LA CASA SI CERCA FUORI CITTÀ: IL CASO OLBIA

PREZZI E AFFITTI SPINGONO LA DOMANDA VERSO LOIRI, TELTI E MONTI

L’Osservatorio Brili-Brilas: la crescita della città potrebbe diventare un’opportunità

 contro lo spopolamento

La casa si cerca sempre più fuori dalla città. È una tendenza che interessa da tempo le grandi aree urbane italiane e che comincia a delinearsi anche intorno a Olbia, dove prezzi elevati, disponibilità limitata di immobili e difficoltà di accesso agli affitti stanno progressivamente allargando il perimetro della domanda residenziale. Loiri Porto San Paolo, Telti e Monti diventano così alternative per chi continua a lavorare e ad avere nella città il proprio principale punto di riferimento, ma cerca altrove una casa compatibile con le proprie esigenze e capacità di spesa. È quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio dell’agenzia immobiliare Brili-Brilas di Olbia, che ha messo a confronto l’andamento della popolazione residente nei comuni della cintura olbiese con le dinamiche del mercato immobiliare.

NUOVI RESIDENTI OLTRE I CONFINI DI OLBIA

A indicare che qualcosa sta cambiando sono innanzitutto i numeri della popolazione residente. Tra il 2022 e il 2024 Loiri Porto San Paolo è passato da 3.689 a 3.800 abitanti: 111 residenti in più, pari a una crescita del 3,01%. Nello stesso periodo Monti è salito da 2.334 a 2.383 residenti, con un incremento del 2,10%, mentre Telti è passato da 2.231 a 2.248 abitanti, +0,76%. Complessivamente i tre comuni considerati guadagnano 177 abitanti, ma quasi il 63% dell’incremento netto si concentra a Loiri Porto San Paolo.

 Un dato ancora più significativo arriva proprio da Loiri: nel 2025 il Comune ha dichiarato di aver accolto 68 nuovi residenti provenienti da Olbia. Un numero che rafforza l’indicazione di una progressiva redistribuzione della popolazione nell’area che gravita intorno alla città.

“Stiamo assistendo a un allargamento del mercato residenziale olbiese – spiega Lino Mura, titolare delle agenzie immobiliari Brili-Brilas –. I confini amministrativi contano sempre meno nelle scelte di chi cerca casa. Si può abitare a Loiri o a Telti e continuare a lavorare a Olbia, utilizzare ogni giorno i servizi della città e mantenere sostanzialmente invariato il proprio centro economico e professionale. È il concetto stesso di periferia che sta cambiando”.  Loiri Porto San Paolo rappresenta, in questo senso, il caso più evidente: la vicinanza a Olbia, al porto e all’aeroporto consente di vivere fuori città senza rinunciare alla possibilità di raggiungere facilmente il luogo di lavoro, i servizi e le principali infrastrutture.

OLBIA MOTORE ECONOMICO, UN’OPPORTUNITÀ CONTRO LO SPOPOLAMENTO

Nel caso di Olbia il fenomeno assume caratteristiche particolari perché i comuni della cintura non si pongono necessariamente in alternativa alla città, ma tendono a formare con il centro urbano un sistema sempre più integrato. Si può scegliere di vivere a Loiri Porto San Paolo, Telti o Monti continuando a lavorare a Olbia e mantenendo nella città il proprio principale riferimento economico e professionale. Una dinamica che, secondo l’Osservatorio Brili-Brilas, apre anche una prospettiva più ampia. La capacità attrattiva di un centro economicamente dinamico può produrre effetti positivi anche sui comuni vicini, offrendo nuove opportunità residenziali a territori che possono così intercettare una parte della domanda proveniente dalla città. “Olbia resta il motore economico di quest’area e proprio la sua forza può generare opportunità anche oltre i confini comunali – conclude Lino Mura –. Se vivere a pochi chilometri dalla città consente di continuare a lavorare e a mantenere lo stesso centro di riferimento, la ricerca di una casa fuori Olbia può diventare anche un’opportunità per i comuni vicini. È una dinamica che, nel tempo, potrebbe contribuire a contrastare lo spopolamento dei centri più piccoli, riportando residenti e domanda abitativa in territori che restano strettamente collegati alla città. I numeri che abbiamo analizzato non consentono ancora di parlare di un fenomeno consolidato, ma indicano una direzione che merita di essere osservata”.

PREZZI E AFFITTI SPINGONO LA RICERCA FUORI CITTÀ

Alla base del fenomeno c’è anche il mercato immobiliare. Negli ultimi anni i valori delle abitazioni a Olbia sono cresciuti sensibilmente, mentre all’aumento della domanda si sono aggiunti i maggiori costi di costruzione e, più in generale, quelli legati alla produzione di nuove abitazioni. Per molte famiglie, soprattutto quando il reddito deriva prevalentemente dal lavoro dipendente, la distanza tra capacità di spesa e prezzi richiesti è diventata considerevole. A questo si aggiunge il nodo degli affitti annuali: la disponibilità limitata di abitazioni destinate alla locazione stabile rende più complessa la ricerca di una casa per residenti, lavoratori e famiglie. Una pressione che contribuisce a spostare l’attenzione verso un territorio più ampio rispetto ai soli confini di Olbia. “Acquisto e locazione sono due facce dello stesso problema – osserva Mura –. Quando trovare una casa in città diventa più difficile o il prodotto disponibile non corrisponde alla capacità di spesa e alle esigenze della famiglia, la ricerca si allarga. Non significa necessariamente allontanarsi da Olbia: significa cominciare a considerare come parte dello stesso mercato residenziale anche i comuni che si trovano a pochi chilometri”. A spostarsi verso i comuni vicini è anche la domanda di abitazioni indipendenti e semi-indipendenti, soprattutto da parte di chi cerca metrature maggiori, spazi esterni o una maggiore autonomia abitativa difficili da trovare in città a condizioni compatibili con il proprio budget. A pochi chilometri di distanza aumentano invece le possibilità di trovare immobili capaci di rispondere a queste esigenze.

OLBIA MOTORE DI UN SISTEMA RESIDENZIALE PIÙ AMPIO: I COMUNI CINTURA.

La dinamica osservata in Gallura si inserisce in una tendenza più ampia: dopo anni nei quali vivere nel centro urbano rappresentava quasi automaticamente un vantaggio, una parte della domanda immobiliare attribuisce oggi maggiore valore allo spazio, alla tranquillità, alla disponibilità di aree esterne e a una dimensione urbana meno congestionata. Nel caso di Olbia, però, il fenomeno assume caratteristiche particolari perché i comuni della cintura non si pongono necessariamente in alternativa alla città, ma tendono a diventare parte di un unico sistema residenziale. “Olbia resta il motore economico di quest’area e proprio la sua forza può produrre effetti sui territori circostanti – conclude Lino Mura –. La crescita dei prezzi, la difficoltà di trovare determinate tipologie di immobili e la pressione sul mercato degli affitti possono portare una quota crescente della domanda a guardare qualche chilometro più in là. I dati demografici non sono ancora sufficienti per parlare di un fenomeno consolidato, ma indicano una direzione che il mercato immobiliare deve cominciare a osservare con attenzione”.




Turismo a Olbia, dal 17 al 20 giugno la prima Borsa internazionale dedicata ai Siti Unesco

Cagliari, 16 giugno 2026 – Valorizzare e promuovere su mercati nazionale e internazionali la fruizione del ricco patrimonio archeologico della Sardegna, impreziosito dai siti UNESCO e diffuso sul territorio regionale. Con questo obiettivo l’Assessorato del Turismo della Regione Sardegna, in collaborazione con la Camera di Commercio di Sassari e con l’agenzia M&C Marketing Consulting, organizza la 1° Borsa del Turismo Archeologico dedicata ai siti UNESCO, in programma ad Olbia, dal 17 al 20 giugno. Ad aprire l’evento, il convegno dedicato al “Patrimonio Mondiale UNESCO: da riconoscimento a opportunità per il turismo slow”, nei giorni successivi sono in programma workshop, b2b con Tour Operator internazionali e fam trip sul territorio.

