Sassari, sold out e applausi al Civico per “Il Centro all’Opera”

Grande successo del concerto lirico diretto da Irene Dore e Laura Cocco

Pubblico in visibilio per gli artisti Claudia Urru, Marta Pluda, Alessandro Abis e Giuseppe La Malfa

SASSARI. Dal duetto Barcarolle tratto dai Racconti di Hoffmann di Offenbach alla celebre Aria della Regina della notte del Flauto magico di Mozart: l’opera lirica stavolta ha fatto “centro” al Teatro Civico di Sassari, con il sold out di un pubblico tanto caloroso da emozionare persino i protagonisti abituati a calcare i grandi palcoscenici d’oltremare.

Sabato 1 febbraio “Il Centro all’Opera” organizzato dall’associazione Ars Aurelia ha celebrato nel migliore dei modi uno dei primi appuntamenti dopo la riapertura di Palazzo di Città, dando spazio alle voci sensazionali di quattro giovani artisti come la sarda Claudia Urru, soprano cagliaritano di fama internazionale al suo debutto a Sassari, il basso Alessandro Abis, anche lui di origine sarda, e la mezzo-soprano Marta Pluda, accompagnati al pianoforte dal maestro Giuseppe La Malfa.

«Pensare che abbiamo delle voci così in Sardegna è davvero un’emozione unica», ha commentato dal palco la direttrice artistica Irene Dore, che dopo aver ringraziato l’Amministrazione comunale ha evidenziato come l’obiettivo dell’associazione sia quello di promuovere nell’isola i grandi artisti sardi che si fanno onore nel mondo, e quindi quello di divulgare l’opera lirica avvicinandola a un pubblico ampio ed eterogeno.

Sono seguiti brani tratti dal Barbiere di Siviglia, dalla Cenerentola e da L’italiana ad Algeri di Rossini, dal Don Giovanni di Mozart, l’Habanera della Carmen di Bizet, la Cavalleria Rusticana di Mascagni, Glitter and be Gay di Bernstein e altre arie e melodie di un programma appositamente studiato per avvicinare la gente all’Opera e farla appassionare.

Applausi scroscianti sono arrivati dalla platea e dai loggioni. Neanche un posto libero in tutto il teatro. L’evento è stato realizzato con il contributo e il patrocinio del Comune di Sassari e il partenariato delle associazioni Contrapunctum e San Domenico Caniga.

«Nonostante l’abitudine a cantare ovunque, in tante città diverse e teatri anche molto grandi e importanti, tornare a casa è stata un’emozione enorme – ha affermato Claudia Urru – sono felicissima anche per l’affetto che gli spettatori hanno dimostrato, è stato unico e non capita sempre di avere un pubblico del genere».

A fine serata, assieme agli artisti e alle direttrici artistiche Irene Dore e Laura Cocco sono saliti a salutare il pubblico anche il giovane e talentuoso regista Danilo Coppola, il vicepresidente di Ars Aurelia, Christian Pinna, e le rappresentanti dell’associazione San Domenico di Caniga, Anna Cherchi e Dora Quaranta.

«È il secondo sold out dopo il primo appuntamento al Civico, che era scontato – ha detto il sindaco Giuseppe Mascia – ciò significa che la comunità aspettava questo, che ha fame di cultura e quando si intercettano iniziative come questa la città risponde».

Irene Dore



Applausi scroscianti a San Pietro di Sorres per Voci D’Europa

Nell’abbazia di Borutta, al cospetto di un pubblico numeroso ha preso il via la 41esima edizione del Festival Internazionale di Musiche Polifoniche

Venerdì 6 settembre l’appuntamento è alle Tenute Li Lioni di Porto Torres

BORUTTA. Due pezzi femminili per fare da contraltare al concerto maschile dell’AVG, protagonista della serata d’aperura all’abbazia di San Pietro di Sorres. E per il festival Voci D’Europa sono subito applausi scroscianti. Il Coro Polifonico Turritano diretto da Laura Lambroni ha dato avvio alla 41esima edizione dell’evento canoro, per passare il testimone alla formazione maschile dell’Accademia Vocale di Genova che, sotto la direzione della maestra Roberta Paraninfo, ha entusiasmato il pubblico numeroso con un repertorio per sole voci o accompagnato al violoncello da Danilo Perotto e al piano e organo da Riccardo Pinna.

