“Destino” di Bonifacio Angius ad Asuni in prima regionale assoluta

Dopo la Mostra del cinema di Venezia, il 28 dicembre il cortometraggio del regista sassarese sarà presentato nel piccolo centro dell’Oristanese per l’anteprima del “terre di confine filmfestival”

 

ASUNI. “Destino” di Bonifacio Angius esce per la prima volta in Sardegna. Sabato 28 dicembre alle 19, al MEA di Asuni, sarà lo stesso regista sassarese a presentarlo in occasione dell’anteprima della XIII edizione del “terre di confine filmfestival”.

Una prima regionale assoluta per un cortometraggio girato tutto a Sassari, e già celebre per essere stato accolto alla Mostra del cinema di Venezia all’interno della Settimana internazionale della critica, scelto come evento speciale di chiusura nella sezione Sic@Sic dedicata ai corti.

Con questo lavoro Angius ha mostrato ancora una volta le sue grandi doti di regista, ma a sorprendere è stata soprattutto la capacità espressiva nel ruolo di attore, protagonista di una storia fuori dagli schemi in cui il vuoto, la superstizione, l’angoscia e la paura trovano le conferme che un uomo senza qualità stava cercando da tempo. Un ruolo inaspettato che Angius è sembrato calzare alla perfezione, per una trama all’apparenza banale ma capace di sorprendere e suscitare forti emozioni.

Il film è realizzato in collaborazione con le maestranze provenienti dal corso di cinematografia tenuto all’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari dallo stesso regista, che ne è anche produttore (con Il Monello Film), sceneggiatore, direttore della fotografia e montatore. Tra gli altri interpreti spiccano i nomi di Marta Pintus, Teresa Soro, Andrea Carboni e Orlando Angius.

La serata di Asuni prenderà il via alle 19 con la presentazione della XIII edizione del “terre di confine filmfestival”, che dopo la proficua esperienza biennale con il regista Marco Antonio Pani, quest’anno godrà di una doppia direzione artistica tutta al femminile, quella dell’attrice Antonella Puddu e della regista di animazione stop-motion, Michela Anedda.

Oltre alle due direttrici interverranno anche Sandro Sarai, presidente dell’associazione “Su Disterru” che organizza l’evento, i sindaci Gionata Petza di Asuni e Gian Mario Tendas di Solarussa, sedi ormai storiche della kermesse, e Alberto Loche, manager della programmazione.

Tra le anticipazioni, il tema di quest’anno sarà declinato proprio al femminile per occuparsi di “Cineaste, pastore ed emigrate”, in un connubio dal forte richiamo simbolico tra la Sardegna e le remote isole Shetland. Puddu e Anedda saranno affiancate da due curatrici, le registe e documentariste Shona Main e Anna Kauber. La prima si occuperà della tradizionale sezione monografica (isole Shetland e altre isole remote), la seconda della sezione tematica (donne pastore).

 




Ben 108 eventi del Festival Éntula nel 2019 con 33 centri sardi coinvolti

108 eventi in 33 centri diversi per il Festival Éntula 2019

che ha coinvolto 35 autori

Una diffusione capillare in tutta la Sardegna, con la capacità di coinvolgere lettori, studenti e curiosi, portando i libri e gli autori non solo nei luoghi abituali come librerie, teatri e biblioteche, ma anche in siti poco usuali, come il Museo Archeologico-Antiquarium Turritanum di Porto Torres o il Circolo Nautico La Caletta di Siniscola. I numeri della settima edizione del Festival Éntula sono eloquenti: 108 eventi dal 5 febbraio (Cristiano Cavina a Olbia) al 13 dicembre (Andrea Pau Melis a Elmas), con 35 autori che hanno presentato 41 libri. I dati che testimoniano l’aderenza al motto coniato dall’associazione culturale Lìberos, vale a dire “festival letterario diffuso con la Sardegna”, sono relativi ai 33 centri isolani interessati, con una settantina di sedi diverse, da nord a sud, e soprattutto alla collaborazione di 20‌ ‌librerie‌, 17‌ ‌biblioteche‌, ‌21‌ ‌scuole‌, oltre ad associazioni e altri festival.

Quantità e naturalmente qualità, che è l’unica vera discriminante nell’invitare gli autori, capaci con le loro opere di suscitare emozioni ma soprattutto riflessioni. Non di rado con alcuni scrittori la presentazione del libro è diventata in realtà una chiacchierata col pubblico anche su altre tematiche.

Novità di quest’anno è stato l’avvio di Vietato ai maggiori, un progetto dedicato agli studenti delle scuole secondarie superiori della Sardegna. Partito in autunno, ha coinvolto il Pitagora di Selargius, il De Castro di Terralba, il Giordano Bruno di Muravera e l’Alberti di Cagliari. L’obiettivo è quello di raggiungere, nell’arco di tre anni, tutte le scuole secondarie superiori della Sardegna.

Gli ospiti (in ordine di comparizione): Cristiano Cavina, Giorgio Todde, Roberto Cotroneo, Emanuele Bissattini, Michela Murgia, Paola Dubini, Massimo Onofri, Noo Saro-Wiwa, Nicolò Migheli, Andrea Atzori, Guido Tonelli, Roberta Balestrucci, Andrea Pau Melis, Beniamino De’ Liguori Carino, Fabio Stassi, Björn Larsson, Francesca Diotallevi, Floriana Bulfon, Serena Marchi, Angela Nanetti, Marco Magnone, Cristina Caboni, Francesco Carofiglio, Chiara Tagliaferri, Pier Luigi Rossi, Raffaele Riba, Paolo di Paolo, Davide Mosca, Carlo Greppi, Elvira Mujčić, Sandro Veronesi, Chiara Valerio, Daniel Tarozzi, Fabio Geda, Maura Gancitano e Andrea Colamedici.

I centri sardi che hanno ospitato il festival: Olbia, Porto Rotondo, Tempio, Valledoria, Sassari, Monserrato, Silius, Cagliari, Villamar, Fordongianus, Budoni, Santa Teresa Gallura, Porto Torres, Alghero, Nuoro, Isili, Macomer, Assemini, Turri, Castelsardo, Siniscola, Ploaghe, Carbonia, Villanovaforru, San Giovanni Suergiu, Villasor, Oristano, Decimomannu, Siliqua, Muravera, Selargius, Villaspeciosa, Elmas e Terralba.

L’edizione 2019 si è appena conclusa ma già è prevista un’anteprima di Éntula 2020: appuntamento a Siniscola con Claudio Bagnasco, autore di “Runningsofia. Filosofia della corsa”, domenica 12 gennaio.




