Variante al PAI – Piano di assetto idrogeologico

La proposta del Comune è stata approvata. Si apre alle osservazioni dei cittadini

Arzachena (SS), 15 marzo 2024.  La variante al PAI – Piano di assetto idrogeologico adottata nel 2022 dal consiglio comunale di Arzachena è stata approvata dalla Regione Sardegna e pubblicata ieri sul bollettino ufficiale a seguito delle verifiche effettuate nel 2023 dall’Adis – Autorità di Bacino. Si apre ora la fase delle osservazioni da parte dei cittadini, che potranno inviare le proposte tecniche di modifica agli elaborati entro il 15 aprile 2024. 

“Il PAI è uno strumento propedeutico al PUC e l’approvazione della sua variante costituisce un tassello fondamentale per arrivare alla definizione del documento di pianificazione territoriale generale di Arzachena – spiega l’assessore all’Urbanistica, Alessandro Malu -. Questo passaggio tecnico di apertura alle osservazioni dei cittadini è basilare per mettere a punto uno strumento veramente calato nella realtà del territorio. Le proposte che riceveremo verranno analizzate e, se ritenute congrue, serviranno a puntualizzare ancor più in dettaglio il lavoro svolto dai tecnici specializzati che hanno redatto il piano. L’obiettivo è quello di circoscrivere le zone di potenziale pericolo in termini di rischio idrogeologico e, allo stesso tempo, con il PAI avremo certezze su quali interventi edilizi potranno essere ammessi e quali rigettati, garantendo sicurezza e un più efficace governo del territorio”.

Scaduti i termini di presentazione delle osservazioni all’Ufficio Protocollo del Comune di Arzachena, verrà avviata la verifica delle proposte per l’eventuale integrazione del PAI comunale affinché l’Adis possa procedere con la validazione definitiva. Gli elaborati e i dettagli sono disponibili nella home page del sito www.comunearzachena.it




Rischio idrogeologico al Fosso della Noce, incontro tecnico chiarificatore per il superiore interesse pubblico

Stamane, a seguito della lettera aperta inviata da alcuni docenti dell’Università e da ricercatori del Cnr sugli interventi per liberare dal massimo rischio idrogeologico tutto l’asse del Fosso della Noce, si è svolto il programmato incontro tra i docenti e i ricercatori, la struttura tecnica dell’Amministrazione e il progettista incaricato, al fine di confrontare le possibili soluzioni progettuali. L’incontro era stato proposto dal sindaco Nanni Campus affinché, nel superiore interesse pubblico che muove l’attività del Comune, fossero valutati eventuali risultati portati dai ricercatori, basati su studi che evidenziassero errori e pericoli sugli interventi messi a bando finalizzati alla mitigazione del rischio idraulico.
All’incontro hanno partecipato Pierpaolo Duce e Simone Mereu per il CNR – Istituto di Bioeconomia; Pier Paolo Roggero e Maria Rosaria Filigheddu, docenti rispettivamente di Agronomia e Paesaggi rurali dell’Università di Sassari, il dirigente del Settore Infrastrutture Fabio Spurio e Ivano Mulas, responsabile unico del procedimento, Fabio Cambula e Muscas, componenti del gruppo incaricato della progettazione di fattibilità tecnico ed economica dell’intervento.
Il dirigente del Comune Spurio ha rimarcato, anzitutto, il valore tecnico dell’incontro e spiegato in che momento del procedimento ci si trovasse. Ha specificato come, in tutte le varie fasi, siano state pedissequamente osservate le disposizioni di legge, comprese quelle stringenti dettate dal Pnrr, proprio in tema di sostenibilità ambientale dell’opera.
In un’ottica di fattiva e reale collaborazione, per il meglio della collettività, ha invitato i firmatari della lettera a fornire le basi tecnico-scientifiche su cui si fondavano le fortissime affermazioni rese, anche a mezzo stampa, rispetto a presunti errori progettuali riscontrati negli elaborati allegati al bando di gara.
Ha infatti ricordato che, secondo quanto letteralmente riportato nella lettera aperta del 25 gennaio, inviata contestualmente al sindaco di Sassari e ai giornali, «la portata di piena appare sovrastimata, così come appare sottostimata la permeabilità del suolo» e, in generale, «L’intervento appare sproprozionato rispetto all’effettiva dimensione del problema idrauilico». Il dirigente Fabio Spurio ha sottolineato come se ciò corrispondesse al vero non ci sarebbero altre strade se non quella di revocare il bando.
I ricercatori e docenti intervenuti hanno però subito chiarito che il loro intento non era affatto quello di contrapporsi al progettista, elaborando soluzioni progettuali alternative, e che le loro perplessità non scaturivano certamente da calcoli o modellazioni idrauiliche appositamente elaborate. Hanno evidenziato, infatti, che il loro intento, vista l’importanza dell’opera, era solo quello di mettersi a disposizione per fornire un fattivo contributo all’Amministrazione, anche in forma gratuita.
Il progettista Fabio Cambula, uno dei massimi esperti dell’isola in progettazione idraulica, ha colto l’occasione per illustrare il progetto e le modalità tecniche con cui è stato redatto. In particolare, si è soffermato sulle scelte progettuali assunte, precisando che i dimensionamenti dei canali, per quanto possano apparire importanti, sono quelli minimi dettati dalla necessità di rispettare le norme tecniche vigenti a livello nazionale e regionale. Ha poi evidenziato la valenza naturalistica del progetto richiamando, tra gli altri, gli elaborati progettuali relativi alle opere nelle quali si registra l’ingombro massimo, pari a sette metri, specificando che per esse non è previsto un solo metro cubo di calcestruzzo. Il canale in cemento armato, avente peraltro un ingombro decisamente inferiore, è stato infatti previsto solo in corrispondenza dei parcheggi laddove si è reso necessario garantire il mantenimento della fruibilità degli stessi. Anche gli attraversamenti dei rilevati di viale Trento e viale Trieste, di diametro pari a 2,5 metri, sono progettati col medesimo criterio, mediante l’uso di una tecnica a basso impatto ambientale, chiamata “microtunneling”.
Rispetto al contributo che l’Università di Sassari può fornire, infine, i tecnici dell’Amministrazione hanno portato quale concreto esempio quello dell’Università di Cagliari che, da anni, è impegnata affinché la Regione possa recepire nell’ambito del PAI alcune nuove modalità di calcolo idraulico innovative.
All’esito dell’incontro, quindi, nessuna soluzione progettuale alternativa e nessuna variazione rispetto a quanto programmato. Si attendono a fine mese le offerte dei partecipanti alla gara di appalto per individuare quella economicamente più vantaggiosa.




