Maria Pia, cinquant’anni di rugby e una ferita ancora aperta: la battaglia per il campo diventa un caso politico

Dalla bonifica realizzata dai pionieri negli anni Settanta alla nascita di una seconda società, fino al ricorso al Tar e al nuovo avviso del Comune. Aldo Basile, tra i fondatori del rugby algherese, ricostruisce la vicenda e denuncia esclusioni, silenzi e presunte irregolarità. Accuse che attendono risposte e riscontri documentali.

Alghero, 5 Agosto 2026

di Fausto Farinelli

Non è soltanto una disputa per l’utilizzo di un impianto sportivo. La battaglia sul campo da rugby di Maria Pia racchiude cinquant’anni di storia algherese, rapporti personali deteriorati, scelte amministrative contestate e una domanda che ormai non può più essere elusa: secondo quali regole viene utilizzato e gestito un bene appartenente alla collettività?

Il tema è tornato prepotentemente d’attualità dopo la pubblicazione, il 31 luglio 2026, dell’avviso attraverso il quale il Comune di Alghero intende ricevere proposte per la futura gestione dell’impianto. La scadenza per la presentazione delle istanze è stata fissata al 24 settembre. Nel documento pubblico, l’Amministrazione parla della necessità di un «riordino complessivo, strutturale e dell’impiantistica» e precisa che il campo è attualmente affidato in via provvisoria per la conduzione tecnica e funzionale.

Dietro il linguaggio amministrativo, tuttavia, esiste una storia molto più complessa. A raccontarla è Aldo Basile, indicato anche dalla ricostruzione storica ufficiale dell’Alghero Rugby come uno dei protagonisti della nascita della società: nel 1974 un gruppo di studenti coinvolse Basile, allora sottufficiale in servizio all’aeroporto militare, nella fondazione della S.S. Amatori Rugby Alghero. Il primo campionato regionale arrivò nel 1975.

Quando Maria Pia era una discarica

Nel racconto di Basile, il campo non nacque da un progetto già pronto, né da un investimento pubblico programmato. Nacque dal lavoro materiale di giocatori, dirigenti e volontari.

L’area di Maria Pia, secondo la sua testimonianza, era occupata da rifiuti, sterpaglie, pietre e materiali abbandonati. Il terreno venne progressivamente spianato, ripulito e reso praticabile grazie all’aiuto di persone legate all’aeroporto e di cittadini che misero a disposizione mezzi, competenze e giornate di lavoro.

Basile ricorda i pali trasportati personalmente su una Renault 5, il lavoro svolto durante i fine settimana e il contributo di volontari, costruttori e giardinieri. Racconta di una struttura cresciuta poco alla volta, con la realizzazione del rettangolo di gioco, degli spogliatoi e dei primi locali di servizio.

Il valore del racconto non è soltanto affettivo. Evidenzia il rapporto particolare instauratosi tra il bene pubblico e la comunità sportiva che lo aveva materialmente recuperato. Un rapporto nato in una stagione nella quale le procedure erano meno formalizzate rispetto a oggi, ma che avrebbe successivamente richiesto concessioni, atti amministrativi e responsabilità gestionali precise.

Il fondatore diventato “estraneo”

La frattura più dolorosa, per Basile, sarebbe maturata molti anni dopo.

Durante il periodo della pandemia, alcuni esponenti storici del rugby algherese avrebbero deciso di riavvicinarsi all’Amatori per offrire gratuitamente esperienza, collaborazione tecnica e sostegno nella ricerca di sponsor. La proposta, sempre secondo Basile, non avrebbe avuto seguito.

L’ex dirigente racconta di interlocuzioni con il presidente della società e di un iniziale impegno a favorire il loro rientro. Successivamente, però, uno dei componenti del gruppo dirigente si sarebbe opposto. Basile sostiene che il rifiuto sarebbe stato determinato da motivazioni personali più che sportive.

È in quel passaggio che la vicenda assume il carattere di una rottura insanabile. Coloro che si consideravano parte della storia dell’Amatori avrebbero maturato la decisione di dare vita a una nuova realtà rugbistica. Non una scissione, secondo la loro prospettiva, determinata da differenze tecniche o programmatiche, ma la conseguenza di una porta rimasta chiusa.

Il nuovo soggetto sportivo è l’Alguer Rugby 2024, che nell’ottobre 2025 ha presentato pubblicamente il proprio progetto e avviato la partecipazione al campionato regionale di Serie C.

Due società, un solo campo

Con la nascita dell’Alguer Rugby il nodo dell’impianto di Maria Pia diventa inevitabile.

La nuova associazione chiede uno spazio nel quale allenarsi, disputare le partite ufficiali e sviluppare il proprio settore giovanile. Basile afferma che inizialmente sarebbero state prospettate soluzioni alternative, compreso l’utilizzo del campo Mariotti o l’individuazione di un altro terreno.

Nessuna di queste ipotesi, sostiene, si sarebbe però concretizzata in tempo utile. Il risultato sarebbe stato quello di costringere la nuova società a muoversi senza una sede stabile, mentre l’impianto specificamente destinato al rugby continuava a essere utilizzato dall’Amatori.