Il patrimonio UNESCO della Sardegna comprende beni culturali materiali, come il complesso nuragico Su Nuraxi di Barumini e 18 Domus de Janas, entrate nella World Heritage List nel 2025; ma anche beni immateriali, quali: il Canto a Tenore e la Faradda de li Candareri di Sassari e la riserva della biosfera MAB del Parco di Tepilora.

A inaugurare la Borsa sarà il convegno dal titolo “Il patrimonio mondiale UNESCO: da riconoscimento a opportunità per il turismo slow”, in programma nel pomeriggio di domani, mercoledì 17 giugno nella sede del Museo Archeologico Nazionale di Olbia, articolato in due tavole rotonde, la prima dedicata ai modelli di successo in Italia di valorizzazione a fini turistici dei siti Unesco e la seconda invece dedicata specificamente agli attrattori culturali della Sardegna quali potenziali prodotti turistici, che saranno precedute dagli interventi introduttivi del sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, del Presidente della Camera di commercio di Sassari, Stefano Visconti, del deputato e consigliere del Ministro del Turismo Gianluca Caramanna, degli assessori regionali del turismo, Franco Cuccureddu, e della cultura, Ilaria Portas e, in videocollegamento della Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, e della DG del Ministero della cultura, Mariassunta Peci. A moderare l’incontro sarà Mario Tozzi, primo ricercatore CNR e divulgatore scientifico.

Fortemente voluto dall’assessore del Turismo, Artigianato e Commercio, Franco Cuccureddu, il meeting porrà al centro del dibattito la valorizzazione dei beni sardi patrimonio dell’Umanità come volano di sviluppo per il turismo, in particolare per lo slow tourism, in grado di proporre esperienze autentiche e sostenibili nell’intero territorio regionale e durante tutto l’arco dell’anno, capace di far scoprire un’altra Sardegna, fatta di paesaggi costieri e dell’interno e itinerari che li attraversano, con borghi e comunità che li animano, esperienze condivise tra i viaggiatori e chi li ospita, benessere di corpo e anima.

L’appuntamento, dunque, sarà anche un momento di presentazione delle strategie di sviluppo e promozione turistica della Sardegna, facendo leva sul valore del riconoscimento UNESCO, nonché di confronto tra Istituzioni, associazioni e operatori del settore con lo scopo di offrire agli operatori culturali e turistici locali informazioni e strumenti per progettare soluzioni di turismo sostenibile ed accessibile, anche con riferimento a buone pratiche già collaudate.

“La Sardegna – afferma l’assessore Cuccureddu – ha antiche tradizioni, una cultura fortemente identitaria che va divulgata e conosciuta in tutta la sua ricchezza; il turismo che vogliamo promuovere sul territorio punta proprio a valorizzare tale patrimonio UNESCO, così come i cammini, le aree interne, i borghi. In una parola, la nostra identità.” “La BISPM – prosegue l’assessore – è una tappa fondamentale nel percorso di rafforzamento del posizionamento della destinazione Sardegna al centro del turismo culturale europeo e di distribuzione dei flussi in entrata nel corso di tutto l’anno e su tutto il territorio regionale; un percorso iniziato subito dopo l’iscrizione delle preistoriche Domus de Janas nella World Heritage List UNESCO, con la presenza al World Tourism Event, il Salone internazionale dei Beni Patrimonio Mondiale, a Roma nel 2025 e ci vedrà ancora presenti all’edizione 2026 ad Assisi, in occasione delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, il 24 e 25 settembre prossimi. La Borsa rappresenta – aggiunge l’assessore- una significativa opportunità di scambio, riflessione e stimolo dei nostri operatori rispetto alle potenzialità del brand UNESCO, nella consapevolezza della delicatezza dei beni culturali e quindi della necessità della loro tutela e valorizzazione. Il nostro obiettivo – conclude Cuccureddu – è attrarre viaggiatori consapevoli, interessati a un turismo esperienziale e di qualità, capace di integrare arte, spiritualità, archeologia e paesaggio. Sardegna è sinonimo di autenticità, innovazione e identità, e i nostri siti UNESCO sono il cuore pulsante di questa visione.” Il clou del programma della BISPM è il workshop b2b, previsto per giovedì 18 giugno, durante il quale gli operatori sardi avranno l’opportunità di presentare le proprie proposte turistiche ai selezionati 40 buyer, italiani e stranieri. Questi ultimi avranno, l’opportunità di conoscere meglio un territorio multiforme e variegato, ricco di eccellenze paesaggistiche, architettoniche, artistiche e culturali grazie agli educational tour che seguiranno, il cui fil rouge sono le Domus de Janas ed i principali siti nuragici ubicati nel Nord della Sardegna.




Olbia-New York, Arzachena rilancia: il volo diretto accende turismo, investimenti e cultura

Il nuovo collegamento tra Olbia e New York viene letto come un passaggio decisivo per la Gallura e per la Costa Smeralda.
Per il sindaco Roberto Ragnedda non è soltanto una novità nei trasporti, ma un segnale forte di crescita internazionale, capace di aprire nuove opportunità per il territorio.


Un collegamento che rafforza il profilo internazionale

Ad Arzachena il volo diretto per New York viene accolto come una conferma del peso sempre più forte della Costa Smeralda sul piano internazionale. Per Roberto Ragnedda, i dati presentati durante l’evento raccontano con chiarezza l’interesse crescente del mercato americano verso questo tratto di Sardegna, considerato ormai un punto di riferimento riconoscibile in tutto il mondo.

“Questo volo Olbia-New York conferma la forza attrattiva della Costa Smeralda”.

Il sindaco descrive la fase attuale come una stagione particolarmente favorevole per Arzachena e per tutta la Gallura, tra promozione internazionale, investitori in arrivo e voglia di crescita. In questa prospettiva, la nuova tratta aerea rappresenta un tassello in più nel percorso di apertura verso altri continenti.

“È un momento d’oro per Arzachena e per la Gallura”.
“È un momento epocale che rafforza il nostro territorio”.


La spinta non si ferma al turismo balneare

Nel ragionamento del primo cittadino, la novità non riguarda soltanto l’arrivo di nuovi visitatori. Il collegamento con gli Stati Uniti viene visto anche come una leva per attrarre investimenti e creare nuove prospettive economiche, con effetti che potrebbero andare oltre la sola stagione estiva.

“Sarà l’occasione non soltanto per promuovere oltremodo la nostra destinazione, ma anche per attingere nuovi investitori”.

Ragnedda lega questo scenario a una crescita che deve produrre ricadute durature, soprattutto per i più giovani. L’idea è quella di consolidare un territorio sempre più competitivo, senza perdere il legame con la propria identità.

“Dobbiamo far sì che ci sia sempre una grande possibilità di crescita per le nostre future generazioni”.


Il museo della Costa Smeralda come nuovo tassello

Tra i progetti che il sindaco collega a questa fase di sviluppo c’è anche quello di un museo capace di raccontare la storia, l’architettura e l’anima della Costa Smeralda. L’acquisizione recente di un immobile ritenuto strategico viene considerata un passaggio concreto in questa direzione.

“Abbiamo acquisito un bene strategico”.
“Non si tratta soltanto di un valore economico, ma di un valore intrinseco alla nostra comunità”.

L’obiettivo, spiega Ragnedda, è arricchire l’offerta per chi arriva in Gallura, affiancando al mare una proposta culturale più ampia. Non solo spiagge, dunque, ma anche architettura, artigianato, prodotti tipici, enogastronomia e memoria del territorio.

“La missione è far sì che i nostri visitatori possano apprezzare il nostro mare e le nostre spiagge, ma vedere anche qualcosa in più”.


Immobiliare, domanda alta e mercato che cambia

Il sindaco osserva poi come il mercato immobiliare della zona stia attraversando una trasformazione profonda. I valori continuano a crescere, soprattutto nel segmento alto, mentre molte operazioni riguardano riqualificazioni e rilanci di strutture nate decenni fa e oggi non più adeguate alle richieste di una clientela internazionale.

“Il mercato immobiliare oggi si è completamente trasformato”.
“I numeri dicono che i valori stanno crescendo moltissimo per quelle che sono le realtà altospendenti”.

