II^commissione, audizioni su rete scolastica, consulta per il cinema e lingua sarda

Rete scolastica

La Seconda commissione, presieduta da Alfonso Marras (Riformatori), ha aperto il ciclo di audizioni in vista della formulazione del parere alla delibera della Giunta, approvata il 29 novembre 2019 (n. 48/18), sulle “linee guida per la programmazione della rete scolastica e dell’offerta formativa 2020/2021”. Il primo ad essere ascoltato dal parlamentino della Pubblica istruzione è stato il presidente dell’Anci Sardegna, Emiliano Deiana, che, se da un lato ha rimandato la consegna del documento dell’associazione degli Enti Locali alla conclusione delle previste conferenze provinciali, dall’altro non si è sottratto a riaffermare alcuni principi cari agli amministratori locali in materia di scuola. In primo luogo ha sollecitato la Regione sarda all’approvazione di una legge ad hoc sulla scuola sarda, in applicazione dell’articolo 5 dello Statuto di Autonomia che riserva alla Sardegna potestà legislativa integrativa. Deiana ha inoltre auspicato il ricorso alle vigenti disposizioni in materia di riconoscimento di minoranza linguistica e quelle a favore dell’istruzione, contenute nella legge regionale n. 3/2009, per scongiurare chiusure e ridimensionamenti di istituti a autonomie scolastiche. Un’ulteriore sottolineatura ha riguardato la cadenza annuale della programmazione della rete scolastica e dell’offerta formativa: «Il programma deve avere cadenza almeno triennale se non anche quinquennale».

Consulta regionale per il cinema

La commissione ha quindi espresso, a maggioranza,  parere favorevole (6 sì e 2 astenuti) alla deliberazione n. 49/22 del 5 dicembre 2019 con la quale la Giunta ha nominato i componenti della Consulta per il cinema (L.R. 20/2006, n.15, articolo 22). Così come spiegato dal direttore generale dell’assessorato alla Cultura, dottor Renato Serra nel corso della specifica audizione, l’esecutivo ha riconfermato, per sei mesi, i componenti precedentemente indicati con la delibera del 12 giugno 2015 (n.29/3). Ed è proprio sulla durata del mandato dei componenti la consulta che nel parlamentino presieduto da Alfonso Marras, si è sviluppato un confronto con i consiglieri regionali Desirè Manca (M5S), Stara (Iv), Lancioni (Psd’Az), Comandini (Pd), Ignazio Manca (Lega) e Schirru (Psd’Az). È stato infatti evidenziato come l’articolo 22 della legge 15/2006 (norme sul cinema in Sardegna) al comma 5 stabilisce che “la Consulta resta in carica per la durata della legislatura”. Da qui, la formulazione del parere favorevole della commissione, a condizione che sia rispettata la norma in vigore, con riferimento anche alla durata dell’incarico di componente la consulta regionale per il cinema.

Operatori lingua sarda

La Seconda commissione ha quindi svolto l’audizione di Antonio Flore, operatore della lingua sarda, in rappresentanza dei lavoratori del settore che, a causa dell’entrata in vigore delle norme contenute nella legge regionale n. 22 del 3 luglio 2018 (disciplina della politica linguistica regionale) hanno interrotto l’insegnamento e l’utilizzo veicolare della lingua sarda nelle scuole, in orario curricolare. L’abrogazione della legge 26 e la mancata attuazione delle disposizioni contenute nella nuova legge 22 sulla lingua (non è costituito il comitato interistituzionale, non si è proceduto con la certificazione degli insegnanti, non è stato approvato il piano linguistico e dunque non è quantificabile il piano annuale di spesa per la lingua) – così come affermato dal dottor Flore – ha portato alla cessazione dell’insegnamento del sardo ed alla inattività circa cento operatori della lingua sarda. «Un danno non solo per i diretti interessati che hanno perduto il reddito – ha spiegato Flore – ma un pregiudizio grave per la cultura e la credibilità dell’insegnamento della lingua sarda nelle scuole». A conclusione dell’intervento di Antonio Flore, i consiglieri della maggioranza Lancioni e Schirru (Psd’Az), Sechi (Udc) e Ignazio Manca (Lega) hanno abbandonato i lavori per protestare contro l’intervento della consigliera del Movimento 5 Stelle, Desirè Manca, che  – a giudizio degli esponenti del centrodestra prima indicati – avrebbe rivolto al dottor Flore una richiesta di chiarimento preceduta però da una serie di considerazioni critiche rivolte alla Giunta per i ritardi con i quali procede nell’applicazione della legge n. 22 del 2018.




Consiglio Regionale: Nota Aula Seduta N 27

Approvato il Dl n. 51 “Disposizioni in materia di Enti Locali”

Respinta la mozione n. 92 (Lai e più) in materia di prezzo del latte

Manca il numero legale nella votazione dell’ordine del giorno n. 2 (Mula e più): Consiglio prima sospeso e poi chiusi i lavori

 

Il presidente Pais ha dichiarato aperta la seduta con l’esame del DL 51 “Disposizioni in materia di Enti Locali”.

Sull’ordine dei lavori l’on. Cocco (Progressisti) ha chiesto che “i lavori vadano ad oltranza in modo da affrontare tutti i punti all’ordine del giorno” mentre l’on. Gianfilippo Sechi ha annunciato al’Aula la nascita del nuovo gruppo Udc – Cambiamo.

Sull’emendamento 51 (Satta e più), unico emendamento sopravvissuto ai ritiri dei presentatori, l’on. Satta (Progressisti) ha detto: “Intendiamo riportare le nomine degli amministratori straordinari nell’ambito del Consiglio delle autonomie locali, limitando l’illegittimità del vostro disegno di legge”.

Contrario l’on. Pierluigi Saiu (Lega), che ha detto al centrosinistra: “Vi riscoprite paladini del Consiglio delle autonomie locali, nonostante lo abbiate ignorato per cinque anni interi nella scorsa legislatura.  Tutto ciò è meraviglioso e noi lo contestiamo nel merito: i sindaci devono fare i sindaci e non gli amministratori straordinari”.

Favorevole invece all’emendamento il capogruppo del Pd, on. Gianfranco Ganau: “Ricordo che sotto il governo Cappellacci ci fu una lunga discussione con il Cal per le nomine dell’Ato. E alla fine il testo fu sostituito con la designazione del Cal: è un criterio che potrebbe valere anche in questo caso, senza che ci sia scandalo”.

Anche l’on. Agus (capogruppo dei Progressisti) si è detto favorevole all’emendamento e ha invitato la maggioranza e i suoi esponenti di spicco “a un maggiore ascolto, anche perché il legislatore regionale non ha il diritto di intervenire su tutte le materie in questo campo. Temo che la legge sia viziata e impugnata dal governo, nonostante gli sforzi che abbiamo fatto presentando l’emendamento 51”.

Voto favorevole anche per l’on. Massimo Zedda (Progressisti), secondo cui “possiamo discutere quanto vogliamo di che cosa è stato fatto bene o male nella passata legislatura. Non capisco perché però si debbano reiterare gli errori. E non accetto il vostro giudizio sul nostro atteggiamento sul Cal, visto che alle scorse europee abbiamo candidato all’unanimità proprio il presidente del Cal, attuale sindaco di Nuoro”.

Per Leu l’on. Eugenio Lai  “l’on. Saiu ripete come  un disco rotto le accuse nei confronti del Pd e del passato. Ma se lui rappresenta la discontinuità spetta a lui segnare questa discontinuità” mentre l’on. Diego Loi  (Progressisti) ha affermato: “Le autonomie locali sono o non sono l’espressione più alta della rappresentanza popolare? Se sì, mi sembra molto contrastante negare il diritto alle autonomie locali ad esprimere la rappresentanza nelle province, anche attraverso il Consiglio delle autonomie locali”.

Il vicecapogruppo del Pd, on. Roberto Deriu, ha detto: “Sono moltov d’accordo con quanto affermato dall’assessore agli Enti locali. Al punto che dico: se voi volete l’elezione diretta delle Province, perché non l’avete scritto nella legge? Lo so: perché non avete ancora messo la testa sulla materia. Il governo siete voi e spetta a voi la responsabilità dei compiti più ingrati. Vi consigliamo di votare questo emendamento perché almeno date a queste province un assetto democratico. Perché non avete sfidato il governo se credete che sia giusto consentire l’elezione diretta delle province”.

