COLDIRETTI NU – OG. LA PIZZA DEI CENTENARI SARDA 100% NELLA TOP TEN MONDIALE

La pizza sarda con prodotti della terra dei centenari nella top ten mondiale. Ad arrivare settima al campionato del mondo della pizza (pizza senza frontiere) che si è tenuto dal 19 al 22 febbraio scorso a Rimini, è l’agri-panificio Kentos di Orroli, socio Coldiretti, grazie alla responsabilità qualità Simona Prasciolu, che ha presentato la pizza Marzuolo realizzata con semola 100% integrale di grano duro senatore cappelli.
Simona Prasciolu, si è classificata al settima posto con 811 punti, prima donna, nella categoria pizza in teglia grazie ad una pizza fatta con grano antico e biologico coltivato in Sardegna da una filiera di 35 contadini e macinato tramite due macine a pietra nel paese dei centenari Orroli, utilizzando un lievito madre naturale di oltre 3 secoli.
“Una grande soddisfazione per l’agricoltura sarda – afferma il direttore di Coldiretti Nuoro Ogliastra Alessandro Serra -. Kentos ha portato ancora una volta in alto il nome dell’agricoltura e della Sardegna questa volta con una pizza 100 per cento sarda. Una azienda simbolo attenta alla tradizione e alla sostenibilità che con i suoi prodotti racconta e porta nel mondo con orgoglio il suo territorio”.
Una pizza, quella Marzuolo, composta da soli prodotti sardi. Oltre al grano dell’azienda Kentos, sono presenti anche provola ovina a latte crudo, olio allo zafferano, primo sale ovino (callau salliu), tartufo bianco “tuber borchii” di Laconi, culurgiones ai broccoli.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna
Michele Arbau




COLDIRETTI SARDEGNA. NEL REGNO DEL CANNONAU SI POSSONO IMPIANTARE ALTRI 270 ETTARI DI VIGNETO

Sono 271 gli ettari assegnati alla Sardegna per nuovi impianti di vigneti. Lo rende noto Coldiretti Sardegna in seguito alla comunicazione dell’assessorato regionale all’Agricoltura, ricordando che le domande dovranno essere presentate entro il 31 marzo prossimo, per una superficie massima a domanda fino a 10 ettari.
Le domande potranno essere presentate da coloro che hanno una superficie agricola almeno pari o superiore a quella per la quale chiedono l’autorizzazione per il nuovo impianto.
Nel caso in cui le richieste ammissibili presentate in Sardegna siano uguali o inferiori ai 271 ettari – evidenzia Coldiretti Sardegna – le domande saranno accettate nella loro totalità, mentre la superficie residua non assegnata (nel caso sia inferiore ai 271 ettari) saranno rese disponibili per le Regioni in cui la richiesta è stata invece superiore a quella disponibile.
In caso contrario invece (con richieste ammissibili superiori ai 271 ettari) e non è disponibile superficie non assegnata dalle altre Regioni, ci sarà una riduzione proporzionale alle superfici richieste.
Una azienda beneficiaria – ricorda Coldiretti Sardegna – potrà rinunciare all’autorizzazione, senza incorrere in sanzioni, nel caso in cui la superficie assegnata sia inferiore al 50% di quella richiesta.
Una volta assegnate il vigneto va impiantato nei successivi tre anni (e non potrà essere estirpato prima di 5 anni) pena l’applicazione di sanzioni pecuniarie e accessorie come l’esclusione dalle misure di sostegno dell’OCM vino.
La superficie vitata in Sardegna è di oltre 27mila ettari (circa 37mila le aziende), il 56% in meno rispetto al 1984 quando gli ettari erano circa 62.500. Il crollo della superficie coltivata verificatasi soprattutto tra il 1984 e il 1997 è dovuto principalmente alle politiche comunitarie sulla incentivazione agli espianti.

