Alghero “Iron City”: Come il brand Sardegna ha conquistato l’olimpo dell’endurance mondiale.
redazione on line
Il risveglio di un gigante mediterraneo
Per anni, il racconto turistico della Sardegna è rimasto prigioniero di un cliché dorato: quello del “sole e mare”, un modello vincente ma stagionale, incapace di narrare l’Isola oltre i mesi più caldi. Oggi, Alghero ha deciso di spezzare questa narrazione. L’arrivo dell’Iron Man 70.3 Alghero Sardegna, previsto per il 7 giugno, non è una semplice gara sportiva, ma un’operazione di rebranding territoriale senza precedenti. Non stiamo parlando solo di triathlon, ma della risposta coraggiosa di un intero territorio che vuole “cambiare postura” sulla scena internazionale, trasformando il nord-ovest della Sardegna in una capitale del benessere e delle prestazioni outdoor per dodici mesi l’anno.
Una connessione inaspettata
Dietro l’assegnazione di questo evento prestigioso non ci sono solo freddi parametri tecnici, ma una storia di identità culturale che sembra uscita da un romanzo di spionaggio industriale. Tutto nasce da un’intuizione di Sandro Salerno, il “ponte” fondamentale che ha suggerito l’evento all’amministrazione, consapevole che Alghero avesse le carte in regola per competere con le grandi capitali dello sport.
Il processo di negoziazione, durato due anni, ha vissuto momenti di tensione e “missioni segrete”: i vertici di Iron Man Italy e South EMEA, tra cui l’AD Augustin Perez e l’Operation Director Ferran Jimenez, hanno visitato la città in incognito, osservandone la logistica e l’anima prima ancora di palesarsi. Ma la vera svolta è stata linguistica. Durante una delle prime call, la barriera tra organizzatori e territorio è crollata quando si è scoperto che parlavano la stessa lingua: il catalano.
“In questa call abbiamo scoperto che avevamo una cosa in comune che è fortissima, che supera qualsiasi barriera: la nostra lingua catalana. Quando Augustin e Ferran hanno trovato qualcuno dall’altra parte del mare che parlava come loro, tutto è diventato fluido. È nato un feeling immediato, tra un ‘Gianzi, Cusizzi, Cataranzi’, che ha trasformato una trattativa complessa in un’intesa naturale.”
Questa affinità ha dimostrato come l’identità culturale possa diventare un asset strategico imprevisto nel business globale, creando un legame di fiducia istantaneo che ha sbaragliato la concorrenza di altre città italiane.
Come Alghero ha riscritto i tempi dell’endurance mondiale
Il mercato ha risposto con un vigore che ha lasciato sbalorditi persino i veterani del circuito. Quello che è accaduto ad Alghero è un fenomeno paragonabile solo a destinazioni d’eccellenza assoluta come Maiorca.
Inizialmente erano previsti 2.500 slot, ma la richiesta è stata così violenta da costringere l’organizzazione a salire a quota 3.000 atleti, provenienti da 90 paesi. Il sold out è arrivato in tempi record: circa un mese e mezzo, un risultato quasi mai visto per l’edizione inaugurale di un evento Iron Man. Migliaia di atleti sono rimasti in lista d’attesa, a conferma che il connubio tra il brand “Sardegna” e il fascino storico di Alghero ha creato un mix magnetico per la comunità globale dell’endurance.
Alghero come Hub del Benessere e della Ricerca
L’Iron Man è il pilastro visibile di un progetto ancora più ambizioso: InnoBay. La visione politica dietro l’evento mira a cambiare la “postura” della città — ovvero la sua riconoscibilità e il suo posizionamento globale — elevandola a centro di ricerca e innovazione.
