Todde: “In Sardegna in sono calpestati i diritti di base delle persone”
“È sempre emozionante incontrare i nostri giovani, ragazze e ragazzi, che hanno a cuore il presente e il futuro della Sardegna. Sono rimasta estremamente colpita dall’appello pubblicato su L’Unione Sarda da un giovane che con coraggio ha denunciato l’impossibilità da parte di tante e tanti fuori sede di rientrare in Sardegna per votare. Come ho ripetuto in questi mesi da nord a sud dell’Isola, c’è un minimo comune denominatore alla base di ogni tema che abbiamo trattato: in Sardegna in questi 5 anni sono stati calpestati i diritti di base delle persone. Quello alla mobilità è uno di questi, il diritto di poter tornare a casa, di potersi spostare liberamente all’interno del nostro territorio, che di conseguenza porta via con sé, in questo caso, anche il diritto al voto. È così che si alimenta l’isolamento e lo spopolamento della Sardegna. Dobbiamo intervenire subito con politiche serie sui trasporti perché i collegamenti sono di vitale importanza, non solo per scoprire il mondo, ma anche per studiare, per la salute, per fare impresa e creare sviluppo. Non possiamo vedere i prezzi lievitare ad ogni festività impedendo alle persone di spostarsi perché pagare un biglietto aereo è un lusso che la maggior parte di loro non si può permettere, non dobbiamo accettare che i sardi continuino a restare prigionieri nella propria terra. Non è una situazione più tollerabile, dobbiamo ribellarci a questo. Per questo vogliamo cambiare tutto. Per questo il 25 febbraio è indispensabile andare a votare con tutta la convinzione possibile.
Si cancelli la tassa sui diritti d’imbarco, ma Conoci recuperi i crediti.
Ha ragione l’AD di Ryanair, quella tassa sui diritti d’imbarco va cancellata e ridotto il prezzo del biglietto aereo. Di tutti i biglietti aerei. Sul tema dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco passeggeri, in particolare, concordo col Sindaco di Alghero. In comune, nonostante la tassa si chiami comunale, arrivano solo briciole. Dal Sindaco Conoci però mi sarei aspettato più determinazione nel proseguire la battaglia per recuperare dallo Stato un credito di oltre un milione di euro. Il Comune con la mia giunta aveva aderito alla class action formata da altri dodici comuni italiani che chiedevano allo Stato il riconoscimento delle spettanze mai riscosse. Un credito vantato dal 2005. Lo avevamo fatto aderendo all’iniziativa della Consulta Città aeroportuali dell’Anci, a Roma. Una battaglia che va combattuta ancora con tutti gli strumenti giuridici e politici a disposizione. Le tasse aeroportuali, di vario genere, incidono per circa il 40% del prezzo finale del biglietto aereo. L’addizionale comunale è una tassa di 6.5 euro per biglietto che andrebbe girata al Comune sede di aeroporto e invece resta nelle casse ministeriali. Quando fu istituita il legislatore motivò con l’esigenza di offrire ‘una misura di sostegno, agli enti locali che sopportano la ricaduta della presenza di un aeroporto’. L’addizionale comunale sui diritti di imbarco è stata istituita dalla legge finanziaria per il 2004. Originariamente si pagava 1 euro per passeggero imbarcato. Fondi destinati a vari aspetti della sicurezza. Nel corso degli anni l’importo è cresciuto da 1 a 6,50 euro a passeggero. Di questa somma 5 euro sono destinati all’Inps, 50 centesimi al servizio antincendio negli aeroporti. Un euro viene invece ripartito da Enav per i costi sostenuti per garantire la sicurezza ai propri impianti e al “comparto sicurezza” per il finanziamento di misure di prevenzione e contrasto della criminalità e per il potenziamento della sicurezza di aeroporti e stazioni ferroviarie. Solo una piccola parte di questo euro è destinata ai comuni. In ogni caso, dal 2005 sono stati erogati ai Comuni, a titolo di addizionale sui diritti di imbarco, importi sensibilmente inferiori rispetto a quelli che, ai sensi di legge, sarebbero stati di effettiva spettanza degli stessi, con un flusso di finanziamenti discontinuo e contrassegnato da mancate assegnazioni e non rispondenza degli importi dovuti con il totale dei passeggeri viaggianti. La perdita di gettito per i Comuni aeroportuali è stata dunque molto consistente; il versamento parziale delle quote dell’addizionale è stato giustificato da una finanziaria dello Stato del 2008 che prevede che le somme in entrata derivanti dall’addizionale comunale contribuiscano a ridurre l’indebitamento dello Stato; tuttavia, a quanto risulta all’Ancai, l’Associazione nazionale comuni aeroportuali, che ospitano un aeroporto sul proprio territorio, è stata decurtata esclusivamente la quota parte destinata ai Comuni. E va recuperata.