“Quello vitivinicolo è oggi uno dei settori agricoli che sta crescendo maggiormente e si presenta dinamico e innovativo grazie a dei viticoltori illuminati – afferma il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. Un settore che si afferma nei mercati internazionali con prodotti di eccellenza che ha saputo superare momenti difficilissimi come quelli dovuti al Covid prima e al caro prezzi poi con grande dignità e dimostrando ancora una volta di essere degli eccellenti imprenditori”.

Oltre il 50 per cento della superficie vitata sarda è idonea alla produzione di uve Dop e Igp, come emerge dalle elaborazioni di Coldiretti Sardegna sui dati Laore. Le denominazioni d’origine (attuali Dop) in Sardegna sono 18; è presente una sola Docg (quella del Vermentino di Gallura), mentre le Indicazioni Geografiche Tipiche (attuali Igp) sono 15.
Il Comune con la maggior superficie vitata – secondo le elaborazioni Coldiretti Sardegna sui dati Laore – è Alghero (circa 1.300 ettari). Il vitigno più coltivato è invece il Cannonau (poco meno di 7.500 ettari), di cui quasi il 70 per cento (circa 5.000 ettari) nella storica provincia di Nuoro che comprendeva anche l’Ogliastra. Il secondo vitigno è il Vermentino (meno di 5.000 ettari) coltivato prevalentemente nella provincia storica di Sassari.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna




COLDIRETTI SARDEGNA. IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA SI SCRIVE CON COMPETENZA E FACENDO RETE

Visione, strategia, condivisione, squadra. Sono le parole chiave che riassumono la convention promossa questa mattina da Coldiretti Sardegna a Borore aperta dalla relazione del presidente regionale Battista Cualbu che ha visto partecipare tutta la rete di dirigenti che collaborano a vario titolo con la più grande Organizzazione agricola. Al centro della discussione come affrontare il futuro, partendo dallo stato dell’arte e dalla programmazione delle politiche comunitarie e regionali: “è importante programmare e fare squadra e avere consapevolezza di chi siamo – ha detto il presidente Battista Cualbu -. Siamo una grande forza sociale che ha saputo negli anni interpretare e anche guidare i cambiamenti in campo agricolo, con la legge di orientamento che ci ha regalato una agricoltura multifuzionale, le battaglie per le etichette trasparenti, la rete di Campagna amica, la difesa del made in Italy. E lo abbiamo fatto attraverso una grande rete non chiusa nel mondo agricolo ma allargata all’alleanza con i cittadini che ci ha consentito di conquistare una nuova reputazione e di conseguenza anche più forza e credibilità nel sostenere le ragioni del mondo agricolo”. Il direttore regionale Luca Saba con la sua relazione in cui ha riassunto le parole chiave che devono essere alla base di una grande organizzazione che sa creare una grande rete competente e radicata nel territorio che sappia ascoltare e incidere nelle istituzioni scrivendo una agenda politica agricola di medio – lungo termine”.
È stata l’introduzione ad una ampia discussione che ha visto succedersi al microfono il professore del dipartimento di Agraria di Sassari Giuseppe Pulina, i presidenti e direttori dell’Anbi e dei Consorzi di Bonifica, dai distretti rurali all’associazione allevatori e i Consorzi di difesa, ma anche presidenti delle più importanti cantine sarde, o rappresentanti del settore olivicolo e suinicolo, oltre che ortofrutticolo, ma anche gli avvocati e i commercialisti che collaborano con Coldiretti Sardegna, il direttore dell’Istituto zooprofilattico ed esperti e conoscitori del mondo agricolo istituzionale come Alfonso Orefice.
Una giornata di vero confronto sul futuro dell’agricoltura sarda che ha spaziato a 360 gradi su tutti i settori, problematiche e potenzialità dell’agricoltura sarda facendo emergere la necessità di una visione e una strategia, con obiettivi chiari ma anche condivisione e organizzazione. “Occorre partire dai presupposti: i dati – ha rimarcato il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba –. Senza conoscere la realtà in cui viviamo non possiamo programmare con cognizione”. Perché “non servono premonizioni, e ce ne sono tante, ma previsioni – ha detto nella sua analisi accademica il professore Giuseppe Pulina –. La seconda richiede conoscenza e padronanza della materia. Per affrontare il futuro dobbiamo avere chiaro anche chi lo dovrà fare davanti ad un collasso demografico, ed in assenza di manodopera qualificata ma avendo sempre chiaro che l’agricoltura deve garantire cibo equo e sano alla popolazione attraverso una agricoltura sostenibile”.
Per questo è stato detto a più voci “l’agricoltura deve avere un orizzonte chiaro e non guardare solo al contingente e alle emergenze. E lo deve fare a cominciare dal programma di sviluppo rurale che deve essere scritto ascoltando chi l’agricoltura la conosce e la vive quotidianamente dove si cerchi di investire per cambiare in opportunità tutte quelle emergenze che oggi la condizionano e spesso offuscano e mettono in secondo piano la programmazione, che deve essere seguita dalla organizzazione del sistema e dalla semplificazione partendo dai dati che sono in possesso dell’assessorato e delle agenzie agricole ma che occorre però mettere a sistema per poterli leggere e trovare nel libro dell’agricoltura sarda”.
“Un incontro proficuo che sarà replicato perché ci ha consentito di riflettere insieme e condividere idee, progetti ma anche problemi e paure – ha affermato in chiusura Battista Cualbu -. Ci sono stati tanti spunti qualificati che hanno rafforzato la piattaforma programmatica che abbiamo presentato in Regione con l’obiettivo di migliorare l’agricoltura sarda. Abbiamo bisogno di tutti per questo è fondamentale il confronto e la condivisione e fare squadra”.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna




COLDIRETTI SARDEGNA. MENÙ E SPESA ANTISPRECO: LE SCELTE ETICHE DEI CONSUMATORI DI CAMPAGNA AMICA

Più di un italiano su 3 (35%) ha tagliato gli sprechi adottando a casa soluzioni per salvare il cibo e recuperare quello che resta a tavola, con una svolta green spinta dall’inflazione e dai rincari di gas e bollette. È quanto emerge da una indagine Coldiretti in occasione della Giornata nazionale di prevenzione contro gli sprechi alimentari in calendario domani che oggi vede tutti i mercati di Campagna Amica impegnati con una serie di iniziative salva cibo. In Sardegna nei mercati di Campagna Amica di Pitz’e serra a Quartu Sant’Elena, via del Redentore a Monserrato, il mercato coperto di via degli Artigiani a Oristano, all’Exmè a Nuoro, e all’Emiciclo e al coperto di Luna e sole a Sassari dove per i tutor dei mercati e le aziende agricole mostrano i metodi per conservare meglio e sprecare meno cibo, mentre i cuochi contadini degli agriturismo hanno preparato le ricette antrispreco.
Da un’analisi Coldiretti/Censis presentata oggi gli italiani per tagliare gli sprechi, aiutare l’ambiente e salvare i bilanci familiari stanno adottando alcune strategie come la cucina degli avanzi ,la doggy bag al ristorante, il ritorno della gavetta in ufficio, gli orti sul balcone, la lista della spesa, lo sguardo attento alla data di scadenza fino al boom della spesa nei mercati contadini a chilometro zero.
Con la crisi economica scatenata dal conflitto in Ucraina – secondo Coldiretti/Censis – il 58% degli italiani ha iniziato a cucinare pietanze utilizzando gli avanzi dei pasti precedenti, allargando a una fascia importante di popolazione una pratica sino ad oggi seguita da quote più ridotte di persone, coniugando la necessità di risparmiare con l’importanza etica di ridurre lo spreco. Il riutilizzo degli avanzi si sposta poi – rilevano Coldiretti/Censis – dalle mura domestiche all’ufficio, con il 52% dei lavoratori che dichiara di portarsi al lavoro la gavetta con il cibo, magari preparato utilizzando quanto rimasto di pasti precedenti.
La volontà degli italiani di ridurre gli sprechi si sposta anche nei ristoranti dove ben il 49% di clienti si dice pronto a chiedere la doggy bag per portarsi via gli avanzi, con una percentuale che nei giovani sale addirittura al 58%. L’idea che occorre evitare sprechi – notano Coldiretti/Censis – con positivi effetti sul risparmio nella spesa, è diventata dunque più forte del senso di vergogna che sino ad oggi limitava il ricorso a questa pratica peraltro molto diffusa nel mondo anglosassone.
Il 41% degli italiani dichiara poi di coltivare frutta, verdura, erbe aromatiche in casa sul balcone, negli orti urbani o in piccoli orti di proprietà secondo Coldiretti/Censis, con una spinta che viene soprattutto dai più giovani e dagli anziani. Ma le strategie di consumo etico si applicano soprattutto al momento di fare la spesa, con l’81% degli italiani che ha preso l’abitudine di fare una lista ponderata degli acquisti da effettuare – spiegano Coldiretti/Censis – per mettere sotto controllo le spese d’impulso, evitando di farsi guidare troppo dalla molteplicità di stimoli che sono attivati nei punti vendita. E tra gli scaffali il 92% degli italiani è attento a controllare la data di scadenza per acquistare solo cibo da consumare nel breve periodo.