Il film di Fabio Cavalli chiude un bilancio straordinario per l’edizione inaugurale dell’International Gramsci Festival

Giorgio Macciotta: “Non sottovalutiamo il richiamo internazionale che Gramsci può esercitare”. Nella serata conclusiva l’ergastolano-scrittore Sebastiano Prino ha raccontato al pubblico la sua esperienza di rieducazione carceraria

Paolo Piquereddu, Giorgio Macciotta e Fabio Cavalli (a sn) alla Torre Aragonese di Ghilarza

GHILARZA. Il viaggio della Corte Costituzionale nelle carceri, nella testimonianza toccante del docufilm di Fabio Cavalli, ha chiuso la prima edizione dell’International Gramsci Festival, suggellando la declinazione di un tema, quello del carcere, che per tre giornate ha suscitato profondo interesse e attenzione a Ghilarza.

E in effetti il lavoro di Cavalli rende divulgazione di un momento storico: nel 2018 un gruppo di giudici della Corte Costituzionale ha deciso di entrare per la prima volta a visitare un istituto di pena.

Cavalli ha raccolto in immagini questo speciale tour accompagnando il viaggio dei magistrati, ognuno dei quali ha visitato un carcere diverso, a iniziare da quello di Marassi a Genova, per proseguire con San Vittore Milano, poi Firenze e Napoli, seguendo passo passo sette giudici in altrettante carceri dal nord al sud dello stivale. Fra gli aderenti all’iniziativa c’è anche la prima presidente donna della Corte, Marta Cartabria.

Il film è girato molto bene, con parti piuttosto toccanti. Purtroppo non è stato possibile girare in Sardegna.

Tra i passaggi più curiosi è stato visitato un ramo del carcere in cui sono alloggiati i transgender e una sezione in cui si trovano le mamme con i loro figli.

«La sorpresa è stata nel vedere la reazione dei giudici in questo momento di incontro e constatare che anche i detenuti lo considerassero importante per il loro percorso. Sia negli occhi dei primi che dei secondi, ma anche in quelli delle persone che vedono il film, ho visto l’umanità – ha affermato il regista – forse sono riuscito a far cadere il velo, la nebbia del pregiudizio, per un attimo, mostrando i cuori, le anime e le menti degli uni e degli altri». Rapito dai contenuti, il pubblico del festival è intervenuto con domande e testimonianze. Qualcuno ha anche parlato dei suoi ricordi della Torre Aragonese, quando era adibita a carcere.

Il punto di vista dall’altra parte delle sbarre è arrivato a inizio serata, dall’intervento dell’ergastolano nuorese Sebastiano Prino, che ha interloquito con il sociologo Gianfranco Oppo e i giornalisti Luciano Piras e Piera Serusi.

«Quando sono entrato in carcere ero quasi analfabeta, poi ho ricominciato a leggere e piano piano mi è venuta la passione per la scrittura», ha detto Prino, che ora ha al suo attivo due pubblicazioni ed è conosciuto come il “detenuto-scrittore”.

«Voglio premettere che mi sono sempre definito innocente, o meglio, non ho mai risposto alle domande pubblici ministeri o dei giudici – ha precisato –. Devo dire che ho dovuto lottare per acculturarmi, però sicuramente, da quando ho varcato la soglia del carcere, sono uscito una persona molto diversa, in meglio credo». Prino, che fu condannato alla massima pena per la partecipazione alla strage di Chilivani, oggi è considerato un esempio virtuoso di rieducazione e vive in regime di libertà vigilata. Finirà di scontare la pena nel 2023.

Il ciclo virtuoso inaugurato dal neonato festival intorno a temi di così profonda sensibilità, in questi giorni ha permesso alla cittadina del Guilcer di essere al centro dell’attenzione a livello internazionale, ospitando personaggi di spicco che hanno manifestato profonda commozione per il loro arrivo in un luogo così altamente simbolico, in occasione peraltro della riapertura dell’edificio museale che fu dimora del giovane Antonio Gramsci.

Come ha ribadito più volte nel corso della kermesse il presidente della Fondazione, Giorgio Macciotta, «non vogliamo un museo imbalsamato, ma capace di permettere alle tematiche gramsciane di interagire con il territorio. Si è fin troppo sottovalutato il forte richiamo internazionale che Gramsci può esercitare, non solo come risorsa di pensiero civile ma anche come risorsa economica per tutto il territorio».




Lettere dal carcere, Gramsci e Mandela a confronto: parallelismo a Ghilarza tra le due esperienze di prigionia

In mattinata il direttore generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, ha portato il saluto di Sergio Mattarella alla Casa Museo

GHILARZA. Sono vissuti in luoghi e periodi diversi, ma sono stati entrambi perseguitati con il carcere per difendere i propri ideali. Antonio Gramsci e Nelson Mandela hanno lasciato in eredità un ricco epistolario che ancora oggi presenta spunti di riflessione di fortissima attualità. Stamani all’International Gramsci Festiva di Ghilarza è stato tracciato un parallelismo tra le due esperienze di prigionia, nel corso di una conferenza patrocinata dall’Ambasciata del Sudafrica in Italia.

A presentare una lettura comparata tra questi due giganti è stata Sahm Venter, curatrice del libro “Lettere dal carcere di Nelson Mandela”, insieme a Seba Pezzani, che è il traduttore del testo in Italiano, al presidente della Fondazione Casa Museo, Giorgio Macciotta, e al direttore Paolo Piquereddu.

Sahm Venter

Come ha spiegato Sahm Venter al pubblico della Torre Aragonese, lei aveva conosciuto Mandela un paio di giorni dopo il suo rilascio dal carcere. Poi nel 2006 aveva iniziato a lavorare per la Nelson Mandela Foundation e così, fino al 2009 aveva raccolto tutte le lettere scritte in carcere: circa un migliaio. In seguito sarebbero state riassunte in un volume e così pubblicate. Il volume è stato presentato al pubblico che ha mostrato forte interesse ed attenzione.

Dal raffronto è emerso che Gramsci aveva la possibilità di scrivere un maggior numero di lettere, e con minori restrizioni. Se il pensatore sardo, per quanto profondamente colpito dalla censura, riusciva a parlare di filosofia, e principalmente di temi  politici, al contrario il futuro presidente del Sudafrica poteva scrivere solo esclusivamente di questioni familiari. Almeno all’inizio.

In entrambi emerge l’ossessione per l’istruzione. Come è ben noto nel pensiero di Gramsci, anche Mandela pensava davvero che l’unica via per la libertà fosse quella dell’istruzione.

Tuttavia, se il primo pagò con la morte la difesa delle proprie idee, Mandela ne uscì vincitore, e non solo vide cadere dell’apartheid ,ma riuscì addirittura a diventare Presidente della repubblica.

Il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, in visita a Ghilarza

Di questo interessante parallelismo si è detto colpito il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, che in mattinata in forma riservata ha visitato i locali della struttura museale: «Porto il saluto del presidente Sergio Mattarella, che è venuto a visitare la Casa Museo ormai più di due anni fa. Siamo tutti ammirati dei progressi fatti nella realizzazione di questa istituzione, e anche delle iniziative, che sono di estremo interesse per gli argomenti trattati».

