SIDDÙRA SVELA ÈROS IL PRIMO ROSSO CREATO PER ESSERE SERVITO FRESCO.

IL DEBUTTO UFFICIALE CON L’ILLUSTRAZIONE DEL PROGETTO ENOLOGICO Piludu: “Volevamo creare un rosso con caratteristiche uniche nel suo genere.Due anni di studio e ricerca per un vino creato per essere servito fresco”

È stato presentato ufficialmente al 7Pines Resort Sardinia, a Baja Sardinia, Èros, il nuovo vino rosso di Siddùra creato fin dall’origine per essere servito fresco. Un progetto nato per riscrivere il modo di vivere il vino rosso e interpretare l’evoluzione dei consumi contemporanei. Un progetto che segna una nuova tappa nel percorso di ricerca e innovazione di Siddùra e che nasce per interpretare un cambiamento sempre più evidente nelle abitudini di consumo. Per Siddùra non si tratta di modificare il modo di servire un vino esistente, ma di creare un rosso che nasce già per essere bevuto fresco.
Èros. Èros non è un vino rosso tradizionale portato semplicemente a una temperatura più bassa, ma un progetto enologico concepito, studiato e realizzato per esprimere il meglio di sé tra i 10 e i 12 gradi. La temperatura di servizio non rappresenta un dettaglio, ma il principio attorno al quale Siddùra ha costruito l’intero progetto, dalla vigna alla cantina. Colli del Limbara IGT, 12 gradi alcolici, Èros prende forma da un’idea semplice quanto innovativa: restituire agli amanti del vino rosso la libertà di sceglierlo anche quando le stagioni, le occasioni di consumo e il desiderio di maggiore freschezza sembrano orientare verso altre tipologie di vino. Non un bianco. Non un rosato. Un rosso creato per essere servito fresco, che fa della temperatura di servizio uno dei propri elementi identitari. È questa la sua natura, non una semplice modalità di consumo. Servito tra i 10 e i 12 gradi, rivela una nuova dimensione espressiva, capace di coniugare la freschezza e l’immediatezza ricercate dai consumatori contemporanei con il carattere, la morbidezza e la personalità propri di un vino rosso. Da questa intuizione prende vita Èros, un progetto sviluppato nell’arco di due anni da Siddùra per interpretare un desiderio sempre più evidente nel mercato: quello di un vino capace di superare le categorie tradizionali e inaugurare uno spazio nuovo tra il mondo dei bianchi e quello dei rossi, senza appartenere completamente né all’uno né all’altro.
La creazione e l’evoluzione del mercato. Il lancio si inserisce in un contesto di profonda evoluzione dei consumi, con un mercato pronto ad accogliere la novità. Èros non nasce per seguire una tendenza, nasce per inaugurare uno spazio dedicato a chi ama il vino rosso, ma fatica a berlo nei mesi più caldi e anche a chi sceglie un bianco per la sua freschezza, ma non vuole rinunciare alla struttura e alla complessità di un rosso. “Volevamo creare un vino rosso con caratteristiche uniche nel suo genere. Un vino che restasse profondamente rosso, ma che potesse essere servito a temperature normalmente associate ad altre tipologie – spiega Mattia Piludu, direttore generale di Siddùra –. Èros nasce da un’idea sviluppata prima in vigna, poi in cantina e infine nel marketing, fino ad arrivare al suo nome e al suo claim: Il desiderio va servito fresco”. Con Èros, la cantina Siddùra cerca di leggere un cambiamento che è già in atto. “Oggi molti consumatori si avvicinano al vino con aspettative diverse rispetto al passato: cercano vini più versatili, più immediati e capaci di adattarsi a occasioni di consumo differenti. Èros – osserva Piludu – nasce da questa riflessione. Non per sostituire il vino rosso tradizionale, ma per inaugurare uno spazio inesplorato attraverso un vino rosso creato per ampliare le possibilità con cui può essere vissuto”.