Esiste un legame diretto tra l’atleta endurance e lo sviluppo economico: chi partecipa a queste gare è spesso un professionista di alto livello, un ricercatore o un decision-maker che cerca luoghi capaci di offrire un’alta qualità della vita. Alghero si candida così a essere non solo una meta turistica, ma un luogo dove vivere, studiare e fare ricerca tutto l’anno. L’atleta che corre sul lungomare oggi è il potenziale investitore o il ricercatore scientifico di domani, attratto da un territorio che offre infrastrutture outdoor naturali uniche nel Mediterraneo.
per il territorio e la rivoluzione dello stile di vita
Ospitare 3.000 atleti (più accompagnatori e staff) rappresenta una sfida logistica monumentale, un vero e proprio stress test per l’intero sistema regionale:
Logistica e Trasporti: Un coordinamento massiccio che coinvolge porti, aeroporti e il sistema dei trasporti interni per gestire flussi internazionali.
Sicurezza e Comunità: Una mobilitazione totale che vede in prima linea Protezione Civile, Forze dell’Ordine e le società in-house del Comune.
Ecosistema Ambientale: La sfida di far convivere l’evento con il Parco e l’Area Marina Protetta, dove la natura incontaminata non è solo una cornice, ma il prodotto stesso che gli atleti vengono a “consumare”.
Tuttavia, la vittoria più grande è la rivoluzione culturale già in atto tra i cittadini. Si assiste a un ritorno di massa al nuoto, alla corsa e all’acquisto di biciclette. Lo sport sta cambiando le abitudini sociali, promuovendo uno stile di vita sano che coinvolge tutte le generazioni.
“Questa è una rivoluzione che deve aprire la mente a tutti i comparti, dal portuale all’aeroportuale. Non è solo un evento, è un emblema di un nuovo tipo di turismo: rispettoso, amante della natura e capace di promuovere la salvaguardia del territorio attraverso la sua stessa fruizione.”
Il matrimonio destinato a durare
Quello tra Alghero e Iron Man non è un flirt estivo, ma un “matrimonio felice” basato sulla reciproca valorizzazione. Se la città saprà accogliere questa sfida, superando la tentazione della “stazione balneare” stagionale, potrà stabilire uno standard mondiale per il turismo sportivo. Il 7 giugno Alghero non ospiterà solo una gara; celebrerà la sua nuova identità di avamposto mediterraneo per l’innovazione e il benessere.
In un’epoca in cui le città d’arte soffrono per un turismo di massa spesso invasivo, può lo sport endurance diventare il motore definitivo per proteggere l’ambiente e garantire uno sviluppo economico sostenibile per tutto l’anno?
SMERALDA HOLDING: AL VIA L’EDIZIONE 2025 DEL WATERFRONT COSTA SMERALDA: BRAND INTERNAZIONALI, ARTE, MUSICA ED ESPERIENZE UNICHE
Nel cuore di Porto Cervo, il Waterfront si trasforma in uno spazio da vivere a 360 gradi, tra emozioni, scoperta, bellezza e sostenibilità.
Il linguaggio dell’arte si unisce all’impegno per l’ambiente nel progetto “Art for Blue”:
l’asta benefica ideata da Smeralda Holding con Deodato Arte.
Porto Cervo, 28 giugno 2025 – Smeralda Holding annuncia lariapertura al pubblico di Waterfront Costa Smeralda 2025, il punto di incontro e di riferimento per gli ospiti e i visitatori della Costa Smeralda che, a partire da sabato 28 giugno, accoglierà ospiti e turisti per un’edizione ricca di novità.
Situato nella cornice del vecchio porto di Porto Cervo e curato come di consueto da Filmmaster – una delle più importanti realtà italiane nell’ideazione e produzione di grandi eventi – per conto del GruppoSmeralda Holding,società indirettamente controllata da Qatar Investment Authority (“QIA”), il Waterfront presenta una selezione accurata e raffinata dei migliori brand di lusso internazionali di alta moda, design e accessori, per un’offerta che spazia dallo shopping all’arte, fino ai bellissimi lounge bar e le aree verdi che rendono ancora più piacevole la permanenza dei suoi numerosi ospiti. L’area, accessibile tutti i giorni dalle 18 all’1 di notte fino al 7 settembre,è pronta ad ospitare visitatori da tutto il mondo, ribadendo il ruolo della Costa Smeralda come destinazione d’eccellenza e simbolo di intrattenimento di alto livello.