Nella serata conclusiva è in programma l’arrivo dell’autore nuorese Sebastiano Prino, conosciuto come l’“ergastolano-scrittore”, racconterà il suo percorso di rieducazione per il riscatto sociale e culturale, in un confronto dialettico con il sociologo Gianfranco Oppo e i giornalisti Luciano Piras e Piera Serusi.

Alle 18.30 sempre alla Torre Aragonese, il regista e attore Fabio Cavalli introdurrà la visione del film-documentario “Viaggio in Italia: la Corte costituzionale nelle carceri”, presentato di recente a Venezia (2019, Rai, Clipper Media), che testimonia un’esperienza unica per i giudici della Corte costituzionale, entrati per la prima volta nella storia tra le mura del carcere per comprendere cosa sia la vita dietro le sbarre. Cavalli, che dirige il Teatro di Rebibbia, è stato ispiratore del film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire”. La manifestazione si concluderà alle 21 con un evento gastronomico a base di prodotti della tradizione locale.

L’IGF è organizzato dalla Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci e dal Comune di Ghilarza, con il supporto di RAS, Fondazione di Sardegna e ISRE, e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’ICOM, la FIHRM, l’Ambasciata del Sudafrica in Italia, e la collaborazione di numerosi enti, istituzioni e  associazioni.




Sam Millar e Giovanni Maria Flik: l’ex detenuto e il giurista all’International Gramsci Festival

GHILARZA. Due personaggi molto diversi ma entrambi figure altamente significative per parlare del mondo carcerario. Il primo è lo scrittore irlandese Sam Millar, ex attivista dell’Ira ed ex prigioniero politico, che ben conosce la durezza della condizione di detenuto. Il secondo è il giurista Giovanni Maria Flick, ex ministro della Giustizia, che ben conosce i principi costituzionali che devono regolare le condizioni di vita all’interno degli istituti di pena.

La seconda serata dell’International Gramsci Festival, a Ghilarza, li ha ospitati entrambi di fronte a un pubblico numeroso negli spazi della Torre Aragonese, un luogo altamente simbolico perché in passato è stato anch’esso un luogo di detenzione.

Per quanto riguarda Millar, si è capito in poche parole come la sua vita, quella vissuta, sia forse più incredibile di uno dei suoi romanzi dalle tinte noir. L’ex compagno di prigionia del celebre Bobby Sands, ha espresso grande soddisfazione per essere stato invitato a un evento dedicato a un’icona internazionale dell’antifascismo come quella di Antonio Gramsci, e ha raccontato la sua durissima esperienza di carcerato, prima come prigioniero politico, e poi come criminale negli Usa, dopo aver tentato una rapina che fu definita “Il colpo del secolo”. Quindi la svolta di scrittore di successo, autore di “On the Brinks” e “I cani di Belfast”.

Subito dopo, Flick è intervenuto alla conferenza dedicata al tema “Carcere e Costituzione”. Con parole semplici e profonde, il presidente emerito della Corte Costituzionale non ha nascosto l’amarezza per il clima con il quale si stia trattando in Italia il tema Giustizia. Le due colonne d’ercole con le quali deve essere preso in esame l’argomento sono Dignità e Speranza, ha spiegato il giurista.

All’incontro, moderato dall’avvocato Antonello Arru, sono intervenuti anche il presidente dell’Unione Regionale degli ordini forensi della Sardegna Antonello Spada, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Cagliari, Aldo Luchi, e il presidente dell’Ordine degli avvocati di Sassari, Giuseppe Conti.




Sam Millar, l’ex compagno di carcere di Bobby Sands si confessa a Ghilarza

 Lo scrittore (ex attivista dell’Ira) ha raccontato al pubblico dell’International Gramsci Festival le sue esperienze di prigioniero politico e scrittore di successo

 

Sam Millar

GHILARZA. “Mi arrestarono a 16 anni per motivi politici, fui torturato e in me si formò una rabbia antisociale. Decisi che se fossi rientrato ancora in carcere in futuro, il motivo lo avrei dato senza sconti”. All’International Gramsci Festival di Ghilarza, l’ex attivista dell’Ira, Sam Millar ha messo a nudo la sua duplice vicenda di prigioniero politico prima e di detenuto per ragioni criminali poi, quando fu arrestato negli Usa per aver commesso il “colpo del secolo”. Per poi chiarire la svolta da scrittore di successo.

Dalle risposte date a Seba Pezzani, che lo ha intervistato alla Torre Aragonese per il pubblico dell’IGF, si è capito in poche parole come la sua vita, quella vissuta, sia forse più incredibile di uno dei suoi romanzi dalle tinte noir.

Durante il Bloody Sunday, cioè quel terribile 30 gennaio 1972 che nella città di Derry fu ricordato come la domenica di sangue, l’esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili.

Sam racconta di aver visto con i suoi occhi l’assassinio di tredici innocenti irlandesi. Fu un’esperienza tremenda. Ma il momento che lo spinse a passare alla lotta armata arrivò qualche tempo dopo, quando vide assassinare ancora un altro ragazzo: “Eravamo trattati come cani in casa nostra dalle forze di occupazione. Mi accorsi che di opzioni pacifiste non ce n’erano”.

Dopo diverse vicissitudini, la realtà carceraria lo portò nei famigerati blocchi H della prigione di Long Kesh.  Tra la sua cella e quella del celebre Bobby Sands c’era solo un muro divisorio. Come tutti i suoi compagni, non sentendosi un criminale rifiutò di indossare l’uniforme carceraria e preferì restare nudo.

“Mi sentivo davvero in un campo di concentramento – ha dichiarato –.In inverno le celle non erano riscaldate e in estate le riscaldavano apposta per farci star male. Era una tortura. Un missionario proveniente da una missione a Calcutta, che credeva di essere abituato a vedere condizioni disumane, vomitò immediatamente non appena visitò una delle nostre celle”.

Il momento più drammatico e straziante arrivò quando i compagni di lotta decisero di fare lo sciopero della fame, perché chi aveva aderito sapeva che non ne sarebbe uscito vivo. Era una situazione di non ritorno, anche perché eravamo consapevoli che Margaret Thatcher non avrebbe concesso nulla: “Ogni volta che uno dei detenuti perdeva la vita, era un po’ come vedere un tuo parente che ti moriva davanti agli occhi”.

In America l’arresto avvenne per aver partecipato alla rapina di un furgone portavalori che conteneva diversi milioni di dollari. Fu considerato il colpo del secolo. L’esperienza carceraria è costata a Millar  tra i 16 e i 18 anni di galera in totale.

