Akènta Day 2026: Alghero accoglie ospiti da tutto il mondoper lo spettacolo dell’emersione dell’Akènta Sub

L’Akènta Day, l’evento che celebra l’emersione dell’Akènta Sub, il vino subacqueo della Sardegna, si prepara a riportare nel mare di Alghero centinaia di persone per uno degli eventi più originali e spettacolari del panorama enoturistico mondiale, capace di unire vino, mare, territorio e intrattenimento in un’esperienza unica.
In programma sabato 11 luglio, Akènta Day rappresenta oggi molto più di una manifestazione dedicata al vino: è un grande evento che racconta Alghero, la baia di Porto Conte, la Sardegna e le sue eccellenze produttive attraverso un format che negli anni ha saputo conquistare visitatori provenienti da ogni parte del mondo.

L’interesse registrato durante l’Akènta Click Day, l’appuntamento per la prenotazione dei posti che nelle scorse settimane ha raccolto richieste di partecipazione da tutta Italia, conferma una crescita costante dell’evento e la sua capacità di attrarre un pubblico sempre più ampio: si prevedono circa un migliaio di partecipanti, provenienti da diverse parti del mondo.
Accanto ai tanti partecipanti italiani, l’edizione 2026 vedrà la presenza di ospiti provenienti da Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Svizzera, Scozia e Slovacchia, a testimonianza della notorietà internazionale della manifestazione. Al centro dell’evento ci sarà ancora una volta Akènta Sub, il vino affinato sui fondali del mare di Alghero, diventato negli anni uno dei simboli più riconoscibili della Cantina Santa Maria La Palma e dell’innovazione nel mondo del vino.
Un prodotto unico, così come è unico il momento che caratterizza Akènta Day: l’emersione della cantina subacquea. Quella della Cantina Santa Maria La Palma è infatti l’unica cantina subacquea al mondo che può essere vista emergere dal mare durante un evento aperto al pubblico. Uno spettacolo che ogni anno richiama centinaia di imbarcazioni e migliaia di persone, trasformando il Golfo di Alghero in un grande teatro naturale dove il vino incontra il mare.

Per i wine lovers, gli appassionati di enoturismo e i visitatori che raggiungono la Sardegna da tutto il mondo, Akènta Day rappresenta l’occasione di vivere un’esperienza irripetibile, immersi in uno dei paesaggi più suggestivi del Mediterraneo.
L’edizione 2026 si annuncia quindi come una grande festa capace di promuovere il territorio, valorizzare le produzioni di eccellenza della Sardegna e raccontare al mondo una storia che nasce ad Alghero e che ogni anno continua a conquistare nuovi appassionati.
L’appuntamento è per sabato 11 luglio, nel mare di Alghero, per assistere ancora una volta a uno spettacolo unico al mondo.




Pietrino Fois torna al centro della scena: ad Alghero l’adesione a Base Popolare segna lo strappo con Cacciotto.

Più che un semplice ingresso, quello annunciato ad Alghero appare come un passaggio politico destinato a far discutere. Al centro dell’appuntamento c’è soprattutto Pietrino Fois, figura da tempo presente nella vita pubblica cittadina, che ora compie una scelta chiara e si colloca fuori dall’orbita di Raimondo Cacciotto.

Ad Alghero la presentazione di Base Popolare assume i contorni di un fatto politico ben più ampio di una normale conferenza stampa. L’incontro servirà infatti a ufficializzare adesioni e posizionamenti, ma soprattutto mette in primo piano il nome di Pietrino Fois, protagonista di un passaggio che potrebbe incidere sugli equilibri locali.

Più che di un ritorno nell’agone politico, nel suo caso si potrebbe parlare di una rinnovata centralità. Fois, infatti, non sembra essere mai uscito davvero dalla dinamica pubblica e amministrativa cittadina. La novità vera è un’altra: la scelta di legarsi a Base Popolare e, di fatto, di prendere le distanze da Cacciotto. Un segnale politico netto, destinato ad avere riflessi nel panorama algherese.

L’appuntamento vedrà la partecipazione di esponenti del movimento e rappresenterà anche un momento di radicamento territoriale per una formazione che punta a consolidare la propria presenza in Sardegna e nel resto del Paese. Base Popolare, infatti, si definisce come un progetto nato dai territori e orientato a mettere insieme culture politiche diverse ma vicine, come quelle dei liberali, dei cattolici democratici, dei riformisti e dei popolari.

Accanto ai dirigenti del movimento, l’iniziativa punta anche a coinvolgere amministratori e rappresentanti locali. Ma l’attenzione resta concentrata soprattutto sulla scelta di Fois, che con questo passaggio sembra voler segnare una discontinuità politica precisa, aprendo una fase nuova nel campo civico e moderato della città.

In questo senso, la conferenza non sarà soltanto una presentazione di simbolo e programma. Potrebbe trasformarsi invece nel momento in cui prende forma un nuovo assetto, con Fois di nuovo in posizione visibile e con una collocazione politica ormai più definita. Un movimento che ha il sapore della conferma personale e, insieme, della rottura politica.

Adesso, però, le domande politiche si moltiplicano. Cosa faranno i consiglieri dei vecchi Riformatori? Quale sarà la scelta di Francesco Marinaro, vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici? E soprattutto: la maggioranza riuscirà a reggere questo nuovo scenario oppure finirà per sciogliersi come neve al sole?

Base Popolare, il profilo nazionale

Base Popolare si presenta sulla scena nazionale come una piattaforma politica costruita dal basso, con una forte attenzione ai territori e all’incontro tra tradizioni moderate e riformiste. Il progetto si propone come uno spazio politico capace di mettere insieme liberali, cattolici democratici, riformisti e popolari.

Sul piano del posizionamento, il partito si colloca nell’area centrista, popolare ed europeista. Il richiamo al mondo moderato e riformatore rappresenta uno degli elementi centrali della sua identità politica, insieme a una linea distante dai toni più radicali e populisti.

Anche la struttura organizzativa conferma l’ambizione nazionale del movimento. Base Popolare si è infatti dotata di organismi di coordinamento e di una rete politica che punta a consolidare la presenza del partito oltre la dimensione locale, mantenendo però nei territori il proprio punto di partenza.




Sardegna, la nuova mappa della ricchezza turistica: Alghero regina delle presenze, Arzachena capitale del valore, Olbia prima per strutture censite.

redazione Sardegna Press

Non basta più contare quanti turisti arrivano. La vera domanda è quanto valore genera ogni territorio. L’analisi incrocia presenze ufficiali, strutture registrate IUN, offerta ricettiva, affitti brevi, mercato premium e capacità di spesa.

La Sardegna turistica non si può più leggere con un solo numero.

Per anni il dato dominante è stato quello delle presenze: quanti turisti arrivano, quante notti dormono, quale Comune supera gli altri nella classifica regionale. Ma oggi quel dato, da solo, non basta più. Perché una notte in un campeggio, una camera in un hotel a cinque stelle, un appartamento in affitto breve, una villa in Costa Smeralda o un soggiorno collegato alla nautica di lusso non producono lo stesso impatto economico.