F.to Mario Bruno
Sassari, Convegno sui diritti dei minori
La Garante dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in collaborazione con la Commissione pari opportunità del Comune di Sassari e con il supporto del Settore Politiche Educative, Giovanili e Sportive invita tutti alla partecipazione al convegno che si terrà il 22 febbraio al CineTeatro Astra, dedicato alla divulgazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. In particolare saranno coinvolti attivamente giovani studenti delle scuole secondarie di primo grado del Comune di Sassari ai quali sarà dedicata la sessione del mattino dalle 10.00 alle 13.00, nella quale gli stessi studenti saranno relatori sulle tematiche dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Nella stessa giornata, dalle 15 alle 19.30, l’incontro dal titolo “I minori e i loro diritti tra violenza di genere e violenza assistita” sarà dedicato agli adulti. Parteciperanno in qualità di relatori giudici, avvocati e psichiatri, seguirà una Tavola rotonda interattiva multiprofessionale, nella quale istituzioni e professionisti si confronteranno sulle criticità e sulle proposte di soluzione per il benessere dei minori.
Lo stato dell’arte dei diritti delle donne in Italia Il 29 aprile dibattito on line sulla democrazia paritaria 27 aprile 2021
SASSARI. Il Dumas – Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università di Sassari organizza per giovedì 29 aprile alle 15.00 sulla piattaforma Teams (link: https://bit.ly/3aqUIbU) l’evento «Lo Stato dell’arte dei diritti delle donne in Italia. presentazione del libro “Una parità ambigua”». L’Autrice Marilisa D’Amico, accolta dai saluti istituzionali del Rettore Prof. Gavino Mariotti e dall’introduzione della professoressa Carla Bassu, docente di Diritto pubblico comparato e coordinatrice dei lavori, discuterà della sua opera con la Professoressa Patrizia Patrizi, docente di Psicologia giuridica e pratiche di giustizia riparativa presso l’Università di Sassari (delegata rettorale per il benessere lavorativo); interverranno inoltre la professoressa Giuliana Giuseppina Carboni, docente di Diritto pubblico comparato e delegata rettorale allo sport dell’Università di Sassari, Maria Francesca Fantato dell’Associazione noiDonne, Rosa Oliva de Conciliis, presidente della Rete nazionale per la parità.
In “Una parità ambigua” Marilisa D’Amico ripercorre le tappe del cammino per raggiungere la parità nel nostro Stato costituzionale, muovendo dalle origini antichissime degli stereotipi di genere che ancora ostacolano l’eguaglianza e danno vita a una “parità ambigua”. Questa ambiguità si riflette nei molti temi affrontati dall’autrice: i diritti riproduttivi, lo squilibrio di genere ai vertici delle istituzioni, la difficoltà di conciliare il tempo dedicato alla famiglia e al lavoro, l’odio sessista, il dramma della violenza di genere. L’attenzione si sposta infine sull’emergenza sanitaria attuale, che moltiplica le fragilità e amplifica le discriminazioni. Il libro si rivolge a tutti, nella convinzione che la “democrazia paritaria” sia una conquista non solo per le donne ma per la società intera e nella consapevolezza che il cambiamento debba essere soprattutto culturale e che il diritto possa solo introdurre strumenti che lo facilitino. Marilisa D’Amico è professoressa ordinaria di Diritto costituzionale e Prorettrice con delega a Legalità, Trasparenza e parità di diritti nell’Università degli Studi di Milano. Come avvocato ha difeso davanti alle Corti italiane ed europee questioni relative ai diritti fondamentali, come la procreazione medicalmente assistita, il matrimonio omosessuale, la presenza femminile nelle Giunte regionali.