Replicando all’on. Deriu l’on. Mula (capogruppo Psd’az) ha annunciato il voto contrario e ha detto: “Voteremo contro non perché non ci sia un criterio logico in questo emendamento ma perché dopo sei mesi è giusto che diamo un segnale di cambiamento in attesa delle elezioni”.

Anche l’on. Cocco (Leu) ha annunciato il voto a favore dell’emendamento 51: “Ha detto bene il presidente Deriu e non possiamo aspettare un altro anno di commissariamento”. Concorde anche l’on. Antonio Piu (Progressisti): “Se dopo sette mesi ancora non riuscite a delineare una strategia e una riforma degli enti locali, inizio un po’ a preoccuparmi”.

Dal centrodestra l’on. Oppi (Udc) ha preso la parola: “Ora dobbiamo approvare la legge e vi bocceremo anche questo emendamento. Sarei grato se rispettassimo l’accordo e ci occupassimo degli altri temi all’ordine del giorno”.

Per il Pd l’on. Giuseppe Meloni “le argomentazioni del presidente della Prima commissione, on. Saiu, sono deboli e pretestuose. Per quanto tempo pensate di andare avanti parlando di chi vi ha preceduto”.

Sempre dai bandi dell’Udc l’on. Gallus ha preso la parola. “E’ giusto che la faccia ce la mettiamo noi, non abbiamo nessun problema a prendere decisioni chiare”.

L’Aula ha respinto l’emendamento 51 (Satta e più) con 39 voti contrari.

Approvato invece l’articolo 1 e dunque la legge, con 32 favorevoli. (C.C.)

Il Consiglio ha poi iniziato l’esame dei 2 ordini del giorno presentati.

Il consigliere di Sardegna 20/20 Stefano Tunis ha annunciato il ritiro dell’ordine del giorno da lui proposto come primo firmatario, in considerazione dell’incontro di diverse sensibilità tendenti ad includere alcuni Comuni all’interno della Città Metropolitana di Cagliari.

Il presidente ha avviato la discussione dell’ordine del giorno n.2

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula, raccogliendo le indicazioni provenienti da alcuni gruppi di maggioranza ed opposizione, ha proposto una breve sospensione della seduta per favorire la stesura di un ordine del giorno condiviso. La richiesta è stata accolta.

Alla ripresa dei lavori, il presidente ha comunicato il ritiro dell’ordine del giorno n.2, sostituito integralmente da un nuovo documento sulla copertura finanziaria da assegnare alle domande giudicate ammissibili in materia di manifestazioni di grande interesse turistico dalla normativa regionale (legge 7/55). Essendo rimaste fuori iniziative per un controvalore di circa 6 milioni di euro, l’ordine del giorno impegna la Giunta e l’assessorato a reperire le risorse necessarie e, in tempi brevi, riordinare la materia attraverso un disegno di legge organico.

Messo ai voti, l’ordine del giorno è stato approvato con 51 voti favorevoli e 2 astenuti.

Il presidente ha quindi chiamato la votazione finale del Dl n.51

Il consigliere Giuseppe Meloni (Pd), contrario, si è detto deluso rispetto alla proposta della maggioranza che non ha accettato i suggerimenti dell’opposizione, limitandosi ad una mini distribuzione di poltrone e perdendo una buona occasione per riorganizzazione il sistema delle autonomie locali.

Il consigliere Cesare Moriconi, anch’egli del Pd, ha sostenuto che è vero che ciascuno deve fare la propria parte ma è evidente che sulla riforma degli Enti locali la Giunta è inadempiente. Sul piano formale, ha aggiunto, sarà comunque necessario un passaggio in Aula dopo i commissariamenti disposti dall’esecutivo, sia nelle aziende agricole che in quelle sanitarie.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus, contrario, ha messo l’accento sul fatto che la legge parte da un errore, cioè credere che le Province siano subordinate alla Regione, e da una ambiguità, con la Regione che si fa carico delle Province esclusivamente con fondi propri sostituendosi indebitamente allo Stato.

Il consigliere della Lega Pierluigi Saiu, favorevole, ha polemicamente constatato che la maggioranza si sta “pentendo” di molte delle sue posizioni precedenti; quanto poi all’accusa rivolta alla maggioranza di non concentrarsi sul futuro, Saiu l’ha respinta ricordando che anche l’ordine del giorno votato qualche minuto fa si è reso necessario per riempire il “buco” della precedente legislatura.

Il consigliere Domenico Gallus (Udc-Cambiamo!), riprendendo alcune osservazioni del collega Giuseppe Meloni, si è dicharato soddisfatto delle spiegazioni.

Il consigliere del Pd Piero Comandini, contrario, ha accusato la maggioranza di confondere le riforme con operazioni di spoil-system, per giustificare un sostanziale immobilismo. Con l’ultimo ordine del giorno, ha precisato, non si sta tappando alcun buco ma ripristinando il rispetto delle regole per l’assegnazione dei contributi, assegnati perfino ad associazioni che non hanno partecipato ai bandi. Siamo in attesa, ha concluso, di una vera riforma degli Enti locali, che sarà l’unico banco di prova. (Af)

Il consigliere Eugenio Lai (Leu) ha stigmatizzato l’andamento della discussione in aula: «Si concorda un modus operandi che ogni volta si stravolge per smania di protagonismo». Rivolto al capogruppo della Lega Pierluigi Saiu ha poi detto: «Non ho girato partiti politici, sono sempre stato a sinistra. Non sono passato da Forza Italia a Unidos poi a una lista civica e infine alla Lega. Questo dà il senso della sua coerenza politica. Non mi preoccuperei dell’oggi ma del domani visto che c’è un ricorso che pende sulla vostra elezione. Aspettiamo i fatti, per ora non si confonda una leggina che cambia i commissari con una legge di riforma. Il provvedimento rischia di essere impugnato. Questa sua effervescenza la riserverei ad altre cose».

Il consigliere Massimo Zedda (Progressisti) ha annunciato il suo voto contrario: «Il provvedimento è condito da tante aspettative ma si riduce a una mera sostituzione di commissari straordinari. Lo spoil system è legittimo, contestiamo i tempi, si è aspettato troppo, adesso si rischia». Sull’ordine del giorno per i fondi dello spettacolo, Zedda ha sottolineato: «I contributi per le associazioni di spettacolo è sempre stato rimpinguato in corso d’opera per una questione di tecnica di bilancio».

Voto favorevole al provvedimento ha annunciato il capogruppo di Forza Italia Angelo Cocciu: « E’ un passaggio importante che si poteva fare prima – ha detto Cocciu – noi non siamo nemici di nessuno ma favorevoli a tutto ciò che possa portare beneficio ai territori». Il capogruppo azzurro ha poi voluto esprimere solidarietà ai colleghi della Lega: «Non hanno bisogno di difensori ma dispiace sentire qualcuno augurarsi che escano fuori dal Consiglio per una decisione del tribunale. Io invece spero che la Lega continui a rimanere in quest’Aula».

Alessandro Solinas (M5S), a nome di tutto il gruppo pentastellato, ha annunciato il voto contrario al provvedimento: «Lo spoil system è un vostro diritto ma non dovete trascurare i vostri doveri: il primo è portare avanti il programma di governo».

Michele Ennas (Lega) ha espresso ottimismo sull’operato della Giunta: «Confido molto nel lavoro dell’assessorato: la riforma terrà conto delle esigenze di tutti i territori. Non guardiamo al passato ma al futuro». Rivolto al consigliere Lai (Leu) ha poi concluso: «Sperare che un Tribunale sovverta un voto popolare è antipatico. L’on. Lai non è l’unico a sperarlo. Noi resistiamo».

Maria Laura Orrù (Progressisti) ha invitato l’Aula a non alimentare fuochi inutili. «Se si dice di voler essere diversi occorre agire di conseguenza. Non riesco a comprendere quale diversità state praticando: presentate una proposta solo per sostituire i commissari straordinari delle province. Non c’è nessuna riforma. Non fa bene continuare ad appigliarsi solo agli slogan. Non si restituisce così credibilità alle istituzioni».

