Quadro contrastante per l’export dell’Isola nel 2025

Il 2025 si chiude per la Sardegna con un quadro contrastante sul fronte delle esportazioni. Da un lato resta il peso determinante del comparto energetico, dall’altro emerge una struttura dell’export regionale che, al di fuori della raffinazione, mostra una tenuta più marcata. Con un valore complessivo delle esportazioni pari a 5,9 miliardi di euro, l’Isola registra una contrazione dell’11,4% rispetto al 2024, un dato che colloca la Sardegna tra le peggiori performance regionali italiane e che conferma la forte esposizione del sistema export sardo alle oscillazioni dei mercati internazionali.

Il cuore dell’export sardo continua a battere al ritmo della raffinazione dei prodotti petroliferi, che nel 2025 rappresentano circa il 75,8% delle vendite regionali all’estero. È questa fortissima concentrazione a rendere il dato complessivo particolarmente sensibile all’andamento dei mercati energetici. Il calo del valore dell’export registrato nell’ultimo anno è infatti riconducibile soprattutto al peso del comparto petrolifero, che continua a condizionare in misura decisiva il risultato regionale.

La distribuzione territoriale delle esportazioni riflette con evidenza questa specializzazione. Cagliari, con il suo polo industriale, concentra circa l’87,1% dell’export regionale ed è il territorio in cui si riflette maggiormente la frenata del comparto energetico. Se però si guarda al dato al netto della raffinazione, emerge con maggiore chiarezza il ruolo del Nord Sardegna, che assume un rilievo più significativo nella parte più diversificata del sistema produttivo isolano.

Nel 2025 il Nord Sardegna registra un risultato positivo, con esportazioni pari a 257,3 milioni di euro, in crescita del 6,9% rispetto ai 240,7 milioni del 2024. Sul totale regionale il territorio pesa per il 4,4%, ma la sua incidenza sale fino al 18,0% se si esclude il comparto dei raffinati del petrolio. È un dato che conferma la presenza di una struttura produttiva meno concentrata e più articolata, capace di offrire segnali di tenuta superiori alla media regionale.

Accanto al comparto petrolifero, la Sardegna conferma una presenza significativa in altri settori. Nel 2025, dopo i raffinati del petrolio, i principali prodotti esportati sono i prodotti chimici, i prodotti alimentari, i prodotti in metallo e i prodotti lattiero-caseari. Il quadro regionale resta però fortemente segnato dalla concentrazione del valore complessivo in un’unica filiera, che continua a incidere in modo decisivo sia sui risultati sia sui valori assoluti dell’export isolano.

Nel Nord Sardegna il 2025 mostra un andamento differenziato. Restano centrali i prodotti lattiero-caseari, che però scendono rispetto al 2024, così come risultano in calo anche le bevande. A sostenere il risultato complessivo del territorio è soprattutto il comparto delle navi e imbarcazioni, che registra una crescita molto marcata e rappresenta uno dei dati più dinamici dell’anno. Rilevante anche il contributo del sistema del legno e del sughero, che continua a mantenere un ruolo strategico nell’economia del territorio e nella sua proiezione verso i mercati esteri.

L’analisi geografica dei flussi commerciali mostra una Sardegna fortemente inserita nei mercati internazionali, con una distribuzione delle esportazioni influenzata in misura rilevante dal comparto energetico. Nel 2025 i principali partner commerciali dell’Isola risultano Gibilterra, Spagna, Libia, Stati Uniti e Francia, una geografia che riflette in larga parte il peso dei flussi legati ai prodotti petroliferi raffinati.

Per il Nord Sardegna, invece, si confermano centrali gli Stati Uniti, primo mercato di sbocco del territorio, soprattutto per comparti come i lattiero-caseari e le bevande. Proprio l’andamento verso il mercato americano evidenzia un rallentamento nella seconda parte del 2025, con effetti visibili nei settori più esposti. In questo quadro, il clima di maggiore incertezza commerciale registrato nel secondo semestre può avere contribuito a frenare il valore esportato verso gli Stati Uniti.