31° Anniversario della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza – seminario Uniss e Unicef
31° Anniversario della Convenzione sui diritti dell’Infanzia
e dell’Adolescenza
Seminario on line organizzato dall’Università di Sassari e dall’UNICEF
18 novembre 2020
In occasione del 31° anniversario della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, venerdi 20 novembre 2020, dalle ore 15.00 alle ore 17.00, si svolgerà il seminario “Riconoscere la violenza assistita. Minori vittime invisibili”, rivolto a studenti e studentesse, assistenti sociali, educatori ed educatrici, psicologi e pscicologhe, altri professionisti e operatori del settore.
L’iniziativa è promossa dal Comitato UNICEF di Sassari e dal Centro Studi di Genere di Ateneo A.R.G.IN.O. (Advanced Research on Gender INequalities and Opportunities), del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università di Sassari.
L’incontro è organizzato in collaborazione con la Fondazione Pangea Onlus, l’Associazione Prospettiva DonnaCAV Olbia e la Cooperativa Sociale Porta Aperta CAV Aurora di Sassari.
La violenza assistita da minori è una forma di abuso e di maltrattamento psicologico che si verifica prevalentemente in ambito familiare. Secondo un recente Rapporto ISTAT, il 69% delle donne vittime di violenza che si rivolgono al numero verde 1522 – messo a disposizione dal Dipartimento pari Opportunità della Presidenza del Consiglio – dichiarano di aver figli, di cui il 59% minori. Nel 62% dei casi le vittime affermano che i figli hanno assistito alla violenza e, nel 18% dei casi, dichiarano che essi la hanno anche subita. La percentuale di vittime che dichiarano episodi di violenza assistita passa dal 57,5% (sul totale delle vittime con figli per anno) al 67,4 %.
A CHIUNQUE ABBIA A CUORE I BAMBINI E I LORO DIRITTI
#ibambininonsonovirus #2pesi2misure
In questi giorni non si contano le prese di posizione a tutela dei bambini di nazionalità cinese (in particolar modo coloro rientrati da poco dal Paese d’origine) che sarebbero a rischio discriminazione nelle scuole italiane a causa delle richieste di quarantena precauzionale giunte da alcuni.
Abbiamo visto politici e personaggi delle più varie levature (medici, politici, epidemiologi su tutti) ricoprenti vari incarichi nelle istituzioni nazionali e locali esporsi in difesa del diritto all’inclusione, del diritto inalienabile alla scolarizzazione, del diritto ad una vita sociale serena e tutelata di quei bambini che, per via delle psicosi da Coronavirus, sono oggetto di sospetto e rischiano di subire episodi di emarginazione da parte della cittadinanza.
Bellissimo, poetico, meraviglioso.
Peccato che in questi ultimi 3 anni abbiamo assistito, ininterrottamente, a media unificati e senza alcuna remora, alla discriminazione, ghettizzazione ed emarginazione di migliaia di bambini sani che non sono portatori di alcuna malattia né untori da escludere ma hanno solo una terribile colpa, quella di non aver effettuato le 10 vaccinazioni previste da una delle leggi più discriminatorie e vessatorie degli ultimi decenni: la legge Lorenzin 119/2017 che ha esteso e inasprito le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo vaccinale per 10 vaccini nella fascia d’età 0/16 anni, lasciando fuori dagli asili decine di migliaia di bambini.
I bambini, quegli stessi bambini che oggi qualcuno vorrebbe mostrare di avere a cuore, sono stati bellamente esclusi dal tessuto sociale-educativo-scolastico, grazie alla convinzione (e alla propaganda) che i non vaccinati dovessero rappresentare un rischio per qualcuno.
E per chi? Inizialmente si era provato a farli passare per un rischio per i vaccinati. Poi qualche lampadina si accese nelle menti dei promulgatori e così fu trovata una perfetta sponda nella popolazione: gli immunodepressi.
Gli immunodepressi, quella categoria di persone “a rischio” per via di un sistema immunitario deficitario o azzerato da patologie acute o croniche di cui, purtroppo, sono affetti.
Ma “a rischio” di cosa, esattamente? A rischio di qualsiasi patologia o infezione, derivante da qualsiasi virus o batterio che dovessero incontrare nella loro vita quotidiana (incluso quindi il Coronavirus). Non certo solo di quei batteri o virus che i vaccini vorrebbero prevenire, ma di centinaia di altri!