“Anche negli Usa le condizioni carcerarie sono durissime. Lì incominciai a scrivere per staccare con la realtà, per non impazzire. Quando ritornai in Irlanda, con il manoscritto, iniziai a credere di poter riuscire a diventare scrittore. Penso che il solo fatto di togliere la libertà sia la peggior punizione a cui una persona possa essere sottoposta. La società non trae alcun trae alcun vantaggio dalle condizioni insostenibili del carcerato, che anzi può maturare una rabbia controproducente per l’intera società”.

L’autore de “I cani di Belfast” ha espresso grande soddisfazione per essere stato invitato a un evento dedicato a un’icona internazionale dell’antifascismo come quella di Antonio Gramsci. Si è detto quindi profondamente colpito, nell’aver scoperto dell’esistenza “di un’indipendentista sardo morto per sciopero della fame, dopo essere entrato in carcere con la biografia di Bobby Sands tra le mani”. Il riferimento è chiaramente a Doddore Meloni, morto nel 2017 all’ospedale di Cagliari dopo due mesi di digiuno volontario in un istituto penitenziario. Millar ha aggiunto che farà di tutto per far conoscere questa storia ai parenti e agli amici di Bobby Sands una volta rientrato in Irlanda.




Ghilarza, riaperta la Casa Museo di Gramsci, a inaugurare l’evento il nipote Antonio jr

Parte così la prima edizione dell’International Gramsci Festival, che sta coinvolgendo tutta la cittadina del Guilcer, dai negozi che ospitano “Le parole di Gramsci” alle strade dove campeggiano gigantografie sui “Luoghi gramsciani”

Stasera alla Torre aragonese Sam Millar, Seba Pezzani e Giovanni Maria Flick

Domani Sahm Venter, Sebastiano Prino e Fabio Cavalli

 

Il direttore Paolo Piquereddu (a sinistra) e Antonio Gramsci jr alla Casa Museo

GHILARZA. La prima edizione dell’International Gramsci Festival è stata inaugurata con la riapertura della Casa Museo, dopo sette mesi di inattività. A spalancare il portone ed entrare per primo nell’edificio (fresco di ristrutturazioni) è stato Antonio Gramsci jr che, al fianco del direttore Paolo Piquereddu, ha illustrato l’originale mostra fotografica allestita al primo piano con 45 immagini della “Famiglia Schucht”.

«Una mostra su Gramsci non c’era mai stata nemmeno nell’Unione Sovietica – ha affermato il nipote del grande pensatore –. In Russia è stata predisposta per la prima volta proprio quest’anno grazie all’appoggio della fondazione Gramsci di Roma, e mi è stata data la possibilità di lavorarci tanto. Ho riesaminato l’archivio familiare e tutti i documenti, alcuni dei quali sono stati ripresi dagli archivi del Comintern, e abbiamo scannerizzato tutto. Poi lo scorso anno, quando sono venuto a Ghilarza, è nata l’idea di portarvi questo bel progetto. È una grande emozione essere tornato qui, ci venni per la prima volta negli anni settanta con mio padre, poi ho studiato la musica a Santulussurgiu. Mi sento molto legato a questo territorio».

L’opera “In punta di ago”

Alcune foto sono inedite e rarissime, come il ritratto del trisnonno Alexander Schucht nella divisa da generale. C’è anche un’immagine del castello appartenuto alla famiglia, una casata nobile russa di origini tedesche. “Nonno Antonio” nel 1923 aveva sposato Giulia, dalla quale ebbe due figli, Delio e Giuliano. Di quest’ultimo è figlio Antonio jr.

Tra i preziosi documenti è esposto il certificato di battesimo della sorella di Giulia, firmato Vladimir Ilyich Ulyanov, il nome completo di Lenin. «Quando ha fatto il prete ha battezzato una mia parente», ha scherzato Antonio di fronte al pubblico numeroso.

Mentre alcune foto sono piuttosto antiche, risalenti addirittura a metà ottocento, una delle ultime ritrae Antonio jr bambino con suo padre per un “lasciapassare congiunto”. «La nostra famiglia non ha sentito su di sé le repressioni di Stalin – ha affermato nell’illustrare la mostra – è stata risparmiata probabilmente proprio grazie agli stretti legami con Gramsci».

La mostra Global Gramsci

All’ingresso del museo è stata presentata anche l’opera “In punta di ago, un frammento di vita”, un libro realizzato dagli studenti del Liceo artistico Foiso Fois, dedicato alla vita da studente di Gramsci a Torino, mentre nei locali rinnovati dell’ex sede del PCI è stata allestita la mostra “Global Gramsci” con le illustrazioni di Agostino Iacurci, in cui l’immagine del filosofo si presenta quasi come un’icona pop a livello planetario.

In avvio della manifestazione alla Torre aragonese, il presidente della Fondazione Casa Museo, Giorgio Macciotta e il sindaco di Ghilarza Alessandro Defrassu, hanno illustrato il progetto destinato ad avere uno sviluppo ben più ambizioso, grazie al milione di euro ottenuto con la programmazione territoriale. Il concorso di progettazione che porterà alla realizzazione del polo museale sarà bandito la prossima settimana.

Intanto il festival sta coinvolgendo tutta la cittadina del Guilcer, dai negozi che ospitano “Le parole di Gramsci” alle strade dove campeggiano gigantografie in bianco e nero che raccontano “I luoghi gramsciani”.

Stasera (13 dicembre) dalle 17 tra gli ospiti più attesi del festival giungeranno lo scrittore irlandese Sam Millar con Seba Pezzani e subito dopo il presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick.

L’avvio del festival alla Torre Aragonese

Il programma di sabato (14 dicembre). Domani alle 10 la Torre Aragonese farà da teatro a una lettura comparata tra le Lettere dal carcere di Nelson Mandela e quelle di Antonio Gramsci. All’evento, patrocinato dall’Ambasciata del Sudafrica in Italia, parteciperanno Sahm Venter, curatrice del libro “Lettere dal carcere di Nelson Mandela”, e Seba Pezzani, traduttore del testo, in compagnia di Maria Luisa Righi della Fondazione Gramsci di Roma.

Alle 17 l’autore nuorese Sebastiano Prino, conosciuto come l’“ergastolano-scrittore”, racconterà il suo percorso di rieducazione per il riscatto sociale e culturale. Prino interloquirà con il sociologo Gianfranco Oppo (già garante dei diritti delle persone detenute nel carcere di Badu ‘e Carros a Nuoro) e con i giornalisti Luciano Piras e Piera Serusi.

Alle 18.30 all’Auditorium comunale di viale Antonio Carta, il regista e attore Fabio Cavalli introdurrà la visione del film-documentario “Viaggio in Italia: la Corte costituzionale nelle carceri”, presentato di recente a Venezia (2019, Rai, Clipper Media), che testimonia un’esperienza unica per i giudici della Corte costituzionale, entrati per la prima volta nella storia tra le mura del carcere per comprendere cosa sia la vita dietro le sbarre. Cavalli, che dirige il Teatro di Rebibbia, è stato ispiratore del film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire”. La manifestazione si concluderà alle 21 con un evento gastronomico a base di prodotti della tradizione locale.