Tuttavia, depurando il dato dalla componente petrolifera, emerge un’isola che sa stare sui mercati con prodotti a forte valore aggiunto. Nonostante la contrazione del valore nominale, il sistema produttivo sardo dimostra una maturità consolidata. Le imprese hanno imparato a navigare l’incertezza dei costi logistici e delle materie prime, ma la sfida del 2026 sarà legata alla capacità di penetrare mercati emergenti e alla digitalizzazione dei processi di vendita.

“I dati dell’ultimo anno confermano una verità che non possiamo più ignorare: la Sardegna ha bisogno di bilanciare la sua forza industriale con una spinta decisa verso l’export dei settori manifatturieri e agroalimentari”, dichiara il Presidente della Camera di Commercio di Sassari, Stefano Visconti. “Se il petrolchimico subisce le oscillazioni dei prezzi internazionali, sono le nostre piccole e medie imprese a garantire quella capillarità economica che sostiene le famiglie del territorio. Dobbiamo proteggere questa diversità produttiva, che è la nostra vera assicurazione sul futuro.”

“Il ruolo delle istituzioni camerali è oggi più che mai quello di una bussola strategica”, conclude il Presidente Visconti. “Non possiamo controllare le dinamiche generali, ma possiamo e dobbiamo lavorare per rendere le nostre imprese del Nord Sardegna sempre più competitive sui mercati esteri. La nostra operatività si misura sia in miliardi di euro sia con la capacità locale di esportare il saper fare locale.”

In un contesto globale complesso, il Nord Sardegna può puntare sull’innovazione e sulla qualità produttiva del territorio per tenere e crescere.




Trump rilancia i dazi: cosa rischia davvero l’export italiano?

Con un export da oltre 73 miliardi di euro verso gli Stati Uniti, l’Italia guarda con preoccupazione alla nuova stretta commerciale voluta da Donald Trump. Ecco numeri, settori coinvolti, analisi geopolitiche e possibili conseguenze economiche.

I numeri dell’export italiano verso gli USA

Gli Stati Uniti sono il primo mercato extra-UE per l’Italia e il secondo in assoluto dopo la Germania.

Nel 2023:

  • Export italiano verso USA: 67,3 miliardi €
  • Import dagli USA: 25,2 miliardi €
  • Surplus commerciale italiano: 42 miliardi €

Nel 2024 si stima un export record: oltre 73 miliardi di euro.

⚡ Gli USA assorbono oltre il 10% dell’export totale italiano.

📦 Chi compra cosa negli USA?

  • Ristorazione e GDO: vino, pasta, olio, conserve
  • Settore automotive: auto di lusso, veicoli professionali
  • Moda e design: boutique, e-commerce, grandi magazzini
  • Farmaceutica e sanitaria: farmaci e strumenti
  • Industria manifatturiera USA: macchinari e componenti

Come funziona la rete commerciale Italia-USA

  • ✈️ Trasporto aereo per beni di lusso, moda, farmaci
  • Trasporto marittimo per la maggior parte dei beni (food, macchinari, auto)
  • 🏢 Filiali dirette di grandi aziende italiane negli USA
  • 👨‍📋 Importatori e distributori specializzati
  • 📲 E-commerce diretto in crescita

📦 Cos’è un dazio?

Un dazio è una tassa sulle merci importate, usata per:

  • Proteggere le imprese nazionali
  • Riequilibrare il commercio
  • Fare pressione politica

Effetti possibili:

  • Prezzi più alti per i consumatori
  • Calo degli scambi
  • Tensioni tra paesi

🌎 I nuovi dazi voluti da Trump

  • +10% su tutte le importazioni
  • +25% sulle automobili europee
  • Fino a +60% sui prodotti cinesi

Questi si aggiungono ai dazi esistenti: 25% sull’acciaio e 10% sull’alluminio provenienti dall’UE.

