Il rispetto per l’ambiente e i cambiamenti climatici:

al Ceas un corso per docenti

È partito la scorsa settimana il corso formativo per un gruppo di 25 docenti delle Scuole secondarie di primo grado e Scuole secondarie di secondo grado del Comune di Sassari.

Il Settore Ambiente e verde pubblico del Comune di Sassari ed il Centro per l’Educazione all’Ambiente ed alla Sostenibilità CEAS Lago Baratz, nell’ambito dei progetti regionali destinati ai CEAS accreditati, ha predisposto un corso di formazione gratuito dal titolo “Percorsi possibili: a scuola di sostenibilità – Laboratori didattici per docenti su clima, biodiversità e ambiente”. Il corso, già in programma nel marzo 2020 e rinviato a causa dell’emergenza sanitaria per Covid-19, è finalizzato a comprendere i meccanismi climatici e ad acquisire conoscenze e maggiore consapevolezza sul valore della biodiversità e sulle sue alterazioni dovute al cambiamento del clima. Nel rispetto delle prescrizioni necessarie a far fronte alla pandemia, le attività sono state riorganizzate nella modalità della formazione a distanza in videomeeting.

L’Italia, prima fra tutte, ha introdotto nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado l’obbligatorietà di dedicare 33 ore all’anno all’Educazione Ambientale e, nello specifico, alle questioni relative ai cambiamenti climatici.

I partecipanti saranno coinvolti in attività didattiche che alterneranno momenti teorici ad altri di attività in campo che permetteranno di cogliere le peculiarità di tre differenti tipologie di ecosistemi: il lago, la foresta, il mare. 

I docenti del corso potranno coinvolgere i loro studenti nella partecipazione ad un concorso con la produzione video che affrontino e approfondiscano il tema degli effetti del cambiamento climatico. Tutti i video saranno presentati durante un evento pubblico che coinciderà con la premiazione della classe vincitrice. Il premio consiste in un viaggio per la classe in uno dei tre Ceas (Ceas Lago Baratz, Ceas Monte Minerva, Ceas Area Marina Protetta Tavolara-Capo Coda Cavallo). Il corso di formazione prevede, oltre a sei incontri teorici on-line della durata di tre ore ciascuno, che proporranno spunti didattici per comunicare in modo efficace la natura e il paesaggio, il clima, i cambiamenti climatici, lo sviluppo sostenibile e gli ecosistemi “lago”, “isola” e “foresta”, anche tre escursioni didattiche della durata di 6 ore nei tre Ceas.

Gli incontri saranno a cura di esperti dell’Università di Sassari, della fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, del Dipartimento Meteoclimatico dell’Arpas e degli educatori dei CEAS coinvolti.




OLIO EVO. COLDIRETTI SARDEGNA: I CAMBIAMENTI CLIMATICI HANNO DIMEZZATO LE PRODUZIONI

Foto delle tenute San Giuliano in Alghero
Foto: Oliveto tenute San Giuliano – Alghero

OLIO EVO. COLDIRETTI SARDEGNA: I CAMBIAMENTI CLIMATICI HANNO DIMEZZATO LE PRODUZIONI

Per la stagione in corso si stima un – 45% ma l’olio sarà di altissima qualità

Sarà ancora il segno meno a caratterizzare le produzioni di olio Evo in Sardegna che Apos (l’Associazione produttori olivicoli sardi) e Coldiretti Sardegna stimano tra i 45 e i 50 mila quintali, circa il 45 per cento in meno rispetto alle medie annue ordinarie che si aggirano intorno agli 85mila quintali. Un trend a cui ormai ci stiamo abituando a causa soprattutto delle anomalie climatiche ma che sarà accompagnato da una altissima qualità. Questa volta il clima è stato un alleato: il caldo eccessivo è nemico della mosca dell’olivo.