 

L’IGF è organizzato dalla Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci e dal Comune di Ghilarza, con il supporto di RAS, Fondazione di Sardegna e ISRE, e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’ICOM, la FIHRM, l’Ambasciata del Sudafrica in Italia, e la collaborazione di numerosi enti, istituzioni e  associazioni.

 




Al via a Ghilarza l’International Gramsci Festival: l’inaugurazione domani alle 17 nella Torre Aragonese

Dal 12 al 14 dicembre il paese si anima coinvolgendo i luoghi simbolo attraverso conferenze, mostre e ospiti di calibro internazionale

A salutare l’apertura della Casa Museo ci sarà anche Antonio Gramsci jr

Antonio Gramsci jr con il figlio Tarquinio

GHILARZA. Prende il via domani (giovedì 12 dicembre) la prima edizione dell’International Gramsci Festival, evento che fino al 14 dicembre animerà il paese di Ghilarza accogliendo ospiti di calibro internazionale e coinvolgendo i luoghi simbolo. Persino le strade e i negozi del centro urbano saranno impreziositi da mostre e installazioni dedicate alla figura del grande intellettuale.

Ci sarà anche Antonio Gramsci jr, in arrivo direttamente dalla Russia, a salutare con una speciale raccolta fotografica la riapertura della Casa Museo in cui visse lo straordinario nonno di cui porta il nome.

L’inaugurazione del festival è prevista per le 17 alla Torre aragonese di piazza San Palmerio, con i saluti istituzionali : e gli interventi del presidente della Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci, Giorgio Macciotta, del sindaco di Ghilarza, Alessandro Marco Defrassu e delle autorità regionali. Tema guida sarà il “carcere” nelle più svariate declinazioni.

Alle 17.30 l’attenzione sarà rivolta alla cerimonia di riapertura dell’edificio museale (dopo sette mesi di ristrutturazioni), teatro di numerose iniziative culturali. Tratta in prevalenza dagli archivi delle famiglie di Delio e Giuliano Gramsci, la preziosissima raccolta documentaria “La famiglia Schucht” sui parenti russi del pensatore sardo, sarà esposta al piano inferiore della struttura fino al 22 gennaio 2020, anniversario della nascita di Gramsci. Contiene quarantacinque immagini fotografiche, in parte inedite, selezionate dal nipote Antonio jr in persona.

Al museo sarà inoltre consegnata per essere esposta fino al 29 febbraio 2020 l’opera “In punta di ago, un frammento di vita”, un libro singolare ispirato all’arte di Maria Lai, realizzato dagli studenti del Liceo artistico Foiso Fois e vincitore del concorso Home promosso dall’Istituto Piemontese Antonio Gramsci. Il libro è ricamato con disegni e parole tratte dagli scritti di Gramsci per raccontare il suo arrivo a Torino nel 1911, le difficoltà incontrate, economiche e di adattamento e le paure. Ma è allo stesso tempo un gioco di specchi che parla dei tanti studenti sardi fuori sede.

Nei locali rinnovati dell’ex sede del PCI sarà invece allestita la mostra “Global Gramsci”, composta dalle illustrazioni dell’artista Agostino Iacurci, accompagnate da testi che evidenziano la diffusione planetaria degli studi gramsciani dall’Europa fino a territori lontanissimi quali Brasile, India e Giappone.

Nella “Agorà” sarà collocata la mostra “Gramsci dietro le sbarre”, un’esposizione realizzata dall’associazione Culturale Casa Natale Antonio Gramsci di Ales per mettere insieme le migliori opere premiate nelle tre edizioni dell’omonimo concorso nazionale di pittura per detenuti.

Nelle strade del centro urbano arrivano poi i “Luoghi gramsciani”, gigantografie fotografiche in bianco e nero a cura dell’Associazione per Antonio Gramsci di Ghilarza, mentre i negozi saranno impreziositi dagli allestimenti “Le parole di Gramsci”, un’originale raccolta di oggetti legati ai suoi scritti, curata dell’associazione Onnigaza.

Dopo l’avvio di giovedì, sono tanti i personaggi di spicco che arriveranno a Ghilarza nei giorni successivi: venerdì l’autore irlandese Sam Millar e lo scrittore Seba Pezzani (alle 17), il giurista Giovanni Maria Flick (alle 18.30); sabato giungeranno Sahm Venter, curatrice del libro “Lettere dal carcere di Nelson Mandela”, Maria Luisa Righi della Fondazione Gramsci di Roma, lo scrittore-ergastolano Sebastiano Prino e l’attore e regista Fabio Cavalli.

La manifestazione è realizzata dalla Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci e dal Comune di Ghilarza, con il supporto di RAS, Fondazione di Sardegna e ISRE, e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’ICOM, la FIHRM, l’Ambasciata del Sudafrica in Italia, e la collaborazione di numerosi enti, istituzioni e  associazioni.




Festival Éntula: Andrea Pau Melis presenta “Fiume Europa” a Villaspeciosa e Elmas

“Fiume Europa” l’avventura distopica scritta da Andrea Pau Melis con Andrea Atzori

il 12 dicembre a Villaspeciosa e il 13 a Elmas

<Avevamo fatte male ad andarcene via. A tornare nel mondo. Perché con il mondo sarebbe tornato il passato e con il passato il dolore e con il dolore la paura di non riuscire a capirlo>.

Scritto a quattro mani da Andrea Pau Melis e Andrea Atzori, “Fiume Europa” (Einaudi Ragazzi) è un romanzo d’avventura ma anche un libro politico, che immaginando un futuro distopico e il viaggio di cinque ragazzi e un cane, parla dell’Europa di oggi e delle sue crisi, della voglia di respingere gli altri e di erigere muri. Un libro che lancia un messaggio quanto mai attuale in una Europa che sembra avere smarrito compattezza, incapace di trovare soluzioni ai conflitti di diversa natura.

Torna per il Festival Éntula Andrea Pau Melis (senza Andrea Atzori) e fa tappa giovedì 12 dicembre al Teatro Comunale di Villaspeciosa (ore 16), dove dialogherà con Daniele Mocci, che introdurrà l’autore pure venerdì 13 dicembre nella Biblioteca Comunale di Elmas per l’incontro dalle ore 9 riservato agli studenti.

Il romanzo– Erano in sei, sei ragazzi in un mondo stravolto. Un mondo che si è sgretolato sotto i loro occhi, quando i nazionalismi si sono inaspriti, i confini sono diventati muri. E l’Europa intera è finita. Per loro quel Convitto in Svizzera doveva essere un rifugio, ma è diventato una condanna. Quando tutti quanti, i professori e gli altri ragazzi, sono scappati, hanno promesso che qualcuno sarebbe tornato a prenderli. Ma non è tornato nessuno. Quattro lunghi anni. Hanno imparato a sopravvivere con quel che avevano e che riuscivano a procurarsi. Adesso che uno di loro è stato brutalmente ucciso, i cinque sopravvissuti sanno che è il momento di andare via. Ma dove? Un viaggio attraverso un mondo desolato, alla ricerca di una speranza. La speranza che l’Europa possa risorgere dalle proprie ceneri.