E quasi sette italiani su 10 (69%) cercano regolarmente prodotti a chilometro zero e il 50% effettua acquisti nei mercati dei contadini con l’obiettivo di sostenere le realtà locali, ridurre l’impatto ambientale dei lunghi trasporti e garantirsi prodotti più freschi che durano di più e tagliano quindi gli sprechi. Un impegno sostenuto dalla Coldiretti con la realizzazione della più estesa rete di vendita diretta nel mondo con 15mila agricoltori aderenti in quasi 1200 mercati di Campagna Amica lungo la Penisola dove hanno fatto la spesa durante l’anno 20 milioni di italiani.
Si tratta di comportamenti che, sotto la spinta dell’inflazione, hanno fatto scendere del 12% lo spreco alimentare nelle case degli italiani rispetto all’anno precedente anche se – conclude la Coldiretti – rimane tuttavia su un valore pari complessivamente di 6,5 miliardi di euro secondo Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability In base ai nuovi dati che si riferiscono al mese di gennaio 2023, gli italiani gettano in media 524,1 grammi a testa di cibo alla settimana nel bidone contro i 595,3 grammi dello scorso anno, ovvero 27,3 chili all’anno.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna




COLDIRETTI SARDEGNA. OLTRE 13 MILIONI PER GLI ACCORDI DI FILIERA DEL GRANO DURO

La cerealicoltura sarda può tirare un sospiro di sollievo, dalla finanziaria arrivano quasi 11 milioni di euro. Grazie ad un emendamento fortemente voluto da Coldiretti Sardegna si garantirà il premio per le aziende che producono grano duro ed hanno aderito ad un accordo di filiera.
I 10.800.000 euro arrivati grazie alla finanziaria approvata ieri che andranno a sommarsi ai fondi già stanziati, per un totale di 13.200.000 euro che consentiranno di recuperare le domande entrate in graduatoria ma non finanziate per mancanza di fondi delle precedenti annualità (fino al 2022) oltre a garantire il premio anche per le annualità 2023, 2024 e 2025.
“Un intervento che consentirà di liquidare le domande in graduatoria bloccate per assenza di fondi nonostante i cerealicoltori avessero adempiuto agli impegni richiesti– sostiene il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. Inoltre si sostiene un settore il cui valore, spesso sottovalutato, lo abbiamo capito tutti un anno fa. Non possiamo dimenticarci che appena 12 mesi fa eravamo tutti nel panico per il blocco del grano dalla Russia e dall’Ucraina mentre qui avevamo i campi incolti”.
La Sardegna vent’anni fa, nel 2004, coltivava a grano duro circa 100mila ettari di superficie (96710 ettari), oggi siamo a circa 31.800 mila, – 67 per cento (elaborazioni Coldiretti Sardegna sui dati del Censimento 2021), a fine ‘900 gli ettari coltivati erano 158.000 che collocavano la Sardegna al secondo posto in Italia dietro la Sicilia. Con il numero dei cerealicoltori crollato da oltre 12.400 nel 2000 a 4.284, – 65 per cento (Censimento 2021).
“Già prima dello scoppio della guerra in Ucraina abbiamo presentato in Regione insieme all’Anbi il progetto ri-coltiviamo la Sardegna che necessità di un contributo regionale di 20milioni di euro garantendo un contributo di 200 euro/ettaro per coltivare 100mila ettari di terra strutturati per l’irrigazione ma oggi incolti – ricorda il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba –. Un progetto che guarda al futuro e che prevede anche gli accordi di filiera con gli allevatori per il consumo di mangimi made in Sardinia che potrebbero usufruire pure dei denari del Pnrr previsti proprio per gli accordi di filiera”.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna
Michele Arbau




