Addio a Philippe Leroy: L’aristocratico Prestato al Cinema
Philippe Leroy, l’attore francese che ha trovato la sua seconda casa in Italia, è morto questa sera a Roma all’età di 94 anni, dopo una lunga malattia.
Philippe Leroy-Beaulieu, nato a Parigi il 15 ottobre 1930, proveniva da una famiglia aristocratica con una lunga tradizione di militari e ambasciatori. Nonostante il suo titolo di marchese, scelse una vita avventurosa e si imbarcò a 17 anni su una nave diretta in America. Al suo ritorno, si unì alla Legione Straniera e combatté in Indocina e Algeria, distinguendosi come paracadutista pluridecorato.
Dalla Guerra al Cinema Leroy decise di abbandonare la carriera militare e cercare nuove opportunità. Grazie a un parente, entrò nel mondo del cinema con il regista Jacques Becker, che lo scelse per il film “Il buco” (1960), dove interpretava un detenuto che tenta la fuga dal carcere. Questo ruolo segnò l’inizio di una lunga carriera cinematografica.
Un Carriera Internazionale, ma Predilezione per l’Italia Dopo i primi successi in Francia, Leroy iniziò a lavorare prevalentemente in Italia dal 1961. Tra i suoi primi film italiani ci sono “Caccia all’uomo” di Riccardo Freda e “Leoni al sole” di Vittorio Caprioli. Negli anni successivi, partecipò a numerosi film e produzioni televisive, alternando ruoli di cattivo puro a quelli di aristocratico decadente.
Successi Televisivi e Cinematografici Negli anni Novanta, oltre ai ruoli televisivi, Leroy apparve in film come “Nikita” (1990) di Luc Besson e “Il ritorno di Casanova” (1991) di Edouard Niermans. Nel 2001, partecipò al drammatico “Vajont – La diga del disonore” di Renzo Martinelli. Tuttavia, la televisione rimase il suo mezzo prediletto, consacrandolo come attore di talento e versatilità.
La Seconda Svolta: La Televisione Nel 1971, la televisione gli offrì una seconda svolta con il ruolo di Leonardo da Vinci nello sceneggiato omonimo di Renato Castellani. Successivamente, divenne una star interpretando il portoghese Yanez de Gomera nel “Sandokan” di Sergio Sollima, un personaggio amato da milioni di spettatori. Tra i suoi ruoli televisivi più noti ci sono “Quo vadis?”, “Elisa di Rivombrosa”, “L’ispettore Coliandro” e “I Cesaroni”.
L’Ultima Apparizione in “Don Matteo” Il grande pubblico italiano lo ricorda soprattutto per il ruolo del vescovo nella fiction “Don Matteo” al fianco di Terence Hill, in onda su Rai1 nella stagione 2008-2009. La sua interpretazione ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore degli spettatori.
Leroy era restio a concedere interviste, lo fece nel 2017 nel format ” audaci a cuore aperto” rilasciando una bella testimonianza su se stesso. Guardala qui
Philippe Leroy ci lascia con una ricca eredità artistica che spazia dal cinema alla televisione, testimoniando la sua capacità di adattarsi a ruoli diversi e di emozionare il pubblico con la sua straordinaria interpretazione.
“Vestire il Cinema”, domenica a Cagliari il premio alla carriera alla Sartoria Tirelli
Il 17 dicembre l’associazione L’Alambicco presenta l’evento speciale della retrospettiva dedicata a un’eccellenza italiana della settima arte
In serata sarà presentato il documentario di Gianfranco Giagni che ha dato il nome alla manifestazione e il concerto omaggio del maestro Romeo Scaccia
CAGLIARI. Domenica 17 dicembre alle 17.30 nella Sala Castello dell’hotel Regina Margherita (viale Regina Margherita 42 – ingresso dall’esterno) a Cagliari, l’associazione culturale L’Alambicco presenta l’evento speciale della retrospettiva cinematografica “Sartoria Tirelli. Vestire il cinema”, con la consegna del Premio alla carriera a un’eccellenza italiana capace di contribuire, in modo straordinariamente efficace con i suoi costumi, alla realizzazione di tanti film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale.
A ritirare l’importante riconoscimento saranno Laura Nobile, amministratrice delegata dell’azienda “Tirelli Trappetti – costumi dal 1964” e Alessandro Trappetti, responsabile dell’unità di Formello (entrambi nipoti del presidente Dino Trappetti). L’iniziativa è organizzata da L’Alambicco con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna.
Dopo i saluti degli organizzatori, a fare da apripista alla serata sarà il documentario che ha dato il titolo alla manifestazione: “Sartoria Tirelli. Vestire il cinema” del regista Gianfranco Giagni. Come di consueto il maestro Romeo Scaccia, storico collaboratore dell’associazione, terrà il concerto omaggio per piano solo accompagnando con le musiche una selezione di sequenze dei film più significativi proposti nel corso della retrospettiva. Tra questi Il gattopardo, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Marie Antoinette, Il paziente inglese, C’era una volta in America, Il nome della Rosa, Il racconto dei racconti, Medea, Hugo Cabret, L’età dell’innocenza, Il Casanova. L’ingresso alla serata è libero e gratuito.
La sartoria Tirelli ha conquistato negli anni importantissimi riconoscimenti internazionali: solo per il cinema si contano diciassette Oscar e numerosi Golden Globe e Bafta, assegnati a famosi costumisti che hanno goduto del fondamentale contributo realizzativo dell’azienda. Nomi del calibro di Piero Tosi, Gabriella Pescucci, Maurizio Millenotti, Ann Roth, Milena Canonero, Massimo Cantini Parrini, Sandy Powell, Danilo Donati, Mariano Tufano, Alessandro Lai.
