Negozi che diventano B&B: ad Alghero servono dati, non un nuovo capro espiatorio
di Fausto Farinelli
Chiedere al Comune quanti locali commerciali siano diventati abitazioni, B&B o affittacamere negli ultimi diciotto mesi è legittimo. Anzi, è utile. I dati servono sempre, soprattutto se raccontano dove avvengono le trasformazioni, quali immobili erano già vuoti e da quanto tempo, e se esiste davvero un effetto sul mercato degli affitti per i residenti.
Il problema nasce quando la domanda contiene già la risposta: se un negozio diventa una struttura ricettiva, allora qualcuno avrebbe automaticamente tolto una casa o un’attività commerciale alla città.
Non è così semplice.
Un negozio chiuso non torna automaticamente ad essere un negozio se gli si vieta di cambiare funzione. Molto spesso resta una serranda abbassata, magari per anni. Il commercio di vicinato soffre per ragioni profonde: l’online, i costi, gli affitti, le bollette, i margini ridotti, la stagionalità e la difficoltà di trovare personale. Non mancano soltanto i locali: mancano, spesso, le condizioni economiche per aprire e resistere.
Se un proprietario recupera con i propri soldi un immobile che non ha più mercato commerciale e lo destina all’ospitalità, non sta automaticamente sottraendo una casa a una famiglia. Può stare rimettendo in moto uno spazio inutilizzato. La proprietà privata può e deve essere regolata nell’interesse generale, ma non può diventare il bersaglio di ogni problema che una città non riesce a risolvere.
Il tema abitativo esiste, ed è serio. Ma ha radici più larghe delle locazioni turistiche: edilizia sociale insufficiente, affitti incompatibili con gli stipendi, immobili degradati o inutilizzati, costi di ristrutturazione, difficoltà di accesso al credito e proprietari che rinunciano al contratto lungo per paura della morosità e dei tempi necessari per rientrare in possesso della casa.
Gli ultimi dati ufficiali Istat, riferiti al 2023, fotografano un Paese con 35,6 milioni di abitazioni. Poco più di 26 milioni sono occupate da residenti; circa 9,5 milioni non risultano occupate da residenti o sono utilizzate da persone non residenti. Non significa che siano tutte case vuote, perché il dato comprende anche seconde case, ma rende evidente quanto sia improprio attribuire l’intera crisi abitativa alle locazioni brevi.
Le città turistiche e i numeri veri
Nelle grandi città turistiche gli affitti brevi incidono in modo molto diverso. Ed è proprio qui che i numeri aiutano a evitare le tifoserie.
Un’analisi su dati 2023 di OMI-Agenzia delle Entrate e Inside Airbnb indica 6.880 alloggi in locazione breve a Venezia, praticamente lo stesso numero delle 6.998 abitazioni che hanno registrato un nuovo contratto di locazione. A Firenze gli alloggi su Airbnb erano 11.321, a fronte di 14.612 nuovi contratti registrati. In queste due città la pressione è evidentemente alta.
A Roma, invece, gli alloggi rilevati su Airbnb erano 24.774, contro 57.128 nuovi contratti di locazione registrati. A Milano 23.696 alloggi brevi, contro 57.281 contratti. A Napoli il confronto è tra 8.060 alloggi brevi e 15.671 contratti; a Bologna tra 3.997 e 12.702.
Sono numeri che raccontano una realtà più complessa della propaganda. Venezia e Firenze vivono una condizione eccezionale, soprattutto nei centri storici. Nella città antica di Venezia i posti letto turistici hanno superato i residenti: 49.964 contro 48.951. Firenze, nel 2025, ha registrato 16.906 attività di locazione turistica e circa il 56% dei posti letto complessivi della città; gli annunci online sono concentrati in larga parte nel centro storico.
Non a caso Firenze ha bloccato le nuove autorizzazioni nell’area UNESCO, introducendo regole, controlli e limiti specifici. È una scelta costruita su una pressione verificabile, non su una sensazione.
Alghero non è Venezia, e non deve fingere di esserlo
Il punto non è sostenere che Alghero non debba governare le trasformazioni urbane. Deve farlo. Ma prima deve sapere cosa sta accadendo davvero.
Quanti ex negozi sono diventati B&B? Quanti erano sfitti? Quanti appartamenti sono usciti dal mercato dell’affitto lungo? In quali zone? Quanti immobili restano inutilizzati? Qual è il rapporto tra domanda turistica, residenza e attività commerciali?
Senza queste risposte si rischia di affrontare un problema complesso con uno slogan facile: fermiamo chi cambia destinazione d’uso e il commercio tornerà a vivere. Non funziona così. Non si riapre un negozio costringendo un proprietario a tenere vuoto il proprio locale. E non si risolve la questione della casa semplicemente colpendo chi fa ospitalità.
Servono politiche per il commercio, incentivi per recuperare gli immobili abbandonati, più garanzie per chi affitta stabilmente, edilizia sociale e regole mirate dove i dati dimostrano che l’equilibrio è saltato.
L’intervento di Marco Di Gangi
Sul dibattito interviene Marco Di Gangi, responsabile regionale del Dipartimento Turismo di Fratelli d’Italia Sardegna, che condivide la richiesta di dati avanzata da Marco Lombardi ma invita a non trasformarla in una condanna preventiva delle locazioni turistiche.
«Una corretta programmazione urbanistica deve partire da dati certi, distinti per tipologia di attività e per quartiere, e non da semplici impressioni», afferma Di Gangi.
Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, B&B, affittacamere e locazioni turistiche sono realtà diverse e devono essere analizzate separatamente. «La trasformazione di un locale commerciale inutilizzato in struttura ricettiva non sottrae necessariamente un’abitazione al mercato residenziale, ma spesso consente di recuperare uno spazio altrimenti destinato a rimanere vuoto».
Di Gangi richiama poi la necessità di intervenire sulle cause strutturali della crisi abitativa: immobili vuoti, edilizia sociale insufficiente, affitti sostenibili e maggiori garanzie per i proprietari che scelgono i contratti di lunga durata.
La domanda, allora, non è se impedire a qualcuno di investire legittimamente nel proprio immobile. La domanda è se Alghero vuole finalmente misurare i problemi, affrontarli uno per uno e smettere di cercare un colpevole comodo.