«Con Waterfront Costa Smeralda confermiamo la nostra capacità di offrire un’esperienza di altissima qualità, capace di unire bellezza, cultura e attenzione all’ambiente. Siamo particolarmente orgogliosi – dichiara Mario Ferraro, CEO di Smeralda Holding – di promuovere il progetto “Art for Blue”, un progetto nato con Deodato Arte che coniuga l’arte contemporanea con l’impegno per la tutela del nostro ecosistema marino. Sostenere la riforestazione della Posidonia a Cala di Volpe rappresenta per noi un passo concreto verso un modello di sviluppo più consapevole e responsabile, sempre più attento alla sostenibilità ambientale del territorio che abbiamo il privilegio di valorizzare e il dovere di tutelare».
Se le edizioni precedenti hanno saputo valorizzare con successo il tema della natura, ispirandosi agli elementi e ai paesaggi della Sardegna, quest’annoWaterfront Costa Smeraldasi trasforma in uno spazio esperienziale, dove le 9 capsule espositive, i caratteristici “POD”, ideati dall’architetto Gio Pagani per Smeralda Holding, diventano luoghi dinamici e immersivi, pensati per far vivere all’ospite esperienze autentiche e coinvolgenti. Il focus del 2025 si sposta infatti sull’esperienza umana, e in particolare sull’arte e la musica. Grazie alla collaborazione con Deodato Arte, attiva sin dalla prima edizione, sono esposte in vari punti del Waterfront una serie di opere originali di Pop e Street Art firmate da grandi artisti contemporanei affiancate da versi di canzoni pop famose, nel format “Pop Art Loves Pop Music”, che dà vita a un dialogo vivace tra queste due espressioni artistiche complementari, in un binomio emozionale che stimola la condivisione e l’interazione.
Tra le altre novità dell’edizione 2025 l’ingresso di nuovi prestigiosi brand che arricchiscono l’offerta del temporary mall: la new entry Hedley Studios, specializzata in ricreazioni in scala di auto d’epoca di fama mondiale che sono opere d’arte automobilistiche completamente guidabili, e Kiton, azienda leader nell’abbigliamento di lusso su misura e prêt-à-porter.
Per il settimo anno consecutivo, ritorna Deodato Arte, che espone, all’esterno e all’interno del POD, opere originali di Pop e Street Art firmate dai più noti artisti di fama internazionale come Mr. Brainwash, Romero Britto, Takashi Murakami, Banksy, Mr. Savethewall, Jeff Koons, Andy Warhol e TvBoy.
Tra i brand che hanno confermato la presenza anche quest’anno Ferretti Group, gruppo leader nella progettazione, costruzione e vendita di motor yacht di lusso che include diversi brand prestigiosi, tra cui Ferretti Yachts, Riva, Pershing, Itama, CRN, Custom Line e Wally. In particolare, Wally sarà presente in banchina con l’innovativo wallywhy150, sorella intermedia della gamma wallywhy che esprime tutto il carattere bold del brand, visitabile su appuntamento. La presenza del Gruppo sarà rappresentata anche da Riva con una Riva Boutique, un’esclusiva e pregiata collezione di accessori e oggetti di design, pezzi unici e di rara bellezza, caratterizzati da eccellenza, artigianalità e cura del particolare, e con una Riva Lounge, dove tutti i complementi d’arredo dal design elegante e accogliente presentano le caratteristiche tipiche delle imbarcazioni del celebre marchio di nautica, in linea con la filosofia del brand che esalta il Made in Italy nel settore nautico.
Il Nikki Beach Cocktail Club, ormai diventato uno dei must di Waterfront Costa Smeralda, è una nuova ed elegante destinazione fortemente dedicata alla mixology. Nato dall’evoluzione del Pop Up Bar & Lounge di Nikki Beach, il Cocktail Club è un locale all’aperto ideale per aperitivi al tramonto e serate indimenticabili.
