COLDIRETTI. UN WORKSHOP ONLINE SUL CREDITO PER I GIOVANI AGRICOLTORI

Giovedì scorso ha preso il via il corso di formazione e informazione promosso da Coldiretti Giovani Impresa Sardegna. Un progetto interattivo online che ogni giovedì si occuperà di uno dei tempi attuali e interessanti per l’agricoltura.

Il primo appuntamento è stato incentrato sull’accesso al credito, argomento fondamentale per la vita delle aziende agricole e maggiormente in questo momento di crisi economica e sociale derivata dall’emergenza sanitaria del Covid.

Giovani agricoltori di tutta la Sardegna per circa un’ora hanno interloquito, moderati dal delegato regionale Coldiretti Giovani Frediano Mura, con Luigi Sau, referente di Agri Corporate Finance.

Agri Corporate Finance è una rete di società specializzate nell’ambito della mediazione creditizia, della intermediazione finanziaria e della consulenza assicurativa a favore del settore agricolo, agroalimentare ed agroindustriale.

“Offriamo una varietà di servizi – ha spiegato Luigi Sau – tra questi quello di agevolare l’accesso al credito alle aziende agricole grazie a convenzioni con le banche presenti nell’isola”.

Sau, durante la videoncofnerenza, si è soffermato in particolare sugli strumenti finanziari nati durante l’emergenza e che comunque garantiscono liquidità immediata alle aziende agricole.

Oltre alla Cambiale agricola di Ismea (già chiuso), con prestiti fino a 30 mila euro a tasso zero per le imprese che operano nel settore agricolo, dell’agriturismo e della pesca che hanno subìto problemi di liquidità aziendale a causa dell’epidemia COVID-19, Sau ha presentato altri due strumenti interessanti per le aziende agricole.

Si tratta di un prestito rivolto alle aziende agricole sul 25% del fatturato del 2019 fino ad un massimo di 25mila euro con due anni di preammortamento e da restituire nei successivi 48 mesi. Uno strumento semplice e veloce (si liquida in 10 giorni lavorativi) pensato proprio per venire incontro alla necessità di liquidità da parte delle aziende.

Un altro strumento interessante è quello proposto dal Banco di Sardegna “Fronte Comune”, sempre rivolto alle aziende agricole. Un prestito massimo di 50 mila euro da restituire in 36 mesi con 12 mesi di preammortamento. Anche in questo caso i tempi per l’erogazione del prestito sono moto brevi.

“Questi – ha detto Luigi Sau – sono i principali strumenti ma ce ne sono altri che potrebbero fare al vostro caso e per i quali noi di Agri Corporate Finance siamo disponibili per delle consulenze”.

Per contattare il dottor Luigi Sau basta scrivere all’indirizzo mail [email protected].

Il prossimi appuntamento è per giovedì 11 alle ore 10 sempre in videoconferenza. Questa volta si parlerà di agricoltura di precisione, altro tema attuale e importante che interessa in particolare i giovani agricoltori.

Per partecipare alla videconferenza contattare il delegato regionale dei Giovani Coldiretti o attraverso mail all’indirizzo [email protected] oppure scrivendo un messaggio sulla pagina facebook Coldiretti Giovani Impresa Sardegna o contattando i segretari Giovani nelle Federazioni provinciali della Coldiretti.

 

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna

Michele Arbau




COLDIRETTI. VIA LIBERA ALLA MOVIMENTAZIONE DI BOVINI E OVINI SENZA IL FARDELLO DEI 25 EURO

Finalmente è arrivato lo sblocco della movimentazione verso il Nord Sardegna e il resto della Penisola.

Da 21 mesi, infatti, i bovini e ovini del centro e sud Sardegna per spostarsi dovevano essere sottoposti prima all’esoso esame della PCR.

Il blocco della movimentazione scattò dopo il riscontro di un focolaio del sierotipo BTV3 della lingua blu nel territorio di Teulada (settembre 2018) che ha fatto scattare dapprima la circoscrizione della “zona infetta” in un raggio di 20 km dal focolaio e successivamente estesa a “zona di sorveglianza” per un raggio di 150 km. E anche se con i 150 km si lambivano i territori dei comuni di Orgosolo e Fonni si è deciso di estenderla a tutta la provincia di Nuoro.

Questo obbligava gli allevatori inclusi all’interno della “zona di sorveglianza” a dover sottoporre all’esame della PCR i bovini ed ovini che devono oltrepassare questo perimetro sostenendo un costo ulteriore di 25,08 euro a capo.

Coldiretti, attraverso la Federazione di Nuoro Ogliastra prima (dove sono presenti il 40% dei bovini da carne e circa il 30% del patrimonio ovino sardo) e la Regionale dopo, chiese lo sblocco in deroga della movimentazione prima dei canonici due anni in quanto si evidenziò la presenza “di una rete di controllo e monitoraggio del sierotipo capillare e frequente che garantisce un basso livello di rischio. Ci sono molti animali sentinella, sottoposti mensilmente a verifiche immunitarie, risultate, nel nostro territorio del centro Sardegna, tutte negative. Cosi come lo sono stati gli esiti della sorveglianza sierologica, entomologica (trappole catturanti posizionate per gli insetti vettori ) e i controlli pre-movimentazione”.