Eppure all’improvviso, nel 2017, la politica e il mainstream iniziarono a preoccuparsi della tutela di questa categoria di individui fino a quel momento inesistente per i politici.
E allora, senza alcuna valida spiegazione scientifica, di punto in bianco, solo i non vaccinati divennero una terribile piaga da debellare. Poco importa se le vaccinazioni non riguardano che una quindicina di malattie sulle decine e decine esistenti e normalmente diffuse nella popolazione (tutte potenzialmente egualmente pericolose per gli immunodepressi) e se in molti casi non costituiscono una tutela della salute collettiva ma solo una protezione individuale. Poco importa: i non vaccinati dovevano diventare la piaga della nostra società, e i bambini “non in regola” dovevano essere obbligatoriamente esclusi dalle scuole materne e dagli asili nido, allontanati da un giorno all’altro dagli ambienti a loro familiari, ghettizzati e bullizzati a livello istituzionale, perché così era stato deciso e per giustificare quella decisione ogni argomentazione è stata usata in questi 3 anni. La classica strategia del “divide et impera”, creare fazioni di buoni contro cattivi per giustificare, agli occhi dei meno attenti, provvedimenti di compressione della libertà individuale.
Poi è arrivato il Coronavirus che ha avuto il pregio di far improvvisamente rispolverare concetti oramai desueti come diritto all’inclusione, diritto alla socialità, difesa dei diritti dei bambini, lotta dura senza paura ad ogni forma di discriminazione.
Così in questi giorni abbiamo letto le più disparate dichiarazioni dalle pagine dei giornali: “I bambini sarebbero ingiustamente danneggiati per un rischio teorico” e “le Asl sono in grado di prevenire sul nascere situazioni di pericolo” (Villani, SIP); “Nessun bambino è un virus” (Unicef Italia); “Solo con sintomi conclamati (!!!) quei bambini non andranno a scuola, senza possono restare a casa volontariamente (!!!) e “ Nessuna emergenza, a scuola si va” (Azzolina, Ministra Istruzione); e tante altre bellissime parole. In tanti si sono sentiti in dovere quindi di prendere le difese dei bambini che si sarebbero visti ingiustamente privare del diritto alla scuola, per non parlare del rischio di “caccia all’untore cinese”, di cui si è sentito parlare persino in tv, che metterebbe a repentaglio la vita sociale di questi bambini.
Esistono forse bambini di serie A e di serie B?
Forse sì e, a quanto pare, è così in Italia: nel nostro Paese decine di migliaia di bambini – perfettamente sani – non in regola coi 10 vaccini obbligatori, devono rimanersene a casa loro, perché loro, sani, loro sì che sono untori, indicati e additati come tali da tante e varie figure, istituzionali e non.
I bambini che non si sono sottoposti ad un trattamento preventivo sanitario (non esente da rischi) sono degli untori, dei pericoli per la società, degli appestati da emarginare e lasciare fuori dalle scuole. I loro diritti non sono contemplati. Di loro e del loro diritto alla socialità, dell’evidente ondata di odio ed emarginazione (creata e spinta dai media e dai politici, nonché da una parte della comunità scientifica) che ha fatto seguito alle polemiche relative alla legge Lorenzin del 2017, a nessuno interessa. Anzi, si è accolto a braccia aperte questo clima da tifoseria calcistica, questa “caccia all’untore”.
L’esclusione permanente dalle strutture educative di decine di migliaia di bambini sani ha lasciato non solo indifferenti ma addirittura in molti casi ha suscitato entusiasmo e ilarità. Si è gioito di queste misure restrittive. A nessuno è fregato nulla della socialità e dell’inclusione. A nessuno frega nulla tuttora, di loro.
La politica ha poi usato il tema “vaccini” per farlo diventare materia da campagna elettorale nel 2018. Partiti che avevano dichiaratamente etichettato il Decreto Lorenzin come incostituzionale, sbagliato, pericoloso per la nostra società si sono poi dileguati una volta giunti al Governo. E così “la libertà non si può togliere con 4 righe” della deputata Giulia Grillo si è trasformato in “non ho mai visto morire nessuno di vaccini”, il “tutti a scuola” del leader della Lega Matteo Salvini si è trasformato in un silenzio assordante una volta ottenuto lo scopo di andare al Governo del Paese.