In questo scenario, anche l’entroterra sta conquistando spazio. Non solo perché alcune aree costiere risultano più sature, ma anche perché sempre più investitori cercano privacy, natura e autenticità, elementi che le zone interne possono offrire con forza crescente.

“Molti investitori ritrovano nel nostro entroterra una grande opportunità”.
“Garantisce una privacy unica che in altre parti del nostro territorio magari non hai”.


La scommessa sull’entroterra e sulla stagione lunga

Per Ragnedda, il territorio va osservato nel suo insieme, senza fermarsi alla sola immagine della fascia costiera. La sfida, secondo il sindaco, è distribuire meglio i flussi, valorizzare siti archeologici e produzioni identitarie, e costruire una proposta capace di prolungare la stagione turistica.

“Bisogna cercare di vedere il territorio a tutto tondo”.
“La fascia costiera è il nostro biglietto da visita, però bisogna stare attenti a un’evoluzione che ci sta integrando a livello territoriale”.

È in questo passaggio che il volo per New York assume, nelle parole del sindaco, un significato che va oltre la semplice connessione aerea: diventa uno strumento per allargare lo sguardo e rafforzare anche le aree meno legate al turismo balneare tradizionale.


“Dal mare al Limbara”, una visione che torna attuale

Nel finale, Ragnedda richiama la visione originaria che ha accompagnato la nascita della Costa Smeralda, quella di uno sviluppo capace di superare i confini della costa e coinvolgere il territorio in modo più esteso. È una lettura che lega il presente a un’idea più ampia di crescita, diffusione delle opportunità e valorizzazione delle eccellenze locali.

“Dal mare all’imbaro era una delle massime”.
“La lungimiranza stava proprio nel fatto che la Costa Smeralda non doveva essere un enclave chiuso”.

Per il sindaco, il nuovo collegamento internazionale, i progetti culturali e l’interesse economico verso la zona sembrano oggi ricomporre un disegno più ampio. Un passaggio che viene vissuto come storico e che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrà trasformarsi in una crescita concreta e diffusa.

“Si chiude un cerchio, si concretizzano diversi sogni”.
“Siamo veramente molto soddisfatti e orgogliosi di essere testimoni di questo momento storico”.




Olbia-New York, Nizzi: “Un passaggio storico per la città e per tutta la Sardegna”

Il debutto del collegamento diretto tra Olbia e New York apre una fase nuova per il nord-est dell’isola. Per Settimo Nizzi, sindaco di Olbia e presidente della Provincia di Gallura, non è solo una novità nei trasporti, ma una vera occasione di crescita per il territorio.

Una giornata che segna un punto di svolta

Per Nizzi, l’avvio della rotta diretta con gli Stati Uniti ha un valore che va oltre i confini cittadini. “È una giornata storica per la nostra città, ma soprattutto per l’intera Sardegna”, osserva, spiegando che il nuovo volo rappresenta una risposta concreta a una difficoltà vissuta per anni da chi doveva raggiungere l’America partendo dall’isola.

Finora, racconta, il viaggio verso New York significava quasi sempre passare da Roma o Milano, affrontando scali, attese lunghe e partenze all’alba. “Chi ha avuto la fortuna di andare a New York sa quanto sia stato complicato dover fare trasferimenti, aspettare magari una mattinata intera o alzarsi prestissimo per prendere il primo aereo”, sottolinea.

La scelta di Olbia come segnale di fiducia

Secondo il sindaco, la decisione di una compagnia internazionale di puntare su Olbia è un riconoscimento importante per tutto il territorio. “Questa compagnia così importante ha creduto nel nostro territorio”, dice Nizzi, rimarcando che non si parte da zero, perché la Gallura e la Sardegna sono già conosciute all’estero.

Ma la novità, da sola, non basta. Ora serve continuità. “Dobbiamo lavorare tutti assieme”, afferma, ricordando anche il ruolo delle istituzioni regionali nel sostenere il progetto. “La Regione ci ha creduto, noi ci abbiamo creduto e dobbiamo fare in modo che questa iniziativa, che ci dà una spinta importante per il futuro, possa essere mantenuta e soprattutto sostenuta da tutti”.

Quattro collegamenti a settimana, con la prospettiva di crescere

Il nuovo collegamento parte con quattro voli settimanali, ma il margine per crescere esiste. Nizzi richiama le valutazioni già emerse sul possibile ampliamento del servizio. “Potrebbero essere implementati a seconda dei risultati il prossimo anno, magari allungando il periodo all’inizio o alla fine della stagione”, spiega.

Molto dipenderà dall’andamento della rotta e dalle scelte della compagnia, che valuterà numeri e prospettive. “La scelta fatta da Delta Air Lines è stata quella di individuare questo territorio e saranno loro a decidere in futuro quale sarà la strategia migliore”, osserva il sindaco.

Il territorio deve farsi trovare pronto

Per Nizzi, la Gallura ha tutte le caratteristiche per attrarre un pubblico internazionale di alto livello. Il clima, il paesaggio e la qualità ambientale sono elementi forti, capaci di rendere competitiva la destinazione anche agli occhi di un viaggiatore esigente come quello americano. “Per quanto riguarda il clima e l’ambiente, penso che non ci sia niente di uguale”, afferma.

Proprio per questo, però, occorre alzare ulteriormente l’asticella. “Dobbiamo farci trovare pronti”, insiste, perché il nuovo collegamento può portare a Olbia un turismo con grandi possibilità di scelta e aspettative molto alte.

Servizi, ospitalità e qualità dell’accoglienza

Il sindaco spiega che la città e il territorio sono già abituati a gestire grandi numeri. “Siamo abituati ad avere numerosi turisti, milioni di presenze in questa parte di territorio”, ricorda. Ma l’arrivo di un target ancora più internazionale richiede un impegno aggiuntivo da parte di tutti.

L’appello è rivolto agli albergatori, ai commercianti, ai ristoratori, a chi si occupa di trasporto pubblico e alle istituzioni. “Dobbiamo stare attenti ai servizi e fare quello che un turista si aspetta”, dice Nizzi, convinto che la qualità dell’esperienza sia decisiva quanto il collegamento aereo stesso.

La sfida: unire la costa con l’interno

Nella visione del sindaco, questa nuova apertura può diventare anche l’occasione per allargare i benefici del turismo oltre la fascia costiera. “Questa è la volta buona per cercare di collegare la costa con l’interno”, sottolinea, indicando la necessità di un lavoro condiviso e di una strategia che coinvolga tutto il territorio.

Per raggiungere questo obiettivo serviranno organizzazione, servizi efficienti e una capacità di accoglienza autentica. Nizzi mette al centro un principio semplice ma fondamentale: “Gentilezza, cordialità e accoglienza sono le parole importanti”.

L’immagine che il territorio deve lasciare

Alla fine, spiega il sindaco, la vera promozione passa dal ricordo che il visitatore porta con sé al ritorno. Anche con qualche limite linguistico, conta soprattutto il modo in cui ci si presenta. “Un turista deve tornare a casa dicendo: guarda che bel posto, c’è gente brava, cordiale, gentile”, conclude.

È in questa idea di ospitalità, più ancora che nella rotta stessa, che Nizzi vede la chiave per trasformare il volo diretto Olbia-New York in una possibilità duratura per la città e per tutta la Sardegna.




Delta punta su Olbia: “Un volo importante, un mercato che ci incoraggia”

Per Delta il debutto del collegamento diretto tra Olbia e New York non è una semplice novità stagionale. È un test strategico che lega turismo di fascia alta, domanda internazionale e crescita della Sardegna nel mercato americano.

La Sardegna entra nel network Delta

Per la compagnia americana, l’apertura della rotta Olbia-New York segna un passaggio di peso nella stagione estiva europea. Roberto Iatti, Senior Vice President International Pricing Revenue Management di Delta Air Lines, spiega che si tratta del “primo collegamento sull’isola” e di “un evento molto importante”, inserito in un piano che vede l’Italia come uno degli investimenti principali del gruppo.

Olbia diventa così la sesta città italiana servita da Delta, dentro quella che Iatti definisce la stagione europea più forte mai operata dalla compagnia.