La vera domanda, oggi, è un’altra:

quanta ricchezza genera davvero ogni località turistica?

Da questa domanda nasce un’elaborazione che prova a ridisegnare la mappa economica del turismo sardo. Non una classifica ufficiale dei fatturati, che a livello comunale non esiste in questa forma, ma una stima avanzata della ricchezza turistica generata dai principali territori dell’isola.

Il risultato racconta una Sardegna più complessa di quella descritta dalle sole presenze.

Alghero è la regina dei numeri.
Arzachena e la Costa Smeralda sono la capitale del valore.
Olbia è la città con il maggior numero di strutture censite nel Registro IUN tra le località analizzate.

Tre primati diversi. Tre modi diversi di pesare nel turismo sardo.

La Sardegna dei numeri ufficiali

Il punto di partenza sono i dati statistici dell’Osservatorio del Turismo della Regione Sardegna, basati sul sistema SIRED-ROSS1000.

Nel 2024 la Sardegna ha registrato:

4.442.111 arrivi,
18.907.165 presenze,
una permanenza media di 4,26 notti.

La componente straniera è ormai decisiva: le presenze estere superano i 10 milioni e rappresentano circa il 53% del totale regionale. Quelle italiane si attestano poco sotto i 9 milioni.

Il Nord Sardegna ha un peso determinante. La Provincia di Sassari supera i 9,7 milioni di presenze, più della metà del movimento turistico regionale.

Dentro questo quadro, il primo verdetto è molto chiaro: Alghero è il Comune con il maggior numero di presenze turistiche in Sardegna.

Le presenze ufficiali: Alghero davanti a tutti

Posizione Località Presenze 2024
1 Alghero 1.589.756
2 Arzachena / Costa Smeralda 1.188.081
3 Olbia 1.079.885
4 Cagliari 964.380
5 San Teodoro 893.910
6 Orosei 870.513
7 Villasimius 824.403
8 Budoni 776.673
9 Muravera / Costa Rei 760.892
10 Palau 700.474

La fotografia delle presenze dice che Alghero è prima. Ma il turismo non è fatto solo di quantità. È fatto anche di qualità della spesa, categoria delle strutture, capacità di trattenere ricchezza sul territorio, mercati internazionali, ristorazione, commercio, servizi, nautica, affitti brevi e valore immobiliare.

Ed è qui che la classifica cambia.

La classifica della ricchezza turistica stimata

La stima economica non misura il fatturato ufficiale delle imprese. Misura la ricchezza turistica generata dai territori, costruita incrociando presenze ufficiali, tipologia dell’offerta ricettiva, capacità ricettiva, dati del Registro IUN, indicatori AirDNA sugli affitti brevi, profilo dei mercati turistici, peso del lusso e coefficienti territoriali.

Posizione Località Presenze 2024 Ricchezza turistica stimata Valore al minuto Tempo stimato per generare 1 milione €
1 Arzachena / Costa Smeralda 1.188.081 circa 550 mln € 1.046 €/min 15 h 56 min
2 Alghero 1.589.756 circa 375 mln € 713 €/min 23 h 22 min
3 Olbia 1.079.885 circa 315 mln € 599 €/min 1 g 3 h 49 min
4 San Teodoro 893.910 circa 260 mln € 495 €/min 1 g 9 h 42 min
5 Villasimius 824.403 circa 260 mln € 495 €/min 1 g 9 h 42 min
6 Cagliari 964.380 circa 220 mln € 419 €/min 1 g 15 h 49 min
7 Orosei 870.513 circa 215 mln € 409 €/min 1 g 16 h 45 min
8 Palau 700.474 circa 205 mln € 390 €/min 1 g 18 h 44 min
9 Muravera / Costa Rei 760.892 circa 195 mln € 371 €/min 1 g 20 h 55 min
10 Budoni 776.673 circa 190 mln € 361 €/min 1 g 22 h 06 min

Il dato più forte è questo: Arzachena non è prima per presenze, ma è prima per valore stimato.

La Costa Smeralda ha meno presenze di Alghero, ma genera una ricchezza turistica superiore perché lavora su una fascia di mercato diversa: hotel di alto livello, ville, nautica, ristorazione premium, shopping, servizi, portualità turistica e clientela internazionale con maggiore capacità di spesa.

Nel turismo, dunque, non vince solo chi ha più notti. Vince anche chi riesce a trasformare ogni notte in più valore.

Presenze, strutture censite e ospitalità diffusa

Per capire davvero il turismo sardo non basta osservare gli arrivi e le presenze. Bisogna guardare anche alla struttura dell’offerta.

L’analisi dei CSV estratti dal Registro Regionale IUN per Alghero, Arzachena, Olbia, Cagliari, San Teodoro, Villasimius, Orosei, Budoni, Muravera e Palau mostra un quadro molto netto: nelle principali destinazioni turistiche dell’isola l’ospitalità diffusa non è più un segmento laterale, ma una componente strutturale del sistema.

Nelle dieci località analizzate risultano complessivamente 22.786 strutture IUN.

Di queste, circa 22.230 rientrano nell’area dell’ospitalità diffusa: alloggi privati, affittacamere, bed and breakfast, case e appartamenti per vacanze e boat & breakfast. Le strutture alberghiere sono 470. Le altre strutture complementari sono 86.

Il dato non riduce il peso economico degli alberghi, che in alcune località resta altissimo, soprattutto dove il livello medio delle tariffe è elevato. Ma mostra una trasformazione profonda: la Sardegna turistica non vive più soltanto dentro hotel, resort e villaggi. Vive sempre di più dentro una rete estesa di case, appartamenti, B&B, affittacamere e strutture registrate che alimentano ristorazione, commercio, pulizie, manutenzioni, trasporti, escursioni e servizi locali.

Questa è la fotografia dell’offerta ufficialmente censita nelle dieci località analizzate:

Località Strutture IUN totali Ospitalità diffusa IUN Strutture alberghiere
Olbia 4.524 4.440 75
Alghero 3.869 3.810 45
Cagliari 2.909 2.858 37
San Teodoro 2.350 2.309 36
Arzachena 2.314 2.193 108
Villasimius 1.843 1.786 54
Budoni 1.562 1.514 42
Palau 1.288 1.254 26
Muravera 1.083 1.056 19
Orosei 1.044 1.010 28

In questa lettura Olbia emerge come la località con il maggior numero di strutture IUN censite tra quelle considerate, seguita da Alghero e Cagliari.

È un dato che aiuta a spiegare perché alcune città non siano semplici destinazioni balneari, ma vere piattaforme turistiche: luoghi in cui l’economia del turismo entra nella vita urbana, immobiliare e commerciale del territorio.

AirDNA e IUN: due dati diversi che si completano

Il confronto con AirDNA consente di distinguere tra offerta ufficialmente registrata e mercato digitale effettivamente attivo.

Il Registro IUN fotografa le strutture censite. AirDNA rileva invece gli annunci visibili e monetizzati sulle principali piattaforme degli affitti brevi.

I due dati, quindi, non devono coincidere. Una struttura può essere regolarmente registrata ma lavorare con canali diretti, agenzie locali, clienti abituali o sito proprio. Allo stesso tempo, gli annunci rilevati da AirDNA rappresentano una quota del mercato online attivo.