Fondata nel novembre del 1964 da Umberto Tirelli, l’azienda inizialmente ha avuto disposizione solo due macchine da cucire. Ma l’ascesa è stata rapida. L’attività si è sviluppata sia nella direzione tracciata dallo scenografo, regista e costumista Pier Luigi Pizzi, caratterizzata principalmente dall’ideazione di costumi per il teatro di prosa e d’opera; sia nella direzione seguita dal costumista Piero Tosi, dedicata alla creazione di costumi per il cinema e basata su un’accuratissima ricostruzione filologica degli abiti. Dopo la scomparsa nel 1990 del suo fondatore, la Sartoria Tirelli ha proseguito, con l’appoggio di sostenitori ed eredi, la sua prestigiosa attività, sotto la guida di Dino Trappetti.
La rassegna cinematografica proseguirà il 20 dicembre (Morte a Venezia), il 27 novembre (La leggenda del pianista sull’oceano) e il 29 dicembre (Magnifica presenza e Nuovomondo).
Cinema, il “terre di confine film festival” riparte da Orani
Domenica 17 dicembre al Museo Nivola l’anteprima della XVI edizione
ORANI. Il “terre di confine filmfestival” riparte con un’anteprima in tre tappe di una XVI edizione che prenderà il via domenica 17 dicembre alle 16.30 al Museo Costantino Nivola di Orani, in via Gonare 2, per una serata dedicata all’antimilitarismo ma soprattutto a un nuovo modo di fare e concepire la comunicazione.
A introdurre il festival cinematografico saranno il direttore del Museo Nivola, Luca Cheri, con Antonio Lombardo dell’archivio biblioteca ‘Primo Maggio’ di Orani. Un museo di grande bellezza, innovativo e multidisciplinare, e uno dei fondatori di un Archivio e Biblioteca dedicato alla storia del Novecento.
Si parte subito con la presentazione di un libro dello scrittore e blogger bolognese Valerio Minnella, “Se vi va bene, bene, sennò segxxx, dall’antimilitarismo a Radio Alice e ancora più in là” (Edizioni Alegre 2023), un oggetto narrativo assemblato a sei mani insieme a WuMing1 e Filomena Sottile.
Antimilitarista e promotore della Lega degli Obiettori di Coscienza, poi cofondatore di Radio Alice e di Orfeo TV, Valerio Minnella racconta cinquant’anni di attivismo, dal terremoto del Belice alla Trieste di Basaglia, fino alla drammatica e straordinaria Bologna degli anni Settanta. L’intento di Radio Alice – nelle parole del fondatore – è stato quello di rovesciare il paradigma comunicativo di ogni altra radio al mondo, cioè di non fare una radio che parla a molti, ma di attirare i molti a parlare in radio.
Lo scrittore Valerio Minnella
Per ottenere questo sono state fatte tre scelte che Minnella sintetizza così: la prima, parlare il linguaggio della strada, affinché nessuno si senta inadeguato pur non essendo un fine dicitore; la seconda, abolire il palinsesto, affinché nessuno debba chiedere il permesso per trasmettere; e la terza, collegare il telefono in maniera strutturale al mixer, affinché per trasmettere in radio non si debba nemmeno venire in studio.
Alle 17.30 ci sarà una pausa per il firmacopie, l’aperitivo e il buffet al Museo. Quindi, dalle 18 alle 20, sarà presentata la visione del film “Lavorare con lentezza” di Guido Chiesa (Italia, 2004, 108’), sceneggiato dal collettivo WuMing e dallo stesso Chiesa. Nel cast sono presenti Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Tommaso Ramenghi e Marco Luisi.
Il film è ambientato nella Bologna degli anni settanta, durante il periodo segnato dall’austerità economica, dall’inflazione al 21 per cento, dal terrorismo e dalle stragi, in cui le vicende di due ragazzi di periferia, di due improvvisati rapinatori e di un carabiniere alle prese con un insolito modo di fare comunicazione, s’intrecciano a quelle che animarono il movimento del Settantasette. Il tutto sulle onde di Radio Alice, emittente bolognese che “dà voce a chi non ce l’ha”.
L’evento è promosso da ‘terre di confine filmfestival’, che nella XVI edizione tratta il tema “Vertigine delle liste. Musei, biblioteche, collezioni, blob!”, in collaborazione con la Fondazione Costantino Nivola. Il progetto ha il supporto della Regione Sardegna e del Comune di Asuni.
Creato ad Asuni nel 2005, il festival è organizzato da Su Disterru onlus – l’associazione dei “sardi di fuori”, cioè quelli che vivono lontani dall’isola, e dei “sardi di dentro”, che si propone di riannodare i legami tra le due componenti, creando reti e circoli virtuosi.
Il prossimo appuntamento dell’anteprima sarà il 22 dicembre alle 18 alle Messaggerie Sarde di Sassari, con Giovanni Campus e Nello Rubattu che introdurranno la proiezione del corto vincitore di Visioni Sarde 2023, “Quello che è mio” di Gianni Cesaraccio. Il regista incontrerà il pubblico. Subito dopo Valerio Minnella presenterà ancora una volta il suo libro. Il terzo appuntamento sarà il 29 dicembre ad Asuni.
Cinema muto a Cagliari, evento speciale di “Storie di volti e di silenzi”: “La caduta della casa Usher” di Jean Epstein musicato dal vivo
Sabato 9 dicembre alle 19 nella sala Castello dell’hotel Regina Margherita
CAGLIARI. Un evento speciale per offrire al pubblico un assaggio del cinema degli albori, in cui la musica dal vivo è capace di generare atmosfere ed emozioni d’altri tempi. Sabato 9 dicembre alle 19 nella sala Castello dell’hotel Regina Margherita (viale Regina Margherita 44) a Cagliari, la VII edizione della rassegna “Storie di volti e di silenzi. La magia del cinema muto” organizzata dall’associazione “La macchina cinema” propone la visione del lungometraggio “La caduta della casa Usher” di Jean Epstein (1928, 61’), la cui sceneggiatura trae ispirazione dal racconto omonimo di Edgar Allan Poe, e prende spunto anche da altri racconti dello scrittore come “Il ritratto ovale” e “Ligeia”.