  PRODUZIONE MEDIA STIMA 2020
OLIO EVO SARDEGNA 85.000 Q 45 – 50.000 Q

Fonte Coldiretti Sardegna – Apos

 

“La stagione quest’anno è partita con largo anticipo (il 20 settembre), rispetto alla solita apertura dei frantoi a fine ottobre – spiega l’agronomo di Apos, Nicola Garippa -. Nel fine settimana, con l’apertura di Lanusei, tutti i frantoi saranno in piena attività. Gli eccessi di caldo di questa estate hanno accorciato il ciclo delle piante che poi ristorate dalle abbondanti piogge di inizio autunno sono state portate nelle condizioni ottimali in anticipo. Inoltre – evidenzia – le aziende, anticipano la raccolta perché hanno tecniche di produzione più raffinate e sono sempre più attente alla qualità”.

PRODUZIONI DIMEZZATE. Dopo la catastrofica annata del 2018 (16.610 quintali di olio Evo) dovuta ad una annata di scarica associata ad anomalie climatiche, e la timida ripresa dello scorso anno (43.750 quintali) anche le previsioni per la nuova stagione si presentano di colore rosso: 45 – 50.000 quitali (- 45% circa).

La media produttiva di olio Evo degli ultimi anni si è dimezzata in Sardegna rispetto a quella di 10 anni fa, passando da 85.000 quintali annue (media del quinquennio 2006 – 2010 – fonte Istat) a 45.890 quintali (media tra il 2015 – 2018 – fonte Ismea – Unaprol). Questo è dovuto soprattutto alle numerose calamità che si sono succedute in questi anni: siccità, gelate, vento o troppe e violente piogge. L’olivicoltura è uno dei settori che maggiormente sta pagando gli effetti dei cambiamenti climatici.

L’anno scorso la produzione è stata abbondante al nord Sardegna e disastrosa nel sud. Quest’anno anche il sud sembra recuperare (eccetto Oristano dove le gelate tardive hanno lasciato un pesante segno), mentre nel centro e nord dell’Isola le produzioni tengono pur essendo comunque un’annata di scarica.

  MEDIA 2006 – 2010 MEDIA 2015 – 2018 2019
PRODUZIONE EVO SARDEGNA 85.000 45.890 43.750

Elaborazioni Coldiretti Sardegna su dati Istat – Ismea – Unaprol

“Nonostante fortemente condizionata dagli eventi calamitosi che influiscono pesantemente sulle quantità delle produzioni – sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – grazie ad aziende agricole sempre più strutturate e aperte all’innovazione cresciamo nella qualità e siamo ai primi posti in Italia e nel mondo come confermano i numerosi riconoscimenti che conquistiamo nei più importanti concorsi e rassegne nazionali e internazionali. Il nostro olio è anche il simbolo della Dieta Mediterranea, classificata come migliore dieta al mondo del 2020 su 35 regimi alimentari presi in considerazione da U.S. News & World’s Report’s”.

 

L’OLIVICOLTURA SARDA IN NUMERI. L’Italia è tra le maggiori produttrici di olio Evo al mondo (315mila quintali in media tra il 2015 e il 2018), per anni è stata al vertice. La Sardegna si posizione al nono posto tra le regioni italiane. Al primo posto, con oltre il 50 per cento della produzione si colloca la Puglia, a seguire Calabria e Sicilia.

La Sardegna conta circa 34mila aziende. La superficie coltivata ad olivo è di oltre 39mila ettari (oltre il 3% di quella italiana) e conta oltre 6 milioni di piante (il 2,8% circa del patrimonio italiano). Circa il 40% dell’olio Evo è prodotto nel nord Sardegna (Sassarese) mentre oltre il 60 per cento delle olive da mensa nel sud Sardegna. Produciamo circa l’1,5 dell’olio Evo italiano anche se siamo terzi nella vendita dell’olio marchiato Dop nella Penisola. La varietà di gran lunga più coltivata è la “Bosana” (circa il 60%) soprattutto nel Nord Sardegna. Hanno rilevanza anche la Semidana nell’Oristanese (ma si sta diffondendo in tutta l’isola), l’Ogliastrina nel Nuorese, la nera di Villacidro nel Monte Linas, la nera di Gonnos e la Tonda di Cagliari nel Campidano e nel Parteolla.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna

Michele Arbau

foto: Raccolta stagione 2020 Tenute San Giuliano – Alghero