Località Ospitalità diffusa IUN Annunci AirDNA attivi Valore AirDNA stimato
Olbia 4.440 1.604 44,7 mln $
Alghero 3.810 1.729 42,7 mln $
Cagliari 2.858 1.829 39,7 mln $
Arzachena 2.193 566 29,0 mln $
San Teodoro 2.309 628 27,4 mln $
Palau 1.254 550 19,7 mln $
Budoni 1.514 538 15,5 mln $
Villasimius 1.786 486 15,0 mln $
Orosei 1.010 575 13,8 mln $
Muravera 1.056 422 13,6 mln $

Il valore complessivo stimato da AirDNA per le dieci località supera i 260 milioni di dollari annui.

Non è l’intero mercato degli alloggi turistici, ma è un indicatore significativo della parte digitale, attiva e monetizzata dell’ospitalità diffusa.

Il dato è compatibile con lo IUN perché gli annunci AirDNA sono sempre inferiori al totale dell’offerta censita. La differenza non è un’anomalia: è lo scarto naturale tra offerta ufficiale registrata e offerta effettivamente visibile sulle piattaforme monitorate.

Arzachena: meno presenze di Alghero, più valore

Il caso Arzachena è il più evidente.

Con 1.188.081 presenze, Arzachena è seconda per presenze tra le località analizzate. Ma nella classifica della ricchezza stimata supera tutti.

La ragione è nella composizione del mercato: Costa Smeralda, Porto Cervo, Baja Sardinia, Cannigione, Poltu Quatu, ville, hotel di fascia alta, nautica, ristorazione premium e servizi collegati al turismo di lusso.

Nel Registro IUN Arzachena conta 2.314 strutture, di cui 108 alberghiere. È il dato alberghiero più alto tra le dieci località considerate. Ma soprattutto è la località con il più alto ricavo medio AirDNA per annuncio tra quelle analizzate: 51.250 dollari annui.

Questo conferma il profilo premium del territorio.

Arzachena dimostra che nel turismo non conta solo il volume. Conta la capacità di trasformare la presenza in spesa, la spesa in valore e il valore in economia locale.

Alghero: la regina delle presenze e la città turistica più completa

Alghero resta il grande motore quantitativo del turismo sardo.

Con 1.589.756 presenze, è il primo Comune dell’isola. Ha un mercato turistico ampio, internazionale, distribuito tra alberghi, B&B, appartamenti, affittacamere, ristorazione, commercio, escursioni, servizi balneari e aeroporto.

Il Registro IUN conferma la forza dell’offerta: 3.869 strutture censite, secondo dato più alto tra le località analizzate dopo Olbia.

Di queste, 3.810 rientrano nell’area dell’ospitalità diffusa e 45 sono strutture alberghiere.

Anche il dato AirDNA è molto rilevante: 1.729 annunci attivi e un valore stimato di circa 42,7 milioni di dollari annui.

Alghero non è solo una destinazione turistica. È una città turistica completa, con una base ricettiva ampia, un’identità forte, un mercato straniero importante e una capacità di distribuire ricchezza su molte categorie economiche.

La sua sfida non è dimostrare di avere turismo. La sua sfida è aumentare il valore medio prodotto da ogni presenza.

Olbia: la capitale dell’ospitalità censita

Olbia è il caso più interessante se si guarda al Registro IUN.

Con 4.524 strutture censite, è prima tra le dieci località analizzate. Di queste, 4.440 rientrano nell’area dell’ospitalità diffusa.

Il dato conferma che Olbia non può essere letta solo come città di passaggio. È una delle principali infrastrutture economiche del turismo sardo.

Aeroporto, porto, servizi, collegamenti, vicinanza alla Costa Smeralda, quartieri residenziali turistici e una massa enorme di alloggi registrati fanno di Olbia una piattaforma turistica di primo livello.

Anche AirDNA conferma la forza del mercato digitale: 1.604 annunci attivi e un valore stimato di circa 44,7 milioni di dollari annui, il più alto tra le località osservate per valore complessivo AirDNA.

Olbia è il punto in cui la Sardegna turistica diventa sistema: non solo mare, ma logistica, case, servizi, mobilità, arrivi, partenze e permanenza.

Cagliari: il caso più sottostimato

Cagliari è sesta nella classifica della ricchezza stimata, ma probabilmente è il territorio più sottostimato dai dati tradizionali.

Il motivo è semplice: il turismo urbano non si misura solo con i pernottamenti. Cagliari intercetta crociere, business travel, turismo culturale, eventi, ristorazione, shopping, visite giornaliere, congressi, mobilità e spesa urbana.

Con 964.380 presenze ufficiali, Cagliari è quarta per movimento turistico tra i Comuni analizzati. Ma il Registro IUN mostra una realtà ancora più ampia: 2.909 strutture censite, di cui 2.858 nell’area dell’ospitalità diffusa.

AirDNA rileva 1.829 annunci attivi, il numero più alto tra quelli osservati, con un valore stimato di circa 39,7 milioni di dollari annui.

La capitale regionale dimostra che una parte importante della ricchezza turistica non passa solo dalla notte registrata, ma dalla spesa urbana. Cagliari non è solo una destinazione: è un mercato.

San Teodoro e Villasimius: meno città, più destinazione balneare

San Teodoro e Villasimius rappresentano due modelli turistici fortemente stagionali, ma ad alto valore.

San Teodoro conta 893.910 presenze e 2.350 strutture IUN, con un mercato AirDNA da circa 27,4 milioni di dollari annui. Il ricavo medio per annuncio è molto alto: 43.580 dollari, secondo solo ad Arzachena tra le località considerate.

Villasimius conta 824.403 presenze e 1.843 strutture IUN. È una destinazione balneare premium, con una forte riconoscibilità nazionale e internazionale, un patrimonio ambientale di altissimo valore e una capacità di spesa superiore alla media.

Entrambe confermano che le località balneari più forti non si misurano solo con il numero di turisti, ma con la qualità del posizionamento.

Orosei, Palau, Muravera e Budoni: il turismo diffuso che genera economia reale

Orosei, Palau, Muravera e Budoni completano la top ten e raccontano una Sardegna meno metropolitana ma decisiva.

Orosei supera le 870 mila presenze, con una permanenza media lunga e una forte vocazione naturalistica.

Palau, pur con meno presenze, beneficia della prossimità alla Maddalena, alla nautica e al turismo internazionale.

Muravera, con Costa Rei, ha un modello balneare molto forte e una lunga permanenza media.

Budoni conferma la forza della costa nord-orientale e dell’ospitalità diffusa.

In tutti questi territori il Registro IUN mostra numeri importanti. Non si tratta di economie marginali, ma di sistemi locali in cui case, appartamenti, B&B, affittacamere, commercio, ristorazione e servizi producono ricchezza reale.

La nuova verità del turismo sardo

La conclusione è chiara: la Sardegna non può più misurare il turismo solo attraverso il numero delle presenze.

Le presenze servono. Sono fondamentali. Ma non bastano.