Il capogruppo di Fratelli d’Italia Francesco Mura ha annunciato il voto favorevole del gruppo di Fratelli d’Italia e ha espresso solidarietà ai colleghi della Lega per le parole pronunciate in aula dall’on. Lai.

Posto in votazione, il Disegno di Legge n.51 è stato approvato con 33 voti a favore, 24 contrari e un astenuto.

Ha quindi preso la parola per fatto personale Pier Luigi Saiu (Lega). Replicando all’on. Lai ha detto: «Non conosco la sua storia politica, non perché la ritenga insignificante ma perché non mi interessa. Se lei è il risultato delle scissioni della sinistra, la sinistra avrebbe meritato miglior fine. La invito comunque ad approfondire la mia storia sulla quale ha detto diverse inesattezze. Siedo qui perché oltre 2200 cittadini mi hanno dato fiducia. A questi cittadini devo rispondere anche se questo può non piacere all’on. Lai».

Il capogruppo di Leu, Daniele Cocco ha suggerito a tutti di abbassare i toni e rivolto un invito al presidente Pais: «Presidente faccia il presidente, oggi sono avvenute delle cose inaudite: ha fatto ripetere la votazione perché alcuni consiglieri erano fuori dall’Aula, poi un consigliere ha chiesto una sospensione che, eccezionalmente, gli è stata concessa. Ricordo inoltre che gli assessori-non consiglieri non possono stare sui banchi del Consiglio ma devono restare nei posti assegnati alla Giunta. Lai e Saiu sbagliano, se continuiamo così non la finiamo più. Si mantengano gli impegni assunti all’unanimità in Conferenza capigruppo».

L’Aula è quindi passata all’esame della mozione n. 92 “sui ritardi in capo alla Giunta regionale sulle azioni a supporto della filiera lattiero-casearia”.

Il primo firmatario Eugenio Lai (Leu), in apertura del suo intervento, ha rivolto un appunto al presidente della Regione Christian Solinas: «Balza agli occhi la presenza di Solinas in aula sulle nomine, mentre esce quando si parla di agricoltura e del prezzo del latte».

Il rappresentante dell’opposizione è poi passato al merito della mozione: «I pastori hanno atteso pazientemente che la Giunta diventasse operativa e prendesse coscienza del problema, oggi sono delusi e dicono di non esistere per la neo assessora Murgia. Questa mozione vuole sollecitare l’attenzione della Giunta per un problema importante che interessa circa 12mila famiglie sarde. Ritengo stucchevoli le dichiarazioni di questi mesi. L’assessora dice di dover studiare il tema, poi fa una serie di comunicati stampa in cui sostiene che siamo una delle prime regioni in Italia per la spendita delle risorse europee. O erano sbagliate le critiche nei confronti del precedente assessore Caria oppure invece in passato si è lavorato bene».

Lai ha quindi ricordato che i tavoli aperti nei mesi scorsi hanno dato risultati positivi determinando un innalzamento del prezzo del latte. «Il mercato ha restituito una boccata d’ossigeno al settore agropastorale, c’è da considerare però le difficoltà delle campagne colpite dagli incendi e gravate da un andamento climatico che ha messo in ginocchio un comparto già in sofferenza. Vogliamo capire a che punto è la vertenza latte – ha detto Lai – quali sono le azioni per garantire il prezzo concordato di un euro a litro? Perché da questi tavoli vengono esclusi i rappresentanti dei pastori? Non si può stabilire per legge un prezzo ma si possono mandare avanti azioni di stabilizzazione del sistema. Sollecitiamo un intervento della Giunta sul Psr. Il nuovo Piano di sviluppo rurale doveva essere approvato entro il mese di ottobre del 2019. Non ce n’è traccia. Occorre prendere esempio da altre regioni come l’Emilia che ha mandato avanti efficaci azioni di tutela del Parmigiano e del Grana Padano. E’ andata bene nella partita dei dazi americani, il pecorino romano per fortuna è fuori. Sarebbe stato un fallimento. A tre mesi da fine anno i proclami non sono più sufficienti. Dall’assessore all’agricoltura ci si aspetta una chiusura del tavolo e un’indicazione sulle cose da fare».

Gianfranco Satta (Progressisti), dopo aver ringraziato il collega Lai per aver sollevato la questione ha ricordato alcuni numeri: «Il settore interessa  12500 aziende e 35mila addetti. L’agricoltura ha un ruolo fondamentale nel nostro sistema produttivo e sociale. La pastorizia conserva il nostro ecosistema, preserva la nostra biodiversità e disegna il nostro ambiente. Dobbiamo essere capaci di far convergere agricoltura e turismo. La Ue dice che solo il 18% dei consumatori europei conosce i nostri prodotti Doc e Igp. In questo contesto l’assessore all’agricoltura è fondamentale nelle sue politiche di governance. Sarà determinate anche il modo in cui si rendono protagonisti contadini e pastori. Io sarò al fianco dell’assessore se riuscirà a recuperare il protagonismo dei territori. La programmazione territoriale del Psr deve andare dal 5 al 30% delle risorse destinate alle aree sottosviluppate (circa 292 comuni). La programmazione e il controllo della Regione vanno rivisti, servono regole chiare e procedure certe. Le promesse fatte in campagna elettorale hanno illuso migliaia di allevatori. Presto ve ne chiederanno conto. Non penserete di scaricare tutte le responsabilità sull’assessore?».

Franco Mula (Psd’Az) ha chiesto il rispetto degli accordi presi in Conferenza capigruppo. «Si era parlato di un possibile ordine del giorno unitario adesso mi si consegna un ordine del giorno di censura politica. Vogliamo mantenere l’impegno? Noi ci siamo e siamo disponibili». (Psp)

Daniele Cocco (capogruppo Leu) è intervenuto sull’ordine dei lavori spiegando che l’ordine del giorno non riguarda la mozione in discussione e che gli impegni sono stati rispettati.

Il vice presidente Satta ha anche spiegato che, in base al Regolamento, l’ordine del giorno di censura non può essere discusso nella seduta odierna. Spiegazione condivisa anche dal capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, che ha confermato il rispetto degli impegni presi nella Conferenza dei capigruppo.

E’ quindi intervenuto Giovanni Satta (Psd’az), il quale ha ricordato che tutti vogliono cavalcare questo tema. Di fatto nella scorsa legislatura, ha continuato Satta, non solo una sua mozione sul tema è stata discussa dopo sei mesi, ma anche che sono stati assunte iniziative che non hanno risolto i problemi del comparto.  Su questo argomento, secondo Satta, spesso si fa demagogia, ma la verità è che si tratta di un problema non di facile soluzione, perché non potrà essere la politica a cambiare il prezzo del latte. Quello che può fare la politica è mettere in campo misure che aiutino il comparto e dia una costanza di fatturato. Per Satta è doveroso da parte di questo Consiglio, Giunta e assessore ascoltare i pastori, come stanno già facendo. Per il consigliere sardista bisogna riaprire il tavolo, che comunque aveva ottenuto un risultato, portando il prezzo del latte da 60 a 74 centesimi al litro. Satta ha poi affermato che l’assessore all’Agricoltura non solo non merita la censura, che andrebbe presentata nei confronti di chi nel 2017 non ha agito a sostegno dei pastori, ma andrebbe sostenuta e aiutata da quest’Aula.

Il presidente della commissione Attività produttive, Piero Maieli (Psd’Az), ha affermato che gli è stata presentata una relazione relativa al 2003 e che è speculare alla situazione attuale. “Vuole dire  – ha detto – che non si è risolto niente”, se non incentivi a pioggia senza creare una prospettiva reale e senza portare avanti riforme reali. Il presidente Maieli ha ricordato che non si può negare di essere inseriti ormai in un mercato globale, in cui il latte di pecora rappresenta appena il  5% ed è, quindi, un prodotto di nicchia. Ricordando l’importanza del comparto per la Sardegna, Maieli ha però affermato che bisogna invertire il ragionamento e partire dal mercato e da quello che chiede e non dalle campagne. Anche il presidente della Commissione ha ricordato che non potrà essere la politica ad aumentare il prezzo del latte, ma potrà sicuramente, come già sta facendo, avviare strategie che produrrà risultati per il comparto. Tra queste iniziative lo sblocco dei fondi del 2016. Per Maieli bisogna portare avanti una pianificazione che serva a far progredire il settore e non a lanciare soldi sulle campagne.