Secondo una stima Coldiretti, già a febbraio, il blocco della movimentazione è costato agli allevatori oltre 121mila euro, per la movimentazione di 4835 capi, per l’esame Pcr, da effettuare una settimana prima dell’imbarco al costo di 25,08 euro.

Un costo che stava limitando da una parte il settore del bovino da carne e dall’altra metteva fuori mercato la commercializzazione degli ovini.

“E’ una ottima notizia per gli allevatori del centro sud Sardegna – commenta il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. Il fardello dei 25 euro e dell’esame PCR una settimana prima della movimentazione ha limitato fortemente in particolare il settore dei bovini da carne”.

 

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna

Michele Arbau




COLDIRETTI SARDEGNA. IL PECORINO ETICO-SOLIDALE SBARCA IN EUROPA

Il Pecorino etico solidale sbarca in Europa e conquista i paesi dell’est. Il nuovo formato di 60 grammi studiato appositamente per il mercato estero è già presente in circa 85 punti vendita della catena Plodine d.o.o. in Croazia e da oggi stanno partendo i primi ordini per supermercati Tuš in Slovenia.
“Una grande soddisfazione oltre che una importante successo commerciale per tutta la filiera lattiero casearia per un progetto nato tre anni fa grazie al primo accordo di filiera tra pastori e trasformatori, Coldiretti Sardegna e Biraghi – afferma il presidente regionale dell’organizzazione agricola Battista Cualbu –   che oggi oltre ad essere presente in 3mila punti vendita italiani iniziai ad esserlo anche in Europa”.
Un progetto innovativo che parte dal riconoscimento di un giusto prezzo ai pastori e che ha dato vita al Pecorino etico solidale, una confezione di 100 grammi di grattugiato composto dal 70% da pecorino di latte munto e trasformato in Sardegna e 30% del vaccino Biraghi, prodotto con 100% latte italiano. L’accordo è stato siglato nel 2017, in piena crisi del settore lattiero caseario quanto il prezzo del Pecorino romano era crollato a 4,20 a kg, ed il prezzo del latte a 60 centesimi al litro, sotto i costi di produzione.
Biraghi sottoscrisse con Coldiretti il primo vero accordo di filiera del settore etico-solidale, con l’acquisto del pecorino da una cooperativa ad un prezzo che garantisse un’equa remunerazione ai pastori e comunque mai sotto i costi di produzione (6.20 euro/kg pecorino corrispondono a 0,85 centesimi/litro latte al pastore). Ed infatti, nel 2017 pagò il pecorino a 6,20 euro/kg, contro i 4,20 di “mercato.
Le vendite in Italia hanno raggiunto il 31% della distribuzione ponderata nel canale Iper + Super, con presenza in oltre 3400 punti vendita in tutta Italia.
Grazie a questo accordo la Cooperativa pastori Dorgali (che fornisce il Pecorino) vende ogni anno circa 1300 quintali di pecorino alla Biraghi (pari a 5mila forme), con la garanzia di un prezzo minimo e l’opportunità di poter programmare. Un progetto in piena evoluzione che oggi porta, con il nuovo formato di 60 grammi, il pecorino etico solidale anche in Europa.
Non solo a febbraio scorso, sempre sulla base dell’accordo Coldiretti Sardegna – Biraghi e attraverso la cooperativa pastori Dorgali, è nato un altro prodotto innovativo, il pecorino da tavola, un formaggio porzionato e confezionato grazie alle tecnologie moderne. Realizzato con 100% latte di pecora sardo, è a lunga stagionatura e ha un gusto dolce e delicato. Si presenta in una pratica confezione con apertura facilitata e zip “apri e chiudi”. Al suo interno una fetta da 150 grammi senza crosta laterale, posizionata su un vassoio estraibile che permette al consumatore di riporla nella confezione o in frigo senza sporcarsi le mani.
“Un accordo fecondo per tutta la filiera che garantisce non solo un prezzo equo al pastore ma anche stabilità e possibilità alla cooperativa pastori Dorgali di poter programmare su basi solide e sicure – afferma il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -. L’apertura al mercato estero e il pecorino da tavola sono l’evoluzione di un progetto oltre che etico e trasparente anche serio e ragionato che darà ulteriori ed importanti risultati a tutta la filiera lattiero casearia sarda”.

