Maria Pia, cinquant’anni di rugby e una ferita ancora aperta: la battaglia per il campo diventa un caso politico
Dalla bonifica realizzata dai pionieri negli anni Settanta alla nascita di una seconda società, fino al ricorso al Tar e al nuovo avviso del Comune. Aldo Basile, tra i fondatori del rugby algherese, ricostruisce la vicenda e denuncia esclusioni, silenzi e presunte irregolarità. Accuse che attendono risposte e riscontri documentali.
Alghero, 5 Agosto 2026
di Fausto Farinelli
Non è soltanto una disputa per l’utilizzo di un impianto sportivo. La battaglia sul campo da rugby di Maria Pia racchiude cinquant’anni di storia algherese, rapporti personali deteriorati, scelte amministrative contestate e una domanda che ormai non può più essere elusa: secondo quali regole viene utilizzato e gestito un bene appartenente alla collettività?
Il tema è tornato prepotentemente d’attualità dopo la pubblicazione, il 31 luglio 2026, dell’avviso attraverso il quale il Comune di Alghero intende ricevere proposte per la futura gestione dell’impianto. La scadenza per la presentazione delle istanze è stata fissata al 24 settembre. Nel documento pubblico, l’Amministrazione parla della necessità di un «riordino complessivo, strutturale e dell’impiantistica» e precisa che il campo è attualmente affidato in via provvisoria per la conduzione tecnica e funzionale.
Dietro il linguaggio amministrativo, tuttavia, esiste una storia molto più complessa. A raccontarla è Aldo Basile, indicato anche dalla ricostruzione storica ufficiale dell’Alghero Rugby come uno dei protagonisti della nascita della società: nel 1974 un gruppo di studenti coinvolse Basile, allora sottufficiale in servizio all’aeroporto militare, nella fondazione della S.S. Amatori Rugby Alghero. Il primo campionato regionale arrivò nel 1975.
Quando Maria Pia era una discarica
Nel racconto di Basile, il campo non nacque da un progetto già pronto, né da un investimento pubblico programmato. Nacque dal lavoro materiale di giocatori, dirigenti e volontari.
L’area di Maria Pia, secondo la sua testimonianza, era occupata da rifiuti, sterpaglie, pietre e materiali abbandonati. Il terreno venne progressivamente spianato, ripulito e reso praticabile grazie all’aiuto di persone legate all’aeroporto e di cittadini che misero a disposizione mezzi, competenze e giornate di lavoro.
Basile ricorda i pali trasportati personalmente su una Renault 5, il lavoro svolto durante i fine settimana e il contributo di volontari, costruttori e giardinieri. Racconta di una struttura cresciuta poco alla volta, con la realizzazione del rettangolo di gioco, degli spogliatoi e dei primi locali di servizio.
Il valore del racconto non è soltanto affettivo. Evidenzia il rapporto particolare instauratosi tra il bene pubblico e la comunità sportiva che lo aveva materialmente recuperato. Un rapporto nato in una stagione nella quale le procedure erano meno formalizzate rispetto a oggi, ma che avrebbe successivamente richiesto concessioni, atti amministrativi e responsabilità gestionali precise.
Il fondatore diventato “estraneo”
La frattura più dolorosa, per Basile, sarebbe maturata molti anni dopo.
Durante il periodo della pandemia, alcuni esponenti storici del rugby algherese avrebbero deciso di riavvicinarsi all’Amatori per offrire gratuitamente esperienza, collaborazione tecnica e sostegno nella ricerca di sponsor. La proposta, sempre secondo Basile, non avrebbe avuto seguito.
L’ex dirigente racconta di interlocuzioni con il presidente della società e di un iniziale impegno a favorire il loro rientro. Successivamente, però, uno dei componenti del gruppo dirigente si sarebbe opposto. Basile sostiene che il rifiuto sarebbe stato determinato da motivazioni personali più che sportive.
È in quel passaggio che la vicenda assume il carattere di una rottura insanabile. Coloro che si consideravano parte della storia dell’Amatori avrebbero maturato la decisione di dare vita a una nuova realtà rugbistica. Non una scissione, secondo la loro prospettiva, determinata da differenze tecniche o programmatiche, ma la conseguenza di una porta rimasta chiusa.
Il nuovo soggetto sportivo è l’Alguer Rugby 2024, che nell’ottobre 2025 ha presentato pubblicamente il proprio progetto e avviato la partecipazione al campionato regionale di Serie C.
Due società, un solo campo
Con la nascita dell’Alguer Rugby il nodo dell’impianto di Maria Pia diventa inevitabile.
