Is.Be, grande festa delle lingue e culture minoritarie a Sassari con “L’Ischis ma no l’ischis”

Domenica 23 novembre all’ExMa sono intervenuti centinaia di corsisti e di appassionati di lingue e di culture minoritarie

SASSARI. “Giornata importante in un anno importante”: la ricorrenza del cinquantenario dalla morte di Camillo Bellieni, ai cui valori si richiamano le attività dell’istituto fondato nel 1989 da Michele Pinna. Domenica mattina, per la prima volta all’ExMa, l’appuntamento con la decima edizione di “L’Ischis ma no l’ischis” (l’evento annuale conclusivo delle attività dell’Is.Be), è stato ancora una volta un successo. L’iniziativa ha fatto registrare una forte presenza di pubblico, e l’entusiasmo dei partecipanti è stato palpabile.

«Abbiamo fatto conoscere a molte persone cosa facciamo per la lingua sarda, attraverso i corsi e i laboratori di tutela delle tradizioni e delle lingue – ha affermato la presidente Maria Doloretta Lai, che ha introdotto e coordinato l’intera manifestazione – e non solo riguardo alla lingua sarda – ha ribadito – ma anche alle altre lingue minoritarie come il Sassarese».

Proprio al Sassarese è stata dedicata la prima sezione moderata da Mario Lucio Marras, che ha presentato la realizzazione di un cd musicale in collaborazione con Beppe Dettori, e il Vocabolario in Sassarese di Bazzoni, riportato in normativa standard da Marras assieme a Gianni Muroni. A salire sul palco sono state quindi Maria Daniela Carta e Roberta Tola, autrici del laboratorio in sassarese per bambini “Aiò isciddinni a pizu”.

La Sezione Ricerca è stata invece moderata da Antonello Nasone, per la prima volta sul palco di “L’ischis ma no l’ischis” in qualità di direttore scientifico Is.Be. Ricchissimo il programma. Tra i punti in agenda la presentazione di “Camillo Bellieni: filosofo, storico, politico”. «Possiamo definire Bellieni come il nostro nume tutelare, ispiratore delle attività del nostro istituto, un uomo che ha pagato anche a caro prezzo la propria coerenza – ha detto Nasone – e di cui noi dell’Is.Be in fondo rispettiamo e rispecchiamo i valori che ci ha trasmesso, e che ha trasmesso tramite naturalmente il fondatore dell’Is.Be, che è stato Michele Pinna».

Sono stati presentati il CD di Antonio Simon Mossa; l’osservatorio linguistico composto da Daniela Masia, Immacolata Salis e Mario Marras; l’osservatorio giuridico formato da Anna Aberti, Salvatore Mura, Chiara Cuccuru. È stata anticipata la presentazione del libro “Luigi Nieddu: L’altro Gramsci e Dal mito alla Storia”, a cura di Alberto Contu; la pubblicazione di “Political figures for the Europe of the future” in collaborazione con la Coppieters Foundation. Ancora Collaborazioni extra programma con il Comune di Padria per “Storia di una comunità attraverso le deliberazioni degli organi consiliari” di Stefano Alberto Tedde; con il Comune di Bonorva di “Giovanni Antioco Mura” nelle ricerche di Lucia Sechi e Giovanna Ruggiu; con il Comune di Putifigari del Laboratorio e del convegno “L’arte del muro a secco”.

A moderare la sezione Filosofica è stata Daniela Masia, che ha illustrato il seminario di Cinemaieutica, il Book Club Filosofico, la Filosofia per ragazzi nella scuola-Philosophy for children, e ha presentato i Quaderni di Filosofia numero 6 del 2025.

Per la sezione Biblioteca è intervenuta Barbara Salis. E sono stati quindi consegnati gli attestati della sezione Lingua Sarda-Sportelli linguistici, moderata da Immacolata Salis, Maria Leonarda Correddu, Francesca Sini e Anna Laura Pirisi. La mattinata si è conclusa con un festoso incontro conviviale, di condivisione e di scambi culturali, allietato dall’intermezzo musicale di Franco Sechi.