La questione non è rimasta confinata all’interno degli spogliatoi. Nel luglio 2025 il Consiglio comunale di Alghero inserì formalmente all’ordine del giorno un’interrogazione riguardante la concessione e l’attuale gestione complessiva dell’impianto sportivo di Maria Pia.

Dopo la discussione consiliare, Forza Italia e Riformatori sostennero pubblicamente che dalla risposta dell’Amministrazione sarebbe emersa l’assenza di un titolo formale per l’utilizzo dell’impianto da parte dell’Amatori Rugby. Le due forze politiche sollevarono inoltre il problema della struttura ricettiva annessa al campo, chiedendo chiarimenti sulla gestione e sugli eventuali introiti. Si tratta delle dichiarazioni dei gruppi politici di opposizione, non dell’accertamento definitivo di un’autorità giudiziaria o contabile.

Le accuse di Aldo Basile

Nell’intervista, Basile va oltre la disputa sportiva e formula contestazioni molto pesanti.

Parla di una gestione che, a suo giudizio, sarebbe stata priva per anni di un quadro concessorio sufficientemente chiaro. Fa riferimento all’utilizzo della struttura ricettiva collegata all’impianto, alla gestione delle risorse societarie, a possibili irregolarità amministrative e a segnalazioni che sarebbero state trasmesse alla Guardia di Finanza e alla Corte dei conti.

Nel materiale messo a disposizione, tuttavia, non sono presenti gli esposti, i documenti contabili, gli estratti bancari o gli eventuali atti delle autorità richiamati durante la conversazione. Le affermazioni devono quindi essere considerate accuse dell’intervistato, che necessitano di riscontro autonomo e sulle quali le persone e le organizzazioni coinvolte devono poter esercitare pienamente il diritto di replica.

Il punto giornalisticamente rilevante non è trasformare un’accusa in una sentenza, ma verificare se esistano atti, autorizzazioni, concessioni, rendicontazioni e contratti capaci di chiarire definitivamente la situazione.

Le domande sono precise:

  • Quale titolo ha regolato nel tempo l’utilizzo del campo di Maria Pia?
  • Chi ha autorizzato la conduzione della struttura ricettiva annessa?
  • Quali entrate sono state generate e con quali modalità sono state rendicontate?
  • Chi ha sostenuto i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria?
  • Le diverse società rugbistiche hanno ricevuto un trattamento paritario?
  • Quali verifiche sono state effettuate dal Comune dopo le interrogazioni consiliari?

Il ricorso al Tar

Il conflitto ha raggiunto anche le aule della giustizia amministrativa.

Nel gennaio 2026 l’Alguer Rugby 2024 ha presentato ricorso al Tar Sardegna contro gli atti riguardanti l’affidamento provvisorio della conduzione tecnica e funzionale del campo. Secondo quanto riportato, la società aveva protocollato già nel febbraio 2025 una richiesta di utilizzo e concessione stagionale dell’impianto, lamentando di non aver ricevuto una risposta dall’Amministrazione.

Il ricorso dimostra che non ci si trova più davanti a una semplice incomprensione tra dirigenti sportivi. La controversia investe la legittimità del procedimento amministrativo, la parità di accesso a una struttura comunale e il dovere dell’ente pubblico di motivare le proprie decisioni.

A rendere il quadro ancora più delicato è il valore economico e sociale dell’impianto. Nel novembre 2024 erano stati annunciati 455 mila euro di risorse regionali destinati alla messa in sicurezza delle tribune, all’adeguamento degli impianti e al miglioramento dei campi da gioco.

Quando un bene pubblico riceve finanziamenti consistenti, la trasparenza sulla sua gestione non rappresenta un dettaglio burocratico. Diventa una condizione essenziale.

Il nuovo avviso può chiudere il contenzioso?

La procedura pubblicata dal Comune nel luglio 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta.

L’avviso richiede proposte economicamente sostenibili ma anche capaci di garantire valore sociale, pratica sportiva, aggregazione, salute e attività ricreative. Il principio dichiarato è corretto: il campo deve essere valorizzato non soltanto come struttura agonistica, ma come patrimonio della comunità.

Resta però da comprendere se la procedura riuscirà davvero a superare il passato oppure se finirà per trasferire nel nuovo affidamento le tensioni già esistenti.

La sfida per il Comune sarà garantire criteri misurabili, verificabili e non costruiti attorno a un singolo soggetto. Dovranno essere valutati la storia e il radicamento delle associazioni, ma anche la capacità tecnica, la solidità economica, il lavoro giovanile, l’inclusione, la manutenzione dell’impianto e la disponibilità a consentirne un utilizzo condiviso.

Soprattutto, dovrà essere chiarito il periodo precedente. Un nuovo bando non può cancellare automaticamente gli interrogativi sulla gestione passata.

Una vicenda umana prima ancora che sportiva

Nelle parole di Basile emerge un sentimento che va oltre la rivendicazione di un diritto.

È il dolore di chi sostiene di aver sacrificato tempo, famiglia e lavoro per costruire il rugby ad Alghero e che oggi si sente escluso proprio dal luogo che contribuì a realizzare. Il suo linguaggio, spesso durissimo, restituisce la profondità della frattura, ma impone anche cautela nel distinguere il piano emotivo da quello probatorio.