La nuova associazione chiede uno spazio nel quale allenarsi, disputare le partite ufficiali e sviluppare il proprio settore giovanile. Basile afferma che inizialmente sarebbero state prospettate soluzioni alternative, compreso l’utilizzo del campo Mariotti o l’individuazione di un altro terreno.
Nessuna di queste ipotesi, sostiene, si sarebbe però concretizzata in tempo utile. Il risultato sarebbe stato quello di costringere la nuova società a muoversi senza una sede stabile, mentre l’impianto specificamente destinato al rugby continuava a essere utilizzato dall’Amatori.
La questione non è rimasta confinata all’interno degli spogliatoi. Nel luglio 2025 il Consiglio comunale di Alghero inserì formalmente all’ordine del giorno un’interrogazione riguardante la concessione e l’attuale gestione complessiva dell’impianto sportivo di Maria Pia.
Dopo la discussione consiliare, Forza Italia e Riformatori sostennero pubblicamente che dalla risposta dell’Amministrazione sarebbe emersa l’assenza di un titolo formale per l’utilizzo dell’impianto da parte dell’Amatori Rugby. Le due forze politiche sollevarono inoltre il problema della struttura ricettiva annessa al campo, chiedendo chiarimenti sulla gestione e sugli eventuali introiti. Si tratta delle dichiarazioni dei gruppi politici di opposizione, non dell’accertamento definitivo di un’autorità giudiziaria o contabile.
Le accuse di Aldo Basile
Nell’intervista, Basile va oltre la disputa sportiva e formula contestazioni molto pesanti.
Parla di una gestione che, a suo giudizio, sarebbe stata priva per anni di un quadro concessorio sufficientemente chiaro. Fa riferimento all’utilizzo della struttura ricettiva collegata all’impianto, alla gestione delle risorse societarie, a possibili irregolarità amministrative e a segnalazioni che sarebbero state trasmesse alla Guardia di Finanza e alla Corte dei conti.
Nel materiale messo a disposizione, tuttavia, non sono presenti gli esposti, i documenti contabili, gli estratti bancari o gli eventuali atti delle autorità richiamati durante la conversazione. Le affermazioni devono quindi essere considerate accuse dell’intervistato, che necessitano di riscontro autonomo e sulle quali le persone e le organizzazioni coinvolte devono poter esercitare pienamente il diritto di replica.
Il punto giornalisticamente rilevante non è trasformare un’accusa in una sentenza, ma verificare se esistano atti, autorizzazioni, concessioni, rendicontazioni e contratti capaci di chiarire definitivamente la situazione.
Le domande sono precise:
- Quale titolo ha regolato nel tempo l’utilizzo del campo di Maria Pia?
- Chi ha autorizzato la conduzione della struttura ricettiva annessa?
- Quali entrate sono state generate e con quali modalità sono state rendicontate?
- Chi ha sostenuto i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria?
- Le diverse società rugbistiche hanno ricevuto un trattamento paritario?
- Quali verifiche sono state effettuate dal Comune dopo le interrogazioni consiliari?
Il ricorso al Tar
Il conflitto ha raggiunto anche le aule della giustizia amministrativa.
Nel gennaio 2026 l’Alguer Rugby 2024 ha presentato ricorso al Tar Sardegna contro gli atti riguardanti l’affidamento provvisorio della conduzione tecnica e funzionale del campo. Secondo quanto riportato, la società aveva protocollato già nel febbraio 2025 una richiesta di utilizzo e concessione stagionale dell’impianto, lamentando di non aver ricevuto una risposta dall’Amministrazione.
Il ricorso dimostra che non ci si trova più davanti a una semplice incomprensione tra dirigenti sportivi. La controversia investe la legittimità del procedimento amministrativo, la parità di accesso a una struttura comunale e il dovere dell’ente pubblico di motivare le proprie decisioni.
A rendere il quadro ancora più delicato è il valore economico e sociale dell’impianto. Nel novembre 2024 erano stati annunciati 455 mila euro di risorse regionali destinati alla messa in sicurezza delle tribune, all’adeguamento degli impianti e al miglioramento dei campi da gioco.
Quando un bene pubblico riceve finanziamenti consistenti, la trasparenza sulla sua gestione non rappresenta un dettaglio burocratico. Diventa una condizione essenziale.
Il nuovo avviso può chiudere il contenzioso?
La procedura pubblicata dal Comune nel luglio 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta.