«È un grande privilegio far parte di uno dei pochi festival internazionali per musiche polifoniche presenti in Italia, realizzato in luoghi meravigliosi della Sardegna di particolare spiritualità e di bellezza, di arte e di storia», ha affermato Roberta Paraninfo, che nel corso della serata ha ricevuto una targa di partecipazione, quale attestato di stima, dalla presidente del Coro Polifonico Turritano, Maria Maddalena Simile. È la prima targa ottenuta dal coro maschile, in quanto di nuova formazione all’interno dell’accademia ligure.

Analoga attestazione di stima è stata consegnata al sindaco di Borutta, Silvano Arru, che ha dichiarato: «Per noi è un onore ospitare il festival Voci D’Europa, un appuntamento fisso, immancabile, che ci inorgoglisce tanto perché il nostro paese si dà da fare per sostenere la cultura, quale elemento di argine allo spopolamento che queste zone della Sardegna stanno vivendo con particolare intensità. Vi aspettiamo anche il prossimo anno».

Roberta Paraninfo riceve la targa dalle mani di Maria Maddalena Simile

Venerdì 6 settembre dalle 19 il festival farà tappa alla “Tenuta Li Lioni” di Porto Torres per il concerto-evento “Terzo Tempo“, una serata che unirà musica, tradizione e cultura in un’atmosfera magica. Protagonista della serata sarà l’Amalgamation Choir, coro femminile cipriota diretto dalla talentuosa Vasiliki Anastasiou. L’ensemble è composto da donne di tutte le età ed è noto per la sua capacità di reinterpretare le melodie tradizionali cipriote e i canti popolari con adattamenti lirici che danno voce a storie spesso dimenticate. Il concerto sarà impreziosito dalle esibizioni del Coro Polifonico Turritano e dal gruppo folk Intragnas, il tutto immerso in un contesto che celebra anche l’artigianato e l’enogastronomia del territorio.

Voci D’Europa è organizzato dal Coro Polifonico Turritano ed è inserito nel circuito Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari, ed è sostenuto dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna, dai comuni di Porto Torres, Borutta, Santa Maria Coghinas e Monteleone Rocca Doria, da Grimaldi lines e Marmo.it. Per maggiori info visitare il sito www.vocideuropa.it.

Il Coro Polifonico Turritano diretto da Laura Lambroni



A Sassari bellezza, amore e applausi per la danza di “Echoes of life”

Successo ieri al Verdi per le star Silvia Azzoni e Oleksandr Riabko

Danzeventi festeggia 20 anni del festival “Corpi in movimento” con l’emozionante rivisitazione del mito di Narciso nel balletto prodotto dalla Daniele Cipriani Entertainment

SASSARI. Ben quattro chiamate di sipario al Teatro Verdi per le étoiles della danza Silvia Azzoni e Oleksandr Riabko, accompagnati dal pianista Michal Bialk. È il segno più tangibile del successo tributato dal pubblico al loro “Echoes of life” (Echi di vita), spettacolo di grande richiamo prodotto dalla Daniele Cipriani Entertainment e inserito nel festival di Danzeventi “Corpi in movimento”, giunto al ventesimo anno di attività.

Sul palco, la coppia d’arte e di vita, interpreta per oltre un’ora una versione del mito di Narciso ammaliando gli spettatori attraverso la raffinatezza della tecnica e la profondità della poesia. «Vogliamo raccontare le relazioni che nascono, si sviluppano, muoiono ma senza sparire mai», ha spiegato Azzoni, piemontese, trentuno anni di carriera e principal dancers, insieme al marito, del Ballet Hamburg. Relazioni di cui resterà un’eco nella storia come per Narciso che, secondo la versione di Pausania, aveva una sorella gemella di cui continuerà a cercare il riflesso in una fonte d’acqua.

«Sono una unità – ha proseguito la danzatrice, che ha ricevuto diversi importanti riconoscimenti come il Prix Benois nel 2008 – due spiriti e compagni d’anima ma una persona sola». E all’eco del mito si accompagna quello della vita personale che Silvia e Oleksandr condividono da tempo: «È una sfida lavorare con la persona che amo, perché sono molto più diretta e privata. È molto bello poter condividere queste esperienze, raggiungere i traguardi e le felicità insieme sia sul palcoscenico che fuori».

Tra le esperienze condivise, anche i momenti duri come quelli che Riabko, ucraino di Kiev, sta vivendo da un anno e mezzo dopo l’invasione del suo paese da parte della Russia. «Queste tragedie influiscono sul nostro lavoro nel senso che è diventato ancora più importante comunicare bellezza al pubblico e offrire ore di tregua in un periodo così orribile».