Ufficio Stampa Coldiretti Sardegna



FASE 2. COLDIRETTI. CON SASSARI RIAPERTI TUTTI I MERCATI DI CAMPAGNA AMICA

Con Sassari ripartono tutti i mercati di Campagna Amica Sardegna. Il decano dei mercati sardi, l’Emiciclo, che lo scorso anno ha tagliato il traguardo dei 10 anni, e il mercato coperto di Luna e Sole riaprono dopo 70 giorni di chiusura dovuti al Covid. Giovedì scorso, 21, è stata la volta dell’altro simbolo dei mercati di Campagna Amica, quello di piazza dei Centomila a Cagliari.

Durante il lockdown sono rimasti aperti solamente il mercato coperto di via degli Artigiani a Oristano, e i mercati di Abbasanta e Nuoro.

A dare il via alle riaperture degli altri 24 mercati di Campagna Amica in Sardegna è stato Sorso il 28 aprile e a seguire tutti gli altri, per chiudere oggi con Sassari con l’Emiciclo e il mercato coperto a Luna e sole.

Una ripartenza in piena sicurezza con ingressi contingentati, distanze tra i gazebo, tutti con le mascherine e guanti, rooll up informativi e punti info con i gel sanificanti.

“Dopo 70 giorni abbiamo tutti i mercati di Campagna Amica riaperti – afferma soddisfatto il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -, un primo passo che ci porterà, speriamo presto, alla normalità. In questo due mesi abbiamo cercato di attenuare l’assenza garantendo i prodotti a km0 con le consegne a domicilio. Ma questo giorno era molto atteso perché qui, anche se per il momento a distanza, si rivive la socialità tipica dei nostri mercati ed il rapporto diretto tra campagna e città”.

Sia il mercato dell’Emiciclo che quello coperto di Luca e Sole, hanno dovuto rinunciare a qualche banco per consentire una sistemazione più allargata dei gazebo. Altri hanno dovuto cambiare momentaneamente location per spostarsi in piazze più ampie.

In Sardegna ci sono 24 mercati all’aperto e tre al coperto (Nuoro, Oristano e Sassari), per un fatturato di oltre 10milioni di euro annui.

La spesa contadina con la chiusura dei mercati è crollata in Italia del 61%, come è emerso da un’analisi Coldiretti/Ixè, stravolgendo i consumi alimentari dei cittadini con il boom negli acquisti di conserve di tonno (+17%), ortaggi surgelati (+28%) e legumi in scatola (+36%) secondo elaborazioni su dati Ismea.

Un momento atteso, la riapertura, da quasi sei italiani su dieci (59%) che hanno fatto la spesa dal contadino almeno una volta al mese nell’ultimo anno per acquistare prodotti locali, freschi e di stagione a km0 direttamente dai produttori.

La riapertura dei mercati contadini è una opportunità anche per l’82% degli italiani che secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, con l’emergenza sanitaria cercano sugli scaffali prodotti Made in Italy.

Durante l’emergenza, oltre alla consegna a domicilio delle singole aziende, Campagna Amica Sardegna è riuscita a strutturare un nuovo servizio di consegna a domicilio che rimarrà anche in futuro, ampliando i servizi e consentendo anche a chi non può andare ai mercati di portare a tavola i prodotti agricoli a km0. In questo caso gli ordini di effettuano direttamente dal sito www.spesaamicasardegna.it. Al momento le consegne a domicilio si effettueranno su Cagliari e hinterland ma non si esclude per il prossimo futuro l’allargamento ai maggiori centri della Sardegna.

 

Michele Arbau

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna




COLDIRETTI NUORO OGLIASTRA. CAVALLETTE: PERDITE E SOLIDAEITA’ DA PARTE DELLE AZIENDE AGRICOLE

COLDIRETTI NUORO OGLIASTRA. CAVALLETTE: PERDITE E SOLIDAEITA’ DA PARTE DELLE AZIENDE AGRICOLE

Il presidente di Coldiretti Nuoro Ogliastra inviata gli assessori regionali all’Ambiene all’Agricoltura a visitare i territori invasi dalla cavallette

 

Milioni di cavallette stanno radendo al suolo i campi della Valle del Tirso. Divorano tutto ciò che trovano davanti. Per questo Coldiretti Nuoro Ogliastra che ha lanciato l’allarme, invita gli assessori regionali all’Agricoltura Gabriella Murgia e all’Ambiente Gianni Lampis a visitare i campi devastati dall’insetto “per verificare di persona questa invasione che tanti danni sta causando alle aziende agricole del territorio”.

Situazione che conosce bene Giovanni Mureddu, allevatore e agricoltore di Fonni con azienda nella piana di Bolotana, che prima ha dovuto a malincuore trasformare in foraggio (o meglio quello che ne è rimasto) il campo destinato alle proviste di orzo per i suoi animali, nonostante le ingenti perdite: se avesse aspettato la mietitura sarebbe finito tutto nelle fauci del vorace insetto. Poi ha dovuto trasformare in balle di fieno anche un campo di fave.

Adesso è la volta di un campo di circa un ettaro coltivato a lattughe, finocchi, cavoli e patate che frutta circa 10 mila euro.

