Il declino di Credit Suisse: un viaggio tra scandali e crisi di identità

Da banca simbolo della solidità svizzera a protagonista di scandali finanziari internazionali, il percorso di Credit Suisse è costellato di errori e cattive scelte.

Nel corso degli ultimi anni, Credit Suisse, la storica banca svizzera fondata nel 1856 da Alfred Escher, è passata dall’essere un simbolo di garanzia e affidabilità a un “bad boy” della finanza internazionale, coinvolto in numerosi scandali e con un titolo in caduta libera.

Le vicende degli ultimi anni hanno visto la banca svizzera protagonista in una serie di scandali che hanno gravemente danneggiato la sua reputazione e le sue finanze. Nel 2021, il crollo di Archegos Capital Management ha provocato una perdita di 5,5 miliardi di franchi per Credit Suisse, uno dei principali finanziatori del fondo di investimento americano guidato da Bill Hwang. Nello stesso anno, la banca è stata coinvolta nel fallimento di Greensill, un fornitore di servizi finanziari innovativi, che ha comportato un risarcimento di 300 milioni di franchi ai clienti di Credit Suisse.

Le vicende si sono susseguite, con il coinvolgimento della banca nello “scandalo del tonno” in Mozambico, che ha comportato pagamenti complessivi per 475 milioni di dollari, e la condanna penale in Svizzera per aver aiutato un’organizzazione bulgara di trafficanti di droga a riciclare i loro proventi. A peggiorare ulteriormente la situazione, i cosiddetti “Suisse Secrets” hanno rivelato i dati di 18.000 clienti di dubbia moralità, tra cui trafficanti di esseri umani, politici corrotti e criminali di vario genere.

Nel 2020, l’allora amministratore delegato Tidjane Thiam è stato costretto a dimettersi a seguito di una vicenda di pedinamenti di dirigenti della banca, e nel 2022 il risultato netto ha fatto registrare una perdita di 7,3 miliardi di franchi, la peggiore degli ultimi quindici anni.

La crisi di Credit Suisse mette in luce i problemi che affliggono il sistema bancario svizzero, un tempo sinonimo di affidabilità e discrezione. La fine del segreto bancario e le crescenti pressioni internazionali hanno costretto le banche svizzere a cercare nuove strategie per mantenere la loro posizione nel mercato globale. Tuttavia, come dimostra il caso di Credit Suisse, il passaggio dalla riservatezza delle Alpi alla competizione feroce di Wall Street non è stato privo di ostacoli e difficoltà.

La situazione dell’azionariato internazionale della banca non è delle più stabili, con tensioni tra sauditi e qatarini che influenzano il futuro di Credit Suisse. Il recente annuncio di Ammar Al Khudairy, presidente della Banca nazionale saudita, di escludere qualsiasi nuovo apporto di capitale legato al 9,9% che già possiede, ha spinto la banca svizzera ai minimi storici.

Il futuro di Credit Suisse appare incerto, e i clienti si chiedono se la banca sarà in grado di superare queste crisi e ristabilire la fiducia nel suo brand. Con il nuovo CEO, Maria Roth, nominata nel 2022, il piano di ristrutturazione prevede una maggiore attenzione alla trasparenza, alla compliance e alla sostenibilità. Tuttavia, il percorso verso la ripresa sarà lungo e difficile, e molti analisti si chiedono se le misure adottate saranno sufficienti per risollevare le sorti di un gigante finanziario che sembra aver perso la sua identità.

Alcuni esperti suggeriscono che una possibile soluzione potrebbe essere la fusione con un’altra grande banca, per dare nuova linfa vitale all’istituto e consolidare le risorse. Tuttavia, il clima attuale di sfiducia nei confronti di Credit Suisse rende difficile trovare un partner disposto a scommettere sul suo futuro.

Nel frattempo, i regolatori di tutto il mondo stanno intensificando la pressione su Credit Suisse e su altre banche svizzere. L’attenzione si sta ora concentrando sulla riforma del settore bancario, per garantire che simili scandali non si ripetano in futuro. Tra le possibili misure in discussione, vi è un rafforzamento delle norme sulla trasparenza e sul controllo delle attività delle banche, nonché un aumento delle sanzioni per le violazioni.

La situazione attuale di Credit Suisse è emblematica delle sfide che il settore bancario svizzero sta affrontando in un’era di crescente trasparenza e regolamentazione. Mentre il gigante finanziario cerca di riscattarsi e ricostruire la sua reputazione, l’intero settore bancario svizzero sarà chiamato a fare i conti con le proprie debolezze e a trovare nuove strategie per rimanere competitivo nel panorama finanziario internazionale. Soltanto il tempo dirà se Credit Suisse e le altre banche svizzere saranno in grado di adattarsi a queste sfide e ristabilire la fiducia dei clienti e degli investitori.




International Credit Mobility: la storia di Elisabetta e Valentino

Tre nuove borse di mobilità per la Tunisia

SASSARI. L’Università di Sassari ha pubblicato il nuovo bando dell’International Credit Mobility, che mette a disposizione tre borse per finanziare mobilità a fini di studio da trascorrere in Tunisia presso la Ecole Nationale d’Architecture et d’Urbanisme della Université de Carthage. Il bando (https://www.uniss.it/bandi/bando-erasmus-icm-mobilita-fini-di-studio-tunisia) in scadenza il 7 aprile alle 12.00, è destinato agli studenti e alle studentesse del Corso di laurea magistrale in Pianificazione e Politiche per la Città, l’Ambiente e il Paesaggio del Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica (DADU) dell’Ateneo di Sassari.