“Echoes of life” riesce nell’intento grazie alle coreografie di Thiago Bordin, Kristina Paulin e Marc Jubete, cucite su misura dei corpi e dei talenti dei protagonisti, e punteggiate da una colonna sonora che assembla alcuni dei più noti compositori classici, da Bach al moderno Philip Glass.

Corpi in movimento – XX edizione” prosegue il prossimo 14 ottobre, al Teatro Civico di Alghero con la celebre Spellbound Contemporary Ballet per concludere, domenica 15 ottobre al Teatro Verdi, con una performance della Compagnia Danza Estemporada. La manifestazione è organizzata dall’associazione Danzeventi di Sassari con il sostegno del Mic, della Regione Sardegna, Fondazione di Sardegna e Fondazione Alghero, dei comuni di Alghero, Ittireddu e Sennori, e il Baretto eventi di Porto Ferro. Per maggiori informazioni visionare il sito www.danzeventi.com, oppure contattare [email protected] o il numero 340 6517531.




Sennori, “La mamma del sole” tra gli applausi chiude una grande serata di danza e teatro

Al festival organizzato da Danzeventi successo dell’associazione Il Lentischio, che si è esibita dopo Versiliadanza, ASMED – Balletto di Sardegna e Albanian Dance Theater Company

SENNORI. C’è sempre una prima volta per tutto, anche per danzare su un palcoscenico. E la prima volta della compagnia teatrale “Il Lentischio” di Sennori è stata davvero un successo di pubblico, con applausi scroscianti, a conclusione di una serata vissuta tra importanti compagnie nazionali all’insegna dell’arte tersicorea.

In “La mamma del sole” diretto da Livia Lepri, le otto performer della compagnia romangese hanno rievocato al centro culturale Pazzola sensazioni lontane, traendo spunto da una leggenda sarda diffusa in tutta l’isola.  Sull’orizzonte del palcoscenico sono state proiettate immagini evocative del sole riprese dai telescopi della Nasa e un video realizzato da Alessandro Spanu appositamente per lo spettacolo.

«Sono onorata e felice dell’opportunità di lavorare con Il Lentischio, perché è stato estremamente stimolante e di grande coesione – ha dichiarato Livia Lepri, che ha curato la regia e le coreografie –. L’idea è nata da un semplice dialogo, in maniera molto informale, quando cercavamo di comprendere come unire il teatro e la danza parlando delle nostre origini».

Notevole il gradimento manifestato dal pubblico sennorese, notoriamente molto esigente e buon intenditore, ormai affezionato agli spettacoli del festival della danza d’autore “Corpi in movimento”, i cui appuntamenti da anni sono ospitati tra il centro culturale e l’ex cava.

«Il festival è un appuntamento consolidato, del quale siamo molto contenti – ha affermato la vicesindaca Elena Cornalis, che ha fortemente voluto l’iniziativa – abbiamo avuto la fortuna di accogliere grosse compagnie, ma quest’anno la nostra felicità è data dalla ricaduta sul territorio, essendo presente sul palco l’associazione culturale “Il Lentischio”. Quindi la scommessa è stata quella giusta, tutte queste operazioni culturali hanno una ricaduta importantissima sul territorio e anche le nostre associazioni possono essere presenti».

La serata ha preso il via con Versiliadanza e il suo “Reflets” eseguito da Angela Torriani Evangelisti per indagare la poetica del linguaggio schubertiano, dove la drammaticità e la sehnsucht del Romanticismo tedesco sono mirabilmente evocate dalla Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani.

ASMED – Balletto di Sardegna, nell’interpretazione di Flavia Giuliani e Salvatore Sciancalepore ha portato in scena “Orfeo e Euridice-Melancholia” e quindi “Ikaro, studio a due”, realizzato in coproduzione con Danzeventi. Quindi “Protect” dell’Albanian Dance Theater Company, una ricerca artistica nata dall’estro di Gjergj Prevazi, che ha curato le coreografie assieme a Mariel Brahimllari per l’interpretazione di Mariel Brahimllari.

Il festival “Corpi in movimento – XX edizione” è organizzato dall’associazione Danzeventi di Sassari con il sostegno del Mic, della Regione Sardegna, Fondazione di Sardegna e Fondazione Alghero, dei comuni di Alghero, Ittireddu e Sennori, e il Baretto eventi di Porto Ferro.

Il prossimo appuntamento si terrà il 22 settembreal Teatro Civico di Alghero con Borderline Danza e il suo “Carosello”. Per maggiori informazioni visionare il sito www.danzeventi.com, oppure contattare [email protected] o il numero 340 6517531.




