Tribunale di Sorveglianza respinge richiesta difesa: Alfredo Cospito resta al 41 bis nel reparto protetto del San Paolo di Milano

Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha emesso un provvedimento che respinge la richiesta della difesa di Alfredo Cospito, confermando la sua permanenza nel reparto protetto del San Paolo di Milano. La richiesta della difesa di differire la pena nella forma della detenzione domiciliare e di collocare permanentemente il detenuto nel reparto di medicina protetta dell’ospedale è stata rigettata dai giudici di sorveglianza. Inoltre, anche il Tribunale di sorveglianza di Sassari ha rigettato la richiesta di differimento della pena in arresti domiciliari per gravi motivi di salute, presentata dagli avvocati difensori, Maria Teresa Pintus e Flavio Rossi Albertini.

Nel provvedimento, i giudici affermano che “la strumentalità della condotta che ha dato corso alle patologie oggi presenti è assolutamente certa”. Secondo loro, la condizione sanitaria di Cospito “non si palesa neppure astrattamente confliggente con il senso di umanità della pena, avuto riguardo alle condizioni oggettive del detenuto”. I giudici sostengono che le condizioni precarie e a grave rischio di Cospito sono il frutto di una sua deliberata e consapevole scelta, ma che possono essere monitorate attentamente attraverso l’ubicazione nel reparto ospedaliero.

Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha anche evidenziato come Cospito sia costantemente informato dagli operatori sanitari degli elevati rischi per la propria salute a cui si espone nel proseguire l’attuale regime dietetico e come quotidianamente gli venga proposto un protocollo di rialimentazione dopo il digiuno prolungato, che egli, però, rifiuta coscientemente.

Il difensore di Cospito, l’avvocato Flavio Rossi Albertini, ha commentato la decisione dei tribunali di sorveglianza affermando che “l’esito era scontato” e che la richiesta di differimento della pena era un passaggio obbligato per adire le giurisdizioni internazionali. Secondo l’avvocato, il caso Cospito è paradigmatico dello stato di civiltà giuridica del nostro paese, suscitando anche l’interesse di Voltaire, se ancora fosse vivo.




“Il caso Cospito: l’anarchia sfida la democrazia”

Editoriale

La carriera politica del deputato Giovanni Donzelli ha raggiunto un importante traguardo con l’intervento alla Camera dei Deputati riguardo il detenuto anarchico Alfredo Cospito. Le affermazioni lette in aula dal Vice Presidente del Copasir Donzelli, se confermate, hanno dato una connotazione politica ed anche giudiziaria alla vicenda di Cospito, che ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro il regime carcerario del 41-bis.

Secondo Donzelli, le parole di Cospito, rese pubbliche in Parlamento, non possono essere ignorate e pongono una sfida alla legalità e alla democrazia. Cospito si è fatto portavoce della volontà storica della mafia di abolire per sempre il 41-bis, noto come “carcere duro” e continuare a comandare anche da dietro le sbarre. Questa vicenda assume quindi un’importanza etico-culturale prima ancora che politica e mette in evidenza la lotta dell’anarchismo contro il regime carcerario.

L’anarchismo in Italia ha una storia lunga e complessa, risalente alla fine del XIX secolo. Durante il periodo fascista, molti anarchici sono stati perseguitati e arrestati, ma negli anni ’70 e ’80 l’anarchismo ha raggiunto un nuovo picco. Negli ultimi decenni, tuttavia, l’anarchismo ha perso parte della sua influenza a causa della repressione delle autorità e della crescita del terrorismo di estrema sinistra. La vicenda di Alfredo Cospito rappresenta quindi un nuovo capitolo nella storia dell’anarchismo in Italia e la sua lotta contro il regime carcerario pone una sfida alla legalità e alla democrazia.

Nonostante le sfide, il deputato Donzelli rimane impegnato a difendere la Costituzione e a promuovere la legalità in ogni momento. La vicenda di Cospito rappresenta un appello a tutti coloro che credono nella democrazia e nella giustizia a non ignorare le parole di chi lotta contro il regime carcerario e a difendere la legalità a ogni costo.