La collaborazione d’autore. Il progetto è il risultato di un percorso che ha coinvolto tutte le aree aziendali, dai campi alla cantina, fino alla comunicazione, confermando l’approccio multidisciplinare che da sempre caratterizza la filosofia della cantina. La costante ricerca dell’eccellenza ha portato Siddùra ad avviare una collaborazione con la migliore firma enologica al mondo, Michel Rolland, che attraverso il suo Laboratoire d’Oenologie Rolland & Associés supporta la cantina nel perseguire gli elevati standard qualitativi che da sempre contraddistinguono i vini Siddùra.
La ricerca dell’equilibrio. L’equilibrio tra la morbidezza e la freschezza. Dal punto di vista produttivo, il vino nasce da una precisa ricerca di armonia tra freschezza, morbidezza ed espressività aromatica. “L’idea di Èros è partita dal desiderio di bere un rosso d’estate, fresco e morbido allo stesso tempo – spiega l’enologo di Siddùra, Dino Dini –. Tutto il lavoro svolto in vigneto e in cantina è stato orientato a raggiungere questo equilibrio. L’obiettivo era ottenere un vino capace di mantenere piacevolezza, intensità aromatica e identità anche a temperature di servizio più basse”. Ogni scelta agronomica ed enologica è stata compiuta con un obiettivo preciso: creare un vino rosso capace di esprimersi al meglio quando viene servito fresco. In cantina è stato adottato un percorso di vinificazione studiato per preservare freschezza ed espressione aromatica: dopo una prima fase di macerazione sulle bucce necessaria all’estrazione del colore, il vino viene separato anticipatamente dalla parte solida e completa la fermentazione in assenza delle bucce, secondo un approccio che richiama, per alcuni aspetti, le tecniche utilizzate nella vinificazione in bianco. “Abbiamo cercato un equilibrio diverso rispetto a quello tradizionalmente associato ai vini rossi – prosegue Dini –. Un vino capace di esprimere profumi fruttati, morbidezza e bevibilità, mantenendo però il carattere e la personalità di un rosso. È questa la sfida che ha accompagnato tutto il progetto Èros”. Lo stesso equilibrio è stato ricercato fin dalla gestione del vigneto. “Il nostro obiettivo – spiega l’agronomo di Siddùra, Luca Vitaletti – era ottenere uve naturalmente predisposte a dare vita a un vino da servire fresco: con una moderata gradazione zuccherina, una buona acidità e tannini morbidi, così da preservarne equilibrio e piacevolezza anche a basse temperature. I suoli granitici della Gallura conferiscono al vino una marcata sapidità e mineralità, mentre le importanti escursioni termiche, la costante ventilazione e specifiche tecniche agronomiche, come la gestione della chioma, favoriscono lo sviluppo del patrimonio aromatico e la conservazione della freschezza. Fondamentale è stata anche una raccolta anticipata e altamente selettiva, calibrata sul rapporto tra zuccheri e acidità delle uve, per privilegiare la vivacità e l’equilibrio del frutto”.
La presentazione ufficiale. Il debutto di Èros è avvenuto al 7Pines Resort Sardinia, a Baja Sardinia, davanti a una platea composta da giornalisti della stampa regionale e nazionale, operatori dell’ospitalità, professionisti del settore e appassionati. Nella suggestiva terrazza panoramica del resort, la cantina ha scelto di raccontare il percorso che ha portato alla nascita del progetto, condividendo con gli ospiti la visione, la ricerca e le scelte che hanno dato forma a un vino nato per interpretare nuove modalità di consumo senza rinunciare all’identità di un rosso. A fare da naturale contrappunto al racconto del vino è stata poi l’esperienza gastronomica ospitata da Spazio by Franco Pepe, dove una selezione di pizze d’autore firmate dal maestro pizzaiolo, già premiato come miglior pizzaiolo del mondo per quattro anni di fila, ha accompagnato la degustazione di Èros. Non è stata una semplice degustazione, ma la dimostrazione concreta della filosofia di Èros: un vino rosso creato per essere servito fresco, capace di dialogare con una gastronomia contemporanea e di conquistare nuovi momenti di consumo.