Risate e applausi a Ittiri per lo spettacolo di Luca Cupani

ITTIRI. Risate a non finire sabato sera al Teatro Comunale di Ittiri per uno strepitoso Luca Cupani che, con il suo “Buono come il porridge”, ha catalizzato l’attenzione del pubblico per oltre un’ora e venti minuti di puro spettacolo.

La sua ironia pungente ricca di sfumature british ha rivelato un talento innato nel coinvolgere gli spettatori, proponendo in chiave originale aneddoti e situazioni paradossali tratte da reali fatti di cronaca, di attualità, da argomentazioni politiche e culturali, dalla storia e dal gossip. Non è stato risparmiato nessuno, mantenendo sempre toni eleganti e scevri di volgarità. Insomma, una comicità intelligente espressa in modo semplice e diretto, con una buona dose di autoironia, aspetti dietro ai quali non è difficile scorgere una preparazione culturale non comune.

Per il comico di Zelig è stato un debutto assoluto in Sardegna, dove ha inaugurato anche l’apertura della prima stagione culturale del Centro per le arti e lo spettacolo, affidata a MAB Teatro. A inizio serata, a fare da apripista dopo l’introduzione del direttore artistico Daniele Monachella, sono stati Aurelio Sechi e Albert Canepa di Stand-up Comedy Sardegna, che hanno scaldato il pubblico con una serie di esilaranti battute one liner.

Come ha spiegato Cupani, il suo incontro con la Sardegna ha radici lontane: «L’ho scoperta prima di esserci mai stato – ha dichiarato – poiché a Londra ho conosciuto tanti emigrati sardi, che ho subito paragonato agli scozzesi d’Italia. Mi ero fatto l’idea di una cultura monolitica, invece qui ho trovato una terra che è quasi un continente, ricca di tante sfaccettature, di tante realtà e tante anime».

Per Cupani le prime esperienze di comicità sono arrivate da giovanissimo, impegnato a far ridere i compagni di classe con battute e imitazioni dei professori. Dopo aver fatto Lettere Classiche, un master con Umberto Eco gli ha permesso approdare nel mondo dell’editoria. Ma il sogno era quello di fare l’attore. Quindi la svolta nella scuola di recitazione alla ricerca di un ruolo drammatico, poi la partenza per Londra.

Qui il genere comico è stato riscoperto quasi per caso. Cupani ha sbancato una sorta di Corrida in salsa inglese al Comedy store, dove ha sbaragliato una trentina di agguerriti concorrenti. Ha preso il via così una carriera che non si è più arrestata, proponendo spettacoli dal vivo e in tv si sia per gli anglofoni che per gli italiani.

La celebrità televisiva è arrivata con Zelig, grazie a uno spettacolo che, dice il comico di origine bolognese: «Proprio come il tipico piatto della tradizione scozzese è ricco di sfumature, di risvolti e di sapori differenti». Inevitabile a questo punto un raffronto con la Sardegna. Ma Cupani si è affrettato a precisare: «Se il mio spettacolo è buono come il porridge, la Sardegna lo è di più». A fine serata il comico si è intrattenuto con i fan scambiando battute e scattando selfie.

La stagione culturale di MAB Teatro prosegue al Teatro Comunale di Ittiri il 20 dicembre alle 20.30 con il Concerto per chitarra classica di Emanuele Addis della “Royal Academy of Music” di Londra.




Alghero, applausi al Teatro Civico per “Le musiche di Antonio Simon Mossa”

La presidente Is.Be Maria Doloretta Lai: “Auspichiamo una circuitazione del progetto in tutta la Sardegna”

ALGHERO. Pianoforte, orchestra e voci corali si fondono insieme ed emozionano al cospetto di un pubblico entusiasta. Impossibile non pensare a immagini di film, a pellicole per le quali queste note sono state create da un grande intellettuale sardo scomparso nel 1971, all’età di cinquantacinque anni. Sono “Le musiche di Antonio Simon Mossa”, presentate venerdì sera in prima assoluta al Teatro Civico di Alghero, nel corso di un evento organizzato dall’Istituto Camillo Bellieni di Sassari in collaborazione con l’Archivio Simon Mossa e la Società Umanitaria Cineteca Sarda, con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Alghero.

Emerge così il talento musicale di un personaggio notissimo per il suo impegno di ideologo dell’indipendentismo sardo, poliedrico uomo di cultura, architetto, giornalista e scrittore.