Una rotta nata da una scelta dei clienti

Il nuovo volo è nato in modo insolito. Delta ha chiesto ai clienti più fedeli e ai dipendenti di scegliere quale isola collegare direttamente agli Stati Uniti. In gara c’erano Olbia, Malta e Ibiza.

Alla fine, racconta Roberto Iatti, “Olbia ha vinto, la Sardegna ha vinto”. Un risultato che la compagnia considera significativo anche perché, per la prima volta, la scelta di una nuova destinazione è passata direttamente dal coinvolgimento di passeggeri e personale.

Domanda alta e clientela premium

I primi segnali vengono letti in modo positivo. “Il volo sta andando molto bene”, afferma Iatti, spiegando che la domanda è forte e che il collegamento sembra trovare un equilibrio naturale tra il profilo dei passeggeri Delta e l’offerta turistica sarda.

La compagnia guarda infatti a una clientela premium, interessata a un servizio elevato e a destinazioni di qualità. In questo quadro, la Sardegna viene vista come una meta perfettamente coerente con un turismo di fascia alta.

Perché gli americani guardano alla Sardegna

Secondo Roberto Iatti, negli Stati Uniti l’isola è sempre più conosciuta. A pesare sono elementi come la Blue Zone, la cultura gastronomica e il fascino di una destinazione che, nel mercato americano, viene percepita come autentica e distintiva.

C’è poi un altro aspetto: il collegamento diretto permette di unire la Sardegna agli Stati Uniti senza passaggi intermedi. Per il manager di Delta, il volo serve anche a mettere in contatto “persone, culture e posti”, rafforzando un legame che va oltre il turismo.

Nuove rotte? Delta resta prudente

Sulle possibili estensioni future, la compagnia non si sbilancia. Le ipotesi su altri collegamenti vengono lasciate sullo sfondo, anche se il bilancio iniziale è incoraggiante.

La linea resta prudente: “È un buon inizio”, dice Roberto Iatti. Delta vuole osservare l’andamento del mercato e poi valutare come muoversi. Ma il messaggio è chiaro: se la risposta continuerà a essere positiva, Olbia potrebbe davvero rappresentare il primo passo di una presenza più ampia della compagnia in Sardegna.




Olbia-New York, Cuccureddu: «La Sardegna era pronta per il volo diretto»

Il debutto della rotta Olbia-New York segna un passaggio simbolico e strategico per il turismo sardo.
Per Franco Cuccureddu, assessore del Turismo della Regione Sardegna, il nuovo collegamento nasce da numeri chiari: crescita degli arrivi dagli Stati Uniti, alta capacità di spesa e interesse sempre più forte per un’isola che vuole andare oltre il solo mare.

Il mercato americano, per la Sardegna, non è più una scommessa. È una realtà in forte espansione. A dirlo è Franco Cuccureddu, che in occasione del volo inaugurale ha legato l’arrivo della tratta diretta a una crescita costante dei flussi dagli Usa. «L’incremento notevolissimo dei flussi dagli Stati Uniti giustificava un volo diretto», ha spiegato.

I numeri, secondo l’assessore, parlano da soli. Nel 2025 gli arrivi statunitensi in Sardegna sono stati 121.118, con 400.860 presenze complessive e una permanenza media di 3,31 giorni. Un dato che pesa ancora di più se confrontato con l’anno precedente: «Le presenze quest’anno sono cresciute del 34,33%». Oggi quello americano è il nono mercato turistico dell’isola e il primo tra quelli extraeuropei.

La spinta più forte arriva dalla Gallura. Qui si concentra circa la metà delle presenze americane registrate in Sardegna. Cuccureddu ha ricordato che tra il 2023 e il 2025 il territorio è cresciuto del 100,03%, mentre rispetto al 2024 l’aumento nel 2025 è stato vicino al 44%. È in questa cornice che il volo diretto ha preso forma: non come un azzardo, ma come la risposta a una domanda già esistente.

L’assessore ha chiarito che la scelta finale è stata della compagnia, ma che l’interesse intorno alla Sardegna era ormai concreto. «È una scelta innanzitutto che ha fatto la Delta», ha detto. Ma ha anche aggiunto che «c’erano molte compagnie interessate», proprio perché i dati su arrivi, presenze, spesa e motivazioni di viaggio avevano reso il mercato sardo sempre più attrattivo.

Uno dei punti più forti del ragionamento riguarda la capacità di spesa. Secondo Cuccureddu, i turisti americani sono quelli che in Sardegna spendono di più per singola transazione. «Gli americani, per esempio, sono in assoluto quelli che spendono di più a singola transazione», ha sottolineato, indicando una media superiore agli 80 euro. Un segnale che, nelle valutazioni della Regione, conferma la presenza di una clientela di livello medio-alto.

Anche il profilo dei passeggeri Delta è stato letto in questa chiave. «Delta Airline ha un profilo di clientela elevato, in alcuni casi anche molto elevato», ha osservato Cuccureddu. E ancora: «La Sardegna è in grado di soddisfare le esigenze dei clienti Delta». Per questo, ha aggiunto senza esitazioni, «per noi è l’utenza migliore».

Il primo volo, secondo l’assessore, ha già offerto un’indicazione precisa. «Questo primo volo aveva un solo posto libero, quindi era un volo full», ha raccontato, sottolineando la forte richiesta anche nelle classi più alte. Un elemento che rafforza l’idea di una rotta costruita su una domanda solida e su un pubblico con disponibilità economica importante.

Ma il punto, per la Regione, non è solo portare più visitatori. È cambiare il modo in cui la Sardegna si presenta all’estero. Cuccureddu ha insistito sul fatto che il turista americano non guarda all’isola soltanto come meta balneare. «L’utenza americana non è legata al nostro primo prodotto che è il marino-balneare», ha detto. Cerca piuttosto archeologia, storia, cultura, cammini, turismo lento, tradizioni e qualità della vita.

In questo quadro entrano anche le Blue Zone, spesso al centro dell’interesse del pubblico statunitense. «Sono molto affascinati dalle Blue Zone, dai nostri stili di vita, dall’alimentazione, dal modo di vivere», ha spiegato l’assessore. È qui che si inserisce la strategia regionale: «Dobbiamo internazionalizzare sempre di più la nostra offerta, delocalizzare e destagionalizzare».

La promozione, infatti, si è mossa da tempo in questa direzione. Cuccureddu ha richiamato le campagne portate avanti a New York, tra azioni digitali, pubblicità tradizionale e presenza nei punti più visibili della città. Un lavoro che punta a consolidare l’immagine della Sardegna come destinazione internazionale capace di offrire molto più del mare.

Anche la frequenza del collegamento viene letta come un segnale forte. Nei confronti avuti con i vettori, ha ricordato l’assessore, si ragionava inizialmente su due voli a settimana. Poi Delta ha alzato il livello dell’investimento. «Delta ha voluto rilanciare e investire con un volo quadrisettimanale. Questo è estremamente significativo», ha detto.

Adesso la vera sfida è far durare di più questa apertura. Il collegamento arriva fino al 26 ottobre, ma l’obiettivo è andare oltre. «Dobbiamo cercare di convincere, facendo crescere la domanda e proponendo nuovi prodotti, la possibilità di un volo magari con frequenza bisettimanale per tutto l’anno», ha affermato Cuccureddu. «Questa è la nostra ambizione».

Il percorso, però, resta complesso. La Sardegna continua a concentrare quasi tutto il suo movimento turistico nei mesi più caldi. «Il 96% dei nostri flussi si concentra nella stagione aeronautica summer», ha ricordato l’assessore, spiegando che solo una parte minima si distribuisce nel periodo invernale. Ed è proprio qui che il mercato americano può diventare decisivo.

Per Cuccureddu, il volo inaugurale Olbia-New York è quindi molto più di un evento simbolico. È il segnale che la Sardegna può giocare una partita nuova sui mercati internazionali, attirando visitatori interessati a cultura, esperienza e qualità della spesa. In altre parole, una rotta aerea che prova a diventare anche una rotta di sviluppo.