📦 Dazi USA e UE a confronto (2025)

I settori più vulnerabili nel dettaglio

🍼 Agroalimentare

  • Vino, formaggi, pasta, salumi a rischio dazi
  • Possibile boom di prodotti “Italian sounding”
  • Coldiretti stima +2 miliardi € di costi per i consumatori USA

🚗 Automotive

  • Auto di lusso (Ferrari, Maserati)
  • Componenti e veicoli industriali
  • Rischio concreto: dazi +25% sulle auto europee

👜 Moda e design

  • Esportazioni in forte crescita
  • Marchi di lusso più resilienti, PMI in difficoltà

💉 Farmaceutico

  • 8 miliardi € esportati
  • Filiera globale: impatti da verificare
  • Farmaci difficili da sostituire, ma con pressioni sui margini

💪 Macchinari

  • Export stabile e ad alta tecnologia
  • Molti impianti italiani sono insostituibili
  • Federmacchine: “serve prudenza, ma il sistema è solido”

🤝 La risposta dell’Europa (e dell’Italia)

  • L’UE ha annunciato contromisure per 26 miliardi di euro
  • Previsti dazi su: whiskey, jeans, Harley-Davidson, mais, tabacco
  • Bruxelles chiede dialogo, ma è pronta a reagire

📦 Perché questa è anche una questione geopolitica

  • Il surplus UE-USA è nel mirino di Trump
  • I dazi mettono a rischio l’unità occidentale in piena crisi con Cina e Russia
  • UE e USA rischiano di allontanarsi mentre servirebbe cooperazione su energia, difesa, tech

L’Italia, in parallelo:

  • Attiva canali diplomatici diretti con Washington
  • Chiede esenzioni settoriali (es. agroalimentare e vino)
  • Prevede sostegni con SACE, ICE e fondi di emergenza

📆 Cosa dicono gli esperti?

“Serve cautela, ma l’Italia può reggere l’urto” – Federmacchine

“Il vero pericolo è l’incertezza per le imprese” – Prometeia

“Colpire il Made in Italy vuol dire colpire anche i consumatori americani” – Coldiretti

“Non bisogna farsi prendere dal panico. Le nostre imprese sono forti.” – Confindustria


⚠️rischio alto, ma non irreversibile

I dazi proposti da Trump rappresentano un grave rischio per l’economia italiana, in particolare per i settori più esposti al mercato USA. Ma l’Italia ha dimostrato storicamente grande resilienza e può affrontare la sfida.

Le 3 mosse chiave per difendersi:

  1. Diplomazia attiva con gli Stati Uniti
  2. Diversificazione mercati (Asia, Golfo, America Latina)
  3. Supporto alle PMI e catene logistiche alternative




EXPORT-Crescono esportazioni piccole imprese Sardegna

EXPORT Crescono le esportazioni delle piccole imprese della Sardegna: nel primo trimestre di quest’anno +18% e giro d’affari di 91milioni di euro. Matzutzi (Presidente Confartigianato Sardegna): “Le imprese sarde credono nelle potenzialità dei mercati esteri: necessario proseguire lungo questa strada”.

Sorpresa: nel primo trimestre di quest’anno le esportazioni delle piccole imprese manifatturiere della Sardegna sono cresciute di quasi il 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, generando un giro d’affari per 91milioni di euro. Il tutto trainato dal settore alimentare (+11%), dall’exploit territoriale del Sud Sardegna e dall’ottimo andamento della provincia di Nuoro.

E’ questo il risultato del dossier dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, che ha analizzato i dati ISTAT sulle esportazioni delle micro-piccole e medie imprese dell’Isola, nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2020 confrontandoli con quelli dell’analogo periodo del 2019.

“Siamo molto contenti di questi dati che, per certi versi, ci sorprendono ma che ci fanno vedere in termini positivi il futuro andamento delle vendite sui mercati esteri – commenta Antonio Matzutzi, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – anche se, non dimentichiamolo, sono rilevazioni pre-lockdown. In ogni caso, tutto conferma l’impegno dei nostri imprenditori per l’internazionalizzazione, per il miglioramento della qualità dei prodotti, e per l’apprendimento di nuove tecniche di vendita e di conoscenza dei mercati esteri”.

