Rincari Energetici in Arrivo: Rammarico e Preoccupazione per le Bollette degli Italiani

Con profondo rammarico, le bollette energetiche degli italiani potrebbero presto subire nuovi rincari. Dopo un periodo di calo nei primi mesi dell’anno, ora si delinea la possibilità di significativi aumenti a partire dall’estate. “I mercati sono volatili e le quotazioni in rialzo”, ha dichiarato ieri Stefano Besseghini, durante un’audizione alla Commissione Finanze della Camera. Si prevede un aumento fino al 15% per il gas e fino al 25% per la corrente elettrica nel quarto trimestre rispetto ai livelli attuali.

È davvero preoccupante che il prezzo del gas naturale stia aumentando di nuovo. Con gli stoccaggi a livelli rassicuranti, il gas liquido proveniente dagli Stati Uniti e le nuove forniture dall’Algeria, si sperava che la corsa di questa materia prima potesse rallentare. “Purtroppo non è stato fatto abbastanza”, afferma con disappunto Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “A salvarci in questi ultimi mesi è stato solo un evento fortuito e fortunato, ossia il fatto che quest’inverno è stato il secondo più caldo di sempre in Europa. Questo ha consentito di far scendere la domanda di gas, ha permesso di avere a fine inverno gli stoccaggi ancora ben forniti (siamo al 57%)”.

Il tetto al prezzo del gas? “È l’unica cosa che è stata fatta”, dice Dona, “Peraltro non è mai scattato”. Per l’esperto, sarebbe stato necessario fare molto di più. L’elenco di ciò che era richiesto è lungo: un mercato alternativo a quello di Amsterdam, il disaccoppiamento del prezzo della luce da quello del gas, un ripensamento del meccanismo delle aste Ets (il sistema europeo di acquisto dei permessi per emettere CO2), e altre misure a livello europeo e nazionale.

La speculazione svolge anche un ruolo cruciale, spingendo i prezzi in avanti come ha fatto nel corso dell’ultimo anno e mezzo. “I prezzi dell’energia stanno salendo per una concomitanza di fattori”, spiega Carlo Rienzi, presidente del Codacons. Tra questi, la siccità, la guerra in Ucraina, lo stop del gas russo e la crescente domanda da parte della Cina. Ma vi sono anche le ben note speculazioni sui mercati, dove i grandi player dettano legge.

L’allarme è già alto e si attende un intervento da parte dell’esecutivo. “Di certo il Governo non deve farsi trovare impreparato”, avverte Rienzi, “e deve studiare già da adesso misure in grado di intervenire sui possibili rialzi delle tariffe di luce e gas”. Anche l’Unione Nazionale Consumatori esprime preoccupazione e speranza in un intervento del Parlamento per ripristinare gli sconti su luce e gas aboliti dal Governo Meloni. Altrimenti, le conseguenze per i consumatori e l’economia nazionale potrebbero essere gravi.




Riduzione dei prezzi del gas: cosa significa per le bollette dei consumatori?

La discesa dei prezzi del gas avrà un impatto positivo sulle bollette nei prossimi mesi. La buona notizia arriva dall’Europa, dove le quotazioni del gas naturale hanno raggiunto il loro minimo dal dicembre 2021, crollando dal picco di 340 euro al megawattora di agosto a 48,9 euro. Questo rappresenta una diminuzione dell’85% nel future del Ttf olandese con consegna a marzo in quasi sei mesi. Anche se questi prezzi sono ancora almeno il doppio dei livelli pre-crisi, c’è la speranza che si tradurranno in una riduzione delle bollette.

È importante sottolineare che l’adeguamento delle tariffe non è automatico e ci sono differenze tra mercato tutelato e libero. Nel mercato tutelato, che conta circa 7 milioni di utenti per il gas e quasi 11 milioni per la luce, l’Autorità di regolazione Arera ha stabilito tariffe luce in calo del 19,5% da gennaio a marzo. Questo significa che per questa clientela, le nuove tariffe saranno in vigore per il primo trimestre del 2023.

Per il gas, la situazione è diversa. L’Autorità ha stabilito di calcolare i prezzi del gas sulla media mensile di quelli registrati sul mercato italiano all’ingrosso, utilizzando l’indice Psv anziché l’indice Ttf di Amsterdam. L’aspetto positivo è che stiamo già assistendo alle prime riduzioni dei prezzi agli utenti finali. Tuttavia, siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi e la riduzione per il mese di gennaio, ad esempio, non compensa ancora del tutto gli alti livelli di prezzo raggiunti nell’ultimo anno.