Per Emanuele Cera (Forza Italia) si tratta di un argomento così importante per l’economia della Sardegna che richiede una partecipazione di tutta l’aula, senza fretta e senza contrapposizioni di parte. Per Cera il problema della vertenza del latte ovino interessa tutti e in questa partita “dobbiamo essere assolutamente uniti”.  Anche il consigliere di Forza Italia ha affermato che pur non potendo determinare il prezzo del latte, il Consiglio e la Giunta possono determinare azioni di supporto al comparto ovino e ha auspicato una collaborazione con il Ministero delle politiche agricole per valutare seriamente la possibilità di commissariare il Consorzio pecorino romano. Secondo Cera è anche necessario rivedere il disciplinare e il Psr. Il consigliere ha espresso piena fiducia nell’assessore e ha proposto ai colleghi dell’opposizione di ritirare la mozione per arrivare a un testo condiviso per dare così una risposta unitaria a un settore strategico.

Il consigliere della Lega, Pierluigi Saiu, ha chiesto al presidente cinque minuti di sospensione per valutare un ordine del giorno con la maggioranza. Il presidente ha accordato la sospensione.

Alla ripresa dei lavori è intervenuto Massimo Zedda (Progressisti), il quale ha ricordato che la vertenza del latte è stata al centro dell’ultima campagna elettorale. L’esponente dell’opposizione ha sottolineato che non è facile intervenire in una materia così complessa da parte della Giunta. Per Zedda bisogna invertire l’approccio al problema, partendo non dal prezzo del latte, ma da azioni per l’emancipazione del mondo agropastorale dal prezzo del latte.  Il consigliere del Progressisti ha poi ricordato che si è speso tanto, ma forse non nella direzione giusta e ha evidenziato la necessità di interventi relativi alla lavorazione del latte, alla diversificazione, alla stagionalità. Per Zedda bisogna arrivare alla trasformazione del settore della pastorizia in un insieme di piccoli artigiani e produttori del latte. Il consigliere ha poi esortato la Giunta a prestare attenzione al mondo della pastorizia anche nella predisposizione della nuova legge urbanistica. (E.LN)

Il consigliere Pierluigi Saiu, della Lega, ha auspicato il recupero di uno spirito positivo nella valutazione della crisi del settore, che va affrontata con grande determinazione. La mozione, ha proseguito, invita il governo regionale a costruire attorno alla filiera del latte un clima più favorevole, attraverso una serie di misure (a cominciare dal Psr) per favorire un processo virtuoso di fitte relazioni fra produttori e trasformatori, dare più stabilità al prezzo del latte e rendere più efficiente la burocrazia.

Il capogruppo di Leu Daniele Cocco ha affermato che il problema che abbiamo di fronte non può essere attribuito all’attuale maggioranza ma viene da lontano. E tuttavia la mozione ha il merito, a suo giudizio, di portare alla luce i grandi sacrifici del mando agropastorale sardo soprattutto nelle aree montane e nelle piccole realtà sempre più spopolate, che deve essere valorizzato con la massima serietà e con strumenti nuovi riequilibrando il rapporto fra industriali e produttori, ora tutto a favore dei primi, e lavorando sui mercati. Rivolgendosi infine all’assessore, Cocco ha sollecitato la partecipazione dei pastori al tavolo di comparto.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha sostenuto che, da un lato, occorre evitare la sovra-produzione e, dall’altro, puntare sulla qualità. Le lotte dei pastori sardi hanno avuto un forte impatto emotivo ma ora, ha continuato, è necessario guardare avanti. Il sostegno del Governo nazionale che è intervenuto con 29 milioni è un fatto positivo, come sono stati positivi altri provvedimenti collaterali a livello nazionale e regionale. Il tavolo tecnico, ha aggiunto, deve però continuare a lavorare sbloccando i decreti attuativi della legge 44, che va anche rifinanziata, varando un riordino della disciplina in materia di pratiche commerciali distorte fra gli attori della filiera e riprendendo in mano la legge 15.  Proporremo all’opposizione questi contenuti, ha concluso, perché riteniamo che sia una buona sintesi.

Il capogruppo della Lega Dario Giagoni ha detto che è singolare che la mozione provenga dalle forze che fino a poco tempo fa avevamo in mano le leve del governo regionale. La politica sarda, a suo avviso, deve muoversi sulla strada già tracciata dall’ex ministro Centinaio con l’istituzione di un tavolo tecnico di settore con il coinvolgimento dei pastori; quindi niente assistenzialismo, che ha speso male molte risorse negli ultimi 5 anni, ma piuttosto quote a produttori ed incentivi alle produzioni innovative.

A nome della Giunta l’assessore Gabriella Murgia, dopo aver ricordato che il problema del latte risale ad almeno 30 anni fa, ha affermato che l’impegno del governo regionale sul problema è stato costante. La Murgia, poi, ha respinto le accuse che le sono state rivolte da una parte del Consiglio sulla rimodulazione del Psr all’interno del quale, ha precisato, sono state superate forti criticità presenti nel del pacchetto giovani con oltre 1000 domande rimaste fuori per un controvalore di circa 60 milioni. Nella mozione, ha inoltre lamentato, ci sono molte inesattezze: da quella sui 18 milioni a garanzia di crediti che secondo la Sfirs è una manovra rischiosa che stiamo verificando, ai 10 milioni del Banco di Sardegna destinati solo alle eccedenze che per ora non ci sono. La soluzione del problema del prezzo del latte, ha dichiarato l’assessore, passa solo con legge 44 perché permette con i decreti attuativi (l’ultimo dei quali è stato approvato sabato scorso) il monitoraggio della produzione del latte vaccino proprio perché tante situazioni che fanno fluttuare il prezzo del mercato sono dovute alle eccedenze che non si riesce ad attribuire. L’assessore, in conclusione, dopo aver annunciato che il prossimo 29 ottobre il ministro della Politiche agricole Teresa Bellanova sarà in Sardegna, ha riconosciuto che dal dibattito in Consiglio regionale sono emerse molte buone proposte ma per attuarle servono soprattutto risorse e la puntuale applicazione delle leggi.

In sede di replica il consigliere di Leu Eugenio Lai ha chiarito di non voler offendere l’assessore la quale però non ha oggettivamente manifestato idee forti per risolvere il problema del prezzo del latte. Lai ha ribadito che il nuovo Psr andava approvato entro il primo ottobre e che i pastori non sono soddisfatti e vanno ascoltati. Non è che il ministro il 29 ottobre risolve tutto, ha concluso il consigliere di Leu, perché molte cose che la Regione doveva fare la Regione non le ha fatte: nuovo Psr, Argea come ente pagatore regionale, blocco dei procedimenti su premi e indennità compensative. Proviamo a ripartire da alcune soluzioni venute fuori dal dibattito, ha esortato Lai, comprese quelle arrivate dal presidente della commissione.

Il presidente ha comunicato la presentazione di due ordini del giorno, dei quali uno non può essere discusso per ragioni regolamentari, mentre dell’altro manca ancora il testo.

Il capogruppo del Psd’Aza Franco Mula ha proposto una breve sospensione della seduta, ricordando che il suo gruppo ha sottoposto all’opposizione una bozza di testo unitario. La richiesta è stata accolta.

Alla ripresa dei lavori, il presidente ha comunicato la distribuzione di un ordine del giorno.

Per dichiarazione di voto, il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus, favorevole, ha però censurato un certo clima (che il presidente dovrebbe smorzare più di quanto sta facendo) che non aiuta a risolvere i problemi, perché non si possono scambiare gli attacchi politici per attacchi personali. In campagna elettorale, ha ricordato, si è parlato di risolvere il problema in 48 ore creando moltissime aspettative, ma resta che questa questione risale a 30 anni fa ed i promotori della mozione avevano tutto il diritto di chiedere risposte e spiegazioni. (Af)

Per l’on. Cocco (Leu) è “inaccettabile il comportamento dell’assessore verso l’on. Eugenio Lai, spero che non accada mai più perché siamo davanti a un caso di sessismo al contrario. Se l’assessore Murgia si comporta così, oggi con noi e domani con la maggioranza, non aiuta”.