Dove sta la coerenza? Tutti questi paladini dell’inclusione dov’erano ieri e dove sono mentre decine di migliaia di famiglie chiedono gli stessi diritti per i loro figli?
Bambini che, da un giorno all’altro, a decine di migliaia, hanno dovuto lasciare ambienti a loro familiari, amici, compagni, maestre, come degli appestati in assenza di epidemia con un danno che nessuno ha calcolato.
La psicosi Coronavirus va (giustamente) rifuggita, la psicosi-novax invece, creata e strumentalizzata ad arte, va bene? La caccia-al-cinese è un rischio sociale, la caccia-al-novax sta bene a tutti? Nell’interesse di chi?
È giunto il momento di provare ricucire il rapporto di fiducia medico-paziente, è giunto il momento di cancellare, una volta per tutte, le leggi discriminatorie e votate solo per adempiere a patti e accordi che niente hanno a che vedere con il buon senso né con la tutela della salute pubblica.
comitato libertà di scelta
“L’una e l’altra”, a Sennori la rassegna per dire No alla violenza sulle donne
Dal 23 al 25 novembre tre giornatealla riscoperta del lato più nobile del rapporto uomo e donna, attraverso la forza espressiva di danza, letteratura e poesia. Tra i protagonisti Nicola Comerci, Max88, Raffaele Sari Bozzolo, Franca Masu e Livia Lepri. L’ultima serata sarà dedicata a Grazia Deledda. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con la Compagnia Estemporada di Sassari e la Comes
SENNORI. Nell’attesa del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Amministrazione comunale di Sennori in collaborazione con la Compagnia Danza Estemporada di Sassari e la Comes, su iniziativa dell’assessorato alle Pari opportunità guidato da Elena Cornalis organizza la rassegna “L’una e l’altra”: tre giornate di eventi finalizzati a riscoprire il lato più nobile del rapporto uomo e donna, e quindi la volontà di lanciare un messaggio di positività attraverso la forza espressiva di forme d’arte come la letteratura, la poesia e la danza.
Da questo proposito, il 23 novembre alle 19.30, nella Casa di Artisti di via Italia 12, prende il via la prima delle tre serate, attraverso il sorprendente confronto di un gruppo di relatori tutto al maschile. Traendo spunto dal libro “L’amore ritratto” di Nicola Comerci, pubblicato da Max88, l’autore, l’editore e altri personaggi racconteranno cosa sia per loro la bellezza femminile. Sarà un’occasione per mettersi a nudo ed esprimere le proprie emozioni, le sensazioni e anche le paure riguardo alla visione dell’uomo nei confronti del sesso opposto.
Domenica 24 novembre, alle 18, la Casa di artisti accoglierà invece il reading poetico “La sesta declinazione” (D’amore in altre parole), tratto dall’omonimo libro firmato dallo scrittore ligure-algherese Raffaele Sari Bozzolo, nell’interpretazione suggestiva della voce di Franca Masu.
Il tema è l’amore in tutte le sue espressioni, come forza positiva, generativa e rigenerativa, come vero ed unico anticorpo al male, alla violenza, alle barbarie compiute contro ogni forma di bellezza. L’amore indagato in tutte le sue declinazioni, nella convinzione di scoprirne altre, capaci magari di immaginare un nuovo rapporto fra i sessi, un vero rispetto delle identità di genere senza prevaricazioni, oppressioni, frustrazioni e mostruose deformazioni.
Il 25 novembre, la giornata clou sarà dedicata a una straordinaria icona simbolo dell’emancipazione per tutte le donne, non solo sarde: Grazia Deledda. Alle 20.30, negli spazi del Centro Culturale la compagnia Estemporada presenta lo spettacolo “Riflessi”, per la regia e coreografia di Livia Lepri.
La composizione si ispira alla vita della scrittrice premio Nobel, provando a scandagliarne personalità e interiorità, senza alcun commento alle sue opere, solo alla vita, raccontata da se stessa e da personaggi che l’hanno conosciuta.