Oggi bisogna guardare anche alla qualità della spesa, alla tipologia delle strutture, alla crescita degli alloggi privati, alla forza degli affitti brevi, alla presenza dei mercati stranieri, al peso della nautica, al valore immobiliare, alla ristorazione, ai servizi e alla capacità di un territorio di trasformare il turismo in economia stabile.

La Sardegna turistica del 2024 è una regione a più velocità.

C’è la Sardegna dei grandi numeri, guidata da Alghero.
C’è la Sardegna del lusso e del valore, guidata da Arzachena.
C’è la Sardegna delle strutture censite e dell’ospitalità diffusa, guidata da Olbia.
C’è la Sardegna urbana, con Cagliari probabilmente sottostimata.
E c’è la Sardegna delle destinazioni balneari mature, da San Teodoro a Villasimius, da Orosei a Palau, da Muravera a Budoni.

La vecchia domanda era: quanti turisti arrivano?

La nuova domanda è: quanta ricchezza lascia ogni turista?

Ed è su questa domanda che si giocherà il futuro del turismo sardo.

Nota metodologica

Questa elaborazione non misura il fatturato ufficiale delle imprese turistiche, né sostituisce i bilanci aziendali o i dati fiscali.

La classifica economica è una stima giornalistica avanzata della ricchezza turistica generata nei territori analizzati.

I dati ufficiali di base su arrivi, presenze, provenienze, macro-tipologie ricettive e capacità ricettiva derivano dai file statistici dell’Osservatorio del Turismo della Regione Sardegna, che indicano come fonte il sistema SIRED-ROSS1000, con estrazione al 21 maggio 2025.

Per il controllo dell’offerta ricettiva ufficialmente censita sono stati analizzati i CSV estratti dal Registro Regionale IUN per dieci località: Alghero, Arzachena, Olbia, Cagliari, San Teodoro, Villasimius, Orosei, Budoni, Muravera e Palau.

Il Registro IUN misura l’offerta ufficialmente censita. AirDNA misura invece la quota di offerta rilevabile sulle principali piattaforme online degli affitti brevi. Per questo AirDNA non è stato usato come censimento completo di tutte le strutture regolari, ma come indicatore del mercato digitale attivo e monetizzato.

Le stime economiche sono state costruite incrociando:

  • presenze turistiche ufficiali 2024;
  • capacità ricettiva regionale;
  • distribuzione tra alberghiero ed extra-alberghiero;
  • dati IUN comunali;
  • dati AirDNA su annunci attivi e ricavo medio annuo;
  • indicatori di spesa per provenienza;
  • peso del turismo internazionale;
  • presenza di hotel di fascia alta;
  • incidenza di nautica, ristorazione, commercio e servizi;
  • coefficienti territoriali legati al posizionamento turistico delle singole località.

I valori economici sono quindi da leggere come ordini di grandezza stimati, non come fatturati certificati. Per questo nell’articolo vengono utilizzate le formule “circa”, “stima” e “ricchezza turistica stimata”.




Ad Alghero “Il Mandolino nel Barocco” di Note senza tempo

 Il 6 giugno al Teatro Civico il concerto dell’Ensemble Benedetto Marcello con il solista Francesco Mammola per il Festival internazionale di musica antica

ALGHERO. Per la prima volta il Festival internazionale di musica antica “Note senza tempo” fa tappa nel comune di Alghero, portando un concerto che privilegia lo strumento principe della tradizione popolare italiana. Sabato 6 giugno, alle 20.30, l’ensemble abruzzese “Benedetto Marcello” porta in scena al Teatro Civico “Il Mandolino nel Barocco“.

Sul palco, ad intrecciare le trame sonore di questo affascinante viaggio tra le note, ci saranno i violinisti Gianfranco Lupidii e Luca Matani, insieme al clavicembalo di Ettore Maria Del Romano, in un vivace dialogo di armonie con il mandolino del solista Francesco Mammola. Il programma unisce la ricercatezza della musica colta all’immediatezza di uno strumento considerato la voce più autentica della cultura popolare dello Stivale.

Il percorso si snoderà tra le atmosfere di Venezia e Napoli, due regioni che hanno reso il Barocco uno dei periodi storici più prolifici della storia della musica e delle arti. Il pubblico del Civico potrà farsi trasportare dalle note della Sonata in Re maggiore di Michele Mascitti e del Concerto in Sol maggiore di Giuseppe Giuliano, per poi immergersi nel celebre Concerto in Do maggiore di Antonio Vivaldi. La serata proseguirà con l’esecuzione della Sonata numero sei in Re minore di Giovanni Sammartini, per poi tornare ancora alla genialità vivaldiana con il Concerto in Re maggiore. Il concerto troverà infine la sua ideale conclusione in una serie di raffinati arrangiamenti dedicati al repertorio ormai classico e intramontabile della grande canzone napoletana. L’ingresso è gratuito ma la prenotazione è obbligatoria, attraverso il link seguente: https://forms.gle/ppkgMZahbK9iAW7E9.

La manifestazione è diretta artisticamente da Daniele Cernuto ed è organizzata da Dolci Accenti con il patrocinio e il supporto della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, e dei comuni di Sassari, Porto Torres, Alghero, Uri e Castelsardo. L’evento è inserito all’interno del network “Salude&Trigu” (VIII edizione) della Camera di Commercio di Sassari. Il programma dettagliato può essere consultato sul sito web www.notesenzatempo.it.




Futuro Nazionale sbarca ad Alghero, Emanuele Fais nominato referente locale

Il nuovo gruppo prende forma con l’obiettivo di radicarsi in città e intercettare cittadini alla prima esperienza politica. Al centro del progetto ci sono casa, lavoro, identità locale e qualità della vita. Nell’intervista, Fais spiega linee guida, priorità e obiettivi del comitato.

Futuro Nazionale apre ufficialmente anche ad Alghero e affida la guida del nuovo comitato cittadino a Emanuele Fais. La nomina è arrivata dall’assemblea dei soci fondatori, che ha indicato il referente locale chiamato ad avviare il lavoro politico e organizzativo del movimento sul territorio.

La nascita del gruppo algherese segna un nuovo passaggio nella crescita della formazione legata a Roberto Vannacci, che punta ora a consolidare la propria presenza anche in Sardegna attraverso una rete di comitati locali. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una struttura attiva, capace di confrontarsi con i problemi concreti della città e di coinvolgere nuovi aderenti.

Uno degli elementi che il comitato mette maggiormente in evidenza riguarda proprio il profilo degli iscritti. Secondo quanto riferito dai promotori, una parte consistente di chi ha scelto di aderire non arriva da precedenti esperienze di partito. Un dato che viene letto come il segnale di una domanda nuova di rappresentanza, maturata fuori dai tradizionali circuiti della politica organizzata.

L’idea, spiegano dal gruppo, è quella di trasformare questo interesse iniziale in una presenza stabile nella vita pubblica algherese. Non soltanto tesseramento o mobilitazione in vista degli appuntamenti elettorali, ma ascolto, presenza costante e iniziative sui temi più sentiti da famiglie, giovani, lavoratori e attività economiche.