Questa volta però Giovanni, insieme a Paolo Pintore e Bachisio Carboni entrambi di Ottana, con i quali coltiva queste colture hanno deciso di donare questi frutti alla Caritas di Nuoro.

I tre soci Coldiretti anche in questo caso hanno dovuto anticipare le cavallette che aumentano di giorno in giorno appropriandosi delle colture. Oltre 100 casse di prodotti orticoli ieri mattina sono state confezionate e portate dai tre agricoltori a Nuoro alla Caritas per dare il proprio contributo e venire incontro alle esigenze dei nuovi poveri, che secondo una analisi Coldiretti, sono saliti a oltre un milione in tutta Italia. Persone che hanno bisogno di aiuto anche per mangiare per effetto della crisi economica e sociale provocata dall’emergenza e dalla conseguente perdita di opportunità di lavoro.

Fra i nuovi poveri – sottolinea la Coldiretti – ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie.

“Anche nei momenti più difficili la campagna non rinuncia alla solidarietà e nonostante le perdite di migliaia di euro nelle aziende hanno comunque la forza di dare una mano a chi ha bisogno di aiuto – afferma il presidente di Coldiretti Nuoro Ogliastra Leonardo Salis -. Forse il problema delle cavallette, nonostante tutto il lavoro che abbiamo svolto lo scorso anno, è stato sottovalutato. Eppure in Sardegna le conosciamo bene perché anche in un passato non troppo lontano ci sono state altre invasioni di questo insetto. Quest’anno, come del resto avevano avvertito lo scorso anno, sono molte di più e stanno mettendo in ginocchio un centinaio di aziende agricole. I danni sono ingenti e colpiscono soprattutto le aziende che hanno investito in campagna, che coltivano e custodiscono il territorio”.

“Nei giorni scorsi – sottolinea il direttore di Coldiretti Nuoro Ogliastra Alessandro Serra – dopo le nostre sollecitazioni e le denunce ci sono stati i sopralluoghi nelle aziende colpite dalla cavallette da parte dei tecnici Laore. E’ fondamentale intervenire celermente anche perché questa è una calamità che si aggiunge ad altre calamità e che arriva nell’anno horribilis del Covid. Per questo – ribadisce il direttore – invitiamo gli assessori regionali all’Agricoltura a all’Ambiente a venire e visitare i campi invasi dalle cavallette, vedranno con i propri occhi i danni che stanno causando e la necessità di interventi immediati per le aziende che stanno facendo i conti con questo flagello”.

 

Michele Arbau

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna




COLDIRETTI. PRIMO DOSSIER VINO SULLE CONSEGUENZE DELL’EMERGENZA COVID

Gli oltre due mesi di lockdown sono costati cari al settore vitivinicolo sardo che ha ridotto le vendite di circa il 70%, con punte del 100%, in quantità rispetto all’anno precedente (65% in valore) e ne prevede il 65% per i prossimi sei mesi.

E’ quanto emerge dal primo Dossier in tempo di Covid sul settore elaborato da Coldiretti Sardegna, frutto di un report approfondito su un campione significativo di cantine, 52, distribuite uniformemente su tutto il territorio regionale di dimensioni variabili, espressione di una produzione di 193.463 ettolitri di vino (oltre il 55% del totale prodotto nell’Isola nella annata 2019) e circa 21 milioni di bottiglie.

“È un’indagine dal basso con le aziende protagoniste – spiega il presidente di Coldrietti Sardegna Battista Cualbu – che consente di avere una radiografia del settore vitivinicolo dopo l’esplosione del Coronavirus e l’adozione delle limitazioni da parte del Governo. Ne emerge un quadro completo, con produzioni e mercati di rifermento, perdite dovute al lockdown per concludersi con le proposte sugli strumenti da adottare per attutire il pesante colpo e poter ripartire”.

I  NUMERI. Il Coronavirus sta costando caro alla viticoltura sarda, uno dei settori più dinamici e innovativi della nostra agricoltura che seppur rappresenti circa l’1,5% della produzione italiana (prima produttrice al mondo di vino) si distingue per l’altra qualità del vino, con circa l’80% della produzione a marchio Doc e Igp.

E’ uno dei settori agricoli più colpiti dall’emergenza sanitaria del secolo dovuta soprattutto alla chiusura di uno dei mercati di riferimento, l’Horeca, ed in generale dall’isolamento forzato delle persone, fattore antagonista del consumo del vino che nella nostra cultura si ama bere in compagnia.

I MERCATI. Dal report di Coldiretti Sardegna emerge che il 47% del mercato di riferimento del vino sardo è rappresentato dal settore HoReCa, cui segue il canale delle enoteche e wine bar (20%), della vendita diretta (17%) e della GDO (16%).

 

Principali mercati di riferimento in termini di valore ultimi 3 anni (%)
HORECA: 47%
GDO: 16%
Enoteche/wine bar  20%
Vendita diretta 17%

 

 

L’area geografica di riferimento per le vendite è principalmente il mercato isolano (56%), seguito dal mercato nazionale continentale (23%).