Come due personalità in opposizione, due danzatrici si muovono sul palcoscenico rappresentando da un lato quella più formale e apparente, dall’altro quella più intima e vera. Mentre decine di specchi rimandano verso il pubblico come “riflessi” le mille sfaccettature della protagonista. L’obiettivo è quello di vagliare la difficile e coraggiosa scelta di vita, quella di una donna che ha trovato nella penna la forza di uscire e di crescere esprimendo se stessa. Ma anche tentare di evidenziare cosa è rimasto e cosa rimarrà delle opere di una donna che ha dato risalto come pochi alla voce della sua terra.
Dalla Catalogna a Sassari: “Vogliamo un’Europa dei popoli, aiutateci a costruirla”
L’appello del catalano Josep Vall durante la conferenza internazionale organizzata dall’Istituto Bellieni con la Coppieters Foundation di Bruxelles, ha dato seguito a una serie di interventi di accademici ed esperti di varie nazionalità sul tema dei diritti e la sovranità nell’Ue
Josep Vall durante il suo intervento
SASSARI. «I catalani, i sardi e tutte le altre nazioni senza Stato devono sostenerci, perché le nostre richieste nazionali vanno al di là dei nostri confini, per condividere con tutti il sogno di un’Europa unita in un mondo in pace». Con queste parole che suonano come un appello, il catalano Josep Vall, vice-presidente della Coppieters Foundation di Bruxelles e direttore esecutivo della Fundació Josep Irla di Barcellona, ha dato il via sabato scorso alla conferenza internazionale “Diritti e Sovranità nell’Europa contemporanea”, che al Villino Ricci di Sassari ha coinvolto numerosi esperti per confrontarsi sul tema.
«I catalani combattono per i loro diritti nazionali – ha affermato Irla – ma anche per un’Europa dei popoli liberi dove scozzesi, corsi, baschi, gallesi, catalani o sardi siano in grado di far sentire la propria voce. Ed è per questo che vogliamo un’altra Europa, un’altra Unione Europea, in cui il Parlamento sia in realtà la sede della sovranità popolare della cittadinanza europea. Coesistendo, ma superando anche le sovranità nazionali».
La Coppieters Foundation, che con l’Istituto Camillo Bellieni di Sassari ha collaborato all’organizzazione dell’evento, è una fondazione politica legata all’Alleanza Libera Europea, l’organizzazione internazionale che riunisce partiti di nazioni senza Stato, regioni e minoranze nazionali e linguistiche nel vecchio continente.
Un momento della conferenza
Nel corso dell’incontro, introdotto dalla presidente Is.Be Maria Doloretta Lai e moderato da Gianni Garrucciu, un altro importante intervento è stato quello dello svizzero Nicolas Levrat. Il docente dell’Università di Ginevra ha illustrato un paradosso tutto europeo, per il quale popoli come gli sloveni, i croati o i cechi, che in precedenza sottostavano a una forma di regime, siano stati poi accettati come Stati europei e membri dell’Unione, mentre a catalani, scozzesi e sardi non è riconosciuto questo diritto.
«L’articolo 1 del Trattato sull’UE – ha spiegato l’accademico – parla di “un’unione sempre più stretta tra i popoli”, concetto riconfermato dalla Corte di giustizia europea proprio in occasione della Brexit nel 2018. Stando ai trattati, popoli come i catalani e gli scozzesi dovrebbero uscire dagli Stati per poter partecipare alla codeterminazione che sta alla base dell’Unione».
Sorprendentemente, precursori nell’individuare alcune criticità dell’attuale conformazione UE furono proprio due grandi sardisti come Bellieni e Simon Mossa. Nell’intervento del ricercatore Antonello Nasone, il sardismo fin dalle origini presenta alcune indicazioni di carattere teorico e pratico per un futuro assetto dell’Unione, declinato non come insieme di Stati, bensì come una sorta di aggregazione tra comunità etniche.
E in questo senso andrebbe tracciata la strada, anche linguistica, da seguire. Come ha sottolineato Michele Pinna, direttore scientifico Is.Be, «è la direzione certo non facile di un’Europa dei popoli, di un nuovo dialogo nell’orizzonte dei diritti, delle tutele e delle pari opportunità di riconoscimento. La strada verso l’apertura a una nuova stagione di rinegoziazione dove tutte le lingue, le culture, le diversità possano avere la stessa dignità proprio come indica la Carta europea delle lingue e delle culture minoritarie e regionali del ’92».