Per quanto riguarda il mercato libero, tutto dipende dal contratto. Se si è stipulato o si è sottoscritto un contratto della luce o del gas a prezzo fisso, significa ovviamente che si pagherà la stessa cifra, al netto dei consumi che possono variare, per un determinato periodo di tempo stabilito nel contratto. Se si è scelta l’opzione dell’indicizzazione, che può essere su base mensile, vuol dire che si è scelto di esporsi alle oscillazioni del mercato (anche in positivo). Le offerte variabili a prezzo indicizzato spesso prendono come riferimento il prezzo del gas al Psv ma è possibile che il prezzo stabilito nel contratto sia agganciato al Ttf olandese. In questo caso, le bollette potrebbero scendere solo da marzo per chi ha un’indicizzazione mensile.

Nonostante ci siano ancora incertezze sul futuro, la speranza è che i prezzi del gas continueranno a scendere e che ci saranno ulteriori riduzioni per i consumatori. Inoltre, gli oneri generali di sistema per il gas sono stati azzerati per il primo trimestre del 2023, il che contribuirà a tenere bassi i prezzi.




CONFARTIGIANATO SARDEGNA–C.STAMPA–14-10-22–CRISI BOLLETTE-Confartigianato scrive alla Regione per sostegni

CRISI BOLLETTE – Confartigianato Sardegna scrive alla Regione: se non
s’inverte la rotta, migliaia di imprese e dipendenti a rischio. Gli
Artigiani chiedono sostegni concreti, strumenti e soluzioni
straordinari e strutturali. Lai e Serra (Confartigianato Edilizia
Sardegna): “Situazione devastante: pronti a collaborare su scelte e
indicazioni su risorse da stanziare”. L’incidenza media delle bollette
di gas ed elettricità nei bilanci delle imprese è passata dal 15,8% al
28,1%.

Le 35mila imprese artigiane della Sardegna, insieme a più di 90mila
dipendenti, stanno vivendo una crisi senza precedenti legata alla
folle corsa dei prezzi di gas ed elettricità. Situazione che rischia
di cancellare migliaia di attività produttive e far perdere decine di
migliaia di posti di lavoro, frenando pesantemente l’economia
produttiva isolana.

Ed è per questo che Confartigianato Imprese Sardegna, a nome delle
realtà produttive artigiane sarde, ha scritto agli Assessori Regionali
al Bilancio e all’Artigianato, Giuseppe Fasolino e Gianni Chessa, per
chiedere provvedimenti a sostegno di imprese e famiglie, con strumenti
e soluzioni rapidi, concreti e senza burocrazia.

“Tante attività artigiane, infatti – scrivono nella missiva la
Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Maria Amelia Lai, e
Daniele Serra, Segretario Regionale – se la rotta del caro-energia non
dovesse essere invertita, non saranno più in condizioni di lavorare e
si troveranno a dover chiudere definitivamente con danni irreparabili
al sistema economico e sociale regionale”.

E i dati che arrivano dalle rilevazioni dell’Ufficio Studi di
Confartigianato Sardegna sono allarmanti: ad agosto i prezzi
dell’elettricità, del gas e degli altri combustibili nell’Isola sono
cresciuti, in media, del 75,6% rispetto allo stesso periodo del 2021.
L’aumento maggiore è stato registrato a Olbia-Tempio con +73,6%
rispetto all’anno precedente; segue la provincia di Sassari con +64,7%
e Cagliari con +66,4%. Inoltre, aa settembre 2021 a oggi le micro e
piccole imprese della Sardegna hanno pagato per l’energia elettrica
425milioni di euro in più rispetto all’anno precedente. I settori più
colpiti nell’Isola sono quelli della panificazione, alimentare,
lavorazione legno e autoriparazione così come nel resto d’Italia lo
sono quelli di vetro, ceramica, cemento, carta, metallurgia, chimica,
tessile, gomma e plastica. Un impatto senza precedenti sulle piccole
attività produttive isolane che rischia di ingigantirsi ulteriormente
se nei prossimi quattro mesi i prezzi dell’elettricità non
diminuiranno; i maggiori costi per i piccoli imprenditori, infatti,
potrebbero salire nel 2022 fino a 850 milioni di euro in più rispetto
al 2021. E ancora l’incidenza media delle bollette di gas ed
elettricità nei bilanci delle imprese è passata dal 15,8% al 28,1%, di
fatto raddoppiata. Significa che mediamente l’energia è diventata una
delle spese più importanti per le imprese artigiane sarde.