A introdurre il concerto sono stati numerosi interventi coordinati dalla presidente dell’Is.Be Maria Doloretta Lai, che ha auspicato una circuitazione del progetto in tutta la Sardegna.

Il sindaco Mario Conoci si è detto onorato di ospitare la presentazione ad Alghero: “Una città che Simon Mossa sentiva profondamente sua e alla quale resta legato per le grandissime testimonianze delle sue capacità architettoniche, ma anche in riferimento ai suoi pensieri culturali e politici”.

La scoperta delle composizioni si è rivelata una sorpresa per gli stessi familiari, come ha spiegato il figlio Pietro Simon: “È stata una scoperta anche per noi figli, che avevamo sempre conosciuto la passione di papà per la musica, ereditata da nostra nonna. Sapevamo che suonava tanti strumenti, ma non immaginavamo che avesse composto musiche. Quando mia cugina da Pisa ci ha informato che aveva recuperato degli spartiti firmati da lui, li abbiamo mostrati a un musicista esperto”.

L’esperto è il maestro Battista Giordano, che dal palco del Civico ha dichiarato di essere rimasto “colpito dalla qualità della scrittura e degli arrangiamenti. La caratteristica delle musiche di Simon Mossa – ha specificato – è quella di essere all’interno di un sound che ha caratterizzato il cinema italiano fino agli anni ‘50, provenendo da un certo ingresso del jazz nordamericano filtrato attraverso il gusto musicale italiano dell’epoca”. Il lavoro di trascrizione ha richiesto sei anni prima di essere pronto per la presentazione.

Nel corso della serata un applauso spontaneo e un augurio di pronta guarigione sono stati rivolti al direttore scientifico dell’Is.Be, Michele Pinna, e all’esperto di cinematografia Riccardo Campanelli, che non hanno potuto presenziare a causa di motivi di salute.

Del percorso di avvicinamento del giovane Antonio al mondo del cinema ha parlato Nadia Rondello, della Società Umanitaria di Alghero, elencandone le diverse fasi, a partire dalla frequentazione del CineGuf di Firenze nel 1939 con Fiorenzo Serra, all’approdo nel 1940 a Cinecittà, dove aveva lavorato come aiuto regista di grandi nomi come Augusto Genina.

Aveva inoltre girato film sperimentali per la sezione cinematografica Cine GIL di Sassari collaborando con altri sardi illustri quali Arturo Usai, Antonio Pigliaru e Giuseppe Melis Bassu. Grazie ai contatti con la GIL, aveva la possibilità di assistere a proiezioni di film che in quel momento erano vietati in sala, in particolare le avanguardie russa e francese.

Per quanto riguarda le musiche, nel 1935 aveva composto variazioni di canti sardi per tre violini e pianoforte per l’Ora radiofonica del GUF, una trasmissione ideata interamente dagli studenti dell’Università di Pisa, che vinse il primo premio ai Littoriali della Cultura e dell’Arte.

Il periodo di più intensa attività politica è stato invece tratteggiato da Antonello Nasone, che ha individuato le avvisaglie del sentimento sardista già nel contesto familiare e negli anni dell’adolescenza. Nasone ha messo in luce un percorso non sempre lineare ma coerente, che nelle testimonianze scritte trova un punto di partenza negli appunti di un quaderno degli anni liceali, nel quale Simon Mossa riportava dieci tesi di filosofia che concludevano con “Viva la Sardegna autonoma”.

I brani del concerto sono stati eseguiti da Antonella Chironi al pianoforte, dall’orchestra d’archi Glareano, da Alessandro Schirano al clarinetto e dall’ensemble di voci del coro diretto da Silvio Carobbi, che hanno interpretato partiture connesse all’attività di regista cinematografico, e in seconda battuta creazioni legate all’età giovanile come band leader, compositore e arrangiatore. Una seconda raccolta di partiture ha riguardato gli studi etno-musicologici, con trascrizioni del “mi e la” (canto della Planargia) e altri generi sardi. La serata si è conclusa tra applausi scroscianti con l’esecuzione di arrangiamenti e composizioni di Battista Giordano ispirate alla produzione musicale di Simon Mossa.




Danza a Sassari tra ologrammi e intelligenze artificiali, Livia Lepri accolta tra gli applausi

Al Verdi la prima assoluta di “#the game”: il festival della danza d’autore “Corpi in movimento” ha concluso sabato la XIX edizione con uno spettacolo di grande complessità firmato Estemporada, che vuol essere un invito a non avere paura del futuro

SASSARI. “No, non ti sto spiando, sono progettata per proteggere la tua privacy”. Una voce artificiale irrompe in sala al Teatro Verdi di Sassari e, nonostante il tentativo rassicurante, provoca una certa inquietudine. Il timbro vocale è di Alexa, l’intelligenza artificiale, i cui circuiti luminosi volteggiano sul palco tra due danzatrici dai costumi avveniristici, ad indicare che il futuro è già qui.