COLDIRETTI SARDEGNA. RIBALTA NAZIONALE PER LA REGINA DELLO STREET FOOD SARDO CON IL GIOVANE AGRICHEF ANTONIO DEMONTIS

Lo street food della cucina contadina sarda protagonista a I Fatti vostri, la storica trasmissione di Raidue, condotta da Anna Falchi e Salvo Sottile. A rappresentarla il cuoco contadino Antonio Demontis, dell’agriturismo su Recreu di Ittiri, che fa parte del circuito Terranostra, Campagna Amica del quale è anche presidente per il Nord Sardegna. Nello spazio riservato allo street food, il giovane agrichef ha presentato un piatto tipico isolano, sa panada, con una ricetta rivisitata. Antonio Demontis è un cuoco contadino emergente che si basa sui prodotti locali a km0 e su una cucina tradizionale che grazie al suo estro e profonda formazione rivisita in chiave moderna.
Dopo il diploma nell’istituto alberghiero di Alghero, il giovane agrichef, ha preso in mano l’agriturismo di famiglia dei genitori Piero e Gavina non tralasciando la formazione attraverso viaggi studi anche all’estero, e soprattutto ha seguito un corso nella prestigiosa università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo grazie a Campagna Amica ed ha conseguito il diploma di agrichef di Terranostra, l’associazione degli agriturismi di Coldiretti.
Mercoledì mattina negli studi Rai accanto alla presentatrice Anna Falchi, Demontis ha preparato la regina dello street food sarda sa panada, facendo conoscere al grande pubblico oltre che il suo estro, uno dei piatti tipici della nostra Isola. Per il cuoco contadino di Ittiri non si è trattato della prima volta alla Rai, dove aveva esordito nel 2014 insieme alla madre Gavina nella trasmissione La Prova del cuoco.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna
Michele Arbau