Andrea Pau Melis ingombra la Sardegna dal 1981, è sceneggiatore e autore di libri per ragazzi. È autore del fumetto Radio Punx (Chine Vaganti, 2012) e della serie di romanzi illustrati Rugby Rebels (Einaudi ragazzi, 2010), illustrati da J.C. Vinci. Nel 2013 ha creato la serie Dinoamici (DeAgostini editore), illustrata da Erika De Pieri e tradotta in Spagna, Turchia, Portogallo, Cina. Collabora con Atlantyca Entertainment (Geronimo Stilton: I Preistotopi e I Supertopi, Piemme Editore) e Book on a tree (Ricci Scout, Salani Editore, Grand Tour, Grappolo di libri). Nel 2019 ha pubblicato Nome di battaglia Magda (Solferino).

Andrea Atzori è uno scrittore e traduttore. Nato a Cagliari nell’orwelliano 1984, è cresciuto a Carbonia e ora vive in Germania, nella Foresta Nera. Laureato in Storia all’Università di Cagliari, nel 2011 ha conseguito un master in editoria a Oxford, alla Oxford Brookes University, dove ha lavorato come assistente editor per la David Fickling Books (editore di Queste oscure materie) a fianco dello stesso fondatore David Fickling. A Londra ha lavorato come assistente marketing per i marchi DK Travel e Rough Guides, in Olanda è stato co-spkipper su una nave d’epoca. Collabora come consulente editoriale con Edizioni Condaghes e come traduttore letterario dall’inglese per Book on a Tree.

Da autore ha pubblicato diversi romanzi, tra cui la saga fantasy per ragazzi Iskìda della Terra di Nurak (Condaghes), su cui il premio Oscar Anthony LaMolinara ha realizzato un teaser cinematografico.




Domani a Sant’Antioco (Sud Sardegna) quarta giornata del festival del cortometraggio Passaggi d’Autore: intrecci mediterranei

Comunicato stampa del 5 dicembre
Domani a Sant’Antioco (Sud Sardegna)
quarta giornata del festival del cortometraggio
Passaggi d’Autore: intrecci mediterranei:
alle 10 una serie di film d’animazione presentati dalla regista Beatrice Pucci,
alle 16.30 cinque corti dal Sarajevo Film Festival,
alle 18 spazio alle webserie con l’esperta di cinema e media digitali Giusy Mandalà.
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Ancora una giornata densa di appuntamenti alla quindicesima edizione di Passaggi d’Autore: intrecci mediterranei, il festival del cortometraggio in pieno svolgimento – da martedì scorso fino domenica 8 dicembre – a Sant’Antioco, (Sud Sardegna). Il ricco programma allestito dal Circolo del Cinema “Immagini” propone domani (venerdì 6) un focus sul cinema d’animazione, uno spazio dedicato a cortometraggi provenienti dal Sarajevo Film Festival e un approfondimento sulle webserie.
 
Si comincia la mattina alle 10 con la visione di una selezione di cortometraggi di Beatrice Pucci, apprezzata autrice di film d’animazione in stop motion, scultrice e disegnatrice. In visione “Le nozze di Pollicino (2018, 6′), tratto dalla fiaba popolare “Gallo Cristallo”, la fiaba ecologica contemporanea sulla tutela del suolo “Soil is Alive (2015, 8′; entrato nella “Cinquina finalista Nastri d’Argento 2016”), i video musicali “Apnea (2019, 5′) e “Ho paura (2016, 4′), “Tutto parla di te (2013, 5′), inserto animato all’interno del film omonimo di Alina Marazzi, e “Appunti per un film sulla vecchiaia di Pinocchio (2018, 4′), tratto dalla fiaba “Le avventure di Pinocchio”. A seguire la presentazione e proiezione del cortometraggio realizzato in stop motion con la tecnica della puppet animation dagli studenti e dalle studentesse della classe III C della scuola secondaria di primo grado “Antioco Mannai” di Sant’Antioco, nell’ambito del laboratorio condotto da Beatrice Pucci in collaborazione con la Cineteca di Bologna, presente all’appuntamento con Simone Fratini, della sezione didattica.
 
Alle 16.30 Passaggi d’Autore apre una finestra sul Sarajevo Film Festival, con l’intervento dei registi Sajra Subašić e Stefan Djordjevic e la visione di cinque film scelti da Asja Krsmanovic, che collabora come selezionatrice per le sezioni Competition Programmes (lungometraggi e cortometraggi), In Focus e BH Film del Sarajevo Film Festival. In apertura “Siyah güneş” (“Black Sun”, Turchia, 2019, 20′), del regista e produttore Arda Çiltepe, racconto simbolico e meditativo di un tempesta in arrivo durante un improvviso viaggio per un funerale verso un’isola lontana. “Prirodni odabir” (“Natural selection”, Bosnia Erzegovina, 2018, 10′) è invece un corto d’animazione della regista Aleta Rajič: protagonista una donna-cervo che lavora al museo come scultura vivente. Il terzo titolo della serata è “Groblje slonova” (“Elephant’s graveyard”, Croazia, 2019, 13′), di Filip Mojzeš: una madre e suo figlio in una giornata passata insieme e una serie di eventi che cambierà per sempre il loro rapporto.
 
Gomila materijala” (“Stacks of materials”, Bosnia Erzegovina, 2018, 7′) è il corto presentato dalla filmaker Sajra Subašić. Nel film la regista va alla ricerca di un’inquadratura specifica dell’abitazione dei genitori, dove non ha mai vissuto. Sajra Subašić , classe 1994, studia editing all’Accademia di arti performative di Sarajevo. Finora ha lavorato come montatrice di numerosi documentari e lungometraggi, tra cui il cortometraggio “Omarska”, che ha ricevuto un premio studentesco durante il concorso della Berlinale 2019, e in diversi video e un’ora di serie tv. Ha anche lavorato alla regia di vari cortometraggi, proiettati in numerosi festival e partecipato a seminari cinematografici e programmi di formazione in festival in tutta Europa.
 
Stefan Djordjevic presenta, invece, “Poslednja slika o ocu” (“The Last Image of Father”, Serbia, 2019, 20 minuti): Dušan e Laza viaggiano attraverso la Serbia orientale per recarsi a Belgrado. Malato terminale, Dušan deve trovare una nuova casa per suo figlio Laza, che non ha nessuno al mondo se non suo padre. Nato nel 1987 a Bor, una piccola città industriale della Serbia dell’est, Stefan Djordjevic ha studiato Facoltà di Arti Drammatiche di Belgrado. Il suo film di laurea, “A handful of stones”, è stato proiettato in molti festival cinematografici internazionali e presentato in anteprima internazionale al programma ACID del Festival di Cannes. Il suo ultimo cortometraggio, scritto e diretto, è “The last image of father” .
 