La storia personale di un fondatore non attribuisce automaticamente un diritto esclusivo su un bene comunale. Allo stesso tempo, un’Amministrazione e una società sportiva non possono ignorare il valore della memoria, del volontariato e del lavoro attraverso il quale quel bene è nato.

Il campo di Maria Pia non appartiene né ai fondatori, né ai dirigenti attuali, né a una parte politica. Appartiene alla città.

È proprio questa la ragione per cui ogni concessione, affidamento, utilizzo economico e accesso sportivo deve essere regolato da atti trasparenti, controllabili e uguali per tutti.

La richiesta di chiarimenti

Alla luce delle dichiarazioni raccolte e delle questioni emerse, Media Web Channel titolare del portale Sardegna Press, chiede pubblicamente all’Amatori Rugby Alghero e all’Amministrazione comunale di Alghero di fornire una risposta chiara e documentata.

In particolare, si chiede all’Amatori Rugby di chiarire:

  • quale sia il titolo amministrativo che ha regolato e regola attualmente l’utilizzo dell’impianto di Maria Pia;
  • quali siano le modalità di gestione della struttura ricettiva e degli altri spazi annessi al campo;
  • come vengano utilizzate e rendicontate le eventuali entrate prodotte dalle attività svolte all’interno dell’impianto;
  • quale sia la posizione della società rispetto alle accuse formulate da Aldo Basile;
  • per quali ragioni non sia stato possibile individuare una forma di collaborazione o di condivisione dell’impianto con l’Alguer Rugby 2024.

Al Comune di Alghero si chiede invece di chiarire:

  • quali concessioni, autorizzazioni o affidamenti abbiano disciplinato negli anni l’utilizzo del campo;
  • quale titolo consenta attualmente la conduzione tecnica e funzionale della struttura;
  • quali controlli siano stati effettuati sulla gestione degli spazi e sulle attività economiche eventualmente esercitate al loro interno;
  • per quale ragione non sia stata garantita fin dall’inizio una soluzione trasparente e paritaria alle società rugbistiche cittadine;
  • quale sarà il percorso amministrativo che condurrà al nuovo affidamento dell’impianto.

L’Amatori Rugby Alghero, i suoi dirigenti, gli amministratori comunali e tutte le persone direttamente chiamate in causa avranno pieno spazio per esporre la propria versione dei fatti, fornire documenti ed eventualmente smentire o precisare quanto dichiarato nell’intervista.

Le risposte ricevute saranno pubblicate integralmente o riportate senza alterarne il contenuto sostanziale.

Perché il campo di Maria Pia non appartiene a una società, a un dirigente, a un fondatore o a una parte politica. È un bene pubblico e appartiene alla città.

Dopo cinquant’anni di rugby, il campo costruito dai volontari è diventato il simbolo di una partita che non si gioca più soltanto con il pallone ovale. È una partita sulla trasparenza, sulla memoria, sulla parità di trattamento e sulla capacità delle istituzioni di amministrare il patrimonio pubblico senza preferenze, silenzi o zone d’ombra.

Ora la parola passa all’Amatori Rugby Alghero e al Comune.




A Santa Maria di Sassari Frequenze diverse & Dolci accenti

Il 2 novembre nella chiesa di Santa Maria di Betlem un nuovo coinvolgente concerto barocco mette insieme i due ensemble di Bologna e Sassari per il festival “Note senza tempo”

SASSARI. Frequenze diverse & Dolci accenti, due straordinari ensemble di musica barocca insieme a Sassari per un concerto che inneggia alla “Follia di Paolo e Francesca”. Domenica 2 novembre alle 19.30 le due formazioni di Bologna e Sassari si incontreranno nella chiesa di Santa Maria di Betlem per la VII edizione del festival “Note senza tempo”, dove daranno vita al tema della follia in musica. Un tema d’origine portoghese che, come un fiume sotterraneo, attraversa i secoli e riaffiora nelle epoche più diverse, dal Rinascimento ai giorni nostri.

Protagonisti della serata per “Frequenze diverse” saranno Tommaso Luison al violino barocco e Willelm Peerik al clavicembalo; per “Dolci accenti” Daniele Cernuto come tenore e strumentista al violoncello barocco e Calogero Sportato impegnato alla tiorba, all’arciliuto e alla chitarra barocca.

Saranno interpretati brani di grandi compositori come Giuseppe Tartini, Atto Melani, Giovanni Stefani, Bernardo Pasquini, Bartolomeo Spighi da Prato, Diego Ortiz e Arcangelo Corelli. Il concerto sarà come una danza, un basso ostinato, ma anche un simbolo che evoca l’ebbrezza dell’amore, l’impeto dei sentimenti, la vertigine delle passioni che travolgono ogni ragione. Voce, violino, violoncello e basso continuo dialogano e si inseguono in un intreccio di affetti contrastanti: desiderio e tormento, dolcezza e furore, calma apparente e tempesta interiore.

Gli esecutori cercheranno di evocare questi sentimenti attraverso musiche che declinano la follia e la passione in forme diverse: dalla grazia di arie seicentesche e danze popolari trasformate in raffinate variazioni strumentali, fino alle grandi architetture virtuosistiche del primo Settecento.