L’avviso richiede proposte economicamente sostenibili ma anche capaci di garantire valore sociale, pratica sportiva, aggregazione, salute e attività ricreative. Il principio dichiarato è corretto: il campo deve essere valorizzato non soltanto come struttura agonistica, ma come patrimonio della comunità.
Resta però da comprendere se la procedura riuscirà davvero a superare il passato oppure se finirà per trasferire nel nuovo affidamento le tensioni già esistenti.
La sfida per il Comune sarà garantire criteri misurabili, verificabili e non costruiti attorno a un singolo soggetto. Dovranno essere valutati la storia e il radicamento delle associazioni, ma anche la capacità tecnica, la solidità economica, il lavoro giovanile, l’inclusione, la manutenzione dell’impianto e la disponibilità a consentirne un utilizzo condiviso.
Soprattutto, dovrà essere chiarito il periodo precedente. Un nuovo bando non può cancellare automaticamente gli interrogativi sulla gestione passata.
Una vicenda umana prima ancora che sportiva
Nelle parole di Basile emerge un sentimento che va oltre la rivendicazione di un diritto.
È il dolore di chi sostiene di aver sacrificato tempo, famiglia e lavoro per costruire il rugby ad Alghero e che oggi si sente escluso proprio dal luogo che contribuì a realizzare. Il suo linguaggio, spesso durissimo, restituisce la profondità della frattura, ma impone anche cautela nel distinguere il piano emotivo da quello probatorio.
La storia personale di un fondatore non attribuisce automaticamente un diritto esclusivo su un bene comunale. Allo stesso tempo, un’Amministrazione e una società sportiva non possono ignorare il valore della memoria, del volontariato e del lavoro attraverso il quale quel bene è nato.
Il campo di Maria Pia non appartiene né ai fondatori, né ai dirigenti attuali, né a una parte politica. Appartiene alla città.
È proprio questa la ragione per cui ogni concessione, affidamento, utilizzo economico e accesso sportivo deve essere regolato da atti trasparenti, controllabili e uguali per tutti.
La richiesta di chiarimenti
Alla luce delle dichiarazioni raccolte e delle questioni emerse, Media Web Channel titolare del portale Sardegna Press, chiede pubblicamente all’Amatori Rugby Alghero e all’Amministrazione comunale di Alghero di fornire una risposta chiara e documentata.
In particolare, si chiede all’Amatori Rugby di chiarire:
- quale sia il titolo amministrativo che ha regolato e regola attualmente l’utilizzo dell’impianto di Maria Pia;
- quali siano le modalità di gestione della struttura ricettiva e degli altri spazi annessi al campo;
- come vengano utilizzate e rendicontate le eventuali entrate prodotte dalle attività svolte all’interno dell’impianto;
- quale sia la posizione della società rispetto alle accuse formulate da Aldo Basile;
- per quali ragioni non sia stato possibile individuare una forma di collaborazione o di condivisione dell’impianto con l’Alguer Rugby 2024.
Al Comune di Alghero si chiede invece di chiarire:
- quali concessioni, autorizzazioni o affidamenti abbiano disciplinato negli anni l’utilizzo del campo;
- quale titolo consenta attualmente la conduzione tecnica e funzionale della struttura;
- quali controlli siano stati effettuati sulla gestione degli spazi e sulle attività economiche eventualmente esercitate al loro interno;
- per quale ragione non sia stata garantita fin dall’inizio una soluzione trasparente e paritaria alle società rugbistiche cittadine;
- quale sarà il percorso amministrativo che condurrà al nuovo affidamento dell’impianto.
L’Amatori Rugby Alghero, i suoi dirigenti, gli amministratori comunali e tutte le persone direttamente chiamate in causa avranno pieno spazio per esporre la propria versione dei fatti, fornire documenti ed eventualmente smentire o precisare quanto dichiarato nell’intervista.
Le risposte ricevute saranno pubblicate integralmente o riportate senza alterarne il contenuto sostanziale.
Perché il campo di Maria Pia non appartiene a una società, a un dirigente, a un fondatore o a una parte politica. È un bene pubblico e appartiene alla città.
Dopo cinquant’anni di rugby, il campo costruito dai volontari è diventato il simbolo di una partita che non si gioca più soltanto con il pallone ovale. È una partita sulla trasparenza, sulla memoria, sulla parità di trattamento e sulla capacità delle istituzioni di amministrare il patrimonio pubblico senza preferenze, silenzi o zone d’ombra.
Ora la parola passa all’Amatori Rugby Alghero e al Comune.