 

Aree geografiche di riferimento in termini di valore ultimi 3 anni (%)
Sardegna 56 %
Continente Italiano 23 %
Paesi Europei 11 %
Paesi Extra Ue (specificare sotto) 10 %

 

IL CROLLO. Le perdite per i mesi di lockdown rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è del 68% in bottiglie e del 65% in valore, maggiormente accentuato nelle aziende che si rapportano principalmente con il canale HoReCa dove si registrano cali del 90% e 100%.

Buie sono anche le previsioni per i prossimi sei mesi, anche se difficilmente determinabili in quanto legate all’andamento del virus e alle decisioni che saranno assunte dal Governo Italiano e Regionale in particolare per il periodo delle ferie estive. Le aziende, infatti, stimano, per i prossimi sei mesi perdite di circa il 64% rispetto allo stessi mesi del 2019.

 

Tipologia Riduzione % vendite

marzo 2020

Previsione riduzione % vendite Apr – Set. 2020
DOC/DOCG Rossi 68% 64%
DOC/DOCG Bianchi 65% 64%
IGT Rossi 64% 61%
IGT Bianchi 60% 58%
Vini da tavola rossi 63% 61%
Vini da tavola bianchi 60% 60%

 

 

LE SOLUZIONI. Intervistate sulle possibili soluzioni da adottare per resistere all’emergenza economica, le proposte delle aziende coinvolte nell’indagine si possono sintetizzare in richiesta di liquidità, meno burocrazia e conseguente velocità nell’attuazione degli interventi e promozione dei vini nei mercati interni ed esteri.

La misura maggiormente attesa dalle aziende è sicuramente quella che garantisce immediata liquidità con strumenti finanziari a tassi ridotti o azzerati per far fronte ai minori o mancati incassi e alle spese che le aziende stanno sostenendo per le attività colturali in vigna e per programmare la nuova annata ormai alle porte.

Ma chiedono anche aiuti a fondo perduto e l’accelerazione nella spesa dei fondi comunitari e regionali per le domande di sostegno già presentate per diverse annualità. Ma chiedono pure investimenti per migliorare i trasporti e la mobilità da e per la Sardegna sia delle persone che delle merci, oltre a programmi di promozione dei vini sui mercati esteri ed interni e sul turismo.

“Anche in questo momento cosi difficile in cui la viticoltura è messa a dura prova, i vignaioli si dimostrano maturi e lucidi dando uno spaccato della crisi dovuta all’emergenza e proponendo delle soluzioni finalizzate al mercato con aiuti diretti ed indiretti – afferma il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -.  Ciò che chiediamo alla Regione, insieme alle aziende attraverso il report che abbiamo presentato, è sburocratizzazione e immediatezza nell’attualizzare gli interventi per non vanificare un lavoro importante portato avanti negli ultimi decenni, che grazie agli investimenti e all’innovazione ci hanno consentito di ritagliarci una fetta di mercato, sebbene piccola, di altissima qualità”.

 

PROPOSTE COLDIRETTI SARDEGNA. “Alla Regione – spiega il presidente Batista Cualbu – stiamo presentando un pacchetto di interventi di 8 milioni di euro necessari per non perdere fette importanti di mercato, non deprezzare il prodotto e garantire allo stesso tempo le condizioni minime per poter programmare e lavorare nella prossima annata”

Le proposte sono di maggiori fondi per il Pns investimenti; l’integrazione cospicua dei fondi per la distillazione rispetto a quelli previsti dal Governo, da destinare a circa il 30% dei vini bianchi e rosati consentendo di svuotare le cisterne da utilizzare nella imminente nuova annata, non far crollare il prezzo con le sovrapproduzioni e allo stesso tempo sperimentare anche un alcool 100% sardo; aumentare la percentuale di taglio consentita oltre il 15% dando la possibilità alle cantine di riversare nella nuova annata parte del prodotto invenduto a causa del Covid; il pegno rotativo per affinamento dei vini e una campagna di comunicazione per promuovere il vino nei mercati esteri e locali.

 

Michele Arbau

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna




COLDIRETTI. VIA LIBERA DEL GOVERNO AGLI AGRITURISMI

Gli agriturismi, come tutte le strutture ricettive, possono ospitare le persone che sono autorizzate a muoversi nel periodo di emergenza epidemiologica. E’ quando riporta una FAQ sul sito del Governo in risposta alle sollecitazioni della Coldiretti.

Una precisazione importante per i circa 800 agriturismi, dei quali circa 700 offrono anche il servizio alloggio in camera o in abitazione autonoma, spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti e con ampi spazi all’aperto dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza anti coronavirus.

“Ci sono tutte le condizioni per il rispetto delle misure di precauzione negli agriturismi – afferma Michelina Mulas, presidente di Terranostra Sardegna, l’associazione degli agriturismi Campagna Amica – dopo che la chiusura forzata ha fatto saltare sia il periodo pasquale sia i ponti del 25 aprile e del 1° maggio”.