Quando New York atterra in Sardegna: il giorno in cui Olbia ha accorciato l’oceano.

di Fausto Farinelli

Stamane la sveglia era impostata alle 5:30 del mattino.
Non una sveglia come le altre. Non il solito appuntamento di lavoro. C’era qualcosa di diverso già nel buio della prima mattina, in quella sensazione rara che precede le giornate destinate a lasciare un segno.

L’importanza della giornata odierna per la Gallura e per la Sardegna tutta era racchiusa in un evento che, fino a pochi anni fa, sembrava quasi impossibile persino da immaginare: l’arrivo del volo inaugurale Delta Air Lines proveniente da New York a Olbia.

Alle 7:20 arrivo all’Aeroporto Costa Smeralda S.A. Principe Karim Aga Khan IV. L’aria è già carica. Mi presento al desk dedicato alla stampa e agli invitati. Ricevo il badge identificativo e il giubbotto giallo. Da quel momento non siamo più soltanto osservatori: stiamo entrando dentro una pagina nuova della storia della Gallura.

Ci portano ai bordi della pista. Davanti a noi c’è l’attesa. Quella vera. Gli sguardi puntati verso il cielo, i telefoni già pronti, qualche parola sussurrata, poi lunghi secondi di silenzio. Si percepisce chiaramente che non stiamo aspettando soltanto un aereo. Stiamo aspettando un simbolo.

A bordo del Boeing 767 non ci sono soltanto i primi turisti americani arrivati direttamente in Sardegna. Ci sono anche importanti CEO di aziende statunitensi che, appena atterrati, proseguiranno in elicottero verso Cagliari per l’America’s Cup. A darci la notizia è Franco Cuccureddu, assessore regionale al Turismo. Ed è in quel momento che l’evento assume una dimensione ancora più ampia: turismo, economia, grandi relazioni internazionali, immagine della Sardegna nel mondo.

Poi, finalmente, l’aereo appare. Scende, si avvicina, tocca la pista. New York è arrivata a Olbia. Senza scali. Senza intermediazioni. Senza più quell’idea antica di una Sardegna lontana da tutto.

Il saluto dei Vigili del Fuoco, con il tradizionale water cannon, trasforma l’atterraggio in una scena quasi cinematografica. L’acqua si alza sopra la fusoliera, disegna un arco, battezza l’aereo. È il benvenuto della Sardegna all’America. È la Gallura che apre una porta nuova sul mondo.

A raccontare il peso di questa giornata, prima ancora delle parole ufficiali, è l’emozione di chi l’ha costruita. Mario Garau, responsabile sviluppo rotte della Geasar, lo dice con orgoglio, guardando quel gigante alle sue spalle: «Non è un cartonato con dietro un Piper. È veramente un 767-300 di Delta, la compagnia più importante al mondo, che ha deciso di investire sulla nostra destinazione e sul nostro aeroporto».

Garau ricorda anche il percorso nato anni prima, quando il volo verso gli Stati Uniti veniva ancora pronunciato quasi sottovoce: «Quattro anni fa parlarne sembrava sognare un po’ troppo. Invece con tenacia, determinazione e capacità di guardare oltre siamo arrivati a questo risultato».

Poi prende la parola Silvio Pippobello, amministratore delegato di Geasar. E il suo intervento è forse il più umano. Non parla solo da manager, ma da uomo che quell’aeroporto lo ha visto crescere. «Io sono qui da più di quarant’anni. Per me questo aeroporto è casa», dice.

E poi aggiunge una frase che restituisce tutta la portata emotiva del momento: «Oggi è come se mi fosse nato un figlio».

Pippobello non riduce il volo a una questione economica. Lo porta su un terreno più profondo, quasi identitario: «Avere un collegamento con New York, con gli Stati Uniti, era un sogno. Significa essere collegati, rompere l’isolamento. Questo è importantissimo».

In quelle parole c’è un pezzo della Sardegna. L’isola che per decenni ha fatto i conti con la distanza, con la continuità territoriale, con il sentirsi spesso periferia. Oggi, invece, la periferia diventa porta. Olbia non guarda più soltanto verso Roma, Milano o l’Europa. Guarda direttamente verso New York.

Pippobello richiama anche la figura del Principe Karim Aga Khan. E lo fa con gratitudine: «C’è molto del nostro Principe in questa giornata. Sono sicuro che lui ci sta guardando».

Perché l’aeroporto, la Costa Smeralda, l’idea stessa di una Gallura capace di parlare al mondo nascono anche da quella visione. Da quel sogno, oggi, parte una nuova traiettoria.

A dare il senso istituzionale del lavoro silenzioso che sta dietro a una giornata così è Roberto Solinas, direttore della Direzione territoriale Sardegna dell’Enac. Il suo passaggio è netto: «Niente viene per caso».

Dietro l’arrivo di un volo intercontinentale ci sono mesi di preparazione, autorizzazioni, sicurezza, controlli, standard operativi, coordinamento tra enti e società aeroportuale. Ci sono le quinte di una macchina complessa che il pubblico vede solo quando tutto funziona.

Il momento Delta arriva con Roberto Iatti, Senior Vice President International Pricing Revenue Management della compagnia americana. Italiano, da vent’anni negli Stati Uniti, Iatti racconta anche un aneddoto personale: «Il mio primo volo, quando avevo un anno, è stato un volo per la Sardegna. I miei genitori vennero qui a lavorare e io ho vissuto un anno e mezzo a Sassari. Non ricordo nulla, ma oggi si chiude un cerchio».

È una frase semplice, ma potente: il destino personale che incontra una rotta globale.

Iatti spiega anche come Olbia sia stata scelta: Delta aveva messo in competizione tre isole senza collegamento diretto dagli Stati Uniti — Olbia, Malta e Ibiza — chiedendo ai propri clienti quale destinazione volessero raggiungere. «Molti pensavano avrebbe vinto Ibiza. Alla fine ha vinto Olbia».

E quella vittoria racconta molto più di una preferenza turistica. Racconta una Sardegna che negli Stati Uniti comincia a essere riconosciuta per la sua identità, la Blue Zone, la cucina, la cultura, la storia, il paesaggio.

Il manager Delta lo dice chiaramente: l’obiettivo non è solo portare passeggeri, ma connettere mondi. E chiude con una formula destinata a restare: «Nessuno connette Olbia al mondo meglio di Delta».

Accanto alle istituzioni e alla compagnia aerea, c’è il mondo dell’impresa turistica. Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna, racconta un lavoro fatto negli anni con l’aeroporto, le associazioni, gli operatori e i grandi gruppi alberghieri.

«Il nostro piccolo continente, la Sardegna, ora non lo connettiamo soltanto con il continente europeo, ma anche con il continente statunitense», dice.

Poi strappa anche un sorriso quando raccoglie la battuta di Delta sul cappuccino richiesto dagli americani a ogni ora: «Rassicuro tutti: il cappuccino è previsto 24 ore su 24».

Ma dietro l’ironia c’è un messaggio serio: accogliere questo mercato significa essere pronti. Lingue, servizi, qualità, esperienze, attenzione al dettaglio. Non basta avere il mare più bello. Bisogna saperlo raccontare, servire, organizzare.

Lo conferma anche Luca Filigheddu, vicepresidente della sezione turismo di Confindustria Centro Nord Sardegna: «Per i nostri hotel il mercato americano rappresenta già oggi il primo mercato, soprattutto per le strutture di fascia alta».

Per il sistema ricettivo gallurese, il volo Delta non è quindi solo una novità simbolica: è uno strumento concreto per lavorare meglio su un segmento internazionale evoluto, alto spendente, interessato alla Sardegna autentica e non solo alla cartolina balneare.

La parola passa poi ai territori. Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena, lega la giornata alla storia della Costa Smeralda: «Si concretizza veramente il sogno del Principe: connettere la Sardegna verso un altro continente».

Per Arzachena e per la Gallura, questo volo significa dare continuità a una visione nata decenni fa: non subire il turismo, ma guidarlo; non limitarsi ad accogliere, ma costruire esperienze.

