Progetto Ortumannu. I batteri come alternativa ai fertilizzanti chimici

ATENEO DI CAGLIARI IN PRIMA FILA, CON ENEA, CRS4 E UNIVERSITÀ DELLA GIORDANIAOttimi e innovativi i risultati degli studi internazionali, finanziati dalla Regione Sardegna, per l’introduzione dei fertilizzanti microbici quale pratica sostenibile idonea a combattere l’impoverimento dei suoli, ridurre l’utilizzo di acqua, di fertilizzanti e di pesticidi. Responsabile scientifico delle ricerche è il professor Giovanni Battista De Giudici (dipartimento di Scienze chimiche e geologiche di UniCa). Con lui i ricercatori Elisabetta Dore, Daniela Medas, Pier Andrea Marras, Rosa Cidu, Franco Frau e Francesca Podda.

Utilizzare i microbi al posto dei fertilizzanti chimici per puntare ad un’agricoltura sempre più sostenibile. Si può fare, presto e bene. Una ulteriore conferma che è questa la strada giusta arriva dal progetto Ortumannu, in cui l’Università di Cagliari è protagonista, in collaborazione con l’Enea, il Crs4 e la Mutah University della Giordania.

Microrganismi e batteri opportunamente utilizzati sono in grado di favorire la produzione agricola anche in periodi di stress idrico e migliorando le caratteristiche del suolo

Ortumannu, da dicembre 2021 a novembre 2022, ha riguardato la sperimentazione sulla coltivazione del sorgo (o saggina, cereale tra i più importanti al mondo, noto anche come pianta cammello) nella regione di Wadi Ghuweir, sud-ovest della Giordania. In precedenza (2017-2021) un altro progetto triennale, denominato Supreme, ha sperimentato l’uso dei batteri al posto dei fertilizzanti chimici nella coltivazione di orzo e fave in Giordania e a Cipro e, in Sardegna, sui pomodori nella piana di Pula. Con risultati sempre ottimi in termini di qualità e quantità.

Buone pratiche per il presente e per il futuro

Il mineralogista Giovanni Battista De Giudici, referente per UniCa dei due progetti, spiega: “Alla base c’è il concetto di sostenibilità e il mantenimento degli equilibri chimico-fisici dei suoli. I risultati sono molto incoraggianti da ogni punto di vista, anche economico. Ora si tratta di passare ad una sperimentazione su più larga scala e passare da migliaia di metri quadri a centinaia di ettari può essere fatto in qualche anno. Abbiamo già avviato una collaborazione con AGRIS che ci consentirà di condurre gli studi su scala maggiore e anche su altre colture”.

In prospettiva opportunità imprenditoriali e spazio a nuove start-up capaci di cogliere l’importante innovazione tenendo insieme sostenibilità ambientale e sostenibilità economica

Nella pratica, l’utilizzo dei fertilizzanti microbici consiste nell’arricchire le funzioni del suolo con batteri e funghi endemici in grado di sciogliere i minerali del suolo per fornire alle piante i nutrienti necessari. Occorre dapprima conoscere la composizione mineralogica del suolo, isolare e identificare i batteri in esso presenti per poi testarli per la loro capacità di fissare l’azoto, di metabolizzare il fosforo, di rendere solubile il potassio, di produrre fitormoni. Questo quadro conoscitivo permette di dare risposte alle esigenze degli agricoltori. “Di fertilizzanti microbici ne esistono già in commercio, quel che non va bene è che propongono soluzioni generalizzate, mentre invece è indispensabile tenere conto della specificità di ogni singolo terreno”.

Previsti a breve ulteriori studi di UniCa, sempre con Enea, Crs4 e Regione

Anche in agricoltura la sostenibilità non è più un vezzo ma un’esigenza. I danni causati dall’utilizzo eccessivo (non sempre efficiente) dei fertilizzanti chimici sono stati denunciati da tempo da vari organismi internazionali quali l’Agenzia Onu per l’ambiente e dall’Oms. Recenti rapporti prospettano che la produzione dei pesticidi supererà i 300 miliardi di dollari nel 2025, causando sempre maggiori danni all’ambiente e alla salute degli esseri umani. D’altra parte occorre rispondere alla sempre più crescente domanda di cibo derivante dall’aumento costante della popolazione mondiale. La FAO ha indicato la strada: “Rafforzare la produzione e la sicurezza globale senza sacrificare la fertilità del suolo e gli ecosistemi”.