A pesare oltre al calo della domanda interna è il crollo del turismo internazionale con gli stranieri che rappresentano circa il 52% dei circa 15milioni di turisti che arrivano ogni anno in Sardegna. Perdita che si allarga a dismisura se si pensa che i turisti interni (sardi) non arrivano all’8%. E che riguarda oltre ai pernottamenti anche le cancellazioni forzate delle cerimonie religiose (cresime, battesimi, comunioni, matrimoni) che si svolgono tradizionalmente in questo periodo dell’anno. In primavera si concentrano anche tutte le attività di fattoria didattica che molti agriturismi svolgono per dare la possibilità ai ragazzi di stare all’aria aperta in collaborazione con le scuole, ora chiuse.

“L’agriturismo è tra le attività agricole più duramente colpite dall’emergenza insieme al florovivaismo e altri settori legati al turismo e alla ristorazione come viticoltura e suinicoltura – afferma il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -, per questo abbiamo chiesto il riconoscimento dello stato di emergenza”.

Coldiretti con Terranostra è impegnata anche nel realizzare un piano, per il riconoscimento di risorse economiche di sostegno e misure straordinarie di intervento a partire dal DL Rilancio.

“Sostenere il turismo in campagna – continua Michelina Mulas – significa evitare il pericoloso rischio di affollamenti in città e al mare. Anche per questo le strutture agrituristiche devono poter ripartire aprendo i cancelli dei percorsi naturalistici, le visite agli animali con la pet therapy e anche gli spazi a tavola dove assaggiare le specialità della tradizione contadina dell’enogastronomia Made in Italy”.

L’Italia è leader mondiale nel turismo rurale con 24mila strutture agrituristiche diffuse lungo tutta la Penisola in grado di offrire 253mila posti letto e quasi 442 mila posti a tavola deserti per un totale di 14 milioni di presenze lo scorso anno, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat.

 

Michele Arbau

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna




COLDIRETTI. RIAPRONO I MERCATI DI CAMPAGNA AMICA

Riaprono i mercati di Campagna Amica dopo quasi due mesi di chiusura per il lockdown, durante il quale sono rimasti aperti solo quelli di Nuoro, Abbasanta e il mercato coperto di Oristano.

Il primo mercato a riaprire è stato quello di Sorso, il 28 aprile, seguito da Oristano (giovedì 7) e Sant’Antioco (venerdì). La settimana che sta per cominciare vedrà la riapertura di quasi l’80 per cento dei mercati di Campagna Amica sardi mettendo a disposizione delle famiglie una varietà di prodotti che vanno dalla frutta alla verdura di stagione, dal pesce alla carne, dall’olio al vino, dal pane alla pizza, dai formaggi fino ai fiori per una spesa annua che prima dell’emergenza ha raggiunto oltre i 10milioni annui (2,5 miliardi di euro a livello nazionale).

“In questi due mesi abbiamo comunque garantito la spesa a km0 ai cittadini con la consegna a domicilio – ricorda il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu –. E i cittadini hanno apprezzato e dimostrato sensibilità e vicinanza agli agricoltori e al territorio, consentendo alle aziende agricole rimaste senza mercati di limitare le perdite”.

La spesa contadina con la chiusura dei mercati è crollata in Italia del 61% come è emerso da un’analisi Coldiretti/Ixè presentata in occasione dell’avvio della Fase 2 dell’emergenza sanitaria con la riapertura dei mercati di Campagna Amica in tutta Italia che ha stravolto i consumi alimentari dei cittadini con il boom negli acquisti di conserve di tonno (+17%), ortaggi surgelati (+28%) e legumi in scatola (+36%) secondo elaborazioni su dati Ismea.

Un momento atteso da quasi sei italiani su dieci (59%) che hanno fatto la spesa dal contadino almeno una volta al mese nell’ultimo anno per acquistare prodotti locali, freschi e di stagione a km0 direttamente dai produttori.

La riapertura dei mercati contadini è una opportunità anche per l’82% degli italiani che secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, con l’emergenza sanitaria cercano sugli scaffali prodotti Made in Italy.

Nei mercati di Campagna Amica sono state adottate tutte le precauzioni per garantire la sicurezza con la disponibilità di disinfettanti, l’invito a non toccare la merce e ingressi contingentati per evitare affollamenti.

L’alta qualità dei prodotti più freschi, saporiti e genuini è la principale ragione di acquisto diretto dall’agricoltore per il 71% degli italiani secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, seguita dalle garanzie di sicurezza e dalla ricerca di prodotti locali che salgono sul podio delle motivazioni, seguite dalla convenienza economica.

Le vendite dirette in Italia garantiscono lavoro e futuro a oltre 20mila persone con i mercati che oltre a essere luogo di acquisto diventano anche occasioni di educazione e cultura sono un aiuto concreto per contrastare la tendenza allo spopolamento dei centri urbani dove chiudono negozi e botteghe con evidenti effetti negativi legati alla taglio dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza.