Istruzione, Soru a Siniscola: «Scuola dev’essere la più importante infrastruttura della Sardegna»

«L’istruzione è la massima forma di giustizia sociale e la più importante infrastruttura su cui la Sardegna deve investire per assicurarsi un futuro, anche grazie a un piano straordinario per la scuola». Con queste parole, Renato Soru ha chiuso ieri sera a Siniscola l’incontro dedicato a “Dispersione scolastica e politiche attive del lavoro”. Nella sala della Fondazione Farris Tedde, con l’organizzazione del Partito della Rifondazione comunista, il candidato presidente della Coalizione sarda ha partecipato a un dibattito che ha visto intervenire insegnanti, sindacalisti, esponenti politici locali e il segretario regionale del PRC Enrico Lai. Tutti hanno ribadito le condizioni disastrose del sistema dell’istruzione e formazione nell’isola e richiamato l’attenzione sulle azioni che la Regione può intraprendere per combattere la dispersione scolastica e mettere in moto iniziative di inclusione sociale e rafforzamento delle competenze utili per l’ingresso nel mondo del lavoro.

«Negli anni ‘60 e ‘70 – ha detto Soru – pensavamo che la petrolchimica e la grande industria avrebbero permesso alla Sardegna di uscire dal sottosviluppo. Oggi invece, anche con l’opportunità data dai 10 miliardi di euro di risorse europee da spendere entro il 2027, la nostra intelligenza deve diventare la nostra grande industria intangibile. Nasce nelle nostre case e nelle nostre famiglie come in tutto il resto d’Italia e del mondo, ma dobbiamo avere la pazienza di accudirla e alimentarla fin dai primi anni di vita dei nostri ragazzi per metterla a frutto e costruire un futuro migliore».

«La scuola è la prima infrastruttura che dobbiamo fare, più importante di qualsiasi opera pubblica», ha spiegato il candidato presidente, che poi ha passato in rassegna le proposte in merito della Coalizione sarda: «Ci vogliono – ha detto – una nuova legge regionale sulla scuola e un piano straordinario per l’istruzione, che prenda per mano i bambini della prima elementare, impedisca che non si perdano, fornisca le competenze necessarie nel mondo di oggi e li accompagni fino alla laurea».

L’istruzione, secondo Renato Soru, «è la massima forma di giustizia sociale, un patrimonio da garantire a tutti soprattutto a chi parte da condizioni più difficili: dobbiamo aiutare le famiglie, i genitori e fare in modo che anche i ragazzini usciti dalla scuola possano fiorire, anche andandoli a recuperare uno per uno. Perché contrastare la dispersione scolastica è la prima e fondamentale politica attiva per il lavoro: se non interveniamo sulla dispersione, stiamo creando nuovi problemi per il futuro».

«Dal 2000, con la riforma del titolo V– ha continuato Renato Soru -, la Sardegna ha la competenza concorrente con lo Stato in tema di scuola ma l’ha utilizzata poco o nulla. Abbiamo visto come lo Stato si sta ritirando da tutto e pensa con cinismo solo a tagli, come per il nuovo piano di dimensionamento scolastico di cui si discute in questi mesi. Ecco – ha aggiunto –, va discussa una norma di attuazione che chiarisca questa competenza concorrente regionale nella scuola: in modo che anche su cose come il dimensionamento scolastico possiamo dire la nostra e nel caso intervenire, anche con risorse. Perché non ha senso che un dirigente gestisca 12 plessi scolastici: così la scuola è solo un meccanismo che non è attento ai bisogni dei bambini».

Poi, «vogliamo una scuola che sia sempre aperta: a tempo pieno e aperta fino a tardi per sottrarre i ragazzi dai bar in tutti dai bar ed essere, soprattutto nei paesi, un luogo aperto, un presidio culturale e sociale per i giovani e anche per i meno giovani, dove si possano fare laboratori e seguire attività. E sono d’accordo con quanto è stato detto stasera: le scuole devono essere belle, perché la bellezza educa e così i ragazzi potranno imparare a vivere diversamente la scuola e ci torneranno volentieri».

Infine, ha concluso il candidato presidente, «è fondamentale che la lingua, la cultura e l’arte sarda vengano insegnate nelle scuole: i ragazzi devono conoscere i luoghi dove crescono e devono avere quel pezzo di cultura che a noi, nei nostri percorsi scolastici, è mancata».




