🚨 Aeroporti sardi, fusione ad alta tensione: Alghero teme il ridimensionamento mentre spunta il “caso documento riservato”.

Redazione – 18 marzo 2026

Il progetto di unificare la gestione degli scali dell’isola entra nella fase decisiva e accende lo scontro politico.
Tra strategie industriali, squilibri nei collegamenti e indiscrezioni su documenti riservati, cresce la preoccupazione per il futuro dell’aeroporto di Alghero. Sullo sfondo una partita economica e istituzionale che potrebbe ridisegnare i rapporti di forza nel sistema dei trasporti sardi.

Una corsa contro il tempo verso la società unica

La Regione ha indicato nel 30 settembre 2026 la scadenza per definire il percorso che dovrebbe portare alla nascita di una holding incaricata di coordinare gli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero.
L’operazione viene presentata come una scelta strategica per rendere il sistema più competitivo e capace di attrarre nuovi flussi turistici. Tuttavia, nei territori cresce il timore che l’integrazione possa tradursi in una redistribuzione degli investimenti non equilibrata.

La linea del Sindaco: apertura sì, ma con garanzie

Il Sindaco ha adottato una posizione prudente ma non pregiudiziale. L’eventuale fusione viene vista come un’opportunità solo a condizione che la componente pubblica mantenga un peso significativo nella futura governance, così da orientare le scelte strategiche.
L’amministrazione punta su un patto territoriale tra istituzioni, gestori e sistema economico locale per rafforzare lo scalo algherese e renderlo competitivo durante tutto l’anno.
Nella visione del primo cittadino, la sfida non è lo scontro con Olbia, ma la costruzione di sinergie tra le diverse aree del nord Sardegna, anche grazie al miglioramento dei collegamenti interni.

Le opposizioni: “Alghero rischia di perdere centralità”

Tra i consiglieri comunali emergono posizioni più dure. Alcuni interventi mettono in guardia dal rischio che la gestione unificata possa portare a una progressiva marginalizzazione dello scalo, con decisioni sempre più accentrate e meno attente alle esigenze del territorio.
Per questo è stata avanzata la richiesta di un confronto pubblico più ampio con la Regione, per chiarire quali garanzie reali accompagneranno il progetto.

I numeri dei voli che alimentano il sospetto

A infiammare il dibattito contribuisce il divario nella programmazione dei collegamenti: circa 120 rotte annunciate per Olbia contro le 40 di Alghero.
Secondo una parte del Consiglio, questi dati dimostrerebbero che lo scalo del nord-ovest rischia di essere utilizzato quasi esclusivamente durante la stagione estiva, compromettendo la destagionalizzazione turistica e lo sviluppo economico locale.
Il Sindaco invita però a una lettura più articolata, sottolineando che la mancanza di voli potrebbe dipendere anche da una strategia territoriale non ancora sufficientemente coordinata.

🔎 Il “caso dossier”: ombre sulla trasparenza e timori di speculazione

Il confronto politico ha raggiunto livelli ancora più elevati dopo la diffusione di indiscrezioni su un presunto documento riservato attribuito al fondo infrastrutturale coinvolto nell’operazione.
Secondo le ricostruzioni circolate negli ambienti politici, il dossier sarebbe stato trasmesso solo ai consiglieri regionali di maggioranza, lasciando fuori quelli di minoranza. Una circostanza che, se confermata, aprirebbe interrogativi sulla trasparenza dell’intero percorso decisionale.

A rendere il quadro ancora più delicato è il fatto che — sempre secondo queste indiscrezioni — la presidente della Regione non avrebbe portato preventivamente la questione all’esame del Consiglio regionale, alimentando tensioni istituzionali e richieste di chiarimento.

Nel documento emergerebbe inoltre una clausola destinata a far discutere: alcuni soci privati avrebbero la possibilità di cedere le proprie quote solo dopo due anni dall’avvio dell’operazione.
Per i critici, questo elemento potrebbe tradursi in una potenziale operazione speculativa, qualora la futura rivalutazione del sistema aeroportuale generasse importanti plusvalenze per gli investitori, mentre la Regione resterebbe comunque in posizione di minoranza nella governance.

Una partita decisiva per il futuro dei territori

La fusione degli aeroporti sardi si conferma così una questione strategica ma altamente divisiva, destinata a incidere su mobilità, turismo e sviluppo economico.
Tra promesse di crescita e timori di scelte calate dall’alto, il destino dello scalo di Alghero resta al centro di una partita politica ed economica che nei prossimi mesi entrerà nella sua fase più delicata.




Arrestato dai carabinieri mentre evade dai domiciliari insieme ad altri 3 soggetti durante il coprifuoco.