L’opera sarà accompagnata da una colonna sonora originale scritta per l’occasione ed eseguita in diretta dalla pianista Silvia Belfiore, docente del conservatorio di Cagliari, e dal sassofonista e flautista Andrea Morelli, docente della Scuola civica di musica di Selargius. Dopo i saluti della direttrice artistica Patrizia Masala, l’introduzione alla visione del film sarà a cura di Alessandro Macis.
La pellicola risente dei caratteri dell’espressionismo tedesco rielaborato da Jean Epstein attraverso audaci innovazioni tecniche, come il “ralenti”, per creare atmosfere angosciose. Collaboratore alla regia in questo lavoro è stato Luis Buñuel.
«L’intero progetto – spiegano gli organizzatori – si propone, come nelle precedenti edizioni di coinvolgere il pubblico in un importante momento di aggregazione culturale, di sensibilizzazione nei confronti del cinema muto, di educazione degli spettatori e di stimolo per l’individuazione di differenti metodologie critiche, volte all’analisi del film, per coglierne e valorizzarne tutte le sue componenti: estetiche, contenutistiche, culturali, sociologiche, antropologiche».
La rassegna, quest’anno dedicata all’intreccio tra cinema e letteratura, proseguirà al Centro culturale Hermaea di Pirri in via Santa Maria Chiara 24 con gli ultimi appuntamenti che prevedono la proiezione dei film: Giglio infranto (11 dicembre), Il pensionante (15 dicembre), Nosferatu – il vampiro (18 dicembre) e Tigre reale (28 dicembre). L’ingresso è gratuito per tutta la manifestazione.
Tutto il programma è scaricabile su www.associazioneculturalealambicco.org.
A Cagliari ritorna la magia del cinema muto esplorando il rapporto tra immagini e letteratura
Al via la VII edizione di “Storie di volti e silenzi” con la rassegna cinematografica e la sonorizzazione dal vivo di un lungometraggio.
“La macchina cinema” riesplora il concetto di “Narrativa per immagini” attraverso alcuni capolavori risalenti agli albori della settima arte
Cagliari. La rassegna cinematografica “Storie di volti e silenzi. La magia del cinema muto” ritorna a Cagliari con una VII edizione che, a partire da sabato 11 novembre efino al 28 dicembre 2023,declinerà il legame speciale tra cinema e letteratura, proponendo al pubblico 12 film realizzati tra il 1911 e il 1928.
L’iniziativa, che si svolgerà al centro culturale Hermaea di Pirri con una serata al polo bibliotecario Falzarego 35 di Cagliari, è organizzata dall’associazione La macchina cinema (FICC) con il sostegno della Regione Sardegna.
Il legame tra letteratura e cinema risale alle origini della settima arte: fin dai primi esempi di arte cinematografica, la letteratura ha fornito a sceneggiatori e registi il materiale su cui costruire le regole di un nuovo linguaggio, destinato a rivoluzionare il concetto di narrazione.
La materia letteraria, dunque, è stata trasformata e adattata allo scopo, con risultati sorprendenti soprattutto per il cinema muto, capace di tradurre la parola scritta sul grande schermo, paradossalmente, proprio senza l’ausilio delle parole. La VII edizione riesplorerà dunque gli albori della storia del cinema, tratti da diversi generi di testi letterari, dal racconto breve al romanzo a puntate. Queste opere raccontano la perizia dei primi, veri artisti che si cimentarono con un linguaggio ricco di potenzialità ancora inespresse, contribuendo all’arricchimento di correnti artistiche già esistenti o elaborandone di nuove, come nel caso dell’espressionismo tedesco e dell’impressionismo francese degli anni ’20 del Novecento.
Da Friedrich Wilhelm Murnau con i titoli Aurora,Nosferatu il vampiroeIl castello di Vogelod a Jean Epstein con La caduta della Casa Usher, la rassegna offre un’ampia scelta di generi, tra cui spiccano horror e dramma storico, capaci di attirare un pubblico eterogeneo per età e interessi culturali e di offrire alle generazioni più giovani, così come a chi si approcci allo studio del linguaggio cinematografico, una panoramica degli autori più significativi dell’epoca.
Il programma della rassegna comprende, tra gli altri, Metropolisdi Fritz Lang, tratto da un romanzo di Thea Von Harbou, all’epoca moglie di Lang, che scrisse anche la sceneggiatura del film, considerato il precursore, nonché la principale fonte d’ispirazione del moderno cinema di fantascienza, a cominciare da “Blade Runner” di Ridley Scott; ancora Il pensionantee Fragile virtùdi un giovanissimo Alfred Hitchcock, in cui sono già evidenti i meccanismi narrativi che caratterizzeranno l’opera del maestro del brivido; la trasposizione della tragedia diWilliam Shakespeare Romeo e Giulietta realizzata da Ugo Falena e Ilcarretto fantasma di Victor Sjöström, pilastro del cinema svedese che ispirò, tra gli altri, Ingmar Bergman. Ed ancora Giglio infranto di David Wark Griffith adattamento del racconto The Chink and the Child, scritto da Thomas Burke.
Non mancano, infine, gli esponenti italiani delle correnti cinematografiche del periodo, tra cui spicca Giulio Antamoro con la prima trasposizione cinematografica del capolavoro di Carlo Collodi Pinocchio e Tigre reale di Giovanni Pastrone, tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Verga.
In un’epoca in cui la comunicazione viaggia sui social media, attraverso gli schermi di cellulari e tablet, ed è caratterizzata dalla contaminazione tra linguaggi, la nostra associazione sceglie di tornare indietro nel tempo per raccontare come la letteratura abbia contaminato il nascente linguaggio del cinema all’inizio del Novecento: oggi, sono i prodotti audio-video che viaggiano sulle piattaforme streaming a cambiare le regole della narrazione, ma la magia del “raccontare storie”, al cinema – anche negli anni del cinema muto -, è iniziata così, traendo ispirazione dalla letteratura.
