Cruciani: «Vannacci è abile, parla di sicurezza e può già valere oltre il 10 per cento»

All’Hotel delle Rose, nell’incontro moderato dai giornalisti Fulvio Giuliani e Gigio D’Ambrosio, il conduttore de La Zanzara analizza il consenso attorno al generale: «Si è inserito dove il centrodestra non ha mantenuto le promesse».

Giuseppe Cruciani smentisce di essere uno degli ideologi di Roberto Vannacci e chiarisce di non condividerne necessariamente tutte le posizioni. Gli riconosce però una capacità precisa: aver intercettato uno spazio politico rimasto scoperto nel centrodestra.

Il conduttore de La Zanzara ne ha parlato durante il quinto appuntamento di Autori in Costa 2026, ospitato all’Hotel delle Rose. L’occasione era la presentazione di Libertà, il libro costruito come un alfabeto di parole, idee e provocazioni. A moderare l’incontro, i giornalisti Fulvio Giuliani e Gigio D’Ambrosio.

Tra i temi affrontati, quasi inevitabilmente, anche quello del generale ed europarlamentare, diventato negli ultimi anni uno dei personaggi più divisivi della politica italiana.

Il punto di partenza è stato il riferimento al “patriarcato mediterraneo”, espressione utilizzata da Vannacci. Cruciani ha ammesso di non averne compreso fino in fondo il significato. «Non l’ho capito nemmeno io», ha detto, leggendo però quella formula come una provocazione politica: una risposta alle campagne contro il patriarcato e un richiamo ai valori della famiglia tradizionale.

Secondo Cruciani, tuttavia, non è questo il terreno principale sul quale Vannacci sta costruendo consenso. Il fenomeno sarebbe più ampio e nascerebbe dalla distanza fra quanto il centrodestra ha promesso ai suoi elettori e quanto è riuscito a realizzare una volta arrivato al governo.

«Il fenomeno Vannacci ha a che fare col fatto che il centrodestra, in alcuni casi, non ha fatto quello che aveva promesso di fare. Come tutti quelli che vanno al governo», ha osservato. «Lui è stato bravo a inserirsi e gioca sull’immigrazione e sulla sicurezza».

È qui, per Cruciani, che il generale riesce a parlare a una parte dell’elettorato: persone che chiedono meno mediazioni e risposte più visibili su ordine pubblico, controllo del territorio e immigrazione irregolare.

Nel suo ragionamento, le stazioni ferroviarie diventano il simbolo dello stato di salute delle città italiane. «Le stazioni sono la cartina di tornasole di come funzionano le cose», ha affermato. Non basta mostrare militari o mezzi dell’Esercito davanti agli ingressi: chi delinque, secondo lui, può semplicemente spostarsi qualche metro più in là.

La sicurezza dovrebbe invece essere costruita nelle strade attorno alle stazioni, con illuminazione, telecamere, presìdi e controlli costanti. «Devono diventare uno specchio», ha detto.

Una visione che, a suo giudizio, Vannacci è riuscito a tradurre in un linguaggio diretto. «Promette di fare delle cose. E siccome è un militare, dà l’idea di essere efficiente, o di poter essere efficiente».

Cruciani ha quindi respinto con decisione l’etichetta di possibile ideologo del generale, nata negli anni per la loro frequentazione pubblica e per alcune presentazioni dei libri di Vannacci. «Quando mi dicono che sono l’ideologo di qualcuno mi incazzo come una biscia», ha spiegato. «Non riesco neppure a essere l’ideologo di me stesso, in alcuni casi».

Resta il riconoscimento della capacità dialettica del generale. «È uno molto abile», ha detto Cruciani, ricordando di averlo intervistato recentemente. Ed è proprio questa capacità, secondo il conduttore, a creare un problema al centrodestra tradizionale: Vannacci avanza sullo stesso terreno degli altri partiti dell’area e ne intercetta una parte dell’elettorato.

Poi la previsione, formulata davanti al pubblico di Autori in Costa: «Secondo me prende già oltre il 10 per cento».

Non un sondaggio, ma una valutazione personale. Per Cruciani, Vannacci non è una semplice parentesi polemica: è il prodotto di un vuoto politico legato a immigrazione, sicurezza e richiesta di decisioni rapide. E finché quel vuoto resterà aperto, il generale continuerà a trovare spazio.