Infine Settimo Nizzi, sindaco di Olbia e presidente della Provincia della Gallura, porta il discorso sul terreno più ampio dell’isola. Il suo passaggio è diretto: gli americani non verranno soltanto per le spiagge. Verranno per scoprire la Sardegna interna, le culture millenarie, la vita sana, la Blue Zone, i paesi, il cibo, le tradizioni.

E avverte: «Questa è un’occasione talmente grande che noi non possiamo per nessun motivo perdere».

Mentre il Boeing 767 si prepara a ripartire verso gli Stati Uniti, resta addosso la sensazione di aver visto qualcosa che va oltre la cronaca. Non è stato soltanto un atterraggio. È stato un passaggio di fase.

La Sardegna ha accorciato l’oceano.
La Gallura ha aperto una nuova porta.
Olbia, per un giorno, è diventata il punto esatto in cui un sogno antico e una rotta moderna si sono incontrati.

E stamattina, alle prime luci del giorno, quella distanza che per anni abbiamo raccontato come limite è diventata una possibilità.

New York è atterrata in Sardegna.
E la Sardegna, da oggi, è un po’ più vicina al mondo.

PS: alla fine sono andato a salutare due cari amici di Olbia, amanti anche loro del bello, della possibilità; ne è venuto fuori un incontro che ha acceso un’altra miccia pronta ad innescare una nuova avventura editoriale. Vi anticipo già il titolo ” la rotta del Principe, con lo stesso skipper di 66 anni fa”.




Olbia lancia il Patto: la Gallura punta su un turismo che dura tutto l’anno

Olbia lancia il Patto: la Gallura punta su un turismo che dura tutto l’anno

Sommario
A Olbia prende forma un’alleanza tra istituzioni, aeroporto e imprese per allungare la stagione turistica e rafforzare l’economia del territorio.
L’obiettivo è chiaro: trasformare la Gallura in una destinazione attrattiva non solo d’estate, ma in ogni mese dell’anno.

Un’intesa per cambiare passo

Con la firma del protocollo “Il Patto – Orizzonte Gallura / Gallura All Seasons”, Olbia prova a imprimere una svolta concreta al modello turistico del nord-est dell’isola. Il Comune di Olbia, la Camera di Commercio di Sassari, GEASAR S.p.A. e Confcommercio Nord Sardegna hanno scelto di fare squadra per costruire una strategia condivisa che renda il territorio più forte anche fuori dall’alta stagione.

L’idea è superare una visione legata quasi esclusivamente all’estate e puntare su una Gallura capace di creare movimento, lavoro e opportunità durante tutto l’arco dell’anno.

Il fondo per sostenere la svolta

Il perno operativo dell’accordo è il Fondo per la destagionalizzazione turistica, che sarà avviato già dall’autunno di quest’anno e diventerà pienamente operativo dalla stagione 2027. Non un contenitore formale, ma uno strumento pensato per finanziare azioni precise.

Tra queste ci sono la promozione sui mercati esteri, sviluppata insieme ai vettori aerei e agli operatori del comparto, l’organizzazione di eventi di richiamo nei mesi autunnali e invernali e una mobilità più integrata, capace di mettere in relazione la costa con l’interno. Il fondo sarà alimentato dai partner dell’intesa: il Comune di Olbia con una quota della tassa di soggiorno, la Camera di Commercio con risorse già stanziate e GEASAR con un contributo equivalente.

Nizzi: più stabilità per città e lavoro

Per il sindaco Settimo Nizzi, il progetto ha un valore che va oltre il turismo. «La guida del Comitato è un impegno a garantire stabilità economica alle imprese e continuità lavorativa ai cittadini, superando la precarietà del lavoro stagionale per fare di Olbia una città viva e pulsante in ogni mese del calendario».

Il senso politico dell’accordo, nelle parole del sindaco, è tutto qui: dare maggiore continuità al tessuto economico locale e ridurre la dipendenza da pochi mesi di forte afflusso.

Visconti: la stagionalità può diventare un vantaggio

Sulla stessa linea il presidente della Camera di Commercio di Sassari, Stefano Visconti, che individua nel monitoraggio dei risultati e nel sostegno alle imprese due passaggi decisivi per la riuscita del piano. Per Visconti, il fondo rappresenta l’investimento necessario per trasformare un limite storico in una leva di competitività, parlando ai mercati esteri con un’offerta più ampia e convincente anche nei mesi invernali.

Oggianu: una risposta attesa dalle imprese

Dal fronte delle attività economiche arriva l’apprezzamento di Edoardo Oggianu, vicepresidente vicario di Confcommercio Nord Sardegna. «Questa è la risposta che le imprese attendevano: un modello di collaborazione tra pubblico e privato che finalmente tutela chi sceglie di scommettere sul territorio restando aperto tutto l’anno».

Per Oggianu, la sfida passa dalla costruzione di prodotti turistici fruibili in ogni stagione, capaci di dare prospettiva a chi investe. «Quello che nasce oggi in Gallura è un modello virtuoso, una “buona pratica” che dimostra come, unendo le forze, si possa riscrivere il destino di un territorio, rendendolo un esempio di eccellenza».

Il ruolo decisivo dei collegamenti aerei

Tra i punti centrali del progetto c’è anche il tema della connettività. L’amministratore delegato di GEASAR, Silvio Pippobello, lega la riuscita del percorso alla capacità di rendere la destinazione interessante ben oltre l’estate. «Siamo estremamente lieti di contribuire a questa importante iniziativa dove, per la prima volta, pubblico e privato si uniscono attorno a un progetto concreto e condiviso per la destagionalizzazione della nostra destinazione».

Pippobello ricorda che GEASAR investe già ogni anno risorse proprie per sostenere i collegamenti nella bassa e media stagione, ma evidenzia anche un punto essenziale: le compagnie aeree operano dove c’è domanda, e la domanda cresce solo se il territorio offre motivi reali per essere scelto in ogni periodo. «Il Patto è quindi lo strumento essenziale affinché si possa intraprendere insieme un percorso di graduale destagionalizzazione dei flussi turistici».

Una sfida che vale più di una stagione

L’accordo firmato a Olbia mette dunque in campo una linea precisa: programmare, investire e coordinare risorse per dare alla Gallura una presenza più stabile sui mercati turistici. La partita non si gioca solo sui numeri delle presenze, ma sulla capacità di rafforzare imprese, occupazione e servizi.

Se il percorso manterrà le promesse, Olbia potrà diventare un punto di riferimento per un nuovo modo di pensare il turismo in Sardegna: meno legato ai picchi estivi, più solido e più continuo.




Non una targa, ma una visione: il giorno in cui Olbia ha detto grazie.

di Fausto Farinelli

Il 15 gennaio 2026, a Olbia, la città ha vissuto una giornata destinata a restare nella memoria collettiva: prima nella Sala consiliare del Comune, poi all’Aeroporto di Olbia, istituzioni, sindaci e rappresentanti del territorio si sono ritrovati per un atto solenne ma tutt’altro che rituale. L’intitolazione dello scalo a Karim Aga Khan IV è stata raccontata non come una semplice variazione di toponomastica, ma come il riconoscimento pubblico di una visione che ha inciso sul destino della Gallura e, per estensione, dell’intera Sardegna: una visione capace di trasformare l’accessibilità dell’isola, generare infrastrutture e lavoro, e indicare un modello di sviluppo in equilibrio tra crescita, qualità e tutela del paesaggio. In quella doppia cornice — l’aula istituzionale e la soglia concreta del viaggio — la Sardegna ha scelto di dire “grazie” con un gesto duraturo, consegnando a cittadini e visitatori un nome che racconta una storia e, soprattutto, una direzione.