COLDIRETTI SARDEGNA – BIRAGHI. IL PECORINO CHE PAGA IL GIUSTO PREZZO AI PASTORI COMPIE 6 ANNI CON TANTI RECORD

Oltre 1.100.000 kg di prodotto venduti, distribuito in 3.100 punti vendita, 35% della distribuzione ponderata. Sono i numeri dell’accordo di filiera Biraghi, Coldiretti Sardegna e Filiera Agricola Italiana che ha dato vita al pecorino etico solidale che paga il giusto prezzo ai pastori, che oggi a Torino ha festeggiato i suoi primi sei anni.
Un accordo allora (2017) definito storico, proprio perché in un momento di crisi per la pastorizia sarda, con il latte pagato ai pastori sotto i costi di produzione e il Pecorino romano, la Dop che determina il prezzo del latte ai pastori ai minimi storici, pagato a circa 4 euro al kg, con questo accordo di filiera che vede per la prima volta insieme pastori e trasformatori, si è dato vita ad un grattugiato al 70 per cento composto da pecorino 100 per cento sardo e per il restante 30 per cento con il gran Biraghi, vaccino prodotto con latte 100 per cento italiano, che paga il giusto prezzo ai pastori. Un accordo, infatti, che garantisce una equa remunerazione a chi produce il latte e comunque non va mai sotto i costi di produzione, un accordo che ha anticipato la legge sulle pratiche sleali. Accordo che si è dato vita coinvolgendo la cooperativa pastori Dorgali e la cooperativa l’Armentizia di Guspini.
Un accordo innovativo, come è stato ricordato questa mattina a Torino nella sede della Biraghi, dove si è festeggiato il sesto compleanno, a cui hanno preso parte oltre alla Biraghi rappresentata da Claudio Testa, consigliere d’amministrazione della Biraghi S.p.A, da Coldiretti Sardegna con il presidente Battista Cualbu e il direttore Luca Saba, il vicepresidente della Cooperativa Pastori Dorgali Francesco Carta, al responsabile dei progetti di Filiera Agricola Italiana Adolfo Giannecchini. Era presente anche il gruppo a tenore su Cuntzertu Abbasantesu con il canto dei pastori riconosciuto patrimonio immateriale dell’umanità Unesco come espressione del Pastorilismo. “Questo è un esempio concreto di un accordo che fa bene al Sistema Paese, nel quale ogni attore coinvolto ha saputo mettersi a disposizione per creare un prodotto di qualità e competitivo sul mercato”, ha commentato Adolfo Giannecchini per Filiera agricola italiana.
“Il trend è positivo per tutta la filiera – ha aggiunto il presidente Battista Cualbu –. Dopo sei anni, l’accordo, che non a caso avevamo definito storico, si rivela sempre più vincente e come esempio da seguire non solo in questo settore agricolo. I benefici per i pastori e le cooperative che stanno collaborando al progetto sono evidenti: prezzo minimo garantito, stabilità e programmazione”. “Un accordo che cresce e si rafforza anche grazie ai nuovi progetti che stiamo mettendo in campo con la Biraghi – afferma il direttore Luca Saba –. Questo ci consentirà di allargare l’accordo anche ad altre realtà locali e crescere nei numeri”. “A distanza di sei anni dalla firma del nostro accordo, siamo felici di festeggiare la collaborazione insieme a tutti gli attori coinvolti nel progetto del Pecorino Etico Solidale – ha raccontato Claudio Testa, della Biraghi –. Siamo molto lieti che i consumatori apprezzino il nostro accordo di filiera, che ci permette di sostenere la tradizione casearia italiana insieme a Coldiretti Sardegna e con Filiera Agricola Italiana”. “Per la nostra Cooperativa è stata una svolta che ha rafforzato tutto il lavoro che avevamo fatto precedentemente – afferma il Vicepresidente della Cooperativa Pastori Dorgali, Francesco Carta –. Da inizio annata abbiamo la certezza che una parte del nostro formaggio verrà venduto ad un prezzo già stabilito”.
Nel 2020 la collaborazione tra Biraghi e Coldiretti Sardegna si è consolidata con il lancio di un nuovo prodotto da tavola: dopo il Grattugiato Etico solidale Biraghi, l’azienda cuneese, insieme a Filiera agricola italiana e all’Organizzazione agricola sarda hanno presentato lo Spicchio di Pecorino Etico Solidale, una fetta da 150 grammi senza crosta laterale, prodotta con 100% latte di pecora sardo, a lunga stagionatura, caratterizzata da un gusto dolce e delicato e acquistabile in una pratica confezione con un vassoio per tenerla in tavola, apertura facilitata e zip “apri e chiudi”. L’iniziativa è stata sviluppata con la Cooperativa Pastori Dorgali – che raggruppa 190 aziende – con l’obiettivo di ampliare le occasioni di consumo del Pecorino grazie al taglio in spicchio e al sapore delicato, allargando la gamma di prodotti a latte ovino del marchio Biraghi.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna
Michele Arbau