La storia di Elisabetta e Valentino

Chi ha provato quest’esperienza vorrebbe che non finisse mai. “Ci piacerebbe rimanere ancora qui. Non ci aspettavamo un periodo così bello e ricco”. Parola di Valentino Pulina ed Elisabetta Migheli, studenti del DADU dell’Università di Sassari, impegnati in un tirocinio a Tunisi proprio grazie all’International Credit Mobility. Lui di Ploaghe, lei di Sassari, entrambi sono iscritti all’ultimo anno del corso di laurea magistrale in “Pianificazione, politiche per la città, l’ambiente e il paesaggio”; sono arrivati nel Nord Africa a settembre dell’anno scorso, hanno seguito le lezioni (in parte in presenza e in parte a distanza, causa Covid) alla Ecole Nationale d’Architecure et d’Urbanisme de Tunis della Université de Carthage e tra gennaio e febbraio hanno conseguito 30 Cfu (crediti formativi universitari), corrispondenti a 4 esami. La loro esperienza prosegue con due mesi di tirocinio pratico, utile alla scrittura della tesi di laurea; la relatrice è la professoressa Silvia Serreli che si è spesa molto per agevolare il loro percorso formativo nel Nord Africa assieme ai docenti tunisini. “Dovremmo concludere il 30 aprile, ma speriamo di poter rimanere ancora con il progetto Ulisse per il quale abbiamo presentato domanda”. Quando la voglia di scoprire mondi nuovi entra nel sangue è difficile debellarla. Quando la mente si apre a ciò che altrimenti non avrebbe mai conosciuto, non si può più tornare indietro. “Questa è una cultura nuova, diversa. Siamo grati di essere qui”. 

Quattro esami e un tirocinio da 300 ore

Dopo aver imparato il francese nei primissimi mesi di permanenza a Tunisi, ora i due 25enni stanno completando 300 ore di tirocinio (organizzato dai due giovani di propria iniziativa) in due realtà molto diverse: Elisabetta Migheli sta lavorando in un ente pubblico, il Comune di Sidi Bou Said che pur essendo una municipalità a sé si configura come un distretto della popolosa Tunisi (un milione di abitanti). “Nella mia tesi faccio un confronto tra gli ambienti urbani, in ottica inclusiva, di Alghero e Sidi Bou Said, che ha 5mila abitanti ma di fatto è inserita in un contesto più ampio – spiega Elisabetta – Entrambe sono due città mediterranee costruite sul mare, che vengono vissute soprattutto d’estate quando arrivano i turisti. L’obiettivo del mio lavoro è ipotizzare in che modo queste due realtà possano essere dinamiche tutto l’anno”. Valentino invece è impegnato nella ricerca sul campo nell’ambito del “Centre régional de démocratie, de citoyenneté et de développement”, un progetto sostenuto dall’associazione “Ligue tunisienne pour la citoyenneté” in collaborazione con la fondazione tedesca Hanns Seidel. “Faccio una ricerca sociale in ambito urbano – racconta Valentino con entusiasmo – E’ un approccio sperimentale nel quale il pianificatore scende in piazza tra le persone e le interroga per trovare possibili soluzioni ai conflitti territoriali. Essere inseriti un percorso simile in Italia non sarebbe stato altrettanto facile e l’approccio sarebbe stato totalmente diverso ”. 

“Per il futuro non ci poniamo limiti”

Entrambi hanno conseguito una triennale in Pianificazione sempre all’Università di Sassari, e già durante quel periodo Valentino aveva sperimentato l’Erasmus for study a Lisbona, imparando il portoghese. Elisabetta invece non era partita all’estero per timore di perdere tempo e ritardare gli esami: “Ma tornando indietro lo farei”. “Il ventaglio di opportunità qui a Tunisi è molto grande – raccontano – I professori sono disponibilissimi, si sono sforzati molto per farci integrare. Si sono presi di cura noi e sappiamo che ciò è dovuto all’impegno dell’Università di Sassari e del nostro dipartimento. Non era facile per via del Covid, ma nonostante questo, tutto è stato organizzato nel migliore dei modi”. Il futuro dove sarà? “Non ci poniamo limiti. Potrebbe essere fuori dalla Sardegna, potrebbe essere dovunque”, concludono Elisabetta e Valentino all’unisono, che possono vantare nel curriculum anche la conoscenza dell’inglese.

L’International Credit Mobility

L’International Credit Mobility (ICM, https://www.uniss.it/ICM) è una misura del programma Erasmus+ finalizzata a promuovere le mobilità per studio, tirocinio, docenza e formazione da e verso le università situate nei Paesi partner del Programma, per accrescere l’attrattività degli atenei, favorire il processo di internazionalizzazione delle istituzioni coinvolte e creare nuove opportunità di scambio in tutto il mondo. I progetti dell’Università di Sassari per il biennio 2020-2021 sono stati finanziati dall’Agenzia nazionale Erasmus+ con oltre 500mila euro. Le borse che l’Università di Sassari accredita ai propri studenti in mobilità sfiorano gli 800 euro mensili, un importo cospicuo che è possibile raggiungere grazie al contributo della Regione Sardegna in aggiunta ai fondi UE.