All’improvviso appare una figura luminosa che inizia a danzare accanto alle tre protagoniste. L’immagine sembra quasi criptata ma la sensualità delle movenze e la sagoma sono inconfondibili: è Livia Lepri, notissima coreografa della compagnia Estemporada di Sassari, ideatrice dello spettacolo.

Anzi no, è il suo ologramma, magicamente prodotto grazie a un complesso gioco di luci. Il sincronismo è perfetto, e i movimenti ipnotici della danza sembrano quasi tranquillizzare gli spettatori, in un ritmo ammaliante che è l’invito ad accettare questo nuovo mondo, questo nuovo gioco fatto di interazioni, “the game”.

È “Lo Stato della Materia #thegame”, l’ultimo lavoro ideato da Livia Lepri per la compagnia Danza Estemporada, presentato in prima assoluta sabato scorso al Verdi come spettacolo conclusivo del festival “Corpi in movimento” 2022.

Gli applausi arrivano scroscianti, ma solo a fine serata, quando la coreografa saluta il pubblico sul palco assieme alle danzatrici e agli scenografi e costumisti. Gli spettatori hanno atteso in silenzio fino all’ultimo momento, perché i sensori di Alexa sono sensibilissimi e si attivano con il battito.

Tutto è studiato per evidenziare un futuro pressante fatto di nuovi media, intelligenze artificiali e tecnologia, senza mai dimenticare l’origine, e quindi la coscienza di un ritorno alla natura di esseri viventi. Un senso di libertà pervade il finale, quando la proiezione di cavalli al galoppo lungo praterie sconfinate straborda volutamente addirittura dal quadrato del palcoscenico.

«Sono davvero grata che il messaggio sia passato, che è quello di non avere paura del futuro – ha affermato Lepri –. È stato un lavoro molto complesso, lungo, ma tanto gratificante perché mi sono circondata di grandi professionalità. Sono tre anni che ci lavoriamo. L’ologramma ha richiesto una lunga gestazione perché doveva interagire non solo con le danzatrici in carne ed ossa ma anche con i sensori di Alexa”.

Le scenografie e i costumi sono a cura di Fabio Loi, lo studio digitale e il progetto olografico sono di Francesco Dessì e Stefano Campus, il disegno luci è affidato ad Adriano Marras e la parte tecnica è a cura di Toni Grandi. Ora la compagnia Estemporada partirà in Albania, dove in settimana, presenterà a Tirana il prequel de “Lo stato della materia #ilmutaforme”.

“Per me è stato un onore chiudere il festival di DanzeventiCorpi in movimento” – ha proseguito Livia Lepri – perché è un festival di grande spessore. E realizzare una prima nazionale per la mia città dove io lavoro, dove svolgo la mia esistenza umana e creativa è stato un onore. Quindi adesso voleremo in Albania e in altre parti d’Italia, sperando di essere presenti a noi stessi”.

Il festival è organizzato dall’associazione Danzeventi con il patrocinio e il sostegno del Mic, della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna, del Comune di Sennori e del Baretto di Porto Ferro,e la collaborazione del Teatro Verdi, del Rotary Club Sassari Nord e della Comes.




Teatro Verdi, a Sassari applausi a scena aperta tra ironia e provocazioni con Daniele Cipriani

Sasha&Riva e Damiano Ottavio Bigi affascinano gli spettatori con i registri della leggerezza, del dramma e dell’irrequieta introspezione

Una straordinaria performance per i tre danzatori di fama mondiale protagonisti di cinque spettacoli per la XIX edizione di “Corpi in movimento”

SASSARI. Commozione, ilarità e sconcerto venerdì 30 settembre al Teatro Verdi per la XIX edizione del festival “Corpi in movimento” promosso da Danzeventi, che ha portato in scena tre danzatori e i cinque spettacoli di rara intensità. La Daniele Cipriani Entertainment, mettendo insieme in un’unica serata performer di fama mondiale quali Sasha Riva, Simone Repele e Damiano Ottavio Bigi, ha incantato il pubblico con coreografie ispirate alla fiaba, alla condizione umana e all’apocalisse.