Ad introdurre i film i critici cinematografici Piero Spila, Roberto Silvestri, Mariuccia Ciotta, Elisabetta Randaccio, i docenti dell’università di Padova Denis Brotto e Alessandro Faccioli e gli operatori culturali Alessandro Macis, Patrizia Masala, Lorella Costa, Bepi Vigna e Massimo Spiga.
Come di consueto, il 9 dicembre nella sala Castello dell’hotel Regina Margherita nell’omonima via al civico 42, si proporrà come evento speciale la sonorizzazione dal vivo di uno dei titoli più suggestivi proposti, La caduta della Casa Usher di Jean Epstein, con musiche originali di Silvia Belfiore al pianoforte e Andrea Morelli ai sassofoni e flauto a sottolineare con ancor maggior forza l’idea di contaminazione tra le arti che il progetto de La macchina cinema sostiene con la sua decennale attività.
L’ingresso a tutta la manifestazione è a titolo gratuito e non occorre la prenotazione.
PROGRAMMA
SABATO 11 NOVEMBRE – CENTRO CULTURALE HERMAEA
H. 18,00 – Auroradi Friedrich Wilhelm Murnau (1927, 90’)
Introduce Piero Spila
LUNEDI’ 13 NOVEMBRE – CENTRO CULTURALE HERMAEA
H. 20,00 – Pinocchio diGiulio Antamoro (1911, 42’)
Introduce Mariuccia Ciotta
H. 21,00 – Romeo e Giulietta di Ugo Falena (1912, 34’)
H. 20,00 – Nosferatu il vampiro di F. W. Murnau (1922, 94’)
Introduce Denis Brotto
GIOVEDI’ 28 DICEMBRE – CENTRO CULTURALE HERMAEA
H. 20,00 – Tigre reale di Giovanni Pastrone (1916, 80’)
introduce Alessandro Faccioli
“Vestire il cinema”, la rassegna dell’Alambicco dal 10 novembre omaggia la Sartoria Tirelli
Da venerdì a Cagliari dodici appuntamenti per la rassegna cinematografica e la serata del Premio alla Carriera a un’eccellenza italiana che con i suoi costumi ha contribuito a fare la storia del cinema
CAGLIARI. L’omaggio alla Sartoria Tirelli rappresenta il tributo alla perizia artigianale di un’eccellenza italiana capace di contribuire in modo decisivo con i suoi costumi, alla realizzazione di tanti film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale. L’associazione L’Alambicco, con il sostegno della Regione Sardegna, intende valorizzare questo comparto dell’industria cinematografica spesso trascurato dal pubblico generalista: dal 10 novembre al 29 dicembre nella sala Stampace e nella Sala Villanova di viale Regina Margherita 44 a Cagliari (con ingresso dall’omonimo hotel), si terrà la rassegna cinematografica “Sartoria Tirelli. Vestire il cinema”, che accompagnerà gli appassionati per dodici appuntamenti, che includono il conferimento del premio alla carriera e il concerto del maestro Romeo Scaccia.
Insomma, uno sguardo per portare anche all’attenzione dei più giovani fruitori di cinema, una realtà fondata da Umberto Tirelli nel novembre del 1964, che è stata fondamentale per tratteggiare il carattere dei protagonisti e delle ambientazioni di storie indimenticabili, capaci di definire e ridefinire i canoni della settima arte grazie alle capacità delle maestranze coinvolte nella realizzazione degli abiti.
La rassegna sarà inaugurata venerdì 10 novembre, alle 17.30, nella Sala Stampace con la proiezione de “Il Gattopardo” di Luchino Visconti (1963), introdotto da Piero Spila. Per questo capolavoro Piero Tosi ha disegnato, tra gli altri, il celebre abito da ballo in organza avorio e seta verde chiarissimo indossato da Claudia Cardinale; deteriorato dall’inclemente trascorrere del tempo, l’abito è stato replicato con assoluta precisione grazie alle foto di scena. Con Morte a Venezia (1971) continua la collaborazione tra Luchino Visconti e Piero Tosi, che realizza i vestiti di Silvana Mangano e riceve una nomination per i Migliori Costumi al Premio Oscar. Altro appuntamento con Il Casanova (1976) di Federico Fellini: il regista e il costumista Danilo Donati reinterpretano il Settecento amplificando il gusto per l’esagerazione e per il grottesco dello stile Rococò. Le mode del tempo, già intrinsecamente eccessive, vengono enfatizzate e talvolta persino trasfigurate in funzione critica: il costume è fondamentale per la costruzione, anche in chiave psicologica, del personaggio di Casanova interpretato da Donald Sutherland.
Tra il 1982 e il 1983 Sergio Leone gira C’era una volta in America, affidandosi per i costumi a Gabriella Pescucci. L’ambientazione del film ha comportato per la costumista un grande lavoro di documentazione sulla moda americana dei primi anni ‘30, dissimile rispetto a quella europea; spicca, tra tutti, l’abito da sera in organza rosa indossato da Elisabeth Mc Govern. È ancora Gabriella Pescucci la costumista del film Il nome della Rosa (1986) del regista Jean-Jacques Annaud; alla base della realizzazione dei costumi, c’è uno studio approfondito delle tinture vegetali e della lavorazione di pellami e tessuti, trattati così come in uso nella prima metà del 1300, epoca in cui è ambientata la trasposizione del romanzo di Umberto Eco. I costumi di Nuovomondo (2006) di Emanuele Crialese, sono curati da Mariano Tufano: il costumista ha svolto uno studio molto accurato nell’archivio del Museo di Arti e Tradizioni Popolari di Roma, concentrandosi in particolare sulle forme e i disegni degli abiti popolari, ricavando dei cartamodelli molto precisi ricalcati su quelli di inizio Novecento. Il film ha ottenuto un David di Donatello per i Migliori Costumi; si distinguono, tra tutti, gli abiti indossati da Charlotte Gainsbourg.