Confermata la presenza di Assouline, la prestigiosa casa editrice di New York, che offrirà una selezione delle vivaci collezioni di libri, inclusi i bellissimi e ricercati volumi per i sessant’anni della Costa Smeralda e dell’Hotel Cala di Volpe.
Technogym sarà uno dei protagonisti del Waterfront con un esclusivo pop-up store – progettato come spazio esperienziale di wellness. La boutique offrirà sessioni di allenamento quotidiane con trainer selezionati, attivazioni speciali, private PT session su yacht e la possibilità di scoprire e provare i prodotti iconici del brand, in un’atmosfera unica. Un’occasione imperdibile per yacht owners, ospiti internazionali e amanti del benessere.
Ritorna per l’edizione 2025 lo spazio dedicato alla promozione del territorio del Comune di Arzachena, con il POD che ospiterà una galleria fotografica sulle bellezze della destinazione, alcune riproduzioni di reperti custoditi nel Museo Civico “Michele Ruzittu” e un infopoint dedicato all’intero comprensorio.
Infine, il nuovo allestimento di Costa Smeralda Boutique esporràinvece le nuove collezioni brandizzate Costa Smeralda per coloro che desiderano acquistare un ricordo della destinazione: t-shirt, accessori, poster delle località più famose e le miniature dell’iconica pietra di confine con la scritta “Costa Smeralda”.
L’asta benefica “Art for Blue”
“Art for Blue” è un’iniziativa ideata da Smeralda Holding in collaborazione con Deodato Arte, nata per unire il linguaggio dell’arte all’impegno per l’ambiente. In occasione dell’apertura della nuova stagione di Waterfront Costa Smeralda, Smeralda Holding, che da anni sostiene realtà dedicate alla tutela dell’ecosistema e alla promozione di una cultura sostenibile, promuove la vendita all’asta di un’esclusiva opera messa a disposizione da Deodato Arte, il cui ricavato sarà devoluto a One Ocean Foundation* per il progetto di riforestazione marina “Blue Forest” nella baia di Cala di Volpe.
Il progetto Blue Forest a Cala di Volpe ha l’obiettivo di tutelare e ripristinare la Posidonia oceanica, una pianta marina fondamentale per la salute dell’ecosistema marino: produce ossigeno, protegge le spiagge dall’erosione, ospita una ricchissima biodiversità e, soprattutto, immagazzina CO₂, contribuendo alla mitigazione del cambiamento climatico.
Un intervento concreto guidato da One Ocean che mira a rigenerare 80 ettari di fondale e diventare così il più grande progetto di riforestazione di Posidonia oceanica del Mar Mediterraneo e che Smeralda Holding sostiene, insieme ad altri partner come Pirelli, già nella prima fase avviata quest’anno e che intende ulteriormente promuovere con campagne di sensibilizzazione e altre iniziative di tenore simile.
Ogni fase – dalla mappatura dei fondali al trapianto di Posidonia, fino al monitoraggio post-riforestazione – è seguita con un approccio scientifico, grazie alla collaborazione con l’Università di Sassari e una rete di partner tecnici e istituzionali.
Sostenere il progetto Blue Forest di One Ocean Foundation, che si distingue per la sua azione concreta nella salvaguardia dell’oceano e della sua biodiversità, promuovendo conoscenza, innovazione e consapevolezza ambientale attraverso progetti scientifici, educativi e culturali, significa contribuire attivamente a un futuro più equilibrato tra uomo e natura, partendo dalla protezione concreta del nostro mare.
L’asta per l’opera – che sarà esposta per tutta l’estate sul Waterfront all’interno di una teca – avviene sulla piattaforma online di Charity Stars (www.charitystars.com/panther), con accesso diretto anche tramite QR code esposto sulla teca.
Protagonista dell’asta è Panther – Black di Richard Orlinski, l’artista contemporaneo francese più venduto al mondo,
una scultura in resina (dimensioni: 95 x 42 x 21 cm) che raffigura proprio una pantera nera, emblema della forza e dell’eleganza che contraddistinguono lo stile dell’artista, noto per le sue opere pop e monumentali che coniugano arte e design.