Frequenze Diverse è un ensemble di musica antica nato a Bologna nel 2014, costituito da alcuni professori d’orchestra del Teatro Comunale di Bologna, accomunati dalla passione per il repertorio barocco e per l’approfondimento storico dei testi musicali.

Dolci Accenti è stato fondato nel Duemila. Gli strumentisti dell’ensemble si sono incontrati durante i corsi di studio del Conservatorio di Vicenza, dove si sono specializzati nell’esecuzione del repertorio musicale del XVII secolo e dei primi anni del XVIII, approfondendo lo studio e la ricerca su fonti originali quali trattati, musiche, stampe, manoscritti e cronache dell’epoca. L’ensemble, che suona con copie di strumenti originali, interpreta e si interessa particolarmente alla produzione musicale di uno dei periodi più floridi, vari e ricchi della musica non solo italiana.

La manifestazione, diretta artisticamente da Daniele Cernuto, è organizzata dall’associazione Dolci Accenti con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna e dei Comuni di Sassari, Uri, Porto Torres e Monteleone Roccadoria. Il programma dettagliato può essere consultato sul sito web www.notesenzatempo.it.




Santa Maria Coghinas, “Voci d’Europa” al Parco Littu

Sabato 6 settembre si esibiranno il Coro “Bisos e Chertos” di Ittiri, i Tenores di Orosei Antoni Milia e il gruppo folk “Cittá di Dolianova”

SANTA MARIA COGHINAS. Sabato 6 settembre, alle 19.30, gli spazi naturalistici del Parco Littu a Santa Maria Coghinas, a poca distanza dal Castello dei Doria, saranno il palcoscenico di un nuovo appuntamento del 42esimo festival Voci d’Europa, con le esibizioni del Coro “Bisos e Chertos” di Ittiri diretto da Salvatore Spanedda, i Tenores di Orosei Antoni Milia, e il gruppo folk “Cittá di Dolianova”.

Bisos e Chertos

Nato a Ittiri nel 2021 per volontà di un gruppo di appassionati di lingua e canto corale sardo provenienti da diverse esperienze musicali, “Bisos e Chertos” ha l’obiettivo di valorizzare le tradizioni e la cultura del proprio territorio, musicando il ricco patrimonio delle poesie Ittiresi e non solo, e di esportare la cultura sarda a livello internazionale. La direzione artistica è affidata al maestro Marco Solinas, che si è formato nel conservatorio di Sassari. Il nome prende spunto dalla cultura poetica dell’Ittirese Giovanni Fiori, e si compone di due varianti: i Bisos che rappresentano i sogni e i Chertos che rappresentano i contrasti e le fatiche per perseguire i propri obiettivi. Dal 2023 fa parte della FERSACO, federazione regionale sarda associazioni corali.
I Tenores di Orosei Antoni Milia sono una delle più note formazioni vocali sarde che, con il tempo è riuscita a ritagliarsi un posto di preminenza per la peculiarità del repertorio che abbraccia entrambe le forme della tradizione vocale di Orosei: quella del canto sacro, tipica delle confraternite religiose con il repertorio liturgico e para liturgico e quella profana del canto a tenore e per l’interpretazione vocale che poco si scosta da quella antica e originale. Questa combinazione fa dei Tenores di Orosei i custodi fedeli dell’eredità musicale ricevuta dagli anziani, Con il tempo il gruppo si è aperto a vari incontri musicali che lo hanno portato a girare l’Italia e il mondo.

Gruppo folk Città di Dolianova

Il gruppo folk “Cittá di Dolianova” fu fondato da un gruppo di giovani nel 1967 grazie all’amore per le tradizioni e le attente ricerche storiche sugli indumenti tipici del paese. Per oltre cinquant’anni il gruppo ha divulgato in tutta la Sardegna e nel mondo i suoi colori e le sue tradizioni attraverso i balli e i canti tipici del Parteolla. Il gruppo ha l’onore di partecipare stabilmente ai più importanti appuntamenti folkloristici della dell’isola.
Il festival Voci d’Europa è organizzato dal Coro Polifonico Turritano ed è inserito nel circuito Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari, ed è sostenuto dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna, dai comuni di Porto Torres, Borutta, Santa Maria Coghinas e Monteleone Rocca Doria, da Grimaldi lines.




Maria Pia: il falso mito del “waterfront”. Un progetto invasivo che mortifica la vocazione turistica di Alghero.

nella foto : Lungomare a Cannes ( Francia)

Mentre in Europa e nel mondo le città costiere investono in progetti leggeri, sostenibili e integrati per la realizzazione dei “lungomare” ad Alghero si propone un’imponente operazione di “waterfront urbanistico” che stravolge in modo irreversibile l’identità storica e ambientale di Maria Pia. Un’opera invasiva, calata dall’alto, che ignora la vocazione naturale dell’area, la sua fragilità ambientale e le reali esigenze della collettività.

L’ipotesi di chiusura del viale I Maggio, asse viario storico e strategico anche per la sicurezza e la fruibilità dell’area e del Palazzo dei Congressi, è solo il primo passo.