La rassegna prosegue con Medea (1969): il regista Pier Paolo Pasolini si affida a Piero Tosi per la realizzazione dei costumi, tra cui spiccano gli abiti indossati da Maria Callas, interprete della protagonista: Tosi si ispira agli abiti dell’antica Grecia e compie un’accurata ricerca relativa alle differenze tra le varie etnie della penisola, dalle fogge (la plissettatura in particolare) ai colori, fino ai tessuti utilizzati per conferire a Medea, regina della Colchide, l’aspetto misterioso e al contempo inquietante che si addice a questo potente e al contempo fragile personaggio femminile.
Con L’età dell’innocenza (1994) di Martin Scorsese, la costumista Gabriella Pescucci vince il Premio Oscar per i Migliori Costumi; impossibile non citare gli splendidi abiti da sera in raso di seta e organza indossati da Winona Ryder e Michelle Pfeiffer, filologicamente ispirati alla moda di fine ‘800. I costumi disegnati dalla Pescucci strizzano l’occhio ai dipinti di Tissot, non a caso presenti nella scenografia del ballo a casa Beaufort.
Hugo Cabret (2011), rappresenta l’omaggio di Martin Scorsese a Georges Méliès, l’inventore del cinema inteso come forma d’espressione artistica. Per i costumi, il regista si è affidato a Sandy Powell, che ha ottenuto una nomination al Premio Oscar: la Powell ha agito su un doppio binario, con i costumi degli anni ’30 del Novecento – per lo più abiti da lavoro o adatti alle incombenze quotidiane -, in cui è ambientato il filone narrativo principale del film, e la ricostruzione degli stravaganti costumi indossati da Méliès e dai suoi attori durante le riprese dei suoi film, tra fine ‘800 e primi del ‘900.
La rassegna continua con il film Magnifica presenza (2012) di Ferzan Özpetek, che registra il contributo del costumista sardo Alessandro Lai e con Il paziente inglese (1996) di Anthony Minghella, che ottiene una candidatura agli Oscar per i Migliori Costumi disegnati da Ann Roth: la moda di fine anni ’30 e inizio anni ’40 viene celebrata dal magnifico guardaroba indossato da Kristin Scott Thomas, sia in occasione delle spedizioni nel deserto magrebino, che durante le eleganti serate di gala.
Ancora in rassegna troviamo il film La leggenda del pianista sull’Oceano (1998) di Giuseppe Tornatore, con i costumi di Maurizio Millenotti, vincitore di un David di Donatello; la trasposizione cinematografica del monologo “Novecento” di Alessandro Baricco è ambientata nel 1935 e ha dato modo a Millenotti di esplorare una grande varietà di abbigliamento, da adattare alle diverse classi sociali che viaggiano sul transatlantico che fa da sfondo alla vicenda narrata. La stoffa utilizzata per gli abiti è stata fatta tessere su espressa volontà di Umberto Tirelli nel 1986, all’indomani della ricca e importante Donazione Tirelli a Palazzo Pitti.
I costumi ispirati alla moda anni ’70 di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1969) di Elio Petri, altro titolo in rassegna, sono particolarmente preziosi: il kimono, indossato da Florinda Bolkan e ispirato a un pezzo originale di Maria Monaci Gallenga databile tra gli anni 1910-30, è stato disegnato da Franco Carretti, dall’originale di Gallenga restaurato dalla Sartoria Tirelli.
Marie Antoinette (2006) di Sofia Coppola ha vinto un Premio Oscar, un Nastro d’argento e ha avuto una nomination al Premio Bafta per gli splendidi costumi disegnati da Milena Canonero: tra accuratezza filologica e rottura dei canoni tradizionali, il lavoro della Canonero ben interpreta l’eclettica trasposizione della vita della più famosa regina di Francia proposta dalla regista, con uno studio e una reinterpretazione della moda nella seconda metà del XVIII secolo alla corte di Luigi XVI.
Sono invece disegnati da Massimo Cantini Parrini i costumi del film Il racconto dei racconti di Matteo Garrone (2015): fra i tanti abiti che contribuiscono a creare il mondo ispirato alla raccolta di fiabe “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile si distinguono quelli indossati dall’attrice Salma Hayek nel ruolo della Regina di Selvascura; Nastro d’Argento e David di Donatello per i Migliori Costumi, ovviamente realizzati dalla Sartoria Tirelli.
Chiamati a introdurre i film i critici cinematografici Piero Spila, Mariuccia Ciotta, Roberto Silvestri, Roberto Chiesi, Elisabetta Randaccio, il docente di Storia dello spettacolo Giuseppe Mattia e gli operatori culturali Lorella Costa, Luigi Cabras, Patrizia Masala, Alessandro Macis, Stefania Costa, Bepi Vigna.
Il 17 dicembre presso la sala Castello, nell’ambito dell’evento speciale del conferimento del Premio alla Carriera, verrà proposto al pubblico, in presenza del regista Gianfranco Gigni, il documentario Sartoria Tirelli. Vestire il Cinema, a cui si ispira il titolo della rassegna cinematografica proposta dall’Alambicco. A ritirare il Premio sarà Dino Trappeti, direttore della Tirelli Trappetti – costumi dal 1964. A seguire il consueto concerto con le musiche arrangiate trascritte ed eseguite al pianoforte dal M° Romeo Scaccia accompagnate da una selezione dei film più significativi proposti in rassegna. Tra gli ospiti della serata Laura Nobile, coordinatrice generale della Tirelli Trappetti e la sorpresa di alcuni dei costumisti che fanno la storia di questa grande istituzione del mondo del cinema, del teatro e della lirica.
