lasciando sguarniti i presidi periferici.

Quale sarà il futuro dell’Ospedale Marino?

Mentre il dibattito prosegue, la comunità algherese attende risposte concrete su quale sarà il destino del suo ospedale. Il rischio di un indebolimento del sistema sanitario locale è reale, e senza un piano attuativo dettagliato, le promesse della Regione restano vaghe.

Riuscirà la politica a trovare un equilibrio tra riforma e garanzie per i cittadini? La sanità non può essere una merce di scambio, ma un diritto da tutelare con scelte lungimiranti. Il tempo stringe, e il futuro della sanità algherese è ancora tutto da scrivere.




Da “Il Servitore del Popolo” a “The Apprentice”: come Volodymyr Zelensky e Donald Trump hanno sfruttato la TV per arrivare alla presidenza

di Fausto Farinelli – Alghero 3 Marzo 2025

Da “The Apprentice” a “Servitore del Popolo”: come Trump e Zelensky hanno usato la TV per diventare presidenti

Se pensiamo a Donald Trump e Volodymyr Zelensky, ci viene spontaneo immaginarli agli opposti: uno è un miliardario americano, noto per il suo stile esagerato e le battute taglienti, l’altro è un attore comico ucraino, diventato il simbolo della resistenza contro l’invasione russa. Eppure, hanno qualcosa in comune: hanno usato la televisione per entrare nel cuore del pubblico e poi lanciarsi in politica, fino a diventare presidenti dei loro Paesi.

Ma come hanno fatto? Cosa c’è di simile nei loro percorsi? Scopriamolo insieme.


La TV come trampolino di lancio

Donald Trump: l’uomo d’affari che diventa star della TV

Per molti americani, Donald Trump non è stato prima di tutto un politico, ma un volto televisivo iconico. Certo, il suo nome circolava già negli anni ‘80 e ‘90 per le sue torri scintillanti e le apparizioni nei media, ma la vera svolta arrivò nel 2004, quando divenne il protagonista assoluto di The Apprentice.

Questo reality show, trasmesso dalla NBC, metteva in competizione aspiranti uomini d’affari, sottoponendoli alle prove più dure sotto lo sguardo severo di Trump, che ogni settimana eliminava qualcuno con il suo ormai leggendario “You’re fired!”.

Il programma ebbe un successo incredibile: andò avanti per oltre un decennio e rese Trump un punto di riferimento per milioni di americani. Il pubblico lo vedeva come un leader forte, un imprenditore che sapeva prendere decisioni difficili senza esitazioni. Questa immagine, costruita negli anni davanti alle telecamere, si rivelò poi fondamentale quando nel 2015 Trump annunciò la sua candidatura alla presidenza. La gente non votava solo un politico, votava il personaggio che conosceva da anni, il “boss” che sapeva come si gestisce un business.


Volodymyr Zelensky: il comico che diventa presidente per davvero

Se Trump si è costruito il suo ruolo politico nelle sale riunioni e nei grattacieli di Manhattan, Zelensky lo ha fatto direttamente sul set di una serie TV.

Nel 2015, in Ucraina, debuttava Sluha Narodu (Servitore del Popolo), una serie che raccontava la storia di Vasyl Holoborodko, un insegnante onesto che, per un caso fortuito, veniva eletto presidente del Paese. Holoborodko, interpretato dallo stesso Zelensky, era un uomo comune, lontano dalla corruzione e dagli intrighi politici, e la sua missione era cambiare il sistema dall’interno.

La serie ebbe un successo enorme, perché raccontava quello che milioni di ucraini sognavano: un leader onesto, lontano dai giochi di potere e dalla corruzione. E quando nel 2018 Zelensky annunciò di volersi candidare davvero alla presidenza, il pubblico non vedeva più la differenza tra il personaggio e la realtà.

La sua campagna elettorale fu completamente diversa da quelle tradizionali: niente comizi in giacca e cravatta, niente discorsi pesanti. Zelensky parlava alla gente con il linguaggio della televisione, con video brevi, post sui social e un’immagine fresca, giovane, immediata. Il risultato? Un trionfo assoluto alle elezioni del 2019, con oltre il 70% dei voti.


Similitudini tra i due: quando la TV diventa politica

A questo punto, le somiglianze sono evidenti. Trump e Zelensky, pur essendo diversissimi per carattere e storia personale, hanno seguito un percorso parallelo che li ha portati dalle luci della ribalta alla politica.

1. L’immagine costruita sul piccolo schermo

  • Trump era il magnate di successo, il decisore implacabile che sapeva come risolvere i problemi.
  • Zelensky era l’uomo semplice, il leader vicino alla gente, senza corruzione o giochi di potere.
  • In entrambi i casi, questa immagine non è nata in politica, ma nella TV, dove il pubblico li ha conosciuti e ha imparato a fidarsi di loro.

2. Il salto diretto dalla TV alla politica

  • Trump non aveva mai ricoperto alcun incarico politico prima di candidarsi nel 2016.
  • Zelensky non aveva mai fatto politica prima di vincere la presidenza nel 2019.
  • Entrambi si sono presentati come outsider, persone che arrivavano a “ripulire” il sistema dai suoi vizi e dalle sue corruzioni.

3. La comunicazione diretta e semplice

  • Trump parlava agli americani come un uomo d’affari, con frasi brevi, slogan efficaci, diretti.
  • Zelensky parlava agli ucraini come un amico, usando lo stile colloquiale della TV e dei social media.
  • Entrambi hanno evitato i discorsi complicati e istituzionali, scegliendo un linguaggio che arrivava dritto al cuore della gente.

4. Il successo elettorale clamoroso

  • Trump vinse le primarie repubblicane e poi sconfisse Hillary Clinton nel 2016, sorprendendo il mondo intero.
  • Zelensky travolse Petro Porošenko nel 2019 con oltre il 70% dei voti, un margine quasi incredibile per una democrazia.
  • Entrambi hanno dimostrato quanto conti la popolarità nel mondo moderno: quando il pubblico si affeziona a un personaggio, il passaggio dalla TV alle urne può essere più rapido di quanto si pensi.

Le differenze: due mondi opposti

Ovviamente, non possiamo ignorare che Trump e Zelensky restano due leader molto diversi:

  • Trump era un imprenditore navigato e un politico conservatore; Zelensky era un attore e un progressista europeista.
  • Trump ha governato la più grande superpotenza economica e militare del mondo; Zelensky ha dovuto affrontare un’invasione russa e guidare un Paese in guerra.
  • Trump è stato un presidente controverso e divisivo; Zelensky, nel contesto della guerra, ha ottenuto un consenso quasi unanime in patria.

Ma il punto resta: entrambi hanno dimostrato come la televisione possa essere il trampolino di lancio più potente per un leader politico moderno.


La TV, la politica e il futuro

Se c’è una cosa che Trump e Zelensky ci insegnano, è che oggi la politica non nasce più solo nei partiti o nelle istituzioni, ma anche (e forse soprattutto) nei media.

Le persone vogliono leader che conoscano, che sentano vicini, e la televisione – insieme ai social – è il modo più rapido per costruire questa familiarità. Il futuro della politica potrebbe vedere sempre più outsider emergere dai media, saltando i tradizionali percorsi di carriera e conquistando direttamente il cuore degli elettori.

La domanda è: chi sarà il prossimo volto televisivo a trasformarsi in leader mondiale?