“Durante l’emergenza seppur tra tante difficoltà – afferma il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – siamo riusciti a strutturare un nuovo servizio di consegna a domicilio che garantiremo anche in futuro, ampliando i servizi e consentendo anche a chi non può andare ai mercati di portare a tavola i prodotti agricoli a km0”.

Il sito www.spesaamicasardegna.it rimarrà infatti sempre attivo. Al momento le consegne a domicilio si effettueranno su Cagliari e hinterland ma non si esclude per il prossimo futuro l’allargamento ai maggiori centri della Sardegna.




COLDIRETTI SARDEGNA. I SINDACI I MIGLIORI ALLEATI DELL’ECONOMIA SARDA

Coldiretti Sardegna ha presentato a tutti i sindaci Sardi, attraverso una lettera inviata al presidente dell’Anci Emiliano Deiana, una idea progettuale per l’acquisto dei prodotti delle aziende agricole da destinare alle famiglie, unendo solidarietà e promozione del consumo di prodotti locali.

“In un momento così difficile – spiega il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu –  riteniamo che dobbiamo dare tutti il meglio di noi e cercare di trasformare in opportunità questa pesante crisi, attivando iniziative di economia circolare, come per esempio la spesa amica 100% sarda per le famiglie in difficoltà”.

Con il passare dei giorni il peso della crisi si fa sempre più pesante. Il mondo agricolo non si è mai fermato perché la campagna e la natura continuano il proprio percorso sempre e nonostante tutto.

Questo oltre a ridare la giusta centralità e valore all’agricoltura nella società, ha e sta rappresentando un grande vantaggio per le aziende agricole in un momento in cui molte attività si sono dovute fermare.

Dall’altra però evidenzia il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba “sta penalizzando pesantemente alcuni settori come agriturismo, florovivaismo, viticoltura ma anche suinicoltura e altre aziende, così come lo è stato qualche settimana fa per i carcioficoltori, per la chiusura delle strutture e dei loro tradizionali canali commerciali determinando lo spreco di cibo, rimasto nei campi oppure anche ulteriori spese e lavoro per lo stoccaggio  del prodotto e degli animali in azienda”.

Allo stesso tempo il dramma economico dovuto all’emergenza Coronavirus, sottolinea Coldiretti Sardegna,  si sta aggravando e sta allargando la fascia di cittadini in difficoltà che chiedono aiuto alle istituzioni ed in primis alle amministrazioni comunali.

Da qui la proposta di Coldiretti Sardegna rivolta ai sindaci per l’acquisto di prodotti direttamente dalle aziende agricole oggi più in difficoltà “che i primi cittadini essendo a contatto diretto conoscono bene”, per destinarlo ad azioni di solidarietà e sostegno a chi si ritrova senza un reddito.

“Una azione che potrebbe essere realizzata – secondo Battista Cualbu – utilizzando i fondi comunali, liberati e destinati dal cosiddetto decreto Cura Italia, artt. 109 e 112, per interventi anche di carattere economico e sociale, come l’acquisto di prodotti delle aziende agricole da destinare alle famiglie. Sulle modalità ci giungono in soccorso alcune buone prassi già attuate da Enti locali con la nostra collaborazione. Attraverso procedure di affidamento dell’attività ad imprese specializzate nell’acquisto, trasformazione e consegna dei prodotti, piuttosto che con dei veri e propri contributi assegnati ad associazioni di volontariato”.




COLDIRETTI. SUINICOLTURA A RISCHIO ESTINZIONE: “SERVONO INTERVENTI IMMEDIATI”.

Proposta della spesa sarda per un nuovo inizio da donare ai ristoratoriIl Coronavirus rischia di spazzare via anche gli ultimi pilastri della suinicoltura sarda, quelli che hanno resistito a 40 anni di peste suina.

E’ un vero è proprio grido di allarme quello che arriva dagli allevatori di suini che in oltre 40 anni di Psa e 10 consecutivi di divieto di esportazione delle carni oltre i confini sardi rischiano adesso di essere travolti dalle conseguenze economiche dal lockdown e dalle speculazioni del mercato.

Dopo un piccolo e stretto varco apertosi gli ultimi giorni prima di Pasqua, il mercato è caduto in un sonno profondo che rischia di essere lungo e deleterio.

Oltre il 70% della produzione sarda dei maialetti, simbolo della gastronomia sarda, è infatti indirizzato al turismo, settore economico più penalizzato e sul quale la ripresa è la più incerta e lunga di tutti.

Il canale horeca è quello infatti che assorbe la quasi totalità dei nostri maialetti, o meglio di quelli che rimangono dopo 40 anni di peste suina, che solo negli ultimi 10 anni ha ridotto di oltre il 50% il numero dei suini allevati in Sardegna che si attestano intorno ai 100mila capi.