Tra le priorità indicate dal nuovo comitato ci sono innanzitutto il problema della casa, le difficoltà dei giovani a restare in città e la necessità di rendere l’economia locale meno dipendente dalla sola stagione turistica. A questi temi si aggiungono sicurezza, decoro urbano, servizi e vivibilità, indicati come condizioni essenziali per garantire una crescita più equilibrata del territorio.

Accanto alle questioni economiche e sociali, Futuro Nazionale insiste anche sul tema dell’identità cittadina. In una realtà come Alghero, il movimento dice di voler puntare sulla tutela della cultura locale, della tradizione catalana, del centro storico e delle attività che mantengono vivo il legame con la storia e con il carattere della città.

Sul piano politico, il nuovo comitato nasce in un clima che si annuncia acceso. Il movimento guidato da Vannacci è spesso al centro del dibattito nazionale e anche ad Alghero l’avvio di questa esperienza promette di inserirsi con decisione nel confronto pubblico. Dal gruppo locale, però, viene ribadita la volontà di affrontare i temi in modo diretto ma dentro un confronto civile.

L’INTERVISTA a cura di Fausto Farinelli

Fais: “Vogliamo presenza vera sul territorio, non un comitato di facciata”

Molti dei vostri iscritti, dite, non hanno mai avuto tessere di partito. Come pensate di trasformare questo entusiasmo iniziale in una presenza concreta e credibile nella vita politica e sociale di Alghero?

Proprio questo è uno degli aspetti più interessanti. Se tante persone che non hanno mai fatto politica decidono oggi di impegnarsi, significa che esiste un bisogno reale di partecipazione e rappresentanza. Noi non vogliamo creare l’ennesimo comitato fatto solo di slogan o presenze elettorali. Vogliamo costruire presenza sul territorio, ascolto e proposte concrete.

“La credibilità non nasce dai simboli o dalle tessere storiche, ma dal lavoro quotidiano: stare tra la gente, affrontare problemi reali, organizzare iniziative, ascoltare residenti, commercianti, giovani e famiglie.”

Chi entra oggi in Futuro Nazionale spesso porta competenze, esperienze professionali e voglia di fare che la politica tradizionale ha perso da tempo.

Alghero vive problemi molto concreti: caro casa, difficoltà per i giovani a restare in città, turismo sempre più stagionale e servizi sotto pressione. Quali sono le prime tre battaglie locali che il comitato vuole portare avanti?

Le priorità devono essere quelle vissute ogni giorno dai cittadini, non quelle dei salotti politici.

Le prime battaglie sono molto chiare: affrontare seriamente il problema della casa, soprattutto per giovani coppie e lavoratori, contrastando anche gli squilibri creati da un turismo completamente sbilanciato sugli affitti brevi; lavorare per un’economia più stabile e meno stagionale, aiutando commercio, artigianato, imprese locali e turismo identitario legato alla cultura e al territorio; difendere sicurezza, decoro urbano e qualità della vita, perché senza ordine, servizi e vivibilità nessuna città riesce davvero a crescere.

“Il punto fondamentale è che Alghero non può vivere tre mesi l’anno e sopravvivere gli altri nove.”

Futuro Nazionale punta molto sui temi di identità e difesa della cultura. In una città come Alghero, con una forte identità catalana e una storia particolare, cosa significa per voi tutelare concretamente l’identità locale?

Significa difendere ciò che rende Alghero unica, senza vergognarsene e senza trasformare l’identità in folklore da cartolina.

Lingua, tradizioni, storia, architettura, cultura popolare, gastronomia, rapporto con il mare: tutto questo non è un dettaglio turistico, è l’anima della città.

Per noi tutelare l’identità significa valorizzare la cultura algherese e catalana, proteggere il centro storico, sostenere artigiani e attività identitarie, promuovere eventi legati alle tradizioni locali e fare in modo che la città non perda sé stessa inseguendo un turismo senz’anima.

“Difendere l’identità locale non divide: dà radici, appartenenza e continuità storica.”

Il movimento guidato dal Generale Roberto Vannacci viene spesso accusato di utilizzare toni divisivi. Come risponde a chi teme che la nascita del comitato possa aumentare lo scontro politico anche ad Alghero?

Oggi in Italia spesso viene definito “divisivo” semplicemente chi dice cose che altri non hanno il coraggio di dire.

Noi non cerchiamo lo scontro sterile. Ma non crediamo nemmeno in una politica fatta di parole vuote, ambiguità o conformismo obbligato. Dire che esistono problemi reali — sicurezza, degrado, perdita di identità, difficoltà economiche — non significa creare divisione. Significa avere il coraggio di affrontare la realtà.

Il vero problema non è chi parla dei problemi. Il vero problema è chi li nega per anni e poi si stupisce quando i cittadini si allontanano dalla politica tradizionale.

“Se porteremo dibattito, idee e partecipazione, allora ben venga. La democrazia vive anche del confronto forte, purché civile e rispettoso delle leggi e delle persone.”

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Alghero “Iron City”: Come il brand Sardegna ha conquistato l’olimpo dell’endurance mondiale.

redazione on line

Il risveglio di un gigante mediterraneo

Per anni, il racconto turistico della Sardegna è rimasto prigioniero di un cliché dorato: quello del “sole e mare”, un modello vincente ma stagionale, incapace di narrare l’Isola oltre i mesi più caldi. Oggi, Alghero ha deciso di spezzare questa narrazione. L’arrivo dell’Iron Man 70.3 Alghero Sardegna, previsto per il 7 giugno, non è una semplice gara sportiva, ma un’operazione di rebranding territoriale senza precedenti. Non stiamo parlando solo di triathlon, ma della risposta coraggiosa di un intero territorio che vuole “cambiare postura” sulla scena internazionale, trasformando il nord-ovest della Sardegna in una capitale del benessere e delle prestazioni outdoor per dodici mesi l’anno.

Una connessione inaspettata

Dietro l’assegnazione di questo evento prestigioso non ci sono solo freddi parametri tecnici, ma una storia di identità culturale che sembra uscita da un romanzo di spionaggio industriale. Tutto nasce da un’intuizione di Sandro Salerno, il “ponte” fondamentale che ha suggerito l’evento all’amministrazione, consapevole che Alghero avesse le carte in regola per competere con le grandi capitali dello sport.

Il processo di negoziazione, durato due anni, ha vissuto momenti di tensione e “missioni segrete”: i vertici di Iron Man Italy e South EMEA, tra cui l’AD Augustin Perez e l’Operation Director Ferran Jimenez, hanno visitato la città in incognito, osservandone la logistica e l’anima prima ancora di palesarsi. Ma la vera svolta è stata linguistica. Durante una delle prime call, la barriera tra organizzatori e territorio è crollata quando si è scoperto che parlavano la stessa lingua: il catalano.

“In questa call abbiamo scoperto che avevamo una cosa in comune che è fortissima, che supera qualsiasi barriera: la nostra lingua catalana. Quando Augustin e Ferran hanno trovato qualcuno dall’altra parte del mare che parlava come loro, tutto è diventato fluido. È nato un feeling immediato, tra un ‘Gianzi, Cusizzi, Cataranzi’, che ha trasformato una trattativa complessa in un’intesa naturale.”