Il progetto prevede nuove rotonde, strade interne, parcheggi dentro i terreni di Maria Pia e un disegno urbanistico che sacrifica ambiente e accessibilità per creare una passerella turistica a beneficio di qualche hotel che questa amministrazione Cacciotto vorrebbe realizzare nell’area pubblica adiacente al palazzo dei congressi. Il tutto in una zona sensibile dal punto di vista ambientale e per questo sottoposta a vincolo paesaggistico dal PPR, incastonata tra la ZPS del Calich (nonché Parco di Porto Conte) e il mare, tra dune e pineta, con potenziali danni ambientali irreversibili.

Ciò che si profila non è rigenerazione urbana, ma un mero consumo di suolo mascherato da riqualificazione. Nessuna visione d’insieme di tutto il compendio di Maria Pia e aree limitrofe, nessun progetto alternativo, nessun coinvolgimento pubblico reale, nessuna valutazione d’impatto sociale, economico o ambientale. Nessuna considerazione per il palazzo dei congressi, quest’ultima infrastruttura realizzata per accogliere grandi eventi congressuali e di spettacolo, servito da una rete viaria che offre varie alternative di snodo per il traffico. Un’infrastruttura pubblica costata 25 milioni di euro e mai entrata in funzione.

Di contro un’alternativa concreta, seppur ancora chiusa nei cassetti nel tavolo del sindaco Cacciotto, esiste: è il progetto del parco pubblico multifunzionale, noto anche con il nome di Congressional Park Stadium che prevende anche il primo percorso da golf pubblico in Italia.

Un progetto pubblico, integrato, multifunzionale, che nasce proprio in un’ottica di compatibilità con la realizzazione del lungomare a Maria Pia e della riqualificazione di viale Burruni a lato del Calich. Un progetto leggero, lineare, rispettoso del contesto ambientale, che valorizza il paesaggio e apre alla prospettiva di un nuovo modello di sviluppo senza consumo di suolo. Turismo sportivo, eventi, inclusione e fruizione sostenibile: è questa la visione di futuro di cui Alghero ha bisogno.

Il vero futuro della Riviera del Corallo non si costruisce distruggendo il territorio, ma valorizzandolo in funzione delle reali vocazioni naturali dei luoghi.

Il lungomare di Cannes, nella Costa Azzurra in Francia (ritratto nella foto) rappresenta un esempio concreto e tangibile di una armoniosa integrazione tra spazio urbano, ambiente e fruizione turistica dei luoghi.

Musilli Gian Luca
Progettista del Congressional Park Stadium

Screenshot



Dai voucher da un milione agli annunci incompiuti: la lezione di Villa Maria Pia

Tra nuove opportunità per i futuri assistenti di volo e il monito di chi ha già visto evaporare fondi pubblici, il caso sardo racconta perché “fare” non equivale sempre a “fare bene”.

La Regione Sardegna ha varato il 18 giugno 2025 una delibera che stanzia 1 milione di euro in voucher per i giovani (18-35 anni) che desiderano conseguire il Cabin Crew Attestation (CCA), coprendo vitto e alloggio fuori dall’isola dove le scuole certificate mancano. Un annuncio che si somma ai 2 milioni destinati a digitale e IA e che, secondo l’assessora al Lavoro Desirè Manca, mira a “offrire ai ragazzi opportunità concrete in un settore che la IATA vede raddoppiare i passeggeri entro il 2030”.

Quando il passato bussa alla porta
All’entusiasmo istituzionale risponde l’imprenditore Marcello Meloni, ex gestore di Villa Maria Pia (Alghero). Nei primi anni Duemila la sua azienda ricevette oltre 3 miliardi di lire (circa 1,55 milioni di euro) dal fondo occupazione L.R. 37/98 per trasformare un rudere in struttura ricettiva e orto botanico.

Oggi Meloni, in una lunga nota pubblicata sui social – testo integrale: https://www.facebook.com/watch/?v=1420537815956732&rdid=BomF5q6hILVqnKAc – racconta un epilogo amaro: dopo anni di lavori ultimati “con utili d’impresa decurtati pur di arrivare in fondo”, il Comune di Alghero (proprietario dell’immobile) ha revocato la concessione, lasciando l’impresa senza sede, lui senza lavoro e la Regione – accusa – senza controllo sugli effetti di quell’investimento.

«I sardi non vanno presi in giro: prima di promettere, si controlli se i frutti di ieri sono marci o maturi», scrive Meloni, rilevando che la politica vive di annunci, ma un progetto mal vigilato può trasformare i fondi in sabbia.

Opportunità (vere) o slogan?
Il contrasto tra il nuovo voucher e il fallimento di Villa Maria Pia evidenzia la distanza fra dire e fare bene. La Sardegna punta a frenare spopolamento e disoccupazione giovanile, ma il caso Meloni ricorda che:

Trasparenza e monitoraggio sono essenziali per evitare che i fondi diventino cattedrali nel deserto.

Tutela dei beneficiari: chi forma competenze deve poi trovare mercati e istituzioni che le difendano.

Coerenza politica: chi promette il futuro deve assumersi la responsabilità dei progetti passati.

Solo così il milione destinato ai futuri assistenti di volo potrà trasformarsi da annuncio in buon investimento, impedendo che la storia – e i soldi pubblici – si ripeta su un altro binario morto.