L’altra linea della suinicoltura sarda, quella dei cosiddetti magroni, subisce invece le speculazioni del mercato, dovuta al crollo delle vendite dei prosciutti (che traina il mercato in Italia) e alla chiusura delle macellazioni di circa 200mila suini alla settimana. Ma non ha bloccato invece l’importazione di circa 1milione di cosce dall’Estero, provocando un invitabile crollo de prezzo (circa il 40% negli ultimi due mesi) che si sta ripercuotendo anche nel mercato sardo, in cui la speculazione la fa da padrone e si passa sopra anche sugli impegni e contratti firmati.

“Una situazione anomala – denuncia Pierluigi Mamusa, titolare di uno dei più grossi e moderni allevamenti suinicoli sardi – in cui crollano le macellazioni made in Italy ma non le importazioni dall’estero e in cui si utilizza il crollo del prezzo della carne suina in Italia come una clava anche con noi, dove tra l’altro per via della poca produzione, circa l’80% del nostro fabbisogno è coperto dalle importazioni. In questo modo si favoriscono le speculazioni a scapito delle nostre produzioni di qualità. Purtroppo la grande distribuzione si sta dimostrando poco sensibile a questo problema”.

A resistere in questi anni sono stati non solo gli allevatori più coraggiosi ma anche quelli più innovativi che hanno investito in formazione dando vita ad aziende moderne esempi di biosicurezza e imprenditorialità in Italia e in qualche caso in Europa.

Il modello vivente che ha tenuto in piedi e dato speranza di futuro a tutto il settore anche e soprattutto nei momenti più bui e difficili.

Ma quando sembrava giunto il momento del riscatto per questo settore, quando ormai si avvicinava anche il via libera alle esportazioni che avrebbero sancito anche il superamento della peste suina è arrivato l’emergenza Coronavirus.

Per gli allevamenti linea maialetto un duro colpo che senza sostegno sono destinati alla chiusura. Primavera-estate è infatti il momento di maggiore vendita. Quello in cui sono programmati e si concentrano le nascite.

La non vendita dei maialetti significa non solo meno entrate ma anche più spese. Stiamo parlando infatti di allevamenti strutturati, in cui tutto è programmato. I suini non possono essere aperti al pascolo brado, vietato dalle norme sulla peste suina, quindi le spese per l’alimentazione sono sempre le stesse per i maiali adulti, accresciuti dalla presenza anche dei maialetti non venduti, che intanto crescono e vanno fuori mercato. Stesso discorso per gli altri allevamenti di suini. In molti casi, questi allevamenti innovativi, effettuano anche il congelamento dei maialetti, visto che il mercato si concentra soprattutto a fine primavera e estate, con la crescita del flusso turistico. Ma a parte lo spazio nelle celle, il congelamento non ha tempi lunghissimi di conservazione.

“Il 55% del bilancio dell’azienda è composto dalle spese per mangimi – affermano i giovani allevatori Fabrizio Viglietti di Arzachena e Luciano Nieddu di Berchidda -. Ogni giorno spendiamo circa un euro a maiale. È chiaro che anche una azienda sana come le nostre non possono reggere queste ingenti perdite. Il margine per riprogrammare ed abbassare i costi di gestione sono davvero limitati con il rischio di mandare in fumo anni di programmazione e compromettere l’allevamento. Da oltre un mese siamo in perdita in un periodo nel quale invece devono prevalere le entrate”.

Nei giorni scorsi i due allevatori hanno regalato circa 30 maialetti alla Caritas di Olbia per destinarli alle famiglie meno abbienti. Un gesto di solidarietà, nonostante la crisi: “in questo momento, nonostante stiano andando in fumo anni di lavoro e investimenti e tutti i nostri progetti, non possiamo dimenticare chi sta peggio di noi”.

“Chiediamo al presidente Solinas la convocazione immediata di un tavolo virtuale sulla suinicoltura per trovare insieme delle soluzioni al comparto – afferma il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. In questo momento, per via del blocco del mercato c’è una sovrapproduzione di carne. E’ necessario l’immissione di liquidità per garantire almeno il sostentamento degli animali, a rischio è un intero comparto e il lavoro di anni. Le soluzioni non mancano. Inoltre riteniamo opportuno estendere i controlli annunciati dal presidente Solinas anche al settore della carne per tutelare sia i produttori che i consumatori perché non ci risulta che il prezzo alla vendita sia più basso”.

Ma la proposta di Coldiretti Sardegna è anche un’altra. “La Regione potrebbe anche investire qualche milione di euro per acquistare carne di suino magari abbinato con una bottiglia di vino, da donare in questo caso ai ristoratori, altro settore fortemente penalizzato oltre che legato con i due settori agricoli (quelli che maggiormente in agricoltura stanno subendo perdite). Sarebbe “la spesa del nuovo inizio” con annessa promozione e sensibilizzazione ad un utilizzo maggiore di prodotti sardi nella ristorazione nostrana”.

28-04-2020

La Redazione.