Il teatrino delle commissioni: quando la politica fa il bis a spese dei cittadini

Alghero, 23 Settembre 2025 – redazione online

Marco Colledanchise

Ad Alghero capita anche questo: una commissione consiliare convocata per presentare un programma che era già stato presentato. Il presidente della IV Commissione, Marco Colledanchise, ha fissato per il 25 settembre alle 15 un incontro a Villa Maria Pia con un unico punto all’ordine del giorno: gli eventi di San Michele. Nulla da discutere, nessun problema urgente da risolvere, solo la replica di qualcosa che la città conosce già.

Politica che si parla addosso

Qui non si tratta più di politica, ma di un teatrino autoreferenziale. Consiglieri, assessori e dirigenti che si riuniscono ufficialmente per dirsi cose che hanno già detto pubblicamente. Un bis inutile, con il rischio di trasformare la commissione in una sorta di cabina di regia per pochi intimi, mentre i cittadini restano spettatori annoiati.

Spreco travestito da istituzione

Convocare una commissione non è un gioco: comporta costi, tempo, personale e soldi pubblici. E se tutto questo viene fatto per replicare un annuncio già avvenuto, allora non siamo più davanti a un servizio per la comunità, ma a un esercizio di potere e forma senza sostanza. È l’ennesima dimostrazione di come la politica locale sappia complicare anche ciò che dovrebbe essere semplice: comunicare un programma di eventi.

Una domanda ai cittadini

A questo punto la riflessione diventa inevitabile: è accettabile che le commissioni consiliari vengano usate con tanta leggerezza, quasi come palcoscenici per chi le presiede e le convoca? O non sarebbe meglio pretendere che venissero dedicate a temi seri, problemi reali, questioni concrete della città?

La scelta, in fondo, è anche nostra: possiamo continuare ad assistere in silenzio a questi spettacoli, oppure possiamo iniziare a chiedere conto di come viene speso ogni minuto e ogni euro della macchina comunale.




Chiudere un occhio (o due): il caso Maracaibo e la gestione delle concessioni ad Alghero

Alghero, 10 Settembre 2025 – redazione on line

Dal suolo pubblico al TAR, dai regolamenti ignorati alle deroghe sospette: un mosaico di irregolarità che chiede risposte.

Il profilo Facebook da cui arriva la denuncia potrebbe non essere autentico, ma chi scrive dimostra di conoscere a fondo documenti e vicende che riguardano le concessioni ad Alghero. Dietro questo nome potrebbe esserci una o più persone molto ben informate. Ai proprietari del Maracaibo va il consiglio di rispondere pubblicamente con atti e documenti per chiarire la propria posizione e disinnescare una polemica che sta creando grande clamore in città.

La decisione di pubblicare questa notizia nasce da una constatazione: ad Alghero ci sono numerose concessioni scadute, addirittura dal 2019, eppure l’unico caso trattato con estrema severità è stato quello di Villa Maria Pia, gestita e recuperata dalla famiglia Meloni. Una disparità che apre un ragionevole dubbio sull’attività di controllo e monitoraggio dell’amministrazione comunale.


Una lettera che scuote il dibattito pubblico

Dopo mesi di silenzio, Francesco Perelli – o chi si cela dietro questo nome – ha deciso di tornare a scrivere, portando all’attenzione dei cittadini un caso che definisce emblematico delle “zone grigie” che da anni si annidano nella gestione delle concessioni comunali. Al centro dell’indagine c’è il chiosco Maracaibo, sul lido di Alghero, la cui concessione – secondo quanto riportato – sarebbe scaduta da tempo e prorogata con tacito assenso, nonostante passaggi di mano ritenuti illegittimi.

Il nodo delle concessioni

La concessione, spiega Perelli, non è una proprietà privata ma un bene pubblico da assegnare tramite bando. In questo caso, invece, negli anni si sarebbero verificati trasferimenti di gestione non consentiti dalla legge. Il risultato: un’attività che continua a operare senza una nuova gara, con un danno economico per il Comune e un’ingiustizia per chi rispetta le regole.