Questa affinità ha dimostrato come l’identità culturale possa diventare un asset strategico imprevisto nel business globale, creando un legame di fiducia istantaneo che ha sbaragliato la concorrenza di altre città italiane.

Come Alghero ha riscritto i tempi dell’endurance mondiale

Il mercato ha risposto con un vigore che ha lasciato sbalorditi persino i veterani del circuito. Quello che è accaduto ad Alghero è un fenomeno paragonabile solo a destinazioni d’eccellenza assoluta come Maiorca.

Inizialmente erano previsti 2.500 slot, ma la richiesta è stata così violenta da costringere l’organizzazione a salire a quota 3.000 atleti, provenienti da 90 paesi. Il sold out è arrivato in tempi record: circa un mese e mezzo, un risultato quasi mai visto per l’edizione inaugurale di un evento Iron Man. Migliaia di atleti sono rimasti in lista d’attesa, a conferma che il connubio tra il brand “Sardegna” e il fascino storico di Alghero ha creato un mix magnetico per la comunità globale dell’endurance.

Alghero come Hub del Benessere e della Ricerca

L’Iron Man è il pilastro visibile di un progetto ancora più ambizioso: InnoBay. La visione politica dietro l’evento mira a cambiare la “postura” della città — ovvero la sua riconoscibilità e il suo posizionamento globale — elevandola a centro di ricerca e innovazione.

Esiste un legame diretto tra l’atleta endurance e lo sviluppo economico: chi partecipa a queste gare è spesso un professionista di alto livello, un ricercatore o un decision-maker che cerca luoghi capaci di offrire un’alta qualità della vita. Alghero si candida così a essere non solo una meta turistica, ma un luogo dove vivere, studiare e fare ricerca tutto l’anno. L’atleta che corre sul lungomare oggi è il potenziale investitore o il ricercatore scientifico di domani, attratto da un territorio che offre infrastrutture outdoor naturali uniche nel Mediterraneo.

per il territorio e la rivoluzione dello stile di vita

Ospitare 3.000 atleti (più accompagnatori e staff) rappresenta una sfida logistica monumentale, un vero e proprio stress test per l’intero sistema regionale:

  • Logistica e Trasporti: Un coordinamento massiccio che coinvolge porti, aeroporti e il sistema dei trasporti interni per gestire flussi internazionali.
  • Sicurezza e Comunità: Una mobilitazione totale che vede in prima linea Protezione Civile, Forze dell’Ordine e le società in-house del Comune.
  • Ecosistema Ambientale: La sfida di far convivere l’evento con il Parco e l’Area Marina Protetta, dove la natura incontaminata non è solo una cornice, ma il prodotto stesso che gli atleti vengono a “consumare”.

Tuttavia, la vittoria più grande è la rivoluzione culturale già in atto tra i cittadini. Si assiste a un ritorno di massa al nuoto, alla corsa e all’acquisto di biciclette. Lo sport sta cambiando le abitudini sociali, promuovendo uno stile di vita sano che coinvolge tutte le generazioni.

“Questa è una rivoluzione che deve aprire la mente a tutti i comparti, dal portuale all’aeroportuale. Non è solo un evento, è un emblema di un nuovo tipo di turismo: rispettoso, amante della natura e capace di promuovere la salvaguardia del territorio attraverso la sua stessa fruizione.”

Il matrimonio destinato a durare

Quello tra Alghero e Iron Man non è un flirt estivo, ma un “matrimonio felice” basato sulla reciproca valorizzazione. Se la città saprà accogliere questa sfida, superando la tentazione della “stazione balneare” stagionale, potrà stabilire uno standard mondiale per il turismo sportivo. Il 7 giugno Alghero non ospiterà solo una gara; celebrerà la sua nuova identità di avamposto mediterraneo per l’innovazione e il benessere.

In un’epoca in cui le città d’arte soffrono per un turismo di massa spesso invasivo, può lo sport endurance diventare il motore definitivo per proteggere l’ambiente e garantire uno sviluppo economico sostenibile per tutto l’anno?




Cronaca di una Trasformazione: Alghero Inaugura l’Impianto per il Trattamento della Posidonia

L’inaugurazione dell’impianto per il trattamento della Posidonia ad Alghero non rappresenta soltanto un traguardo tecnico, ma segna un cambio di paradigma nella gestione del capitale naturale sardo. Per decenni, la biomassa spiaggiata è stata trattata come un’emergenza da occultare, un “rifiuto” che pesava sulle casse comunali e sul decoro urbano. Oggi, quel paradigma viene ufficialmente scardinato: l’evento odierno sancisce il passaggio da una logica di smaltimento a una di asset management industriale.

Come sottolineato dalla Direzione del CIPS (Consorzio Industriale Provinciale di Sassari), l’impianto non è un semplice sito di stoccaggio, ma un nuovo asset patrimoniale inserito nel solco dell’economia circolare. La Posidonia passa da criticità irrisolta a “materia prima seconda”, una risorsa capace di generare valore economico e ambientale. Questo traguardo è il risultato di una visione strategica che ha saputo trasformare un limite geografico in un vantaggio competitivo, stabilendo un modello di gestione dei sedimenti che punta direttamente al de-risking ambientale del litorale.

2. L’Architettura del Progetto: Fondi PNRR e Continuità Amministrativa

La realizzazione di questa infrastruttura è l’esito di un complesso “labirinto amministrativo” superato grazie a una rara ed efficace continuità politica. Non si tratta di un’opera estemporanea, ma di un progetto che affonda le radici in una programmazione decennale, capace di resistere ai cambi di legislatura.

Il percorso realizzativo si fonda su tre pilastri fondamentali:

  • Il Precedente Storico (2017): Il seme del progetto risale al 2017, con l’esperimento della vagliatura a secco presso il molo di sottoflutto. Quella “proof of concept”, che permise la creazione di una nuova spiaggia, dimostrò tecnicamente che il recupero era possibile, ponendo fine all’era dei costosi e inefficienti trasporti verso i siti di Quartu Sant’Elena.
  • L’Effetto PNRR: L’accesso ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato il catalizzatore finanziario. La complessità dell’iter di aggiudicazione ha richiesto una progettazione di alto profilo tecnico da parte del CIPS, dimostrando la capacità del territorio di intercettare e mettere a terra investimenti strutturali.
  • Sinergia Istituzionale: L’Assessore Selva ha giustamente lodato la “continuità amministrativa”. Il passaggio di testimone tra la vecchia e la nuova giunta non ha subito rallentamenti ideologici, privilegiando l’interesse collettivo e la risoluzione definitiva del problema.

3. Impatto Ambientale e Decoro Urbano: Il Bilancio Sedimentario e il Recupero dell’Oro Bianco

Il cuore tecnologico dell’impianto risiede nella sua capacità di separare la Posidonia dalla sabbia, restituendo a quest’ultima il suo ruolo naturale di difesa della costa. Il recupero dell’”oro bianco” è essenziale per contrastare l’erosione e preservare l’attrattività internazionale di Alghero.