Il duo Riva & Repele articola un’applaudita performance lungo tre capitoli legati dal filo conduttore dell’incontro. Come quello delle “Nozze di Aurora” tra un principe dai modi “rudi e tamarri” con una bella addormentata talmente oggetto da rivelarsi una bambola gonfiabile. Rivisitazione della celebre favola in chiave anti-disneyana e con l’innesto di un ambiguo paggetto, il lavoro inscena stupri e apprendistati sessuali con una leggerezza volutamente sottile da provocare sconcerto e ilarità: “Abbiamo usato l’ironia – spiegano i due artisti – che è un’arma a doppio taglio perché presenta sempre un lato oscuro”.

Impressiona poi la sintesi tra corpo umano e quello degli uccelli in “Firebird”, opera di Marco Goecke, uno dei maggiori coreografi europei della scena tersicorea. I due ballerini aderiscono uno all’altro in un tentativo di volo sulle note di Stravinsky o nell’improvviso silenzio a suggerire abissi accarezzati da ali antropomorfe. Grande emozione infine nel rendez-vous post-apocalittico di “Sinking”, creazione originale di Sasha e Simone. Ricoperti di polvere e sopravvissuti a una catastrofe innominabile la coppia allontana la morte risorgendo nell’unione reciproca.

Damiano Ottavio Bigi omaggia Sassari con la prima nazionale di “Nuovo Solo”, traducendo sul palco di via Politeama gli insegnamenti di Pina Bausch, di cui è stato un danzatore nella “mitica” compagnia Tanztheater Wuppertal. Fluidità e armonia i registri della sua esibizione composta da agitata introspezione ed esplosioni di spiazzante vitalismo comuni anche all’altro pezzo, “Approaching the Lighthouse”. “È un lavoro sulla tempesta – dichiara Bigi – e la ricerca di un punto fermo che non si raggiunge mai”.

La lezione della maestra tedesca ritorna sottotraccia nell’ipnotica resa scenica di Damiano: “Pina mi ha insegnato a creare i soli come delle canzoni. E la mia esperienza con lei continua a uscire fuori nelle parti teatrali o nelle modalità di costruzione delle coreografie”.

Il festival è organizzato dall’associazione Danzeventi con il patrocinio e il sostegno del Mic, della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna, del Comune di Sennori e del Baretto di Porto Ferro,e la collaborazione del Teatro Verdi, del Rotary Club Sassari Nord e della Comes. Per info e prenotazioni contattare [email protected] o chiamare il numero 3406517531.




Sassari, applausi per “Omaggio a Carla Fracci”

Al Verdi, assieme ai professionisti Elena Idini e Angelo de Serra, hanno dato spettacolo le allieve della DanSoul Studio diretta da Sharon Podesva

SASSARI. Domenica, al Teatro Verdi di Sassari, “Omaggio a Carla Fracci” non è stato soltanto l’esito scenico di un lavoro preparatorio che ha richiesto mesi di impegno e dedizione per le allieve della DanSoul Studio.

È stato piuttosto un tributo alla danza classica nella sua massima ricerca espressiva, nel tentativo di portare quest’arte a Sassari ai più alti livelli, ispirandosi, a un anno dalla scomparsa, all’esempio di una donna che ne è diventata l’icona indiscussa nel Novecento.

E anche il tentativo mai sopito di seguire le orme di un’altra grande danzatrice, Jaguse Vrankova, prima ballerina del Teatro Nazionale dell’Opera di Praga che, negli anni Settanta, ha fondato la Scuola di Danza classica Città di Sassari, la prima nel suo genere riconosciuta dal Ministero della Pubblica istruzione.

Dopo due ore e mezza di grande spettacolo, la direttrice artistica Sharon Podesva (nipote di Vrankova) assieme al corpo di ballo ha raccolto sul palcoscenico i frutti di tanto lavoro, e con essi gli applausi di un pubblico caloroso ed entusiasta.

«È stato meraviglioso – ha affermato Podesva – è un grande risultato che ci premia per l’impegno profuso. È stato molto faticoso, ma lo rifarei altre mille volte. Credo che tutti dovremmo lavorare per ricordare una donna che ha fatto conoscere e amare il balletto a livello planetario».

Coreografie, costumi, sceneggiature, scenografie, musiche e luci: tutto è stato studiato alla perfezione per rievocare sensazioni e immagini dei più acclamati capolavori portati in auge dalla Fracci, con particolare riferimento al balletto romantico francese. Assieme alle allieve della Dansoul si sono esibiti due straordinari interpreti come Elena Idini e Angelo de Serra, ormai professionisti conclamati.