Spostamenti, favori e ampliamenti sospetti

Il chiosco – nato come semplice punto vendita – è stato spostato dalla posizione originaria grazie a documenti e autorizzazioni considerate “dubbie”. Con il tempo ha ottenuto la possibilità di ampliare il suolo pubblico fino a 30 mq, misura concessa solo ai chioschi del Lido, che ne ha fatto crescere enormemente il valore. Nonostante ciò, i gestori hanno persino presentato ricorsi per ottenere ulteriori spazi.

Oltre i limiti di legge

Secondo la denuncia, il chiosco occuperebbe in realtà molto più dei 30 mq consentiti. Inoltre, la concessione – che dovrebbe essere stagionale – verrebbe pagata con tariffa annuale, ben più bassa, con un mancato incasso per le casse comunali che, negli anni, ammonterebbe a decine di migliaia di euro.

Il “colmo dei colmi”: oltre 100 metri di suolo

Un provvedimento del SUAPE avrebbe autorizzato ulteriori 70 mq “per eventi”, in contrasto con il regolamento comunale. In questo modo, l’attività disporrebbe di oltre 100 mq, alterando gli equilibri di mercato e creando un precedente pericoloso.


Documenti inviati alle autorità

Il materiale raccolto è stato trasmesso a membri del Consiglio comunale, al sindaco, alla giunta, al comandante della polizia locale e ora anche alla Procura della Repubblica e all’Autorità Nazionale Anticorruzione. Perelli sottolinea che, finora, l’unica risposta è stato un silenzio imbarazzante.

Un appello ai cittadini e agli imprenditori

Nella sua conclusione, l’autore della denuncia invita imprenditori seri, comitati e associazioni a unirsi per chiedere trasparenza e nuove regole. Propone di revocare la concessione al Maracaibo, recuperare i mancati introiti e indire un nuovo bando pubblico.

Il bavaglio e il silenzio dell’informazione locale

In questo clima di polemiche e silenzi istituzionali, non aiuta il comportamento di chi dovrebbe garantire spazio al libero confronto. La pagina Facebook “SOS ALGHERO – LA PAROLA AGLI ALGHERESI”, che dovrebbe dare voce ai cittadini, ha invece deciso di mettere il bavaglio, oscurando e censurando i contenuti scomodi. Un atteggiamento grave, che non solo limita il dibattito pubblico, ma tradisce anche il principio stesso su cui la pagina dice di fondarsi: essere uno spazio di libera espressione.


Punti chiave della vicenda

  • La concessione del chiosco Maracaibo sarebbe scaduta e prorogata con tacito assenso.
  • Ci sarebbero stati trasferimenti di gestione illegittimi.
  • L’attività occuperebbe più dei 30 mq previsti e pagherebbe tariffe agevolate.
  • Un provvedimento SUAPE avrebbe portato lo spazio a oltre 100 mq.
  • In città risultano circa 50 concessioni scadute dal 2019.
  • Villa Maria Pia è stata l’unica trattata con durezza, alimentando il sospetto di controlli “a due velocità”.
  • La documentazione è stata inviata a Comune, Procura e ANAC.

La domanda finale

Perché in questa città non si fanno nuovi bandi, dando a tutti la possibilità di portare avanti il proprio progetto imprenditoriale?




Premio Nino Carrus, al centro il futuro digitale delle aree interne

L’invito ai giovani: trasformare idee in progetti per il rilancio dei territori marginali

L’Istituto Toniolo di Milano parteciperà alla valutazione degli elaborati

 Montepremi da seimila euro

BORORE. È una tra le realtà più attive in Sardegna nel valorizzare il potenziale dei giovani e trasformare le loro idee in progetti per la rinascita delle aree interne. Il Premio Nino Carrus ritorna quest’anno guardando più che mai al futuro, implementando la riflessione sulle modalità con le quali intelligenza artificiale, transizione digitale e nuove tecnologie possano ridurre le disuguaglianze e rilanciare i territori marginali.

Tra le novità dell’ottava edizione, l’affiancamento di un partner autorevole nel campo della formazione, della ricerca e dell’innovazione sociale: l’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori di Milano, che parteciperà alla valutazione degli elaborati, rafforzando il valore scientifico e sociale dell’iniziativa.