VENERDI’ 10 NOVEMBRE – SALA STAMPACE H. 17.30 – Inaugurazione rassegna H. 17.45 – Il Gattopardo di Luchino Visconti (1963, 187’) Introduce Piero Spila
MERCOLEDI’ 15 NOVEMBRE – SALA STAMPACE H. 17.30 – Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri (1970, 112’) Introduce Roberto Silvestri H. 20,00 – Marie Antoinette di Sofia Coppola (2006, 125’) Introduce Mariuccia Ciotta
SABATO 18 NOVEMBRE – SALA STAMPACE H. 17,30 – Il paziente inglese di Anthony Minghella (1996, 161’) Introduce Lorella Costa
MERCOLEDI’ 22 NOVEMBRE – SALA STAMPACE H. 20,00 – C’era una volta in America di Sergio Leone (1984, 139’) Introduce Bepi Vigna
SABATO 25 NOVEMBRE – SALA STAMPACE H. 17.30 – Il nome della Rosa di Jean-Jacques Annaud (1986, 126’) H. 20,00 – Il racconto dei racconti di Matteo Garrone (2015, 134’) Introduce i film Lorella Costa
DOMENICA 3 DICEMBRE – SALA STAMPACE H. 17.30 – Medea di Pier Paolo Pasolini (1969, 110’) Introduce Roberto Chiesi H. 20,30 – Hugo Cabret di Martin Scorsese (2011,126’) Introduce Alessandro Macis
MERCOLEDI’ 6 DICEMBRE – SALA VILLANOVA H. 20.00 – L’età dell’innocenza di Martin Scorsese (1993,138’) Introduce Gigi Cabras
VENERDI’ 8 DICEMBRE – SALA VILLANOVA H. 17.30 – Il Casanova di Federico Fellini (1976, 155’) Introduce Giuseppe Mattia
EVENTO SPECIALE DOMENICA 17 DICEMBRE, ore 17.30 SALA CASTELLO HOTEL REGINA MARGHERITA Proiezione del documentario “Sartoria Tirelli. Vestire il cinema” di Gianfranco Giagni (2006, 54’) Introducono il regista Gianfranco Giagni e il direttore artistico dell’Alambicco Alessandro Macis
Conferimento del Premio alla carriera alla TIRELLI TRAPPETTI – Costumi dal 1964 Il Premio verrà consegnato al direttore Dino Trappetti
Concerto Omaggio di una selezione delle musiche e delle immagini dei film in rassegna Arrangiamenti, trascrizioni ed esecuzione del M° Romeo Scaccia al pianoforte
MERCOLEDI’ 20 DICEMBRE – SALA STAMPACE H. 20,00 – Morte a Venezia di Luchino Visconti (1971, 130’) Introduce Elisabetta Randaccio
MERCOLEDI’ 27 DICEMBRE – SALA STAMPACE H. 20,00 – La leggenda del pianista sull’Oceano di Giuseppe Tornatore (1998, 165’) Introduce Stefania Costa
VENERDI’ 29 DICEMBRE – SALA STAMPACE H.17.30 – Magnifica presenza di Ferzan Özpetek (2012, 105’) Introduce Alessandro Macis H. 20.00 – Nuovomondo di Emanuele Crialese (2006, 114’) Introduce Patrizia Masala
Ingresso gratuito per tuta la manifestazione – Non occorre prenotazione.
MOD’ART al Cinema di Sassari, buona la prima: al Cityplex la multifunzionalità che funziona
SASSARI. Tanti artisti tutti insieme per un singolo evento a Sassari forse non si erano mai visti. Cabarettisti, attori, cantanti, danzatori e musicisti con cui interagire a tu per tu, seguire le loro performance agili e intriganti come stuzzichini, e poi scambiare qualche battuta e scattare un selfie in un piacevole spirito conviviale. Tutto questo in una struttura che continua a portare vitalità nel centro cittadino, quella del Cinema di Viale Umberto, con l’intento di farlo diventare un luogo di aggregazione e di socializzazione.
L’evento MOD’ART è stato un esperimento unico e innovativo, anche coraggioso, che ha portato il Cityplex Moderno a fare il passo verso “una multifunzionalità che funziona”. L’idea è già realtà grazie al format nato sotto la direzione artistica di Livia Lepri e voluto fortemente dal responsabile Alessandro Murtas.
Dopo un discreto avvio di serata, il pubblico ha iniziato a riempire le sale fino al soldout degli ultimi appuntamenti. Tante risate per il cabaret e gli sketch di Massimiliano Medda e i Lapola, di Pino e gli Anticorpi e quindi dell’attore e comico Jacopo Cullin, che in una sala strapiena ha raccontato ai fan la sua avvincente esperienza di artista nel mondo dello spettacolo, nel teatro e nel cinema.
Per i più piccoli molto apprezzata è stata la stupenda voce di Daniela Simula, interprete delle sigle di tanti successi del grande e piccolo schermo come Peter Pan, Pinocchio e La Regina di Ghiaccio. Altra voce applauditissima quella di Claudia Aru, che ha trasmesso in modo originale l’energia e lo spirito profondo della propria terra.
Gli appassionati di danza hanno potuto godere delle performance della compagnia Danza Estemporada, che ha presentato due cavalli di battaglia per grandi e piccoli come #ilmutaforme ed Encanto, poi l’esibizione del duo diretto dal talentuoso coreografo Cristian Pagliaro e la spericolata breakdance dei Sirbones Crew, uno dei gruppi di settore più apprezzati in Italia.
Applausi anche per le esibizioni dei Pirati & Panadas Funk e le dimostrazioni alla batteria dei Bateras Beat. Tutti gli incontri hanno goduto di una parte visual sullo sfondo cinematografico curata da Alessandro Spanu.