CONSIGLIO COMUNALE IN TEATRO, MA LA MAGGIORANZA DI DESTRA CREDE DI ESSERE AL CIRCO

In consiglio comunale – convocato nel teatro civico a causa della mancanza di spazi istituzionali – la maggioranza si spacca su un ordine del giorno depositato dalla stessa. 

Ed è la seconda volta che succede nel giro di pochissimo tempo. Dopo il pasticcio dell’ultimo consiglio comunale di un mese fa quando la maggioranza si spaccò sull’ordine del giorno sull’aereoporto passato solo grazie ai voti della minoranza, oggi nella sala del teatro è andata in scena la replica. La maggioranza è andata in frantumi sulla scelta di discutere un odg sul problema sicurezza in città. 

L’apoteosi del delirio circense si è raggiunta con il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia che prima presenta l’ordine del giorno e poi vota contro la proposta di discuterlo e con il Sindaco che prende la borsa e oramai sempre più rassegnato  si allontana dall’aula. Quel che resta della maggioranza lo segue. L’UDC rimane in aula. E la spaccatura è definitiva. Niente numero e consiglio comunale saltato. Di nuovo!

Per Alghero, Futuro Comune, Sinistra in Comune, PD e M5stelle 




Cappellacci: “la burocrazia peggio della guerra, mi vergogno di essere Italiano”

Lo sfogo di Ugo Cappellacci dopo il rientro dalla missione umanitaria. Lo sfogo su Facebook.






“CARLA O DELL’ESSERE SE STESSI”ARRIVA A CAGLIARI

SPETTACOLO AUTOBIOGRAFICO DI CARLA BAFFI E LA NUOVA VITA DOPO ESSERE STATA ENZO GIAGONI

Cagliari, 10 ottobre 2021 – ore 19,30
Centro di produzione per lo spettacolo Intrepidi Monelli

Arriva a Cagliari lo spettacolo “Carla o dell’essere se stessi”, rappresentazione teatrale autobiografica che, per la compagnia teatrale dei Barbariciridicoli – organizzatrice dell’evento – è un approdo nel campo del Teatro della Testimonianza.

Sul palco del Centro di produzione per lo spettacolo Intrepidi Monelli ci sarà Carla Baffi, 55 anni, di cui 53 vissuti come Enzo Giagoni con alle spalle 30 anni di onorato servizio nel corpo di Polizia, una figlia di 30 anni, 4 donne importanti nella sua vita e un matrimonio durato 24 anni. Alle spalle un evento tragico e doloroso che lo ha visto tra gli incolpevoli protagonisti dell’alluvione causata dal Ciclone Cleopatra nel 2013, a cui è drammaticamente sopravvissuto ma che gli strappò dalle mani la figlioletta Morgana, di soli 2 anni, insieme alla sua nuova compagna Patrizia, inghiottite maledettamente in un fiume di acqua e fango.

Racconterà il suo percorso personale, intimo, che lo sta portando a essere ciò che si sentiva da sempre e che per convenzioni sociali e timore, ha sempre nascosto: una donna imprigionata in un corpo che non era suo, costretta continuamente a negare e uccidere se stessa, per non dispiacere agli altri, per la paura del loro rifiuto e del loro abbandono.

Un’ora e venti in un viaggio sincero, che regala anche uno spaccato dell’Italia dagli anni ’70 a oggi. Spettacolo delicato e sorprendente, a tratti umoristico, di condivisione e scoperta, crescita e cambiamento, scritto da Carla Baffi e da Tino Belloni, per la regia di quest’ultimo, in un monologo drammatico che darà al pubblico strumento e conoscenza per superare paure e pregiudizi.

Dopo lo spettacolo ci sarà il dibattito “La realtà oltre”, momento che caratterizza il post spettacolo di ogni appuntamento dei Barbariciridicoli, ma che in questa occasione oltre all’attrice Carla, prevede la partecipazione di esponenti dell’ARC e dell’Agedo Cagliari.

Appuntamento quindi in viale Sant’Avendrace, 100 alle 19,30.