La presidente Rosanna Carboni

Il montepremi ammonta a seimila euro e c’è tempo fino al 30 novembre per presentare gli elaborati. Il concorso si articola in due indirizzi. La Sezione A per giovani fino a quarant’anni con diploma, il cui tema è “Transizione digitale e AI nelle aree interne della Sardegna: idee, progetti e opportunità per promuovere uguaglianza territoriale e benessere sociale nei piccoli paesi”. In palio 2500 euro al primo classificato e 1500 al secondo (offerto dal Comune di Borore).

La Sezione B è invece rivolta agli studenti delle scuole superiori, con il tema “Futuro senza confini”, Il premio, del valore di duemila euro, potrà essere concesso in denaro o come esperienza formativa.

Il Premio Nino Carrus è promosso dall’omonima associazione culturale intitolata al politico di Borore scomparso nel 2002, che riteneva fondamentale promuovere la formazione dei professionisti, unitamente alla costruzione di un sapere capace di creare alleanze nei territori.

«Partecipare al concorso significa tradurre in ipotesi progettuali le azioni che possono rilanciare la vita delle aree interne marginalizzate – ha affermato Rosanna Carboni, presidente dell’associazione –. Il Premio è un’opportunità per pensare, proporre e costruire il futuro dei paesi e delle città sarde. Le nuove tecnologie possono restituire centralità alle aree interne sia migliorando i servizi, sia aprendo nuove prospettive di lavoro».

Daniela Pisu, vincitrice nel 2018 e oggi componente del direttivo, ha aggiunto: «Partecipare al Premio ha significato entrare in una comunità viva, dove le idee trovano ascolto e si trasformano in azioni. Oggi più che mai, l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento per costruire alleanze nei territori e dare nuova linfa ai piccoli paesi».

Finanziato dalla Fondazione di Sardegna e dal Comune di Borore, il Premio si conferma come laboratorio di pensiero e progettualità per una Sardegna più equa e innovativa.




Monte Carru, il prezzo delle omissioni: tra irregolarità amministrative e diritti negati

Una lottizzazione iniziata negli anni ’80, un quartiere in perenne attesa di collaudi, servizi e certezze. Il caso Monte Carru svela un intreccio di decisioni istituzionali controverse, errori procedurali e mancate tutele, lasciando famiglie e acquirenti in balia di un sistema incapace di garantire legalità e trasparenza.

Un quartiere “di pregio” nato su fondamenta instabili

Monte Carru oggi appare come un’elegante frazione collinare di Alghero, con vista su Capo Caccia e ville di alto valore sul mercato immobiliare. Ma dietro l’apparenza di ordine e tranquillità, la storia urbanistica dell’area rivela una sequenza ininterrotta di ritardi, fallimenti e irregolarità.

Già la classificazione iniziale della zona, come “F turistica” nel PRG del 1986, è oggi in netto contrasto con la configurazione attuale, marcatamente residenziale. Un cambiamento non formalizzato da un piano coerente, ma avvenuto di fatto, sotto la spinta di necessità commerciali e della volontà di salvare investimenti compromessi. È qui che prende forma la prima grande frattura: una divergenza tra destinazione urbanistica e sviluppo reale, mai chiaramente sanata.

Il paradosso delle proroghe: tra ambiguità e superamento dei poteri

Nel 1997 il Consiglio Comunale approva una proroga della convenzione urbanistica valida fino al 2000. Nel 2003, un atto notarile ne attesta una durata di soli tre anni. La discrepanza è palese. Quale delle due versioni è vincolante? E come si è potuto accettare che l’atto ufficiale sovvertisse la volontà espressa dal Consiglio?

Ma il punto più grave arriva con la Delibera di Giunta n. 350 del 2003, in cui l’organo esecutivo non solo prende atto della mancata stipula della convenzione, ma ordina direttamente la proroga dei termini di esecuzione delle opere.

Secondo i principi di diritto amministrativo, le proroghe sostanziali in materia urbanistica competono al Consiglio Comunale, in quanto modificano piani regolatori, convenzioni e impegni fondamentali tra pubblico e privati. La Giunta, in questo caso, avrebbe agito ultra vires, andando oltre i propri poteri istituzionali. Una forzatura che pone seri dubbi sulla validità degli atti successivi e sulla trasparenza dell’intero iter.