Dello stesso tenore anche l’intervento dell’on. Gianfranco Satta, che ha annunciato il voto a favore e rivolto all’assessore ha detto: “Non siamo noi che la attacchiamo ma è invece la sua maggioranza, che di recente ha presentato un ordine del giorno per sottrarre risorse dell’assessorato all’Agricoltura e ha redatto altri atti politici forti contro di lei. In particolare guardo verso la Lega, che ha disseminato odio nelle piazze in campagna elettorale sulla questione del prezzo del latte. Voi siete maggioranza e dovete prendervi la responsabilità del governo”.

Per il Psd’Az il capogruppo on. Franco Mula ha invitato tutti a lasciare da parte la campagna elettorale e rivolto all’assessore ha detto. “Capisco le provocazioni e gli attacchi ma quest’Aula non può diventare una polveriera”.

L’on. Ennas (Lega), ha annunciato il voto contrario e ha detto: “E’ inaccettabile che non capiamo che la situazione di oggi è figlia di quanto ha fatto o non ha fatto il centrosinistra negli ultimi cinque anni”. Secondo l’on. Pierluigi Saiu (Lega) “all’opposizione non interessa risolvere il problema dei pastori e del latte ma fare polemica con la Lega. Altro che lasciare le piazze: noi dobbiamo stare con i cittadini perché siamo una cosa diversa da voi. Nel palazzo, invece, dobbiamo stare il meno possibile. La Lega fa proposte chiare e non meravigliatevi se presentiamo mozioni né se abbiamo un’idea di cosa vogliamo fare”.

Favorevole il voto annunciato dall’on. Massimo Zedda (Progressisti): “C’è una carenza di indirizzi dentro la maggioranza e dentro la giunta, mi pare evidente. Ma inizio ad avere qualche dubbio che l’assessore Murgia concluderà con noi questa legislatura”.

Favorevole anche l’on. Ganau, capogruppo del Pd: “Qualcuno in campagna elettorale ha promesso che in 48 ore avrebbe risolto il problema del prezzo del latte e invece siamo ancora in alto mare.  E non permetto all’on. Saiu di dire che a noi non importa del prezzo del latte e dei pastori perché siamo stati noi a presentare la mozione. Chi condivide la nostra mozione la voti. Altrimenti voti contro”.

La capogruppo Cinque stelle, on. Desirèe Manca, ha esordito così: “E’ disdicevole un certo tono e un certo linguaggio, ci si può rispettare pur nella diversità di idee e di ideologie. Confermo il voto favorevole alla mozione”.

Il presidente Pais ha messo in votazione la mozione 92 (Lai e più), che è stata respinta con 26 contrari.

Sull’ordine del giorno 2 (Mula e più) il presidente Pais ha constatato la mancanza del numero legale e ha sospeso il Consiglio per trenta minuti.

L’on. Ganau ha sottolineato che “l’assenza di tutta la minoranza dalla votazione di questo ordine del giorno deve intendersi come un fatto politico”. (C.C.)

Alla ripresa dei lavori il presidente ha comunicato la chiusura dei lavori e preannunciato la convocazione del Consiglio al domicilio.




Tunis: per un minore una famiglia è meglio di una comunità, ecco la nostra proposta di legge

Tunis: per un minore sardo una famiglia è meglio di una comunità, ecco la nostra proposta di legge

 

“Se è proprio necessario allontanare temporaneamente un minore dalla sua famiglia, riteniamo che sia più giusto affidarlo a un’altra famiglia e sostenerla invece che consegnarlo alle comunità, che devono tornare ad essere la risposta estrema”.

Lo ha detto l’on. Stefano Tunis (Sardegna 20/20), primo firmatario insieme ai colleghi De Giorgi e Caredda della  proposta di legge 13/19 che potrebbe essere discussa dal Consiglio regionale a breve, prima della manovra finanziaria.

L’on. Tunis, affiancato dal senatore Emilio Floris e dall’assessore all’Industria Anita Pili (sindaca di Siamaggiore), ha ricordato come “nella cultura sarda vi sia da sempre l’istituto non normato de is fillus de anima” e ha spiegato che  “per quanto riguarda la nostra Regione il dato Istat del 2012 ci dice che sono stati circa 1200 i minori per cui è stata avviata una procedura di affido. La mancanza di dati recenti la dice peraltro lunga sulla reale condizione di questo settore sociale e dunque sulla necessità che la Regione detti linee guida per i 377 Comuni sardi, d’intesa con i Tribunali per i minori. Purtroppo, a causa di un mancato concreto e fattuale sostegno alla genitorialità biologica, molti di questi bambini rischiano di restare in queste strutture fino al compimento della maggiore età”.

Per il primo firmatario “bisogna snellire l’attuale sistema, limitando le lungaggini e la capziosità degli interventi vigenti. Prevederemo un sistema basato su una rete di servizi integrati, che assicuri celerità e trasparenza delle prestazioni”. Secondo il senatore Floris “la proposta 13/2019 si armonizza con la normativa nazionale e valorizza il sostegno alla famiglia di origine e non, oltre che a quello assolutamente indispensabile relativo alla sussidiarietà dell’adozione internazionale, secondo quanto stabilito dalla Convenzione dell’ONU sui Diritti dei Fanciulli del 1989”.

Nel merito, il testo prevede l’istituzione di équipe per le adozioni e di centri per l’affido, integrati con i servizi sociali dei Comuni, con quelli delle aziende sanitarie locali, individuando il Plus come il centro idoneo a garantire l’integrazione amministrativa e il Tribunale per i minori, al quale compete in ultima sede decidere circa l’affidamento del bambino nel suo esclusivo interesse.

“Per permettere agli operatori di agire in maniera uniforme e chiara”, ha detto l’assessore Pili, “la Giunta regionale, entro quattro mesi dall’approvazione della presente legge, dovrà emanare delle specifiche linee guida regionali in materia di adozione e affido, che rappresenteranno la cornice entro cui dovranno operare i soggetti coinvolti. La Regione dovrà controllare le prestazioni erogate  (verificando anche l’effettiva formazione degli operatori) e costituire l’anagrafe dei minori affidati alle comunità e la banca dati regionale delle persone disponibili per l’affidamento, al fine di poter individuare con la massima celerità le soluzioni più adatte. Sarà garantito il sostegno alle famiglie nell’importantissima fase successiva durante l’affido: la Regione dovrà favorire le necessarie sinergie con la scuola e il mondo dello sport”.

Prevista anche l’istituzione della Consulta regionale per le adozioni e gli affidi  e uno Sportello informativo permanente da parte della Regione, con l’obbiettivo di valorizzare sia la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, sia di fornire le informazioni a coloro che intendono iniziare un percorso di affido o di adozione. (c.c.)




Bilancio: presentato in commissione il Dl n.39, una “manovra” che prevede interventi per Enti locali ed opere pubbliche

Cagliari, 2 agosto 2019 – L’assessore della Programmazione Giuseppe Fasolino ha illustrato alla commissione Bilancio, presieduta da Cesare Moriconi (Pd), i principali contenuti del Dl n.39, una “manovra” finanziaria che movimenta direttamente risorse per circa 60 milioni di euro.

Le misure previste riguardano soprattutto l’aumento della dotazione finanziaria per i Comuni, la copertura degli oneri relativi alla continuità territoriale (18 milioni complessivi fino ad aprile 2020) e lo sblocco delle risorse, attraverso la modifica del “crono-programma”, collegate alla legge regionale n.40 sulle opere pubbliche comprendente anche interventi di Egas ed Abbanoa (per complessivi 400 milioni).

Dopo l’illustrazione del Disegno di legge, la commissione ha programmato una ulteriore seduta per martedì prossimo 6 agosto alle ore 16.00, dopo la conclusione dei lavori del Consiglio.