Questo primo appuntamento è servito anche per testare le tempistiche e ottimizzare il passaggio degli spettatori da una sala all’altra, per creare momenti di intrattenimento con gli artisti e, in tal senso, le pause sono state anch’esse motivo di divertimento e d’incontro con il pubblico. «Era ciò che volevamo – hanno specificato con soddisfazione Lepri e Murtas –. Volevamo fare in modo che i personaggi noti fossero riscoperti attraverso nuove prospettive, perché è lo scambio umano è quanto di meglio possiamo cercare di ritrovare dopo la pandemia. L’aggregazione, una chiacchierata, una distrazione, questo è il senso di tutto, e con questo spirito vogliamo lanciare l’inizio di un nuovo percorso che si implementerà quanto prima, con l’apertura del piano sottostante e dei giardini sul Fosso della noce».
“Terre di confine”, emozioni a Ittiri tra cinema e poesia
ITTIRI. Un’anteprima all’insegna della promozione delle scuole di cinema e dei giovani emergenti, con un omaggio agli studenti di cinematografia di Bologna e quindi all’integrazione tra le diverse forme d’arte grazie a una straordinaria performance poetica dell’attore Roberto Demontis.
Il 30 dicembre la XV edizione del “terre di confine film festival” ha regalato emozioni al Teatro comunale di Ittiri tenendo fede allo spirito della manifestazione dedicata al confronto-incontro tra realtà cinematografiche apparentemente lontane.
A introdurre la serata è stato Daniele Monachella, direttore artistico di MAB Teatro e della stagione culturale ittirese, che ha salutato il pubblico assieme al giornalista Salvatore Taras e a Sandro Sarai, presidente dell’associazione Su Disterru che organizza il festival dal 2004.
Le proiezioni hanno preso il via con un video saluto realizzato appositamente per il pubblico sardo dagli studenti della 1F del Liceo Laura Bassi di Bologna. I giovani artisti del Corso Doc hanno presentato “Kebab”, un simpatico cortometraggio sperimentale diretto da Salvatore Rauseo e Giacomo Gherardi con il supporto della docente Anna Conti e del tutor Simone Fratini della Cineteca di Bologna. Il lavoro spazia giocosamente tra i diversi generi cinematografici che vanno dall’azione al romantico senza prendersi troppo sul serio.
Dal Liceo di Bologna è arrivato anche un cortometraggio dal profilo più strettamente documentaristico, “#hoquasivinto”, un’opera collettiva della IIIG che approfondisce il tema attualissimo della ludopatia attraverso interviste a vittime del gioco d’azzardo, a un educatore, a un assessore al Welfare, a un produttore di slot machine e a un docente di matematica esperto di azzardo-patia, che introducono lo spettatore in un mondo complesso in cui proibizionismo e liberalismo non sono l’unica risposta. Il documentario è realizzato con la supervisione della tutor Giulia Peragine di DER e della docente Eugenia Bernardi nell’ambito dell’iniziativa ‘Cinema per la scuola’ del MIUR e MIBAC.
Vera star della serata a Ittiri è stato l’attore Roberto Demontis, che si è cimentato in due avvincenti performance poetiche interpretando “Canto notturno di un tassista errante alla luna” da lui composta e “Moda a Santu Nenaldu” di Remundu Piras in lingua sarda logudorese.
Le due interpretazioni, applauditissime, hanno intercalato quel piccolo capolavoro che è “La favola del dente avvelenato” di Cristiano Mattei, giovane e talentuoso regista sassarese. Intervistati da Salvatore Taras, Mattei e Demontis hanno presentato il corto raccontando aneddoti sulla nascita dell’opera e sullo svolgimento delle riprese nei diversi set, tutti sassaresi, per poi approfondire le criticità e le opportunità offerte dal fare cinema in Sardegna. Il lavoro di Mattei, prodotto per l’Accademia Sironi di Sassari, è stato molto apprezzato dagli spettatori, che hanno sollecitato affinché venga proiettato in altre sale del territorio.
I lavori presentati hanno evidenziato il tema che caratterizzerà la XV edizione del filmfestival, che quest’anno sarà dedicato alle “dipendenze”. Il “terre di confine” è organizzato dall’associazione Su Disterru Onlus con il sostegno dei comuni di Asuni e Solarussa, della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna.
Sabato a Cagliari la magia del cinema muto: Dr Plonk sonorizzato dal vivo dalla Associated Humanoids
CAGLIARI. Una giornata di incontri e proiezioni per concludere in bellezza la VI edizione della rassegna cinematografica “Storie di volti e silenzi. La magia del cinema muto”. Sabato 17 dicembre nella sala Castello in viale Regina Margherita 42 a Cagliari, alle 10 del mattino prenderà il via la tavola rotonda dedicata al “Muto nel cinema moderno” coordinata da Alessandro Faccioli dell’università di Padova, per indagare questo affascinante mondo del muto contemporaneo grazie agli interventi di esperti come Denis Lotti dell’università di Verona, Antioco Floris dell’università di Cagliari, Stella Dagna dell’università di Torino e Luca Mazzei dell’università Tor Vergata di Roma.
Tra i temi trattati ci saranno “La febbre del muto”, “The Artist” (2011) e la mitografia del passaggio tra muto e sonoro, un film antimoderno: Juha, il melodramma non parlato di Aki Kaurismäki, ‘Forgotten Silver’ (1995): verità, leggende e storytelling nel ‘recupero’ contemporaneo del cinema muto, la seconda e terza vita de Les Vampires (1916) fra cult-movie e cult-serial.
A partire dalle 19, la serata proporrà la proiezione del film Dr Plonk di Rolf de Heer (2007) introdotto alla visione da Alessandro Macis. È la storia di un geniale scienziato che nel 1907 calcola che manchino cento anni alla fine del mondo. Decide dunque di inventare una macchina del tempo con l’aiuto della moglie, dell’aiutante sordomuto Paulus e del frenetico cagnolino Tiberius. Si reca così nel 2007 e cercare di prevenire il disastro. Il film sarà sonorizzato dal vivo con musiche originali per un progetto inedito della band Associated Humanoids con Guido Coraddu al pianoforte, Franziscu Medda – Arrogalla live electronics e Andrea Parodo al basso elettrico. L’ingresso è libero e gratuito.