A confermare la gravità del quadro, vi è anche un documento di compravendita prodotto in sede notarile, che attesta esplicitamente lo stato incompleto delle autorizzazioni urbanistiche e infrastrutturali all’epoca della firma. Un riconoscimento, nero su bianco, delle criticità non sanate che avrebbero dovuto impedire la conclusione regolare delle vendite.

Collaudi infiniti, acqua assente e famiglie ostaggio di una burocrazia cieca

Tra il 2013 e il 2021, l’amministrazione ha faticosamente portato avanti il collaudo tecnico-amministrativo delle opere di urbanizzazione. Una sequenza di determinazioni dirigenziali che si è trascinata per quasi un decennio, mentre le famiglie continuavano a vivere in immobili privi di servizi essenziali, primo fra tutti l’approvvigionamento idrico.

Ancora nel 2024, una diffida segnalava tre elementi allarmanti:

le infrastrutture idriche risultavano intestate a privati,

mancava un certificato definitivo di collaudo,

persisteva una carenza strutturale di acqua potabile.

Nel marzo 2025, i residenti del condominio Vista Blu – parte del complesso Monte Carru – hanno inviato una diffida formale alla pubblica amministrazione, chiedendo chiarimenti urgenti sulla legittimità di alcune acquisizioni patrimoniali e denunciando la mancanza di acqua potabile. Nella diffida si contesta l’origine poco chiara di alcuni beni comuni, come pozzi e impianti idrici, e si solleva il dubbio che la loro acquisizione da parte del Comune sia avvenuta in modo improprio e senza la necessaria trasparenza. La richiesta è semplice e drammatica: sapere da chi dipendono le infrastrutture e quando sarà garantita acqua potabile per uso domestico e igienico.

Il risultato? Un quartiere formalmente residenziale ma, di fatto, incompleto e legalmente incerto. Gli acquirenti, molti dei quali entrati in possesso delle abitazioni con regolare compravendita, si sono ritrovati senza tutele né interlocutori. Chi tutela il cittadino quando lo Stato, per anni, non riesce a garantire neppure l’acqua?

L’intervento tardivo e la normalizzazione mancata

Nel 2018, il complesso viene acquistato da Botticelli Immobiliare Srl, che investe circa 30 milioni per riqualificarlo. È il primo passo verso una stabilizzazione del quartiere. Ma i problemi amministrativi restano. Solo nel 2023 il Comune approva formalmente l’acquisizione delle opere di urbanizzazione, e solo nel 2025 è prevista la trasmissione ad Abbanoa e all’ente di governo idrico.

Un passaggio fondamentale, sì, ma tardivo. E non privo di incognite: alcune infrastrutture risultano ancora intestate a soggetti privati, il che potrebbe rallentare ulteriormente la presa in carico e l’attivazione dei servizi pubblici.

Nel frattempo, il mercato immobiliare fiorisce: ville a 400mila euro, strutture ricettive da 1 milione, mentre il quartiere continua a essere parzialmente privo di servizi certi. Una normalizzazione solo apparente, che non cancella la storia travagliata del quartiere.

Calabona, stesso schema: irregolarità al contrario

Il caso Monte Carru non è isolato. Anche nella lottizzazione “Scognamillo e più”, in zona Calabona, si registrano discrepanze procedurali, ma con un esito opposto: in quel caso, a essere penalizzati sono stati i lottizzanti, colpiti da decisioni interpretative che hanno frenato lo sviluppo e rallentato i passaggi amministrativi.

Due contesti differenti, una costante comune: l’assenza di una linea chiara e trasparente da parte dell’amministrazione, che ha finito per disattendere gli impegni presi con chi, legittimamente, ha investito nel territorio.

Monte Carru come monito: serve un cambio di rotta

Il lungo percorso di Monte Carru è una metafora delle fragilità dell’urbanistica locale: decisioni confuse, ruoli istituzionali travisati, controlli mancati, colpe mai riconosciute. È anche la prova di come una gestione pubblica opaca possa compromettere la vita privata di centinaia di cittadini, lasciati soli in un limbo legale e infrastrutturale.