Commissione autonomia: audizioni dei costituzionalisti dell’Università di Cagliari sulle riforme dell’ordinamento regionale e degli Enti locali

Cagliari, 17 luglio 2019 – Le prospettive di riforma dell’ordinamento regionale e degli Enti locali sono state al centro delle audizioni dei costituzionalisti dell’Università di Cagliari davanti alla commissione Autonomia, presieduta da Pierluigi Saiu (Lega).

Il prof. Pietro Ciarlo, ricordando che si tratta di argomenti dei quali “si parla da decenni”, ha invitato tutti a considerare il fattore tempo e l’esperienza fin qui maturata suggerendo, piuttosto che impegnarsi “in grandi leggi di riforma di difficile praticabilità”, di concentrare l’azione legislativa su “alcuni nodi” del sistema. Da questo punto di vista, ha proseguito, sono fondamentali le norme di attuazione, che il Trentino Alto Adige ha usato in maniera molto efficace costituendo fin dalla nascita della Regione un ufficio di specialisti che ha lavorato a stretto contatto con la commissione paritetica Stato-Regione: una buona pratica che la Sardegna può replicare.

Secondo il prof. Andrea Deffenu la riforma del Titolo V° della Costituzione che doveva essere seguita dall’adeguamento degli Statuti regionali, ha aperto un lungo periodo di transizione e criticità che ha avuto, come conseguenza indiretta, anche una giurisprudenza costituzionale sfavorevole alle Regioni, “anche in casi recenti che hanno riguardato la Sardegna come i contratti pubblici e gli usi civici”. Da questa situazione di stallo, ha continuato, si può uscire con un uso appropriato delle norme di attuazione e, per quanto riguarda gli Enti locali, prendendo atto che “lo scenario previsto dalla legge regionale 2/2016 (che non le considerava) è cambiato e quindi le Province sono enti costituzionali necessari”.

La professoressa Ilenia Ruggiu si è invece soffermata sul ruolo dei Comuni “che storicamente hanno preceduto lo Stato e la Regione” ed hanno percepito la riforma del 2016 come un provvedimento calato dall’alto, “non accompagnato da una volontà reale della Regione di applicare il principio della leale collaborazione, di stabilire con gli Enti una vera alleanza, di coinvolgerli pienamente nella programmazione regionale, attraverso competenze più incisive di Cal ed Anci”. Le Province, ha osservato, potrebbero avere funzioni differenziate, distinguendo quelle di prossimità da quelle di area vasta ma poi, sullo sfondo, va ridefinito il ruolo della Regione, che deve mandare alle autonomie locali “un messaggio anche simbolico di delocalizzazione” sia istituzionale che burocratica.

La crisi della politica e l’aumento dell’astensionismo hanno caratterizzato la riflessione del prof. Roberto Cherchi, che l’ha attribuita ad una contraddizione di fondo “fra l’elezione diretta del presidente della Regione, che genera sempre forti aspettative, ed una prassi parlamentare che nel tempo sposta il baricentro dell’azione di governo verso l’Assemblea e la rallenta”. L’art.102 del regolamento del Consiglio regionale, ad avviso di Cherchi, è un esempio classico perchè consente ad una proposta di legge, purchè sostenuta da tutti i capigruppo, di superare il passaggio in commissione ma analoga procedura non è prevista per i disegni di legge della Giunta.

Per il prof. Marco Betzu le difficoltà del rapporto fra Regione ed Enti locali nascono dalla incompleta definizione del ruolo del Cal, “costituito con i migliori auspici ma poi rivelatosi incapace, non per sua responsabilità, di interpretare il principio della leale collaborazione”. Nella sua configurazione attuale, ha spiegato, il Consiglio delle Autonomie fornisce pareri dei quali (anche per semplici questioni di tempo) si può prescindere ed interviene su testi legislativi in commissione che poi possono anche cambiare radicalmente al termine del dibattito in Consiglio. Per correggere questa situazione, ha proposto, “si potrebbero prevedere procedimenti rafforzati e/o un obbligo di motivazione da parte della Regione”. In generale comunque, ha concluso, anche sulla base delle migliori esperienze è preferibile l’esperienza di una Regione minimale che lascia uno spazio adeguato alla Conferenza Regione-Enti locali (o, se si preferisce, il Cal ma non entrambi gli organismi che finiscono col sovrapporsi).

Il prof. Gian Mario Demuro (ex assessore degli Affari generali) ha sostenuto che, da un lato, “l’idea di autonomia speciale della Sardegna va inquadrata nella prospettiva del riconoscimento della sua insularità a livello europeo” ma, dall’altro, deve anche caratterizzarsi per la capacità della Regione di “fare il primo passo” intervenendo in una realtà con tante differenze. Questo obiettivo, ha aggiunto, si può raggiungere seguendo due percorsi: le norme di attuazione e la legge statutaria, che andrebbe a toccare anche il totemdella legge 1/77 sull’organizzazione della Regione, immaginata allora sul modello ministeriale dei “silos lontani”. Un modello di governo da riformare, ha detto ancora, “con l’istituzione di deleghe assessoriali a tempo selezionate per obiettivi e con una marcata azione di decentramento della Regione in un nuovo quadro istituzionale in cui le Province dovrebbero assumere le funzioni di area vasta”.

Nel dibattito hanno preso la parola i consiglieri Massimo Zedda e Diego Loi dei Progressisti. Zedda ha messo l’accento sulle difficoltà complessive del sistema politico, “che ha perso slancio e capacità di contatto con la società reale, fenomeni all’origine del largo astensionismo”. Questo è un problema della Regione che, con un nuovo assetto delle Province, deve accelerare il decentramento. Se potessimo tracciare una mappa dello spopolamento della Sardegna, ha concluso, “ci accorgeremmo che è perfettamente sovrapponibile a quella di territori dove progressivamente sono scomparsi servizi essenziali per le comunità”.

Loi ha ricordato in apertura che “lo Stato sul territorio sono i Comuni e bisogna partire da qui, perché qui sono organizzate e realizzate le politiche pubbliche delle quali i cittadini hanno una percezione negativa perché ci sono ancora troppe carenze, non ultima quella del digital divide che allontana ancora di più dai nuovi contesti civili quanti vivono in realtà marginali”. L’assetto degli Enti locali di questi anni, ha concluso, non è stabile ma sarebbe sbagliato abbandonare del tutto e senza alternative la strada delle Unioni dei Comuni che ha fatto segnare importanti momenti di crescita”.

Nelle conclusioni il presidente Saiu ha dichiarato che “sulle riforme la commissione ha un approccio laico ed intende lavorare su un terreno sgombro da soluzioni precostituite”. Accogliamo quindi con estremo interesse e con una certa dose di entusiasmo, ha proseguito, “il contributo prezioso dei giuristi sulle riforme ed i loro suggerimenti sulla disciplina dei rapporti Stato Regione attraverso le norme di attuazione e su interventi mirati rivolti ad alcuni temi centrali come legge statutaria, organizzazione della Regione e riordino del sistema delle autonomie locali”. Su quest’ultimo punto, ha proseguito, “intendiamo impegnarci per un nuovo Testo unico degli Enti locali sardi dove trovino spazio materie come finanza locale, status degli amministratori, piccoli Comuni e realtà montane”.




Audizioni II^ e VI^ in seduta congiunta: Project Nuoro e vertenza ex Secur

Audizioni II^ e VI^ in seduta congiunta: Project Nuoro e vertenza ex Secur

Cagliari 18 luglio 2019. Un pronunciamento deciso e fermo delle commissioni Lavoro e Salute del Consiglio regionale per sospendere l’efficacia delle delibere dell’Ats che, a fare data dal 1 agosto 2019, revocano l’affidamento dei servizi alle imprese del Polo sanitario della Sardegna centrale (Pssc), società di progetto e gestore dell’ormai noto project di Nuoro, annullato in autotutela nel dicembre 2016 dall’allora commissario Asl, Mario Palermo, perché ritenuto illegittimo in quanto troppo esoso per la pubblica amministrazione. È questa, in sintesi, la principale richiesta degli imprenditori e dei tecnici avanzata, nel corso delle rispettive audizioni, alle commissioni Seconda e Sesta, riunite in seduta congiunta sotto la presidenza di Alfonso Marras (Riformatori) e Domenico Gallus (Udc).