Sardegna, il viceministro Gava: “In arrivo 19 milioni di euro contro il dissesto idrogeologico”

“Quasi 19 milioni di euro alla Sardegna contro il dissesto idrogeologico. Anche qui interveniamo robustamente per la messa in sicurezza dei territori che necessitano di azioni rapide”. Lo annuncia il viceministro all’Ambiente e Sicurezza energetica Vannia Gava. Il decreto ministeriale sarà firmato nelle prossime ore. 18.981.000 euro la dote finanziaria complessiva assegnata alla regione per ben cinque interventi di mitigazione del rischio idrogeologico valutati “urgenti e prioritari”. Più dettagliatamente, le opere riguarderanno le province di Nuoro, Sassari e Sud Sardegna. “Abbiamo chiara la mappa delle fragilità del nostro Paese – dichiara il viceministro – ed è nostro dovere agire con la massima celerità a protezione di questa meravigliosa regione e delle nostre comunità”. L’attuazione del cronoprogramma è ora affidata al Presidente della Regione, in qualità di Commissario di Governo per il contrasto del dissesto idrogeologico.
Roma, 9 febbraio 2023




CONFARTIGIANATO SARDEGNA–C.STAMPA–25-03-19–DISSESTO IDROGEOLOGICO–In Sardegna oltre 2.300 chilometri quadrati di territorio a rischio frane e alluvioni

DISSESTO IDROGEOLOGICO – In Sardegna oltre 2.300 chilometri quadrati
di territorio a rischio frane e alluvioni. Calano i fondi dello Stato
per prevenzione, messa in sicurezza e ripristino. Matzutzi (Presidente
Confartigianato): “Isola troppo vulnerabile: necessari stanziamenti
per difendere popolazione, imprese e infrastrutture”.

Ben 2.343 chilometri quadrati di territorio sardo devono fare i conti
con frane e alluvioni. Il 9,7% della superficie della Sardegna,
quindi, è a elevato rischio frana e/o media pericolosità idraulica.
Tale situazione comporta come 338 Comuni dell’Isola, l’89,7% dei 377
totali, nei loro territori abbiano aree caratterizzate da un’elevata o
molto elevata pericolosità da frana o da una media pericolosità
idraulica. In queste aree, di conseguenza sono a rischio 138.179
abitanti, 58.228 edifici, 10.701 attività produttive, 28.674 addetti e
684 beni culturali.

I numeri emergono dall’ultimo rapporto dell’Ispra sul Dissesto
idrogeologico in Italia (dati 2017), elaborati dall’Ufficio studi
Confartigianato Sardegna, in base al quale, pochissimi Comuni isolani
possono ritenersi al sicuro dalle conseguenze degli eventi naturali.

“Dopo le tragedie in termini di vite umane, e dopo i disastri che
hanno colpito infrastrutture ed edifici, soprattutto nell’ultimo
decennio – commenta Antonio Matzutzi, Presidente di Confartigianato
Imprese Sardegna – ogni anno nella nostra regione torna d’attualità il
tema della lotta contro il dissesto idrogeologico”.