“La situazione è insostenibile e rischia di andare fuori controllo –
continuano Lai e Serra – per questo l’emergenza necessita di strumenti
strutturali e soluzioni straordinarie, principalmente legate alle
politiche nazionali ed europee. Per questo accogliamo con favore le
recenti dichiarazioni della Giunta Regionale su imminenti
provvedimenti a sostegno di imprese e famiglie con dotazioni
finanziarie importanti”.

Per Confartigianato Sardegna, a livello regionale e nazionale, servono
interventi immediati e altrettanto rapide riforme per riportare i
prezzi dell’energia sotto controllo e scongiurare un’ecatombe di
imprese e una crisi senza precedenti.

“Il tempo per agire è veramente ristretto, anche in vista dell’arrivo
dei mesi più freddi e fortemente energivori – concludono la Presidente
e il Segretario nella lettera – le nostre aziende rischiano il
lockdown energetico e molti imprenditori pensano alla chiusura. Per
questo ci rendiamo disponibili verso la Regione a fornire il nostro
contributo per condividere le scelte e le indicazioni sulla
destinazione di tali risorse affinché il loro impatto sia massimizzato
e ne siano ottimizzati i benefici”.

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Responsabile Ufficio Stampa Confartigianato Imprese Sardegna




Caro Bollette In ordine sparso non si va da nessuna parte: COMUNICATO PRESIDENTE ASEL SARDEGNA

“In ordine sparso non si va da nessuna parte – dice con forza il Presidente di ASEL Sardegna, la storica associazione degli Enti Locali Sardi – Ci sono le sedi nelle quali si fanno le proposte, si esaminano i progetti ed i programmi, si adottano le decisioni di interesse generale per tutti i Comuni ella Sardegna”. 

Da subito, lo scorso marzo, sette mesi fa, l’ASEL aveva dato il primo allarme ed aveva chiesto al Presidente della Regione di destinare una quota consistente delle risorse messe in campo con la legge “Omnibus”. 

“Non se n’è fatto nulla – denuncia il Presidente dell’ASEL Rodolfo Cancedda – e in data 13 settembre abbiamo inviato, prima una lettera al Presidente Solinas chiedendo la convocazione della Conferenza Regione–Enti Locali con all’ordine del giorno il “caro bollette”. E’ questa la Sede istituzionale nella quale si dà il via libera alle misure che la Regione deve mettere in campo per affrontare in modo adeguato il problema. Che non è solo la luce nelle strade e nelle piazze, ma anche i servizi essenziali primari di cui i Comuni sono responsabili e si fanno carico. E nella Conferenza siedono tutti, la Regione, il Presidente dell’Anci, il Presidente del Consiglio delle Autonomie, il Sindaco di Cagliari e quant’altri. Presentandosi in ordine sparso non si va da nessuna parte –ribadisce il Presidente Cancedda – Di più, con una lettera del 14 settembre abbiamo chiesto anche al Presidente del Consiglio Regionale Pais un incontro con tutte le forze politiche presenti in Consiglio e le rappresentanze istituzionali degli Enti Locali per sensibilizzarli al problema e approvare subito in Aula gli strumenti legislativi e finanziari necessari “. 

Cagliari 3 Ottobre 2022




LE BOLLETTE ENEL: UN DRAMMA PER I PICCOLI COMUNI

Le bollette Enel: un dramma anche per i piccoli Comuni della Sardegna, che non potranno far fronte al raddoppio delle spese per l’illuminazione pubblica e per quella degli uffici. Occorre perciò un intervento specifico della Regione a coprire il disavanzo tra le spese degli anni scorsi e quelle previste per il 2022 e dopo.