Lo spettacolo gode del sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Sardegna, della Fondazione di Sardegna.

Ufficio Stampa
Michela Columbu




OTTANA. Carla o dell’essere se stessi, spettacolo autobiografico di Carla Baffi e la nuova vita dopo essere stato Enzo Giagoni

Ottana, 1 agosto 2021 – Anfiteatro Andrea Parodi ingresso gratuito
Spettacolo evento a Ottana il 1 agosto prossimo con “Carla o dell’essere se stessi”, rappresentazione teatrale autobiografica che per la compagnia teatrale dei Barbariciridicoli – organizzatrice dell’evento inserito all’interno della 8° edizione di Ottana EstaTeatro – è un esordio nel campo del Teatro della Testimonianza
Sul palco ci sarà Carla Baffi, 55 anni, di cui 53 vissuti come Enzo Giagoni con alle spalle 30 anni di onorato servizio nel corpo di polizia, una figlia di 30 anni, 4 donne importanti nella sua vita e un matrimonio durato 24 anni. Alle spalle un evento tragico e doloroso che lo ha visto tra gli incolpevoli protagonisti dell’alluvione causata dal Ciclone Cleopatra nel 2013, a cui è drammaticamente sopravvissuto ma che gli strappò dalle mani la figlioletta Morgana, di soli 2 anni, insieme alla sua nuova compagna Patrizia, inghiottite maledettamente in un fiume di acqua e fango. Racconterà il suo percorso personale, intimo, che lo sta portando a essere ciò che si sentiva da sempre e che per convenzioni sociali e timore, ha sempre nascosto: una donna imprigionata in un corpo che non era suo, costretta continuamente a negare e uccidere se stessa, per non dispiacere agli altri, per la paura del loro rifiuto e del loro abbandono.
Un’ora e venti in un viaggio sincero, delicato e sorprendente, a tratti umoristico, di condivisione e scoperta, crescita e cambiamento, scritto da Carla Baffi e da Tino Belloni, per la regia di quest’ultimo, in un monologo drammatico che darà al pubblico strumento e conoscenza per superare paure e pregiudizi. 
“È un debutto importante questo – commenta Tino Belloni – che attraverso il percorso di cambiamento di Carla stabilisce anche l’avvio di un più ricco percorso per la nostra compagnia teatrale, impegnata da sempre nel proporre temi sociali, veicolandoli tramite l’ancestrale umorismo che caratterizza la nostra gente di Barbagia. Terra da cui non solo prendiamo il nome e la simbologia che portiamo in scena, ma che continuamente fornisce stimoli di resilienza e adattamento ai tempi difficili che viviamo”.
Dopo lo spettacolo ci sarà il dibattito “La realtà oltre”, momento che caratterizza il post teatro di ogni appuntamento dei Barbariciridicoli, ma che in questa occasione oltre all’attrice Carla, prevede la partecipazione di Michele Pipia, responsabile dell’associazione Lgbt Arc di Cagliari e di Barbara de Luca vicepresidente della associazione Baaba Aps di Olbia. 
Appuntamento quindi all’anfiteatro Andrea Parodi, alle 21,30. La rassegna è realizzata grazie all’importante sostegno del Comune di Ottana, che, insieme all’Assessorato alla Cultura della Regione Sardegna, alla Fondazione di Sardegna, e al Gal Barbagia (con il progetto Cultura al Centro) contribuiscono alla manifestazione, consentendone anche il suo svolgimento interamente gratuito.




Di Gangi: Non bastano le citazioni dotte per essere colti, raffinati ed avere la verità in tasca!

I consiglieri comunali del centro sinistra algherese, in evidente crisi di ruolo, continuano ad utilizzare il vecchio e ormai sgangherato armamentario di chi non avendo argomenti da utilizzare attacca l’avversario politico sul piano personale, con l’evidente obiettivo di screditarlo, facendo così scadere il livello della propria azione politica.