COLDIRETTI SARDEGNA. NUMERO DI CINGHIALI FUORI CONTROLLO: TROPPI PER 7 CITTADINI SU 10, VANNO FERMATI

È emergenza cinghiali in Sardegna e nel resto della Penisola dove se ne contano 2,3milioni, uno ogni 26 abitanti. Un numero fuori controllo che li ha trasformati in un problema sociale. Oltre alle perdite economiche in campagna dove fanno razzie nei terreni arando le colture e distruggendo le recinzioni e altre attrezzatture e in qualche caso attaccando anche gli altri animali (in alcuni ovili hanno ammazzato anche delle pecore), stanno compromettendo anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità sia animale che vegetale. Ma i branchi – sottolinea Coldiretti – si stanno spingendo sempre più vicini ad abitazioni dove razzolano tra i rifiuti con evidenti rischi per la salute; causano anche incidenti stradali: i selvatici hanno causato un incidente ogni 41 ore con 13 vittime e 261 feriti gravi secondo l’analisi di Coldiretti su dati Asaps, Negli ultimi dieci anni il numero di incidenti gravi con morti e feriti causati da animali, secondo la stima Coldiretti su dati Aci Istat, è praticamente raddoppiato (+81%) sulle strade provinciali.
Dall’indagine Coldiretti/Ixe’ in riferimento al rapporto Ispra sulla proliferazione dei cinghiali in Italia, quasi sette italiani su dieci (69%) ritengono che i cinghiali siano troppo numerosi mentre c’è addirittura un 58% che li considera una vera e propria minaccia per la popolazione, oltre che un serio problema per le coltivazioni e per l’equilibrio ambientale come pensa il 75% degli intervistati. Oltre sei italiani su 10 (62%) ne hanno una reale paura e quasi la metà (48%) non prenderebbe addirittura casa in una zona infestata dai cinghiali.
“I cinghiali sono considerati dalla maggioranza dei cittadini una emergenza – evidenzia Coldiretti Sardegna -. Lo è per chi lavora in agricoltura ma anche per gli automobilisti e i semplici cittadini come dimostrano i dati. Come Coldiretti da anni stiamo denunciando il problema a tutti i livelli, con proteste ma anche con proposte – per questo riteniamo necessario interventi mirati e su larga scala per ridurne la minaccia”.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna
Michele Arbau




COLDIRETTI SARDEGNA. GIORNATA STORICA: FINITO L’EMARGO PER LA PSA DOPO 11 ANNIAdesso si lavori per lo sblocco totale nell’intera Sardegna