*L’importo versato a One Ocean Foundation corrisponde all’80% del ricavato dalla vendita all’asta. Il restante 20% sarà trattenuto da Charity Stars a copertura dei costi per la gestione dell’asta.
Carni sarde, la qualità non teme confronti ma occorre un brand
Fondamentali benessere animale e sostenibilità ambientale
I risultati della ricerca “Probovis” sono stati presentati l’11 novembre a Sassari
Il progetto è frutto della collaborazione tra “Forma srl” e il Dipartimento di Agraria
SASSARI. Le carni sarde piacciono, non temono confronti con quelle estere sia in termini nutrizionali che di gradimento, ma è fondamentale la costituzione di un brand per le produzioni bovine di qualità, se si vuole che siano riconosciute dal consumatore finale e prendano quota nei mercati. Occorre pertanto un marchio certificato che possa garantire i parametri di tradizione, sostenibilità ambientale, benessere animale e sicurezza alimentare per tutta la catena di produzione.
Sono questi gli esiti del progetto di ricerca “Probovis” che, per oltre un anno, ha coinvolto l’azienda di trasformazione carni Forma Srl di Nuoro e il Dipartimento di Agraria (sezione di Scienze Zootecniche) dell’Università di Sassari. Grazie a un finanziamento RAS con risorse Psr 2014/2020 (sottomisura 16.2), il percorso ha toccato tutti i segmenti della filiera, a partire dall’allevamento alla trasformazione sino all’apprezzamento in tavola e al gradimento sui mercati.
I risultati sono stati presentati l’11 novembre a Sassari nell’Aula Magna Barbieri, alla presenza del Magnifico Rettore Gavino Mariotti, del vice direttore del Dipartimento di Agraria Quirico Migheli e del docente di Zootecnia Giuseppe Pulina, presidente di Carni sostenibili, che ha moderato l’incontro.
«Il progetto ha consentito di osservare che il settore bovino da carne della Sardegna ha le potenzialità per valorizzare le produzioni anche con l’impiego delle razze autoctone in purezza come la Sardo-Bruna, o i suoi meticci ottenuti da incroci con razze estere selezionate per la produzione di carne, come la francese Limousine», ha affermato Anna Nudda, responsabile tecnico scientifico di “Probovis”, docente di Zootecnia e titolare della cattedra di Qualità delle produzioni di origine animale.
I vitelloni della razza Sardo-Bruna hanno mostrato prestazioni di accrescimento e di peso simili a quelle dei capi Limousine, seppure partiti da un peso iniziale inferiore a parità di età. Le rese alla macellazione sono state però inferiori, poiché questi animali tendono ad avere più tare di macellazione.
La qualità delle carni fresche però non è risultata diversa fra i tipi genetici studiati, e il processo di frollatura, cioè la maturazione e intenerimento della carne in condizioni di temperatura e umidità controllata, ha consentito di mantenere livelli elevati di colore e lucentezza anche dopo frollatura di durata medio-lunga. Un esito molto positivo, se si pensa che il colore della carne è il primo criterio che guida la scelta del consumatore all’acquisto.
È stato evidenziato come la Sardo-bruna tenda a comportarsi come gli altri due tipi genetici nonostante non sia una razza propriamente da carne. Su questi risultati si ritiene che abbiano inciso anche le buone pratiche di gestione del benessere degli animali sia nella fase di allevamento che di pre-macellazione.
«Vogliamo rendere più competitive le imprese del settore agroalimentare attraverso l’introduzione di nuove tecnologie sia nella fase di allevamento sia nella fase di trasformazione – ha spiegato Francesco Forma, titolare dell’omonima srl che ha curato tutte le fasi del progetto – il fine è quello di creare prodotti innovativi».
Tramite un panel test tra la Sardegna e la Lombardia, l’azienda ha potuto testarela percezione del consumatore sulla bontà sia della carne fresca che frollata ricavata da capi dei tre diversi tipi genetici (Sardo-Bruna, Limousine, meticcio), che sono stati allevati e monitorati nell’azienda agricola Agropower srl di Macomer.