E’ quanto chiede l’A.S.E.L. Sardegna, l’Associazione dei Comuni sardi, in una lettera inviata al Presidente della Regione Christian Solinas e all’Assessore regionale del Bilancio Giuseppe Fasolino, prendendo lo spunto di un “grido d’allarme e d’aiuto” del Comune di Cheremule che, tramite il Vice Sindaco Antonio Chessa, ha denunciato il raddoppio delle spese per l’energia elettrica che dal consolidato 2021 attestato in 64 mila euro, passa ad oltre 118 mila euro per il 2022, risorse che il Comune (con appena 500 anime circa, tale è la popolazione residente) non dispone e per le quali chiede un aiuto specifico dalla Regione.

La proposta dell’ASEL Sardegna alla Regione è che, in un prossimo provvedimento legislativo, venga assegnato ai Comuni Sardi, in particolare ai piccoli Comuni, un contributo specifico aggiuntivo alla manovra finanziaria vigente come concorso ai maggiori costi dell’energia elettrica.

L’A.S.E.L. Sardegna, inoltre porterà il problema all’attenzione della Conferenza Permanente Regione – Enti Locali e del Consiglio delle Autonomie per un impegno politico comune e solidale.

Cagliari 30 marzo 2022

Ufficio Stampa A.S.E.L. Associazione Sarda Enti Locali




CONFARTIGIANATO SARDEGNA–C.STAMPA–05-01-22–ENERGIA-Bollette energia e gas previsti aumenti del 200%

ENERGIA – Caro bollette energia elettrica e gas: anche in Sardegna gli
aumenti, anche del 200%, mettono in difficoltà le imprese.
Particolarmente colpite quelle di piccole dimensioni e le alimentari
(molini, panifici, caseifici). Maria Amelia Lai (Presidente
Confartigianato Sardegna): “Situazione difficile. Milioni di euro di
costi in più che non potranno essere scaricati sui consumatori. Il
Governo deve intervenire: non bastano i quasi 4 miliardi di euro messi
a disposizione”.

“Siamo seriamente preoccupati per la sopravvivenza di tante aziende
che rischiano, nel 2022, di vedere energia elettrica e gas aumentare
anche del 200%”.

E’ questo il timore di Maria Amelia Lai, Presidente di Confartigianato
Imprese Sardegna, sull’entrata in vigore delle nuove tariffe
elettriche e che potrebbero seriamente danneggiare un sistema
produttivo che, lentamente e a fatica, tenta di rialzarsi dalla crisi.
Infatti, una fluttuazione dei costi energetici pericolosamente
altalenante, il cui picco l’Associazione Artigiana ha voluto
fotografare al primo gennaio, unito a un sistema produttivo che ha
notevoli difficoltà a programmare la produzione futura, creano una
pericolosa condizione di “panico”.

“Le nostre imprese, le nostre officine, i nostri cantieri e i nostri
laboratori iniziano a rinunciare a prendere nuovi ordini, nonostante
la fortissima richiesta di beni e servizi – continua la Presidente –
perché gli aumenti dei costi delle materie prime, tra le quali
spiccano l’energia e il gas, sono impossibili da trasferire sulla
committenza. E’ una situazione che ci allarma molto in quanto una
parte delle imprese rischia addirittura di non riaprire dopo le
festività natalizie”.

Il caro tariffe di energia elettrica e gas, infatti, sta incidendo
pesantemente su aziende e famiglie. Nel mese di ottobre 2021, ad
esempio, il salto tariffario per l’energia elettrica rispetto al mese
precedente è stato del 37%, mentre l’aumento di novembre su ottobre è
stato di un altro 3,9%, arrivando al mese di dicembre che rispetto al
mese di novembre ci da un aumento tariffario di almeno il 28%. Aumenti
riscontrabili facilmente nella borsa elettrica visto che fanno
riferimento all’andamento medio mensile del PUN (Prezzo Unico
Nazionale dell’energia elettrica).

“Aumenti che nell’ultimo trimestre del 2021 hanno messo in seria
difficoltà tutte le tante imprese che hanno contrattualizzato tariffe
indicizzate per le loro forniture, e che mai avrebbero pensato di
trovarsi in una situazione di questo genere – sottolinea la Lai –
situazione che, parrebbe, non migliorare nel 2022. Infatti, tutti gli
indicatori, già oggi, dicono che il primo trimestre sarà certamente,
in termini di costo dell’energia, ancora più pesante dell’ultimo
trimestre 2021. Si spera poi in un calo tariffario nel secondo
trimestre visto che le previsioni indicano per il gas naturale una
riduzione dei costi, previsione però tutta da dimostrare e,
soprattutto da quantificare in termini reali”.