L’acquisizione comunale delle opere prevista per giugno 2025 sarà sufficiente a risolvere tutto? Oppure serviranno nuove battaglie per garantire che finalmente diritto, regole e realtà coincidano?

E voi, lettori, ritenete accettabile che nel 2025 esistano ancora quartieri con case vendute senza acqua, collaudi in sospeso e delibere che aggirano le competenze consiliari?

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Costa Smeralda: concluso il progetto infrastrutturale di abbattimento delle barriere architettonichedalla Piazzetta Centrale di Porto Cervo al Porto Vecchio

L’intervento, realizzato dal Consorzio Costa Smeralda in collaborazione con il Comune di Arzachena, contribuirà a rendere la destinazione Costa Smeralda più inclusiva e accessibile a tutti

Porto Cervo, 31 maggio 2025 – La Costa Smeralda diventa sempre più accessibile: concluso l’importante progetto infrastrutturale per la realizzazione di un percorso pedonale per il superamento delle barriere architettoniche, studiato e realizzato dal Consorzio Costa Smeralda in collaborazione con il Comune di Arzachena. I lavori, iniziati a novembre 2024 sono appena stati conclusi.

Il piano di interventi realizzati comprende un adeguamento e un restyling degli attuali collegamenti pedonali, a partire dalla Piazzetta Centrale di Porto Cervo fino al Porto Vecchio, ben integrato nel verde del villaggio, per rendere il transito di turisti e passanti più agevole, accessibile e sicuro per tutti, creando allo stesso tempo dei camminamenti ancora più belli e panoramici con affaccio sulla baia di Porto Cervo.

I lavori di abbattimento delle barriere architettoniche riflettono l’impegno e il ruolo istituzionale del Consorzio Costa Smeralda, che ha tra i suoi obiettivi quello di offrire sempre più servizi di alto livello a beneficio di consorziati e turisti, realizzando opere di urbanizzazione nella massima tutela dell’ambiente che possano migliorare l’accessibilità e la fruibilità della destinazione anche per le persone con mobilità ridotta, le famiglie con bambini e gli anziani.

«Siamo orgogliosi di aver portato a termine il progetto di abbattimento delle barriere architettoniche in Costa Smeralda, che rientra perfettamente nelle iniziative del Consorzio volte a promuovere l’inclusione sociale nel suo territorio», commenta Mario Ferraro, Vicepresidente del Consorzio Costa Smeralda, che aggiunge: «Desidero ringraziare il Comune di Arzachena per il supporto e l’attenzione che ha sempre garantito alle attività del Consorzio: oggi abbiamo fatto assieme un nuovo passo che ci consente di rendere più accessibile la nostra destinazione, migliorandone la fruibilità per le persone con mobilità ridotta, le famiglie con bambini e gli anziani a partire dalla stagione turistica appena avviata».

“La collaborazione tra Comune di Arzachena e Consorzio Costa Smeralda è un esempio virtuoso di istituzioni che, da anni, si impegnano con responsabilità e uniscono le forze per migliorare la qualità della vita di residenti e visitatori e, al contempo, per favorire uno sviluppo armonioso del territorio – afferma Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena -. Promuovere la destinazione è importante, ma è altrettanto doveroso tradurre questo invito a visitare la nostra terra con un’accoglienza esemplare in ogni senso, prima di tutto garantendo inclusione e pari diritti a tutti coloro che scelgono Arzachena e la Costa Smeralda per trascorrere le vacanze, o come seconda casa. Siamo lieti che le opere di eliminazione delle barriere architettoniche siano state completate in tempo utile per l’arrivo dei primi importanti flussi turistici del 2025. L’Amministrazione comunale è pronta a sposare e sostenere altre azioni positive di tali portata per accrescere il benessere dei cittadini”.

L’abbattimento delle barriere architettoniche si aggiunge agli interventi effettuati dal Consorzio Costa Smeralda negli ultimi anni che comprende parcheggi e percorsi tematici-naturalistici che attraversano la macchia mediterranea, a cui si aggiungono i 12 chilometri di marciapiedi di collegamento fra le varie aree di Porto Cervo che hanno consentito di migliorare l’accessibilità e la fruibilità della destinazione e di aumentare la qualità dell’esperienza di consorziati, ospiti e visitatori.