L’intervento del sindaco Settimo Nizzi

Nel suo intervento in aula consiliare a Olbia, il sindaco Settimo Nizzi ha aperto con una lunga serie di ringraziamenti istituzionali — alla principessa Zahra Aga Khan, alla presidente della Regione Alessandra Todde, al viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, al presidente ENAC Pier Luigi Di Palma e al CEO di Geasar Silvio Pippobello — estendendoli ai sindaci del territorio, al vicepresidente della Giunta regionale Giuseppe Meloni, ai consiglieri regionali e ai parlamentari, ai vertici della magistratura, al prefetto Grazia La Fauci e alle autorità civili e militari presenti, oltre al Consiglio comunale e alla Giunta di Olbia; quindi ha chiarito il senso della giornata: “dare una risposta concreta” al bene ricevuto, ricordando il Principe Karim Aga Khan IV come un benefattore unico nella storia recente della Sardegna, arrivato “non per portare via, ma per lasciare”, capace — a suo dire — di generare sviluppo, benessere, opportunità di studio per i giovani e infrastrutture, guidando una trasformazione “armoniosa” e rispettosa dell’ambiente, lontana da ogni logica speculativa; e proprio per questo, ha concluso Nizzi, la presenza delle istituzioni e della comunità diventa un atto di riconoscenza non scontato, un modo per fissare memoria e identità anche per chi non l’ha conosciuto e un segnale che quell’eredità continuerà a essere amata e raccontata nel tempo.


Silvio Pippobello: la cronostoria e l’eredità umana

Nel suo intervento, Silvio Pippobello ha parlato con evidente emozione e con un senso di responsabilità personale, ricordando di essere tra i pochi — forse l’ultimo ancora in servizio nel settore dei trasporti — ad aver lavorato direttamente con il Principe, e sottolineando come la grande affluenza e le tante richieste di partecipazione, arrivate anche da mondi diversi da quello aeroportuale, dimostrino quanto questo momento fosse percepito come necessario e non rinviabile. Senza sovrapporsi alle parole già pronunciate dal sindaco e dalla presidente Todde, Pippobello ha scelto di fissare una cronostoria concreta di quella visione che, a suo giudizio, ha lasciato un segno indelebile in Sardegna: nel 1960 la riqualificazione dell’aeroporto di Olbia-Venafiorita segna l’inizio dell’avventura;

nel 1963 nasce Alisarda, che avvia una nuova stagione per i collegamenti aerei dell’isola; negli anni successivi cresce il sistema legato alla Costa Smeralda, con lo sviluppo dello scalo e la definizione della società di gestione (che Pippobello colloca nel 1985 come snodo decisivo); nel 1986 ricorda anche il coinvolgimento del Principe in un comitato di ambito europeo, a conferma di una proiezione internazionale del progetto; tra 1990 e 1991 Alisarda evolve e diventa Meridiana, consolidando un ruolo di compagnia regionale di riferimento; nel 2000 viene realizzato un grande hangar per dare impulso alla manutenzione aeronautica e portare tecnologia e know-how; nel 2003 arriva un importante ampliamento dell’aeroporto; nel 2004, a Roma, viene firmata la convenzione per la gestione complessiva dello scalo; nel 2007 nascono due realtà operative che rafforzano il comparto, una orientata all’aviazione privata e una ai servizi aeroportuali; infine nel 2009 si completa il terminal dell’aviazione generale, chiudendo un ciclo di crescita che — ha rimarcato — non riguarda solo infrastrutture e numeri, ma un’idea di sviluppo costruita con amore per la Sardegna, rispetto per il territorio, per l’ambiente e soprattutto per le persone. In chiusura, Pippobello ha aggiunto un passaggio intimo: accanto al Principe, ha detto, ha imparato un metodo fatto di concretezza, calma e autorevolezza gentile, una lezione trasmessa più con l’esempio che con le parole, che ha segnato profondamente la sua carriera e che oggi rappresenta, insieme al ricordo di altri protagonisti di quella stagione, l’eredità più preziosa anche sul piano umano.


Alessandra Todde: un gesto politico e un atto di responsabilità

Nel suo intervento, la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde ha salutato le autorità e i sindaci presenti, ricordando che, quasi un anno fa, l’isola ha dato l’ultimo saluto a Karim Aga Khan IV con un gesto “non rituale ma politico”, condiviso all’unanimità dalla Giunta, perché la sua scomparsa non riguardava soltanto una figura internazionale, ma “una parte profonda della storia contemporanea” della Sardegna. Oggi, ha spiegato, quel sentimento si traduce in un atto concreto e duraturo: l’intitolazione dell’aeroporto di Olbia al Principe Aga Khan non è un omaggio simbolico, ma il riconoscimento pubblico di una visione che ha cambiato il destino di questo territorio e, in larga misura, dell’intera isola. Todde ha definito il Principe un autentico valorizzatore della Sardegna: in un contesto naturale straordinario e complesso seppe immaginare un modello di sviluppo quando la parola “turismo” non aveva ancora il significato attuale, e la Costa Smeralda — ha sottolineato — non nacque come sfruttamento del territorio, ma come progetto culturale, urbanistico ed economico fondato su rispetto del paesaggio, armonia architettonica e qualità degli insediamenti, capace di dimostrare che crescita e tutela non sono in contraddizione se guidate da una visione lunga. Quella visione, ha aggiunto, si tradusse in scelte decisive: quando nel 1963 fondò Alisarda, non creò soltanto una compagnia aerea, ma affermò un principio strategico, che la Sardegna non doveva essere pensata come periferia bensì come centro, e che lo sviluppo non sarebbe arrivato “attendendo” collegamenti dall’esterno, ma costruendoli; Alisarda, voluta e finanziata personalmente, divenne parte di un disegno più ampio per rendere l’isola accessibile, garantire continuità nei collegamenti e aprire la Sardegna all’Europa e al mondo. Insieme alla compagnia aerea, ha proseguito Todde, il Principe contribuì a edificare un sistema completo fatto di aeroporto, porto e infrastrutture strategiche in grado di generare sviluppo, lavoro e anche alta qualificazione senza ricorrere in modo massiccio alle risorse pubbliche, e anche questo resta un segnale rilevante. Per questo, ha concluso, intitolare oggi l’aeroporto al suo nome non è un atto celebrativo ma un’assunzione di responsabilità: un aeroporto è una soglia, il primo e l’ultimo luogo che molti vedono arrivando o lasciando l’isola, e dedicarla a Karim Aga Khan significa affermare una Sardegna che non teme il mondo, ma sceglie di dialogare con il mondo con identità, misura e ambizione. La presidente ha infine ringraziato il Comune di Olbia, ENAC, Governo e tutte le istituzioni coinvolte per aver reso possibile la giornata, e la famiglia Aga Khan per la presenza in un luogo segnato profondamente da quella storia.


La Principessa Zahra Aga Khan: memoria, visione e cura del paesaggio

Nel suo intervento, la Principessa Zahra Aga Khan ha scelto un tono sobrio e profondamente personale, ringraziando i presenti senza soffermarsi su un elenco formale di autorità e rivolgendo un riconoscimento particolare al sindaco di Olbia per l’iniziativa e al sindaco di Arzachena — insieme ai suoi predecessori — per la collaborazione costruita negli anni. A nome di tutta la famiglia, ha definito l’intitolazione dell’aeroporto a Karim Aga Khan IV un gesto “commovente e significativo”, perché i collegamenti aerei e lo sviluppo dello scalo hanno “aperto le porte” dell’isola e reso possibile la crescita futura, risultando determinanti anche per l’opera avviata in Costa Smeralda. Con un ricordo vivido, ha evocato l’infanzia e i primi arrivi a Olbia, quando “si passava due volte: la prima per allontanare le pecore dalla pista e la seconda per atterrare”, sottolineando così, con forza simbolica, quanto sia stata radicale la trasformazione dell’accessibilità della Sardegna. La Principessa ha quindi richiamato la visione del padre come progetto di lungo periodo fondato sulla creazione di istituzioni durature più che sulla sola immissione di risorse, e su una pianificazione meticolosa “a ogni livello”, dalle infrastrutture alla cura del territorio fino ai dettagli più minuti degli edifici; in questo quadro ha ricordato il ruolo centrale del Comitato di Architettura, concepito per garantire che le costruzioni non prevaricassero la natura. Ha inoltre evidenziato l’amore profondo del Principe per la Sardegna e la sua gente, il rispetto per l’artigianato locale — ceramica, tessitura, ricamo, lavorazione del ferro — e la tutela dell’ambiente come obiettivo costante, raccontando la cura quotidiana per spiagge e paesaggio e la ricerca di equilibrio tra sviluppo e salvaguardia ecologica, sulla terra e in mare. Infine, ha ribadito che l’impatto della Costa Smeralda è stato per suo padre motivo di gioia non solo per i risultati locali ma per l’effetto sull’intera isola, e ha espresso la gratitudine della famiglia verso tutti coloro che hanno contribuito a realizzare e a custodire quell’eredità, riconoscendo nel tributo di oggi un segno concreto di memoria e responsabilità collettiva.