SANTA MARIA COGHINAS. IL BANCO DI SARDEGNA RIDIMENSIONA IL SERVIZIO. IL SINDACO: “UN SEGNALE GRAVISSIMO”

IL BANCO DI SARDEGNA RIDIMENSIONA IL SERVIZIO, MALCONTENTO IN PAESE. 

IL SINDACO: “UN SEGNALE GRAVISSIMO, CI AUGURIAMO CHE L’ENTE DI CREDITO FACCIA UN PASSO INDIETRO”

Il Banco di Sardegna, in maniera del tutto autoritaria e silenziosa, ridimensiona gli orari di apertura al pubblico e fomenta il malcontento tra i cittadini di Santa Maria Coghinas”. E’ molto amareggiato il sindaco Pietro Carbini che non condivide questa decisione calata dall’alto senza nessun dialogo con l’amministrazione.  La filiale, aperta tutti i giorni, dal lunedi al venerdi sino al 31 dicembre 2024, da inizio anno, ha ridimensionato l’apertura al pubblico aprendo lo sportello solamente due giorni a settimana,  il martedi e il giovedi, con evidenti ripercussioni sul servizio e soprattutto sul supporto agli utenti, in particolare agli anziani, che nei piccoli comuni rappresenta un’ elevata percentuale della clientela. “Mentre il paese cresce, sotto il profilo delle attività artigianali, insediamenti produttivi, investimenti per diversi milioni di euro con imponenti costruzioni con oltre 150 appartamenti – sottolinea amareggiato il sindaco Pieruccio Carbini – la Banca taglia il servizio invece di rimanere al passo con la crescita del paese. Un aspetto molto preoccupante e molto grave- ribadisce ancora Carbini-  da parte di un istituto di credito nato  per favorire l’imprenditoria e supportare l’economia locale. 

Sono numerose la chiusure delle filiali nei comuni sotto i 1500 abitanti, come quello di Santa Maria Coghinas. “Il governo – prosegue il sindaco- ha garantito la sopravvivenza alle banche, in momenti storici particolari, lasciando invariate le loro attività redditizie, a discapito dell’economia locale. Ci auguriamo che l’ente creditizio faccia una riflessione, che comprenda le dinamiche territoriali e che fornisca alla clientela un servizio dignitoso. Siamo moto preoccupati e amareggiati, in particolare perché le aziende come queste dovrebbero lavorare e collaborare con le amministrazioni invece di palesare esclusivamente i loro interessi.

A Santa Maria Coghinas ci sono 668 famiglie ed una popolazione di 1300 abitanti. Il ridimensionamento imposto dalla direzione centrale, che prevede l’apertura soltanto due giorni a settimana è un danno considerevole per tutti i cittadini. “Questo provvedimento– ha ribadito il sindaco Pieruccio Carbini-  è un segnale gravissimo per il nostro paese. L’assenza di una banca, come dei servizi essenziali alla persona, vedi le scuole, le farmacie, i medici etc, sono deterrenti considerevoli per chi vuole fare impresa, scoraggiando anche chi, con tanti sacrifici crede ancora nelle potenzialità del territorio”. 

Proprio in questi giorni in paese, i cittadini si stanno organizzando per far partire una raccolta firme, per mettere nero su bianco il loro malcontento e scongiurare il ridimensionamento degli orari e dei giorni di servizio.




“Binu de Sardigna” domenica a Codrongianos con Salvatore Taras e Maria Giovanna Cherchi

Il 24 novembre alle 21 l’appuntamento su CatalanTV è con le Tenute Soletta tra utilizzo di nuove tecnologie ed economia circolare

Gli approfondimenti sui vini sono a cura di Gilberto Arru

Domenica 24 novembre alle 21 su Catalan TV il terzo appuntamento con “Binu de Sardigna” conduce gli spettatori alla scoperta delle Tenute Soletta di Codrongianos, dove il titolare Umberto porta avanti la consolidata tradizione di una famiglia di origini francesi, quella dei Solet, il cui cognome fu italianizzato dopo l’arrivo in Sardegna oltre cento anni fa. Salvatore Taras e Maria Giovanna Cherchi ci accompagnano in questo viaggio nel mondo del vino in pieno Logudoro, in un’azienda dove l’approccio alla coltivazione e alla produzione è improntato alla ricerca delle innovazioni da un lato e al rispetto della natura e dei suoi tempi dall’altro.

La puntata mostra le operazioni di vendemmia eseguite a macchina, un metodo che rapportato a quello tradizionale a mano permette di intervenire rapidamente al momento della maturazione delle uve e di superare la difficoltà nel reperire personale. Ogni attività in vigna o in cantina è eseguita in un’ottica di “economia circolare” per mantenere il più possibile intatto l’equilibrio e l’armonia tra natura e intervento dell’uomo.

La cantina è dotata delle ultime tecnologie per la vinificazione in botti in acciaio e cemento di varia capacità e termo-controllate, mentre l’affinamento nella bottaia con barriques di rovere è rivolto soprattutto ai vini rossi.