Per la prima volta in Italia è stata sperimentata la metodica Global Quality Score (MQ4), che ha permesso di riscontrare come i tagli frollati per tre settimane siano stati quelli più graditi. Nonostante il panel di giudici abbia apprezzato maggiormente la carne di Scottona (giovane femmina che non ha partorito), anche il bovino adulto maschio ha riscontrato un ottimo successo.
I risultati della sperimentazione in allevamento e gli effetti sulla qualità, per quanto riguarda le carni bovine sono stati illustrati da Maria Rita Mellino, borsista in Scienze Zootecniche, e per quanto riguarda le carni ovine da Mondina Lunesu, ricercatrice di Zootecnica
In merito a queste ultime, sono stati confrontati gli agnelli di razza sarda con quelli ottenuti dall’incrocio con arieti della sudafricana Dorper, una delle più importanti per l’attitudine alla produzione di carne. Lo studio ha interessato le produzioni di agnelloni macellati a un peso di circa 20 chilogrammi, che bene si inquadrano nella categoria dell’agnello “da taglio” previsto nel disciplinare per l’Igp di Sardegna.
Gli accrescimenti dei capi in allattamento non sono risultati differenti fra i tipi genetici considerati, confermando come a regolarne lo sviluppo in questa fase sia la disponibilità di latte materno. Tuttavia, dagli agnelloni da incrocio sono state ottenute carni con minore contenuto di grasso sia di superficie che perirenale, meno grasso intramuscolare e un colore più vivo, con differenze anche per il profilo acidico del grasso. È emerso quindi come sia possibile produrre agnelloni pesanti che presentino un minor contenuto in grasso e un profilo acidico di elevato valore nutrizionale.
La collaborazione tra la Forma srl e lo Chef Leonardo Marongiu ha permesso di suggerire diversi utilizzi, oltre a quelli tradizionali, della carne di Agnello Di Sardegna IGP, come preparazioni semplici e veloci da mettere in tavola rivolte a tutte le tipologie di clienti. Lo studio si è focalizzato sull’IGP da Tagliointero e porzionato, attualmente non presente sul mercato locale, nella grande distribuzione e nella ristorazione.
A presentare i dati della sperimentazione nell’innovazione di processo e di prodotto sono state le agronome Enrica Cuccui e Giovanna Buffa.
Per quanto riguarda la ricerca di mercato, un Focus Group ha coinvolto sia consumatori che chef e ristoratori, i quali hanno testato “alla cieca” le carni sarde in comparazione con carni straniere di qualità. All’assaggio, l’agnello da taglio sardo è stato preferito al rinomato agnello Irlandese. Risultati eccellenti sono stati ottenuti da tutte le produzioni, ma la sola qualità oggettiva, pur restando un elemento basilare non è sufficiente per far vendere i prodotti sul mercato. Come ha specificato Antonio Lorenzoni della LM Consulting: «È necessario far conoscere il prodotto e soprattutto raccontarlo. È fondamentale in tal senso la creazione di una Brand Identity per la carne bovina sarda, di uno specifico marchio di riconoscimento e, se fosse possibile costituire una IGP, come è stato fatto per l’Agnello di Sardegna, si potranno ottenere risorse economiche dalla UE per la valorizzazione dei prodotti».
La carne dovrà essere posizionata su unsegmento Premium Price che, oltre a rappresentare il suo corretto posizionamento, è anche quello che soffre meno le crisi economiche. Parte del valore aggiunto potrà essere quindi trasferito al settore primario (aziende agricole di produzione) che è l’anello debole della catena.
Per raggiungere i risultati maggiormente auspicabili, occorrerà che le istituzioni investano nel supportare le produzioni di qualità Made Sardinia, e che le imprese agroalimentari creino delle filierecertificate per garantire la qualità e la sostenibilità ambiatele delle carni dalla nascita alla vendita.