Sabato a Villanova alla scoperta delle “Erbe spontanee a tavola”

Il 26 aprile al Nuraghe Appiu il laboratorio esperienziale in compagnia di Giovanni Fancello, Alessandra Addari, Fabio Zago e Tommaso Sussarello

L’iniziativa è inserita nel programma di “Chenamos in carrela” 2025

VILLANOVA MONTELEONE – 25.04.2025. Un percorso nella natura incontaminata delle campagne di Villanova Monteleone per riscoprire le erbe selvatiche commestibili e il loro utilizzo nell’alimentazione. È solo il primo momento del laboratorio esperienziale dedicato alle “Erbe spontanee a tavola”, che sabato 26 aprile, nel contesto del Nuraghe Appiu, a partire dalle 10 del mattino inaugurerà le “Giornate del cibo” a cura di Tommaso Sussarello.

Ospiti d’eccezione saranno i giornalisti Giovanni Fancello e Alessandra Addari, affiancati ai fornelli dallo chef Fabio Zago. La mattinata sarà impreziosita da una visita guidata all’importante sito archeologico e dalle degustazioni a tema appositamente studiate per abbinamenti con le carni del Villanova. La partecipazione è gratuita ma è richiesta un’offerta libera per le degustazioni.

L’appuntamento è inserito all’interno del programma di “Chenamos in carrela” 2025, che ha l’intento di promuovere le eccellenze del territorio: tra primavera ed estate numerosi incontri celebreranno il valore non solo delle erbe, ma anche di formaggi, vini, carni e tanto altro.

L’intero calendario è organizzato dalla Proloco in collaborazione con il Comune di Villanova Monteleone, il Ministero della Cultura, Funded by the European Unione, e rientra nel network “Salude&Trigu” della Camera di Commercio di Sassari.




COMPARTO UNICO: ASSESSORE SPANEDDA INCONTRO CON ANCI. RICONOSCIMENTO DELLE RESPONSABILITA’ DEI DIPENDENTI

C agliari, 24/01/2025

COMUNICATO STAMPA

“Assessore Spanedda: il Comparto unico è una questione di giustizia e di riconoscimento delle responsabilità in capo ai dipendenti pubblici locali”

Oggi, a Calangianus, a confronto con i sindaci dei comuni sardi e con i consiglieri regionali del territorio, la Regione Sardegna ha ribadito che l’attuazione del Comparto Unico è uno degli obiettivi del Piano di Sviluppo regionale, documento appena approvato che definisce obiettivi, strategie e politiche che la Regione si propone di realizzare nel corso della legislatura.

“Si parla del Comparto Unico soprattutto come di una questione retributiva, aspetto primario e imprescindibile. È legato alle funzioni, che la Regione attribuisce ai Comuni e che i Comuni svolgono in presa diretta con il cittadino. Sono funzioni fondamentali: la loro giusta retribuzione è una questione di dignità del lavoratore”, dichiara l’Assessore Spanedda. “Ma Il Comparto unico non si limita a questo: è una misura che può contribuire ad affrontare il problema dello spopolamento, in sinergia con le iniziative degli altri Assessorati che operano nei settori, ad esempio, del lavoro, della sanità, della cultura”, prosegue.

Comparto Unico non significa solo trattamento economico equo ed omogeneo. Vuol dire anche stesse opportunità di accesso alla formazione, per esempio, e avere una comunicazione più semplice tra Enti.

“Nel momento in cui si sarà tutti parte di un’unica comunità al servizio dei cittadini, sarà garantita un’interpretazione delle norme più omogenea sul territorio, così come le stesse opportunità di accesso alla formazione e all’innovazione, elementi fondamentali per un miglioramento complessivo della funzione pubblica, che è l’obiettivo che ci siamo dati come Giunta”, aggiunge l’Assessore.

“Il Comparto unico è una questione di giustizia: a fronte della quantità di deleghe che la Regione dà in mano ai comuni, la differenza stipendiale rimane enorme. L’attribuzione di funzioni ulteriori non è seguita da una adeguamento dello stipendio”, conclude.