L’azienda offre la possibilità di visite in cantina e nelle vigne, e possiede un Wine Resort con piscina e campo da tennis dotato di tre camere denominate non a caso Cannonau, Vermentino e Moscato, che sono anche le principali tipologie di vitigni coltivati insieme a varietà importate come Incrocio Manzoni e Cabernet Sauvignon. L’analisi dei vini in lingua sarda è affidata come sempre alla magistrale competenza del noto critico enogastronomico Gilberto Arru, coordinatore regionale della guida Vinibuoni d’Italia e Premio giornalistico della Sardegna 2024 per l’Enogastronomia.

Sarà invece Gianfranco Casu, accompagnato da Maria Giovanna Cherchi, a portare gli spettatori alla scoperta della basilica di Saccargia e a far conoscere storie e personaggi di Codrongianos. Tra gli intervistati ci sarà anche l’ultracentenario padre di Umberto, Battista, che erede di una lunga tradizione familiare, ha impiantato il primo vigneto a Corona Majore nel 1965. 

Il programma è prodotto dalla DB Video Management con la regia di Mauro Fancello, e va in onda tutte le domeniche alle 21 per dieci puntate su Catalan TV. L’attività è realizzata con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, Bando Imprentas 2023-24, LR 22/2018, art. 22.




“Binu de Sardigna” tutte le domeniche su CatalanTV con Salvatore Taras e Maria Giovanna Cherchi

Dal 10 novembre si va alla scoperta delle cantine, dei vini e dei vitigni dell’isola con una particolare attenzione alle innovazioni e al racconto dei territori

Si parte con la Confraternita del Moscato Sorso-Sennori

All’interno una rubrica di approfondimento a cura di Gilberto Arru

Una trasmissione in lingua sarda interamente dedicata alle cantine, ai produttori, ai vini e ai principali vitigni dell’isola con una particolare attenzione alle innovazioni non solo tecnologiche, ma anche relative al marketing e alla promozione. A partire dal 10 novembre, Salvatore Taras e Maria Giovanna Cherchi conducono “Binu de Sardigna”, un programma prodotto dalla DB Video Management con la regia di Mauro Fancello, che andrà in onda tutte le domeniche alle 21 per dieci puntate su Catalan TV.

Il primo appuntamento è rivolto a Sennori e all’oro della Romangia, il moscato, che nella sua denominazione di origine controllata ha raggiunto il ragguardevole traguardo di cinquantadue anni. Ad accogliere le telecamere sarà Michele Soggia in rappresentanza della Confraternita del Moscato Sorso-Sennori, un’associazione di produttori, appassionati vignaioli, degustatori ma soprattutto amici, che negli ultimi decenni ha messo in atto con successo una strategia innovativa per il rilancio di questo vitigno nobile. I confratelli si contraddistinguono per indossare il caratteristico vestiario utilizzato in paese dai vignaiuoli ai primi del Novecento.

Maria Giovanna Cherchi con Angela Pazzola e due confratelli del Moscato Sorso-Sennori; in alto Salvatore Taras e Giorgio Fara

Dopo l’incontro con l’associazione presieduta da Giammario Tosi, Salvatore Taras andrà a conoscere la cantina di uno dei confratelli, Giorgio Fara, che ha fatto della produzione di vini la sua principale attività. Un piccolo excursus alla scoperta della storia e della cultura del territorio lo farà Maria Giovanna Cherchi con una bella intervista ad Angela Pazzola, figlia del grande poeta sennorese.

Tutte le puntate saranno caratterizzate da una rubrica di approfondimento attraverso un’analisi organolettica e sensoriale in lingua sarda delle tipologie di vino a tema, a cura del noto critico enogastronomico Gilberto Arru, coordinatore regionale della guida Vinibuoni d’Italia, insignito quest’anno del Premio giornalistico della Sardegna per l’Enogastronomia.

Gilberto Arru

L’attività è realizzata con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, Bando Imprentas 2023-24, LR 22/2018, art. 22. I prossimi appuntamenti con “Binu de Sardigna” saranno domenica 17 novembre alle 21 alla scoperta della Cantina Gostolai di Oliena e domenica 24 novembre, sempre alle 21, per conoscere le Tenute Soletta di Codrongianos.

Salvatore Taras assieme ai componenti della Confraternita del Moscato Sorso-Sennori



Maria Cristina Kiehr in concerto a Sassari: al Canepa la star mondiale della musica Barocca

Il 7 settembre nella Sala Sassu l’appuntamento conclusivo del festival “Note senza tempo…” accoglierà il grande soprano argentino in un concerto a due voci con il baritono Romain Bockler per interpretare le melodie di Peri e d’India

SASSARI. C’è grande attesa a Sassari per l’arrivo di una delle più grandi star della musica barocca a livello mondiale: sabato 7 settembre alle 19 il soprano argentino María Cristina Kiehr si esibirà nella Sala Sassu del conservatorio Luigi Canepa dove interpreterà “Il canto nobile” con l’ensemble “Concerto Soave”, al fianco del baritono Romain Bockler.

Il concerto a due voci accompagnato dal clavicembalo di Jean-Marc Aymes permetterà di rivivere le emozioni della “nuova musica” monodica dei primi anni del Seicento sulle note di due dei suoi più grandi autori, Jacopo Peri (1561-1633), conosciuto come “il Zazzerino”, e Sigismondo d’India (circa 1582-1629), la cui musica esprime la nobiltà e gli ideali elevati del recitar cantando al massimo grado.