A livello provinciale, i dati parlano di un exploit del Sud Sardegna con +276,4% rispetto al 2019 e 26milioni di euro di prodotti piazzati all’estero. Segue Nuoro con +14,3% e quasi 8 milioni di euro. In leggero calo il nord dell’Isola (Sassari e Gallura) con un -1% e 22milioni di controvalore venduto. In netto calo, invece, Cagliari (-14,3% e 29milioni di euro esportati) e Oristano (-15,2% e 6 milioni di prodotti venduti).  

“Le imprese hanno sempre più “fame” di iniziative sull’export – continua Matzutzie quindi è da apprezzare lo sforzo che ogni singola azienda sta facendo anche sul fronte della formazione. Per affacciarsi sui mercati esteri, infatti occorrono competenze che non tutte le realtà hanno. Speriamo che, passato questo brutto momento di emergenza, con la Regione si possano riprogrammare le attività formative e proporre nuovi bandi sull’internazionalizzazione”.

Certamente parliamo di quantità e di controvalore ridotti rispetto ad altre realtà italiane – precisa il Presidentema, in ogni caso, sono segnali interessanti per le nostre piccole imprese, che tracciano una strada da perseguire con costanza per invertire nel lungo periodo le sorti dell’economia isolana”. “In ultimo, visti anche i dati, riteniamo occorra lavorare non soltanto sui settori più maturi per l’export ma anche per la valorizzazione degli altri con importanti potenzialità, come ad esempio moda e il lapideo– conclude Matzutzi Confartigianato non farà venir meno il proprio supporto e collaborazione per accompagnare le imprese in questi percorsi.

 

Analisi Nazionale

Nel I trimestre 2020 in Italia diminuisce l’export dei comparti manifatturieri a maggiore concentrazione di Micro e Piccola Impresa con il -4,8% rispetto al I trimestre 2019. Tale dinamica è peggiore rispetto al -2,0% dell’export dell’intero comparto manifatturiero – che rappresenta il 95,5% del totale dell’export – nel periodo e in controtendenza rispetto alla performance del made in Italy di MPI nel I trimestre 2019 che segnava il +3,4%.

In chiave settoriale cresce soltanto l’export dei Prodotti alimentari con il +10,4%, mentre si osservano flessioni in tutti gli altri comparti: Legno e prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); articoli in paglia e materiali da intreccio segna il -4,7%, gli Articoli di abbigliamento (anche in pelle e in pelliccia) il -6,3%, i Prodotti tessili il -6,7%, i Prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezzature il -8,2%, i Mobili il -9,0%, i Prodotti delle altre industrie manifatturiere il -10,1%, gli Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili il -10,7%; diminuzione anche per i Prodotti della stampa e della riproduzione di supporti registrati, che rappresentano solo per lo 0,02% delle esportazioni dei comparti di MPI, con il -16,9%.

Dinamica esportazioni delle Piccole Imprese manifatturiere della Sardegna

Analisi primo trimestre 2020

Valore export in milioni di euro

Variazione % 2020 su 2019

Cagliari

29,0

-14,3%

Sud Sardegna

26,0

+276,4%

Nuoro

7,8

+14,4%

Oristano

6,1

-15,2%

Sassari-Gallura

22,2

-1,0%

SARDEGNA

91,1

+17,8%

WWW.CONFARTIGIANATOSARDEGNA.IT

Responsabile Ufficio Stampa Confartigianato Imprese Sardegna




export sardegna-Cina: 27 milioni di euro il valore dei prodotti Sardi venduti

EXPORT SARDEGNA-CHINA – Vale 27milioni di euro la vendita dei prodotti manifatturieri della Sardegna in Cina: 7 sono delle micro e piccole imprese. Matzutzi (Confartigianato Sardegna). “Produzioni sarde di qualità molto apprezzate. Vince chi si propone ai nuovi mercati”.