Gli ingegneri Bonaventura Meloni e Gianfranco Muggianu hanno illustrato il progetto strategico a suo tempo individuato per il rilancio della sanità nella Sardegna centrale ed hanno ribadito la regolarità delle procedure adottate insieme con l’efficacia del Project nuorese. «Nel complesso – ha affermato l’ingegnere Muggianu – abbiamo realizzato il 61,50% del progetto che merita di avere un futuro nell’interesse dei cittadini e dell’intera Isola». Concetti ribaditi dal direttore del Pssc, Giuseppe Soddu, che ha ripercorso le tappe della delicata vicenda e ha ricordato i significativi interventi strutturali e nei servizi avviati e conclusi a partire dal 2007 («proprio in questi giorni attiveremo a Nuoro una nuova tac e una nuova centrale di sterilizzazione»). «Non abbiamo mai ricevuto – ha spiegato Soddu – contestazioni per le opere pubbliche di nostra competenze ed è dunque difficile comprendere il perché del blocco dei lavori con la risoluzione del contratto». «Dal dicembre 2016 ad oggi – ha proseguito il direttore – abbiamo continuato a ristrutturare immobili e ambulatori, così come abbiamo fatto con le guardie mediche in diversi centri della provincia ed invitiamo, dunque, la commissione Sanità a verificare, attraverso un apposito sopralluogo, ciò che abbiamo realizzato e ciò che resta da fare».

Sui rischi per il futuro occupazionale dei circa 500 lavoratori impiegati dalle imprese che erogano i servizi nelle strutture sanitarie del nuorese sono intervenuti i titolari delle aziende che dal 1 agosto saranno formalmente esentate dalle prestazioni. Anna Giuntini, a nome della “Ph facility srl”, la società che si occupa delle pulizie, ha parlato di “piccole contestazioni senza però possibilità di contradditorio” da parte dell’allora Asl ed ha ricordato il credito di oltre duemilioni di euro vantato dalla sua azienda («ci hanno decurtato una serie di fatture con contestazioni strumentali e mai l’Asl prima e l’Ats dopo hanno tenuto in considerazione il sensibile aumento di superfici da pulire, rispetto alle iniziali indicazioni»). Antonio Esposito per la “Aep Multiservizi” (servizi di portierato negli ospedali e negli uffici) ha già avviato le procedure per il licenziamento collettivo mentre la società subentrate, nel frattempo, ha già dichiarato esuberi e un taglio delle retribuzioni del 30%.

«Noi invece gli stipendi li abbiamo sempre pagati puntuali nonostante l’Ats debba ancora saldare fatture per circa cinque milioni di euro», ha affermato Giampaolo Di Festa che, con la “Consorzio nazionale servizi”, gestisce il servizio delle mense. «Abbiamo rinnovato a nostre spese macchinari e attrezzature per un investimento complessivo di un milione di euro – ha proseguito – ed è curioso scoprire che nel bando pubblicato dall’Ats per assegnare il servizio mensa non si consideri che i macchinari e le attrezzature sono ancora di nostra proprietà e non dell’Azienda della salute». Non è differente la situazione denunciata da Roberto Zedda (Arionline srl) per le forniture di software, hardware e gestione reti: «Oltre un terzo delle attrezzature è di nostra proprietà e non ho neppure ricevuto una comunicazione ufficiale che mi dica che dal 1 agosto dovrò cessare la fornitura di servizi essenziali per il funzionamento del sistema sanitario».

I consiglieri Talana (Fi), Cuccu (M5S), Caddeo (Progressisti), Stara (Progressisti),  Desiré Manca (M5S), Agus (Progressisti), Peru (Fi), Mula (Psd’Az) e Cocco (LeU) nel corso dei rispettivi e distinti interventi hanno concordato sulla necessità di interventi adatti a scongiurare “una così drammatica situazione”, almeno in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sull’annullamento del project nuorese. Auspici condivisi dai presidenti Marras e Gallus che hanno mostrato favore anche per la proposta dell’apertura di un tavolo di confronto con le aziende cessanti e subentranti insieme con Ats e Regione.

 

Vertenza ex Secur

A seguire le commissioni II^ e VI^, sempre in seduta congiunta, hanno ascoltato i sindacati (Ugl e Fsi) e i rappresentanti della società Secur, convocati per una serie di chiarimenti sulla ormai nota vertenza relativa al mancato completo assorbimento dei lavoratori ex Secur da parte degli aggiudicatari dei servizi di vigilanza armata e portierato nell’azienda ospedaliero universitaria (Aou) e nelle aree socio sanitarie locali (Assl) di Sassari.

Il confronto si è incentrato sull’attendibilità degli elenchi dei dipendenti ex Secur e sulla correttezza delle procedure adottate dagli aggiudicatari dell’appalto per il reclutamento del personale. Al termine di una serie di approfondimenti e di chiarimenti, sollecitati anche dagli interventi dei consiglieri Cocco (LeU), Ganau (Pd), Desiré Manca (M5S), Peru (Fi), Giovanni Antonio Satta (Riformatori), Piu (Progressisti) Stara (Progressisti), Comandini (Pd), Oppi (Udc), i commissari dei parlamentini del Lavoro e della Salute hanno assunto come attendibile il dato confermato dal rappresentate Secur (Filippo Frisone) e dalla segretaria Ugl, Federica Bandinu, consistente in 145 lavoratori interessati dalle clausole di salvaguardia del cambio appalto e altri 30 addetti a tempo determinato impiegati nei servizi dell’antincendio. «Ad oggi – ha affermato Bandinu – risultano quindi 47 addetti al portierato non ancora assorbiti dalle aziende che si sono aggiudicate l’appalto per le forniture alla Aou e all’Ats».

L’Ugl con Federica Bandinu e la Federazione dei sindacati indipendenti (Fsi) con Mariangela Campus hanno inoltre denunciato una serie di anomalie nel reclutamento del personale a discapito dei dipendenti ex Secur ed, a questo proposito, hanno duramente contestato i parametri e i coefficienti utilizzati dalle ditte aggiudicatarie per giustificare la copertura dei turni di lavoro («non tengono conto di ferie e permessi, allo scopo di inserire surrettiziamente personale di nuova assunzione invece dei 47 lavoratori ex Secur»).

 




Commissione Governo del territorio: presentate le nuove linee guida del servizio idrico integrato

Commissione Governo del territorio: presentate le nuove linee guida su Servizio idrico integrato e controllo analogo di Abbanoa Spa

 

Cagliari, 16 luglio 2019 – Presentate alla commissione Governo del territorio, presieduta da Giuseppe Talanas (Forza Italia) le nuove linee guida riguardanti il Servizio idrico integrato ed il controllo analogo sul soggetto gestore Abbanoa Spa.

Come hanno spiegato i responsabili dell’Agenzia regionale del distretto idrografico, si tratta di un provvedimento di sistema che coinvolge tutti i soggetti che si occupano del servizio idrico regionale, dall’Egas alla commissione di nuova istituzione, dal comitato d’ambito ad Abbanoa Spa. Le nuove linee guida, inoltre, sono state anticipate per consentire alla commissione per il controllo analogo (costituita nel 2017) che si insedierà a breve, di poterle utilizzare trasferendole nel nuovo regolamento.

Per quanto concerne le procedure del c.d. controllo analogo (che comunque non si sovrappongono agli altri controlli di regolarità amministrativa) saranno concentrate principalmente sulla definizione degli obiettivi strategici e sulla gestione.

L’assessore dei Lavori pubblici Roberto Frongia, presente all’incontro, ha sottolineato la qualità del lavoro svolto dagli uffici. Le linee guida sono uno strumento necessario, ha aggiunto, anche perché consentiranno di migliorare l’incisività dei controlli sul soggetto gestore.

La commissione proseguirà l’istruttoria ascoltando quanto prima il presidente regionale dell’Anci, per il ruolo rivestito dai Comuni nel nuovo sistema, per poi esprimere il voto finale sul documento.

Nel dibattito hanno preso la parola i consiglieri regionali Francesco Mura (Fdi), Michele Ennas (Lega), Antonio Piu (Pd) e Roberto Li Gioi (M5S).