Entrando nello specifico dei dati della Sardegna, per ciò che riguarda
la pericolosità delle frane, secondo i 4 gradi di pericolosità (dal
più basso al più elevato), le aree a rischio coprono una superficie di
5.411 chilometri quadrati, circa il 22,5% dell’intero territorio. Di
questi, 1.498 chilometri quadrati sono a rischio elevato e molto
elevato. Per ciò che riguarda la pericolosità idraulica l’area a medio
rischio corrisponde a una superficie di 857 chilometri quadrati, il
3,6% dell’intero territorio regionale.

Gli altri indicatori presi in considerazione dall’analisi dicono come
la Sardegna conti 12.250 edifici esposti a pericolo elevato e molto
elevato di frane (il 2,0% del totale) e 41.978 edifici minacciati da
rischio alluvione di grado medio (il 6,9%).

Si contano poi 1.346 imprese a rischio frane (l’1,1%), ben 9.355
quelle a rischio idraulico di media intensità (l’8,0%). Infine, per
ciò che riguarda i beni culturali, quelli minacciati dal rischio frane
elevato e molto elevato sono il 5,7% (292). Sono ben 392, invece,
quelli esposti a un medio rischio idraulico (il 7,7% del totale)

“Sulla base di questo rapporto – continua Matzutzi – sarebbe opportuno
realizzare e gestire la manutenzione delle opere pubbliche necessarie
per difendere famiglie, imprese e patrimonio culturale da frane e
alluvioni”. “Purtroppo, però, s’investe sempre meno in prevenzione,
messa in sicurezza e ripristino – sottolinea il Presidente – nel corso
degli ultimi anni, infatti, l’economia italiana ha registrato una
caduta degli stanziamenti pubblici, situazione che rende il territorio
più vulnerabile alle conseguenze dei cambiamenti climatici come ogni
volta, purtroppo, viene evidenziato dopo gli effetti disastrosi delle
ondate di maltempo”.

La conferma arriva da una recente analisi di Confartigianato sulla
spesa nazionale per investimenti contro il dissesto. Questa è passata
da 49,9 miliardi di euro del 2010 (valutata in media triennale) a 35,4
miliardi di euro del 2017, con una riduzione del 14,5 miliardi, pari
al -29,1%. Nel confronto internazionale è ultima in UE per peso degli
investimenti pubblici sul PIL.

Una soluzione auspicabile, come messo in evidenza dall’Associazione
Artigiana, sarebbe quella del rafforzamento dei maggiori investimenti
pubblici pari allo 0,2% del PIL nel 2019 e allo 0,3% nel 2020 e 2021
previsti dal disegno di legge di bilancio 2019, correggendo quindi lo
sbilanciamento sulla maggiore spesa corrente. Un’analisi dei dati
Eurostat evidenzia come le perdite economiche per disastri naturali
siano ingenti e tra il 1980 e il 2016 in Italia valgano 1.072 euro pro
capite, il 25,8% in più della media UE di 852 euro.

Senza contare che proprio da quella Ue per molti considerata
“matrigna”, secondo i dati del ministero per la Coesione, si sarebbero
dovuti utilizzare 1,6 miliardi di euro, in 14 anni, nell’ambito dei
programmi Fesr 2007-2013 e 2014-2020, ma l’Italia ne ha spesi appena
il 20%. Stiamo parlando di circa 700 interventi presentati dalle
regioni italiane per la messa in sicurezza del territorio di cui
conclusi appena 333, meno della metà, per un ammontare di pagamenti
ricevuti che si aggira sui 320 milioni di euro.

“Dimostriamo ancora una volta di essere incapaci a spendere – conclude
Matzutzi – se si guarda alle risorse stanziate nel vecchio Fesr e a
quelle programmate fino al 2020, l’Italia ha a disposizione entro
quella data 1,6 miliardi di fondi europei e in sostanza, siamo a poco
meno del 20% del loro utilizzo. Fondi che dovrebbe interessarci, a
maggiori ragione, visto lo stato dei nostri conti pubblici e la
possibilità di richiesta a Bruxelles di non considerare queste spese
nel calcolo del deficit”.

Per Confartigianato Sardegna, quindi, risultano fondamentali non solo
efficaci sistemi di allertamento ma anche e soprattutto una corretta
pianificazione territoriale, interventi strutturali, manutenzione e
buone pratiche anche in campo agricolo e forestale, fondamentali per
la mitigazione del rischio idrogeologico, in un’ottica di salvaguardia
della sicurezza delle persone e delle realtà produttive. Anche su
questi argomenti, l’Associazione Artigiana alla prossima Giunta
Regionale, e al prossimo Consiglio, presenterà numerose proposte.