Valgono ben 27milioni di euro le vendite dei prodotti sardi sul mercato cinese, esportazioni delle imprese della manifattura, escluse quelle della raffinazione del petrolio, che sono passate dai 12milioni del 2017 ai 19 dello scorso anno.

Sono questi i dati, rilevati dall’Osservatorio per le micro e piccole imprese di Confartigianato Imprese Sardegna, dell’export dei manufatti che dalla Sardegna arrivano in Cina, relativi agli ultimi 12 mesi su fonte ISTAT (III trim.2018-II trim. 2019). Valore, questo, più alto sia rispetto alle rilevazioni di inizio gennaio 2017, quando si registrarono interscambi per 12milioni di euro, e del 2018, quando l’export toccò i 19 milioni.

“Questa analisi ci dice come la strada che è stata promossa dall’Amministrazione Regionale per incentivare le esportazioni e far crescere le imprese, sia indubbiamente quella giusta – commenta Antonio Matzutzi, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – soprattutto per le piccole imprese che Confartigianato rappresenta”. “La nostra Associazione – continua il Presidente – da tempo supporta le aziende dell’agroalimentare, dell’artigianato tipico e tradizionale, ma anche delle costruzioni, nella loro attività di sviluppo e approfondimento degli aspetti commerciali e del marketing per l’internazionalizzazione”.

La Cina figura nei primi sei mesi del 2019 tra i primi 10 mercati di sbocco (7° posto) dell’export di manufatti (no petrolio) realizzati dalle imprese dell’Isola, il 4,8% delle vendite sui mercati esteri sono indirizzate in questa parte del mondo.

Al I semestre dell’anno in corso, i prodotti della Sardegna più richiesti dai cinesi sono stati quelli in legno e sughero, seguiti dagli articoli in paglia e materiali da intreccio, dai prodotti in metallo, dagli alimentari e dalle bevande, dalle produzioni della metallurgia e dagli allestimenti di mezzi da trasporto. Nel totale delle vendite verso il Gigante Orientale, tra vari territori, oltre 16milioni di euro di prodotti sono stati prodotti in provincia di Cagliari, più di 5milioni in quella di Sassari, 3,6 milioni nel Sud Sardegna, 1,3 a Oristano e solo 409mila euro in quella di Nuoro.

Per quanto riguarda l’export dei prodotti manifatturieri dei settori a maggior concentrazione di MPI, il totale delle esportazioni ammonta a 7 milioni di euro, pari al 26,9% dell’export manifatturiero totale. Il record lo si toccò nel 2017 con ben 9milioni e 865mila euro di prodotti piazzati in Cina. In questo comparto, buoni riscontri hanno avuto gli alimentari, il tessile, l’abbigliamento, le calzature, i metalli, il legno, i mobili e altri tipi di manifattura. Tra le micro e piccole imprese, primeggiano le vendite di Sassari (5milioni), seguita da Oristano don 1,2milioni, Cagliari con 800mila, il Sud Sardegna con 200mila e Nuoro con soli 19mila euro.

“Gli imprenditori della nostra Isola dimostrano di non arrendersi alla crisi e si gettano sui mercati internazionali – conclude Matzutzi – aprirsi a una platea enorme e in crescita, anche se complicata come quella cinese, ma che offre prospettive di grande livello per il made in Sardegna di qualità, fortemente apprezzato dagli acquirenti cinesi, è l’unica arma a disposizione delle piccole aziende sarde”.

L’EXPORT DEI PRODOTTI SARDI IN CHINA 2018- 2019

Export settori MPI (in migliaia di euro)

Export produzione
manifatturiera-NO
petrolio (in migliaia di euro)

Sassari

5.077

5.358

Nuoro

19

409

Cagliari

818

16.695

Oristano

1.241

1.321

Provincia del Sud Sardegna

209

3.615

Sardegna

7.364

27.398