La manifestazione, che dal 6 novembre al 14 dicembre ha portato in cartellone tredici film muti realizzati nell’epoca del sonoro presentati al pubblico da esperti, docenti e operatori culturali, è organizzata a Cagliari dall’associazione culturale “La macchina cinema” sotto la direzione artistica di Patrizia Masala, con il contributo della Legge cinema della Regione Sardegna.
I film proposti hanno attraversato generi e tematiche differenti ma trovando tutti un punto d’incontro nell’assenza di dialoghi, con la presenza di colonne sonore musicali e di rumori e didascalie narranti che accompagnano lo svolgimento della storia.
Cinema, a Cagliari “Wilma Labate. Sguardi d’autrice”
CAGLIARI. Si è affermata come una delle presenze femminili più significative nel panorama del cinema italiano contemporaneo, grazie alle sue doti di narratrice sensibile alla storia recente e autrice di emblematici ritratti umani, ripresi, è il caso di dirlo, in momenti cruciali dell’esistenza. Alla regista e sceneggiatrice romana Wilma Labate è dedicata la speciale rassegna cinematografica “Sguardi d’autrice” che l’associazione culturale L’Alambicco rivolge quest’anno a un’artista capace di distinguersi affrontando temi scomodi e di forte impatto sociale.
Dal 27 novembre al 20 dicembre, sei appuntamenti per dodici film nella Sala Stampace di Viale Regina Margherita 44, più la serata di conferimento del Premio alla Carriera nella Sala Castello, guideranno gli spettatori verso la riscoperta delle opere più significative realizzate nel corso di trent’anni d’attività. La rassegna, realizzata con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, prosegue la ricerca intrapresa sul cinema d’autore italiano ed europeo. È in programma la proiezione, la discussione e l’analisi dei lavori, e un incontro tra la regista e il pubblico. L’ingresso è libero e gratuito e non occorre prenotazione.
Nata a Roma nel 1949, Wilma Labate ha iniziato il suo percorso dopo la laurea in filosofia, collaborando con la RAI, per la quale ha girato diversi documentari. Il suo primo lungometraggio è stato “Ambrogio” (1992), in cui ha descritto un mondo dove la parità tra uomo e donna è ancora tutta da inventare e metabolizzare.
PROGRAMMA.
Domenica 27 novembre alle 18, a inaugurare la rassegna nella Sala Stampace sarà il direttore artistico Alessandro Macis, che introdurrà proprio la proiezione di “Ambrogio”, un film in cui una ragazza vuole diventare capitano di lungo corso, ma trova tanti ostacoli davanti a sé che la spingono a farsi chiamare con un nome da uomo. Alle 20 Alessandra Piras introdurrà il secondo film della serata, “La mia generazione” (1996), che cerca di metabolizzare la fase del terrorismo facendo i conti con un periodo tragico della storia italiana, tra attentati, innocenti assassinati a sangue freddo, pentiti e irriducibili.
Ogni proiezione sarà presentata al pubblico da storici, critici e operatori culturali. Tra gli ospiti della manifestazione ci saranno Roberto Silvestri, Primo Giroldini, Gabriella Gallozzi, Domiziana De Fulvio, Elisabetta Randaccio, Bepi Vigna e Alessandra Piras.
Venerdì 2 dicembre alle 18, Roberto Silvestri introduce alla visione di “Lavorare stanca” tratto da “Alfabeto italiano” (1997, 50’), seguito alle 19.30 da “Un mondo diverso è possibile” (2001, 60’).
Sabato 3 dicembre alle 18, Roberto Silvestri introduce invece la proiezione di “Nel nome del popolo italiano – episodio Natale De Grazia” (2017, 60’), seguito alle 19.30 da “Arrivederci Saigon” (2018, 80’) presentato da Elisabetta Randaccio. Venerdì 9 dicembre, alle 18, Domiziana De Fulvio propone “Domenica” (2000, 95’) e subito dopo “La ragazza ha volato” (2021, 93’).
La serata di conferimento del Premio alla Carriera si terrà domenica 11 dicembre alle 18 nella Sala Castello di viale Regina Margherita 42. È in programma l’incontro di Wilma Labate con il pubblico, impreziosito da un concerto omaggio con una selezione delle musiche dei suoi film, eseguite al piano solo dal maestro Romeo Scaccia. Assieme alla regista dialogheranno Alessandro Macis e la critica cinematografica Gabriella Gallozzi.
Seguiranno gli ultimi due appuntamenti della rassegna in Sala Stampace, sulle opere più recenti della regista romana. Domenica 18 dicembrePrimo Giroldini introdurrà “Genova. Per noi” (2001, 50’), uno sguardo sui tragici eventi del G8 di Genova del luglio 2001, e “Monicelli. La versione di Mario” (2012, 83’), documentario dedicato a Mario Monicelli, al quale L’Alambicco ha conferito il Premio alla carriera nel 2010, pochi giorni dopo la sua scomparsa.
L’ultimo appuntamento della rassegna si terrà martedì 20 dicembre, con la proiezione alle 18 di “Signorina Effe” (2008, 95’), e “Qualcosa di noi” (2014, 74’), entrambi introdotti da Bepi Vigna. Per informazioni rivolgersi a [email protected] o chiamare i numeri 3280615046 – 3280951378.
COLLABORAZIONI E PARTNERS
Associazione La macchina cinema (FICC); Associazione culturale Hermaea di Cagliari; Associazione Hybris – Centro Internazionale del Fumetto – Cagliari; ANAC Associazione Nazionale Autori Cinematografici; Rivista BookCiak Magazine di Roma; Rivista CineCritica Roma; Istituto Culturale di Sicilia per la Cinematografia; CISLE – Centro Internazionale Studi per le Letterature Europee (Torino); CISESG – Centro Internazionale Studi Europei Sirio Giannini (Seravezza); Rivista FuoriAsse – (Torino); Circolo del Cinema Stanley Kubrick (Parma).