ENAC, Di Palma: dall’“aeroporto non luogo” all’aeroporto come motore economico

Nel suo intervento, il presidente di ENAC Pier Luigi Di Palma ha sottolineato con sincerità quanto la cerimonia di Olbia fosse fuori dall’ordinario: dopo oltre trent’anni nel trasporto aereo, ha ammesso di non aver mai vissuto un momento istituzionale così carico di commozione, “pieno di fasce tricolori” e quindi rappresentativo dell’intera isola. Proprio questa partecipazione, secondo Di Palma, contribuisce a cambiare anche lo sguardo sugli aeroporti: spesso definiti “non luoghi” dal punto di vista architettonico e simbolico, oggi si rivelano invece per ciò che sono realmente, il centro dello sviluppo economico di un territorio, una soglia che condensa identità, relazioni e futuro. In questo senso, ha spiegato, l’intitolazione non è una semplice integrazione di un nome, ma un atto che affianca all’infrastruttura un significato pubblico e civile, in linea con un percorso che ENAC sta portando avanti negli ultimi anni nel riconoscere figure che hanno segnato il Paese e la sua modernizzazione. Pur non avendo conosciuto personalmente il Principe, Di Palma ha ricordato di aver lavorato a lungo con il suo team — citando in particolare Trivi e Trivellin — definendoli tra le persone più educate e istituzionalmente rispettose incontrate nella sua carriera, esempio concreto di un metodo che univa iniziativa privata e profondo rispetto delle regole e delle istituzioni. Da quella esperienza, ha aggiunto, deriva una lezione che considera attualissima: la visione del trasporto aereo come leva capace di dare un volto diverso all’economia di un territorio, anche nel contesto europeo dei processi di liberalizzazione e privatizzazione. Di Palma ha quindi legato questa visione ai risultati: dagli anni in cui lo scalo contava poche centinaia di migliaia di passeggeri all’oggi, con un aeroporto stagionale capace di attrarre oltre 4 milioni di viaggiatori, numeri che testimoniano una ricaduta economica enorme; e ha ricordato anche il ruolo della compagnia aerea — da Alisarda a Meridiana e oltre — come strumento di “conoscenza” e apertura di un territorio allora poco accessibile, fino a rendere la Sardegna, nel cuore del Mediterraneo, una destinazione di riferimento. Infine, ringraziando il sindaco per l’impulso dato al percorso, ha ricostruito il passaggio istituzionale che ha reso possibile l’intitolazione: ENAC, ha detto, se ne è fatta interprete presso il Governo, con una delibera strategica adottata nella primavera 2025, resa poi operativa grazie alla collaborazione con il Ministero e alla presenza del viceministro, e ha concluso riconoscendo che l’intensità e l’unità dimostrate oggi — fino alla commozione percepita in sala — sono la misura più chiara di quanto l’opera del Principe abbia lasciato un segno reale, condiviso e ancora vivo.


Il viceministro Edoardo Rixi: investimenti, continuità territoriale e “casa” Sardegna

Nel suo intervento, il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi ha spiegato di aver accolto con convinzione l’idea dell’intitolazione pur non avendo conosciuto personalmente il Principe, perché — ha detto — bastano le opere e l’impronta lasciata sul territorio nazionale per comprenderne la statura: una visione rara, capace di trasformare in senso positivo un’area allora marginale, armonizzando turismo di qualità, tutela del paesaggio e servizi per la popolazione residente. Rixi ha sottolineato il valore simbolico della scelta di celebrare l’evento in inverno, quando la Sardegna è più isolata e la comunità vive con maggiore evidenza i limiti della continuità territoriale: un modo per ricordare che lo sviluppo non è solo “stagione” ma diritto quotidiano, 365 giorni l’anno. Richiamando l’effetto moltiplicatore degli investimenti iniziali — “che hanno contaminato” positivamente, generando ulteriori iniziative lungo la costa da Olbia fino a Santa Teresa e oltre la Costa Smeralda — il viceministro ha rimarcato come un territorio “sconosciuto” negli anni Cinquanta e Sessanta sia diventato oggi uno dei poli del turismo mondiale di qualità. Nel suo ragionamento ha inserito anche alcuni numeri, legando la crescita alla capacità infrastrutturale e al sistema dei trasporti: l’aeroporto di Olbia come infrastruttura strategica, l’indotto turistico dell’area, la spesa complessiva dei visitatori in Sardegna. Ma il punto politico, ha insistito, non è la celebrazione della ricchezza in sé: è il messaggio che l’Italia deve trasmettere ai propri figli, cioè che la sua storia non si è fermata all’Ottocento e che il Paese sa crescere anche grazie a chi ha creduto nei territori senza stravolgerli, accompagnandoli con equilibrio. Da qui l’appello a una “squadra” istituzionale capace di costruire partnership pubblico-private, investimenti e servizi stabili, senza demonizzare il capitale privato ma governandolo dentro regole chiare, e con la stessa attenzione da riservare alle infrastrutture terrestri e marittime e alla battaglia europea per superare i vincoli che penalizzano le isole sul tema della continuità territoriale. Rivolgendosi alla Principessa, Rixi ha voluto poi rimarcare che quella sala piena, senza distinzioni politiche, rappresenta un’idea semplice e potente: Olbia e la Sardegna “sono casa”, e l’amore ricevuto dal territorio — perché non è arrivato solo turismo, ma rispetto e cura — oggi viene ricambiato. In chiusura, ha lasciato un’immagine destinata a durare: dedicare l’aeroporto significa consegnare alle generazioni future una chiave di lettura, affinché, tra anni, figli e nipoti possano capire perché questa parte d’Italia è diventata una “perla” riconosciuta nel mondo; perché, ha concluso, la Sardegna era bella anche prima, ma allora “lo sapevamo solo noi”, mentre oggi lo sa il mondo intero.


Il messaggio che ha lasciato il Principe Karim è senz’altro un messaggio di ispirazione per tutti. L’ispirazione, in fondo, è come un faro nella nebbia: non ti costruisce la strada al posto tuo, ma ti indica una direzione quando intorno è incerto, e ti costringe a scegliere se restare fermo o metterti in cammino. L’esempio di Karim Aga Khan IV è stato proprio questo: non una promessa astratta, ma una luce concreta trasformata in infrastrutture, istituzioni, collegamenti, qualità e rispetto del paesaggio. Ha dimostrato che una visione, se è vera, non resta un’idea: diventa metodo, diventa lavoro, diventa futuro condiviso.




 IL FESTIVAL DELL’AEROSPAZIO DAL 16 AL 18 OTTOBRE AL MUSEO ARCHEOLOGICO DI OLBIA

Organizzato da Astec – AeroSpace Technology Education Center – realtà nata e cresciuta a Olbia, il Festival porterà all’attenzione del grande pubblico temi cruciali per il futuro dell’umanità: lo spazio e la blue economy, il cibo nello spazio, il ruolo della Sardegna nello sviluppo aerospaziale, con uno sguardo costante alla sostenibilità come chiave di progresso. 

I numeri dell’edizione 2025 delineano un evento in crescita: 10 conferenze con esperti, istituzioni e protagonisti della filiera; 101 laboratori didattici rivolti alle scuole primarie e secondarie di I e II grado, per stimolare curiosità e competenze STEM; 3 mostre tra astrofotografia, space food e l’esposizione della tuta di un’astronauta; oltre a 3 appuntamenti speciali per coinvolgere il pubblico con esperienze originali e interattive. 

A completare il programma, una grande area espositiva di networking che metterà in relazione aziende, start-up, enti di ricerca e università, favorendo il dialogo, le collaborazioni e il trasferimento tecnologico.

Qui in allegato il programma completo dell’evento.