Decadenza di Alessandra Todde: una crisi politica e legale per la Sardegna

La presidente della Regione Sardegna al centro di una controversia per presunte irregolarità elettorali. Le contestazioni rischiano di provocare un ritorno anticipato alle urne.

Alessandra Todde, presidente della Regione Sardegna, è stata dichiarata decaduta dal collegio di garanzia elettorale per presunte violazioni nella gestione delle spese elettorali. Contestazioni multiple, dalla mancata nomina di un mandatario unico all’assenza di documentazione finanziaria completa, alimentano il dibattito politico e giuridico. Todde, sostenuta dalla sua maggioranza, ribadisce fiducia nella magistratura e nel suo ruolo.

Il caso Todde: una vicenda complessa

La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, è al centro di una bufera legale e politica. Il collegio di garanzia elettorale ha evidenziato irregolarità nella gestione delle sue spese elettorali, portando alla sua dichiarazione di decadenza. Todde, tuttavia, insiste sulla legittimità del suo mandato e ha dichiarato: «Ho il supporto della mia forza politica e di tutte le forze della maggioranza».


Le contestazioni principali

Le critiche mosse dal collegio di garanzia elettorale si articolano su sette punti principali:

  1. Ambiguità nei rendiconti: Non è chiaro se le spese dichiarate siano esclusivamente della candidata o della campagna generale del Movimento 5 Stelle.
  2. Mancata nomina di un mandatario unico: Un obbligo legale non rispettato.
  3. Assenza di un conto corrente dedicato: Necessario per la tracciabilità dei fondi.
  4. Rendiconto non sottoscritto dal mandatario: Compromettendo la validità delle dichiarazioni.
  5. Mancanza di un estratto conto ufficiale: Al suo posto, solo una “lista movimenti” di un conto non intestato direttamente alla candidata.
  6. Opacità nei finanziamenti: Mancano i nominativi di chi ha erogato alcune donazioni significative.
  7. Donazioni PayPal non tracciate: Non è chiaro su quale conto siano confluiti.

In aggiunta, è stata rilevata l’omissione di una fattura di 153 euro per spese legate alla sede elettorale.


Le ripercussioni legali e politiche

L’ordinanza-ingiunzione è stata trasmessa al presidente del consiglio regionale e alla Procura della Repubblica, aprendo la strada a una possibile decadenza formale della Todde. Fonti interne suggeriscono che la crisi potrebbe portare al ritorno alle urne entro un anno.

Questa prospettiva preoccupa sia il Movimento 5 Stelle sia il Partito Democratico. Per i Cinque Stelle, una prematura fine del governo sardo rappresenterebbe un colpo all’immagine del “nuovo corso” guidato da Giuseppe Conte. Tra i dem, la notizia è stata definita inaspettata e ha già interrotto le normali attività politiche.

Nel frattempo, il centrodestra si prepara per un’eventuale campagna elettorale, sfruttando la complessità del caso per avanzare le proprie posizioni.


La risposta di Alessandra Todde

Todde, durante una conferenza stampa, ha confermato la sua determinazione a proseguire nel mandato: «Ho piena fiducia nella magistratura e continuerò a lavorare per i sardi fino a quando non ci saranno atti definitivi». Ha sottolineato che il provvedimento non è immediatamente esecutivo e ha aggiunto: «Siamo stati eletti per servire i cittadini e lo faremo con motivazione e impegno».


Uno scenario incerto

La vicenda di Alessandra Todde non solo agita il panorama politico sardo ma pone interrogativi più ampi sulla trasparenza e sulla gestione delle campagne elettorali. Mentre la presidente difende il suo operato, l’opposizione e gli osservatori si preparano a un anno cruciale per il futuro della Sardegna. Il casndidato del centro destra potrebbe essere Pietro Pittalis il quale ha tutte le “carte in regola“.




Alghero: Niente numero legale: per l’ennesima volta salta il consiglio. 

Niente numero legale: per l’ennesima volta salta il consiglio. 

Presenti in aula solo i consiglieri di opposizione, mentre dei gruppi di maggioranza risulta presente solo l’UDC e così il consiglio va deserto. 

Anche il sindaco, che prima aveva chiamato a raccolta tutti i suoi consiglieri per il consiglio di stasera, vista la mala parata, non si fa neppure vedere dalle parti del teatro civico dove si sarebbe dovuto tenere il consiglio. 

Va in scena allora la solita figuraccia, in replica da troppo tempo, e a cui Conoci, oramai imbullonato alla sua poltrona, non si vuole decidere a mettere fine.

Per Alghero, Futuro Comune, Sinistra in Comune, PD e M5stelle




Alghero, saltano tre commissioni consiliari per mancanza numero legale. Assente anche il partito del Sindaco.

