Lingua sarda, il COLCS ringrazia la Regione: finanziati altri sportelli linguistici

CAGLIARI. Il COLCS, Coordinamentu Operadores Limba e Cultura Sarda, ringrazia la Giunta regionale e le forze politiche che hanno dato il loro contributo al fine di integrare le risorse economiche relative al finanziamento degli sportelli linguistici comunali e sovracomunali.

Sportelli che erano rimasti esclusi a causa di carenza di fondi dai contributi finanziari del 2021, dopo che ne avevano fatto espressa richiesta alla RAS in relazione al finanziamento sui fondi della Legge 482/99 e della Legge regionale 22/2018.

Un importante risultato per il COLCS, che nelle ultime settimane aveva intrapreso numerose iniziative per sollecitare la tutela di questo importante segmento della politica linguistica in Sardegna. Il coordinamento riconosce pertanto l’impegno e apprezza la volontà politica dell’attuale maggioranza, così come riconosce il supporto di alcune frange dell’opposizione in Consiglio regionale.

La cifra integrata però non copre tutte le richieste presentate dalle amministrazioni singole o riunite in unioni o aggregazioni. L’auspicio è che la volontà politica e la disponibilità economica si concretizzino con più fattibilità nella prossima legge finanziaria, e che in futuro si prenda in considerazione l’intera copertura territoriale dei progetti.




Colcs, operatori della lingua sarda sul piede di guerra

Daniela Masia, rappresentante del Colcs

CAGLIARI. L’appello corale ai vertici della Regione forse non basta più e, a distanza di circa due mesi dalla lettera aperta dei cento sindaci al presidente Christian Solinas, ora il Colcs fa la voce la voce grossa, promettendo azioni di protesta e di lotta presso il Palazzo Regionale se non verranno messe a disposizione le risorse sufficienti a salvare buona parte degli sportelli linguistici comunali e sovracomunali, rimasti esclusi dopo tanti anni di impegno, dedizione e competenze maturate.

Il Coordinamentu Operadores de Limba e Cultura Sarda, rappresentato da Daniela Masia, chiede con forza di integrare le risorse per gli sportelli ai quali è stato negato il finanziamento, a causa di carenza di fondi, dai contributi finanziari del 2021. Si parla di almeno un milione e mezzo di euro che, nel complesso del bilancio regionale, paiono ben poca cosa, ma senza i quali si rischia di mandare a casa professionalità che a questo lavoro hanno dedicato anni della propria vita.

L’integrazione richiesta alla RAS, è relativa al finanziamento sui fondi della 482 del 99 e della Legge regionale 22 del 2019. “Senza le attività degli sportelli linguistici – affermano gli operatori – la vocazione stessa della 482 viene a mancare”.

Al momento, sono state tagliate fuori numerose aree che storicamente svolgono importanti attività di promozione e valorizzazione linguistica, nonostante abbiano presentato progetti ritenuti validi e ammissibili. Zone come il Logudoro e il Meilogu, il Terralbese e l’Unione dei Comuni dei Fenici, il Parteolla e il Basso Campidano, per arrivare alla Comunità Montana del Nuorese Gennargentu Supramonte Barbagia passando per l’Unione Comuni del Montalbo, il Marghine e il Goceano.

Come ha specificato Masia, il lavoro svolto nella maggior parte di questi territori ha trovato la sua efficacia grazie al suo carattere non occasionale, ma permanente. La cessazione delle attività di sportello, oltre a essere avvertita negativamente dalle comunità interessate, metterebbe a rischio molti posti di lavoro, e con essi il patrimonio di competenze, di professionalità e valorizzazione linguistica che gli operatori svolgono con profonda responsabilità.




Lingua sarda, oltre cento sindaci con il Colcs scrivono a Solinas: “Più fondi per dare continuità agli sportelli linguistici”

Foto di repertorio di una riunione sulla lingua sarda

Oltre cento sindaci da tutta la Sardegna hanno scritto al presidente della Giunta regionale Christian Solinas, affinché nell’imminente assestamento di bilancio (che dovrebbe essere varato entro agosto), il governatore possa intervenire per integrare le risorse di finanziamento degli sportelli linguistici comunali e sovracomunali rimasti esclusi dai contributi finanziari del 2021 a causa di carenza di fondi.

“Fondi necessari per continuare nell’opera di diffusione capillare della lingua e della cultura sarda che gli sportelli linguistici, animati dalla passione e dalla professionalità degli operatori territoriali, portano avanti ormai da anni”, sostengono gli stessi amministratori, che hanno fatto richiesta alla RAS per il finanziamento relativo ai fondi della 482 del 99 e della Legge regionale 22 del 2018.

Se è vero che da un lato la quota di finanziamenti negli ultimi decenni non è diminuita, è anche vero che il numero di sportelli e di operatori è notevolmente aumentato. Segno dell’efficacia nella sensibilizzazione capillare dei territori, ottenuta da parte di chi lavora in questo settore con dedizione e competenza.

A causa dell’esaurimento delle risorse sono state tagliate fuori dal finanziamento numerose aree che storicamente svolgono importanti attività di promozione e valorizzazione linguistica, nonostante abbiano presentato progetti ritenuti validi e ammissibili. Zone come il Logudoro e il Meilogu, il Terralbese e l’Unione dei Comuni dei Fenici, il Parteolla e il Basso Campidano, per arrivare alla Comunità Montana del Nuorese Gennargentu Supramonte Barbagia passando per l’Unione Comuni del Montalbo, il Marghine e il Goceano.

«È la prima volta che l’esclusione avviene in maniera così massiccia – ha affermato Daniela Masia, presidente del COLCS (Coordinamentu operadores de limba e cultura sarda) –. Il lavoro svolto nella maggior parte di questi territori ha trovato la sua efficacia grazie al suo carattere non occasionale, ma permanente. Ora si rischia un blocco che, oltre a essere avvertito negativamente dalle comunità, metterebbe a rischio molti posti di lavoro con il patrimonio in ordine di competenze, di professionalità e di valorizzazione linguistica che gli operatori svolgono con grande responsabilità».

L’auspicio è che la sensibilità mostrata da Solinas già dopo le prime segnalazioni – promosse sia da parte di importanti associazioni culturali, sia da consiglieri regionali che da un primo nucleo dei sindaci più reattivi – trovi in un atto concreto d’implemento finanziario la risposta allo squilibrio che si verrebbe a creare tra i grandi Comuni, che hanno assorbito la maggior parte delle risorse, e i territori costituiti da piccoli Comuni rimasti scoperti, che già devono fare i conti con lo spopolamento e con la dissoluzione del tessuto identitario.