La prima parte della serata ha messo in luce brevi ma intense composizioni tratte da opere quali “La morte del cigno” o “Les Silphides”, e variazioni da “Don Quixote” e “Romeo e Giulietta”. La seconda parte ha portato in scena il balletto in due atti “Giselle”, che fu il cavallo di battaglia dell’etoile milanese.

«Ci sono voluti tre mesi di preparazione in cui abbiamo lavorato giorno e notte – ha assicurato Podesva –. Da un lato le attività in sala assieme alle allieve, nel ruolo di insegnante e coreografa, dall’altro lo studio della scenografia, della sceneggiatura, le musiche e i costumi a cui tengo tantissimo. Poi anche la struttura dello spettacolo per garantire un livello d’eccellenza degno di un lodevole avviamento professionale».

Un’esposizione fotografica a firma di diversi autori, nell’atrio del Verdi, è stata occasione per riscoprire alcuni tra i momenti più significativi di questo anno di lavoro della Dansoul.




Grazia Di Michele incanta il pubblico di San Teodoro: l’arte di Marisa Sannia rivive in “Poesie di carta”

Grazia Di Michele in concerto a San Teodoro

SAN TEODORO.  “Con le parole si dicono cose umane, con la musica si esprime ciò che ognuno di noi ha dentro e non sa definire”. La voce delicata e profonda di Marisa Sannia rompe il silenzio nell’attesa del concerto. È solo una registrazione, ma è subito magia. Grazia Di Michele giovedì sera ha dato il via così al suo nuovo progetto musicale “Poesie di Carta”, presentando in prima assoluta al pubblico di San Teodoro lo speciale tributo all’artista sarda scomparsa nel 2008.

Sul palco di Piazza di Gallura ha preso vita un concerto autentico, animato dal comune amore delle due donne per la poesia, nel fluido alternarsi di emozioni cantate in italiano, in sardo e spagnolo. Fin dai primi brani in scaletta il pubblico è stato rapito dall’intreccio indissolubile di musica e parole, a partire dalla struggente ballata “Melagranàda ruja”, scritta da Ciccittu Masala, e dall’intensità di “Laberintos y espejos” di Federico Garcia Lorca.

Palpabile l’energia del gruppo per l’entusiasmo di suonare finalmente insieme dal vivo. La voce della cantautrice romana accompagnata dalle note di Marco Piras al pianoforte, Fabiano Lelli alla chitarra, Fabrizio Fabiano al violoncello e Bruno Piccinnu alle percussioni, ha incantato la platea con le immagini evocative de “Il marinaio blu” e le trasognanti atmosfere iberiche di “He cerrado mi balcón” e di “El abanico”.

Lo spettacolo è entrato nel vivo con l’immancabile ricordo del legame d’amicizia e del sodalizio artistico fra la Sannia e Sergio Endrico, attraverso le note di “Come stasera mai”. Endrigo fu il primo a riconoscerne il talento, tanto che nel 1970 lei gli dedicò l’intero album “Marisa Sannia canta Sergio Endrigo… e le sue canzoni”.

Filo conduttore è stato il meraviglioso album “Rosa de Papel”, nel quale “la gazzella di Cagliari” aveva saputo trasformare magistralmente in musica molti dei versi di Federico Garcìa Lorca. Tra i brani proposti a San Teodoro: “El nino mudo”, “Aguila de los ninos”, “Canción China en Europa”, lacanzone piena di ore perdute nell’ombra “Verlaine” e la trascinante melodia “Chie sò”, applauditissime dal pubblico che ha reclamato il bis.

Il quintetto ha infine eseguito la celebre “Casa Bianca” (seconda classificata al Festival di Sanremo 1968) e ha chiuso con un capolavoro di Grazia Di Michele, “Le Ragazze di Gauguin”, il cui ritornello è statocantato all’unisono con il pubblico, come a suggellare l’omaggio di una donna a un’altra donna, a “un altro dolce mistero che il tempo non cambierà”. Il concerto ha inaugurato le quattro serate di spettacoli della sesta edizione del festival “Musica dalle Finis Terrae”.

“Poesie di carta” sarà riproposto nell’Isola il prossimo anno, con alcune date già in calendario a gennaio a Macomer, Oristano e San Gavino. «L’intento è quello di far conoscere a tutti, e di ricordare a chi già lo apprezza, il prezioso patrimonio artistico che rappresenta il lavoro della Sannia – ha affermato Grazia Di Michele – rispettando al contempo l’umiltà e la riservatezza che l’hanno contraddistinta come donna».