I MILITARI DELL’ALIQUOTA RADIOMOBILE DELLA COMPAGNIA DI BONORVA HANNO ARRESTATO LA SCORSA NOTTE UN SOGGETTO CON PRECEDENTI DI POLIZIA CHE, DOPO ESSER EVASO DAI DOMICILIARI, GIROVAGAVA CON LA PROPRIA AUTOVETTURA INSIEME AD ALTRE TRE PERSONE, TUTTE NOTE ALLE FORZE DELL’ORDINE. IL CONTROLLO È SCATTATO ALLE ORE 04:00, QUANDO I MILITARI HANNO NOTATO LA MACCHINA IN ATTEGGIAMENTO SOSPETTO NEI PRESSI DELLA S.P 8 BIS, AL CONFINE TRA I COMUNI DI MARA E POZZOMAGGIORE. DOPO AVER AVUTO CONTEZZA DELLE PERSONE CHE VI ERANO A BORDO, HANNO EFFETTUATO UNA PERQUISIZIONE PERSONALE E VEICOLARE, RINVENENDO NUMEROSI ATTREZZI PER L’EFFRAZIONE, FOTOCELLULE E UN “JAMMER” OVVERO UN DISPOSITIVO UTILIZZATO PER IL DISTURBO DELLE RADIO FREQUENZE, COME AD ESEMPIO LE ALLARMI DELLE AUTOVETTURE O DELLE ABITAZIONI. NELLA CIRCOSTANZA SIA L’EVASO CHE UN CITTADINO DI NAZIONALITÀ TUNISINA SONO STATI ANCHE DENUNCIATI PERCHÉ TROVATI IN POSSESSO DI UN COLTELLO A SERRAMANICO, PER IL QUALE È VIETATO IL PORTO. TALE ATTIVITÀ SI INSERISCE NELL’INSIEME DEI NUMEROSI SERVIZI PREDISPOSTI DAI CARABINIERI PER IL CONTRASTO DEI REATI PREDATORI E DEL MANCATO RISPETTO DELLE DISPOSIZIONI ANTI-CONTAGIO DA COVID-19, AL FINE DI COMBATTERE IL FENOMENO DEI FURTI DI AUTOVETTURE ED IN ABITAZIONE. AL TERMINE DELLE OPERAZIONI TUTTO IL MATERIALE È STATO SEQUESTRATO, MENTRE L’ARRESTATO È STATO SOTTOPOSTO A GIUDIZIO DIRETTISSIMO QUESTA MATTINA, A CONCLUSIONE DEL QUALE IL GIUDICE HA DISPOSTO LA CUSTODIA IN CARCERE. CONTESTUALMENTE TUTTI E 4 GLI OCCUPANTI DEL VEICOLO VENIVANO SANZIONATI AMMINISTRATIVAMENTE PER IL MANCATO RISPETTO DELLE DISPOSIZIONI INERENTI IL RISPETTO DEL COPRIFUOCO PER IL COVID-19.




COLDIRETTI. LA PESTE SUINA ARRIVA IN GERMANIA MENTRE LA SARDEGNA L’HA DEBELLATA

COLDIRETTI. LA PESTE SUINA ARRIVA IN GERMANIA MENTRE LA SARDEGNA L’HA DEBELLATA

Subito il via libera all’export

 

Mentre la peste suina avanza anche nell’Europa occidentale (la Germania ha notificato il primo caso ufficiale: il 9 settembre scorso è stata rilevata una carcassa infetta di cinghiale morto nei pressi di Cottbus, città al confine con la Polonia) la Sardegna, numeri alla mano, dimostra di averla superata e si pone come esempio virtuoso da imitare.

“Per questo non è più rinviabile – afferma il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – il via libera dell’Unione Europea per le esportazioni dei suini sardi oltre i nostri confini dopo oltre 3mila giorni di embargo che hanno lasciato diverse vittime sul campo per le rigide prescrizioni europee che ora dovrebbero essere adottate nella stessa misura in altre nazioni. Non vorremmo trovarci nel paradosso – precisa il presidente della Coldiretti – di essere stati prima confinati per non infettare altri territori (e non lo abbiamo mai fatto) e ora ritrovarci esposti al pericolo di esserlo da parte di altri”.

La Sardegna è da 42 anni che combatte contro la peste suina. Dopo anni difficili e il confinamento delle nostre carni dentro il territorio sardo ininterrottamente dal 2011,  con grande sacrificio e tante difficolta, costate care agli allevatori, finalmente si è imboccata la strada giusta: da 24 mesi non si verificano focolai e da 17 mesi casi positivi.

Numeri frutto di una strategia di intervento seria che stanno a dimostrare (con tutte le precauzioni del caso) che non c’è ragione di continuare con questo embargo.

“Siamo impegnati su tutti i livelli per chiedere lo sblocco del mercato suinicolo, lo ha fatto anche i nostro presidente nazionale con il ministro alla Salute – afferma il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -. I numeri, che non sono frutto del caso ma di una strategia ed organizzazione alla quale guardano come esempio anche gli altri Paesi, corroborano questa nostra richiesta”.

La peste suina in 42 anni in Sardegna ha polverizzato la suinicoltura, che oggi si declina in tantissime piccolissime aziende finalizzate all’autoconsumo. La Sardegna è la quarta regione italiana dopo la Lombardia, l’Emilia Romagna ed il Piemonte, per numero di aziende. Ma precipitiamo in questa classifica se contiamo il numero di capi per azienda: il numero medio per allevamento è di circa 12 capi mentre il valore nazionale è di circa 60. Abbiamo infatti 14.598 per un totale di 180.908 capi (dati aggiornati al 30 giugno 2019). La maggior parte degli allevamenti di suini costituiscono un’attività secondaria testimoniata anche dal fatto che circa il 70% di queste aziende alleva anche altre specie animali.

 

Ufficio stampa Coldiretti Sardegna

Michele Arbau