Dalle 18, in un appuntamento coordinato e presentato dall’esperta di cinema e media digitali Giusy Mandalà, spazio alle webserie con tre proiezioni: in apertura “Kanaga, di Caterina Mongiò (Italia/Turchia, 2018, 63′), docudramma tra avventura e fantasy che racconta il viaggio di Mardin alla ricerca di suo padre, un archeologo che si presume morto da trent’anni; alle 19 è la volta di “Zyara, di Denise Jabbour e Muriel Aboulrouss (Libano, 2014, 30′), la prima creazione dell’associazione per le arti umanitarie Home of Cine-Jam, una pluripremiata serie di documentari che dipinge ritratti poetici di persone; alle 21.30, infine, “Ischidados, “i risvegliati”, di Igor De Luigi e Eugenio Villani (Italia, 2019, 30′), un progetto di fiction che rielabora in chiave horror leggende, miti e costumi della tradizione sarda.
 
Sabato 7 dicembre, penultima giornata del festival, arriva a Sant’Antioco l’ospite più atteso di questa edizione numero quindici di Passaggi d’Autore: Daniele Luchetti. Il regista romano è atteso da una masterclass in mattinata, alle 10.30; poi, in serata, alle 21.30, da un incontro collegato alla proiezione del suo primo lungometraggio, “Domani accadrà”, del 1988 (97′), col quale ha vinto il David di Donatello come miglior film esordiente e ricevuto la menzione Caméra d’or al Festival di Cannes.
 
Nel pomeriggio, intanto, Passaggi d’Autore proporrà a partire dalle 16.30 una selezione di film brevi in arrivo dal Festival du Court Métrage de Clermont-Ferrand, in Francia: “All inclusive (Svizzera, 2018, 10′), di Corina Schwingruber Ilic; “Pigua (“Terror”, Israele, 2018, 17′), di Yonatan Shehoah; “Biciklisti (Croazia, 2018, 7′), di Veljko Popović; “Bon Voyage (Svizzera, 2016, 23′), di Marc Wilkins; “Nefta Football Club (Francia/Tunisia, 2018, 17′), di Yves Piat; “Le chant d’Ahmed, di Foued Mansour (Francia, 2018, 30′). Presenti alle proiezioni il regista Foued Mansour e Roger Gonin, membro del comitato di selezione internazionale del festival.
 
Dalle 18.30, spazio al terzo blocco di filmati della sezione centrale di Passaggi d’Autore, quella all’insegna di Intrecci Mediterranei: L’heure de l’ours” (2019, 14′), un cortometraggio di animazione della francese Agnès Patron“Il nostro concerto” (2019, 15′; candidato agli ultimi David di Donatello per il miglior cortometraggio italiano), del sardo Francesco Piras; altro film italiano, “Walter Treppiedi” (2019, 15′), diretto da Elena Bouryk  (che sarà presente alla proiezione);“Cerdita” (2018, 14′), della spagnola Carlota Pereda.
 
La quindicesima edizione del festival Passaggi d’Autore: intrecci mediterranei è organizzata con il contributo del MIBACT – Direzione Generale Cinema, della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Sant’Antioco e della Fondazione di Sardegna, e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna, dell’Unicef-Italia e del Touring Club Italiano”.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.
Per aggiornamenti e altre informazioni: www.passaggidautore.it – www.facebook.com/passaggidautore.

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Circolo del Cinema Immagini (F.I.C.C.), Sant’Antioco
Corso V. Emanuele 142 – Sant’Antioco (Sud Sardegna)
tel. 328 95 76 482 / 347 92 99 167 • E-mail: [email protected]
www.passaggidautore.it
 
Ufficio stampa
RICCARDO SGUALDINI • cell.: 347 83 29 583 • E-mail: [email protected]
MARIA CARROZZA • cell.: 346 30 47 620 • E-mail: [email protected]
 
Cartella stampa (schede, foto, etc.)

 


Programma


  • Martedì 3 dicembre

Ore 17:00, Apertura del Festival
Ore 17:30, Intrecci Mediterranei

  1. Mano a mano, Louise Courvoisier, Francia, 2018, 23′
  2. All come from dust, Younes Ben Slimane, Tunisia, 2019, 9′
  3. Oslo, Shady Srour, Israele, 2019, 15′
  4. Abbassa l’Italia (The cracker effect), Alfredo Fiorillo, Giuseppe Cacace, Italia, 2019, 15′
  5. Frontiera, Alessandro Di Gregorio, Italia, 2018, 14′
  6. The van, Erenik Beqiri, Albania/Francia, 2019, 15′
  7. I Claustrofili, Sirio Sechi, Italia, 2019, 25′
  8. Rosso: la vera storia falsa del pescatore Clemente, Antonio Messana, Francia, 2018, 28′

Saranno presenti i registi Erenik Beqiri, Sirio Sechi, Younes Ben Slimane, la produttrice e sceneggiatrice Angela Prudenzi e Claudio De Pasqualis

  • Mercoledì 4 dicembre

Ore 10:30, CortoAmbiente

  • Antropocene – L’epoca umana, Jennifer Baichwal, Edward Burtynsky, Nicholas de Pencier, Canada, 2018, 87′

Proiezione riservata agli studenti dell’istituto IPIA “E. Loi” e al Liceo “E. Lussu” di Sant’Antioco. Al termine, incontro con Renata Corona (UNICEF Italia), Carlo Milia (CEAS Isola di Sant’Antioco) e il meteorologo Matteo Tidili

Ore 16:30, Intrecci Mediterranei

  1. Zapatos de tacon cubano, Julio Mas Alcaraz, Spagna, 2018, 17′
  2. Barê Giran (The heavy burden), Yilmaz Özdil, Turchia, 2019, 14′
  3. Refuge, Federico Spiazzi, Grecia, 2018, 10′
  4. Turning ten, Jaylan Auf, Egitto, 2019, 12′
  5. Sad Park, Andrea Murgia, Italia, 2019, 3′
  6. Joy, Riccardo Cara, Italia, 2019, 3′
  7. The silence of the dying fish, Vasilis Kekatos, 2018, 20′

Saranno presenti i registi Federico Spiazzi, Andrea Murgia e Riccardo Cara

Ore 18:30, Music Video d’Autore. La videomusica del Mediterraneo.
Selezione di videoclip musicali dei Paesi del Mediterraneo a cura di Bruno Di Marino, teorico dei media e studioso di sperimentazione audiovisiva. Focus sui videoclip della regista Alessandra Pescetta