Situazione Precedente Benefici Futuri e Obiettivi Strategici
Logistica insostenibile: Trasferimento coatto dei materiali a Quartu Sant’Elena con elevati costi energetici e ambientali. Filiera a KM 0: Trattamento localizzato presso il CIPS, riduzione drastica delle emissioni e abbattimento dei costi di trasporto.
Degrado Urbano: Accumuli storici e maleodoranti nei siti critici di Fertilia, Cugutto e San Giovanni. Ripristino del Decoro: Liberazione definitiva dei siti di stoccaggio e restituzione degli spazi alla cittadinanza.
Erosione Costiera: Perdita sistematica di metri cubi di sabbia “intrappolata” nella biomassa e rimossa dalle spiagge. Equilibrio Sedimentario: Recupero meccanico della sabbia e sua reimmissione sui litorali per il ripascimento naturale.
Immagine Critica: Percezione di una città soffocata dai propri scarti naturali. “Città Ritrovata”: Rilancio del brand Alghero come destinazione turistica ecosostenibile e d’avanguardia.

4. Prospettive Future: Verso una Filiera Industriale della Posidonia

L’avvio odierno non è un punto di arrivo, ma l’inaugurazione di una nuova stagione industriale. Il CIPS si prepara a gestire l’impianto con una logica di scalabilità operativa, guardando oltre la semplice pulizia degli arenili.

  • Evoluzione Occupazionale: La fase di start-up prevede l’impiego di 3-5 operai specializzati. Tuttavia, l’assetto è progettato per essere implementato e “tarato” nei prossimi mesi, con una crescita della forza lavoro proporzionale all’entrata a regime del sistema.
  • Messa a Riserva e Continuità: Nei prossimi mesi sarà completata la struttura di “messa a riserva”. Questo passaggio tecnico è cruciale: permetterà di stoccare la materia prima per trattarla durante tutto l’anno, trasformando un’attività stagionale in un processo industriale continuo.
  • Oltre il Trattamento: L’Assessore ha accennato ad “altri mondi”. Il riferimento è alla creazione di una filiera corta dove la Posidonia trattata diventi input per nuove applicazioni (bio-edilizia, agricoltura, packaging), stimolando la nascita di start-up e impianti satellitari.

5. Alghero come “Caso Particolare” e Modello Nazionale

Alghero si conferma oggi un laboratorio di innovazione territoriale. Tuttavia, la gestione di volumi così imponenti di Posidonia rende la città un “caso particolare”, come definito dal Sindaco. Per questo motivo, il successo di questo impianto non può prescindere da un sostegno strutturale e costante da parte della Regione Sardegna e del Ministero dell’Ambiente.

L’inaugurazione odierna restituisce l’immagine di una “città ritrovata”, capace di guardare al futuro con pragmatismo industriale senza rinunciare alla tutela del proprio patrimonio biologico. È un modello virtuoso di come la tecnica, quando supportata da una politica lungimirante, possa trasformare un onere in un volano di sviluppo.




“Corallari”, il nuovo film di Giovanni Zoppeddu: da Alghero a Torre del Greco i segreti dell’oro rosso

Il debutto giovedì 23 aprile al Cityplex Moderno di Sassari alla presenza del regista. L’opera è prodotta da Terra de Punt e distribuita da My Culture

SASSARI – Esploratori dell’ignoto, eredi di una tradizione millenaria e interpreti di una sfida contro i limiti fisici e naturali tra le coste della Sardegna, con Alghero come fulcro identitario, e i laboratori di Torre del Greco.

Sono i “Corallari. Coral Hunters”, i protagonisti del nuovo film documentario di Giovanni Zoppeddu, al debutto ufficiale in prima assoluta giovedì 23 aprile nelle sale del Cityplex Moderno di Sassari con due proiezioni speciali: alle 18.30 e alle 20.30 il regista incontrerà il pubblico per approfondire i dettagli di un mestiere in cui gli uomini scelgono di forzare il confine, scendendo negli abissi alla ricerca dell’oro rosso.

Prodotto nel 2026 da Terra de Punt e distribuito da My Culture, il film si avvale del prestigioso sostegno del MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione Sardegna Film Commission, della Regione Campania e della Campania Film Commission. Oltre alle sale, l’opera, punta alla diffusione internazionale, alle piattaforme SVOD e ai circuiti educativi.

Il lavoro è stato presentato oggi (20 aprile) in conferenza stampa nella hall del cinema sassarese, alla presenza del registae del rappresentante della casa di distribuzione My Culture, Alessandro Pisu.

Un’immagine tratta dal film. Sopra (da sn) Giovanni Zoppeddu e Alessandro Pisu

Il documentario ripercorre l’ascesa della pesca del corallo a partire da una data spartiacque: il 1954, anno in cui il primo corallaro approdò in Sardegna, segnando l’inizio di una nuova era. Se un tempo il mare era vissuto “da sopra”, come un ambiente da osservare e rispettare in superficie, con l’avvento dei subacquei il patto con la natura si rompe.

La trama del film mostra l’intreccio tra le coste della Sardegna e quelle campane, per addentrarsi nei laboratori di Torre del Greco, dove la materia grezza viene trasformata in arte. Il racconto non nasconde il costo umano di questa professione: le embolie, il rischio tecnologico e la pressione ecologica sono i compagni di viaggio di chi sceglie di scendere dove il tempo si dilata.

«Corallari nasce dalla necessità di raccontare un mondo che sta scomparendo – ha affermato il regista oristanese–. Non è solo un mestiere, è un immaginario fatto di uomini che hanno trasformato un’attività economica in un’epopea contemporanea. Rispetto al precedente ‘Diario di Tonnara’, qui la prospettiva cambia radicalmente: non c’è più l’attesa, ma l’attraversamento attivo e pericoloso del limite».

Già autore di “Diario di Tonnara” (selezionato al Rome Film Festival 2018), Giovanni Zopppeddu vanta collaborazioni con Istituto Luce, RAI e Sky. La sua poetica è incentrata sulla memoria storica e sulla dimensione sociale delle immagini, con una particolare attenzione ai mestieri del mare.

Il suo “Coral Hunters” non è solo un’opera di memoria, ma un lungometraggio di forte attualità che interroga lo spettatore in merito alla sicurezza sul lavoro e alla gestione delle risorse in un Mediterraneo che cambia. Attraverso interviste inedite e immagini spettacolari, l’opera documenta un patrimonio immateriale a rischio, trasformando una storia locale in una riflessione universale sul desiderio umano di superare l’ignoto.




Aeroporti sardi, Stefano Lubrano lancia l’allarme: “Alghero da porta d’oro del turismo a semplice scalo di servizio”

La Regione Autonoma della Sardegna con l’approvazione della delibera di Giunta regionale n.12/03 del 16 marzo scorso ha avviato il processo di integrazione degli aeroporti di Alghero, Olbia e Cagliari attraverso una partecipazione ad una nuova holding controllata da fondi privati F2i Ligantia e BlackRock e la Camera di Commercio di Cagliari.

Un’operazione definita “integrazione industriale” che, nei fatti, nasce senza un piano industriale. Lo studio su cui si basa la delibera, costato 170 mila euro, non dice infatti come i tre aeroporti dovrebbero funzionare insieme ma analizza aspetti giuridici ed economici, senza alcuna visione operativa. Eppure, si decide di andare avanti.