Gli aumenti delle tariffe dell’energia elettrica e del gas stanno,
infatti, mettendo in seria difficoltà molte imprese, in particolare
quelle di piccole dimensioni.

Per Confartigianato, in questa fase sottoscrivere nuovi contratti con
forniture a tariffa fissa (quindi molto alte) appare non conveniente
perché comporterà il mantenimento delle stesse per l’intero periodo
contrattuale. Nel contempo, sottoscrivere contratti a tariffa
indicizzata comporterà costi molto alti per il primo trimestre, che è
il periodo dell’anno con maggiore utilizzo di energia elettrica e gas,
sperando poi di poter beneficiare degli eventuali cali dell’andamento
della borsa elettrica, di cui però non c’è certezza.

“La situazione è insostenibile e le imprese non possono vivere
sull’incertezza e il timore di quel che può accadere da qui alla
primavera. Quindi, come si può programmare la propria attività? – si
chiede il Segretario Regionale di Confartigianato Sardegna, Daniele
Serra – il CAEM, uno dei Consorzi di riferimento di Confartigianato
per le forniture di energia elettrica e gas, che opera per diverse
migliaia di piccole imprese, ha fatto alcune simulazioni sugli aumenti
nel 2022, sulla base dell’attuale andamento del prezzo della borsa
elettrica sia sul gas che sull’energia. Ne emerge uno scenario davvero
impressionante”.

Rispetto al 2021 un molino che utilizza quasi 1,5 milioni di kWh/anno,
subirà un aumento del 220% e passerà da 131 a 420 mila euro di costi;
un’azienda della plastica che utilizza annualmente 2,5 milioni di kWh
avrà un aumento della spesa del 202%, passando da 267mila euro a 806;
un caseificio, con un utilizzo di quasi 600mila kWh/anno, subirà un
aumento del 146%, passando da 80mila a 199mila euro di bolletta; un
salumificio, con 332mila kWh/anno, subirà un aumento del 145,20%, e un
aumento che passerà da 45 a 110mila euro; un panificio, con un consumo
medio di 150mila kwh, subirà un aumento del 145%, passando da quasi
21mila a oltre 51mila; un’azienda meccanica con 1,2 milioni di
kWh/anno subirà un aumento del 138%, passando da 182 a 436. L’aumento
per una della ceramica con 20.790 kWh annui sarà del 128%, passando da
oltre 3mila euro a oltre 8mila; un parrucchiere, con 6.700 kWh/anno,
subirà un aumento del 98%, passando cosi da 1.200 euro a oltre 2.500.

“Questi sono gli esempi, se il livello della borsa elettrica si
manterrà com’è attualmente anche per il 2022 – aggiunge il Segretario
– ecco perché ci aspettiamo un intervento legislativo che vada ben
oltre i 3,8 miliardi messi a disposizione dal Governo”.

“È il momento che tutti i soggetti pubblici, per quanto in loro
potere, intervengano con formule di abbattimento dei costi energetici
– concludono Lai e Serra –  si tratta di intervenire in maniera
importante almeno per il 1° trimestre del 2022, soprattutto per quelle
piccole imprese che hanno in questo periodo contratti indicizzati,
oltre a quelle piccole imprese che hanno contrattualizzato tariffe
fisse con attivazione dal mese di settembre/ottobre 2021. Queste sono
quelle che nel primo trimestre 2022 rischiano di dover effettivamente
sospendere l’attività per l’elevato costo materia energia e gas”.

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Responsabile Ufficio Stampa Confartigianato Imprese Sardegna




Aumento delle bollette? Paghi chi ha rallentato la decarbonizzazione

Uno degli obiettivi dell’economia circolare è quello di ridurre in modo significativo i rifiuti e i processi inquinanti e di conseguenza impone alle aziende la responsabilità su scarti ed emissioni che stanno rendendo non balneabili i nostri mari, non frequentabili le nostre pinete, e contaminano le nostre terre e la nostra aria.