Per contatti, foto e video di approfondimento:
 HYPERLINK “http://www.unica.it/unica/page/it/innovazioni_per_lagricoltura_batteri_al_posto_dei_fertilizzanti_chimici” www.unica.it/unica/page/it/innovazioni_per_lagricoltura_batteri_al_posto_dei_fertilizzanti_chimici




AOU SASSARI – Mani pulite contro batteri e virus

Mani pulite contro batteri e virus

Oggi ricade la Giornata mondiale dell’igiene delle mani che riconosce agli infermieri un ruolo importante nella prevenzione delle infezioni.

Sassari 5 maggio 2020 – Cinque quante sono le dita delle mani, cinque come i momenti fondamentali da ricordare per l’igiene delle mani che, al tempo del Coronavirus, diventa sempre più importante, perché le mani pulite possono salvare delle vite. Parte da questo impegno – che per tutti gli operatori sanitari deve essere quotidiano – il messaggio che, anche quest’anno, l’Aou di Sassari lancia con la struttura di Igiene e Controllo delle infezioni correlate all’assistenza, in occasione della Giornata mondiale dell’igiene delle mani che ricade proprio oggi, 5 maggio.

La giornata, organizzata dall’Oms, sarà dedicata anche agli infermieri e alle ostetriche, perché nel 2020 – bicentenario della nascita di Florence Nightingale, fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna – ricade l’anno internazionale delle professioni infermieristiche ed ostetriche.

«L’emergenza sanitaria – afferma il direttore della struttura di Igiene e Controllo delle infezioni correlate all’assistenza, professor Paolo Castiglia – non ci ha consentito di realizzare le manifestazioni che facciamo annualmente. Vogliamo comunque richiamare tutti, operatori, pazienti e cittadini, a questa fondamentale misura di prevenzione, in particolare in questo periodo. L’igiene delle mani, infatti, è una delle azioni più efficaci che è possibile intraprendere per ridurre la diffusione di agenti patogeni e prevenire le infezioni, incluso il coronavirus».

Sono 5 i momenti che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha individuato come importanti nell’igienizzazione delle mani: prima del contatto con il paziente, prima di una qualsiasi manovra asettica sul paziente e dopo l’esposizione a un liquido biologico e dopo aver rimosso i guanti. Bisogna poi ricordare di effettuare l’igiene delle mani dopo aver toccato un paziente o nelle immediate vicinanze del paziente uscendo dalla stanza e, infine, dopo il contatto con tutto quello che sta attorno al paziente, anche in assenza di un contatto diretto con il paziente stesso.

La campagna dell’Oms punta a mobilitare le persone di tutto il mondo ad aumentare l’adesione alla pratica dell’igienizzazione delle mani, soprattutto nelle strutture sanitarie, così da proteggere operatori sanitari e pazienti sia dal coronavirus che da altri agenti patogeni.

Gli infermieri, gli oss e i medici sono in prima fila nell’emergenza sanitaria. E così, in linea con “l’Anno dell’Infermiere e dell’Ostetrica“, la campagna globale di igiene delle mani riconosce loro un ruolo fondamentale nella prevenzione delle infezioni.

Per l’occasione l’Aou ha realizzato un breve video, disponibile sul canale YouTube aziendale, nel quale due operatrici della struttura di Igiene mostrano come e quando deve essere fatta l’igienizzazione delle mani, quindi l’uso dei guanti e di un box pedagogico che mostra quanto siano pulite le mani. Il video si conclude con un mosaico di fotografie che ritraggono i coordinatori dei vari reparti con le mani alzate dopo la loro igienizzazione.