  • Giovedì 5 dicembre

Ore 17:00, Focus: Portogallo

  1. Cinema, Rodrigo Areias, 2014, 10′
  2. A Brief history of princess X, Gabriel Abrantes, 2016, 7′
  3. Gambozinos (Wild haggis), João Nicolau, 2013, 19′
  4. Viagem a Cabo Verde, José Miguel Ribeiro, 2010, 17′
  5. Russa, João Salaviza, Ricardo Alves Jr., 2018, 20′
  6. Tio Tomás, a contabilidade dos dias, Regina Pessoa, 2019, 13′
  7. Cidade pequena (Small Town), Diogo Costa Amarante, 2016, 19′
  8. Entre sombras (Between the shadows), Alice Guimarães, Mónica Santos, 2018, 14′
  9. Cães que ladram aos pássaros (Dogs barking at birds), Leonor Teles, 2019, 21′

Saranno presenti i registi Diogo Costa Amarante, Regina Pessoa e Mónica Santos

Ore 21:30, (Re)cantos da Alma – L’anima della musica portoghese
Davide Zaccaria (violoncello), André Dias (chitarra portoghese), Maria Anadon (voce).
Aula Consiliare Comunale di Sant’Antioco

  • Venerdì 6 dicembre

Ore 10:00, La magia dell’animazione. Il mondo di Beatrice Pucci

  1. Le nozze di Pollicino (2018, 6′)
  2. Soil is Alive (2015, 8′)
  3. Apnea (2019, 5′)
  4. Ho paura (2018, 4′)
  5. Tutto parla di te (2013, 5′)
  6. Appunti per un film sulla vecchiaia di Pinocchio (2018, 4′)

Parteciperanno la regista Beatrice Pucci e Simone Fratini (Cineteca di Bologna). Seguirà la presentazione e proiezione del cortometraggio realizzato dagli studenti e dalle studentesse della classe III C della scuola “A. Mannai” di Sant’Antioco, nell’ambito del laboratorio “Puppet Animation

Ore 16:30, Sarajevo Film Festival
Selezione di cortometraggi dal Sarajevo Film Festival 2019

  1. Siyah güneş (Black Sun), Arda Çiltepe, Turchia, 2019, 20′
  2. Prirodni odabir (Natural selection), Aleta Rajič, Bosnia Erzegovina, 2018, 10′
  3. Groblje slonova (Elephant’s graveyard), Filip Mojzeš, Croazia, 2019, 13′
  4. Gomila materijala (Stack of material), Sajra Subašić, Bosnia Erzegovina, 2018, 7′
  5. Poslednja slika o ocu (The Last Image of Father), Stefan Djordjevic, Serbia, 2019, 20′

Saranno presenti i registi Sajra Subašić e Stefan Djordjevic

Webseries e territorio: interazioni tra luoghi e memorie
Ore 18:00, Kanaga, Caterina Mongiò, Italia/Turchia, 2018, 63′
Ore 19:00, Zyara, Denise Jabbour, Muriel Aboul Rouss, Libano, 2014, 30′
Ore 21:30, Ischidados, Igor De Luigi, Eugenio Villani, Italia, 2019, 30′
La serata è coordinata e presentata da Giusy Mandalà, cofondatrice del progetto “EmergingSeries” sui media digitali. Saranno presenti i registi Igor De Luigi, Denise Jabbour, Muriel Aboul Rouss, Caterina Mongiò, l’attore Mehmet Guensuer e la produttrice Cristina Trio

  • Sabato 7 dicembre

Ore 10:30, Master Class con Daniele Luchetti
Il pubblico potrà incontrare il regista ed approfondire i temi che ne hanno caratterizzato la filmografia e la sua carriera

Ore 16:30, Festival du Court Métrage de Clermont-Ferrand
Selezione di cortometraggi dal Festival du Court Métrage de Clermont-Ferrand 2019

  1. All inclusive, Corina Schwingruber Ilic, Svizzera, 2018, 10′
  2. Pigua (Terror), Yonatan Shehoah, Israele, 2018, 17′
  3. Biciklisti, Veljko Popović, Croazia, 2018, 7′
  4. Bon Voyage, Marc Wilkins, Svizzera, 2016, 23′
  5. Nefta Football Club, Yves Piat, Francia/Tunisia, 2018, 17′
  6. Le chant d’Ahmed, Foued Mansour, Francia, 2018, 30′

Saranno presenti il regista Foued Mansour e Roger Gonin, membro del comitato di selezione internazionale del festival

Ore 18:30, Intrecci Mediterranei

  1. L’heure de l’ours, Agnès Patron, Francia, 2019, 14′
  2. Il nostro concerto, Francesco Piras, Italia, 2019, 15′
  3. Walter Treppiedi, Elena Bouryka, Italia, 2019, 15′
  4. Cerdita, Carlota Pereda, Spagna, 2018, 14′

Sarà presente la regista Elena Bouryka

Ore 21:30, Incontro con Daniele Luchetti
Proiezione del film d’esordio:

  • Domani accadrà, Daniele Luchetti, Italia, 1988, 97′

Sarà presente il regista Daniele Luchetti

  • Domenica 8 dicembre

Ore 10:30, Incontro col direttore della fotografia Vladan Radović. Saranno presentate al pubblico le foto realizzate nel corso del workshop “Luce Isolata” in collaborazione con il Circolo Fotografico F/7.1.

Ore 16:30, Sound and Images – La musica applicata alle immagini
Incontro con Emanuele Contis e Flavio Ibba. Presentazione della clip sonorizzata nell’ambito del laboratorio “Sound and Images”

Ore 17:30, Intrecci Mediterranei

  1. Parparim, Yona Rozenkier, Israele, 2019, 8′
  2. Sinirda (At the border), Aysegul Sahinbozkir, Turchia, 2018, 13′
  3. Mémorable, Bruno Collet, Francia, 2019, 12′
  4. Bab Sebta, Randa Maroufi, Marocco, 2019, 20′
  5. Insane love, Eitan Pitigliani, Italia, 2018, 20′
  6. Timoura, Azedine Kasri, Algeria/Francia, 2019, 26′
  7. Background, Toni Bestard, Spagna, 2018, 15′

Saranno presenti i registi Randa Maroufi, Eitan Pitigliani e Azedine Kasri

Ore 22:00, Intrecci musicali
Mediterranean Ensemble
Grande Festa di chiusura del Festival con la band internazionale MEDITERRANEAN ENSEMBLE. Davide Zaccaria (violoncello), André Dias (chitarra portoghese), Maria Anadon (voce), Stefania Secci (voce), Emanuele Contis (sax), Andrea Granitzio (pianoforte), Tancredi Emmi (contrabbasso), Daniele Russo (batteria), Mauro Sigura (oud). Direzione artistica di Emanuele Contis. Sala presso Da Achille, via Nazionale 82 – Sant’Antioco.