Il cuore dell’accordo è contenuto in un documento riservato, ancora non reso pubblico, chiamato “Term Sheet”, di fatto una Lettera di Intenti formalmente non vincolante, ma con clausole che lo sono. Tra queste, la possibile rinuncia ai contenziosi avviati nel 2023 per bloccare la fusione degli aeroporti di Alghero e Olbia.

Una retromarcia che desta molte perplessità ed interrogativi: la Regione non fa valere il proprio peso istituzionale, non si pone come soggetto guida per definire un serio piano industriale con cui creare e far funzionare il nuovo sistema aeroportuale sardo e addirittura, unico tra i vari soggetti in causa, andrebbe a sborsare ben 30 milioni di euro di denaro pubblico per assicurarsi niente di meno che il 9,75 % delle quote nella holding che gestirà i 3 aeroporti sardi, mentre i fondi privati e la Camera di Commercio di Cagliari avranno il controllo totale della governance. Tutto questo nonostante la Corte dei conti avesse già bloccato in passato un’operazione analoga, ritenendo illegittima la gestione, da parte della Camera di Commercio di Cagliari, di realtà situate al di fuori del proprio territorio di competenza, come Alghero e Olbia. Nel frattempo, ora come allora, il presidente della Camera di Commercio di Sassari resta immobile, senza difendere le proprie prerogative istituzionali e il sistema delle imprese del proprio territorio.

Il passaggio da una politica trasparente a una politica dell’equivoco viene celebrato, cosa di una gravità assoluta, quando nella stessa delibera la Giunta dichiara che andrà avanti nella propria azione anche in caso di parere negativo della Corte dei conti. Un’affermazione che apre un problema istituzionale serio, soprattutto se si considera che l’attuale presidenza regionale è l’espressione del M5S, che ha sempre richiamato il tema della legalità come valore fondante della propria missione politica.

E Alghero? Nel silenzio complice e consapevole delle istituzioni locali, provinciali e regionali l’aeroporto di Alghero scivola verso un declassamento definitivo, confinato a traffico stagionale e a bassa capacità di spesa, oltre che a parcheggio di jet privati per sostenere il traffico dell’Aviazione Generale di Olbia.

Serve una reazione immediata del territorio: Sindaco di Alghero, Sindaco della Città Metropolitana, Presidente della Camera di Commercio di Sassari, consiglieri regionali algheresi, associazioni tutte, perché oggi più che mai una cosa appare chiara: Alghero, da porta d’oro del turismo, rischia di diventare una semplice porta di servizio.

firmato Stefano Lubrano




🚨 Aeroporti sardi, fusione ad alta tensione: Alghero teme il ridimensionamento mentre spunta il “caso documento riservato”.

Redazione – 18 marzo 2026

Il progetto di unificare la gestione degli scali dell’isola entra nella fase decisiva e accende lo scontro politico.
Tra strategie industriali, squilibri nei collegamenti e indiscrezioni su documenti riservati, cresce la preoccupazione per il futuro dell’aeroporto di Alghero. Sullo sfondo una partita economica e istituzionale che potrebbe ridisegnare i rapporti di forza nel sistema dei trasporti sardi.

Una corsa contro il tempo verso la società unica

La Regione ha indicato nel 30 settembre 2026 la scadenza per definire il percorso che dovrebbe portare alla nascita di una holding incaricata di coordinare gli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero.
L’operazione viene presentata come una scelta strategica per rendere il sistema più competitivo e capace di attrarre nuovi flussi turistici. Tuttavia, nei territori cresce il timore che l’integrazione possa tradursi in una redistribuzione degli investimenti non equilibrata.

La linea del Sindaco: apertura sì, ma con garanzie

Il Sindaco ha adottato una posizione prudente ma non pregiudiziale. L’eventuale fusione viene vista come un’opportunità solo a condizione che la componente pubblica mantenga un peso significativo nella futura governance, così da orientare le scelte strategiche.
L’amministrazione punta su un patto territoriale tra istituzioni, gestori e sistema economico locale per rafforzare lo scalo algherese e renderlo competitivo durante tutto l’anno.
Nella visione del primo cittadino, la sfida non è lo scontro con Olbia, ma la costruzione di sinergie tra le diverse aree del nord Sardegna, anche grazie al miglioramento dei collegamenti interni.

Le opposizioni: “Alghero rischia di perdere centralità”

Tra i consiglieri comunali emergono posizioni più dure. Alcuni interventi mettono in guardia dal rischio che la gestione unificata possa portare a una progressiva marginalizzazione dello scalo, con decisioni sempre più accentrate e meno attente alle esigenze del territorio.
Per questo è stata avanzata la richiesta di un confronto pubblico più ampio con la Regione, per chiarire quali garanzie reali accompagneranno il progetto.

I numeri dei voli che alimentano il sospetto

A infiammare il dibattito contribuisce il divario nella programmazione dei collegamenti: circa 120 rotte annunciate per Olbia contro le 40 di Alghero.
Secondo una parte del Consiglio, questi dati dimostrerebbero che lo scalo del nord-ovest rischia di essere utilizzato quasi esclusivamente durante la stagione estiva, compromettendo la destagionalizzazione turistica e lo sviluppo economico locale.
Il Sindaco invita però a una lettura più articolata, sottolineando che la mancanza di voli potrebbe dipendere anche da una strategia territoriale non ancora sufficientemente coordinata.

🔎 Il “caso dossier”: ombre sulla trasparenza e timori di speculazione

Il confronto politico ha raggiunto livelli ancora più elevati dopo la diffusione di indiscrezioni su un presunto documento riservato attribuito al fondo infrastrutturale coinvolto nell’operazione.
Secondo le ricostruzioni circolate negli ambienti politici, il dossier sarebbe stato trasmesso solo ai consiglieri regionali di maggioranza, lasciando fuori quelli di minoranza. Una circostanza che, se confermata, aprirebbe interrogativi sulla trasparenza dell’intero percorso decisionale.

A rendere il quadro ancora più delicato è il fatto che — sempre secondo queste indiscrezioni — la presidente della Regione non avrebbe portato preventivamente la questione all’esame del Consiglio regionale, alimentando tensioni istituzionali e richieste di chiarimento.

Nel documento emergerebbe inoltre una clausola destinata a far discutere: alcuni soci privati avrebbero la possibilità di cedere le proprie quote solo dopo due anni dall’avvio dell’operazione.
Per i critici, questo elemento potrebbe tradursi in una potenziale operazione speculativa, qualora la futura rivalutazione del sistema aeroportuale generasse importanti plusvalenze per gli investitori, mentre la Regione resterebbe comunque in posizione di minoranza nella governance.

Una partita decisiva per il futuro dei territori

La fusione degli aeroporti sardi si conferma così una questione strategica ma altamente divisiva, destinata a incidere su mobilità, turismo e sviluppo economico.
Tra promesse di crescita e timori di scelte calate dall’alto, il destino dello scalo di Alghero resta al centro di una partita politica ed economica che nei prossimi mesi entrerà nella sua fase più delicata.