Ufficio Stampa Regione Sardegna
[Collection]




Lunedì 20 gennaio il rifacimento delle strisce pedonali in piazza Roma

COMUNICATO STAMPA DEL 17 GENNAIO 2025

Sono già stati programmati per lunedì prossimo i lavori di ripristino della segnaletica orizzontale in piazza Roma.

Lo precisa l’Assessore alla viabilità del Comune di Oristano Ivano Cuccu che ricorda anche che l’ultimo intervento in piazza Roma risale allo scorso mese di settembre.

“Purtroppo il tipo di asfalto, unito alle condizioni di utilizzo, alla presenza di bacche nere di ficus e alla gran mole di traffico, comporta un’usura piuttosto veloce della vernice impiegata per le strisce pedonali – precisa l’Assessore Cuccu -. Per quanto scolorite, le strisce sono ancora ben visibili come dimostra la foto scattata questa mattina. In ogni caso, il Comune procede al frequente rifacimento della segnaletica orizzontale e il prossimo intervento di rifacimento delle strisce pedonali era già programmato per lunedì prossimo”.




Daniela Masia rieletta presidente delle ACLI provinciali di Oristano

Tutte le cariche e i nomi dei consiglieri dopo il XV congresso

ORISTANO. Si sono chiuse nei giorni scorsi tutte le operazioni relative il XV Congresso delle Acli provinciali di Oristano. Nella riunione del primo Consiglio provinciale è stata riconfermata presidente per il quadriennio 2024/2028 Daniela Masia, docente di scuole statali, formatrice per gli enti di terzo settore, operatrice linguistica e culturale qualificata, nonché componente del Comitato scientifico dell’Istituto Camillo Bellieni per cui segue anche i seminari e laboratori di filosofia.

Ad accompagnare Daniela Masia saranno Antonio Moretti in qualità di vicepresidente con delega del patronato, Carlo Tortora come segretario generale con delega al Servizio CAF Oristano, Giuliano Oliva quale responsabile  all’Amministrazione, Samuele Salaris responsabile allo Sviluppo associativo, Costanza Porcu nel ruolo di segretaria con delega alla Salute e Prevenzione,  Francesca Marras segretaria con delega al Terzo settore e alle Politiche di Genere), Ivana Teotto segretaria con delega alla Cultura e Reti associative, Giulia Scanu segretaria con delega alla promozione e cura di Oristano nell‘ambito internazionale. Sono invitati permanenti quali ex Presidenti provinciali Daniele Zedda, Enrico Orrù e Carlo Tortora.

Il nuovo Consiglio provinciale eletto al Congresso del 12 ottobre all’Hotel Mistral 2 di Oristano è composto da Daniela Masia, Cristiano Putzolu, Francesca Marras, Andreina Concas, Antonio Moretti, Daniele Zedda, Patrizia Mugittu, Patrizia Poma, Elisabetta Fenu, Francesco Zinzula, Giuliano Oliva, Carlo Tortora, Samuele Salaris, Enrico Orrù, Giulia Scanu.

Un importante contributo al tema congressuale è stato dato dal mondo associazionistico con “Il Coraggio della Pace. Costruire la Pace insieme: responsabilità sociale, partecipazione attività e cura condivisa. Tra gli altri Pupa Tarantini, presidente onorario dell’associazione Coordinamento3-Donne di Sardegna; Lina Lai, vicepresidente dell’associazione MEIC- Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale; Luigi Taras e Ivo Vacca referenti dell’associazione Scuola del Popolo Oristano e Uras e persino dirigenti nazionali.

«Il coraggio delle Pace, tema dell’ultimo congresso, è un impegno totalizzante, cioè costruire un nuovo paradigma culturale che inverta quello attuale sottoposto allo stringente potere della tecno-scienza – dice Daniela Masia nelle sue linee programmatiche – una tecno-scienza che stringe nelle sue spire l’umanità rendendola vorace ed esattiva, senza spazi per i fragili, senza cura per la coscienza. Solo Insieme si può rafforzare l’azione sociale e culturale. Motivare e spingere verso una socialità intelligenze e non meramente assistenzialistica che deprime e sconforta gli animi».