Via libera per i suini sardi che dopo 11 anni e 34 giorni potranno essere esportati fuori dai confini regionali, anche se al momento la fine dell’embargo non riguarda tutta la Sardegna. Era dall’11 novembre del 2011 infatti che la Sardegna non poteva esportare suini (vivi o macellati) fuori dai propri confini. Mentre la peste suina è comparsa per la prima volta nell’Isola nel ormai lontano 1978 nel sud Sardegna, giunta presumibilmente attraverso scarti alimentari arrivati nel porto di Cagliari o all’aeroporto militare di Decimomannu dalla Penisola Iberica e diffusasi poi nelle zone interne dell’isola con le transumanze.
“Un giorno che abbiamo aspettato 44 anni con oltre 4mila giorni di embargo che speriamo di poter condividere a stretto giro anche con chi oggi rimane ancora bloccato – commenta il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. Sono stati anni di calvario per il settore suinicolo dilaniato da restrizioni severe che lo hanno polverizzato. Ma ci consegna anche un gruppo di aziende resilienti e innovative, molte delle quali giovani che nonostante tutto hanno investito con coraggio e creduto nel settore e oggi rappresentano un esempio virtuoso di allevamento in biosicurezza”.
“Ringraziamo il presidente Francesco Pigliaru e l’assessore Luigi Arru per aver intrapreso questo percorso virtuoso e l’attuale presidente Christian Solinas per aver portato a termine il lavoro raggiungendo questo risultato storico per l’intera Sardegna” sottolineano Battista Cualbu e il direttore Luca Saba.
La Sardegna oggi si presenta – secondo le elaborazioni Coldiretti Sardegna sui dati della Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica – con 164mila capi e 12.900 aziende, mentre 11 anni fa prima dell’embargo il numero dei capi era di 180mila capi con 15mila aziende circa. In Italia sono presenti 8.629.455 capi e 118.169 allevamenti con una media di 73 capi ad azienda. Nella nostra Regione invece la media capo ad azienda è di soli 13.
La Sardegna è la terza Regione per numero di allevamenti mentre scende al settimo posto per numero di capi. Al primo posto per numero di capi la Lombardia con oltre 4milioni di suini che però ha poco più della metà dei nostri allevamenti (6.800).
“Dati che dimostrano come in questi 11 anni anziché crescere e professionalizzarsi il settore si è polverizzato – spiega Luca Saba –, testimoniato anche dal fatto che circa il 70 per cento delle circa 13mila aziende che allevano suini hanno anche altre specie animali. Oggi finalmente si riparte avendo ad esempio quelle aziende che ci hanno sempre creduto anche nei momenti più difficili, e si sono professionalizzate. Sarà un percorso di crescita che dovrà essere accompagnato e sostenuto anche dall’intervento della Regione”.
Allo stesso tempo “occorre sostenere chi oggi rimane ancora penalizzato e continua a subire le restrizioni – evidenzia Battista Cualbu -. È importante che la Regione stanzi un fondo di sostegno alle aziende che allevano in biosicurezza all’interno del perimetro dove permane l’embargo, lavorando contemporaneamente per una Sardegna completamente libera dalle restrizioni”.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna
Michele Arbau




MALTEMPO. COLDIRETTI SARDEGNA: SERRE SCOPERCHIATE E ALBERI SRADICATI

Non sta risparmiando l’agricoltura l’ondata di maltempo che si sta abbattendo in queste ore in Sardegna. È quanto emerge da un primo report di Coldiretti Sardegna: a pagare i maggiori danni sono gli agricoltori del terralbese. Il forte vento ha scoperchiato diverse serre proprio nel territorio che ricade nei Comuni di Terralba e San Nicolò d’Arcidano. Impianti di fragole soprasuolo, funghi e orticole sono stati sradicati e scoperchiati durante la notte dal forte vento. Ma anche ortaggi in pieno campo si segnalano già compromessi e non potranno essere più destinati al mercato né del fresco né della quarta gamma. Un report in aggiornamento con i funzionari della Coldiretti che stanno raccogliendo informazioni in tutto il territorio regionale, in un momento ancora molto critico in cui soprattutto il forte vento che si aggiunge alle incessanti piogge stanno creando diversi problemi e tengono in apprensione gli agricoltori e allevatori. Al momento – evidenzia Coldiretti Sardegna – si segnalano diversi alberi abbattuti dal vento che rendono difficile e pericolosa la viabilità in diverse parti della Sardegna. Nelle prossime ore e soprattutto fra qualche giorno si potrà fare una più dettagliata conta dei danni che non esclude comunque l’olivicoltura con uliveti devastati con rami spezzati e chiome danneggiate con la raccolta delle olive in diversi territori ancora in corso, cosi come per le colture in pieno campo.
Secondo una analisi di Coldiretti sui dati dell’European Severe Weather Database (ESWD) con gli ultimi temporali salgono a ben 42 gli eventi estremi lungo la Penisola nell’ultima settimana con trombe d’aria, tempeste di vento, violenti temporali, grandinate e bombe d’acqua che hanno colpito dopo un lungo periodo di caldo anomalo è assenza di precipitazioni.
Una conferma del cambiamento climatico in atto con una tendenza alla tropicalizzazione che – sottolinea la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne che quest’anno superano già i 6 miliardi di euro dall’inizio dell’anno, pari al 10% della produzione nazionale.

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna
Michele Arbau