Dalla commissione Sanità un sostegno economico per gli specializzandi sanitari non medici

Gallus: un sostegno economico per gli specializzandi sanitari non medici

 

La commissione Sanità si è impegnata questa mattina ad affrontare con un provvedimento legislativo il problema degli specializzandi sanitari non medici, che a differenza dei medici non percepiscono borse di studio né una retribuzione per il lavoro effettuato durante gli anni della specializzazione.

La decisione è stata assunta dal parlamentino, presieduto dall’on. Domenico Gallus, a seguito dell’audizione dei rappresentanti del Comitato “Biologi e non medici sanitari specializzandi”. Guidati dalla biologa Elisabetta Caredda, i giovani professionisti hanno lamentato la condizione di discriminazione nella quale versano i biologici (ma anche i veterinari e i farmacisti) rispetto ai medici specializzandi. Una condizione che, nonostante la laurea conseguita, li costringe a fare ancora affidamento alla famiglia.

Al termine dell’intervento dei commissari, il presidente Gallus ha promesso un interessamento concreto per andare incontro alle esigenze dei giovani professionisti: “Stiamo lavorando a un testo di legge che preveda aiuti concreti utilizzando i fondi europei, visto che le risorse regionali sono scarse e non bastano nemmeno a soddisfare i bisogni dei medici specializzandi sardi”.

La commissione Sanità ha audito in mattinata anche la onlus “Voci dell’anima”, che si occupa dei sardi, soprattutto donne e giovanissime, che soffrono di disturbi dell’alimentazione. L’associazione, rappresentata da Elisabetta Manca di Nissa, ha denunciato la totale assenza di prevenzione nelle scuole sul fronte della anoressia, bulimia e delle altre patologie correlate e ha sollecitato anche, in ossequio alle linee guida della Sanità, l’apertura di un reparto specializzato per i casi acuti e delle semiresidenze. “Molte famiglie non possono permettersi di portare i propri figli malati fuori dalla Sardegna e spesso per questo non affrontano le cure”. Il presidente Gallus, a nome di tutta la commissione, ha ringraziato la Onlus e raccogliendo uno spunto offerto dall’intervento  dell’on. Peru (FI), ha ipotizzato che si possa aprire un reparto specialistico al Mater Olbia dedicato esclusivamente a queste patologie. (c.c.)




II^ commissione, audizione Uil e Snals

II^ commissione, audizione Uil e Snals su situazione lavoratori della lista speciale della formazione professionale

Cagliari 2 luglio 2019. Successivamente ad un rinvio della riunione a causa del mancato raggiungimento del numero legale, la Seconda commissione consiliare ha aperto il lavori per l’audizione dei rappresentanti regionali di Uil e Snals sulle problematiche riguardanti i dipendenti della lista speciale della formazione professionale (L.R. 3/2008 art. 6 comma 1 lettera f). Si tratta di circa trecento lavoratori che fanno capo contrattualmente alla direzione generale dell’assessorato del Lavoro e che prestano la loro opera negli uffici del medesimo assessorato ed anche negli Enti Locali nonché nelle amministrazioni del comparto regionale e pubblico.

Giampaolo Spanu (segretario Uil-Fpl) e Cesare Carta (Snals-Confsal) hanno denunciato, dinanzi al parlamentino presieduto da Alfonso Marras (Riformatori), la mancata attuazione della determina dirigenziale del 17 gennaio 2018, con la quale sono stati riconosciuti ai lavoratori gli arretrati per l’applicazione del contratto collettivo nazionale del lavoro e dal 30 luglio 2015 quelli relativi al fondo incentivi a partire dal 2009. «Importi mai corrisposti – hanno dichiarato i rappresentanti sindacali – nonostante lo specifico stanziamento nella legge di Stabilità 2018».  Nel marzo del 2019 – così hanno spiegato Spanu e Carta – dopo aver inutilmente sollecitato il direttore generale dell’assessorato del Lavoro, si è quindi proceduto con la comunicazione dell’avvio delle procedure legali e degli atti ingiuntivi per ottenere il pagamento di quanto dovuto ai lavoratori.

A conclusione di un breve dibattito al quale hanno partecipato i consiglieri Stara (Progressisti), Desiré Manca (M5S), Comandini (Pd), Piras (Lega), il presidente Marras ha assicurato l’impegno della commissione per una definizione della vicenda ed ha preannunciato una formale comunicazione indirizzata all’assessore regionale e al direttore generale dell’assessorato del Lavoro.




Quinta commissione: audizioni delle associazaioni venatorie

Commissione Attività produttive: audizioni delle associazioni venatorie

 

Cagliari, 26 giugno 2019 – Una legge regionale ormai superata, regole confuse e decisioni incomprensibili.

Si registra un forte malumore tra i cacciatori sardi a causa delle disposizioni regionali che obbligano le autogestite di caccia a effettuare il censimento della fauna selvatica nei territori a loro assegnati. Una situazione di malcontento che questa mattina è stata evidenziata dai rappresentanti delle associazioni dei cacciatori nel corso di un’audizione davanti alla Quinta Commissione del Consiglio regionale. «Paghiamo una situazione di grande confusione determinata da una normativa inapplicabile (la legge 23 del 1998) e da decisioni calate dall’alto senza sentire le associazioni venatorie – ha spiegato Ausonio Pinna, vicepresidente dell’associazione delle zone di caccia autogestite “Nobile stanziale” – la Regione ci chiede oggi di fare il censimento con modalità assurde e con costi a nostro carico». Contestata, in particolare, la decisione della Regione di selezionare 19 autogestite (su 205 presenti in Sardegna)  a cui affidare compiti e risorse per procedere al censimento lasciando alle altre la possibilità di aderire su base volontaria. «Si tratta in realtà di un obbligo – ha proseguito Pinna – perché senza il censimento si rischia di vedere bloccata la caccia».

Giudizio condiviso dai rappresentanti di Acsr, Sarda Caccia, Ucs Federcaccia e Arci Caccia.

«Per fare un censimento serio occorre coinvolgere tutti i territori e operare con una pianificazione seria – ha detto il presidente dell’Associazione cacciatori sardi riuniti Pinello Cossu – oggi c’è una situazione di totale confusione, non si capisce se la legge 23 sia ancora operativa. Ciò che è certo, invece, è che le oasi faunistiche e le zone di cattura controllata sono in totale abbandono».

Stesso discorso per i piani di ripopolamento, resi impossibili dalla normativa vigente: «Non si fa ripopolamento ma i cacciatori versano ugualmente le loro quote – ha affermato Bonifacio Cuccu, presidente dell’Unione cacciatori sardi – eppure la Regione continua a chiederci soldi per il censimento della fauna selvatica. C’è da chiedersi che fine abbiano fatto le nostre risorse».

Un colpo di spugna ha invece invocato il presidente di Sarda Caccia Alessandro Lisini: «Non si può chiedere ai cacciatori di operare sulla base di regole farraginose – ha detto Lisini – i censimenti vanno fatti ma mettendo i cacciatori nelle condizioni di operare al meglio».

Una strada da percorrere, secondo il presidente di Arci Caccia, Nanni Columbano, potrebbe essere quella della ricostituzione dei comitati venatori comunali: «In passato hanno operato egregiamente, solo chi conosce bene il territorio è in grado di dare un contributo al monitoraggio delle fauna selvatica».

Il presidente della Commissione, Piero Maieli, ha suggerito alle associazioni di produrre un documento unitario con osservazioni e proposte da sottoporre all’attenzione della Giunta: «E’ nostro intento procedere a un’attenta analisi della situazione e trovare una soluzione condivisa con le associazioni dei cacciatori – ha detto Maieli – la Sardegna è l’unica Regione dove si possono ancora cacciare specie selvatiche presenti in natura e non animali allevati per essere immessi nelle riserve di caccia. Abbiamo un patrimonio faunistico e ambientale che tutti ci invidiano e che non va disperso. Ora va risolta la questione dei censimenti per consentire la definizione del calendario venatorio. In seguito decideremo, dopo un’attenta riflessione, se e come intervenire per una rivisitazione complessiva della legge regionale sulla caccia».

La discussione proseguirà la prossima settimana: in programma l’audizione dell’assessore all’Ambiente, Gianni Lampis, a cui saranno presentate le richieste delle associazioni venatorie che contano tra le loro fila circa 35mila doppiett