A questi attacchi, che mi auguro continuino perché mi danno la conferma che io stia facendo bene il mio lavoro e questo per loro costituisca un problema, non risponderò più perché il tempo e le energie credo sia opportuno dedicarli al servizio della Città, soprattutto in momenti difficili come questi nei quali i bisogni e il disagio dei cittadini dovrebbero costituire l’unico impegno per maggioranza e opposizione. Cosa questa che, evidentemente poco importa a chi, piuttosto che svolgere degnamente e responsabilmente il ruolo di oppositore, si sta concentrando sia per i toni, sia per le modalità, su interventi che sanno più di sgangherati spettacoli comici fuori moda, ai confini con la farsa, piuttosto che su apporti politici responsabili.

Tutto questo in un periodo in cui la stessa area politica cui appartengono riesce a livello nazionale a formare un Governo con gli avversari politici di sempre e i cittadini sempre più scoraggiati attendono risposte forti da tutta la politica.

A proposito dei dubbi che essi manifestano sulla mia legittimazione a svolgere il ruolo assegnatomi: chi mi ha “imbullonato” sulla sedia di assessore sono stati gli elettori con il loro voto, gli stessi cittadini che, al contrario, al primo turno e senza appello hanno bocciato la loro proposta politica. 

Sono invece ben lieto, e lo sarò sempre, di rispondere, sul merito delle contestazioni che mi vengono mosse anche quando sono totalmente campate in aria e inconsistenti.

Come ad esempio per il trasferimento nel 2021 del Rally di Sardegna ad Olbia che, secondo Di Nolfo, Bruno, Esposito, Piras, Sartore, Cacciotto e a Pirisi, sarebbe a me ascrivibile e deriverebbe dalle elezioni comunali di Olbia, ma, ammesso che abbiano ragione, evidentemente il loro bersaglio non può non essere che Forza Italia, il cui uomo di punta, Nizzi é candidato a sindaco. Non posso essere io, anche perché, guarda caso, Fratelli d’Italia ad Olbia, al momento, ha deciso di non sostenerlo.

La loro definizione del Tavolo per il turismo come “ fotocopia sbiadita della Fondazione” che io avrei voluto per invidia, fa nascere seri dubbi oltre che sulla loro capacità di percepire correttamente la realtà – qui poco posso fare, ma posso suggerirgli specialisti e tecniche che possono essere di aiuto – ma soprattutto sul loro DNA politico: da democratici, quali si dichiarano, non esitano a calpestare il principio di partecipazione democratica, in questo caso quella delle espressioni del comparto che del tavolo fanno parte per rappresentare le istanze e le proposte del settore trainante dell’economia cittadina; Tavolo che definiscono “tavolino” svilendone fin dalla nascita il ruolo e l’importanza, nonostante ne abbiamo approvato l’istituzione e il regolamento. 

Evidentemente quando la frustrazione, la “futta” prende il sopravvento traspare il loro vero volto che di democratico ha assai poco.

Agli osservatori più attenti non sarà poi sfuggito il singolare ruolo di “cheerleaders” della Fondazione Alghero che da qualche tempo caratterizza i loro interventi. Singolare perché dopo che per anni hanno definito la Fondazione il bancomat della politica, il carrozzone da non far nascere prima e da chiudere poi, hanno radicalmente cambiato idea. Con l’intermezzo di 5 anni nei quali Bruno ha usato l’ente de Lo Quarter con le stesse identiche modalità che prima condannava. Può succedere e non me ne meraviglio: è nella natura umana. 

Ma è ancor più singolare che nei loro interventi appaia sempre più marcata la loro apprensione per quelli che definiscono “interventi di tutela nei confronti della Fondazione” che, a dir loro, “andrebbero a minare i rapporti della maggioranza con Forza Italia.”

Spieghino bene agli algheresi, ma soprattutto ai loro elettori quali siano le ragioni che animano i loro interventi prima nel ruolo di tifosi, anzi cheerleaders, e poi di avvocati difensori della Fondazione e di Forza Italia. 

So per certo che ne’ alla Fondazione ne’ a Forza Italia manchino avvocati, e che avvocati, i quali non hanno certo bisogno del loro apporto. 