Accanto a questa celebrazione del “Canto Nobile”, completano il programma le composizioni di Giovanni de Macque, evocando l’alto grado di perfezione che la musica per tastiera aveva raggiunto nello stesso periodo. «Aristocratici e cantanti, Peri e d’India hanno lasciato alcune delle più meravigliose musiche mai scritte, ma non ancora completamente apprezzate, probabilmente perché richiedono cantanti con una profonda conoscenza dello stile di questa canzone raffinata ed elegante, che esige una libertà controllata e un grande senso dell’ornamentazione», spiegano gli organizzatori.

Nato per iniziativa di Kiehr e Aymes, l’ensemble “Concerto Soave” ha sede a Marsiglia dove organizza il festival Mars en Baroque dal 2009, ha tenuto oltre cinquecento concerti in tutto il mondo, da Londra a Washington, Gerusalemme e Roma, Vienna e Madrid, e ha realizzato numerosi registrazioni di alto livello.

Il gruppo è composto da rinomati solisti provenienti dai quattro angoli d’Europa, in grado di esplorare in modo sublime il repertorio italiano del Seicento e oltre, senza trascurare creazioni contemporanee e aprendosi a collaborazioni con danza, teatro e recitazione. È proprio in questo contesto che Kiehr ha rivelato il suo talento di narratrice delle più sottili intenzioni della nuova musica monodica, testimoniando un periodo glorioso in cui le parole dei più grandi poeti come Tasso, Marino e Petrarca venivano riportate in note dai più importanti compositori dell’epoca. Un periodo in cui la musica sacra poteva attrarre i sensi e il cuore con la stessa retorica della musica secolare.

Il concerto è organizzato dall’associazione Dolci Accenti di Sassari in collaborazione con il Canepa, che lo ha inserito nella stagione concertistica “I mercoledì del Conservatorio”.

Il festival “Note senza tempo…” diretto artisticamente da Daniele Cernuto è organizzato con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna e dei comuni di Sassari, Uri, Ploaghe, Porto Torres, Sennori e Bulzi, ed è inserita nel cartellone di “Salude & Trigu” della Camera di Commercio del Nord Sardegna. Tutti i dettagli sono visionabili sul sito web www.notesenzatempo.it.




A Santa Maria Coghinas il festival “Voci D’Europa”: Ghetiana e Sa Pintadera giovedì in scena al Parco Litu

 Il 5 settembre le due formazioni polifoniche sarde (Ruinas e Oristano) dirette da Gianni Puddu si esibiranno in uno straordinario contesto naturalistico

SANTA MARIA COGHINAS. Giovedì 5 settembre alle 20.30 il festival internazionale di musica polifonica “Voci D’Europa” (41esima edizione) fa tappa nel pregevole contesto naturalistico del Parco Littu di Santa Maria Coghinas, con le melodie dei cori Ghentiana di Ruinas e Sa Pintadera di Oristano diretti dal maestro Gianni Puddu.

«In questa fase del Festival interverranno due formazioni che hanno aderito all’iniziativa attraverso le iscrizioni – ha affermato la direttrice artistica Laura Lambroni –. Sono cori che chiedono di partecipare e si propongono di arricchire la loro esperienza professionale confrontandosi con realtà di grande rilievo e prestigio e con culture diverse».

Il coro di Ruinas propone canti sacri e profani che possano promuovere la storia e la cultura del proprio paese attraverso il canto. Lo si capisce già dal nome, Ghetiana, che è lo stesso dell’antico villaggio in cui i bizantini edificarono la chiesa di San Teodoro. La formazione è caratterizzata dall’inserimento di brani propri all’interno del repertorio, interpretando in note i testi tradizionali o le rime di nuovi autori, come avviene nel brano “Ruinas e s’oghe populana” dai versi di Flaminio Sanna, e dell’antico Salmo “Dixit Dominus”, entrambe armonizzate dal maestro Puddu. L’associazione si concentra nello studio della musica e del canto, non solo da un punto di vista tecnico ma soprattutto applicato ai canti più tradizionali della Sardegna e del resto d’Italia.

Coro Ghetiana di Ruinas

Quella oristanese è invece una formazione femminile che porta avanti la pratica del canto polifonico corale a quattro voci. L’Accademia di Tradizioni Popolari Culturale e Canto Corale – Coro Polifonico Femminile “Sa Pintadera”, sin dalla sua fondazione nel gennaio 2007 ha deciso di dare al proprio repertorio un’impronta autoctona, con testi dai contenuti particolarmente vicini al mondo femminile della tradizione sarda. Il repertorio del coro si basa prevalentemente su canti popolari, sia inediti che tradizionali di ambito sacro e profano, con la tendenza alla sperimentazione e commistione di generi.

Il festival è organizzato dal Coro Polifonico Turritano ed è inserito nel circuito Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari, ed è sostenuto dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna, dai comuni di Porto Torres, Borutta, Santa Maria Coghinas e Monteleone Rocca Doria, da Grimaldi lines e Marmo.it. Tutte le info possono essere visionate sul sito www.vocideuropa.it.

Sa Pintadera di Oristano