Sul piano linguistico, il docente di Storia contemporanea Didier Rey, dell’Università della Corsica, ha portato l’esperienza delle tre lingue parlate nella sua isola dal 1850 in poi: l’italiano, il francese e il corso. La prima è sparita per volontà politica francese e ora si assiste alla lotta di resistenza del corso, che da un lato è presente nei media come radio e tv, dall’altro è sempre meno utilizzata nel parlato quotidiano.
Ma non c’è politica che possa esimersi dalla preoccupazione della giustizia penale, aspetto trattato ampiamente in conclusione dall’avvocato Attilio Pinna: «Una società seria che voglia affrontare il problema del crimine – ha spiegato – deve fare un serio investimento sociale, pensando a quanto siano incisivi e decisivi il welfare, l’istruzione, l’alimentazione e l’occupazione, gli strumenti dell’educazione e della prevenzione rispetto alla repressione e dell’inasprimento di pene».
La conferenza ha goduto del sostegno della Fondazione di Sardegna e della RAS ed è stata finanziata dal Parlamento Europeo, che ha concesso autonomia riguardo al contenuto e alle opinioni dei relatori.
Nuoro “Fèminas de pabilu e de carre” all’Archivio di Stato
Mercoledì 17 luglio l’Istituto Camillo Bellieni organizza un incontro con per parlare in forma bilingue della conquista dei diritti delle donne
NUORO. La donna oggi è lavoratrice e cittadina, e la sua forza occupazionale ha un peso importante nella società industrializzata. Ma non sempre è stato così. Il 17 luglio alle 17, nella sala conferenze dell’Archivio di Stato di Nuoro (via Antonio Mereu 49), l’Istituto Camillo Bellieni organizza l’incontro “Fèminas de pabilu e de carre” (Donne di carta e di carne), una conferenza a tema realizzata in collaborazione con lo stesso archivio e con il Ministero per i beni e le attività culturali.
L’incontro, che rappresenta l’evento conclusivo dello sportello linguistico dell’Archivio di Stato, permetterà di ripercorrere il pregiudizio imponente e stratificato presente nel sentire comune. Prenderanno parte all’iniziativa diverse professioniste che, rispettivamente nel proprio campo, sono riuscite ad affermarsi. Nell’ordine la direttrice dell’archivio, Angela Andrea Oriani, la presidente dell’Is.Be, Maria Doloretta Lai, la responsabile del Coordinamento operatori di lingua e cultura sarda, nonché filosofa, Daniela Masia Urgu, la vice sindaca e assessora alla Pubblica istruzione di Oniferi, Daniela Daga, la psicologa Anna Modolo e l’operatrice linguistica e docente Immacolata Salis.
Gli interventi, esposti in forma bilingue, riguarderanno la donna nei documenti e nelle carte d’archivio; la visione della donna nella filosofia; le figure femminili nell’analisi letteraria; e la donna oggi tra quotidianità, lavoro e politica.
“Feminas de pabilu” sono in sostanza le donne raccontate attraverso immagini letterarie o romanzi che vanno da Salvatore Satta a Grazia Deledda; e quindi attraverso originali documenti d’archivio. Quelle “de carre” rappresentano testimonianze di personalità che si sono distinte nelle lotte, che si sono realizzate nelle loro attività.
In quasi tutti i tempi e i luoghi – spiegano le organizzatrici – la donna ha vissuto esperienze di vita sociale meno favorevoli di quelle riservate all’uomo dal punto di vista giuridico, economico e civile e, per tanto tempo, è rimasta esclusa da tutta una serie di diritti e dinamismi sociali.
L’incontro sarà occasione per parlare della conquista di questi diritti, a partire dalla condizione della donna nel mondo antico fino all’avvento dell’industrializzazione, e quindi alle lotte del Novecento che portarono nel 1946 al diritto di voto in Italia (elettorato attivo e passivo), nel 1948 all’uguaglianza tra i sessi stabilita in Costituzione e nel 1975 a una legge che decretò la parità di diritti tra marito e moglie. E infine, ci si soffermerà sul pensiero della donna di oggi, perché molte convinzioni sono dure a morire.