Li rassicuro poi circa i rapporti con Forza Italia, il partito più rappresentativo in seno alla maggioranza: non ha fatto mai venir meno la propria voce, né tantomeno il suo ruolo determinante nell’azione amministrativa con 4 consiglieri comunali, 2 assessori e 2 presidenti della partecipate comunali.

Anche sul merito del mancato rinnovo dell’affidamento alla Fondazione della gestione della Grotta di Nettuno e dei musei sbagliano totalmente mira. 

Premesso, infatti, che la competenza degli adempimenti relativi non è la mia, ne’ dei settori per i quali ho la delega, oltre ad alcuni aspetti facilmente superabili di natura squisitamente tecnica per i quali gli uffici comunali competenti stanno aspettando la concessione, il principale motivo per cui ad oggi non è possibile affidare alla Fondazione Alghero la gestione degli attrattori turistici ( grotta, musei e siti archeologici) è costituito da rilievi relativi ad ostacoli normativi presenti nel Codice degli appalti e nel Testo Unico delle società partecipate, peraltro antecedenti alle modifiche dello statuto della Fondazione volute dalla Giunta Bruno e che, di fatto, al momento, impediscono la possibilità di affidare direttamente alla Fondazione stessa la gestione di questi servizi. Proprio una grande eredità quella lasciataci dagli ex compagni che, ricordo, sono gli stessi che avevano cancellato il Turismo dalla struttura comunale. 

Prometto che su questo aspetto tornerò a breve con maggiori dettagli. 

Concludo esibendomi anch’io in una citazione meno colta e più banale con l’obiettivo di invitare per l’ennesima volta l’opposizione ad un apporto realmente costruttivo: “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Che poi quello che guarda il dito sarà anche stolto, ma anche l’altro che sta sempre lì a indicare la luna non scherza.” 

Perciò, bando alle ciance: finitela di usare il pettegolezzo e l’arma del discredito come arma di distrazione di massa: concentriamoci sulla città e sulle cose da fare per superare questo terribile periodo! 

Da parte mia troverete le porte aperte e le finestre spalancate! 

Marco Di Gangi




MEDICI DELLA GUARDIA MEDICA SI ERANO LAMENTATI PER NON ESSERE STATI SOTTOPOSTI A VACCINAZIONE ANTICOVID: LA PROCURA INVIA IL NAS PER ACCERTAMENTI

I MILITARI SPECIALIZZATI DEL NAS DI SASSARI, NELL’AMBITO DI INDAGINI DELEGATE DALLA PROCURA SCATURITE DA UN ESPOSTO CON CUI UNA GUARDIA MEDICA, OPERANTE NEL CAPOLUOGO, AVEVA LAMENTATO DI NON ESSERE STATA CONVOCATA PER LA VACCINAZIONE ANTICOVID – HANNO EFFETTUATO UN ACCESSO PRESSO IL SERVIZIO IGIENE E SANITÀ PUBBLICA DELL’A.S.L. SASSARESE, ACCERTANDO CHE IL PREDETTO ERA STATO REGOLARMENTE SOTTOPOSTO AL CITATO VACCINO 2 GIORNI DOPO IL DEPOSITO DELL’ESPOSTO, ANALOGAMENTE AD ALTRI 52 MEDICI DEL MEDESIMO SERVIZIO DI CONTINUITÀ ASSISTENZIALE DI QUEL DISTRETTO SANITARIO.




OSPEDALE MARINO DI ALGHERO, TEDDE (F.I): EVENTUALE INCORPORAZIONE IN AOU DEVE ESSERE ACCOMPAGNATA DA GARANZIE PER MANTENIMENTO PRIMO LIVELLO, PERMANENZA DI ORTOPEDIA, TRAUMATOLOGIA, OCULISTICA E SEMINTENSIVA, E PER LA REALIZZAZIONE DEL NUOVO OSPEDALE.