Oggi, 23 gennaio, saltano non una ma addirittura tre commissioni consiliari per mancanza numero legale a causa delle assenze dei commissari di maggioranza. La I, la IV e la V commissione erano, infatti, convocate in forma congiunta per approvare il regolamento sul garante dei detenuti.  Le assenze dei commissari di maggioranza non hanno però permesso che le commissioni si tenessero: nessuna di esse aveva i numeri.La contemporanea assenza di componenti dei gruppi di fratelli d’Italia, di Noi con Alghero e, cosa ancor più incredibile, dello stesso gruppo del Sindaco (PsdAz-Lega) ha così fatto saltare i lavori e ha rappresentato ancora una volta in modo plastico il fatto che i mal di pancia diffusi tra i componenti della maggioranza stanno impedendo il normale svolgimento dell’attività del consiglio e delle commissioni. Come consiglieri di opposizione ci scusiamo pubblicamente con gli ospiti che erano stati invitati a partecipare ai lavori, ma crediamo sia evidente a tutti che non è più possibile per noi fare da “foglia di fico” alla maggioranza e pertanto non potevamo per l’ennesima volta coprire col nostro senso di responsabilità la superficialità dei commissari della destra algherese. Il sindaco piuttosto non può continuare a tenere la testa sotto la sabbia, se non è in grado di risolvere i bisticci all’interno della sua maggioranza ne prenda atto e rassegni le dimissioni, tanto ad Alghero praticamente nessuno se ne accorgerà; tra un sindaco fantasma e nessun sindaco non cambia molto. 

Per Alghero, Futuro Comune, Sinistra in Comune, PD e M5stelle




SILIGO: AVEVA DICHIARATO CHE ERA CANNABIS LEGALE, VIENE ARRESTATO A SEGUITO DELLE ANALISI SULLE PIANTE.

I CARABINIERI DELLA STAZIONE DI SILIGO HANNO TRATTO IN ARRESTO, IN ESECUZIONE DELLA MISURA CAUTELARE DEGLI ARRESTI DOMICILIARI DISPOSTI DAL GIP DEL TRIBUNALE DI SASSARI, UN ALLEVATORE DI QUEL COMUNE PER UNA PIANTAGIONE CHE ERA STATA INDIVIDUATA E SEQUESTRATA NEI PRESSI DELLA SUA AZIENDA AGRICOLA DAI MILITARI. LA PIANTAGIONE CONTAVA PIÙ DI 3600 PIANTE E GLI ACCERTAMENTI ESPERITI SUL POSTO GIÀ AD AGOSTO ANCHE CON L’AUSILIO DI PERSONALE DEL NIPAAF – CARABINIERI FORESTALI AVEVA GIÀ POSTO IN EVIDENZA TUTTA UNA SERIE DI ANOMALIE RELATIVE ALL’ELEVATO LIVELLO DI THC. LE SUCCESSIVE INDAGINI SVOLTE, ANCHE CON L’AUSILIO DEL NUCLEO OPERATIVO E RADIOMOBILE DELLA COMPAGNIA DI BONORVA, HANNO MESSO IN EVIDENZA LA NATURA ILLEGALE DELLA PIANTAGIONE E LA RICONDUCIBILITÀ DELLA STESSA ALL’ARRESTATO CHE, NEL FRATTEMPO, AVEVA TENTATO DI SVIARE LE INDAGINI RIFERENDO CIRCA LA NATURA LIGHT DELLE PIANTE. I SUCCESSIVI ESAMI DI LABORATORIO HANNO RILEVATO UN THC MEDIO DELL’8%, PER UN PESO COMPLESSIVO DI OLTRE 250KG DI SOSTANZA STUPEFACENTE. NEL CORSO DELLE OPERAZIONI DI SOTTOPOSIZIONE ALLA MISURA CAUTELARE È STATA EFFETTUATA UNA PERQUISIZIONE DOMICILIARE NEL CORSO DELLA QUALI I CARABINIERI HANNO RINVENUTO DEL MUNIZIONAMENTO DI VARIO CALIBRO, DETENUTO ILLEGALMENTE UNITAMENTE A 5 GRAMMI DI MARIJUANA GIÀ CONFEZIONATA. L’OPERAZIONE SI INSERISCE NELLE AMPIE ATTIVITÀ DI CONTRASTO ESEGUITE DAI MILITARI DELL’ARMA VERSO LE PIANTAGIONI ILLEGALI DI CANNABIS INDICA, PRATICA MOLTO DIFFUSA NELL’AREA RURALE E CHE SPESSO VIENE MASCHERATA CON APPARENTI PIANTAGIONI LIGHT.