Io mi chiedo dove sia la responsabilità di alcune delle società dell’energia che in questi anni hanno fatto di tutto per fare lobbying su Parlamento e governo per estrarre petrolio in Basilicata, nei nostri mari e trivellando dove potevano. Società che hanno fatto di tutto per difendere e remunerare la produzione di energia fossile, cosa che il renzismo ha permesso senza colpo ferire. Queste scelte di politica energetica hanno evidentemente rallentato il percorso di decarbonizzazione ed è in buona parte a questo che va attribuito l’andamento negativo dei costi energetici del nostro Paese. Ora gli aumenti del 40% delle bollette degli italiani li dovrebbe pagare tutti Renzi.

Se cerchiamo le responsabilità politiche le troviamo con molta facilità scoprendo chi ha frenato l’espansione del fotovoltaico in Italia – con i governi di destra che hanno ostacolato le politiche di incentivo alle rinnovabili mandando sul lastrico tante nuove imprese, anche ad alta tecnologia – e chi ha difeso l’industria del fossile.

Il fotovoltaico è tornato a galoppare con il M5S al governo. Secondo il Rapporto statistico del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) sul solare fotovolatico, in tutto il 2018, primo anno del governo Conte 1, sono stati registrati 48000 impianti nuovi, arrivando ad una potenza complessiva di circa 22.654 Gigawatt (Gw) e aumentando del 9,8% rispetto al 2017 la potenza installata.

Nel 2019 per la prima volta in Europa l’eolico e il fotovoltaico insieme hanno prodotto più energia elettrica del carbone, crollato invece del 24% rispetto al 2018.

Se prima del 2018 i governi avessero fatto di più oggi non avremmo questi rincari perché, come ha affermato il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea e responsabile del Green deal, Timmermans, “i prezzi delle rinnovabili sono rimasti bassi e stabili” e ciò deve essere uno stimolo ad “accelerare” verso la transizione ecologica, una sfida che si vince solo sul doppio binario di salvare il pianeta, la casa di tutti e salvare i più deboli.

E’ in questo quadro che il governo deve considerare intollerabile i 19 miliardi di sussidi dannosi verso l’ambiente che ancora vengono distribuiti dal nostro sistema fiscale alle aziende inquinanti, che stanno danneggiando tutto il resto del sistema imprenditoriale italiano e che possono essere utilizzati per azzerare gli aumenti dei prezzi per le bollette.

E’ evidente che chi ha continuato a perseguire comportamenti scellerati e colpevoli nella produzione di CO2 alterando tutti gli equilibri della biosfera, del territorio e del clima in cui siamo immersi non può certo nascondersi dietro la mancanza di consapevolezza. La fragilità del nostro pianeta – nei cui confronti ogni aggressione rappresenta un vero e proprio reato contro l’umanità – è nota a partire dal 1972, con il primo volume scientifico intitolato I limiti dello sviluppo, nel quale i ricercatori del MIT hanno riportato i dati dell’aggressione della natura da parte del nostro sistema economico di produzione e consumo.

Se vogliamo dare qualche attenuante non possiamo andare oltre il 1992, quando, a livello globale, tutti gli attori economici e politici erano ben consci del disastro, visto che l’Onu era arrivata ad approvare la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che diventerà il principale trattato internazionale in materia di lotta contro i cambiamenti climatici per impedire le pericolose influenze sul sistema climatico mondiale.

E’ evidente quindi che gli uomini più ricchi del mondo, le imprese miliardarie hanno contratto un debito imponente. Hanno preso ed estratto dal pianeta bene e risorse di tutti, intaccando quel “Capitale Naturale” che costituisce il patrimonio vitale dell’intera umanità e attribuendone il costo colossale alle future generazioni. In pratica stanno sottraendo aria, mare pulito, boschi ai nostri figli e ai nostri nipoti, gonfiando ogni giorno di più il nostro debito con il pianeta.

Tutti noi cittadini vediamo un degrado quotidiano delle spiagge e dei parchi che frequentiamo, tutti noi che anno dopo anno, patiamo sempre di più il caldo d’estate e rischiamo la vita di inverno tra allerte meteo, cornicioni che si staccano dai balconi o alberi che si spezzano. Tutti noi siamo sempre più consapevoli della necessità di cambiare il nostro modello di sviluppo ma, prima di tutto, i costi di questa transizione, di questo debito con la natura devono pagarlo le imprese miliardarie che l’hanno generato per non farlo ricadere interamente tutto sui più deboli, sui nostri figli e su tutta la comunità, e devono farlo prima che il pianeta vada in bancarotta.