Alghero, 20 luglio 2020 – “Nessuna pregiudiziale per l’eventuale incorporazione del prestigioso Ospedale marino di Alghero nella Azienda ospedaliera universitaria. Scelta che potrebbe anche tradursi in un’opportunità di crescita. Ma gli algheresi devono avere la garanzia  del mantenimento del primo livello, della permanenza di ortopedia e oculistica, della messa in funzione della semintensiva  e della realizzazione del nuovo ospedale”. Cosi’ l’ex sindaco di Alghero ed ex consigliere regionale  Marco Tedde (F.I) commenta la notizia della probabile incorporazione dell’Ospedale marino di Alghero nella AOU di Sassari. Scelta che secondo il Decreto Ministeriale 70, se applicabile, potrebbe mettere a rischio l’attivazione del 1° Livello con la realizzazione del nuovo ospedale e la permanenza presso l’Ospedale marino dell’ortopedia, di traumatologia e di oculistica. L’emendamento che prevede l’incorporazione, seppur non discusso in Commissione sanità, potrebbe essere riproposto in aula allorché verrà discussa la riforma della sanità sarda. Tedde ricorda che in Consiglio regionale e nel territorio  per tre anni condusse  forti azioni politiche contro la Giunta Pigliaru per la previsione del primo livello  per l’ospedale di Alghero, accompagnato dalla garanzia del mantenimento di ortopedia, dalla previsione della semintensiva  e dalla realizzazione del nuovo ospedale nel rispetto dei requisiti strutturali e tecnologici propri dei DEA di I livello. Risultati certificati nel piano di riorganizzazione della rete ospedaliera varato dal Consiglio regionale nell’ottobre del 2017. “Ora occorrono atti consiliari che assieme alla eventuale incorporazione nella AOU certifichino il mantenimento dei risultati raggiunti e degli impegni assunti dalla Regione -sottolinea l’ex sindaco della cittadina catalana-. Non possiamo correre il rischio di porre nel nulla quei risultati che, anche se oggi sono sulla carta e attendono di essere attuati, sono il frutto di importanti battaglie del territorio. Credo che la classe dirigente algherese debba prendere coscienza dell’importante decisione e riflettere e confrontarsi sulla svolta strategica dietro l’angolo –chiude l’esponente di F.I-.”




FONDAZIONE META STRAVOLTA NEL NOME E FINALITA’, RITORNERA’ AD ESSERE L’ORGANISMO STRAORDINARIO CHE ERA CON CONOCI SINDACO

Con delibera n. 200/2019 dello scorso 03 giugno la Giunta Comunale di Alghero ha finalmente approvato il bilancio consuntivo della Fondazione ex META per l’esercizio 2017 (sic!).Non a caso si è utilizzato l’avverbio “finalmente” perché l’organo esecutivo guidato da Mario Bruno ha disatteso il termine – fissato al 30 aprile 2018 (più di un anno fa) – previsto proprio dal comma secondo dell’art. 14 dello Statuto della Fondazione stessa in analogia al termine previsto per gli Enti Locali dal combinato disposto degli artt. 151 comma settimo e 227 comma secondo del Testo Unico Enti Locali.

Se si fosse trattato proprio di un Ente Locale, tale intempestiva approvazione avrebbe certamente costituito indice di irregolarità nella gestione finanziaria e contabile, con effetti rilevanti in ordine alla preclusione della possibilità di ottenere compensi statali e regionali nonché di effettuazione di nuove assunzioni di personale. Ancor più specificamente si sarebbe trattato di ente in deficit strutturale.

Appare del tutto evidente, pertanto, come la prestigiosa Fondazione META, oggi stravolta sia nel nome che nelle finalità, versi in una sgradevole condizione di pessima gestione, ridotta al mero ruolo di bancomat dell’uscente amministrazione.
Una Fondazione che, negli anni dell’amministrazione Tedde, ha rappresentato un vero e proprio alleato per il turismo, la cultura e gli spettacoli ma che oggi stenta, evidentemente, anche a gestire la sua interna ordinaria amministrazione.

Si dovrà ripartire anche dagli uffici del Lo Quarter, attraverso un rinnovamento dell’organizzazione della Fondazione affinché possa riprendere a dar lustro alla nostra città lavorando accanto all’Amministrazione cittadina per promuovere il nostro territorio e la nostra cultura.
Confido, pertanto, che, accanto ad una “Bentornata Alghero”, ben presto si possa gioire per un’altrettanto “Bentornata META!”.